|
Il
batterista dai baffetti alla Errol Flynn

"O
ti-co-ti-co tà, -tà ou-tra vex a-qui, -o ti-co-ti-co tà
co-men-do o men fu-bà.
Si o ti-co-ti-co tem, -tem que se a-li-men-tar, -que và co-mer
u-mas mi-nho-cas no po-mar. O ti-co-ti-co tà tà
."
(A. Oliveira Z. Abren)
"È tutto chiaro?... Ripetiamo! Seguite attentamente il numero
dellamazzone e le sue acrobazie, mentre suoniamo la "Marcia
trionfale dellAida", ma non staccate sino a quando il cavallo
non si ferma e solleva una zampa; e allora il batterista attacca un rullo
che allinizio è avvertito appena, poi cresce lentamente sino
a divenire un sibilo che crea tensione tra gli spettatori. Ma
attenzione
allo zoccolo che, non appena tocca il suolo, si riprende la "marcia"
con più velocità e vigore. Nazzareno, intesi?"
E Nazzareno De Iapinis, batterista, non deluse Alfredo Salzano
(clarino e sax alto).
Il circo, è noto, esige preparazione e dinamismo dallorchestra
e, in particolare, dal batterista: colpi di cassa, di timpano, di tom,
di piatti, suoni roboanti, soffusi, brillanti, accennati, freddi, caldi
e
Tutto questo diede quella sera leclettico strumentista dal
palchetto del Circo Pellegrini. Alto quanto basta, capelli scuri,
vivace, dalla battuta pronta, Nazzareno nacque con il ritmo nel sangue;
infatti si ricorda che non tardò a trovare una sua personalità
percussiva, partendo da cose semplici, come ritmare su bottiglie piene
e bicchieri vuoti, scatole con pochi buchi e lattine piene a metà,
con tamburi e bacchette realizzate da suo fratello Ennio, che lo
incoraggiò in questa sua passione smodata. Intelligentemente imitò
anche i rumori prodotti dalla strada e dalla folla.
Finalmente la batteria! Comprare la batteria negli anni 50
non era facile come acquistare un qualsiasi altro strumento. Ma De
Iapinis ci riuscì. E così il batterista dai baffetti
alla Errol Flynn, apparve nelle orchestre di Vitolo Fasoli
e di Italo Cammarota con la sua batteria bianca, fornendo più
che un supporto dinamico e dando il tempo agli altri musicisti che ne
apprezzarono il sound evidenziato nellandamento mosso sincopato
della rumba e in "La Cucaracha", un brano con lunghi assoli,
una forte presenza dello strumento, con il piatto squillante spesso in
primo piano.
"La cu-ca-ra-cha
La cu-ca-ra-cha
Boc-ca a boc-ca, cuo-re
a cuor
La cu-ca-ra-cha
è la vo-ce del-lamore!"
(Galdieri-Savino).
Credo che in quegli anni, per merito di Nazzareno De Iapinis e
dei suoi virtuosismi, i giovani cominciarono a sognare ricorrentemente
la batteria e fra quegli entusiastici figurai anchio. Ormai le luci
puntavano tutte sulle sue bacchette ma, nonostante le tante soddisfazioni,
non si adagiò e proseguì lo studio dei ritmi "sudamericani":
samba, mambo, beguine, bajon, cha-cha-cha, conga, habanera
Momenti
magici. Nel 57, notato dal maestro Alfredo Gramazio, forse
anche per i suoi capelli neri neri e per il taglio dei suoi baffetti,
il funambolesco batterista suonò nelloriginale formazione
orchestrale denominata "K2", nelle Terme di Telese, in
piazze e locali alla moda.
Come si esprimesse il giovane batterista lo ricordo chiaramente, ma lo
ricordano anche i tantissimi testimoni: il suo "groove" suscitò
consensi con eccezionali parti soliste, "lavorando" molto sulla
timbrica e creando, con il suo naturale istinto, originali figure ritmiche,
in particolare nei brani: "Tico tico", "Carioca",
"Quizas, quizas, quizas", "Amado mio", "La rumba
delle noccioline", "Brazil".
Ahimè! Partì per Roma, per non ritornare più. Eppure,
ogni tanto risento Nazzareno De Iapinis esprimere i suoi stati
danimo sulla sua batteria bianca.
"A-ma-do mi-o/ love me for ev-er/ and let for ev-er/ be-gin to-night
"
(A. Robert D.Fisher)
Enrico Salzano
* Omaggio
al batterista dai baffetti alla Errol Flynn
|