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beneventani in vetrina
Un viaggio tra cinque biblioteche beneventane
Anche ad Oxford cancellano il Natale
I centri di cultura nell'Arcidiocesi di Benevento
Cento preti sanniti nella penna di un confratello
Parrocchia San Gennaro: Comunità in festa
Il guerriero e il drago
In cammino con San Gennaro e San Pio
Anno Paolino. Nel bimillenario della nascita dell'Apostolo
delle genti
Corso di Laurea in Scienze Religiose. Aperte le iscrizioni
2008-2009
Introducendo Antonio Socci: Padre pio e il segreto della Speranza
La vita vincerà
Padre Pio e Aldo Moro, due vittime sacrificali
Primo Congresso Mondiale Apostoplico della Misericordia
Non possiamo non "farci" cristiani
Un testimone della Chiesa beneventana al traguardo
Salto di qualità. L'I.S.S.R. "Redemptor Hominis" diventa Università
Dio seduce ancora
Moratoria sull'aborto e laicità. Giuliano Ferrara a Benevento il
25 febbraio
Ricordando padre Di Monda
Una storia d'amore e di tenerezza
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beneventani in vetrina
Lo studioso
Alfredo Zazo, Direttore dellarchivio storico provinciale di Benevento,
nel febbraio 1973 pubblicò presso la Fausto Fiorentino di Napoli
il "Dizionario Bio-Bibliografico del Sannio" con i nomi e le
informazioni dei più rappresentativi personaggi della città e provincia che dai tempi di Roma ai giorni nostri hanno dato lustro alla
terra sannita, scusandosi per le inevitabili omissioni e auspicando che
la ricerca, dopo di lui, proseguisse nel tempo.
Con puntuale e attenta disponibilità il dott. Lamberto Ingaldi
ha raccolto il testimone e in questi giorni che ci preparano al Natale
del Signore ha pubblicato il volume "Beneventani in 150 biografie"con
le Edizioni Realtà Sannita. Mercoledì 17 dicembre, presso
lAuditorium "Giovanni Paolo II", la presentazione del
libro con gli interventi di Fausto Pepe, Riccardo Valli, Annalisa Cervone,
Giovanni Fuccio e lo stesso autore.
Lamberto Ingaldi, laureato in giurisprudenza, già dirigente IACP
di Benevento, coniugato con cinque figli, diacono permanente, direttore
emerito dellufficio diocesano beni culturali, appassionato ricercatore
di storia locale, ha già pubblicato diverse opere. Questa ultima
fatica lha dedicata al figlio Umberto, recentemente scomparso. Lopera
rende omaggio a tanti beneventani di nascita e di adozione che hanno onorato
la nostra città attraverso la cultura, la fede, larte e il
lavoro.
I personaggi descritti hanno segnato in modi diversi la storia del territorio
sannita. Lamberto Ingaldi ha il merito di aver preservato dalla dimenticanza
e dalloblìo figure assai prestigiose che animano il panorama
sociale locale. La gran parte dei personaggi è già passata
a miglior vita ma alcuni sono ancora viventi ed operanti. La difficile
congiuntura socio-economica getta sul nostro cammino ombre di incertezza,
sfiducia e paura ma la galleria dei personaggi descritti nellopera
offre un salutare segnale di speranza per convincerci della necessità
di lavorare in ogni ambito sociale, politico, culturale, religioso ed
economico con onestà, generosità e lungimiranza nella convinzione
che il bene comune edificato dallimpegno dei singoli riorganizzerà
il progresso ed edificherà la civiltà dellAmore.
La chiave ermeneutica della ricerca che si estende nelle 374 pagine del
volume è offerta dallo stesso autore con una frase dello scrittore,
giornalista e polito scozzese Samuel Smiles: "Muore luomo e
scompare ma sopravvivono i suoi pensieri e le sue azioni".
("Benevento
La libera voce del Sannio" n.22/ del 19/12/2008)
Un
viaggio tra cinque biblioteche beneventane
Mons. Mario
Iadanza, direttore dellufficio diocesano per i beni culturali propone
una indovinatissima iniziativa dal titolo "Libera-mente in biblioteca".
Si tratta di un viaggio che dal 28 novembre 2008 fino al 13 febbraio 2009
intende condurre sui sentieri del sapere, visitando cinque biblioteche
ecclesiastiche della città di Benevento, informando su determinate
novità librarie favorendo una
preziosa occasione di confronto, di dialogo e di crescita culturale. Una
scuola itinerante che propone un ampia circolazione del sapere,
invitando alla libertà e alla responsabilità, affinchè
la conoscenza non abbia il potere di asservire le coscienze ed imporre
il dominio dispotico delleconomia.
Dopo lincontro del 28 novembre scorso presso la biblioteca arcivescovile
"F.Pacca" con lintervento di Luca Capozzo, Ugo Dovere
e Fabio Zavattaro, seguiranno altri quattro incontri: il 12 dicembre presso
il Centro di Cultura "Raffaele Calabrìa" dellUniversità Cattolica con Eugenio Pareo, Giuseppe Maio e Dario Sacchini; il 16 gennaio
presso il Seminario Arcivescovile con Alessandro Pilla, Francesco Paolo
Casavola e Giuseppe Acocella; il 30 gennaio presso il convento Santa Maria
delle Grazie con Davide Panella, Vito Cagli e Francesco Sgambato; il 13
febbraio presso la Biblioteca Capitolare con Laureato Maio, Fulvio De
Giorgi e Pasquale Andria.
Larcidiocesi di Benevento, nella sua lunga e prestigiosa storia,
ha sempre avuto centri qualificati di cultura, presso la Cattedrale, presso
il Seminario e presso i Collegi religiosi. Tre biblioteche in particolare
aiutano ancora oggi la ricerca filosofica e teologica: Biblioteca Capitolare,
Biblioteca Arcivescovile "F.Pacca" e Biblioteca "Pio XI"
che accoglie il materiale librario della biblioteca del Seminario Arcivescovile
e quello del Regionale. Italo Calvino, nellopera "Le città
invisibili", mette sulla bocca di Marco Polo che si trova al cospetto
del Gran Kan, queste parole: "Linferno dei viventi non è
qualcosa che sarà; se ce nè uno, è quello che
è già qui, linferno che abitiamo tutti i giorni, che
formiamo stando insieme. Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo
riesce facile a molti: accettare linferno e diventarne parte fino
al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige
attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e
cosa, in mezzo allinferno, non è inferno, e farlo durare,
e dargli spazio".
Solo il sapere ci salverà dallinsipienza, dalla stoltezza,
dallinsignificanza del vivere, dalla perdita didentità
e dallautodistruzione.
("Benevento
La libera voce del Sannio" n.21/ del 5/12/2008)
Anche
ad Oxford cancellano il Natale
Lespansione
della civiltà europea avvenne sotto limpulso del cristianesimo.
La Chiesa è una società universale
destinata a riunire in una sola famiglia tutti i paesi della terra, senza
distinzione di razza, cultura, nazionalità. I missionari, incoraggiati
dal mandato di Gesù, hanno propagato il cristianesimo da un capo
allaltro del mondo. Le università, luogo per eccellenza della
trasmissione della cultura, sono uno dei frutti più alti del cristianesimo.
Fino al Rinascimento la storia intellettuale dellEuropa non è
che un capitolo della storia della Chiesa. Il cristianesimo ha infuso
poi unanima alla nuova arte europea. Accanto al Buono e al Vero,
il Pulcrum, la bellezza, è come una scala per ascendere
a Dio. Lincarnazione del Verbo rende possibile la rappresentazione
umana di Dio e la Chiesa difende il ruolo santificatore dellarte
dalle persecuzioni e dalle distruzioni degli iconoclasti. Nessuno ha promosso
larte più della Chiesa.
Una nuova furia iconoclasta attraversa ora il mondo, lEuropa cristiana
e la cattolica Italia. Si chiama cristofobia e cristiano fobia. In nome
della laicità si cacciano i presepi dalle scuole e i crocifissi
dagli uffici. La religione viene costretta nei confini angusti della coscienza
individuale. Si nega alla Chiesa il diritto di intervenire sui temi nodali
della vita e del comportamento etico, nel mentre la magistratura condanna
a morte con inaudita ferocia Eluana Englaro, lindifesa ragazza italiana
destinata alleutanasia. Si cancellano i segni sacri. Lo scorso 29
agosto a Medjugorie hanno sfregiato e profanato la statua della Madonna
sulla collina delle apparizioni. E i cristiani sonnolenti, immersi nel
grigiore della mediocrità, stanno a guardare. Si ricorda con orrore
in tutto il mondo, e giustamente, lo sterminio degli ebrei. Si sono sviluppate
ovunque, ed è stato bello, iniziative di solidarietà nei
confronti dei monaci buddhisti durante le repressioni del governo birmano.
Tante iniziative di solidarietà hanno incoraggiato le popolazioni
tibetane durante le repressioni cinesi prima delle ultime olimpiadi. Ma
chi parla, chi reagisce, chi protesta dinanzi alla recente uccisione di
tanti cristiani in India? I simboli sono importanti. Quando, tempo fa,
un giornale danese, con una scelta infelice, pubblicò una vignetta
satirica su Maometto, il mondo islamico fece esplodere un putiferio da
un capo allaltro del mondo. Quando si dissacrano i simboli cristiani,
tutti tacciono. Recentemente al museo di Bolzano hanno esposto una scultura
che rappresenta una rana crocifissa. Neppure quelli che si professano
cristiani reagiscono. Davanti ad una statua profanata credo che ognuno
debba inginocchiarsi e chiedere perdono affinchè Dio abbia pietà
di noi folli, superbi e disperati, già sconfitti nel tetro labirinto
del delirio della libertà. Non è finita. In Olanda la guerra
culturale al cristianesimo ha decretato che dora in poi, Cristo
si dovrà scrivere con la "c" minuscola. A Londra il Natale
scompare da francobolli, recite o decorazioni. I grandi magazzini di Milano
hanno annunciato che questanno non venderanno presepi. La domenica
da giorno del Signore è divenuto giorno del pallone. La festa di
tutti i Santi diventa la festa delle zucche vuote.
Ed ora anche ad Oxford, città nota per le università sapientissime,
il consiglio comunale ha deciso che questanno il Natale cancellerà la parola Christmas e si chiamerà "Festival della Luce".
I capi della città dei saggi hanno deciso che in questa parola
cè qualcosa che dà fastidio, cè Christmas.
Si fa fuori la parola per far fuori la realtà. La faccenda
è seria. Non sopportano Cristo. Ma il Suo nome è sopra ogni
altro nome e solo dinanzi a Lui ogni ginocchio deve piegarsi. Lo afferma
con forza San Paolo e le sue parole ispirate diventano profezia di speranza
per il nostro tempo. I saggi odiano Cristo e vogliono eliminarlo, come
avvenne la prima volta nel Sinedrio e nel palazzo di Pilato. Ma il popolo
lo cerca, lo invoca, lo ama e lo adorerà, adagiato in una culla,
anche nei prossimi giorni di Natale. Sono davvero ridicoli questi notai
del niente ed esperti del nulla.
("Benevento
La libera voce del Sannio" n.20/ del 21/11/2008)
I centri di cultura
nell'Arcidiocesi di Benevento
LArcidiocesi
di Benevento, nella sua lunga e prestigiosa storia, ha sempre avuto un
centro di cultura ecclesiastica: durante il medioevo presso la chiesa
Cattedrale e nelle parrocchie e poi, a partire dal Concilio di Trento,
fino ad oggi, presso il Seminario,
senza dimenticare i prestigiosi Collegi di formazione come quello dei
Gesuiti in piazza Roma, delle Scuole Pie ove sorge ora lauditorium
comunale San Nicola e dei Fratelli delle Scuole Cristiane ove ora opera
il Conservatorio Statale di Musica
Il Seminario Arcivescovile di Benevento viene fondato, subito dopo il
Concilio di Trento, nel 1567 dal Cardinale Giacomo Savelli, assolvendo
per oltre quattro secoli il ruolo di formazione culturale, spirituale
e pastorale dei futuri presbiteri dellArcidiocesi e anche di alcune
Diocesi della soppressa Regione Ecclesiastica Beneventana.
Il Cardinale Donato Maria DellOlio, Arcivescovo di Benevento dal
1898 al 1902, si adopera tenacemente per tenere lontano dal clero beneventano
il modernismo e dal popolo dei fedeli la massoneria, fortemente radicata
in Benevento.
In seguito il Cardinale DellOlio ottiene, da Papa Leone XIII, il
Pontificio Ateneo teologico-giuridico San Tommaso dAquino, eretto
con decreto della Sacra Congregazione degli studi il 30 giugno 1899. Unala
del palazzo arcivescovile, convenientemente rammodernata e arredata, viene
destinata a sede del nuovo Ateneo Pontificio. Il 28 ottobre 1899 avviene
la solenne inaugurazione del nuovo Ateneo che conferisce, sia per la teologia
che per il diritto, i gradi di: baccalaureato, licenza e laurea o dottorato.
LAteneo contribuisce ad elevare il tenore culturale del clero diocesano
e regionale. Gli alunni più promettenti vengono inviati a Roma,
per approfondire gli studi e conseguire presso le Università Pontificie
i gradi accademici, come alunni dellAlmo Collegio Capranica e del
Seminario Pio, fondato da Pio IX per gli aspiranti al sacerdozio più
meritevoli e per gli alunni provenienti dagli antichi territori pontifici.
Ulteriore data significativa è quella del 25 ottobre 1933 quando
sul viale degli Atlantici viene inaugurato il Pontificio Seminario Regionale
Beneventano Pio XI. LArcivescovo Luigi Lavitrano, prima di essere
elevato alla porpora cardinalizia e trasferito alla sede di Palermo acquista
nella località detta dellAngelo un vasto terreno, ceduto
poi alla Sede Apostolica, per costruirvi un nuovo Seminario perché
quello di corso Garibaldi è divenuto insufficiente e inidoneo.
Lo stesso Lavitrano il 21 febbraio 1930 pone la prima pietra per la costruzione
del nuovo edificio costruito secondo le norme antisismiche dovute al rovinoso
terremoto del Vulture del luglio 1930. Il 15 giugno 1931 iniziano i lavori.
A metà novembre 1932 ben 180 alunni di liceo classico e teologia,
provenienti dalle 15 Diocesi suffraganee di Benevento e da altre 7 Diocesi
indicate dalla Congregazione, prendono alloggio nel nuovo Seminario, intitolato
al donatore, il Papa Pio XI, e posto sotto la protezione di San Luigi
Gonzaga e Santa Teresa del Bambino Gesù. Primo Rettore è
Monsignor Luigi Pirelli, coadiuvato da due vicerettori, un direttore spirituale
e un economo, Prefetto degli studi è Monsignor Gennaro di Somma,
cucina e guardaroba affidati alle Suore della Sacra Famiglia di Spoleto.
Il 15 Novembre 1932 hanno inizio ufficialmente le attività con
la benedizione della cappella e dellintero fabbricato da parte dellArcivescovo
Piazza. Il 28 novembre 1932 inizia lanno accademico, il 4 dicembre
lArcivescovo Piazza consacra la chiesa e laltare maggiore
e il 18 dicembre viene scoperto il busto bronzeo raffigurante Pio XI.
Il 25 ottobre 1933, dopo un anno di tirocinio, il Cardinale Gaetano Bisleti,
a nome di Pio XI, inaugura solennemente il Seminario Regionale.
Nel 1977 il Seminario Regionale Pio XI, per scarsità di vocazioni
e gravoso peso economico, chiude i battenti. Il complesso viene venduto
dalla Santa Sede allo Stato italiano e trasformato in scuola per allievi
carabinieri. I seminaristi beneventani ritornano al Seminario Arcivescovile
che funge nel frattempo anche da Seminario maggiore.
Non tutto il giardino del Seminario viene alienato. LArcivescovo
Raffaele Calabrìa sogna un nuovo Seminario preparando con immensi
sacrifici il patrimonio economico necessario alla costruzione. LArcivescovo
Carlo Minchiatti realizza infine il nuovo Seminario inaugurato da Giovanni
Paolo II il 2 luglio 1990. Il nuovo Seminario accoglie studio teologico
e scuola media-ginnasio-liceo De La Salle, rilevandone la parifica e la
gestione dai Fratelli delle Scuole Cristiane che nellanno 1980-81
chiudono il loro Istituto. La Sacra Congregazione per leducazione
cattolica, il 16 gennaio 1989, concede allIstituto Teologico Madonna
delle Grazie del Seminario Arcivescovile di Benevento, laffiliazione
al Pontificio Ateneo Antonianum di Roma, oggi Università. Accanto
allo Studio Teologico opera lIstituto Superiore di Scienze Religiose
Redemptor hominis divenuto Università con valenza europea con decreto
della Congregazione Vaticana per leducazione cattolica del 28 novembre
2007, abilitandolo a rilasciare i gradi accademici di laurea e laurea
specialistica. Questo Istituto inizia le sue attività nel 1980
come scuola triennale di scienze religiose voluta dallArcivescovo
Calabrìa, nel 1990 diviene Istituto Superiore di scienze religiose
collegato allAntonianum di Roma, nel 2007 riceve la definitiva erezione
accademica, dopo il collegamento alla Pontificia Facoltà dellItalia
Meridionale di Napoli, avvenuta nel 2006. Dunque da 28 anni questo Istituto
è al servizio della formazione teologica del laicato e delle religiose
del territorio.
