Il maestro Alfonso Fasoli

Alfonso Fasoli secondo (in alto) con il gruppo The Marines e lo spartito di "Una musica nel cielo"

Era un ragazzino dai tratti duri ma dallo sguardo dolce che sarebbe diventato il chitarrista più stimato e amato degli anni ’60 e che avrebbe dato le sue versioni alla musica di quegli anni con una dimensione colorata, virtuosistica, destinata a rimanere nel tempo.
Alfonso Fasoli, nacque a Benevento il 28 febbraio 1937 ed ebbe quale maestro papà Vitolo — clarino e sassofono — che, a soli dieci anni gli regalò, per la sua promozione, una fisarmonica da 80 bassi con la quale, ben presto, le scintille divennero fuoco.
Con l’orchestra Fasoli cominciò l’avventura: Michele Alleva — tromba; Giovanni Musco — fisarmonica e voce solista; Nazzareno De Iapinis —batteria. E, poi, con il maestro Italo Cammarota, il giovane Alfonso divenne batterista: Raffaele Russo — fisarmonica; Silvio Sorgente — sassofono; Antonio Gioioso — chitarra; Ermanno Cammarota — contrabbasso; Faustino Baccari — voce. "Na voce, na chitarra e’ o poco e luna", "Buonasera signorina", "Smoke in your eyes", "Stardust", "Night and day", "Carioca", "Perfidia", "Besame mucho", "Quizas, quizas, quizas".
Intanto, era ormai cresciuta una generazione di interpreti nutritasi con il jazz, e lo swing li trovò preparati. Questo modo di fare musica, di spiccato sapore jazzistico, fu popolarizzato da orchestre statunitensi costituite da strumentisti bianchi, usciti dalle file dei complessi jazz e da ballo degli anni precedenti. Le loro esecuzioni lasciavano poco spazio al’improvvisazione, e si avvalevano di arrangiamenti scritti, spesso realizzati da musicisti di colore. Benny Goodman, i fratelli Jimmy e Tommy Dorsey, e poi Artie Shaw, e Glenn Miller, fecero ben presto, scuola anche da noi.
Poi, la "musica nuova" negli anni ’40 con Gorny Kramer — fisarmonica, seguito da Franco Cerri e da Luciano Zuccheri — chitarra. E, proprio questi eccellenti furono, per il nostro musicista gli ispiratori per una nuova passione strumentale. I primi "guaiti" di quella chitarra, che tutti conosciamo, cominciarono a farsi largo fra gli altri. Il precoce Alfonso capì che, la chitarra poteva spaziare, ben oltre quello del semplice strumento di accompagnamento. Estrasse dei suoni, dal suo strumento, dei suoni che nessuno prima di allora aveva mai ascoltato: "Delicado", "El brasilerino", "Apache", "Guitar man".
Il chitarrista, ormai, con una sua personalità musicale, costituì il complesso "I bravi": Franco Tucci — fisarmonica; Luigi Gramazio — sassofono; Vittorio Marsiglia e Ugo Argenziano — chitarre; Dante Rosiello — sassofono e batteria. Formazione che caratterizzò anche quale voce solista: "Luna Caprese, Pigliate na pastiglia, Torero, Tu vuo fa l’americano, Voce e notte, Magic moments, Till". Poi, diresse il complesso "I sudisti". E, con Gigi Giuliano — piano, collaborò in qualificanti spettacoli e serate. Incise, con l’orchestra diretta diretta dal maestro Gianni Aterrano "Passione", con i suggestivi suoni della "chitarra hawaiana", con la sua acutezza musicale e con particolari figure armoniche.
6 marzo 1961al Teatro Massimo — ore 21.00 "Il buttafuori"- trasmissione in diretta su RAI DUE, con il complesso "Hula Hula" diretto dal maestro Raffele Russo, il solista Alfonso Fasoli eseguì "Guitar boogie", affiancato da Vittorio Marsiglia — chitarra ritmica; Luigi Gramazio — contrabbasso e sassofono; Dante Rosiello — batteria e sassofono.
