La battaglia di Benevento (26 febbraio 1266) in chiave allegorica


“Se il pastore di Cosenza, che a la caccia di me fu messo per Clemente allora, avesse in Dio ben letta questa faccia, l’ossa del corpo mio sarieno ancora in co del ponte presso a Benevento sotto la guardia de la grave mora…”
Tanto, srotolando una pergamena, declamava la matricola universitaria Mario Panzone, con accenti da principe del Foro, assisa su un grosso rialzo presso le nebbiose sponde del Calore. Era il 1952, allorché due contingenti di fazioni opposte si fronteggiavano strategicamente, per ricordare la cruenta tenzone tra gli Svevi, guidati da Manfredi, e gli Angioini da Carlo D’Angiò. “La manifestazione”, preparata nei minimi dettagli dagli studenti universitari, ebbe grande eco anche negli anni successivi.
“E femmene ‘e Serino sennu fatt ‘u mantesino, ‘e femmene d’Albert sennu fatt’ u reggipett…”. Motivi originali, dialettali, creati appositamente dai Maestri Alfredo Salzano senior, Italo Cammarota, Edgardo De Rimini, poeta e giornalista, Vincenzo D’Agostino, poeta e attore. L’evento, raccontato con preziosità e aneddoti divertentissimi dal prof. Mario Panzone, mi coinvolgeva anche perché, a supporto, mostrava lo stendardo dell’esercito nemico, foto e alabarde, papielli, conservati efficientemente in una vetrinetta nel suo studio di Caserta.
“Enrico, forse non sai che “La festa della matricola” non si esaurì con la fine della battaglia, ma continuò spontaneamente fra l’allegria generale di un pubblico che inizialmente era stato spettatore”.
“Girando per Benevento non si trova più torrone, jamm’ a vedè addù chella chiaveca ‘e Ciccone”. Il tutto espresso con “gergo da taverna”, a dir poco. L’accompagnamento musicale fu eseguito dalla fisarmonica di Alfonso Russo, poi medico-specialista, neurologo al “Rummo”. Gli ‘nzuchete ‘nzuchete, triccabalacchi, caccavelle, caccavelle, scetavajasse, putipù, tammorre, nacchere e altri strumenti tipici, suonati dal giornalista Aldo Gambatesa, da Enzo Marino, medico-chirurgo, dal futuro fisarmonicista e pianista Raffaele Russo e da Nicola Covino, noto personaggio della spensieratezza.
La rievocazione de “La battaglia di Benevento”, vissuta goliardicamente nel periodo “post bellum”, ebbe il merito di sollevare il morale dei beneventani dagli angosciosi ricordi, anche se solo per un giorno.
“Alla fiera di mast’Andrea/ m’accattaie no tammuriello, tuppete tuppete ‘o tammurriello/ ndringhete ndranghete ‘u campaniello…tuppete tuppet…ndringhete ndranghete... nfrugghete, nfrugghete, nfrà!!!”

Enrico Salzano

*Omaggio alla memoria del Prof. Mario Panzone

Il presente articolo è riportato nella tesi di laurea della Dott. M.C. Cozzi, discussa presso l’Università “La Sapienza” di Roma con ottimi risultati. Relatrice la chiarissima Prof.ssa Marilisa Meralla.

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