Johann Wier

Un medico razionalista difensore delle streghe, scampato al rogo

La vicenda del medico che cercò di dissacrare le credenze demoniache sulle streghe, riportando il discorso su un piano clinico-naturalistico, si perde nei tempi della Santa Inquisizione, della caccia alle streghe, considerate -dal Wier- soltanto delle povere sofferenti, donne affette da melanconia e non da possessione diabolica. Il tentativo —in parte riuscito— del Wier, fu di portare la ragione su un terreno nel quale regnava l’irrazionalità e la barbarie. Anche il movimento femminista, in epoche più recenti, si è occupato del problema: secondo la femminista Barbara Ehrenreich, molti autori stimano che di streghe ne siano state processate e uccise a milioni. John Laurence Pritchard afferma che <fra il quindicesimo secolo e gli inizi del diciottesimo, furono messe al rogo alcune migliaia di streghe sventurate, e tutte in base alla confessione da esse stesse resa, di norma, sotto tortura> (C. Naish). Non sono mancati, nel periodo di quella caccia scellerata, i vanti personali, come quello di un giudice di Nancy, che asseriva di aver portato al rogo, in soli sedici anni, 800 fattucchiere. L’Inquisizione indirizzava più facilmente le sue accuse verso il sesso debole. Nel Malleus Maleficarum (opera di due inquisitori domenicani, Heinrich Kramer e Jakob Sprenger) libro adottato dagli inquisitori come sicura guida alla loro spietata caccia, la donna veniva condannata in termini prettamente erotici (C. Naish).
L’opera del Wier, di difendere le donne accusate di stregoneria, non si svolse senza intralci e pericoli personali corsi dallo stesso Wier. Messi i suoi libri all’indice, e accusato egli stesso di eresia, scampò al rogo grazie alla posizione di prestigio da lui rivestita alla corte di Guglielmo III (A. Tacus). La concezione del sabba espressa dal Wier, forma di immaginazione e ottenebramento dei sensi (M. I. Parente), andava contro il pensiero diffuso nella popolazione dell’epoca e fomentato dalla Santa Inquisizione. Da medico razionalista, Wier riconduceva ogni fenomeno —noi oggi diremmo morale o comportamentale- a cause patologiche meramente naturali. I cosiddetti eventi inspiegabili, trovano, secondo Wier, la loro spiegazione in condizioni fisiche abnormi. Concezione, questa, davvero coraggiosa, se non oltraggiosa, all’epoca delle streghe, considerate delle vere e proprie complici di Satana, capaci di divorare bambini innocenti, guastare i raccolti, accoppiarsi con diavoli e altre entità maligne. Il Malleus contiene un capitolo intitolato "Le streghe che si sottomettono ai diavoli". I due domenicani indagano la condizione femminile, per rilevare alcune peculiarità che renderebbero, a loro parare, il sesso debole —rispetto ai maschi— più incline a questo tipo di perfidie. Il Malleus sembrerebbe una fra le più monumentali opere dedicate al sentimento misogino, e l’opera del Wier una sorta di femminismo ante litteram, coinvolto nel difendere la dignità e la vita stessa delle donne sofferenti accusate di stregoneria.
Uno fra i più accreditati e potenti detrattori del suo pensiero, fu Jean Bodin. Prendendo le mosse dal rapporto che, da discepolo, Wier ebbe col sommo maestro Agrippa di Nettesheim, da più parti sospettato di stregoneria, dedicò gran parte della sua Démonomanie alla <refutation des opinions de Jean Wier> (M. I. Parente). Nella sua requisitoria, Bodin imputa Wier di confondere la teologia con la medicina, peccando così di empietà. Reputa inoltre Wier un cattivo medico, perché le sue teorie sul morbo melanconico sono erronee. Accusa Wier anche di essere digiuno di diritto, perché confonde il perdono della colpa con l’abolizione della pena (il rogo) (M. I. Parente).
Cosa dire, oggi, di tali vecchie dispute, drammaticamente vissute in epoche così lontane da noi? C’è molto da pensare. Finora s’è parlato della situazione nel resto dell’Europa. Ma anche la penisola italica reca un primato in fatto di streghe. Alla confluenza dei fiumi Sabato e Calore, sorge la città sannita di Benevento. Divenuta dominio dei Goti dopo il crollo dell’Impero Romano d’Occidente, conosce un periodo oscuro (guerra grego-gotica, 535-553), sino al successivo avvento dei Longobardi (570). Si deve ad Arechi I la ricostruzione della cinta muraria, e al Vescovo San Barbato la conversione dei Longobardi al cattolicesimo. A questo Vescovo è collegata la leggenda delle streghe, dette janare, e del famoso noce —lungo le sponde del fiume Sabato— dove le streghe di Benevento si riunivano per celebrare il rito del Sabba.

 

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