Allo Spatenhaus il 23 marzo tributo alla Winehouse
"Amy and Monkey Man"


“…We  only said good-bye with  words/I died a hundred times/you go back to her/And I go back to.”
Una mistura strana, affascinante, quella musica, arcigna, a tratti più che tesa, sprezzante ma non troppo, blues anzi rhythm’n blues, jazz… disperatamente neo soul, adorabilmente da culto.
Progetto ambizioso per cinque giovani musicisti – quattro strumentisti e vocalist – che, pur con esperienze vissute in altri generi, affrontano un tema dove è d’obbligo conoscere assolutamente la proposta, le suggestioni, di Amy Winehouse, la grandissima! La Billye Holiday del nostro tempo. Ma, tanti dichiarano con forza: “…è la Fitzgerald!” e altri: “…le stesse inflessioni di Sara Vaughan!”.
Questa volta il quintetto è veramente alla ricerca di nuove emozioni, forti! Un vero atto d’amore per la musica. Un’impresa pensata a lungo con grande consapevolezza, soprattutto nell’impatto formidabile e nelle gustose armonizzazioni quale, “Back to Black” dove Paola Tascione, sostenuta dai tappeti, ora dolci, poi serrati delle tastiere, a suo agio è l’interprete ideale; con la voce versatile, controllata, capace di modularla ritmicamente; di giocare con i suoi noti, lunghi, sospiri, quasi a divenire afona, falsamente. La sezione ritmica è autenticamente comprimaria nella tessitura del sound. Alfredo Salzano, batteria; Giuseppe Marlon Salzano, basso e cori; le tastiere di Antonio Bocchini e la chitarra di Giovanni Gentile.
Rigorosamente in completo scuro, con la sola eccezione della cravatta bianca, elegantissimi, e un bel pò di gelatina sui capelli, la  band “Amy and monkey men” attacca “Rehab” pubblicato nel 2006 che divenne un tormentone planetario. Brano trascinante, energico, dalle soluzioni ritmiche raffinate, in perenne bilico tra rhythm’ n’ blues – funky – andamento mosso sincopato – che i musicisti con intensità emotiva e un po’ di rabbia tentano, riuscendoci, di simboleggiare Emy Winehouse, personaggio emblematico e suggestivo, complesso e scarno. Qualcuno applaude il batterista dagli accentuati, complessi giochi dei piatti; molti cantano… e ricordano.
Costruire l’adatto sound è fortemente necessario, fondamentale, per la tematica trattata. Questa musica, infatti, è in corsa continua e affannosa per la creazione di sonorità profonde – aggressive – sintetiche. E’ il caso di “Mr Magic” dove il quintetto si permette assoli in un gioco di chiaro-scuri, davvero nuovo.
Il tributo, alla regina di questo genere musicale, passa assolutamente per “Cupid”, un reggae tutto impostato su quel ritmo dondolante dove il basso è lo strumento guida con la chitarra in funzione ritmica, soprattutto.
Umiltà – amicizia – passione per l’arte musicale è la formula vincente per la realizzazione di questa non facile area musicale.Ricordando Amy Winehouse.

Enrico Salzano

* Omaggio a Amy Winehouse

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