|
Le
bande musicali
Una formazione bandistica del 1930. A fianco si riconoscono
Alfredo Salzano e Vitolo Fasoli (Foto d'archivio di Casa Salzano)
La luna, forte
di un arco, pescava ogni tanto dalla faretra un raggio che scagliava contro
le campane del bassotuba e del bombardino che, quella sera, nella Villa
Comunale, suonavano in compagnia di clarinetti, sassofoni, oboe, trombe,
corno, timpani e piatti, diretti dal maestro Pino Rosiello: "Tosca",
"Boheme", "Madama Butterfly".
Non solo "La banda di Benevento" ma, da Piazza Roma
anche il maestro Sassanelli che, già negli anni 30 vantava
una prestigiosa formazione bandistica, teneva il suo concerto di veloci
e briosi valzer viennesi, con i maestri Alfredo Salzano clarino,
Vitolo Fasoli clarino, Antonio Sassanelli timpani, Raffele
Serino sassofono, Antonio Racioppi bassotuba, Vincenzo Vicerè
clarinetto, Gaetano Gramazio basso, Luigi Pagliuca
flauto e clarinetto, Vincenzo Forgione bassotuba.
E chiaro che le condizioni agro-pastorali delle nostre terre fanno
primeggiare quali protagonisti delle musiche e canti, animali e pastorelle,
ma, una grossa parte vi ha pure il sentimento solenne della natura e della
sua profonda bellezza che, al cospetto delle nostre montagne si colora
di sensi
come nelle belle "Amor di pastorello",
"Reginella campagnola", "Se vuoi goder la vita", "Rosa
bella del Molise".
Intanto, il regime fascista sempre più a cavallo "chiedeva"
agli autori di scrivere canzoni dallaccentuato nazionalismo dominante
e "Faccetta nera", "Giovinezza", "Vincere",
figuravano nel repertorio delle nostre bande. E, la canzone napoletana
con "Canta, surdato!", "O piano e guerra",
"Surdato", e "O sudato nnammurato"
divennero dei simboli esaltati dagli ottoni e dai colpi di grancassa.
Per la durezza dei tempi, la musica non era solo passione ma, un rifugio
per i giovani che, così, emergevano, ricavandone sia pure una esigua
paga.
Le loro trasferte erano dure, infatti, dormivano su pagliericci, e spesso
nei fienili.
Dai ricordi di Alfredo Salzano: Suonammo su quella cassa armonica a cupola,
tutta illuminata in occasione del Santo patrono, in quel ridente paese,
allorché il "maestro di festa" ci invitò a girare
per le campagne in gruppi di tre e quattro elementi per chiedere offerte.
Alla fine di "A Frangese", davanti a quel
casolare la famiglia ci applaudì mentre il rubicondo fattore chiedeva
il bis. Allimprovviso, però, mentre la piccola formazione
si riproponeva, dal bombardino di Antonio Racioppi cominciarono a volare
le penne di una gallina che, spaventata cercava di uscire attraverso il
padiglione del bombardino. Era successo che la fame aveva spinto il bandista
a "nascondere" il volatile che avrebbe, poi, gustato a cena.
Tale episodio particolare ebbe grande risonanza e, ancora oggi si racconta
simpaticamente.
La "Santa degli Impossibili", Rita da Cascia il
cui culto è tanto sentito nella nostra città, durante la
processione era accompagnata dalla banda musicale, composta dagli orfanelli
di S.Vittorino, guidati egregiamente dal maestro Cirocco e, sostenuti
con grande entusiasmo dalla ben nota figura di Padre Fulgenzio Scarano.
Ricordo in particolare, i toccanti brani: "Inno a Santa Rita",
"Seleva a te di gloria", e "Responsorio".
Il Sannio, vanta una grande tradizione bandistica che, ha visto
musicisti deccezione assurgere a ruoli importanti. Eccellenti, il
maestro Antonio De Rimini, "La banda di Pietrelcina", i maestri
Romeo Formichella senior flicornino, Saverio Formichella
clarinetto, Gino Formichella flicorno tenore, Romeo Formichella
junior flicornino, Alfredo Petrone flicornino baritono,
Vincenzo Petrone e Isidoro Pennisi direttori di banda.
IL PASSAGGIO
DI UNA BANDA SUSCITA, SEMPRE FORTI EMOZIONI, SUGGESTIONI, ALLEGRIA, RICHIAMANDO,
PUNTULAMENTE, GRANDI E PICCOLI AL MERAVIGLIOSO SPETTACOLO, COSTITUENDO
UN PUNTO DI RIFERIMENTO PER I PROTAGONISTI DELLA MUSICA A BENEVENTO.
* Omaggio
alle Bande Musicali.
Enrico
Salzano
|