Tre biblioteche aiutano la ricerca filosofica e teologica: Biblioteca
Capitolare, Biblioteca Arcivescovile "F.Pacca" e Biblioteca
"Pio XI" che accoglie il materiale librario della biblioteca
del Seminario Arcivescovile e quello del Regionale.
("Benevento
La libera voce del Sannio" n.19/ del 7/11/2008)
Cento
preti sanniti nella penna di un confratello
E il
contenuto della mia ultima pubblicazione. Ho rivisitato gli ultimi duecento
anni di storia sannita attraverso cento prestigiose
figure di pastori della Chiesa beneventana. Molti hanno operato esclusivamente
sul territorio, tanti in Campania, Puglia, Calabria e in Vaticano, portando
in alto il nome della nostra storia, cultura e santità. Molti di
essi ruotano intorno al più noto sacerdote sannita, padre Pio da
Pietrelcina, lunico prete stimmatizzato, dopo Cristo, in duemila
anni di cristianesimo. Si tratta di un meraviglioso viaggio nella memoria,
capace di cogliere le caratteristiche comuni e dominanti degli illustri
testimoni della fede. In questo articolo mi fermo soltanto sul ricco patrimonio
della nostra storia.
Il Sannio è una zona montuosa e ricca di verde, con una storia
lunga quasi 30 secoli e con vicende di grande importanza, come la sconfitta
dei Romani ad opera dei Sanniti nel 321 a.C., la vittoria di Roma su Pirro
nel 275 a.C. e la battaglia tra Carlo dAngiò e Manfredi di
Svevia: in co del ponte presso a Benevento (Dante, canto
III del Purgatorio).
Benevento, regina del Sannio, con la storia plurimillenaria, sorge alla
confluenza dei fiumi Sabato e Calore, subisce linflusso osco-sannitico
per poi entrare nellorbita romana.
La sconfitta di Pirro re dellEpiro, accorso in aiuto dei sanniti,
fa mutare lantico nome Maleventum nel più beneaugurante Beneventum. Divenuta colonia romana, la città, vede accrescere
la sua importanza con il passaggio della via Appia, regina delle strade
verso lOriente, e della via Traiana, con la realizzazione di edifici
e monumenti che la rendono ancora oggi uno straordinario museo allaperto:
Arco Traiano, eretto nel 114 d.C., il Teatro Romano, realizzato da Adriano
e restaurato da Commodo alla fine del II secolo d.C., dello stesso periodo
è anche il Ponte Leproso.
Con Domiziano, di ritorno da una spedizione in Europa orientale, nell88
d.C. ha inizio il culto di Iside che fa di Benevento il più importante
centro di scoperte di sculture egiziane originali in Occidente: statue
egizie e altri reperti custoditi nel Museo del Sannio, obelisco di piazza
Papiniano ed il bue apis di viale San Lorenzo.
Dopo la caduta dellimpero romano ed un periodo di palese decadenza,
Benevento e il Sannio assurgono a nuova gloria sotto la dominazione longobarda.
Il capoluogo sannita diviene Principato nel 744 con Arechi II e conosce
momenti di grande splendore di cui oggi ancora si ammirano i segni: chiesa
di Santa Sofia con annesso chiostro e abbazia benedettina nel cui scriptorium
nasce la scrittura beneventana divenuta famosa nel mondo ed il canto
beneventano.
A Benevento, la moglie del duca Romualdo, Teodorata, diviene protagonista
della conversione dei longobardi al cattolicesimo.
Allinizio del secondo millennio, con la morte dellultimo principe
longobardo Landolfo VI (1073-1077), Benevento è occupata per un
breve periodo da angioini, aragonesi, borboni e francesi, fino al lungo
dominio dello Stato pontificio, un feeling ben saldo, durato 800
anni, fino al 1860, quando Benevento, occupata da Garibaldi, è
annessa al Regno dItalia.
Lultimo rappresentante pontificio è Odoardo Agnelli, che
lascia il castello il 3 settembre 1860. Dal marzo 1838 al luglio 1841
vi abita come delegato pontificio Gioacchino Pecci, futuro Leone XIII,
il papa della Rerum novarum.
Tanti monumenti raccontano lintreccio di epoche storiche: Rocca
dei Rettori, cioè il Palazzo dei governatori pontifici, del 1321,
Palazzo Paolo V di fine secolo XVI, Chiesa di San Bartolomeo del 1729
che accoglie le reliquie dellApostolo Patrono, Villa dei Papi, già
residenza pontificia costruita nel 1696 dal Cardinale Vincenzo Maria Orsini,
Arcivescovo di Benevento dal 1686 al 1730 che, pure eletto Papa col nome
di Benedetto XIII conserva, attraverso un suo vicario, il governo della
Chiesa beneventana, la Cattedrale edificata nel VII secolo, arricchita
nel XIII secolo di una nuova facciata e di un campanile, nonché
la stupenda porta di bronzo bivalve, massimo capolavoro romanico nellItalia
meridionale risalente ai secoli XII-XIII, detta Janua Major con
72 pannelli di cui 43 raffigurano episodi della vita di Cristo, che ha
detto: "Io sono la porta delle pecore" (Gv 10,7), altri 25 raffigurano
lArcivescovo metropolita di Benevento in trono, con il camauro e
24 Vescovi suffraganei della Provincia Ecclesiastica Beneventana che nel
passato estende i suoi ampi confini anche nel Molise e nelle Puglie fino
al lago di Lesina.
("Benevento
La libera voce del Sannio" n.18/ del 24/10/2008)
Parrocchia
San Gennaro: Comunità in festa
OTTOBRE
E PER ECCELLENZA IL MESE MISSIONARIO.
In questo terzo millennio il tema della missione diventa urgente e drammatico:
i musulmani crescono al ritmo di circa il 20 % mentre i cattolici di circa
il 2%. Le nuove persecuzioni contro i cristiani rendono il panorama mondiale
ancora più preoccupante. Occorrono dunque apostoli della "nuova
evangelizzazione" con la passione di San Paolo del quale celebriamo
il secondo millennio della nascita, con lentusiasmo di Giovanni
Paolo II il Grande autore dellEnciclica "Redemptoris missio"
che prossimamente vedremo beatificato e con la generosità di Padre
Pio da Pietrelcina, vanto della nostra terra sannita.
OTTOBRE E PER ANTONOMASIA IL MESE DEL SANTO ROSARIO.
Il giorno 5 la supplica alla Madonna di Pompei, il 7 la memoria della
Beata Vergine del Rosario, istituita da San Pio V, in occasione della
vittoria navale del 7 ottobre 1571 a Lepanto contro i turchi, il 13 lultima
apparizione della Madonna a Fatima nel 1917 sul finire della prima guerra
mondiale con il grande miracolo del sole. Proprio a Fatima nel 1917 la
Madonna ha detto: "Recitate il Rosario ogni giorno per ottenere la
pace nel mondo". Ai nostri giorni, grazie anche allinsegnamento
e allesempio di Padre Pio e Giovanni Paolo II, il Rosario è ritornato a fiorire nella Chiesa e nelle famiglie.
OTTOBRE 2008 E PER LA PARROCCHIA DI SAN GENNARO ANCHE UN MESE
INTENSAMENTE VOCAZIONALE.
Una comunità in festa per linizio del nuovo anno pastorale
con lintronizzazione della Bibbia e la scuola della Parola, per
larrivo delle reliquie di San Bartolomeo Patrono della Città
e dellArcidiocesi con il triduo vocazionale e la processione verso
la Basilica dell "Apostolo dotto senza falsità",
per la presentazione del libro "Maestri e Sentinelle. Profili di
cento preti beneventani", per il 14° anniversario di presenza
di Don Pasquale in Parrocchia ed il 25° della sua Ordinazione Sacerdotale
con la solenne Concelebrazione, il volume in ricordo, il buffet, la musica,
i fuochi, la torta del giubileo ed il Concerto dellOrchestra dArchi
proveniente dalla Repubblica Slovacca.
Tutti "tranquilli e sereni come bimbi svezzati in braccio alla Madre"
per rispondere con laiuto della Madonna e dei Santi alla "universale
vocazione alla santità".
A presentare il libro "Maestri e Sentinelle" nellAuditorium
Giovanni Paolo II in viale Atlantici n.69 interverranno il Vescovo di
Teano e la giornalista e scrittrice Alessandra Borghese. Il concerto del
30 ottobre si terrà invece nella chiesa cittadina di San Gennaro
e interverrà lorchestra di archi della Repubblica Slovacca.
("Benevento
La libera voce del Sannio" n.17/ del 10/10/2008)
Il
guerriero e il drago
Unantica
moneta sannita raffigura un giovane guerriero appoggiato ad una lancia,
fra un albero ed un toro giacente. Questa moneta rappresenta una delle
testimonianze più importanti dellepopea del popolo sannita.
Boiano fu il primo aggregato urbano del popolo sannita e dopo la nascita
delle prime colonie sui colli che fiancheggiano il fiume Sangro, si moltiplicarono
gli insediamenti lungo le falde del Matese. La fusione degli elementi
sabini, osci e pelasgi creò una tipologia nuova con la nascita
del popolo sannita: dai Sabini lindole guerriera e conquistatrice,
lo stabilire leggi proprie ed autonome, lordinamento religioso,
la tendenza allagricoltura e alla pastorizia, lausterità
e la rigidezza del carattere; dagli Osci ereditò le abitudini montagnarde
ed il linguaggio parlato e scritto; dai Pelasgi il modo di costruire le
città, larchitettura delle acropoli e dei fani (templi di
piccole dimensioni) e le mura ciclopiche, come si può notare fra
le antiche rovine di Boiano, Isernia, Aquilonia e Sepino.
Sono stato parroco di Sassinoro per una dozzina danni appassionandomi
allo studio delle origini regalando alla comunità una storia del
paese come frutto della mia ricerca.
In questo territorio dellalto Tammaro si trova anche Pontelandolfo
teatro dellaffascinante vicenda storico-sociale-religiosa che in
questo libro viene raccontata con linguaggio avvincente.
Ne è autore Giuseppe Perugini, molto noto alla popolazione.
Conosco da molto tempo Pinuccio Perugini, ne apprezzo la vivida e tenace
intelligenza politica insieme alla struggente passione per "il natìo
loco", lamata Pontelandolfo con la sua gente residente e quella
emigrata nelle lontane Americhe.
Egli è lincarnazione simpatica del guerriero sannita che
travalicando difficoltà senza fine continua sempre a lottare umanamente
e sperare cristianamente senza mai arrendersi dinanzi al "cieco conformismo",
profeticamente denunciato da Papa Benedetto XVI nella recente Giornata
Mondiale della Gioventù a Sydney.
Proprio dove il territorio campano si incrocia con quello molisano, alcuni
anni fa Giuseppe Perugini fece elevare il segno del guerriero sannita
per esaltarne la memoria e rinnovarne la tradizione.
Ho letto con avidità culturale e grande interesse queste preziose
pagine di storia sature di vita, provando un forte coinvolgimento ed una
intensa emozione. Pinuccio è un formidabile scrittore ed ha la
capacità di farti seguire il percorso tracciato con una logica
serrata, permettendoti poi di entrare da protagonista nelle pagine scritte,
fino a spingerti a volare alto, a sorridere e talvolta a commuoverti.
Lautore chiama le cose con il loro nome ed aiuta a rendersi conto
di quanto sia fitta la "notte" che incombe sul nostro tempo.
Prima e più che un affievolirsi del senso morale-religioso, è
una "notte della ragione". La sventura più grave che
affligge il sapere ed il comportamento della nostra epoca non è
la perdita della fede ma lo smarrimento della sanità mentale.
Lapostolo Paolo di cui ricordiamo il bimillenario della nascita,
scrivendo alla comunità di Roma afferma: "Con tutti i loro
ragionamento son diventati vuoti di verità" (Rm 1, 21). Il
giudizio impietoso di san Paolo sulla prestigiosa "sapienza"
greca è anche una profezia su molte espressioni della cultura contemporanea.
Il profeta Isaia afferma: "Come una donna incinta che sta per partorire
si contorce e grida nei dolori, così siamo stati noi di fronte
a te, Signore. Abbiamo concepito, abbiamo sentito i dolori, quasi dovessimo
partorire: era solo vento; non abbiamo portato salvezza al paese e non
sono nati abitanti nel mondo" (Is 26, 17-18). Ed è lo stesso
Isaia a domandarsi: "A che punto è la notte?" (Is 21,
11).
Linquietante interrogativo del profeta trova in queste pagine di
Pinuccio Perugini non solo una risposta severa ma anche un forte richiamo
alla speranza con: la felice intuizione di una purificazione della memoria
storica per sanare ogni conflitto; la brillante proposta di una tavola
della riconciliazione tra gli abitanti di Pontelandolfo, Morcone e Cercemaggiore
per ridare un altare e tanti fedeli al conteso san Donato dArezzo;
lesaltante riscoperta delle radici cristiane che celebra lafflato
damore tra Pontelandolfo e Waterbury per riannodare il filo spezzato
di una comune tradizione.
Duemila anni di storia cristiana non si possono cancellare nellarte,
nella letteratura, nella poesia, nella legislazione o nella cultura con
un forsennato colpo di spugna. I nomi stessi dei nostri paesi e delle
nostre città sarebbero per la gran parte incomprensibili senza
quellavvenimento che noi datiamo con lanno zero: la nascita
e la presenza di Cristo. Le nostre feste principali, le nostre tradizioni
belle e variopinte, scomparirebbero.
Senza una fede che dà speranza al nostro futuro, senza una visione
di società come famiglia globale, senza una giustizia legata anche
al perdono, senza luniversalismo che supera il rinascente razzismo
ed i vari egoismi municipali, non ci sarà futuro.
La speranza cristiana ci rende certi che lamore vincerà,
la misericordia di Dio non avrà fine e la Sua luce brillerà
anche nelle situazioni più buie. Una volta sconfitte le tenebre,
tornerà a risplendere lalba della nuova civiltà dellamore.
Giovanni Paolo II definisce la pietà popolare: "Un vero tesoro
del popolo di Dio". La pietà popolare allinizio del
terzo millennio è ancora capace di esprimere la sete di Dio scritta
nel cuore degli uomini.
Benedetto XIII, Papa Orsini, definisce queste finestre del Cielo che sono
le cappelle rurali e le edicole votive: Oratoria viarum, cioè stazioni oranti, luoghi di preghiera lungo la via.
Nella seconda metà del VII secolo, quando limperatore dOriente
Leone III decreta la "iconoclastia" con la distruzione delle
icone sacre usate per il culto, Giovanni Damasceno, esegeta coltissimo,
critico sicuro, apologeta efficace e teologo illuminato afferma che le
immagini sacre dimostrano la serietà dellIncarnazione: "La
bellezza ed il colore delle immagini sono uno stimolo per la mia preghiera.
E una festa per i miei occhi così come lo spettacolo della
campagna sprona il mio cuore a rendere gloria a Dio". Cappelle votive
ed immagini sacre recano le tracce della nostra peculiare cultura radicata
nel Vangelo, la cultura cristiana; sono segnaletiche divine che accompagnano
i vari momenti della vita: nascita, festa, sofferenza, nozze, lavoro e
morte. Questi piccoli monumenti di arte sacra intessono nei nostri paesi
una storia bellissima di amore e di devozione. Questo museo stradale costituisce
un codice indovinatissimo di comunicazione orizzontale e verticale: presso
questi altari il popolo dei vicoli e delle contrade recitava rosari ed
elevava preghiere, realizzando una cordiale integrazione sociale e superando
la stanca e rarefatta comunicazione "terra terra" imparando
a comunicare con il Cielo.
Ebrei, musulmani e cristiani credono che Dio cè, ma solo
noi cristiani crediamo che "un uomo è Dio"! Ecco la nostra
originalità, ecco la nostra identità cristiana: "E
il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi" (Gv 1,
14).
Un fatto è certo: durante e dopo il Concilio Vaticano II la Chiesa
cattolica si è protestantizzata in tanti ambiti dellesperienza
religiosa e pastorale ed una furia iconoclasta si è nuovamente
abbattuta nelle nostre città e nei nostri paesi. Il tabernacolo
è finito in un cantuccio, le statue della Vergine Maria e dei celesti
Patroni negli scantinati, le reliquie dei santi in soffitta, molte cappelle
ed edicole votive abbattute in nome della modernizzazione urbanistica.
Neppure la comunità di Pontelandolfo è stata risparmiata
da questonda anomala nel grande mare dellesperienza ecclesiale.
Gli errori del passato vanno ora risanati con una coraggiosa e saggia
valorizzazione della tradizione e della pietà popolare, vera antenna
ricettiva e trasmissiva di Dio. La pietà popolare non attende di
essere gestita ma assunta. Nella ricerca di Dio non basta lintelletto,
occorre anche il cuore ed il sentimento. La norma non può limitare
la creatività dellamore. La ufficialità non può
spegnere la spontaneità. Noi tutti siamo piccole "finestre"
sullinfinito di Dio. Le vie che Dio apre per noi sono "impensate",
nessuno le conosce (Rm 11, 33). Il cuore delluomo è un abisso
(Sal 64, 7) e sia che faccia silenzio, sia che gridi, è come la
corda di unarpa sulla quale Dio può intonare canti sempre
nuovi e diversi.
