|
|
Verso
l'illuminismo
Di tutto è
stato detto e scritto sulle sreghe: che fossero delle indemoniate, delle
schiave di Satana, delle mentecatte o isteriche, delle povere donne con
abitudini bizzarre e antisociali, delle rivoluzionarie. Eppure, ciò
che meno è stato sottolineato, è la loro stupidità,
come avrebbero più tardi fatto notare gli illuministi. Quale bisogno
cè di far cadere un albero addosso a un inerme viandante,
di arricciare il crine di un cavallo, di ammazzare una mucca mentre il
contadino dorme, di guastare un raccolto, se non per la gioia perversa
dettata dalla gratuità di un atto distruttivo, vandalico, come
quello di certi ragazzi annoiati dei nostri giorni? Eppure, oggi, non
scomodiamo il Demonio se un ragazzo rompe una finestra con un sasso. Diciamo
solo che è un "cretino"
Cosa ha fatto scegliere, allInquisizione, la pesante, funerea, omicida
via del processo e del rogo di massa, in alternativa a un atteggiamento
meno barbarico, più tollerante e - potremmo dire ironico?
Grandi maestri dironia, gli illuministi. Un po laconiche,
le loro risate hanno spento le fiamme dei roghi e ridato il giusto peso
alle cose. Le janare ne sono uscite un po ridimensionate, ma in
carne ed ossa, e non carbonizzate.
A cavallo del capretto bianco come latte (vedi puntata precedente), Rita,
la donna rapita nella notte dalla janara, guardava atterrita il vuoto
sotto di sé. Teresa a un tratto comandò al capretto una
picchiata, e le gambe penzolanti delle due donne sfiorarono la testa di
un contadino che camminava sul sentiero. Rita riconobbe, nel poveruomo,
suo cugino che, ignaro dellaccaduto, proseguì nel suo cammino,
trascinando un carretto pieno di fieno. < Ripassiamo e rovesciamogli
il carretto!!! > gridò Teresa. < No, pietà, no, è
mio cugino!!! > Il capretto planò come un fulmine sul contadino,
mandandolo gambe allaria. Rita era spaventata a morte, ma incapace
di reagire. Sperava che suo cugino non lavesse vista a bordo del
capretto, sennò era la fine.
Cime di montagne, vaste paludi, immense foreste, distese dacqua
marina e una enorme quantità di nubi gelide, furono superate nel
volo notturno dalle due donne a cavalcioni del capretto. Un fuoco ardeva
nella brughiera fredda e solitaria. Un cerchio di demoni vi danzava attorno,
al suono di tamburi e sonagli. Una donna dalla testa di serpente presiedeva
al sabba. Aveva zampe caprine poste al contrario, per far pensare, a chi
avesse seguito le sue tracce sul terreno, che andasse dalla parte opposta.
Sulla schiena si innestava unaltra testa, a forma di toro, che dalle
narici soffiava fuoco dallodore di zolfo. Un coro di demoni e streghe
si levava cupo e rauco sino al cielo. Ma nessuno lo poteva udire. Erano
così lontane da tutto e da tutti, che il mondo pareva scomparso.
Fine
della superstizione
Il passaggio
dalla caccia alle streghe (C. Naish) allIlluminismo, è segnato
dal decadere dellingiunzione biblica "non tollererai che una
strega rimanga in vita", a favore di una formulazione che recita
come segue: " Stregoneria - Vergognosa o ridicola operazione magica,
scioccamente attribuita dalla superstizione allinvocazione e al
potere di demoni" (Encyclopédie).
Il passaggio alla ragione, decretato dal periodo illuminista, sancisce
anche una ridicolizzazione dellatto stregonesco, attribuito più
a stupidità umana che a potere demoniaco.
Nonostante si creda che Voltaire abbia contribuito a fermare la caccia
alle streghe, per tutto il periodo illuminista si sono susseguiti processi
alle streghe, anche se in tono minore. Non più considerata un crimine,
la stregoneria diventa, nellepoca dei "lumi" una semplice
malattia mentale. Il Italia si celebra lultimo processo contro le
streghe ai primi del 700. Per tutto lIlluminismo si discute
ancora di magia, ma in termini tali da far cadere ogni concetto di crimine
o eresia, attribuendo alle streghe alterazioni della percezione e del
vissuto. In termini ideologici, terminata lepoca dei famosi e più
cruenti processi, si studia la stregoneria per eliminare dalla Chiesa
le superstizioni più arcaiche. Vi saranno due pensatori che si
scaglieranno contro la tortura e il rogo: Beccarla e Verri. A entrambi
si devono contributi molto importanti su temi morali, di diritto e di
uguaglianza.
Cesare Beccaria (Milano 1738 ivi 1794): "Dei delitti e delle
pene", 1762;
Pietro Verri (Milano 1728 ivi 1797): "Osservazioni sulla tortura",
1776.
|
|