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San
Barbato
Un
Vescovo sannita disceso dal Danubio
Janare
Ipotesi
sull'etimologia
Di sicura stirpe sannita e
vienerese, è il Vescovo San Barbato, colui che, in Benevento, convertì
i longobardi al cattolicesimo. Nato in Castelvenere, per la precisione
in contrada Vadari (dal longobardo bagno o terme), San Barbato
discende da quel gruppo di famiglie di origine sassone e danubiana che,
alla ricerca di terre fertili, occupò il suolo su cui sarebbe sorto
Castelvenere. Le sue genti, discese dalle terre bagnate dal torrente Wien
- affluente del Danubio venivano chiamate "wiener volk",
gente del Wien, quelli che oggi si chiamerebbero "immigrati del Wien"
o vienesi (viennesi), la qual cosa fa dedurre che Castelvenere derivi
il proprio nome dal torrente Wien, reso famoso per aver dato il nome alla
città di Vienna. Autore del libro Della superstiziosa noce di
Benevento, Pietro Piperno (protomedico beneventano del XVII°
secolo) fa risalire il mito delle streghe di Benevento alla dominazione
longobarda di Romualdo. Salvato dallinvasione bizantina di Costante
II, grazie alle preghiere di San Barbato, convinse il proprio popolo a
convertirsi alla religione cristiana. Malgrado San Barbato avesse ordinato
labbattimento del noce, le sue radici sopravvissero, e diedero continuità
al mito delle streghe di Benevento, che nel tempo si arricchì di
nuovi motivi, fino a giungere alletà barocca, quando si narrava
che ai riti orgiastici partecipassero oltre duemila streghe, ciascuna
guidata da un demone, in qualità di servo ed amante.
Leggenda beneventana è quella delle cosiddette janare, poiché
nel dialetto beneventano non esiste la strega. Questultima è
una figura letteraria, nata in età classica e giunta alla sua odierna
definizione soprattutto in età moderna, grazie ai contributi della
Chiesa e dellArte. Strega deriva etimologicamente da stryx,
strige, notturno essere alato che si riteneva succhiasse il sangue dei
bambini. Ad essa è associato il commercio col demonio. Tuttavia
la strega possiede anche doti positive, come la conoscenza delle virtù
curative delle erbe. La janara nasce nella tradizione popolare, e deve
etimologicamente il suo nome al latino ianua (porta), in quanto
essa è insidiatrice delle porte, attraverso le quali si introduce
nelle case. Proprio dinanzi alle porte, narra la leggenda popolare, era
necessario collocare una scopa, o un sacchetto di grani di sale, così
da costringere la janara a contare i fili della scopa, o i grani di sale,
sino allo spuntare del sole, la cui luce le era mortalmente nemica.
"Cugine" strette della janara sono altre figure popolari, come
la Zucculara (sopravvivenza di unantichissima dea pagana:
Ecate), lUria e la Manalonga. Oltre che da janua,
una diversa e interessante etimologia di janara potrebbe essere legata
al mito della dianara, seguace della dea Diana, dea cui erano riconducibili
riti notturni detti gioco di Diana. Il mito del noce e del raduno
delle streghe beneventane attorno alle sue radici, possiamo trovarli nel
"Fiore", poema allegorico attribuito a Dante Alighieri, e nella
favola del Gobbo di Peretola di Francesco Redi. Il noce sorgeva
in un luogo imprecisato, lungo le sponde del fiume Sabato. Documenti appartenenti
allantica tradizione del luogo, però, ci riportano con precisione
la formula che le streghe recitavano prima del magico volo che le avrebbe
condotte al noce: Sottallacqua e sottu viento, sotta
u noce e Beneviento.
LItalia può vantare di essere luogo privilegiato nella storia
della stregoneria, grazie al mito del noce beneventano, meta usuale del
volo magico e del sabba delle streghe. Le prime notizie riguardanti Benevento
come luogo magico risalgono alle prediche di Bernardino da Siena del 1427.
Ma vi è, intorno a quel periodo, anche la storia di Matteuccia
da Todi, accusata di essere "pubblica incantatrice, fattucchiera,
maliarda e strega". Ella confessò luccisione di numerosi
bambini innocenti, oltre al fatto che, con altre streghe, si recava presso
il noce di Benevento, recitando la seguente formula magica: Unguento
unguento/ mandame a la noce de Benevento, supra acqua et supra ad vento
et supra ad omne maltempo.
Si avvisano i cortesi lettori che, a partire dalla prossima puntata, avrà
inizio il racconto, in parte fantastico, ma verosimile, di una strega
di Benevento e del suo processo. Per scrivere questo racconto, lautore
attingerà il materiale da fonti storiche non sempre locali, che
renderanno la narrazione, se non proprio aderente alla realtà di
Benevento, molto simile ad essa, con le dovute approssimazioni.
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