Benny Caporaso, una voce di valore


Benny Caporasoè stato uno di quei personaggi della musica a Benevento che difficilmente si dimenticano. Tra i tanti cantanti che già apparivano con volti minacciosi, giubbotti in pelle e ciuffo alla Elvis, il volto di Benito, con la straripante semplicità, l’eterno sorriso, gli occhiali da intellettuale, resta un caso unico.
«Ho ereditato la passione per il canto da mia madre, anche se in famiglia siamo tutti intonati».
Nei primi anni Sessanta, in possesso di voce potente, cantò un po’ di tutto, facendosi le "ossa" in feste private e in localini; ma quando trovò più sicurezza in se stesso, partecipò nel 1965 al 1° concorso canoro "Giglio d’oro" con"Dicitincello vuje". “…E ‘na passione/cchiù forte ‘e ‘na catena/ ca me tormenta llanema/e nun me fa campà!”Questa interpretazione rimane, per molti, la più significativa del suo repertorio. L’anno successivo, ancora con "The Marines",Benny Raso, così ribattezzato daEnrico Salzano, batterista, apparve in piazza Roma davanti ai microfoni del 2° concorso canoro con"Guapparia".
«Caporaso, in questo concorso, ha interpretato un brano non facile, evidenziando una voce dalla inconfondibile timbrica e dalla grande estensione».Così la scheda tecnica a firma del maestro Pino Salzano.
Nell’agosto del ’68, il cantante dalla straripante semplicità, seguì la formazione dei fratelli Salzano nel concorso "Voci nuove" di Ponte, interpretando con la consueta facilità melodica un classico di Russo — Di Capua, "J’ te vurria vasà!"
«Ero soddisfatto, ma avevo bisogno di rafforzare le mie qualità artistiche". E con fermezza l’interprete accettò la sfida."Tra le mie composizioni ricordo: "Treno traditore" che, arrangiata dal maestroRomagnoli, mi fruttò il secondo posto al Festival Canoro tenutosi al "Massimo" con "Gli amanti della musica"».
Correvano gli ultimi anni Sessanta e iniziavano i primi Settanta e, mentre Battisti e iBeatlesaccompagnavano le ultime generazioni,Benito Caporaso, senza farsi influenzare, proponeva il classico napoletano:"Reginella", "Lacrime napulitane","Core ‘ngrato","Mandulinata a Napule". Con questo repertorio Benito Caporaso, Benny, riuscì in modo naturale ad emozionare le platee dei teatri e delle piazze, senza mai dimenticareSalvatore Di GiacomoedErnesto Murolo. Benny, cantò senza  mai strafare, con il suo stile rigoroso, dosando sapientemente la voce, riuscendo ad ottenere così risultati di valore, ad onta di quanti pensassero alla grande di se stessi.
"Scetatave guagliune ‘e mala vita,/ ca è ‘ntussecosa assai stà serenata:/ i songo ‘o nnamurato ‘e Margarita/ ch’è ‘a femmena cchiù bella d’à nfrascata./ L’aggio purtato ‘o capo cuncertino,/ p’ò sfizio ‘e me fà sentere cantà…/ M’aggio bevuto nu bicchiere ‘e vino,/ pecchè stanotte ‘a voglio ntussecà…"

Enrico Salzano

* Omaggio al mio amico Benito Caporaso

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