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L'ultimo
"Sanremo" degli anni '30 - "Il concorso della canzone"

Il paroliere Edgardo De Rimini, il paroliere Vincenzo De
Masi, il M° Vito Fasoli e il cantante Cosimo Arturo Zitani
TERME DI
TELESE - anni 30 "Signore e signori, buonasera!
Benvenuti al "Concorso della canzone".Lorchestra magicamente
sistemata su di un palco circolare sotto una pioggia di luce; il pubblico
seguiva attento tuttintorno; le signore necessariamente in abito
lungo; gli uomini in smoking e con tanto di gardenia allocchiello.
Giuria deccezione: presiedeva il maestro Pino Rosiello. Presenti
Lillino Portoghese per il "Roma" e per il "Giornale
dItalia" Oscar Rampone.
Il livello qualitativo delle opere era alto e anche la tensione. Il
meglio dello "stato maggiore" dei musicisti e compositori beneventani
era al gran completo. Lavinia Iasiello e Italo Cammarota
con "Lavinia", inno al matrimonio; Ettore Paragone
e il suo paroliere Vincenzo De Masi con il guappesco "Malandrino";
Alfredo Salzano e il "collaudato" Vincenzo DAgostino
con la quasi romanza "Dimme"; Edgardo De Rimini
e lamico di sempre Alfredo Salzano con "Chitarra
malinconica", toccante melodia; Vincenzo Bove e Alfredo
Salzano in "Guardami", tutta lacrime e sospiri; Vitolo
Fasoli con la romantica "Ca nge spusammo affà"
dedicata alla sua Carmela; Oscar Rampone e Antonio De Rimini
con la nostalgica "Sotta luna". Le voci maschili
e femminili impreziosivano le opere. Ricordiamo, fra gli altri, Cosimo
Arturo Zitani e Cosimo Iasiello.
Intanto quegli anni videro la definitiva affermazione della canzone italiana,
favorita dai moderni mezzi di comunicazione. Dischi, radio e cinema giovarono
più ad essa che alla canzone napoletana, ma la quantità
della produzione delle canzoni napoletane non comportò necessariamente
uninferiorità qualitativa rispetto al passato, anche se ispirazione
e modo di esprimersi furono, talvolta, necessariamente diversi.
Il presentatore: "Cesellata dalla voce tenorile, densa sonora,
vellutata di Cosimo Arturo Zitani vince il "Concorso della
canzone", "Sotta luna" di Rampone-De Rimini."
"Stasera nun passa nisciuno sotta sta luna, pè chesta
via sulagne affiancò mare chè tutta profumata
e primavera". Allora i fidanzati non erano "esigenti"
come quelli di oggi, che quando arrivano al matrimonio conoscono ogni
centimetro della pelle della loro ragazza; si contentavano di poco. Il
ritornello, infatti, diceva: " O mare llargiento dà
luna ricama, nun passa nisciuno, e je voglio sultanto nù vase a
chesta vucchella azzeccosa, nù vase sultanto Marì".
Maria si scioglieva in lacrime e lui: "Nun chiagnere faccella
toja sè nfosa, te voglio asciugà e lagrime cò
e vase". Penso che lo abbia fatto, ma allora perché ripete
"Voglio sultanto nù vase"? E una bella signora,
seduta in prima fila, lasciò che una lacrima silenziosa le rigasse
la guancia.
Attestato di merito e medaglia per tutti i partecipanti.
Da un quotidiano dellepoca: "I vincitori offrirono un sontuoso
pranzo offerto da Mario Cirelli, detto "a Pica", tanto che una
grossa fetta del premio fu dilapidata".
Alfredo Salzano ricorda: "Ci alzammo da tavola con
le ore piccole e tornati a Benevento con la macchina di Arturo De Biasio,
taxista e poeta estemporaneo, non ci decidevamo a rincasare e Arturo
Zitani non si stancava mai di cantare. Lultima volta che cantò
"Sotta luna" cera il sole."
AI MUSICISTI
E AUTORI DI QUESTO ULTIMO "SANREMO" ANNI 30 VA UN PLAUSO
E RICONOSCIMENTO PER LE LORO OPERE.
ESSI FIGURANO TRA I PROTAGONISTI DELLA MUSICA A BENEVENTO.
SANREMO
1951 - IL PRIMO FESTIVAL
"Signore
e signori buonasera! Benvenuti al Casinò di Sanremo per uneccezionale
serata organizzata dalla RAI, una serata della canzone con lorchestra
di Cinico Angelini. Premieremo, tra le 240 composizioni inviate
da altrettanti autori, la più bella canzone dellanno. Le
venti canzoni prescelte vi saranno presentate in due serate e saranno
cantate da Nilla Pizzi e da Achille Togliani con il duo
vocale Fasano"
Queste le parole del presentatore Nunzio Filogamo, in onda dai
microfoni della radio. Si inaugura così il primo Festival della
canzone italiana la sera di 29 gennaio del 1951.
"Lunedì serata morta; una gara di canzoni può aiutare
a riempire il Salone delle Feste di solito poco affollato questo giorno",
commentò un dirigente. Laria respirata è quella del
cafè-chantant. Il pubblico tra un filetto di manzo e un buon rosso
ascolta, ma senza attenzione, i brani musicali. Appaiono i giornalisti,
che non scriveranno niente. La radio trasmette lultima serata, ma
soltanto dalle 22:00 alle 23:30.
"Fu comunque un piccolo trionfo, perché le canzoni piacquero
moltissimo. Votarono tutti i presenti nel "Salone della Feste",
ricorda Nunzio Filogamo. E Nilla Pizzi, che risultò
la vincitrice-trionfatrice con "Grazie dei fior" aggiunse: "Mi
sembrò una cosa fatta in famiglia, quasi uno spettacolo da caffè.
Cantai nove canzoni con il foglio in mano: anche se ho avuto sempre unottima
memoria, quella sera temevo di dimenticare le parole. Quando mi dissero
che "Grazie dei fior" aveva vinto, non provai nessuna emozione,
lo avevano predetto tutti, a cominciare da Achille Togliani e il
duo Fasano: furono loro i primi a dirmi che era la canzone più
bella".
"Grazie dei fior", di Seracini-Testoni-Panzeri, è
una storia damore del tempo che fu, dove tristezza e rassegnazione
si fondono. La seconda classificata "La luna si veste dargento",
di Mascheroni-Biri, interpretata da Nilla Pizzi e da Achille
Togliani, è uno slow misurato dove è possibile cogliere
vezzi Pascoliani. La terza "Serenata a nessuno", una beguine
di Walter Colì ancora per la voce di Pizzi-Togliani,
dove troviamo leterno innamorato-vittima e limmensa infelicità
di lei. Ma fu notata anche "Al mercato di Pizzighettone", interpretata
dal duo Fasano e "Ho pianto una volta sola" di Olivieri-Pinchi.
Intanto, tra imperanti pianti e dolori, si cominciavano a cogliere i primi
segnali di rinnovamento che si sarebbero visti chiaramente di lì
a qualche anno.
Enrico Salzano
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