I nostri compositori
Suspire, vase, lacreme e passione


“…Come è possibile che tu possa conoscere anche le figure minori del nostro ambiente? Oggi rappresenti l’incarnazione della nostra realtà artistico-musicale e il depositario delle volontà dei valenti maestri, quali: Raffaele Russo, Raffaele D’Elia, Ermannino Cammarota, Alfredo e Pino Salzano…”
Queste entusiastiche esternazioni, ricche di aneddoti, di Gigi Giuliano, raffinato pianista jazz, rilasciate anche dalla stampa cittadina, mi inducono, assolutamente a mettere ordine e a continuare a scrivere la storia vera su eventi e protagonisti che hanno rappresentato e rappresentano la genesi dell’era musicale della nostra comunità. Il patrimonio che io chiamo “tesoretto” va tutelato, analizzato e tramandato. Intanto confesso di aver trascurato, ma solo per un poco, i compositori che, per fare la fortuna artistica di cantanti e musicisti, non hanno salvaguardato i loro interessi. Dagli inizi del ‘900 essi scrissero per la canzone beneventana pagine indimenticabili. Molti i competenti; altri, invece, non avendo “cognizioni musicali”, dettavano, di solito, ad un pianista, il motivo da loro ideato: canzoni per Carnevale, serate, sagre, per dispetto o per scherzo.
Con questa visione operarono le mai dimenticate figure di Giuseppe Grassullo, Giovanni Vernucci, Salvatore Rosiello, Raffaele Tedesco… Si ricordano ancora i motivi di Davide Valillo, emigrato in America, di Salvatore Glorioso, di Giuseppe Iadarola, di Nino Martignetti, che esprimeva la nostalgia trovata nelle ore passate. “Vocche e vocche” a fare l’amore per le zone ombrose nei pressi della Villa Comunale. Allora il maestro Antonio De Rimini musicava i versi dell’avvocato Cosimo De Blasio, mentre Antonio “Bacchettone lanciava acuti stralci di feroce ironia al sindaco, don Achille Isernia: “Don Achì, nun te stancà, ca tu ce fa stà carità, sei, sette vote u juorno u calmiere e affissà”.
Nella “Piedigrotta Beneventana”, che si tenne in Piazza Commestibili nel 1920, si improvvisarono carri che sfilarono per le strade della città, tra un popolo esultante che manifestava, così, la sua genialità e spontaneità, cantando: “Piedigrotta paesana”, “A luna me dicette”, “Ninnella mia”, “Funtana nova”. In questi brani si colgono i compositori a rappresentare “ad ogni costo” i sentimenti del popolo e, nelle loro opere, infatti, si evidenziano arie di vecchia data.
Tra i compositori, di solito strumentisti, che omaggiarono la musica beneventana, figura il M° Pino Rosiello, direttore d’orchestra e accompagnatore ufficiale nel 1949 del grande tenore Beniamino Gigli. Tra le più importanti opere figurano: “Mirka”, “Diva”, “Gondola”.
Altro esponente di questo ambito colto è il maestro Italo Cammarota, emblematica figura della nostra città, che vanta brani melodicamente perfetti, quali: “Nu munn ‘e bene”, “Lavinia”, “Garibaldina”, su testi del napoletano Alfonso Chiarazzo, mentre con Lorenzo Celegato: “Santarella”, “Trieste mia” e “O guappo” interpretata dal grande attore comico Nino Taranto.
Altro compositore, che si ricorda per la corposa produzione musicale, è il maestro Ettore Paragone che, divenuto popolare negli anni ’50, fornisce a Vincenzo De Masi la musica del vivace brano: “Tarantella zitto zitto”, dichiarato canzone ufficiale del “Primo Carnevale Beneventano”. Al “Massimo”, nel 1961, dirige l’orchestra della manifestazione artistica “Serata della Canzone Beneventana”, dove primeggia la sua “Uocchie nire”, interpretata dal duo Luigi Palatella - Luisa Micco. Ricordo anche la guappesca: “Malandrino” cantata da Romolo Fiore: “Scusate giuvinò, addò scinnite?A copp a casa e ‘a nnammurata mia? Embè, pruvate pure vuie stù curtiello!!!”
Il maestro Alfredo Gramazio, invece, appassionato di musica argentina, compone “Nina enamorada”, “My guidara”, “Alma gitana”… Vanta, al suo attivo, la presenza nell’orchestra di Renato Carosone, ad Asmara nel 1940. “Stasera nun passa nisciuno sott’a stà luna, pe chesta via sulagna affianc’o mare ch’è tutta primavera…”, brano di grande effetto del M° Antonio De Rimini, con i versi di Oscar Rampone, vincitore del “Concorso della Canzone” tenutosi nelle Terme di Telese nel ’36, interpretata da Cosimo Arturo Zitani.
Il M° Alfredo Salzano, senior allievo prediletto dei maestri Baldini e Cammarota, è il compositore di “Nennella Pacchianella”, “Chitarra malinconica”, cantata da Mario Abbate, “Nostalgia paesana” e “Antico amore” con il fedele amico Edgardo De Rimini, mentre con Vincenzo D’Agostino: “Dimme” e “Silvanita”, cantate da Tullio Zitani, Andrea Principe e dal famoso tenore Tullio Pane. Partecipa al “Primo Festival della canzone” con soddisfazione; con Antonio Esposito al “Secondo Festival della canzone” concorre con  “Fenestella ‘e Marechiare” e “Ciccillo terremoto”, incise da Tullio Zitani e Andrea Principe su etichetta “Euterpe”. Clarinettista a Milano nel 1940 con l’orchestra di Pippo Barzizza...
“…Oh my Darling/ se manchi tu/ oh my love/ non ragiono più/ sei tanto bella e innamorato son di te…”. La melodia dolce, sognante, ritmata è di Riziero Varchione, uno dei primissimi cantautori. Il lavoro fu presentato con successo al “II Festival della Canzone”, tenutosi al “Massimo” il 7/8 maggio del 1962. “Cara mia accanto a te/ tutto il mondo è in braccio a me…”
(Continua)

Enrico Salzano

* Omaggio ai nostri compositori.

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