La pietà popolare è un linguaggio immediato, nelle categorie
del "sentire" più che del "ragionare", bisogna
ascoltarla in sintonia con lo Spirito del Signore che "conosce ogni
voce" (Sap 1, 7). Dio parla in tutti. Sono le nostre lunghezze donda
che talvolta non lo captano.
Lo smontaggio delle feste religiose è un errore, è unoffesa
alla vocazione delluomo chiamato a "santificare la festa"
e santificarsi in essa, è inaridimento della nostra carismaticità
meridionale, è spegnimento di nobili tradizioni in un tempo schiacciato
dal secolarismo, dallefficientismo e, per di più, dagli emergenti
atteggiamenti imitativi sul piano degli spettacoli, dei vari festival
e concorsi giocolieri.
Nostro compito è orientare la festa, qualificarla onde sia espressione
di una ricerca di pace e si esprima in un sorriso, riflesso della gioia
di Dio, nel grigiore del mondo.
Paolo VI dice: "La pietà popolare manifesta una sete di Dio
che solo i semplici e i poveri possono conoscere; rende capace di generosità
e di sacrificio fino alleroismo, quando si tratta di manifestare
la fede; comporta un senso acuto degli attributi profondi di Dio: la paternità,
la benevolenza, la presenza amorosa e costante; genera atteggiamenti interiori
raramente osservati altrove al medesimo grado: pazienza, senso della croce
nella vita quotidiana, distacco, apertura agli altri, devozione" (Esortazione apostolica Evangelii nuntiandi, 48).
Concludo.Tra i tanti miracoli compiuti da san Donato vescovo di Arezzo,
decapitato il 7 agosto 362 durante la persecuzione di Giuliano lApostata,
si racconta fra laltro che abbia sopraffatto un drago che aveva
avvelenato una sorgente.
Ora che lamico Pinuccio Perugini, con spiccata sensibilità
ecologica, denuncia gli errori della superficialità e dellarroganza
che avvelenano la limpida e refrigerante sorgente della tradizione religiosa
e della pietà popolare, auguro alla cara comunità pontelandolfese
ed al suo zelante ed esemplare Pastore, mons. Giuseppe Girardi, di ritrovare
i sentieri luminosi dellantico fervore. Auguri!
("Benevento
La libera voce del Sannio" n.16/ del 26/9/2008)
In
cammino con San Gennaro e San Pio
La comunità
parrocchiale di San Gennaro in Benevento riprende il suo cammino con i
suoi patroni ed amici Gennaro beneventano e Pio pietrelcinese. E terminato solo da qualche giorno
il pellegrinaggio straordinario ai luoghi privilegiati dellanima:
Lourdes, Santiago de Compostela, Fatima, Avila, Madrid, Saragozza e Saint
Baume, la grotta di Santa Maria Maddalena presso Marsiglia ove "lApostola
degli Apostoli" consumò gli ultimi 33 anni della sua esistenza
tra penitenza ed esperienza mistica. Ben 13 giorni che i giovani e le
famiglie non dimenticheranno mai più. Allesperienza artistica
e culturale si è saldata con stile coinvolgente quella spirituale
e fraterna. Nota dominante del lungo e gioioso cammino la richiesta del
pentimento mondiale nella celebrazione di 13 Messe presso le note stazioni
dello Spirito.
Ora è giunto il momento di riprendere il cammino pastorale ordinario,
a partire dalla festa liturgica dei celesti patroni San Gennaro e San
Pio. Dal 16 settembre il triduo in onore del Protovescovo beneventano.
Il 19 lomaggio floreale alla casa natale nel rione Triggio, la processione
per le strade del quartiere, lEucaristia presieduta dallArcivescovo
di Benevento, la liturgia animata dal coro "Hortus Musicae" diretto da Adriana Accardo ed i fuochi pirici di rito, dopo la trepida
attesa dello strepitoso miracolo della liquefazione del sangue che dopo
tanti secoli non lascia di rinnovarsi ogni anno, liberandoci da incertezze
e paure.
Dal 20 settembre il triduo in onore del Frate sannita nel novantesimo
delle stimmate e nel quarantesimo anniversario della morte. Il 23 la processione
per le strade cittadine, la Messa solenne e i fuochi.
Il 25 settembre il consiglio pastorale programmerà infine le attività
e le iniziative per lintero anno, sottolineando il primato della
Parola di Dio, luce e speranza per la vita del mondo. Ludienza con
Benedetto XVI e la visita alla basilica di San Paolo fuori le mura aiuterà
a ricordare e celebrare il secondo millenario della nascita dellApostolo
delle genti.
Supplica
a San Gennaro
DALLA PAROLA
IL SANGUE E LA SPERANZA
O
amabile nostro concittadino San Gennaro,
stella fulgida di Benevento, gemma del Sannio,
primo Pastore della Chiesa Beneventana,
vanto dellOrdine episcopale,
nostro grande patrono
e potente intercessore presso Dio,
nel reggere la sede episcopale di Benevento,
hai strappato dalle tenebre del paganesimo i nostri padri,
convertendoli alla novità del Vangelo
del Dio fatto Uomo crocefisso e resuscitato,
ottienici luce per conoscere Gesù Via, Verità e Vita,
sapienza per discernere i segni della Sua presenza nella storia,
forza per dire a tutti parole di vita eterna,
per edificare la Chiesa nata dalla Sua Parola
e chiamata a farsi testimone di speranza
fino agli estremi confini della terra,
con la preghiera, la fede ed il canto dellamore.
Gloria al Padre
O amabile nostro concittadino San Gennaro,
dallascolto obbediente della divina Parola
scaturisce leloquenza silenziosa della Tua vita,
Tu insieme al diacono Festo e al lettore Desiderio,
nostri gloriosi concittadini,
tuoi fedeli collaboratori
e generosi operai nella vigna del Signore,
sfidasti tutti i pericoli
per manifestare nelle carceri di Pozzuoli
lardente carità del Tuo nobile cuore,
rimanendo illeso tra lardore delle fiamme
e il furore delle belve,
a cui ingiustamente fosti condannato
nella terribile persecuzione contro i discepoli del Nazareno,
sazia il nostro bisogno di luce e la nostra sete di amore,
per annunciare al mondo
la Buona Novella del perdono e della misericordia.
Gloria al Padre
O amabile nostro concittadino San Gennaro,
sei vissuto sempre immerso in Gesù,
proclamando incessantemente le Scritture,
Tu che da secoli dispensi i favori celesti alla gente campana,
proteggendola da tanti rischi e pericoli,
custodisci ora e sempre con paterna premura Benevento,
la Tua Città natìa e benedici tutti i suoi abitanti,
perché cerchino il Volto dellamato Signore,
in questoggi che passa e nel giorno dellamore senza fine,
per la potenza del miracolo strepitosissimo del liquefarsi
e ribollire del Tuo sangue sotto gli occhi di tutti,
che dopo tanti secoli non lascia di rinnovarsi ogni anno,
liberaci e salvaci da ogni incertezza e paura,
per essere chiamati dallAmore del Padre,
toccati dal Fuoco dello Spirito Consolatore
e redenti da Gesù nella Sua Chiesa,
casa della Parola e barca guidata da Pietro. Amen.
Gloria al Padre
Mons. Pasquale
Maria Mainolfi
("Benevento
La libera voce del Sannio" n.15/ del 12/9/2008)
Anno
Paolino
Nel bimillenario della nascita dell'Apostolo delle genti
In occasione
dei festeggiamenti del bimillenario della nascita dell'Apostolo Paolo,
Papa Benedetto XVI ha indetto un anno paolino con la celebrazione dei
Vespri nella basilica di San Paolo fuori le Mura di Roma il 28 Giugno
2008. Lanno giubilare terminerà il 29 Giugno 2009.
Lanno straordinario nelle parole del Papa, prevede, "una serie
di eventi liturgici, culturali ed ecumenici, come pure varie iniziative
pastorali e sociali, tutte ispirate alla spiritualità paolina.
Saranno pure promossi convegni di studio e speciali pubblicazioni sui
testi paolini, per far conoscere sempre meglio limmensa ricchezza
dellinsegnamento in essi racchiuso, vero patrimonio dellumanità
redenta da Cristo. Inoltre, in ogni parte del mondo, analoghe iniziative
potranno essere realizzate nelle diocesi, nei santuari, nei luoghi di
culto da parte di Istituzioni religiose, di studio o di assistenza, che
portano il nome di san Paolo o che si ispirano alla sua figura e al suo
insegnamento". Cè infine un particolare aspetto che
dovrà essere curato con singolare attenzione durante la celebrazione
dei vari momenti del bimillenario paolino: la dimensione ecumenica. LApostolo
delle genti, particolarmente impegnato a portare la Buona Novella a tutti
i popoli, si è totalmente prodigato per lunità e la
concordia di tutti i cristiani. Voglia egli guidarci e proteggerci in
questa celebrazione bimillenaria, aiutandoci a progredire nella ricerca
umile e sincera della piena unità di tutte le membra del Corpo
mistico di Cristo.
Paulo (Saulo) ebreo di Tarso, in Cilicia, nacque tra il 5 e il 10 d.C.
da una famiglia ebrea della diaspora. Tarso era a quel tempo città
cosmopolita, dove vi era una fiorente comunità ebraica, di cui
faceva parte il padre commerciante di tende. Essendo di tale città,
aveva diritto di cittadinanza romana, come disposto prima da Marco Antonio
e successivamente dall'imperatore Augusto. San Girolamo riferisce, ma
non sappiamo da quale fonte abbia attinto, che i suoi genitori erano originari
della piccola città di Gischala in Galilea, e che essi si trasferirono,
con il piccolo Saulo a Tarso quando i Romani conquistarono la città.
Questo dettaglio non è storicamente documentato, ma comunque l'origine
galilea della famiglia non è improbabile, essendo appartenente
alla tribù di Beniamino, tribù che risiedeva proprio nella
regione della Galilea. Forse, come tipicamente era d'uso, portò
quasi subito due nomi, uno ricevuto il giorno della circoncisione, "Saulo"
(nome del re Saul, della tribù di Beniamino, e che ha significato
di "implorato al Signore"; l'altro, latino, essendo civis romanus,
Paolo, forse in relazione alla sua bassa statura o piccola corporatura,
oppure più semplicemente, per la somiglianza omofonica con Saulo).
Crebbe nel tipico ambiente della città di cultura ellenistica ma
con una perfetta educazione ebraica che completò a Gerusalemme
sotto la guida del maestro Gamaliele; imparò l'ebraico dai genitori
e il greco dalla scuola, divenendo praticamente bilingue. Come tutti i
veri ebrei imparò il mestiere del padre, cioè costruire
tende, mestiere che continuò a fare anche durante l'apostolato
per il mondo. Morì martire a Roma nel 67 d.C. dopo due anni di
prigionia. Subì il processo e il martirio per decapitazione. Varie
tradizioni accomunano Pietro e Paolo nelle circostanze del martirio a
motivo della loro comune detenzione nel carcere mamertino e quella del
loro ultimo incontro lungo la via Ostiense, poco fuori di Roma. La catena
che tenne prigioniero san Paolo a Roma tra il 61 e il 63 d.C. è
la più importante reliquia dellapostolo ed è esposta
in unartistica teca illuminata vicino al suo sepolcro nella basilica
papale di San Paolo fuori le Mura. Lo Stato della Città del Vaticano
ha realizzato anche una medaglia commemorativa dellanno paolino
ed una moneta celebrativa del bimillenario di san Paolo.
("Benevento
La libera voce del Sannio" n.14/ del 12/7/2008)
Corso
di Laurea in Scienze Religiose
Aperte le iscrizioni 2008-2009
Sono aperte
le iscrizioni al corso di Laurea in Scienze Religiose per lanno
accademico 2008-2009 presso lIstituto Superiore
di Scienze Religiose "Redemptor hominis" di Benevento.
LIstituto è unistituzione accademica ecclesiastica
eretta dalla Congregazione per lEducazione cattolica e collegata
alla Pontificia Facoltà Teologica dellItalia Meridionale.
LISSR rilascia titoli di laurea validi in tutta la Comunità
Europea, conformemente ai parametri accademici europei previsti dal "processo
di Bologna".
Presente nella realtà beneventana da quasi trentanni lo scorso
28 novembre 2007 lIstituto, insieme a soli altri tre Istituti campani,
è stato elevato al grado di Università e, pertanto, abilitato
a rilasciare non solo titoli ecclesiastici ma nuovi titoli con pieno valore
anche civile.
Il corso di laurea ha la durata di 5 anni: i primi tre anni per il conseguimento
della Laurea in Scienze Religiose (180 ECTS) e i due anni successivi per
il conseguimento della Laurea Specialistica in Scienze Religiose (120
ECTS). LIstituto propone lapprofondimento e la trattazione
sistematica con metodo scientifico della Rivelazione e della Teologia
e promuove la ricerca delle risposte agli interrogativi umani con lausilio
delle scienze filosofiche, delle scienze umane e delle scienze della religione.
Il corso di laurea mira alla formazione e abilitazione degli insegnanti
della Religione Cattolica nelle scuole di ogni ordine e grado, nonché
di operatori pastorali, responsabili e animatori di attività liturgiche
e culturali, catechisti e laici che intendono avviarsi al ciclo di Licenza
in diritto canonico. LISSR offre anche percorsi specifici per laici
e religiosi che intendono approfondire scientificamente le ragioni della
fede e della speranza cristiana mediante la frequenza a singoli corsi
secondo giorni e orari stabiliti dallo studente stesso, nonché
percorsi di aggiornamento per quanti catechisti o collaboratori pastorali
a vario titolo già prestano un servizio presso comunità
parrocchiali o enti e associazioni ecclesiali. Infatti, presso lISSR
sono attivi corsi specifici di formazione in Sacra Scrittura, Teologia
dogmatica, Teologia morale, Storia della Chiesa, Filosofia, Bioetica,
Storia delle religioni, Ecumenismo, Comunicazione, Catechetica, Spiritualità e tanti altri..
Lanno accademico inizia il 7 ottobre 2008 e termina il 22 maggio
2009. Le lezioni si tengono dal martedì al venerdì dalle
ore 15.00 alle ore 19.00
Le iscrizioni si effettuano presso la segreteria dellISSR nei mesi
di giugno luglio settembre: il mercoledì dalle 15.00
alle 18.30 e il giovedì dalle 9.00 alle 12.00 e dalle 15.00 alle
18.30. Per ulteriori informazioni è possibile visitare il sito
www.issrbn.it e scaricare la brochure informativa o contattare il Segretario
dellISSR, dott. Paolo Palumbo, ai numeri 0824.312246 328.1835632
o recarsi presso al sede dellISSR sito al viale Atlantici, 69 allinterno
della struttura del Seminario Arcivescovile.
"Il fine primario dellUniversità di Scienze Religiose
spiega il Direttore può essere espresso con una parola
chiave di Romano Guardini: "interpretazione del mondo".
Il compito dellUniversità Redemptor hominis di Benevento
si può definire in modo completo come lincontro della fede
cattolica con il mondo di oggi nelle sue diverse manifestazioni del sapere
teorico e dellorganizzazione pratica della vita.
Luniversità, come la intendeva Platone e come ancora oggi
noi la desideriamo è prima di tutto il luogo del dialogo. Il dialogo
nasce soltanto dove non cè solo il parlare ma lascoltare
e dove nellascoltare si compie lincontro, nellincontro
la relazione e nella relazione la comprensione quale approfondimento e
trasformazione dellesistenza".
("Benevento
La libera voce del Sannio" n.12/ del 20/6/2008)
Introducendo
Antonio Socci
Padere Pio e il segreto della Speranza
Carissimi,
questa supplica al nostro amatissimo Padre Pio l ho scritta qualche
sera fa in un modo abbastanza singolare. Un grande prete napoletano, don
Dolindo Ruotolo, morto nel 1970, grande esegeta, quando si è trovato
in seminario in età adolescenziale, ha manifestato una grande difficoltà
nellapprendimento e, allora, ha ardentemente pregato dinanzi ad
unimmagine della Madonna chiedendo luce per lintelligenza.
E, dopo aver profondamente, sinceramente creduto che la Madonna poteva
aiutarlo, si è destato come da un sonno e ha avvertito che, allimprovviso,
molto agevolmente riusciva a leggere e ricordare tutto. Si è sviluppata
in lui, come per grazia, per dono straordinario di Dio, una prodigiosa
memoria. Chi conosce la sua generosissima e abbondante produzione letteraria,
soprattutto di esegesi biblica, sa molto bene che il sacerdote napoletano
Dolindo Ruotolo è stato un genio anche nel campo teologico. Allora
io, che ho ricevuto una copia di quella immagine mariana, me la sono messa
sulla fronte e ho detto: Madonna cara, aiutami a dire tutte le parole
che un sannita, con molto amore, saprebbe dire al sannita più venerato,
conosciuto e amato nel mondo e, anche a dire, nella preghiera, in questa
supplica, chi è Padre Pio per noi.
