Il posteggiatore Cienzo 'o cecato


“Signurì buongiorno, eccellenza con insistenza, all’apparire della mia presenza, addò nisciuno me penza, faccio appello alla vostra indulgenza e dimostratemi ‘nu poco e benevolenza”.
Cosi’ l’entrata di “Cienzo o cecato”, il posteggiatore che cantò le più belle canzoni del ‘900 napoletano accompagnandosi con il violino: “A cura e mammà”, “Furturella”, “E’ dduie paravise”,“Funiculì Funiculà”,“O’ guappo ‘nnammurato”, tra le più riuscite del suo repertorio.
“Cienzo ‘o cecato” alto, occhiali scuri, con l’immancabile impermeabile mai abbottonato. Teneva i suoi concerti particolarmente nella trattoria: “O chionzo” e, a Piazza Roma, dove sostavano negli anni ‘50 gli autopullman che collegavano la provincia con Benevento, accompagnato da un giovanissimo che provvedeva a distribuire le “copielle” (fogli che riportavano i testi e le musiche delle canzoni) e a raccogliere “o’ rasto” (questua con il piattino).
Cienzo proveniva da Napoli? Non si sa bene, poiché parlava una strana lingua, la “parlesia”: “o’ tagliere” stava per violino; “allagrossa”chitarra; “o’ peretto” mandolino.
Il posteggiatore – gavottista possedeva una certa cognizione musicale e per questo veniva invitato, accompagnato da chitarre, mandolini, fisarmonica (concertino) ad allietare matrimoni, battesimi, cresime, comunioni, dove immancabilmente portava: “Zingariello” di Bovio – Frustaci: “Zingariello, cantatore e Pusilleco, senza voce sapive canta’; cielo e mare, quanno a notte era doce, cu n’accordo e nà chitarra facive scetà!”
Talvolta, mal tollerato dai gestori dei locali, “Cienzo o cecato” si rifaceva, incantando gli avventori, proponendo “A casciaforte” di Mangione – Valente: “Vaco trovanno na casciaforte! E anduvinate pe ne fa che? Ce haggi a mettere tutte e llettere che mi ha scritto Rusina mia….nu’ ritratto (formato visita) d’a buonanima e zi Zofia…nu cierre e capille, nu cuorn e curallo ed il becco di un pappagallo che noi perdemmo nel ’23…pepeperepepepe’!!!”
Dignitoso ed elegante “Cienzo o cecato” con l’immancabile impermeabile mai abbottonato ed il suo violino s’innamoro’ di “Nennella Pacchianella” di Alfredo Salzano, musicista, con i versi di Edgardo De Rimini, che regalò con qualche variazione (arrangiamento) ai suoi tanti ammiratori nella cantina di “Zì Ciccio” in Piazza Tribunale. Ritornai a Piazza Roma, ma non ritrovai ne gli autopullman, ne il posteggiatore gavottista, con l’impermeabile mai abbottonato, e non ascoltai piu’ “Furturella”.
CREDO CHE “CIENZO O CECATO”, POSTEGGIATORE ECCELLENTE SIA STATO INTERCESSORE DI UN IMMENSO REPERTORIO MUSICALE, VOCALE E STRUMENTALE, RIFERITO AD UNA GRANDE PLATEA POPOLARE MA ANCHE MEDIO BORGHESE.
“Signure e Signurine, ledi e milord, aggiate pacienza, cacciate nù sordo pe chi nun tene nà lira e spicce: ce hanna ascì e bolle ‘ncopp ‘o sasiccio!!!”
* Omaggio a Cienzo ‘o cecato, posteggiatore.

Enrico Salzano


Quella sera che incontrai Gege’ Di Giacomo

Renato Carosone si ritirò dalla scena musicale il 7 settembre 1960, ma Gegè Di Giacomo continuò con una sua formazione.
La tournee di mister “Canta Napoli” si fermò anche al Teatro Massimo della nostra città, dove interpretò ironicamente, ma forse è meglio dire macchiettisticamente: “A signora cha cha cha”, “Nerone rock”, “O pellirossa”, “Nenè e Pepè”, ovvero “Canta Napoli” vezzeggiativa, un fox-trot impreziosito di suoni di campane, campanelli, trombe e trombette. E suonò la batteria anche con le mani, i gomiti e persino con il… sedere! Poi, partendo armato di bacchette dalla sua postazione e ritmando ora sulle tavole del palcoscenico, ora sulla chitarra dell’attonito chitarrista, finiva accompagnato da imperioso colpi di fischietto, sulle corde del contrabbasso, dove avveniva un vero e proprio dialogo con il gigantesco strumento, ora concitato o pacato. Una vera rarità. Uno spettacolo fantastico – virtuosistico.
Il vigile di servizio non permetteva agli ammiratori di entrare, dopo lo spettacolo, ma riconoscendomi quale musicista, mi indicò il camerino di Gegè Di Giacomo. Era proprio piccolo, capelli a spazzola, occhialini cerchiati in oro e uno sguardo da scena (ironico).
“Buonasera maestro e complimenti per lo spettacolo!”
E Gegè: “Tu suoni la batteria? Ma chi t’o fa fà?! Non potevi scegliere il violino, il flauto, l’ocarina… E’ la passione? Lo so! Siamo dei martiri, ma… che bbuò fà?” Poi, passandosi una mano veloce sulla spazzola che aveva per capelli, riprese: “Hai visto ora i tom e i piatti non sono più fermati sulla cassa ma su stand”.
E io: “Così non vi sono ripercussioni su o dalla cassa”.
“E capito mò?! Ma dimme? Che dici? Vuò venì a cena con i guagliune dell’orchestra?”
Ma non andai. Gegè fu chiamato e lo persi, ma mi rifeci, con la complicità di Luigi, il tecnico audio e luci del “Massimo”, suonando la batteria di Gegè Di Giacomo.
Ciao!
Ricorderò sempre il tuo grido di battaglia: “Canta Napoli, Napoli in farmacia”; “Canta Napoli, Napoli in fiore”; “Canta Napoli, Napoli petrolifera”; “Canta Napoli, Napoli in casciaforte”.
Canta Napoli, Napoli di Gegè Di Giacomo.

Enrico Salzano

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