I remember Ermannino Cammarota

“…Quando una ragazza a New Orleans sente il cuore/palpitare/ tu la devi far ballare/ questo ritmo pazzo di nome jazz/ come un incantesimo ti affascina con il suo calor/ e ti fa ubriacare come un sorso di liquore/ tingendo di rosa il cuor… un piccolo negretto suona la tromba e balla a New Orleans/ par che si chiami Louis Armstrong ma nessuno lo sa/ che un giorno il papà del jazz diventerà…”
Il particolare che mi colpì di quell’occhialuto giovanotto non fu la singolare espressione, allorché si lasciava andare negli assoli, ma la sua mano bella e grande da contrabbassista. Mano che ereditò con la musica del maestro Italo Cammarota, suo padre. Ma Ermanno, per gli amici Ermannino, nome che vantava dal nonno, ebbe anche la sorte di nascere da Lavinia Iasiello, professoressa di musica.
“Fortunato, poiché la sua strada è tutta in discesa!” – commentavano a Benevento. Niente di più sbagliato! Infatti Ermannino Cammarota, visceralmente musicista, ebbe la sola “colpa” di approfittare dei severi insegnamenti dei genitori e di Don Ermanno, il nonno. Nell’ orchestra “Hula Hula”, tipica formazione diretta da Italo Cammarota, l’occhialuto strumentista apparve, con il suo gigantesco strumento, sin dagli anni ’50 accanto a Raffaele Russo (fisarmonica); Tonino Sorgente (fisarmonica e voce); Silvio Sorgente (sax alto); Raffaele D’Elia (batteria) e al cantante Benedetto Politi dalla voce calda e vellutata. Con il suo stile potente, chiaro, si pose subito in totale interdipendenza dagli altri strumenti, delineando linee armoniche esatte. Forse caratterialmente diverso dal padre, ma con la medesima vivace intelligenza, Ermannino si rivelò anche un forbito arrangiatore, portando alle composizioni volume sonoro e dinamismo. A quel tempo le orchestre tenevano ancora repertori tradizionali, che lasciavano al nuovo poco spazio ma, indossando un maglione a collo alto ed il vestito trasandato che lo faceva “vissuto”, il contrabbassista si poneva in versione swing, dove portava il meglio di sé.
“I want to be loved,but unly by you,… I shouldn’t be so crazy but you… But what can do… I want to be loved,but only by you, I want to be you”.
Suonò, con una carica incredibile e forte energia che scaricava sullo strumento, il meglio di Cole Porter, di Benny Goodman, di Hoagy Carmichael, di Harold Arlen.
Figurò con il “Quartetto R”, con il maestro Geppino De Masi (fisarmonicista), con l’orchestra dei maestri, Ettore Paragone e Alfredo Salzano. Con “The Marines”, diretto da Pino Salzano, pianista, apparve in significativi momenti artistico – musicali.
“Pino Salzano, passionale e inguaribile perfezionista, condivideva l’arte musicale con il fratello Enrico, batterista” e oggi raffinato musicologo”. Così l’ultima volta che mi scrisse da Imola, il mio amico contrabbassista… Ma, a volte il mio pensiero va in quella casa dove viveva il contrabbassista che amava lo swing e il jazz di Louis Armstrong, di Count Basie e di Duke Ellington.
“Vecchia America dei tempi di Rodolfo Valentino/ quando Al Johnson canticchiava e Frank Sinatra era un bambino/ quando Gershwin rapsodiava tutto in blues/ sei rimasta un bel ricordo e nulla più/ Vecchia America dei neri piantatori di cotone/ dei magnati a quadrettino con il sigaro ed il bastone… Chrleston, Dixieland… Dollari, Chesterfield whisky a volontà/ sembrava d’avere scoperto la formula della felicità… Vecchia America dei baffi alla Menjon/ sei rimasta un bel ricordo e niente più”.

Enrico Salzano

* Omaggio alla memoria di Ermannino Cammarota, indimenticabile amico

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