Il batterista Nazzareno De Japinis

"E’ tutto chiaro?!…Ma ripetiamo! Seguite attentamente il numero dell’amazzone e le sue acrobazie, mentre suoniamo la "Marcia trionfale dell’Aida", ma non staccate sino a quando il cavallo non si ferma e solleva una zampa; e allora il batterista attacca un rullo che, prima è appena avvertito, ma poi cresce lentamente sino a divenire un sibilo che crea tensione tra gli spettatori. Ma… attenzione allo zoccolo che, non appena tocca il suolo, si riprende la "marcia" con più velocità e vigore. Nazzareno, intesi?!" E il batterista Nazzareno De Japinis non deluse Alfredo Salzano (clarino-sax alto).
Il circo, com’è noto, esige preparazione e dinamismo dall’orchestra e in particolare dal batterista: colpi di cassa, di timpano, di tom, di piatti, suoni roboanti, soffusi, brillanti, accennati, freddi, caldi, e… Tutto questo diede, quella sera, l’eclettico strumentista dal palchetto del Circo Pellegrini.
Non molto alto, capelli scuri, baffetti alla Errol Flynn, caratteristicamente vivace, dalla battuta pronta, Nazzareno nacque con il ritmo nel sangue; infatti, si ricorda che non tardò a trovare una sua personalità percussiva, partendo da cose semplici, come ritmare su bottiglie piene e bicchieri vuoti, scatole con pochi buchi e lattine piene a metà, con tamburi e bacchette realizzate da suo fratello Ennio, che lo incoraggiò in questa passione smodata. Intelligentemente, imitò anche i rumori prodotti dalla strada e dalla folla.
Finalmente la batteria! Comprare una batteria, allora, non era facile come acquistare un qualsiasi altro strumento. Ma Nazzareno ci riuscì. Apparve con le orchestre Fasoli e "Hula Hula" di Italo Cammarota, con la sua batteria bianca, fornendo più che un supporto dinamico, e dando il tempo agli altri musicisti, che ne apprezzarono il temperamento e il sound: evidenziò, in particolar modo, in "La cucaracha", un brano con lunghi assoli, una forte presenza dello strumento, con il piatto squillante spesso in primo piano.
Credo che in quegli anni, per merito di De Japinis e dei suoi virtuosismi, i giovani cominciarono a sognare ricorrentemente la batteria e, fra quegli entusiastici, figurai anch’io.
Ormai le luci puntavano sulle sue bacchette ma, nonostante le soddisfazioni, non si adagiò, e proseguì lo studio dei ritmi "sudamericani": samba, mambo, bajon, beguine, cha-cha-cha.
Tutto si evolveva e lontano appariva il tempo in cui lo strumento veniva chiamato jazz band.
I momenti magici — Nazzareno De Japinis e i suoi baffetti alla Errol Flynn furono notati dal maestro Alfredo Gramazio (violino — sax) che lo pretese nella sua formazione orchestrale sulla pedana delle terme di Telese, con Franco Tucci (fisarmonica); Luigi Gramazio (Sax); Dante Rosiello (sax); Alfredo Mottola (tromba); Ugo Argenziano (chitarra); Livio Castelli (contrabbasso); Andrea Principe e Tonino Del Ninno (voci). L’originale "K2", nella " estate violenta " del ’57, fu protagonista in piazze e locali alla moda.
Come si esprimesse il giovane batterista, lo ricordo chiaramente e lo ricordano i tanti testimoni: il suo "groove" suscitò consensi con eccezionali parti soliste "lavorando" molto sulla timbrica e creando con il suo naturale istinto originali figure ritmiche, in particolare, in "Tico tico", "Carioca", "Quizas quizas quizas".
Ahimè! Si trasferì, poi, a Roma lasciando la sua città per non farvi più ritorno. (Comune destino dei musicisti beneventani). Eppure, ogni tanto risento Nazzareno De Japinis esprimere i suoi stati d’animo sulla batteria bianca.

"La cu-ca-ra-cha… La cu-ca-ra-cha… Boc-ca a boc-ca, cuo-re a cuor…La cu-ca-ra-cha…La cu-ca-ra-cha… è la vo-ce del-l’amore!" (Galdieri — Savino)

*Omaggio a Nazzareno De Japinis

Enrico Salzano

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