Un primo pensiero che vorrei manifestarvi è legato al mese che
stiamo vivendo: il mese mariano. Un pensiero filiale lo vorrei rivolgere
alla divina Immacolata Concezione. Ho detto laggettivo divina, perché la Madonna, Madre di Dio e Madre degli uomini, Madre della
Persona divina di Gesù dove convivono indissolubilmente natura
divina e natura umana, veniva chiamata dai Padri della Chiesa complementum
Trinitatis, complemento della Trinità. È creatura
di Dio ed è creatura uscita dalle mani del Creatore. Ricorderete
Dante: "Vergine madre, figlia del tuo figlio, umile ed alta più
che creatura, termine fisso deterno consiglio, tu se colei
che lumana natura nobilitasti sì, che l suo fattore
non disdegnò di farsi sua fattura. Nel ventre tuo si raccese lamore
per lo cui caldo ne leterna pace così è germinato
questo fiore. Qui se a noi meridiana face di caritate, e giuso,
intra i mortali, se di speranza fontana vivace. Donna, se
tanto grande e tanto vali, che qual vuol grazia ed a te non ricorre, sua
distanza vuol volar sanzali. La tua benignità non pur soccorre
a chi domanda, ma molte fiate liberamente al dimandar precorre. In te
misericordia, in te pietate, in te magnificenza, in te saduna quantunque
in creatura è di bontate". Saremmo dei disperati, se desiderassimo
di volare sulle ali della speranza senza fare ricorso a Maria.
Per cui: per natura capolavoro della Trinità, Tabernacolo e Arca
santa in cui dimora la Trinità santissima, Maria è sul confine
tra lumanità e la divinità. È più nel
segno del divino che dellumano. Perciò, desidero esprimere
un vivo compiacimento, a nome di tutti voi, ai cinque cardinali che proprio
recentemente hanno invocato da Papa Benedetto XVI un quinto dogma mariano.
Il primo, lo ricorderete, viene da Efeso (431), Maria è Theotòkos,
la divina maternità di Maria. Il secondo dogma mariano: Verginità perpetua di Maria, appartiene alla fede cristiana. Terzo dogma: Immacolata
Concezione, di Pio IX (8 dicembre 1854), suggellato dal cielo
con le apparizioni di Lourdes (ricorre questanno il 150° delle
apparizioni). Quarto dogma mariano: LAssunzione, Pio
XII, 1 novembre 1950.
Cosè allora questo quinto dogma? Il 12 febbraio scorso, cinque
cardinali hanno inviato una lettera invitando i porporati di tutto il
mondo ad unirsi a loro per chiedere al Papa Benedetto XVI, il sapientissimo
(non solo dotto e non solo santo, ma dotto e santo insieme), di dichiarare
un quinto dogma mariano che proclamerebbe la piena verità cristiana
su Maria. Il testo reso noto qualche settimana fa, chiede che il papa
proclami Maria: Madre spirituale di tutta lumanità, Corredentrice
con Gesù Redentore,
Mediatrice di tutte le grazie con Gesù unico Mediatore, Avvocata
con Gesù Cristo a favore del genere umano.
I firmatari sono: il card. Telesphore Toppo, Arcivescovo di Ranchi (India),
il card. Luis Aponte Martìnez, Arcivescovo emerito di San Juan
(Puerto Rico), il card. Varkey Vinthayathil, Arcivecovo maggiore di Ernakulam-Angamaly
(India), il card. Riccardo Vidal, Arcivescovo di Cebu (Filippine), in
card. Ernesto Corripio y Ahumada, Arcivescovo emerito di Città
del Messico. Il sesto cardinale Edouard Gagnon è morto nellagosto
2007.
Auspichiamo che il santo Padre porti a compimento questo disegno perché
trionfi il Cuore Immacolato di Maria, e la Chiesa, in questo momento storico
così confuso e difficile, renda allegro il Cuore di Cristo, che
ne sono fortemente convinto vuole vedere glorificata la
sua Santissima Madre nelle cui mani la Trinità ha messo in questepoca
difficile della storia le sorti dellumanità. Maria è
la divina Condottiera della più grande partita della storia, la
partita dei mondiali di Dio per la speranza nel mondo.
Siamo nel 2008, un anno particolarmente carico di eventi legati alla figura
del nostro amatissimo Padre Pio da Pietrelcina: il 2 marzo scorso la esumazione;
il prossimo 18 settembre, 90° delle stimmate (18 settembre 1918);
il prossimo 23 settembre, 40° della morte (23 settembre 1968); il
25 maggio, 121° della nascita.
Il nostro Istituto Superiore di Scienze Religiose "Redemptor hominis",
che lo scorso 28 novembre 2007 è stato giuridicamente eretto come
Istituto Universitario dalla Congregazione per la Educazione Cattolica,
dopo 27 anni dalla sua fondazione, ha organizzato una serie di importanti
iniziative in onore di Padre Pio. Padre Pio amava molto la vita e incitava
le mamme ad essere generose con la vita e, perciò, il 25 febbraio
scorso: Moratoria sullaborto e laicità, con Giuliano
Ferrara e suor Bruna delle Missionarie della Carità di madre Teresa
di Calcutta; il 27 marzo il Concerto in onore di Padre Pio con Simone
Alaimo, Ornella Pratesi, Otello Visconti e Massimo Giletti; il 30 aprile
la commemorazione di Aldo Moro nel trentesimo della morte alla presenza
della figlia Agnese, ricordando soprattutto il grande incontro che, a
pochi giorni della sua morte Padre Pio ebbe col Presidente Moro; il 2
maggio lincontro-testimonianza con lattrice Claudia Koll;
il 7 maggio la presentazione e la prima visione cittadina del film "Juno",
sul tema della vita; dopo questo convegno, il prossimo 30 maggio, con
600 pellegrini sanniti, andremo a venerare le spoglie mortali di padre
Pio e poi ci affideremo anche al Principe delle milizie celesti san Michele
arcangelo nella grotta del Gargano e ci consacreremo alla Madonna presso
il santuario foggiano dellIncoronata. LIstituto ha predisposto
non solo questa supplica ma anche un vademecum che accompagnerà
quella giornata intensa di spiritualità.
E vengo al Convegno di questa sera, ricordando il grappolo di eventi che
lo motivano. Il titolo: Padre Pio e il segreto della speranza. La ispirazione ci viene dallultimo libro di Antonio Socci: Il
segreto di Padre Pio. Molti di voi conoscono il libro, lhanno
letto, io ne ho fatto una propaganda cordiale perché ho letto una
infinità di libri su Padre Pio da Pietrelcina, biografie bellissime
ma questo di Socci per me è il libro mirabile su Padre Pio perché
non fa una cronaca degli eventi, delle vicende, dei miracoli, dei prodigi,
delle conversioni legate allo stimmatizzato, ma fa una sorta di introspezione,
una lettura profonda del mistero di Padre Pio e ci offre così una
spiegazione straordinaria del perché Padre Pio è tanto grande
e tanto ci impressiona e, insieme, ci seduce e ci incanta.
Chiaramente, però, io non ho riportato pari pari il titolo del
libro il segreto di Padre Pio, ma: Padre Pio e il segreto della
speranza, pensando anche allenciclica di Benedetto XVI, Spe
salvi, ed anche a quella speranza che, pare manchi soprattutto in
questo momento, nel cuore dei giovani. Questa è la ragione per
cui Gianni Rivera ci darà la sua testimonianza non solo come ex
sportivo e come euro-parlamentare, ma perché impegnato ancora nel
mondo giovanile del volontariato. Anche il Papa ha detto a Genova, domenica
scorsa, che molti giovani sono vecchi dentro. Stamattina a noi sacerdoti
ha parlato il direttore della Caritas della Campania e ha detto che i
giovani sono stati definiti da Vittorino Andreoli: idioti eleganti. Non
cè la volontà di offenderli, sono vuoti di valori,
di scarsa preparazione professionale e culturale, ma eleganti, perché
ricercati e griffati nellabbigliamento e questo è uno status
simbol permesso dalla generosità dei genitori, ma sono di una
fragilità così impressionante che in questo momento danno
a noi una grande preoccupazione e insieme ci mettono anche in cuore il
dovere di fare qualcosa per loro.
Personalmente resto convinto che la grande causa di questa sofferenza
che genera fragilità, violenza, stragi del sabato sera, dipendenza
da alcol e droga e, dunque, inconsistenza di vita, risieda nella carenza
di Gesù Cristo. Quindi il problema finale è sempre questo.
Tutti dovremmo impegnarci con maggiore generosità nellannunciare
al mondo Cristo, perché la prima carità che possiamo fare
ai fratelli è la carità di insegnare ed indicare lunico
nome in cui cè salvezza: Gesù Cristo.
Come sanniti dovremmo fare di più nel segno di Padre Pio, per passare
da una conoscenza superficiale ed epidermica che genera devozione, talvolta
addirittura strane forme di superstizione e commercializzazione di Padre
Pio e salire ad una conoscenza più profonda che conduca alla imitazione
e allascolto dellaltissimo magistero del frate sannita, perché
Padre Pio è uninsuperabile guida ed un grande maestro di
vita spirituale. E quindi proprio il maestro che occorre a noi.
Sarebbe bello che il Pontefice lo dichiarasse Dottore della Chiesa per
il suo altissimo magistero spirituale! Qual è stato il segreto
di Padre Pio? Pare che stia soprattutto qui: stare sempre alla presenza
di Dio. E ai suoi figli spirituali consigliava: "Non perdete mai
la presenza di Dio".
Alle nostre spalle ci sono due parole: stimmate, 90°; morte, 40°.
Stimmate e morte sono due parole che sono state cancellate dal vocabolario
delle nostre riflessioni e dei nostri pensieri, perché stimmate
e morte richiamano la passione, la croce, la fugacità esiziale
della vita, la vita eterna che ci attende. Guardate, però, amici
carissimi, il frutto squisito di questi eventi drammatici: è al
centro della scenografia dominata dal sorriso ammaliante, affascinante
e rassicurante di Padre Pio. Un sorriso che spunta come fiore tra le spine.
Il grande storico della Chiesa don Giuseppe De Luca, ha definito Padre
Pio: "un vivo calice per la nostra sete". Siamo nel deserto,
Padre Pio vuole farsi per noi acqua viva; siamo nella notte, Padre Pio
vuole farsi luce che brilla per noi; siamo pieni di tutto, ci manca lamore,
Padre Pio è testimone e martire dellamore. Esistono infatti
due tipi di martirio, ce lo racconta Giovanni Paolo II al n. 93 dellEnciclica Veritatis splendor: un martirio cruento con lo spargimento del
sangue: ecco il nostro protovescovo beneventano, san Gennaro, un martirio
cruento, col versamento del sangue una sola volta nella vita e per sempre,
martirio usque ad effusionem sanguinis. Ma esiste dice papa
Wojtila un martirio incruento di chi versa goccia a goccia, senza
il contagocce, ogni giorno, tutto il suo sangue nella fedeltà quotidiana
alla propria missione: ecco Padre Pio da Pietrelcina, ultimo santo beneventano.
Giuliano Ferrara a febbraio ci ha detto che Benevento è capitale
di santità. Allinizio di questa stupenda parabola di santità
cè san Gennaro (martirio cruento) e, a conclusione, lultimo
santo uscito di mezzo a noi, Padre Pio da Pietrelcina (martirio incruento).
Il 10 agosto 1910, lausiliare dellArcivescovo di Benevento,
Arcivescovo Paolo Schinosi, beneventano, ordinò sacerdote, nella
nostra Cattedrale, fra Pio da Pietrelcina. Benevento dovrebbe almeno per
questo riappropriarsi del grande dono fatto da Dio al mondo, che è
Padre Pio. Il primo e unico sacerdote stimmatizzato dopo Gesù Cristo,
con tanti carismi, fatti straordinari, tantissime conversioni, innumerevoli
miracoli dovuti alla sua intercessione.
Padre Pio ha detto bene e in maniera mirabile Antonio Socci nel
suo libro è un mistero! Soprattutto, Padre Pio è
stato un uomo di preghiera. Egli è come il suo fondatore san Francesco
dAssisi, descritto così dal suo primo biografo, Tommaso da
Celano: "Non tantum orans sed ipse oratio. Non tanto un uomo
di preghiera ma un uomo diventato preghiera". Padre Pio è
luomo diventato preghiera.
Chi siete, Padre? Diteci una definizione della vostra identità.
E la sua risposta: Lasciatemi in pace! Sono solo un povero frate che
prega.
Lavvocato africano del terzo secolo, Tertulliano, storico dei primi
tempi cristiani ed autore dellApologeticum, ha scritto: "sola
oratio est quae vincit Deum", "solo la preghiera può
vincere Dio". In un secolo quello passato tormentato
dalla prima e seconda guerra mondiale, dai campi di concentramento e di
sterminio, dai forni crematori, "Padre Pio dice Socci in questo
libro stupendo è stato un gigante di preghiera, nella sua
umiltà, si è messo davanti a Dio per la salvezza degli uomini".
Il 29 gennaio 1918 Padre Pio scrive al suo padre spirituale queste parole: "Sono impossibilitato a contenere lamore immenso, mi sento
affogato nel pelago immenso dellamore del Diletto". E ancora:
"Che brutta cosa vivere di cuore! Bisogna morire in tutti i momenti
di una morte che non fa morire se non per vivere morendo e morendo vivere.
Ahimé, chi mi libererà da questo fuoco divoratore? Pregate,
padre mio, perché venga un torrente dacqua a refrigerarmi
un po da queste fiamme divoratrici che in cuore mi bruciano senza
alcuna tregua". E ad unanima suggerisce: "Prega, spera,
non agitarti. Lagitazione non giova a nulla. Dio misericordioso
esaudirà la tua preghiera". E ai suoi figli spirituali ripete:
"Tenete per certo che questo è il più alto apostolato
che unanima possa esercitare nella Chiesa di Dio: la preghiera.
Tenetevi a questa mia dichiarazione che è appunto ciò che
dice pure Gesù e disprezzate tutte le persuasioni contrarie che
il nemico vi verrà suggerendo". San Bernardino afferma: "Tre
cose restano: la predicazione, lesempio e la preghiera, ma la maggiore
della triade è la preghiera". E santa Teresa di Lisieux: "Dio
non ha bisogno delle nostre opere ma del nostro amore, e la preghiera
è amore".
E perciò, guardando a Padre Pio ascoltiamo la voce autorevole del
giornalista Antonio Socci.
Lo ascoltiamo con gratitudine anche se devo dire che è stato assai
difficile averlo tra noi perché impegnatissimo; difficile raggiungerlo,
ma io ho la testa dura e ho trovato attraverso amici comuni la possibilità di averlo tra noi. Ringrazio il Signore che lo tiene in mezzo a noi per
questa indimenticabile serata.
("Benevento
La libera voce del Sannio" n.11/ del 6/6/2008)
La
vita vincerà
Mercoledì
sera 7 maggio presso il Cinema San Marco in via Traiano lIstituto
Superiore di Scienze Religiose "Redemptor hominis" di Benevento
ha organizzato una serata sul tema: "La vita vincerà".
Alle ore 20.00 è stato presentato il volume "La
vita vincerà" e a seguire la prima visione cittadina del film
"Juno" di Jason Reitman, Premio Oscar per la migliore sceneggiatura
e Miglior film della festa del Cinema di Roma.
Tradita dal sesso facile, quando scopre di essere incinta, Juno,
respinge l'idea di abortire ed escogita un piano per trovare una
perfetta coppia di genitori per il bambino che porta in grembo. Con il
passare dei mesi, i cambiamenti fisici di Juno rispecchiano la sua crescita
interiore e alla fine, mostrando un coraggio e unintelligenza piuttosto
insoliti in una ragazzina della sua età, Juno affronta i suoi problemi
a testa alta con unesuberanza giovanile che è al contempo
intelligente ed inaspettata. Un film sicuramente divertente e ben fatto
anche per il modo in cui solleva tantissimi temi attuali e soprattutto
il grande tema dell'aborto.
Qualche parola sul libro presentato: il titolo "La vita vincerà";
la copertina in quadricomia riporta il dipinto di Tiziano del 1510 "Il
miracolo del neonato parlante" ove SantAntonio di Padova da
la parola ad un bambino appena nato perché plachi il dubbio del
padre che teme linfedeltà della sua sposa; 110 pagine in
4 parti: la proposta di una moratoria universale sullaborto, moratoria
sullaborto e laicità, un inno alla vita e rassegna stampa;
16 fotografie a colori che ricordano il convegno beneventano sul tema
animato dagli interventi di Mugione, Russo, Mainolfi, suor Bruna delle
missionarie di madre Teresa di Calcutta e Giuliano Ferrara e infine allegato
al volume il dvd che ripresenta il convegno svoltosi in città il
25 febbraio 2008. Nella introduzione lautore racconta una storia
personale affermando: " La Sacra Scrittura è chiara quando
parla della dignità della vita di ogni persona umana: Prima
di formarti nel grembo materno, ti conoscevo, prima che tu uscissi alla
luce, ti avevo consacrato; ti ho stabilito profeta delle nazioni (Ger
1,5); Il Signore dal seno materno mi ha chiamato, fin dal grembo di
mia madre ha pronunziato il mio nome (Is 49,1). A tal proposito desidero
raccontare una storia personale. I miei genitori Michele Mainolfi e Miele
Immacolata celebrarono il loro matrimonio nella chiesa parrocchiale di
san Giovanni Battista, Comune di S. Martino Valle Caudina, il 15 marzo
del 1948. Papà nativo di Cervinara aveva allepoca 22 anni.
