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Peppino
Fallarino "spirito plebeo"


Se dovessi
musicare "Assuntinella a capèra" o "A
parulana" costruirei atmosfere in cui si coniugano suoni di fisarmonica,
violini, chitarre, mandolini e un pianoforte in sottofondo, al fine di
evocare immagini e colori di un tempo lontano.
"
Cantava spisse cu nu fil e voce/ tante e chelle canzone
dù passate;/ a sente ancora, nà musica doce/ e
risunà pe tutte ù vicinate
" (Mia madre)
Peppino Fallarino, poeta del popolo, è soddisfatto del suo
minimalismo accontentandosi di raggiungere il cuore della gente con fatti,
personaggi e blandi sentimenti.
"Mi hai fotografato! Non ho mai seguito, infatti, gli schemi
e i temi obbligati tanto in voga, ma guardo i contenuti più vicini
alla vita di ieri e di oggi con realismo spicciolo". Calda
e non senza emotività la risposta di Peppino, che evidenzia la
drammatizzazione del volto.
Già da piccolo stupisce i vicini di casa per le sue doti di poeta
improvvisatore, le stesse che poi suggellarono il successo di ben otto
commedie, dove Fallarino appare in veste di autore-attore.
"Improvvisazione, entusiasmo e ironia" dissero gli esperti
di "Mastu Cosimo ù scarparo" tenutasi al "Massimo".
Risalgono a qualche anno dopo le brillanti: "Sciacqua Rrosa e
bive Gnesa", "E gghiute pè grazia, è truvata
giustizia", "A sciorte e Arturo", "I panne
sporche nze lavano nfamiglia". E, sempre in vernacolo beneventano,
lesilarante frenetica commedia "A ghiennere e nepute,
chelle che faje nunnè tutte perdute".
"Sei soddisfatto?"
"Certo! Sono al settimo cielo!"
"Sei al settimo cielo anche se quel critico disse che ti poni
sempre con una voce in falsetto non proprio da manuale e con eccessiva
indulgenza verso gli spettatori ?"
"Si! Infatti, mi è capitato di conversare con il pubblico
in beneventano verace."
"Insomma, ti rifai agli attori di un tempo, che recitavano con voce
impostata ed enfatica".
"E sublime!"
Piacciono di Peppino il repertorio comico, che va dallo scherzo alla commedia,
dalla parodia alla macchietta, fino alla farsa, ma soprattutto il sarcasmo
e lo "spirito plebeo".
"Spirito plebeo" nel senso di artista che riesce a trasmettere
il senso vitale, la sintesi, la vita stessa del suo rione dorigine
ne "U vico addò so nato" (N. Franco), libretto
pubblicato per "diletto", così dichiarava lautore,
nel 1998.
"Sì jesche sule pe nà passiàta,/ cuntente vàche
intù rione antiche;/ nà luggetella mèza scarrupàta/
chiène e beconie, mbellettave ù viche.
"
Cummà, marraccumànne ù diche a
vùje
"/ Da i mùre viecchie, leco e
chilli voce,/
Meggia trattène, ca me vène a
chiagne".
E toccato dai ricordi, Peppino Fallarino "lo spirito plebeo",
e i suoi occhi celesti sono lucidi e
"maggia trattène,
ca me vène à chiagne", ma reagisce proponendomi limitazione
di Claudio Villa, Luciano Tajoli, Tullio Pane, Nino Nipote e Lello
Di Domenico.
"Sai, in quei lunghi inverni del dopoguerra mi ritrovavo a
casa di Gino Sarti e, accompagnato da chitarre e mandolini, cantavo "Garofano
rosso", "A canzone e Napule" e i successi del
momento. La mia prima grande passione è stato il canto. Che dici
Enrico, posso ancora cantare?"
"Si! Canta Don Peppì
Ho unidea
aspetta: perché
in tv non duetti con Don Saverio?
Sai che spasso!"
* Omaggio a Peppino Fallarino,
mio amico
Enrico Salzano
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