La voce di Romolo Fiore

Quando apparve per la prima volta sulla scena, appena diciassettenne, i capelli chiari, il sorriso mite e gli occhi vividi, sicuramente non sapeva di avere davanti a sé una carriera pregnante e decisa e, quando il pubblico ascoltò per la prima volta la sua voce, suadente e quasi lirica, capace di giochi canori, sicuramente capì che aveva a che fare con un personaggio straordinario e atipico. Erano gli anni ’50.
Romolo Fiore nacque a Benevento l’8 febbraio 1937 e capì, sin da piccolo di avere una predisposizione innata per il canto. Infatti, mentre i suoi coetanei lo invitavano al gioco lui rifiutava e si dedicava all’ascolto della radio che diffondeva: "C’è una chiesetta amor" sigla dell’orchestra del M° Angelini; "La canzone del boscaiolo"; era il M° Pippo Barzizza e la sua formazione orchestrale e quella, tutta napoletana, del M° Giuseppe Anepeta con "O Sole mio" e le amate voci di Natalino Otto, Alberto Rabagliati, Achille Togliani, Vera Nandi, Sergio Bruni, Mario Abbate, Nunzio Gallo, Giacomo e Luciano Rondinella, Roberto Murolo, Maria Paris, Gloria Cristian, Renato Carosone. "Munasterio ‘e Santa Chiara", "Simmo e Napule, paisà", "Acquarello Napoletano", "Io t’ho incontrata a Napoli", "Torero", "Nu quarto e luna", "Accarezzame", "Perché non sognar", "Lungo il viale", "Appassionatamente". E, in questa sua passione ebbe un grande appoggio dall’amata madre e dal suo carattere. Un carattere caparbio, quello di Romolo, ostinato, che lo portò ai night club milanesi dove grazie ad un repertorio di effetto e alla sua voce estolse al ruolo di "cantante confidenziale". Il Maestro Esposito e la grande voce di Caterina Valente lo invitarono per una serie di concerti in Versilia dove fu apprezzato da talent scout che lo presentò al Festival di Pesaro e a Telemontecarlo; finalista del "Concorso voci nuove" indetto dalla RAI; voce solista, con Nicola Arigliano e il quintetto del Maestro Romano Mussolini, nei migliori teatri italiani: "Sedici anni", "La più bella del mondo", "Guaglione", "Reginella", "Nun è peccato", "Senza fine", Amore baciami", "Moon River", "Love me tender", "Come sinfonia", "Scandalo al sole", "Arrivederci".
Intanto, la nostra canzone rimane legata, sostanzialmente ai modelli degli anni ’40: per lo più melodica, appassionata, spesso malinconica, con ogni tanto, qualche ritmo allegro influenzato dalla musica latino-americana. Anche le orchestre e i cantanti che vanno per la maggiore sono, almeno inizialmente, quelli affermatisi nella decade precedente. Il Festival di Sanremo è la consacrazione di questi valori tradizionali.
Anni ’60: il cantante da buon meridionale avvertì grande nostalgia per la sua Benevento e per i suoi amici Enrico e Pino, e la decisione di tornare si presentò sottoforma di un accorato invito dal comitato "serata della Canzone Beneventana" presieduto da E. Gramazio. I tre brani affidati furono un vero e proprio successo: "Nustalgia ‘e nnammurato" di Gramazio-Benedetto, "Primmavera triste" di De Masi-Paragone, "Malandrino" di De Masi-Paragone, orchestra diretta da Ettore Paragone — con i maestri: R.Russo — fisarmonica, C.Minicozzi — pianoforte, T.Gogliano, C.Martini, V.Amorino e M.Santoro — violino; A.Riccioli — tromba; N.Fattori — clarino, S.Sorgente — sax alto; E.Cammarota — contrabbasso; A.Fasoli — batteria; presentatori Mario Zeoli e Anna Maria Calicchio. Con la Fonit Cetra, incise due melodie "Accarezzame accussì", e "I voglio bene a tte" composti dal maestro Simonelli e dal Prof. Emilio Iarrusso e "lanciati" in una trasmissione televisiva condotta da Vittorio Marsiglia, ospiti Peppino Di Capri e Fausto Cigliano.
Il talentuoso Romolo ricorda "a Pino Salzano, indimenticabile amico, sono riconoscente per la sua amicizia e per la professionalità artistica che mi ha permesso di poter incidere i due brani e, lasciandomi in eredità anche le meravigliose — Dimme e Chitarra Malinconica" e ancora "interpretavo "What sky", con enfasi, su quel palchetto immerso nel verde, quella sera, e le coppie ormai stanche di ritmo samba, mambo, hully gully, cha cha cha, twist e limbo, si riposavano sul filo conduttore dei primi amori, allorché mi folgorò la bellezza, la simpatia e la dolcezza di una ragazza che ascoltava estasiata. Era Annamaria De Mizio che sposai il 1 maggio del 1965. Grazie anche alla complicità del complesso The Marines di Pino ed Enrico Salzano che "allungarono" l’esecuzione permettendomi di esprimermi soltanto a lei".
Seguirono, negli anni ’70, esibizioni teatrali, serate con il classico napoletano e italiano: "Fenesta vascia", "Serenata e Pullecenella", "’I te vurria vasà", "Luca Caprese", "Catarì", Silenzio cantatore", "E se domani", "Sapore di sale", "Una rotonda sul mare", "L’Amore è una cosa meravigliosa", "People", "Love story", "My Way".
Oggi la voce del nostro Romolo continua, con il suo entusiasmo, in TV locali a deliziare i sentimentali e i romantici.
Romolo Fiore ha cantato di tutto: canzoni napoletane, delle prime decadi del ‘900. Autorevole interprete della canzone all’italiana. Spaziò da una parte fino al genere "romanza" e dall’altra a quei brani di origine Nord-americana.
La forza che emana che contrasta così nettamente con il suo volto, e l’energia che sa di avere e che viene donata ai suoi ascoltatori, sono segni di una interiorità tangibile tale da assurgere alla storia quale protagonista della Musica a Benevento.
*Omaggio al caro amico Romolo Fiore e alla sua famiglia.

Enrico Salzano

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