LA VOCE DELLA CHIESA

Rubrica a cura di Mons. Pasquale Maria Mainolfi

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150 beneventani in vetrina
Un viaggio tra cinque biblioteche beneventane
Anche ad Oxford cancellano il Natale
I centri di cultura nell'Arcidiocesi di Benevento
Cento preti sanniti nella penna di un confratello
Parrocchia San Gennaro: Comunità in festa
Il guerriero e il drago
In cammino con San Gennaro e San Pio
Anno Paolino. Nel bimillenario della nascita dell'Apostolo delle genti
Corso di Laurea in Scienze Religiose. Aperte le iscrizioni 2008-2009
Introducendo Antonio Socci: Padre pio e il segreto della Speranza
La vita vincerà
Padre Pio e Aldo Moro, due vittime sacrificali
Primo Congresso Mondiale Apostoplico della Misericordia

Non possiamo non "farci" cristiani
Un testimone della Chiesa beneventana al traguardo
Salto di qualità. L'I.S.S.R. "Redemptor Hominis" diventa Università
Dio seduce ancora
Moratoria sull'aborto e laicità. Giuliano Ferrara a Benevento il 25 febbraio

Ricordando padre Di Monda
Una storia d'amore e di tenerezza

150 beneventani in vetrina

Lo studioso Alfredo Zazo, Direttore dell’archivio storico provinciale di Benevento, nel febbraio 1973 pubblicò presso la Fausto Fiorentino di Napoli il "Dizionario Bio-Bibliografico del Sannio" con i nomi e le informazioni dei più rappresentativi personaggi della città e provincia che dai tempi di Roma ai giorni nostri hanno dato lustro alla terra sannita, scusandosi per le inevitabili omissioni e auspicando che la ricerca, dopo di lui, proseguisse nel tempo.
Con puntuale e attenta disponibilità il dott. Lamberto Ingaldi ha raccolto il testimone e in questi giorni che ci preparano al Natale del Signore ha pubblicato il volume "Beneventani in 150 biografie"con le Edizioni Realtà Sannita. Mercoledì 17 dicembre, presso l’Auditorium "Giovanni Paolo II", la presentazione del libro con gli interventi di Fausto Pepe, Riccardo Valli, Annalisa Cervone, Giovanni Fuccio e lo stesso autore.
Lamberto Ingaldi, laureato in giurisprudenza, già dirigente IACP di Benevento, coniugato con cinque figli, diacono permanente, direttore emerito dell’ufficio diocesano beni culturali, appassionato ricercatore di storia locale, ha già pubblicato diverse opere. Questa ultima fatica l’ha dedicata al figlio Umberto, recentemente scomparso. L’opera rende omaggio a tanti beneventani di nascita e di adozione che hanno onorato la nostra città attraverso la cultura, la fede, l’arte e il lavoro.
I personaggi descritti hanno segnato in modi diversi la storia del territorio sannita. Lamberto Ingaldi ha il merito di aver preservato dalla dimenticanza e dall’oblìo figure assai prestigiose che animano il panorama sociale locale. La gran parte dei personaggi è già passata a miglior vita ma alcuni sono ancora viventi ed operanti. La difficile congiuntura socio-economica getta sul nostro cammino ombre di incertezza, sfiducia e paura ma la galleria dei personaggi descritti nell’opera offre un salutare segnale di speranza per convincerci della necessità di lavorare in ogni ambito sociale, politico, culturale, religioso ed economico con onestà, generosità e lungimiranza nella convinzione che il bene comune edificato dall’impegno dei singoli riorganizzerà il progresso ed edificherà la civiltà dell’Amore.
La chiave ermeneutica della ricerca che si estende nelle 374 pagine del volume è offerta dallo stesso autore con una frase dello scrittore, giornalista e polito scozzese Samuel Smiles: "Muore l’uomo e scompare ma sopravvivono i suoi pensieri e le sue azioni".

