Il Maestro Antonio Carluccio

Alla batteria Antonio Carluccio (foto d'archivio di Casa Salzano)

La nostra esistenza è piena di ritmo: locomotive che corrono sui binari; il mare che si infrange sugli scogli; il vento che batte sui tetti; senza il pulsare del cuore non c’è vita. Identifichiamo la musica dal passo e dal tempo, sia essa rock, funky, jazz, latino-americana, disco-music. Fin dalla notte dei tempi l’uomo ha risposto simbioticamente, cogliendo gli stati d’animo espressi dai tamburi. L’impulso ad agitarsi è irrefrenabile. Ma, nonostante tanto, la batteria spesso è trascurata. Penso che un’orchestra è valida solo nella misura in cui lo è il batterista. Tuttavia questi, fra tutti i musicisti, è il più bistrattato: di solito si citano nelle recensioni, sulle copertine dei cd, i cantanti, i pianisti, chitarristi, sassofonisti, ma si parla poco dei batteristi, forse perché sono nascosti da una foresta di tamburi, piatti, aste; forse perché è opinione diffusa che il batterista non è un musicista vero. E la gente con disinvoltura: "E’ facile suonare la batteria, bastano quattro colpi ben assestati ed è fatta!".
E credetemi, so con certezza che gli stessi strumentisti considerano i percussionisti come una razza diversa. Ma non è così! Affatto!
E non è così se leggiamo di Antonio Carluccio che, a soli 12 anni, iniziò gli studi musicali a Mesagne con una celebre professoressa, proseguendo a Benevento con il maestro Gaddi, che lo vide fra i suoi migliori allievi di fisarmonica. E la sua melodia briosa, di sapore romantico, rallegrò più di una festa familiare: "Il tango delle capinere", "La cumparsita", "Parlami d’amore Mariù".
Erano gli anni ’50.
E con i film e naturalmente con i dischi, arrivò in Italia anche la canzone americana, che conquistò un po’ tutti con i ritmi disinvolti, vivaci, di colore e la libertà spregiudicata dei testi: "La cucaracha", "Temptation", "Sweet and lovely", "Shangai lil", "Carioca", "Siboney", "Over the rainbow", "My prayer". E proprio questi ritmi di samba, mambo, beguine, swing, cha-cha-cha, scoprirono la vera natura musicale del giovane Antonio, che passò a suonare la batteria, ancora così chiamata da molti jazz-band. E così entusiasticamente, il nostro Antonio Carluccio, con il cugino Franco Tucci, fisarmonicista, mise su una formazione dove figuravano Ugo Argenziano, chitarra; Luigi Gramazio, sax-contrabbasso; Andrea Principe, voce solista; occasionalmente Silvio Sorgente, sax alto; Vittorio Marsiglia, chitarra e voce. Poi con Mario Lamparelli, fisarmonica; Ettore Miele, chitarra; Alfredo Mottola, tromba; Tonino Itro, sax alto.
Il suo "groove" suscitò vivi consensi, risultando semplice e senza eccezionali parti solistiche, ma sfruttò la timbrica fino in fondo, inventando istintivamente originali figure ritmiche.
Notato dal maestro Vitolo Fasoli, visse momenti magici e soddisfazioni artistico-musicali: feste in piazza, matrimoni, serate. "Tico-tico"; "Brazil"; "Quizas, quizas, quizas"; "Mambo number five"; "Mambo italiano"; "Poinciana"; "Accarezzame"; "Anema e core".
Marzo 2003: il cielo bianchissimo manda qualche fiocco di neve sul davanzale del soggiorno della bella casa di Antonio Carluccio mentre, rapito, ascolto i suoi ricordi degli anni ruggenti: "Enrico, caro amico, sono entusiasta della tua rubrica sui musicisti beneventani. Quanti sacrifici e passione sono stati profusi". E, mentre continua, noto che una lacrima luccica nei suoi occhi; ma forse anche nei miei. "Mi chiedi ricordi belli, forti? Ebbene si! Che entusiasmo ed emozioni provai allorché sulla immensa piazza di Lioni si fusero, in una sola, le orchestre dei maestri Fasoli e Cammarota. Che avvenimento! Quanti applausi! Non lo dimenticherò mai! Colgo l’occasione per ricordare i maestri Alfredo Salzano, Alfredo Gramazio, Nazzareno De Iapinis, Raffaele D’Elia, Pino Salzano, Raffaele Russo, Franco Tucci, Alfredo Mottola, Mario Lamparelli, Michele Alleva, Michele Vandrese, Andrea Principe, Tonino e Silvio Sorgente, Giovanni Musco, Ermanno Cammarota, Benedetto Politi, Ettore Miele, Giovanni Gallo, Alfredo Carluccio, Enrico Salzano."
Un tuo consiglio per i batteristi principianti?
"Non perdere tempo con fare empirico. Bisogna studiare seriamente, non pensare di farcela da soli, perché si va fuori strada. E’ necessario trovare, quindi, le soluzioni e gli insegnamenti giusti. L’insegnante deve avviare l’allievo e fargli assimilare, con lo studio, i meccanismi giusti per poter poi, tramite l’ascolto dei dischi, seguitare da solo. Comunque il batterista può suonare bene il jazz e il rock, senza andare agli estremi".
IL MAESTRO ANTONIO CARLUCCIO E’ STATO UN BATTERISTA IN GRADO DI SUONARE TUTTO CON ENTUSIASMO E CHIAREZZA DA FAR ACQUISIRE NELL’AVVENIMENTO DIMENSIONI E MUSICALITA’.
RITENGO GIUSTO CHE FIGURI TRA I PROTAGONISTI DELLA MUSICA A BENEVENTO.

* Omaggio al mio caro amico Antonio Carluccio

Enrico Salzano

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