La nascita del sovrannaturale

Secondo uno dei massimi studiosi del pensiero primitivo, J.G.Frazer, autore del celere libro "Il ramo d’oro", il pensiero magico nacque dal contatto fra l’uomo e la dura realtà concreta, difficile da comprendere e da dominare. L’uso della magia, potremmo dire sia la risposta, comportamentalmente impaurita, dell’uomo primitivo ai molti e duri interrogativi posti dalla natura, da fenomeni come la morte, o più semplicemente temporali, fulmini, fiumi in piena, belve affamate capaci di sbranare un membro della tribù.
Sogno e realtà, nella mente dell’uomo primitivo, si mescolavano, in quanto il suo modo di pensare non era ancora evoluto, non sapeva discernere il simbolico dal concreto. Lo stregone, nelle tribù, era il depositario del potere magico, era colui che, più di altri, era in contatto coi misteri della natura, una natura fatta di grandi spazi deserti, popolati da tribù nemiche sempre in guerra fra loro, da animali pericolosi e fenomeni atmosferici distruttivi. In mezzo a questo vasto e inspiegabile mondo, l’uomo primitivo doveva farsi una ragione, e la via più breve, più accessibile al suo funzionamento mentale — di tipo concreto, incapace di pensieri razionali — era quella di credere in entità sovrannaturali.
Conosciamo Teresa, janara e fattucchiera, da alcuni mesi. Stiamo seguendo da qualche tempo le sue vicende, le sue tracce, disperse nel cammino dei secoli, giunte frammentate sino a noi. Il marito fedifrago della puntata precedente non sappiamo se abbia mai ripreso ad amare la moglie, nonostante gli intrugli magici compiuti da Teresa. La donna che chiese a Teresa di intervenire con la magia, per riavere l’amore del marito, è l’esempio di come, anche in epoche più recenti di quelle primitive, l’animo umano sia ricorso, e a volte ricorra ancora, alla fantasia del soprannaturale, per accettare meglio le sventure dell’esistenza. Si dice esista una complementarietà fra psicoterapeuta e malato di mente. Così, dobbiamo credere esista una complementarietà fra sventurate creature come quella moglie tradita, e le janare. Ovvero, una somiglianza fra il funzionamento mentale di chi chiede i servigi di una strega, e quello della strega: entrambe le persone devono vivere una sorta di regressione a stati pre-simbolici e irrazionali della mente. Si diceva, infatti, che le streghe altro non fossero che delle malate di mente che l’Inquisizione scambiava per indemoniate (del resto Freud è nato qualche secolo dopo...).
Una donna languiva fra dolorose doglie. La voce si era sparsa per il paese. Il bambino uscì già morto dal ventre materno. Il padre, deluso e rabbioso per l’accaduto, dopo aver tanto desiderato un erede, gettò il corpicino in un fosso. Teresa non poteva non essere al corrente di tutto ciò. Si fece notte, e raggiunse il fosso, dove una nube oscena di mosche si addensava sul cadaverino. Lo afferrò per una manina, lo trasse a sé e lo infilò in un sacco di canapa. Issatasi il sacco sulle spalle, tornò alla sua misteriosa abitazione. Teresa possedeva polveri ed erbe che, messe a bollire a dovere insieme alla carne di cadavere, generavano il magico unguento per il volo notturno. Quella notte ne ricavò una boccetta, che le sarebbe durata a lungo, perchè solo una goccia di unguento, stesa su tutto il corpo, dava il pieno potere magico.
Teresa, janara di professione, non era più il semplice esempio di esperta in erbe medicamentose, o di propiziatrice di raccolti. Essa rappresentava una folta schiera di eretiche, di rabbiose contestatrici su cui la Chiesa stava gettando sguardi sempre più allarmati. La stregonereia come contestazione sociale è una delle ipotesi che si son fatte nello studio di questo fenomeno. Il potere magico, secondo questa ipotesi, detiene una forte carica eversiva, ed è capace di attrarre a sé adepti e credenti. Un fenomeno simile, più vicino a noi, è quello dell’uso delle sostanze psicoattive da parte dei gruppi giovanili che si ribellano davanti alle figure istituzionali. Si tratta di una simile ricerca di mondi alternativi a quello concreto, vivendo l’alterazione della percezione e del vissuto, attraverso una regressione a stati arcaici della mente come rifiuto — sociale, politico, ideologico — del mondo borghese.


Messe nere

Mentre Allan Kardec fu il fondatore dello spiritismo, una pratica affine nasceva, poco più di un secolo fa, negli Stati Uniti, sotto il nome di spiritualismo. Le due discipline sono complementari, ma non sovrapponibili, in quanto lo spiritualismo deve la sua denominazione alla fede in fenomeni di origine spirituale — diversamente dallo spiritismo, che non si esprimeva sulla spiritualità dei fenomeni medianici. Entrambe le discipline, non accettate appieno dal mondo scientifico, attrassero su di sé molti sospetti. Uno sguardo poco esperto, potrebbe confondere le classiche sedute spiritiche, con le messe nere, entrambe "riunioni" svolte da gruppi di adepti con lo scopo di risvegliare forze oscure. Le messe nere sono nate come estrema protesta verso il sacramento principale della Chiesa, l’Eucaristia. Esse sono nate nel Medioevo, fra gruppi di eretici che vedevano nella Chiesa una forma di potere centrale da contrastare. Fu un coro di ribellione sociale e politico a far nascere le messe nere. In esse tutto veniva recitato al contrario, come estremo scherno del culto ufficiale. Inoltre, un eccesso di lussuria, durante le messe nere, andava a profanare ulteriormente la religione cristiana. Ma in epoche antiche non ci fu solo chi, con l’uso del soprannaturale, chiamasse a sè forze oscure e demoniache. Le cronache, i libri di storia, testimoniano anche le esistenze di filosofi e imperatori che ricorrevano alle estasi bacchiche per avvicinarsi maggiormente a Dio, a forze positive e spirituali. Viene da credere che non sia la sostanza usata, a determinare l’esito buono o malefico del rito, ma la disposizione mentale di chi la usa. Baudelaire, ne "I paradisi artificiali", consigliava, del resto, di non assumere vino quando ci si sentiva di cattivo umore, perchè la cattiva disposizione dell’umore poteva essere potenziata dalla sostanza, mentre la stessa sostanza ci avrebbe resi ancora più allegri, se il punto di partenza fosse stato il buon umore.

 

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