Mamma originaria di S. Martino Valle Caudina aveva 21 anni. Da quel momento
hanno sempre dimorato in Cervinara, alle falde del monte Partenio dalla
cui cima la Madonna di Montevergine splende, veglia, protegge e benedice
la gente tenace della fertile Valle Caudina. Dalla loro comunione coniugale
sono nati sette figli, cinque maschi e due donne: Giuseppe, Luigi, Teresa,
Mario, Pasquale Maria, Carmela e Antonio. A me è toccato cronologicamente
il quinto posto e devo dire che sono venuto alla luce solo grazie al buon
Dio e al coraggio di mia madre. Siamo ai primi giorni del mese di ottobre
del 1957. Mia madre è al quarto mese della sua quinta gravidanza
ed ha 30 anni di età. Dopo una giornata intensa di lavoro si mette
a preparare la cena, poi rassetta la casa e si prepara al meritato riposo.
Mio padre invece si reca al bar per una partita a carte con gli amici,
come fa di sovente. Mamma avverte improvvisamente un malore, mio fratello
Luigi corre in bicicletta al bar per avvertire papà che immediatamente
chiama il medico condotto, il dott. Pasquale Maruzzo, originario di Villamaina,
un paese dellavellinese, questi constata che è in atto una
minacciosa emorragia e che il rischio di perdere il bambino è molto
alto, allora interviene come può tamponando con bende di garza
mentre mio padre accogliendo il suggerimento del medico noleggia una macchina
e trasporta in fretta mia madre allospedale Cardarelli di Napoli.
Qui il ginecologo di turno, originario del nord Italia, la visita accuratamente
ed emette con tono drammatico il suo verdetto: "Signora, esprimo
apprezzamento e stima per il medico del paese che ha tamponato lemorragia
in modo ammirevole ma lei ha perduto troppo sangue ed ora corre un brutto
rischio, qui o salviamo il bambino o la madre. Mi dica, ha già
avuto dei figli?". Piena di timore e tremore mamma risponde: "A
casa ho già quattro bambini e questo che attendo è il quinto".
Ed il ginecologo: "Allora non ci sono problemi, abbia solo un po
di pazienza, faremo un po di pulizia allutero e lei tornerà
sana e salva a casa dai suoi quattro bambini". Mamma si fa coraggio
e con il volto pieno di rossore replica: "No dottore, o tutti e due
vivi o tutti e due morti"! E lui, infastidito passa alle offese:
"Voi cafoni del sud ragionate tutti alla stessa maniera". Mamma
tace. Lui sentenzia: "Ebbene, faccia come crede, ma in nome della
scienza le assicuro che, se per caso riuscirà a portare a termine
questa gravidanza, il bambino nascerà certamente anemico!" Se fossi potuto intervenire in quel momento avrei fatto una pernacchia
al medico ed un applauso a mia madre. Nacqui puntualmente, al nono mese,
il 12 febbraio del 1958, alle quattro del mattino, sano e pieno di vigore.
Chi conosce la mia esuberanza fisica sa molto bene quanto quel medico
superbo e spavaldo avesse torto marcio.
Il Signore non solo mi ha donato la vita e mi ha preservato dalla morte
ma dal seno materno mi ha chiamato ed ha moltiplicato i suoi doni lungo
tutto il cammino che ho fatto sempre insieme a Lui sotto lo sguardo materno
della mia Madre e Regina, la Madonna.
Ed ecco le tappe stupende di una consacrazione sempre più intensa
e coinvolgente: 20 aprile 1958 il Battesimo, 16 giugno 1968 la prima Comunione,
7 settembre 1969 la Cresima, 29 ottobre 1983 lOrdinazione presbiterale,
15 novembre 1996 la Professione perpetua nellIstituto paolino "Gesù
Sacerdote". E dopo 25 anni di sacerdozio con il salmista canto con
tutta lesuberanza del cuore: "Che cosa renderò al Signore
per quanto mi ha dato? Alzerò il calice della salvezza e invocherò
il nome del Signore. Sì, io sono tuo servo, figlio della tua ancella;
hai spezzato le mie catene. A te offrirò sacrifici di lode e invocherò
il nome del Signore. Adempirò i miei voti al Signore e davanti
a tutto il suo popolo, negli atri della casa del Signore, in mezzo a te,
Gerusalemme" (Sal 116). Annunciare il Vangelo della Vita è
dunque per me un bisogno del Cuore e un dovere di gratitudine. Il film
"Juno" che vedremo insieme agli alunni dellISSR e a tanti
giovani della città e della provincia ci offre la grande opportunità
di schierarci coraggiosamente e gioiosamente dalla parte della vita che
è sacra, che è un dono ricevuto in usufrutto da restituire
al committente, che è un valore indisponibile e non negoziabile.
("Benevento
La libera voce del Sannio" n.10/ del 23/5/2008)
Padre
Pio e Aldo Moro, due vittime sacrificali
Mercoledì
30 aprile presso la Basilica della Madonna delle Grazie si è tenuto
un incontro commemorativo sul tema: "Aldo Moro, a trentanni
dalla morte" organizzato dal Centro Studi del Sannio. Alle ore 17.30
la celebrazione eucaristica di suffragio e alle 18.30 la presentazione
della giornalista Enza Nunziato, la testimonianza di Agnese Moro, figlia
dello statista e la conclusione di Davide Nava, già senatore della
Repubblica che ha voluto sottolineare la ricorrenza con una pubblicazione
che è stata diffusa durante la serata. Il 15 maggio 1968, quattro
mesi prima di morire, Padre Pio incontrò per lultima volta
a San Giovanni Rotondo lonorevole Aldo Moro. Il sorriso tenero e
accogliente dello stimmatizzato sannita e la gioia profonda del presidente
Moro furono immortalati da una significativa fotografia di Elìa
Stelluto. Ricorrono proprio questanno il 40° della morte ed
il 90° delle stimmate di Padre Pio. LIstituto Superiore di
Scienze Religiose "Redemptor hominis" di Benevento ricorderà
levento giovedì 22 maggio ore 17.00 con un grande convegno
presso lAuditorium "Giovanni Paolo II" del Seminario di
Benevento al quale interverranno Antonio Socci, Gianni Rivera e Alessandra
Borghese. Padre Pio è stato prescelto da Dio per una grande missione:
essere vittima con la Grande Vittima del Golgota, essere crocifisso senza
croce per il dono delle stimmate ed anche per lincomprensione dei
superiori religiosi ed ecclesiastici. Ricorre poi il prossimo 9 maggio
il trentesimo anniversario della morte drammatica di Aldo Moro per la
mano violenta delle Brigate Rosse e per la paura del Governo italiano
e della Democrazia cristiana che dopo 55 giorni di straziante prigionia
anteposero la ragion di Stato al primato della dignità della persona
umana. A nulla valsero le lacrime e le suppliche del grande amico dello
statista il Papa Paolo VI. Era il 9 maggio 1978 e padre Pio era morto
già da dieci anni. A distanza di 13 giorni, il 22 maggio 1978,
la rappresentanza politica parlamentare che aveva abbandonato per pusillanimità
Aldo Moro come vittima innocente nelle mani dei brigatisti, decretò
con la legge 194 la strage dei nascituri attraverso labominevole
delitto dellaborto che ora conta un miliardo di vittime innocenti.
Il disegno della Provvidenza e lopera di Satana si sono scontrati
in un prodigioso duello ed il sangue degli innocenti grida ancora vendetta
al cospetto di Dio. Padre Pio e Aldo Moro insieme ai tanti bambini abortiti
sono vittime sacrificali dellegoismo delluomo che senza Dio
nel cuore diventa lupo per laltro uomo.
L'ex presidente della Democrazia Cristiana, assassinato dalle Brigate
Rosse nel 1978, nasce il 23 settembre 1916 a Maglie, in provincia di Lecce.
Dopo aver conseguito la maturità classica al Liceo "Archita" di
Taranto si iscrive a Giurisprudenza presso l'Università di Bari,
conseguendo la laurea con una tesi su "La capacità giuridica penale".
Negli anni universitari è eletto Presidente nazionale della FUCI
della quale è Assistente nazionale don Giovanni Battista Montini,
poi Paolo VI. Dopo qualche anno di carriera accademica, fonda con alcuni
amici intellettuali nel 1943, a Bari, il periodico "La Rassegna" che uscirà
fino al 1945, anno nel quale sposa Eleonora Chiavarelli, con la quale
avrà quattro figli. In quello stesso periodo, diventa Presidente
del Movimento Laureati dell'Azione Cattolica, ed è direttore della
rivista "Studium" di cui sarà assiduo collaboratore, impegnandosi
a sensibilizzare i giovani laureati all'impegno politico. Nel 1946 viene
eletto all'Assemblea Costituente ed entra a far parte della Commissione
dei "75" incaricata di redigere il testo costituzionale. E' anche vicepresidente
del gruppo Dc all'Assemblea. Nelle elezioni del 18 aprile 1948 viene eletto
deputato al Parlamento nella circoscrizione Bari-Foggia. Diventato Professore
ordinario di Diritto Penale all'Università di Bari, nel 1953 viene
rieletto al Parlamento diventando Presidente del gruppo parlamentare Dc
alla Camera dei Deputati e diventa nel 1955 ministro di Grazia e Giustizia
nel primo governo Segni. Nel 1957 diventa ministro della Pubblica Istruzione
nel governo Zoli. Si deve a lui l'introduzione dell'educazione civica
nelle scuole. Rieletto alla Camera dei Deputati nel 1958, è ancora
ministro della Pubblica Istruzione nel secondo Governo Fanfani. Il 1959
è un anno importantissimo per Aldo Moro. Si svolge infatti quel
VII Congresso della Democrazia Cristiana che lo vedrà trionfatore,
tanto che gli viene affidata la Segreteria del Partito, incarico riconfermatogli
nel tempo e che manterrà fino al gennaio del 1964. Ma un altro
anno assai importante, anche alla luce della tragica vicenda che colpirà
il politico doroteo, è il 1963 quando, rieletto alla Camera, è
chiamato a costituire il primo Governo organico di centro-sinistra, rimanendo
continuamente in carica come Presidente del Consiglio fino al giugno del
1968, alla guida di tre successivi ministeri di coalizione con il Partito
socialista. Ritorna in seguito alla presidenza del Consiglio formando
il suo IV governo che dura sino al gennaio 1976. Nel luglio del 1976 viene
eletto Presidente del Consiglio nazionale della Dc. Il 16 marzo 1978,
il tragico epilogo della vita dello sfortunato politico. Un commando di
Brigate Rosse irrompe nella romana via Fani, dove in quel momento transitava
Moro allo scopo di recarsi in Parlamento per partecipare al dibattito
sulla fiducia del quarto governo Andreotti, e massacra i cinque uomini
di scorta e rapisce lo statista. Poco dopo, le Brigate rosse rivendicano
l'azione con una telefonata all' Ansa. Tutto il Paese percepisce chiaramente
che quell'attentato è un attacco al cuore dello Stato e alle istituzioni
democratiche che Moro rappresentava. Il 18 marzo una telefonata al ''Messaggero''
fa trovare il ''Comunicato n.1'' delle Br, che contiene la foto di Aldo
Moro e annuncia l'inizio del suo ''processo'' mentre, solo il giorno dopo,
Papa Paolo VI lancia il suo primo appello per Moro. Altri messaggi del
Pontefice seguiranno il 2 e il 22 aprile. I servizi segreti di tutto il
mondo, anche se le segnalazioni furono tante e precise, non riuscirono
a trovare la prigione dei terroristi, ribattezzata "prigione del popolo",
e da cui Moro invocava incessantemente, tramite numerose lettere, una
trattativa. Il 9 maggio, dopo cinquantacinque giorni di prigionia ed estenuanti
trattative con gli esponenti dello Stato di allora, anche lo statista
viene barbaramente assassinato dalle BR, ormai convinte che quella sia
l'unica strada coerente da intraprendere. La sua prigionia aveva provocato
ampi dibattiti fra coloro che erano disposti a cedere alle richieste dei
brigatisti e chi invece era nettamente contrario per non legittimarli,
dibattito che lacerò letteralmente il paese sul piano sia politico
che morale. A tale rovente clima dialettico pose fine la drammatica telefonata
degli aguzzini di Moro, i quali resero noto direttamente ad un alto esponente
politico che il corpo di Moro poteva essere rinvenuto cadavere nel bagagliaio
di un'auto in via Caetani, emblematicamente a metà strada tra Piazza
del Gesù, sede della Democrazia Cristiana, e via delle Botteghe
Oscure, sede storica del Partito Comunista Italiano. Secondo le ricostruzioni,
ancora frammentarie malgrado i molti anni trascorsi, lo statista sarebbe
stato ucciso dal brigatista Moretti nel garage di via Montalcini, il covo
usato dai brigatisti appunto come ''prigione del popolo''.
Leccidio di via Fani fu conosciuto in anticipo da Padre Pio. E
noto che luomo politico pugliese era un ammiratore di padre Pio
e lo frequentava e fra laltro il caso vuole che fosse nato il 23
settembre che poi sarà il dies natalis di Padre Pio. Cera
dunque un legame personale tra i due. Padre Pio intravide in due episodi
il fatto di sangue nel destino del politico cattolico. Uno sembra risalire
agli anni Cinquanta: si racconta che il padre si sia fermato di colpo
per il corridoio dicendo due volte ad alta voce: "Moro si muore!".
Poi stette come sconvolto tutto il giorno e con gli occhi era come se
vedesse delle immagini di un film come riferiscono i suoi collaboratori.
Un altro episodio risale al tempo del primo governo Moro (dicembre 1963
luglio 1964). Accadde davanti a due persone. Padre Pio aveva di
fronte a sé un giornale. Cera lì pubblicata la foto
di Moro e a un certo punto, guardandola, il padre si sarebbe portato le
mani agli occhi dicendo: "Mamma mia, quanto sangue! Quanto sangue!".
Negli atti del processo di beatificazione cè una testimonianza
di Mario Frisotti dove si dice che il padre preavvertì "un
eminente uomo politico della Dc" di fatti negativi che sarebbero
accaduti. Abbiamo già detto che lo statista cattolico andò
a fargli visita a San Giovanni Rotondo il 15 maggio 1968 mentre era presidente
del Consiglio, dieci anni prima della tragedia. Lo statista stava completando
il giro elettorale in Puglia e il giornalista Peppino Giacovazzo che faceva
parte del suo staff gli organizzò anche la visita a San Giovanni
Rotondo. Difficile dire cosa si siano detti. Può darsi che abbiano
parlato anche di politica e dellidea chiara di Padre Pio che riteneva
che il partito dei cattolici non dovesse avere a che fare con i comunisti.
Un altro evento che lega Moro e padre Pio risale, seppur indirettamente,
allaprile 1965. Il sabato santo del 1965 padre Pio ha un collasso
ed inizia, da quel momento, la lunga agonia del padre che durerà
tre anni e mezzo, fino al trapasso. Preoccupati delle condizioni del frate
i medici di Casa Sollievo della Sofferenza chiamano a consulto il prof.
Cassano di Roma. Il celebre clinico sta rientrando dagli Stati Uniti dAmerica,
ove ha seguito, come medico di fiducia, il presidente del Consiglio Italiano,
Aldo Moro. Il Ministero dellaeronautica Militare gli pone subito
a disposizione un aereo per condurlo allaeroporto dellAmendola
di Foggia, da dove, in auto, raggiungerà San Giovanni Rotondo.
E la sera del 29 aprile: sono ad attenderlo altri medici. Con essi
il prof. Cassano si dirige subito in convento. Ma tra lo sbigottimento
di tutti gli si fa incontro un padre che gli dice: "Non si può
visitare padre Pio, perché il guardiano non vuole". Il professore
rimane in silenzio addolorato ma non offeso. Poi chiede il permesso di
poter soltanto salutare il padre. Entrato nella cella n. 1 "si inginocchia
davanti al padre e rimane in ginocchio mentre parla con lui". Durante
il colloquio il padre ripete per tre volte al professore che tanto lo
venera: "Non posso farmi visitare da lei perché il guardiano
non vuole".
Anche tra le testimonianze della causa di beatificazione di Luigina Sinapi
(1916 1978), terziara francescana, che la Chiesa considera testimone
della sofferenza offerta per il bene del prossimo, cè un
riferimento chiaro a un sogno fatto dalla Serva di Dio sulla tragica vicenda
di Aldo Moro. Il confessore della Sinapi, padre Raffaele Prete, in particolare,
racconta che quando il 16 marzo 1978 Aldo Moro fu rapito dalle Brigate
Rosse la Sinapi mise in relazione il rapimento con un sogno che aveva
fatto quellinverno e durante il quale aveva visto un nido di uccelli
insanguinati e uno di questi aveva delle penne bianche, infatti lo statista
assassinato aveva un ciuffo bianco sui capelli neri.
La commemorazione di Aldo Moro nel 30° anniversario della morte ci
fa pensare anche al penultimo discorso pubblico che il Presidente della
DC tenne proprio nel teatro "Massimo" della città di
Benevento il 18 novembre 1977. Paolo VI afferma che "la politica
è la forma più alta di esercizio della carità".
Soprattutto in questo momento storico è opportuno additare al mondo
politico Aldo Moro, uomo buono, onesto, degno, innocente, profondamente
cattolico, fedele e coerente nella sua missione al servizio della famiglia
e della società. Risplendono in lui i tratti del grande politico
e statista cattolico che porta il suo stesso cognome: san Tommaso Moro
(1478-1535), canonizzato da Pio XI nel 1935 e proclamato da Giovanni Paolo
II il 31 ottobre 2000, patrono dei governanti e dei politici.
