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Anni
'50: tutto era cambiato e non si sentivano più serenate
Le insegne
luminose del "Bar Moka" e del "Piccolo bar"
si sforzavano di aprire la porta sul buio, sul pauroso buio, che sovrano
regnava sul Duomo e in loro aiuto giungevano "Liquigas"
di Piazza S.Maria, "Ariston calzature" di Corso Vittorio
Emanuele e "Farmacia Manna" di Corso Garibaldi. Ma i
neon evidenziavano gli scheletri dei fabbricati distrutti dai bombardamenti
anglo-americani. "La città non esiste più!" dicevano
i beneventani. Tutto era cambiato: le abitudini, lamore e non si
sentivano più serenate. E quello che forse era stato un mondo idilliaco,
lasciava il posto alle impellenti necessità della ricostruzione.
La città era al buio. E si erano spenti anche i lampadari del Circolo
Ufficiali Americani, che avevano illuminato gli strumenti di Rosiello,
Vallone, Salzano, Cammarota, Fasoli, Gogliano, Paragone, Iasiello,
i quali avevano interpretato "In the mood", "Danny boy",
"Serenata a Vallechiara", "Stardust", "Chattanooga
cho cho", "Pistol pachin mama" meglio conosciuta come
"Ollero a pistuddà", storia di contrabbando, traffici
illeciti e "signorine" di Capodichino. Lorrore non era
facile da dimenticare, ma Benevento ci provò:
"Tarantella, facemoce e cunte/ nun vale cchiù a niente/
o passato a penzà (
)/ Basta ca ce sta o sole/
Ca cè rimasto o mare/ Na nenna a ccore a ccore/ Na
canzone pè cantà (
)"
Questi versi scritti da Peppino Fiorelli e musicati da Nicola
Valente furono unincitazione alla pace. I fornai, il barbiere
Pasquale "a stoppa" e Cenza a giurnalista
(giornalaia) riprendevano le loro attività: "Nù
marito à taccariato a mugliera!!!
Era mbriaco!
Signò!
O Matino!
O Roma!"
Il desiderio di sfogarsi liberamente cominciò a manifestarsi
nei modi più consueti: nelle lunghe serate dinverno i luoghi
più a buon mercato erano i bar, dove i giovani sincontravano,
scoprendosi a bere il cubano, il chinotto o alla "Sala Biliardo
Calicchio". Altro passatempo era il ballo. Si ballava la beguine,
la rumba, il bajon, il samba, lo spirù e persino lhonky-tonky,
ma resistevano il fox.trot, slow, valzer, tango. In piazza Roma si ballava
con lorchestra del maestro Italo Cammarota e la voce di Gaetano
Quadraro. E si ballava anche al "Circolo Sociale",
allultimo piano di Palazzo ex Bosco, con la costituita formazione
denominata "Hula-Hula", che proponeva boogie-woogie,
swing e i sentimentali: "Me so mbriacato e sole",
"Io ti ho incontrato a Napoli", "Munasterio e
Santa Chiara", "Tammurriata nera" che con ironia
racconta la drammatica vicenda di una giovane, una delle tante, messa
in stato di gravidanza dai militari di colore e "Angelina, Angelina,
io vengo in questa pizzeria: a quintali mando giù pastasciutta
col ragù". A quel tempo gli uomini vestivano in giacca
e cravatta per andare a ballare ma, eccezionalmente, vi erano donne in
pantaloni che subito venivano etichettate poco serie. "Hai visto?
Marisa indossa i pantaloni e va a Telese in "vespa" a ballare
il mambo con Pino!" Il mambo, ma anche il cha cha cha, che con
ardore ballava la coppia Enzo De Rosa Adriana Guerra. Ma
i più raggiungevano la pista delle terme con il treno e solo pochissimi
fortunati andavano in auto proprie o noleggiate da "Papanonno".
Si ballava con il "K2" di Alfredo Gramazio e al
suono dell "Hula Hula" di Italo Cammarota
i classici americani, il genere cubano e i lenti di Sinatra. Caratteristiche
essenziali erano le veglie a tema: sino alle ventitré furoreggiavano
i giovani nellascoltare Benedetto Politi e Tonino Sorgente
e prima che cominciasse "Bahia", la rumba che siglava
la fine della serata, apparivano gli adulti che richiedevano il violino
e locarina di Italo Cammarota. Poi tutti a cena al ristorante
"La Pagliarella". Nei tardi anni 50 nascevano sale
per cerimonie, situate quasi in ogni zona della città: "Smeraldo",
"Fante", "Artiglieri", "Veral", "Fiengo",
"Tretola", "Pontillo", "Tresca" oltre
ai dopolavori ENAL e "Ferrovieri". Anche Benevento
amava la musica di Duke Ellington, Glen Miller, Benny Goodman, Countie
Basie, Nei locali le orchestre proponevano un repertorio che coniugava
"Blue moon" con "Scapricciatiello",
"Night and day" con "Anema e core",
"Begin the beguine" con "Luna rossa",
"Moonlight serenade" con " O ciucciariello"
e "Ho giocato tre numeri al lotto" con "Smoke
gets in your eyes". In quelle sale si alternavano le formazioni
di Geppino De Masi, Raffaele Russo, Mario Lamparelli, Cosimo Lepore,
Cosimo Cataudo (Siriviestri), Franco Tucci mentre muovevano
i primi passi Pino ed Enrico Salzano e Gigi Giuliano.
Diradavano, ahimè, la loro presenza i chitarristi-mandolinisti
Pasquale e Fulippiello Gallo, Vittorio Micco, Mario Tavino,
Tutuccio Lepore, Augusto e zì Giuvanno i barbieri: non
si eseguivano più le serenate. I nuovi musicisti si avvicinavano
entusiasticamente allo swing e agli accattivanti be bop e cool
tanto cari a Lennie Tristano e a Miles Davis.
Benevento ormai aveva sconfitto il buio e aveva acceso i riflettori su
quel particolare sound che era la giusta conseguenza del modo nuovo di
concepire la musica
Ma
" Tiempe belle e na vota/ tiempe belle addò state
!/ Vuje nce avite lassate
/ Ma pecchè nun turnate?(
)
Enrico Salzano
* Omaggio
agli Anni 50
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