Un ottacinquenne racconta
La battaglia di Benevento


…Se il pastore di Cosenza, che a la caccia di me fu messo per Clemente allora, avesse in Dio ben letta questa faccia, l’ossa del corpo mio sarieno ancora in co del ponte presso a Benevento sotto la guardia de la grave mora.
Tanto, srotolando una pergamena, declamava la matricola, Mario Panzone, con accenti da principe del Foro, assisa su un grosso rialzo, presso le nebbiose sponde del Calore.
Era il 1952, allorchè due contingenti di fazioni opposte, si fronteggiavano, strategicamente, per ricordare la cruenta tenzone tra gli Svevi, guidati da Manfredi e gli Angioini da Carlo D’Angiò. “La manifestazione, preparata nei minimi dettagli dagli studenti universitari, ebbe grande eco anche negli anni successivi.”
“E femmene ‘e Serino sennù fatt ‘u mantesino”; ‘e femmene d’Albert sennù fatt ‘u reggipett…
Motivi originali, dialettali, creati appositamente dai Maestri Alfredo Salzano senior, Italo Cammarota, Edgardo De Rimini, poeta e giornalista, Vincenzo D’Agostino, poeta e attore. L’evento, raccontato con preziosità e aneddoti divertentissimi, dal prof. Mario Panzone mi coinvolgeva anche perché a supporto, mostrava lo stendardo dell’esercito nemico, foto e alabarde, papielli conservati efficientemente in una vetrinetta nel suo studio.
«Enrico, forse non sai che “La festa della matricola” non si esaurì con la fine della battaglia, ma continuò spontaneamente fra l’allegria generale di un pubblico che, inizialmente, era stato spettatore».
«Girando per Benevento, non si trova più torrone, iamm ‘a vedè addù chella chiàveca ‘e ciccone».
Il tutto espresso con “gergo da taverna” a dir poco. L’accompagnamento musicale fu eseguito dalla fisarmonica di Alfonso Russo, poi medico – specialista – neurologo al “Rummo”. Gli ‘nzuchete ‘nzuchete, ‘nzuchete espressi dai triccaballacchi, caccavelle, scetavajasse, putipù, tammorre e altri strumenti tipici.
La rievocazione de “La battaglia di Benevento”, anche se vissuta goliardicamente, nel periodo “post bellum”, ebbe il merito di sollevare una parte della città dagli angosciosi ricordi.
“…Alla fiera di mast’Andrea/ m’accattaie no tammurriello, tuppete tuppete ‘o tammurriello/ ndringhete ndranghete ‘u campaniello… tuppete… ndrighete ndranghete…”.

Enrico Salzano

*Omaggio alla memoria del Prof. Mario Panzone

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