("Benevento
La libera voce del Sannio" n.9/ del 9/5/2008)
Nel
terzo anniversario della morte di Giovanni Paolo II
Primo
Congresso Apostolico Mondiale della Misericordia
È un
buon segno che il Primo congresso apostolico mondiale della misericordia
abbia avuto inizio il 2 aprile, nel terzo anniversario della morte di
Giovanni Paolo II. Questo poiché il grande indimenticato papa è
stato affascinato fin dalla gioventù dal segreto della divina misericordia.
Nell'anno 2002 ha detto a Cracovia-Lagiewniki durante l'inaugurazione
del santuario della divina misericordia: "Tranne la misericordia di Dio
non c'è nessun'altra fonte di speranza per gli esseri umani". A
Lagiewniki aveva vissuto la suora e mistica fatta santa da Giovanni Paolo
II Faustyna Kowalska, nelle cui visioni la misericordia di Dio ha avuto
un ruolo centrale. Giovanni Paolo II era fin dalla gioventù legato
a questo tipo di devozione; una delle sue prime encicliche - "Dives in
Misericordia" del 1980 - era dedicata al tema della divina misericordia.
È significativo che Faustyna Kowalska, l'"Apostola della misericordia",
sia morta quando il mondo era inondato dall'odio. Il suo semplice messaggio
è un grande quadro contro l'odio. Anche il congresso a Roma ha
chiaramente dimostrato che la misericordia è il nucleo centrale
del messaggio cristiano. Questo messaggio promuove la pace nel mondo,
tra i popoli e le religioni. Aiuta a scoprire il vero volto di Dio, ma
anche il vero volto dell'uomo ed il vero volto della Chiesa.
È considerato da molti credenti un segno speciale il fatto che
Giovanni Paolo II sia morto la vigilia della "Domenica della Misericordia",
che lui stesso aveva introdotto durante l'anno santo 2000. Secondo il
regolamento liturgico della Chiesa le festività iniziano già
dalla vigilia, e ciò rende questo segno ancora più chiaro.
La "Domenica della Misericordia" è strettamente collegata alla
figura di Faustyna Kowalska. Giovanni Paolo II ha dichiarato santa la
suora il 30 aprile dell'anno santo 2000. Nello stesso momento stabilì
anche che la Chiesa cattolica dovesse festeggiare in futuro ogni anno
la domenica dopo Pasqua come la "Domenica della Misericordia".
Faustyna Kowalska è nata nel 1905 in Polonia in una povera famiglia
di contadini ricca di figli. A 20 anni a Cracovia-Lagiewniki è
entrata in monastero dove ha prestato servizio nella cucina, nel giardino
come pure nella portineria. La sua vita spirituale è stata straordinaria
e ricca di visioni e di esperienze mistiche.
Suor Faustyna è morta di tubercolosi il 5 ottobre 1938 all'età
di 33 in odore di santità. Il 18 aprile 1993 è stata fatta
beata dal papa Giovanni Paolo II ed infine il 30 aprile 2000 santa. Una
completa testimonianza delle attività di Suor Faustyna è
contenuta nelle pagine del suo "diario", che lei ha scritto durante gli
ultimi quattro anni della sua vita.
Nonostante siano passati tre anni dalla morte il ricordo del Servo di
Dio Giovanni Paolo II è ancora molto vivo in ogni angolo del mondo
ed anche in Benevento dove lindimenticato pontefice il 2 luglio
1990 incontrò tanti sanniti nella Basilica della Madonna delle
Grazie, nella Cattedrale, nel nuovo Seminario benedetto e inaugurato dal
Papa polacco, nel Palasannio e nello Stadio Santa Colomba.
Molto probabilmente, a breve scadenza, Papa Benedetto XVI proclamerà
il Servo di Dio Giovanni Paolo II direttamente Santo, come aveva auspicato
la folla commossa di fedeli nel giorno dei funerali: "Santo Subito!".
La beatificazione, infatti, lega la venerazione unicamente ai luoghi di
nascita e di vita di un fedele elevato allonore degli altari, mentre
la canonizzazione lo presenta come modello di santità per tutta
la Chiesa. Essendo il Papa Pastore universale della Chiesa la sua persona
come il suo ministero non sono legati a nessun luogo in particolare ma
al mondo intero cosicché la beatificazione risulterebbe di fatto
non necessaria. Non è un caso che nella celebrazione di suffragio
del 2 aprile scorso Benedetto XVI parlando di Giovanni Paolo II ha detto:
" Tra le tante qualità umane e soprannaturali, aveva anche
quella di un eccezionale sensibilità spirituale e mistica".
("Benevento
La libera voce del Sannio" n.8/ del 25/4/2008)
Non
possiamo non "farci" cristiani
Un padre della
Chiesa dei primi secoli afferma: "Meglio essere cristiani senza dirlo
che dirlo senza esserlo". In questi giorni illuminati dalla potenza
pasquale del Risorto comprendiamo ancora una volta che Gesù è
vivo e chiama anche oggi alla sequela del suo amore. Lapprodo coraggioso
di Magdi Allam alla fede cattolica ci riempie di entusiasmo anche se dobbiamo
assistere con tristezza alle nuove catacombe degli islamici convertiti.
Magdi Allam è nato a Il Cairo nel 1952. Noto giornalista e saggista,
è vicedirettore del Corriere della Sera. In qualità di editorialista
e inviato speciale si occupa degli eventi politici, economici, sociali
e culturali dellarea mediorientale, comprese le tematiche trasversali
quali il terrorismo, lIslam, limmigrazione, il confronto tra
le civiltà e i rapporti Nord-Sud. Laureato in sociologia allUniversità
"La Sapienza" di Roma, vi tiene corsi e seminari sulla cultura
e la società nellIslam. Tra i suoi libri sono da segnalare
anche Bin Laden in Italia (2002), Diario dallIslam (2002) e Saddam
(2003), tutti editi da Mondadori. Con il suo ultimo saggio, Vincere la
Paura, ha vinto il premio Grinzane, sezione saggistica 2005. Leggiamo
le parole che lo stesso Magdi Allam ha detto domenica 23 marzo 2008, giorno
di Pasqua, per descrivere il suo approdo alla Chiesa cattolica dopo un
lungo cammino di conversione e di preparazione: "Ieri sera mi sono
convertito alla religione cristiana cattolica, rinunciando alla mia precedente
fede islamica. Ha così finalmente visto la luce, per grazia divina,
il frutto sano e maturo di una lunga gestazione vissuta nella sofferenza
e nella gioia, tra la profonda e intima riflessione e la consapevole e
manifesta esternazione. Sono particolarmente grato a Sua Santità
il Papa Benedetto XVI che mi ha impartito i sacramenti delliniziazione
cristiana, Battesimo, Cresima ed Eucarestia, nella Basilica di San Pietro
nel corso della solenne celebrazione della Veglia Pasquale. E ho assunto
il nome cristiano più semplice ed esplicito: "Cristiano".
Da ieri dunque mi chiamo "Magdi Cristiano Allam". Per me è
il giorno più bello della vita. Acquisire il dono della fede cristiana
nella ricorrenza della Risurrezione di Cristo per mano del Santo Padre
è, per un credente, un privilegio ineguagliabile e un bene inestimabile.
A quasi 56 anni, nel mio piccolo, è un fatto storico, eccezionale
e indimenticabile, che segna una svolta radicale e definitiva rispetto
al passato. Il miracolo della Risurrezione di Cristo si è riverberato
sulla mia anima liberandola dalle tenebre di una predicazione dove lodio
e lintolleranza nei confronti del "diverso", condannato
acriticamente quale "nemico", primeggiano sullamore e
il rispetto del "prossimo " che è sempre e comunque "persona";
così come la mia mente si è affrancata dalloscurantismo
di unideologia che legittima la menzogna e la dissimulazione, la
morte violenta che induce allomicidio e al suicidio, la cieca sottomissione
e la tirannia, permettendomi di aderire allautentica religione della
Verità, della Vita e della Libertà. Nella mia prima Pasqua
da cristiano io non ho scoperto solo Gesù, ho scoperto per la prima
volta il vero e unico Dio, che è il Dio della Fede e Ragione. Ed
ecco il punto dapprodo.
La mia conversione al cattolicesimo è il punto dapprodo di
una graduale e profonda meditazione interiore a cui non avrei potuto sottrarmi,
visto che da cinque anni sono costretto a una vita blindata, con la vigilanza
fissa a casa e la scorta dei carabinieri a ogni mio spostamento, a causa
delle minacce e delle condanne a morte inflittemi dagli estremisti e dai
terroristi islamici, sia quelli residenti in Italia sia quelli attivi
allestero. Ho dovuto interrogarmi sullatteggiamento di coloro
che hanno pubblicamente emesso delle fatwe, dei responsi giuridici islamici,
denunciandomi, io che ero musulmano, come "nemico dellislam",
"ipocrita perché è un cristiano copto che finge di
essere musulmano per danneggiare lislam", "bugiardo e
diffamatore dellislam ", legittimando in tal modo la mia condanna
a morte. Mi sono chiesto come fosse possibile che chi, come me, si è
battuto convintamente e strenuamente per un "islam moderato ",
assumendosi la responsabilità di esporsi in prima persona nella
denuncia dellestremismo e del terrorismo islamico, sia finito poi
per essere condannato a morte nel nome dellislam e sulla base di
una legittimazione coranica. Ho così dovuto prendere atto che,
al di là della contingenza che registra il sopravvento del fenomeno
degli estremisti e del terrorismo islamico a livello mondiale, la radice
del male è insita in un islam che è fisiologicamente violento
e storicamente conflittuale. Parallelamente la Provvidenza mi ha fatto
incontrare delle persone cattoliche praticanti di buona volontà
che, in virtù della loro testimonianza e della loro amicizia, sono
diventate man mano un punto di riferimento sul piano della certezza della
verità e della solidità dei valori. A cominciare da tanti
amici di Comunione e Liberazione con in testa don Juliàn Carròn;
a religiosi semplici quali don Gabriele Mangiarotti, suor Maria Gloria
Riva, don Carlo Maurizi e padre Yohannis Lahzi Gaid; alla riscoperta dei
salesiani grazie a don Angelo Tengattini e don Maurizio Verlezza culminata
in una rinnovata amicizia con il Rettore maggiore Don Pascual Chavez Villanueva;
fino allabbraccio di alti prelati di grande umanità quali
il cardinale Tarcisio Bertone, monsignor Luigi Negri, Giancarlo Vecerrica,
Gino Romanazzi e, soprattutto, monsignor Rino Fisichella che mi ha personalmente
seguito nel percorso spirituale di accettazione della fede cristiana.
Ma indubbiamente lincontro più straordinario e significativo
nella decisione di convertirmi è stato quello con il Papa Benedetto
XVI, che ho ammirato e difeso da musulmano per la sua maestria nel porre
il legame indissolubile tra fede e ragione come fondamento dellautentica
religione e della civiltà umana, e a cui aderisco pienamente da
cristiano per ispirarmi di nuova luce nel compimento della missione che
Dio mi ha riservato. Ed ancora la scelta e le minacce.
La conversione al cristianesimo mi procurerà certamente unennesima,
e ben più grave, condanna a morte per apostasia. So a cosa vado
incontro ma affronterò la mia sorte a testa alta, con la schiena
dritta e con la solidità interiore di chi ha la certezza della
propria fede. E lo sarò ancor di più dopo il gesto storico
e coraggioso del Papa che, sin dal primo istante in cui è venuto
a conoscenza del mio desiderio, ha subito accettato di impartirmi di persona
i sacramenti diniziazione al cristianesimo. Sua Santità ha
lanciato un messaggio esplicito e rivoluzionario a una Chiesa che finora
è stata fin troppo prudente nella conversione dei musulmani, astenendosi
dal fare proselitismo nei Paesi a maggioranza islamica e tacendo sulla
realtà dei convertiti nei Paesi cristiani. Per paura. La paura
di non poter tutelare i convertiti di fronte alla loro condanna a morte
per apostasia e la paura delle rappresaglie nei confronti dei cristiani
residenti nei Paesi islamici. Ebbene oggi Benedetto XVI, con la sua testimonianza,
ci dice che bisogna vincere la paura e non avere alcun timore nellaffermare
la verità di Gesù anche con i musulmani. Basta con la violenza.
Dal canto mio dico che è ora di porre fine allarbitrio e
alla violenza dei musulmani che non rispettano la libertà di scelta
religiosa. In Italia ci sono migliaia di convertiti allislam che
vivono serenamente la loro nuova fede. Ma ci sono anche migliaia di musulmani
convertiti al cristianesimo che sono costretti a celare la loro nuova
fede per paura di essere assassinati dagli estremisti islamici che si
annidano tra noi. Per uno di quei "casi" che evocano la mano
discreta del Signore, il mio primo articolo scritto sul Corriere il 3
settembre 2003 si intitolava "Le nuove catacombe degli islamici convertiti".
Era uninchiesta su alcuni neo-cristiani che in Italia denunciavano
la loro profonda solitudine spirituale ed umana, di fronte alla latitanza
delle istituzioni dello Stato che non tutelano la loro sicurezza e al
silenzio della stessa Chiesa. Ebbene mi auguro che dal gesto storico del
Papa e dalla mia testimonianza traggano il convincimento che è
arrivato il momento di uscire dalle tenebre dalle catacombe e di affermare
pubblicamente la loro volontà di essere pienamente se stessi. Se
non saremo in grado qui in Italia, nella culla del cattolicesimo, a casa
nostra, di garantire a tutti la piena libertà religiosa, come potremmo
mai essere credibili quando denunciamo la violazione di tale libertà
altrove nel mondo? Prego Dio affinché questa Pasqua speciale doni
la risurrezione dello spirito a tutti i fedeli in Cristo che sono stati
finora soggiogati dalla paura". La storia di conversione di Magdi
Cristiano Allam segna ancora una volta il trionfo della Divina Misericordia
nel nostro tempo terribile e insieme meraviglioso.
("Benevento
La libera voce del Sannio" n.7/ del 11/4/2008)
Un
testimone della chiesa beneventana al traguardo
Alle
prime luci dellalba del 5 marzo 2008 larcivescovo Gastone
Mojaisky-Perrelli è entrato nella gloria svelata del Risorto. Aveva
circa 94 anni di età. Il 7 di marzo 2008 alle ore 15.00 nella cattedrale
di SantAngelo dei Lombardi larcivescovo di Benevento Andrea
Mugione ha presieduto le esequie. Erano presenti gli arcivescovi Francesco
Alfano di SantAngelo dei Lombardi-Conza-Nusco-Bisaccia e Antonio
Nuzzi emerito della stessa chiesa locale e i vescovi Francesco Marino
di Avellino, Pietro Farina di Alife-Caiazzo e Filippo Iannone ausiliare
di Napoli, una ventina di sacerdoti, alcuni parenti del defunto, autorità
civili e militari e un discreto numero di fedeli. In serata la salma è stata tumulata nella cappella della famiglia Perrelli nel cimitero di
Buonalbergo.
Sono profondamente legato alla personalità forte ed insieme dolcissima
dellarcivescovo Gastone per averlo conosciuto sin dagli anni in
cui ero studente di teologia, per averlo incontrato più volte mentre
trascorreva il periodo estivo come eremita presso il santuario del Santissimo
Salvatore in Montella e soprattutto perché 25 anni or sono fu lui,
insieme allarcivescovo Carlo Minchiatti, a consacrarmi sacerdote.
Ha vissuto quasi per un secolo servendo con intelligenza, assoluta trasparenza
e fedeltà la Chiesa santa di Dio che ha amato al di sopra di tutti
e di tutto. Ha girato il mondo a motivo dei molti e prestigiosi incarichi
affidatagli dalla Santa Sede lavorando in Segreteria di Stato e in ben
12 nunziature. Ha sempre conservato un ammirevole semplicità
e sobrietà di vita.
La sua storia personale ha il fascino di un romanzo. Il nonno paterno
era stato ambasciatore al servizio dello zar di Russia. Per ragioni politiche
suo padre dovette lasciare la Russia giungendo infine a Buonalbergo (Bn).
Sua madre di origine buonalberghese apparteneva alla famiglia Perrelli
costituita da professionisti e ricchi proprietari terrieri. La nutrice
del suo papà era originaria di Cervinara perché secondo
le abitudini del tempo le mamme nobili non allattavano i propri figli.
In Cervinara dimoravano anche i loro cugini appartenenti alla famiglia
del giudice Cecere. La nonna materna dellarcivescovo defunto, Caterina
Cosentini, era di Benevento e aveva sposato Luigi Perrelli, nonno di mons.
Gastone. La famiglia Cosentini, abitava nel quartiere storico della città,
il Triggio.
I suoi genitori: Carlo Mojaisky e Alceste Perrelli. Il papà era
originario di Mosca ed i suoi antenati intorno allanno 1003 erano
venuti dalla Mongolia. Una famiglia di grandi proprietari terrieri che
possedevano molti granai in Ucraina e per ragioni commerciali viaggiavano
moltissimo. Il suo papà, di professione avvocato, era nato a Napoli
ed aveva compiuto gli studi in un collegio svizzero. Dopo la rivoluzione
bolscevica dellottobre 1917, il resto della famiglia da Mosca si
trasferì in Francia. Il papà Carlo Mojaisky si impegnò
per molti anni, come esperto di diritto canonico, per far tornare alla
Chiesa i beni sequestrati con le soppressioni prima dellunità
dItalia. Morì a Buonalbergo nel 1936, quando Gastone era
ancora in Seminario, lanno precedente la ordinazione sacerdotale.
