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Il
tastierista Antonio Bocchini
Nato a Benevento, diciotto anni fa, Antonio Bocchini è nel contesto
musicale beneventano un nome poco conosciuto alla massa del pubblico,
soprattutto per al giovane età ma, credo, che già scrive
per la musica a Benevento una delle pagine “sonore” più
belle.
Alla musica si avvicina all’età di otto anni, quando inizia
lo studio del pianoforte, proseguendo fino a quattordici, allorché
rivolge la sua attenzione alle tastiere (worstation) e vive esperienze
con gruppi diversi, fino a quando approda alla “Jack band”
di Gioacchino Corona, dove capisce che la sua strada non è legata
soltanto ai suoni che lo circondano, ma a quelli che sono dentro nel più
profondo della sua anima.
“Come fai a far coesistere venature di cha-cha-cha, rock, con misticismo,
estasi?”
“Credo di vivere in due musicisti. E’ vero, far convivere
miscele, generi diversi mi è congeniale, spontaneo, e la mia convinzione
finisce poi con il convincere anche l’ascoltatore.”
E, infatti, la sua figura di musicista non rimane scossa dalla duplice
veste. Lo dimostrano i suoi concerti, serate interminabili, due e più
ore di musica diversa, acuta, spumeggiante, oppure limpida, soave, se
vogliamo, anche sperimentale, se per esperimento si vuole continuare a
capire e andare avanti.
“Fare un concerto significa tirare fuori l’energia e regalarla,
a piene mani, a tantissime persone che sono lì ad ascoltarti”
E il pubblico non gli nega consensi, anzi vede in Antonio Bocchini un
musicista sincero, profondo, con una violenta voglia di andare avanti,
il tutto con una naturalezza enorme, con sincerità. E noto che
nelle sue parole ricorre spesso “serenità”, “pace
dell’anima”, “amicizia”, “musica totale”.
“Ecco! Ho trovato a chi somigli! Ma come? Non ricordi Harry Belafonte,
il re del Calipso?”
E finalmente vedo Antonio sorridere e rilassarsi. Sono riuscito a stemperare
quell’aria seriosa che aleggiava sin dal’inizio del nostro
incontro.
“Sai, Enrico, che la mia grande passione è la batteria?”,
mi comunica entusiasticamente, “E tu che hai suonato e suoni questo
strumento mi puoi capire”. Ormai è mio complice.“Grande
è stata la gioia di conoscerti, lo desideravo, e immensa la mia
gratitudine per l’ammirevole attenzione che rivolgi alla grande
famiglia dei musicisti beneventani”.
LUCE, FLASH DI LUCE, NEBBIA, HARLEM NOTTURNO, CALZE NERE, VELATE SU PELLE
BIANCA, LABBRA ROSSO FUOCO, AMORE! MANI CONGIUNTE, HARLEM NOTTURNO, HARLEM
NOTTURNO, HARLEM NOTTURNO!!! (Pino Salzano)
Nell’ascoltare il tastierista Antonio Bocchini ho colto uno stile
serrato, sfaccettato, tagliente, mentre nei suoi dialoghi scenari infiniti,
esoticamente elettronici, porta una sorta di sound emozionante, affascinante,
ma alla base di tutto resta la strategia sonora, vigorosa, disinvolta,
che lo distingue.
PER QUESTO E’ MERITEVOLMENTE UN PROTAGONISTA DELLA MUSICA A BENEVENTO.
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Omaggio al mio amico Antonio Bocchini
Enrico
Salzano
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