Armando D'Arienzo: "terribile" batterista

Armando D’Arienzo si propose, sin dall’inizio, in modo diverso da tutti gli altri: alle giacche scure e ai papillon preferiva le camicie e, ostentando le braccia muscolose, dichiarava: "Ho la necessità di muovermi dietro la batteria". Infatti la fama di "terribile" lo accompagnò per tutta l’attività artistica: spezzava le bacchette e spesso rompeva le pelli dei tamburi. Ma fu uno dei pochi che intuì che in una struttura ritmica la batteria doveva assolutamente assurgere quale elemento di rottura e che la carica aggressiva di questo strumento non era certo minore a quella della chitarre. La sua migliore qualità è stata la varietà delle figure e il forte impatto sui tamburi.
Prima di entrare nel complesso "K2" di Alfredo Gramazio, visse molteplici esperienze con più di una formazione, dando prova delle sue capacità inventive. Per Armando suonare la batteria è stato più una passione che un lavoro, affrontato più con fantasia che con perizia. Ma alcune particolarità del suo stile sono da sottolineare, come l’uso del piatto in controtempo e, forse, fu il primo a comprendere il valore strategico di alcune pause e certi silenzi rotti da attacchi improvvisi.
Molti lo ricordano semplicemente come un "picchiatore" e tanti dissero: "I suoi assoli hanno poco da dividere con la musica vera". Invece fu un punto fermo dal quale partirono tante esperienze del percussionismo di quegli anni.
La ricchezza semplice del suo essere batterista fu lampante soprattutto nelle esecuzioni sul palco. E con D’Arienzo, Raffaele D’Elia e Nazzareno De Japinis credo che la batteria, da semplice strumento d’accompagnamento, iniziò ad avere un ruolo decisivo. Non solo gli strumentisti si proponevano in assolo nei concerti, ma il loro ruolo nell’orchestra aveva una funzione creativa e non più ritmica soltanto.
E’ da attribuire ad Armando D’Arienzo il "terribile", pioniere di quegli anni ’50, il merito di aver iniziato la rivoluzione delle percussioni.
* Omaggio alla famiglia D’Arienzo.

Enrico Salzano

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