La mamma Alceste morì nel 1918 con "la spagnola", quando
Gastone aveva solo 4 anni. Una mamma generosa e altruista che contrasse
lepidemia mortale per soccorrere in Buonalbergo, insieme al suo
fratello medico, gli ammalati del paese. Allora i piccoli vennero affidati
a donne di servizio. Il papà si risposò con una vedova madre
di 2 figli: Maria De Maria che sposò Sergio, fratello di don Gastone
e Fernando De Maria che sposò Wanda, sorella di mons. Gastone.
Ma anche la mamma adottiva venne a mancare molto presto.
Il papà girava moltissimo ma in estate ritornava sempre a Buonalbergo
dove si impegnò per lapertura di un ufficio postale che mancava
in paese e qui sposò la buonalberghese Alceste Perrelli. Dal matrimonio
di Carlo ed Alceste nacquero 7 figli: Sergio (avvocato, coniugato con
Maria De Maria di Napoli, senza prole, dopo gli studi a Milano si trasferisce
a Saronno e durante la guerra giunge in provincia di Piacenza come capo
partigiano, dopo la guerra rientra a Milano e infine parte per lArgentina);
Augusto (finito in Argentina come segretario del consolato italiano a
Buenos Aires, coniugato con una donna di nome Nelli, dal loro matrimonio
una sola figlia di nome Anna che ora vive a Capri, dopo lArgentina
andò ad abitare a Milano e infine visse a Buonalbergo); Claudio
(laureato in legge, vissuto per molti anni a Parigi, sposato con la francese
Raymonde, poi rientrato a Milano ove è vissuto, un solo figlio
morto pochi giorni dopo la nascita); Anna (entrata tra le suore dIvrea
come religiosa, prese il nome della mamma e si chiamò suor Alceste,
morì a soli 23 anni); Wanda (che ora, alletà di 96
anni, vive a Milano, sposata con il medico napoletano Ferdinando De Maria,
una sola figlia, Paola Maria Donatella che vive anchessa a Milano,
coniugata, una sola figlia, Francesca, esperta nella ricerca storica e
che ci ha fornito preziose informazioni); Gastone (divenuto arcivescovo);
e infine Cecilia (morta pochi giorni dopo la nascita).
Una famiglia meravigliosa costituita da persone straordinariamente profonde
e di grande cultura.
Mons. Gastone è nato quindi da nobile famiglia a Buonalbergo il
6 agosto 1914, ha frequentato in Napoli le scuole elementari e medie e
le superiori presso il liceo classico G.B.Vico, il corso filosofico-teologico
presso il seminario regionale Pio XI di Benevento. E stato consacrato
sacerdote nella chiesa parrocchiale di San Nicola di Bari in Buonalbergo
dallarcivescovo vitulanese Orazio Mazzella, preferendo la Chiesa
di Benevento come diocesi di incardinazione anziché quella di Ariano
Irpino per la stima profonda che nutriva per il presbiterio beneventano.
Presso il collegio Capranica e luniversità statale di Roma
ha conseguito la laurea in diritto canonico e in lettere antiche. Ha lavorato
in Segreteria di Stato e in diverse nunziature apostoliche: Bolivia, Santiago
del Cile, a Berna in Svizzera, Messico, Cuba, Guatemala, Mombasa in Africa,
Congo, Ruanda e Burundi. Dopo la consacrazione episcopale del 1°
novembre 1959 per le mani del cardinale Tardini rimase a Leopoldville
fino al 1962 e lanno successivo venne trasferito a Nusco (Av) con
il titolo personale di arcivescovo e infine a Conza, SantAngelo
dei Lombardi, Bisaccia e Lacedonia. Sarebbe dovuto andare ancora come
nunzio in Australia, aveva già spedito tutti i suoi libri, ebbe
un grosso diverbio con la diplomazia, si bloccò tutto e perciò
fece ritorno in Italia. Nel 1978 rinunciò alla cura pastorale,
con 11 anni di anticipo, a soli 64 anni di età, alternando la sua
presenza tra Montella e Napoli ove si trasferì definitivamente
circa 20 anni fa presso la comunità dei padri vincenziani in via
Vergini e dove si è spento il 5 marzo 2008.
Per limpegno nelle diverse nunziature dovette aggiungere al suo
cognome anche quello della mamma, per ragioni diplomatiche. Uomo di grande
cultura e di profonda spiritualità, conosceva ben cinque lingue.
Non abbandonò mai lattività pastorale anche quando
si ritirò a vita privata. Nobile per origine e per finezza di portamento.
Emergevano in lui spirito di signorilità e di accoglienza. Fermo
e deciso con gli altri perché esigentissimo con se stesso. Sempre
austero e delicato. Lamico buonalberghese, il francescano padre
Rosario Corbo, ricorda la grande semplicità che lo rendeva disponibile
e attento verso tutti, fino ad urtarsi quando si parlava con enfasi di
grandezze umane. In queste occasioni ricordava a tutti che Cristo è
morto nudo sulla croce. Aveva il culto dellamicizia e avvertiva
in modo vivo il valore della tradizione. Diceva: "La tradizione forma
la fede di un popolo, non è lecito distruggerla in un attimo".
Ogni anno per il lunedì in albis tornava a Buonalbergo per augurare
"la buona Pasqua alla Madonna". Signore di animo e di abitudini,
nutriva per la Madonna della Macchia, venerata nel paese natio, una devozione
struggente tanto da dire: "Nel mio paese ho succhiato insieme al
latte per crescere una fortissima devozione mariana". E stato
un accanito fumatore sfuggendo ai rischi di una morte anticipata. A Conza
ebbe molti disagi e contrasti con il clero: obbediente, fedele, ligio
al dovere non ammise eccezioni alla regola o disobbedienze. Rimase solo.
Soffrì molto. Mai scese a compromessi. Lucido fino al momento della
morte. La sua personalità di uomo e di pastore si staglia con il
profilo di un nobile umilissimo e di un testimone coerente sino alla fine.
Fu un impareggiabile divoratore di libri.
Conservò intensi rapporti con la comunità ortodossa della
Borgogna e attraverso un nipote ingegnere vi destinò generose offerte
ed aiuti per la costruzione di una chiesa e di un centro di spiritualità.
Ho chiesto alla nipote Paola Maria Donatella che vive a Milano quale fosse
la nota dominante la personalità dello zio arcivescovo. Mi ha risposto
così: "Un grande rigore. Ci trattava in modo brusco. Velava
con la fermezza il suo grande affetto per noi. Era concreto, deciso, rapidissimo,
soprattutto molto coerente. Non ha mai coperto o tradita la verità".
("Benevento
La libera voce del Sannio" n.6/ del 28/3/2008)
Salto
di qualità. L'Istituto Superiore di Scienze Religiose
"Redemptor hominis" di Benevento è diventato Università
È stato
il giornalista Giuliano Ferrara, Direttore de "Il Foglio", a
tenere la prolusione dellinaugurazione del nuovo anno accademico
dellISSR di Benevento sul tema: "Moratoria sullaborto
e laicità" il 25 febbraio nellAuditorium "Giovanni
Paolo II" del Seminario Arcivescovile in Viale Atlantici; contemporaneamente
è nato in Benevento il comitato pro moratoria di cui sono responsabili: il direttore dellISSR,
il dott. Francesco Mastrocinque, la dott.ssa Snijezana Miklusic, il dott.
Alfonso Falato ed il giovane universitario Cristian Mastrocinque.
LIstituto Superiore di Scienze Religiose "Redemptor hominis"
di Benevento è divenuto Università con valenza europea.
Decisivo il passaggio da istituto quadriennale a istituto quinquennale
con un triennio di base e un biennio specialistico. Il Concilio Vaticano
II ha auspicato una maggiore qualificazione della formazione teologica
del laicato e di quanti sono chiamati a svolgere compiti delicati di evangelizzazione,
di animazione pastorale e di insegnamento.
Nel 1980 lArcidiocesi di Benevento ha avviato una scuola triennale
di scienze religiose, divenuta poi nel 1986 Istituto di Scienze Religiose
"G. Moscati" (ISR) con due indirizzi: pedagogico-didattico e
catechistico-ministeriale, autorizzato dalla CEI a rilasciare il Diploma
in Scienze Religiose.
Un ulteriore passo verso una completa qualificazione giuridica viene compiuto
nel 1990 con lerezione accademica dellIstituto Superiore di
Scienze Religiose (ISSR) sezione dellI.S.S.R. "Redemptor Hominis"
del Pontificio Ateneo "Antonianum" di Roma con curricolo quadriennale
di studi, con due opzioni: indirizzo pedagogico-didattico e pastorale-ministeriale,
abilitando al grado accademico di Magistero in Scienze Religiose (titolo
valido per proseguire gli studi ecclesiastici e conseguire i gradi accademici
superiori di baccellierato-licenza-dottorato), requisito professionale
richiesto in Italia per ricevere lincarico di insegnamento della
Religione cattolica nelle scuole di ogni ordine e grado.
Dallanno accademico 2006-2007 lI.S.S.R. di Benevento è
collegato alla Pontificia Facoltà Teologica dellItalia Meridionale
di Napoli ed ha revisionato statuti e piani di studio secondo le direttive
emanate dalla CEI per la conformazione degli studi di teologia ai parametri
accademici europei previsti dal processo di Bologna.
Lopera di riordino si è conclusa il 28 novembre 2007 con
il decreto 1404/2007 della Congregazione Vaticana per lEducazione
Cattolica che ha eretto accademicamente lI.S.S.R. "Redemptor
hominis" di Benevento abilitandolo a rilasciare i nuovi gradi accademici
di Diploma in Scienze Religiose (equivalente alla laurea dellordinamento
statale, dopo un triennio di studi e il conseguimento di 180 crediti universitari
europei) e di Magistero in Scienze Religiose (equivalente alla laurea
specialistica dellordinamento statale, dopo un quinquennio di studi
e il conseguimento di 120 crediti universitari europei).
La Santa Sede e 44 paesi europei hanno aderito ai parametri del processo
di Bologna. Come tutte le lauree dei paesi firmatari del processo, il
titolo prevede oggi 300 crediti complessivi (180 per la Laurea e 120 per
la Specialistica).
Il fine primario dellUniversità di Scienze Religiose può
essere espresso con una parola chiave di Romano Guardini: "interpretazione
del mondo".
Il compito dellUniversità "Redemptor hominis" di
Benevento si può definire in modo completo come líincontro
della fede cattolica con il mondo di oggi nelle sue diverse manifestazioni
del sapere teorico e dellíorganizzazione pratica della vita.
LUniversità, come la intendeva Platone e come noi ancora
oggi la desideriamo, è prima di tutto il luogo del "dialogo".
Il dialogo nasce soltanto dove non cè solo il parlare, ma
lascoltare e dove nellascoltare si compie lincontro,
nellincontro la relazione e nella relazione la comprensione quale
approfondimento e trasformazione dellesistenza.
Gesù dice: "Se rimanete fedeli alla mia parola, sarete davvero
miei discepoli; conoscerete la verità e la verità vi farà
liberi" (Gv 8, 31-32).
("Benevento
La libera voce del Sannio" n.5/ del 7/3/2008)
Dio
seduce ancora
Un Lucio
Dalla a 360° tra critiche allaborto e plausi allenciclica
papale Spe salvi: "lho trovata ineccepibile dice
il cantautore. Papa Benedetto XVI ha dimostrato ancora una volta di essere
un grande e fine intellettuale. Qualche "bello spirito" vuol
farlo passare per nemico della ragione, ma il livello della sua catechesi è così elevato da sfuggire a quelle menti che ricercano,
nel mondo attuale, solo linsulto. Il Papa afferma, saggiamente,
che fede e ragione devono e possono essere amiche e che non sono affatto
categorie contrapposte. Io la penso come lui". Quindi la critica
allaborto che "reputo una cosa negativa. La vita va difesa
sempre e comunque dal suo momento iniziale sino alla fine naturale"
e la confessione di un tratto dellespressione del suo essere cristiano
"nella ricerca del bello, nella santità e nella mistica del
lavoro, che poi vuol dire santificarsi per mezzo della propria professione".
"Personalmente, nellesistenza di tutti i giorni, spiega Dalla,
anche attraverso la mia affiliazione allOpus Dei, cerco di contrastare
ogni forma di ateismo e di secolarismo, fenomeni che mortificano purtroppo
i nostri tempi". Poi confessa di non essere "mai stato né
marxista, né comunista. Se mi sono esibito alle manifestazioni
di sinistra è perché sono un professionista: gli organizzatori
mi hanno pagato ed io ho cantato". E sullItalia, "dipinta"
come un Paese in crisi, avverte: "Guai a vivere senza speranza. Ma
ognuno deve fare attivamente la propria parte senza rassegnazione".
Enzo Biagi -
dice mons. Ravasi - alla fine della vita si è confessato. Aveva
radici profondamente religiose. Dalla mamma aveva ricevuto linvito
a chiudere ogni giornata con latto di dolore. Un richiamo
che, dovunque si è trovato, ha sempre rispettato con laggiunta
di unAve Maria.
E recente
la conversione al cattolicesimo di Tony Blair. Anglicano di nascita,
da anni partecipa alle funzioni domenicali nella cattedrale di Westminster
con la moglie e i figli, tutti e 4 cattolici di cui due hanno frequentato
una delle scuole cattoliche più prestigiose di Londra. Nel giugno
scorso Blair ebbe colloqui privati con il Papa in Vaticano. Lincontro
spinse a credere che la sua conversione sarebbe giunta a breve. Ammirevole
la sua decisione, per non dare adito a speculazioni che si sarebbe convertito
al Cattolicesimo solo dopo aver lasciato Downing Street.
Anche
il mondo della canzone si orienta a prendere sul serio la vita di fede
in Cristo come è avvenuto per Ornella Vanoni e per Claudio
Baglioni. "Qualche volta, dice questi, mi sorprendo a pregare,
quando mi sento stanco o smarrito, ma credere è anche, più
semplicemente, una maniera di volere e volersi più bene. Togliersi
di dosso lindifferenza. Molte mie canzoni parlano del vivere come
esperienza anche spirituale: di questo viaggio il Papa e la sua Chiesa
sono il faro e noi i naviganti. E Dio il mio piccolo grande amore". Roberto Vecchioni, dopo anni di silenzio,
confessa: "Negli ultimi due anni la mia fede è cresciuta.
Continuo a sperare nel nuovo, ma nel nuovo cd canto anche la mia delusione
di fronte a questo mondo". Nella canzone Le rose blu, il
cantautore riferisce la sua storia di padre straziato dal dolore per la
morte del figlio. Offre al Signore ogni memoria, sensazione ed emozione
della sua esistenza. La canzone la scrisse in pochi minuti in uno stanzino
buio: "Una preghiera, forse un grido di ribellione, non so. Un patto
impossibile con Dio. Non ti offro la vita, è già tua: ti
do quanto ho vissuto, se tu dai a mio figlio le rose blu. Questa canzone
mi ha rieducato. In fondo ho sempre tratto la speranza dal dolore: ho
ripreso a farlo. Forse anche con più misura e sincerità
di un tempo. In questi ultimi due anni mi sono avvicinato molto a Dio.
La mia fede è cresciuta anche per il dolore che ho vissuto in questo
tempo: ci deve essere una forza credibile che va oltre la mediocrità
terrena. Spesso prego, dico lAve Maria, il Credo, il Pater Noster.
Il bello è che con Dio si può parlare ovunque, in Chiesa
come per strada".
("Benevento
La libera voce del Sannio" n.4/ del 22/2/2008)
Moratoria
sull'aborto e laicità.
Giuliano Ferrara a Benevento il 25 febbraio
Il Direttore
de "Il Foglio" afferma: "Se è vero, come credo profondamente,
che esiste un individuo biologico nel grembo di una madre incinta, sopprimere
quella creatura è un omicidio perfetto perchè cancella tutto
il futuro di una vita
che ancora non ha passato.
Gli aborti rappresentano lo scandalo supremo del nostro tempo. In Asia
ci sono politiche di Stato che incentivano in ogni modo le donne a interrompere
la gravidanza. La moratoria sull'aborto serve ad aggredire le politiche
anti-nataliste ed eugenetiche in Oriente e Occidente".
Una battaglia, quella del direttore de "Il Foglio", che si lega
anche al suo vissuto personale: "Ho raccontato di essere stato complice
di tre aborti. Li ho vissuti come un delitto morale, un atto di violenza
contro me stesso, le mie compagne di allora e contro le creature che oggi
avrebbero 25, 30, 35 anni. Dietro questa battaglia c'è anche la
nostalgia della paternità mancata. Non vivo una crisi esistenziale,
mi rendo conto però del significato di avere rifiutato quei tre
figli".