5 settembre 1961 — Teatro Massimo ore 20.30 "La serata della Canzone beneventana", con l’orchestra diretta dal maestro Ettore Paragone, vide lo strumentista nuovamente alla batteria e, al piano Cosimo Minicozzi; Raffaele Russo — fisarmonica; Cosimo Martini, Antonio Amorico, Mario Santoro; Todeschini Gogliano — violino; Silvio Sorgente — sassofono; Nicola Fattori — clarino; Antonio Riccioli — tromba; Ermanno Cammarota — contrabbasso; conduttori Mario Zeoli e Annamaria Calicchio.
Negli eleganti assoli, rifiniti in ogni caratteristica timbrica, la sua chitarra divenne una voce in grado di esprimere tante sensazioni senza far ricorso all’uso della parola, anche se, in verità, a tratti sembrava davvero che lo strumento esprimesse dei suoni molto simili a quelli della voce umana.
"Guitar man" nomignolo che gli venne da Enrico e Pino Salzano, entrò nel gruppo musicale "THE MARINES", con le fidate chitarre Hofner. E, con i fratelli continuò l’avventura: Pino Salzano — fisarmonica e tastiere; Antonio Gioioso e Aldo Di Giacomo — chitarre; Antonio Di Pace — basso; Enrico Salzano — batteria e voce. Occassionalmente Tonino Itro — sassofono contralto, ed Enzo Nicolella — sassofono tenore.
Concerto della "Canzone Napoletana" con il tenore Tullio Pane e la voce di Andrea Principe — Benevento; "Napulitanata" con la voce di Mario Abbate — Gianni Crosio "l’ultimo Pulcinella", la Compagnia di Spaccanapoli, e la voce di Andrea Principe — Benevento; "Napoli e le sue canzoni" con Luciano e Giacomo Rondinella, Mirna Doris, e Andrea Principe. Al piano il maestro Gianni Aterranno — Avellino; The Flipper e Lucio Dalla, la voce di Michele Accidenti, Max Catalano, presentatore Salvatore Salottolo — Campobasso. "Wilma Goich in concerto" con le americane "Sister Kim", ospite Maria Giovanna Elmi — presentatore Salvatore Salottolo — Campobasso; "La voce di Peppino Gagliardi" — presentatore Salvatore Salottolo — Benevento. "Nico Fidenco — Una voce per innamorarsi" — Benevento. RAI DUE "Trenta minuti con The Marines". La chitarra hawaiana del portentoso Alfonso Fasoli in "And j love her", "Pulcinella", "I Cavalieri del Cielo", "La vichinga", "Blue spanish eyes", e nella particolare interpretazione vocale di "Cinque minuti", suscitò entusiasmo e consensi. RAI UNO "Cordialmente" con la bella voce di Margherita Tammaro — Campobasso; "Freddissimo" con Fred Bongusto — Campobasso.
Le sue interpretazioni, istintive e naturali, esprimevano sensazioni impalpabili che non si riescono a dimenticare.
Sposò il 7 febbraio 1965 Annamaria Calicchio e diventò, poi, papà di Annarita e Lillo.
Si diplomò realizzandosi valido insegnante della sua amata musica.
Il musicista: la passione per la musica è meravigliosa — è impagabile dividere il piacere e la soddisfazione, dopo una esecuzione svolta bene, con lo strumentista più vicino, elargendogli un sorriso quasi a ringraziarlo, per il sostegno offerto allorchè ti sei lasciato andare in un assolo — è sublime!
Il maestro Alfonso Fasoli è chitarrista puro e cristallino. Dotato musicalmente di un linguaggio forbito che si capisce, anche, dalla maturità con cui ha sempre scelo il suo repertorio, dalla rapidità con cui afferra certe connessioni musicali e, dalla teatralità con cui affronta la scena. Egli, pertanto, entra a pieno titolo fra i protagonisti della musica a Benevento.
* Omaggio al mio amico Alfonso Fasoli e alla sua famiglia.

Enrico Salzano

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