Anche la Costituzione "Gaudium et spes" del Concilio Vaticano
II, al n. 27, definisce laborto "un abominevole delitto"
e Giovanni Paolo II nellenciclica "Evangelium vitae" del
1995 sul tema dellaborto dice che si è passati "dalla
logica del delitto a quella del diritto". Il quinto comandamento
parla chiaro: "Non uccidere". Il Magistero ecclesiale ininterrottamente,
in oltre 2000 anni di cristianesimo, difende la vita dal concepimento
alla morte naturale. La vita dunque è sacra, intangibile, indisponibile
perché costituisce un valore non negoziabile. Su questo tema verterà
la prolusione dinaugurazione del nuovo anno accademico dell
Istituto Superiore di Scienze Religiose "Redemptor hominis"
di Benevento, che sarà tenuta da Giuliano Ferrara nellAuditorium
"Giovanni Paolo II" del Seminario Arcivescovile in Viale Atlantici
69 a Benevento, il 25 febbraio alle ore 17.00. Televisioni e testate giornalistiche
del territorio saranno invitate a rivolgere domande e proposte allillustre
conferenziere, dopo la sua relazione. Recentemente si è conclusa
l'opera di riordino dell ISSR di Benevento che il 28 Novembre 2007
con il decreto 1404/2007 della Congregazione per l'Educazione Cattolica
è stato accademicamente eretto al grado di Università ed
abilitato a rilasciare i nuovi gradi accademici di Diploma in Scienze
Religiose (equivalente alla laurea dellordinamento Statale - dopo
un triennio di studi e il conseguimento di 180 crediti universitari europei)
e di Magistero in Scienze Religiose (equivalente alla laurea specialistica
dell'ordinamento Statale - dopo un quinquennio di studi e il conseguimento
di 120 crediti universitari europei). Conforme ai parametri del Processo
di Bologna il titolo accademico dellISSR è spendibile in
tutta Europa, ovvero nei 45 Paesi che fanno parte del Processo stesso.
Come tutte le lauree dei paesi firmatari del Processo il titolo prevede
oggi 300 crediti ECTS complessivi (180 per la Laurea e 120 per la Specialistica).
Il passo ulteriore è la revisione dellintesa tra la Santa
Sede e la Repubblica Italiana per il riconoscimento civile dei titoli
accademici conferiti dagli ISSR per mezzo delle Facoltà approvate
dalla Santa Sede, quale Laurea e Laurea Specialistica in Scienze Religiose.
Il fine primario dellUniversità di Scienze Religiose può
essere espresso con una parola chiave di Romano Guardini: "interpretazione
del mondo". Il compito dellUniversità "Redemptor
hominis" di Benevento si può definire in modo completo come
lincontro della fede cattolica con il mondo di oggi nelle sue diverse
manifestazioni del sapere teorico e dellorganizzazione pratica della
vita.
LUniversità, come la intendeva Platone e come noi ancora
oggi la desideriamo, è prima di tutto il luogo del "dialogo".
Il dialogo nasce soltanto dove non cè solo il parlare, ma
lascoltare e dove nellascoltare si compie lincontro,
nellincontro la relazione e nella relazione la comprensione quale
approfondimento e trasformazione dellesistenza.
Gesù dice: "Se rimanete fedeli alla mia parola, sarete davvero
miei discepoli; conoscerete la verità e la verità vi farà
liberi" (Gv 8, 31-32).
("Benevento
La libera voce del Sannio" n.3/ del 8/2/2008)
Ricordando
padre Di Monda
Ad un anno
dalla morte i frati minori conventuali hanno ricordato padre Antonio Maria
Di Monda con una Messa presieduta dallarcivescovo di Benevento e
un convegno sulla spiritualità e lopera letteraria dellillustre confratello con lintervento
di padre Gianfranco Grieco, capo ufficio del pontificio consiglio per
la famiglia e padre Cristoforo Bove, relatore presso la congregazione
per le cause dei santi. E per me un onore parlare di padre Di Monda:
un uomo solido, un sacerdote vero, un testimone fedele divenuto maestro
della parola. Maestro perché testimone.
Ripensando agli anni in cui lho avuto impareggiabile guida e docente
di dommatica mi sovvengono le parole semplici e profonde del Salmo 18,
le uniche capaci di esprimere la mia sconfinata gratitudine: "La
tua bontà mi ha fatto crescere".
Padre Antonio è stato un degno figlio del serafico Francesco dAssisi
nella famiglia francescana conventuale della provincia religiosa di Napoli.
Laureato in Teologia allUniversità di Friburgo in Svizzera,
licenziato in Filosofia allUniversità Gregoriana di Roma
e diplomato in Diplomatica, Paleografia e Archivistica allUniversità
di Napoli, ha ricoperto molti e importanti uffici nel suo Ordine, come
quelli di Ministro Provinciale e Direttore Generale della Milizia dellImmacolata.
Docente di Teologia e Filosofia alla Facoltà Teologica dellItalia
meridionale, nel Seminario e nellIstituto Superiore di Scienze Religiose
"Redemptor hominis" di Benevento e nei Seminari dellOrdine,
ha collaborato a molte riviste e pubblicato diverse opere teologiche e
letterarie.
Tra le tante opere mi piace segnalare il volume "Tra teologia e vita
",
ove spazia dalla speculazione alla realtà vissuta da ogni uomo,
con argomenti di attualissimo interesse, con competenza profonda, con
acume e calore sostenuti sempre da una logica rigorosa, impeccabile e
dal richiamo costante alla verifica, a portata di mano di ogni uomo amante
della verità.
Padre Di Monda è stato un pozzo profondo di ricchezza culturale
e spirituale, estremamente vitale sotto il profilo scientifico e missionario,
formidabile per cultura, fervore e dedizione apostolica. Gioioso ed ottimista
come tutti i santi che costellano il firmamento cristiano. Un profeta
della divina giustizia sempre piegata al servizio dellamore e della
misericordia.
Mai si è chiuso nella turris eburnea di un sapere arido,
gelido e sprezzante. La sua è stata sempre ed unicamente una teologia
al servizio della vita, una teologia capace di conservare quel sapore
di concretezza e di vita, capace di soddisfare gli intellettuali ed i
semplici, senza nulla togliere al rigore del pensiero e della verità.
Nellinsegnamento, nella predicazione come nelle svariate pubblicazioni
ed in centinaia di articoli, è sempre partito dalla teologia e
dalla pedagogia del cuore, non per assegnare un primato al sentimento,
alla volontà, ma perché ogni cosa, nella vita e nellazione,
ha sapore solo se ha un pizzico di cuore. In conformità al genuino
concetto delluomo ha ricercato in ogni situazione ed in ogni argomentazione
la verità più obiettiva, senza infingimenti, mezze misure
o false prudenze, convinto di quanto afferma il Maritain: "Se non
si ama la verità, non si è uomini". Nella babele della
moderna ideologia, padre Antonio ha offerto alla schiera innumerevole
dei suoi alunni e dei suoi fedeli la divina e sicura pedagogia di Gesù
Maestro,Via Verità e Vita (Gv 14,6).
Come Teresa di Lisieux, ha sentito in sé la vocazione del guerriero,
del sacerdote, dellapostolo, del dottore e del martire. Nel contrasto
interiore tra debolezza delle forze e sconfinatezza dei desideri ha cercato
con ardore i doni migliori, scoprendo di essere nulla senza lAmore.
La Carità gli ha offerto la chiave della sua vocazione.
Nel cuore della Chiesa sua madre è stato un profeta di speranza
e di amore pur conservando scrupolosamente il ruolo di vigile sentinella
della verità. Di qui la tenacia nello studio, nel sacrifico, nella
preghiera, nellinsegnamento e nellapostolato. Di qui la prontezza
nel venire incontro ai bisogni di ognuno senza mai risparmiarsi. Di qui
la fatica dei frequenti viaggi in aereo, in treno in autostop pur di annunciare
Cristo in maniera opportuna ed inopportuna (2 Tim,4).
Sempre con umiltà, semplicità, generosità e con quella
gioia che spesso esplodeva in una risata fragorosa e contagiosa, di chi
manifesta una grande capacità di relazione e di esultanza ad ogni
incontro. Verità e Amore. Fedeltà e Gioia.
Testimone verace del Cristo crocifisso e risorto perché morte e
resurrezione sono un unico e indissociabile mistero damore.
Scrive S.Agostino: "Cammina attraverso luomo e giungerai a
Dio". Conoscendo, stimando, ascoltando e frequentando padre Antonio
Maria Di Monda, noi abbiamo incontrato Dio.
Padre Di Monda, come professore, predicatore, esorcista e vicario episcopale
per i religiosi e le religiose ha sempre manifestato un grande coraggio
nel difendere la verità ed una profonda onestà intellettuale,
una stima formidabile per il ministero sacerdotale ed un amore appassionato
per lImmacolata.
Egli stesso scrive: "Quanto illusoria sia la pretesa infallibilità
di giudizio del pensiero moderno è dimostrato dai granchi di ogni
genere che esso ha dovuto registrare nel corso della storia. Sarebbe istruttivo
costatare quante presuntuose affermazioni, presentate e difese come ultima
conquista della scienza, siano state smentite dalla realtà e dalla
vera scienza. Così, in ogni epoca la Chiesa è stata rimproverata
di volersi intestardire su posizioni chiaramente superate e ormai inaccettabili
dal pensiero corrente! Se la Chiesa avesse accolto la suggestione, offertale
di volta in volta, dallo gnosticismo, dallarianesimo, dalle eresie
e movimenti di pensiero ovunque pullulanti ci domandiamo se esisterebbe
oggi incorrotta. Mentre essa è ancora viva e vegeta, molti movimenti
ricordati si sono dissolti nel nulla" (Tra Teologia e Vita"
, pp.25-26).
Aveva compreso la grandezza e la dignità del sacerdote vivendola
con impareggiabile coerenza e generosità e con una disponibilità
assoluta. Nellesercizio del ministero sacerdotale viveva intensamente
le parole che lamico del santo Curato dArs, il venerabile
padre Chevrier diceva agli studenti di teologia che si preparavano al
sacerdozio: "Il sacerdote deve essere un altro Cristo. Pensando al
Presepio, deve essere umile e povero; più sarà tale, più
darà gloria a Dio e sarà utile al prossimo: egli deve essere
un uomo spoglio di tutto. Ricordando il Calvario, deve pensare ad immolare
se stesso per dare la vita. Il sacerdote deve essere un uomo crocifisso.
Pensando al Tabernacolo deve ricordarsi che deve dare se stesso di continuo
agli altri, deve divenire come un buon pane per le anime: il prete deve
essere un uomo mangiato".
E padre Antonio aggiungeva che essendo il sacerdote Alter Christus, per vivere degnamente la sua eccelsa vocazione deve operare ed amare come
ha fatto Gesù: "Deve essere luomo dalla fede ardente
e operosa, luomo chiamato ad essere ministro e servo di tutti, chiamato
a predicare e a praticare la perfezione, la santità. Egli deve
essere pronto a donare la sua stessa vita temporale. Deve, perciò,
possedere riserve inesauribili di amore, perchè solo lamore
porta a donare sempre, ad immolarsi senza sosta, a dimenticare i propri
comodi e i propri diritti, rendendo così possibili tutti gli eroismi.
Ma lamore, come leroismo, non si improvvisa quasi mai e non
cresce, ordinariamente, per generazione spontanea. Chi non si è
mai esercitato a camminare, quasi sicuramente non scalerà mai una
vetta troppo alta. E chi non è stato mai abituato a donare e a
donarsi in una scuola di sacrificio e di rinunzia, difficilmente domani
sarà un eroe. La lotta per la continenza è esercizio di
rinunzia, di abnegazione, di superamento dellegoismo; è scuola
ed allenamento di generosità e di esaltazione dei valori superiori" (Tra Teologia e Vita
p.89).
Ed in queste espressioni svela le tensioni della sua altissima testimonianza
sacerdotale. Conquistato dal trionfo della grazia, realizzato dalla Santissima
Trinità nella Vergine Maria, si è fatto cantore appassionato
dellImmacolata, scrivendo pagine luminose sulla consacrazione a
Maria e sullattualità del messaggio di Fatima. Prima di spegnersi
nel convento francescano di Benevento, lo visitai, martedì 9 gennaio
2007, rimanendo in cordiale colloquio nella sua cella per gran parte della
mattinata: seduto alla scrivania, indossava linseparabile saio francescano,
mi accolse con entusiasmo ed affetto, lo abbracciai con forza sapendo
che quello sarebbe stato lultimo nostro incontro sulla terra, non
mi risparmiò un largo e generoso sorriso, si informò sulle
mie attività pastorali e culturali, chiese cosa stavo organizzando
di bello per il Signore, poi descrisse le sue precarie condizioni di salute,
laffanno intenso non bloccò la vivacità affettuosa
del dialogo, dichiarandomi di voler fare anche in questa difficile situazione
solo la volontà di Dio. Sereno, totalmente abbandonato nelle mani
di Dio e della Madonna.
Ma, stava lavorando ancora al suo ultimo libro su " Il Purgatorio
visto dai Santi", correggendo le bozze sul computer portatile che
aveva dinanzi. Mostrava lansia di terminare questa sua ultima fatica,
dopo aver pubblicato nel settembre precedente "Linferno visto
dai Santi". Concluse la ricerca sul Purgatorio con una pagina ove
indicava lo schema dun futuro lavoro su "Il Paradiso visto
dai Santi". Dopo due giorni, l11 gennaio 2007, a 88 anni di
età, sorella morte lo condusse in Paradiso a contemplare faccia
a faccia il volto di Dio ricercato con passione damore nello studio
e nella preghiera, attraverso il mistero che ora gli è stato svelato.
E nel suo diario, cronaca puntuale del cammino luminoso della sua anima,
ha segnalato la felicità per questo nostro ultimo incontro nello
spazio-tempo del pellegrinaggio.
LIstituto Superiore di Scienze Religiose "Redemptor hominis"
di Benevento, che lo ha avuto sin dalla fondazione, chiarissimo, stimato
e ricercato docente di dommatica, con una pubblicazione ha sentito il
bisogno e il dovere di disegnare un mosaico di luce e di gratitudine intorno
alla figura gigantesca dellindimenticato ed amato padre Antonio
Maria Di Monda, una lampada da porre sul lucerniere affinché la
luce risplenda davanti agli uomini: "Non può restare nascosta
una città collocata sopra un monte, né si accende una lucerna
per metterla sotto il moggio, ma sopra il lucerniere perché faccia
luce a tutti quelli che sono nella casa". La casa di Dio è
la Chiesa. La casa di Dio è il mondo.
Ricordare la figura di padre Antonio Maria Di Monda significa testimoniare
alle future generazioni il suo impegno per la promozione cristiana, spirituale,
culturale, umana e sociale della nostra gente, allinizio di questo
terzo millennio, carico di paure ed incertezze e tanto bisognoso di speranza.
("Benevento
La libera voce del Sannio" n.2/ del 25/1/2008)
Una
storia d'amore e di tenerezza
Con la solennità
dellEpifania la Parrocchia beneventana di S.Gennaro ha concluso
la celebrazione delle nozze dargento per il 25° di fondazione.
Dal Natale 1982 fino a quello del 2007 un fiume di grazia, di luce, di
Vangelo e di fraternità ha rallegrato il quartiere sangennarese.
Un cammino lungo, faticoso, impegnativo, sempre vissuto nel segno di Maria
che nella immagine di Fatima si venera nella cripta e nelle ventuno edicole
lungo il confine parrocchiale e nellimmagine dellImmacolata
nelloasi S.Maria della tenerezza.
I seimila abitanti della comunità hanno vissuto in questo quarto
di secolo eventi straordinari di evangelizzazione, generosità e
solidarietà: larrivo del simulacro della Madonna di Fatima
il 12 novembre 94 incoronata poi in Vaticano da Giovanni Paolo II
il 25 febbraio 98, la grande missione popolare per il grande Giubileo
del 2000, il completamento del Tempio intitolato al primo Vescovo beneventano
S.Gennaro, lOasi, loratorio con la scuola catechistica , la
scuola materna, la canonica, il Santuario eucaristico con la Madonna di
Fatima e Padre Pio, le vetrate istoriate, il laboratorio teatrale, il
piazzale "Giovanni Paolo il Grande", il concerto di nove campane
e il campanile, la Via Crucis lungo il viale della Redenzione, la Croce
luminosa, il monumento a Gesù risorto e S.Giuseppe, la mensa Caritas
in Kiev per trecento bambini e le 90 adozioni a distanza, i dipinti dellartista
Mastro Nunzio e tantissime altre opere.
Lazione più preziosa trova il suo fulcro nella celebrazione
eucaristica e nelladorazione perpetua del Pane di vita ed ancora
lopera di formazione svolta dai sacerdoti e dai vari gruppi e movimenti
parrocchiali. Molte iniziative hanno ravvivato il 25° di fondazione:
missione mariana, testimonianze, concerti, concorso presepi, festa insieme
e torta augurale, il brindisi e i fuochi nella notte di Natale e il raduno
dellAzione Cattolica Ragazzi dellintera diocesi intorno all
Arcivescovo nel giorno dellEpifania.
La partecipazione delle scuole del quartiere ha ravvivato i momenti più
significativi. Ora la comunità riprende serenamente il cammino
sui sentieri della speranza programmando il 150° anniversario delle
apparizioni di Lourdes, il pellegrinaggio a Loreto-Padova-Schio-Venezia-Vicenza
dal 24 al 27 aprile, le cresime dell11 maggio, i due turni di prime
comunioni a giugno ed il grande pellegrinaggio a Lourdes-Fatima-Santiago-Avila-Madrid
dal 18 al 30 agosto.
Dopo la messa domenicale il momento più bello e coinvolgente rimane
lincontro di ogni venerdì alle ore venti quando i giovani
animano unora di preghiera che si trasforma in una grande invocazione
di pace sulla famiglia parrocchiale, sulla città, sulla Chiesa
e sul mondo intero.
Lamicizia e la meditazione liberano dalla solitudine consentendo
a tutti, nonostante tutto, di sperare ancora.
("Benevento
La libera voce del Sannio" n.1/ del 11/1/2008)
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