("Benevento — La libera voce del Sannio" n.22/ del 19/12/2008)


Un viaggio tra cinque biblioteche beneventane

Mons. Mario Iadanza, direttore dell’ufficio diocesano per i beni culturali propone una indovinatissima iniziativa dal titolo "Libera-mente in biblioteca". Si tratta di un viaggio che dal 28 novembre 2008 fino al 13 febbraio 2009 intende condurre sui sentieri del sapere, visitando cinque biblioteche ecclesiastiche della città di Benevento, informando su determinate novità librarie favorendo una preziosa occasione di confronto, di dialogo e di crescita culturale. Una scuola itinerante che propone un’ ampia circolazione del sapere, invitando alla libertà e alla responsabilità, affinchè la conoscenza non abbia il potere di asservire le coscienze ed imporre il dominio dispotico dell’economia.
Dopo l’incontro del 28 novembre scorso presso la biblioteca arcivescovile "F.Pacca" con l’intervento di Luca Capozzo, Ugo Dovere e Fabio Zavattaro, seguiranno altri quattro incontri: il 12 dicembre presso il Centro di Cultura "Raffaele Calabrìa" dell’Università Cattolica con Eugenio Pareo, Giuseppe Maio e Dario Sacchini; il 16 gennaio presso il Seminario Arcivescovile con Alessandro Pilla, Francesco Paolo Casavola e Giuseppe Acocella; il 30 gennaio presso il convento Santa Maria delle Grazie con Davide Panella, Vito Cagli e Francesco Sgambato; il 13 febbraio presso la Biblioteca Capitolare con Laureato Maio, Fulvio De Giorgi e Pasquale Andria.
L’arcidiocesi di Benevento, nella sua lunga e prestigiosa storia, ha sempre avuto centri qualificati di cultura, presso la Cattedrale, presso il Seminario e presso i Collegi religiosi. Tre biblioteche in particolare aiutano ancora oggi la ricerca filosofica e teologica: Biblioteca Capitolare, Biblioteca Arcivescovile "F.Pacca" e Biblioteca "Pio XI" che accoglie il materiale librario della biblioteca del Seminario Arcivescovile e quello del Regionale. Italo Calvino, nell’opera "Le città invisibili", mette sulla bocca di Marco Polo che si trova al cospetto del Gran Kan, queste parole: "L’inferno dei viventi non è qualcosa che sarà; se ce n’è uno, è quello che è già qui, l’inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme. Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettare l’inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all’inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio".
Solo il sapere ci salverà dall’insipienza, dalla stoltezza, dall’insignificanza del vivere, dalla perdita d’identità e dall’autodistruzione.

("Benevento — La libera voce del Sannio" n.21/ del 5/12/2008)


Anche ad Oxford cancellano il Natale

L’espansione della civiltà europea avvenne sotto l’impulso del cristianesimo. La Chiesa è una società universale destinata a riunire in una sola famiglia tutti i paesi della terra, senza distinzione di razza, cultura, nazionalità. I missionari, incoraggiati dal mandato di Gesù, hanno propagato il cristianesimo da un capo all’altro del mondo. Le università, luogo per eccellenza della trasmissione della cultura, sono uno dei frutti più alti del cristianesimo. Fino al Rinascimento la storia intellettuale dell’Europa non è che un capitolo della storia della Chiesa. Il cristianesimo ha infuso poi un’anima alla nuova arte europea. Accanto al Buono e al Vero, il Pulcrum, la bellezza, è come una scala per ascendere a Dio. L’incarnazione del Verbo rende possibile la rappresentazione umana di Dio e la Chiesa difende il ruolo santificatore dell’arte dalle persecuzioni e dalle distruzioni degli iconoclasti. Nessuno ha promosso l’arte più della Chiesa.
Una nuova furia iconoclasta attraversa ora il mondo, l’Europa cristiana e la cattolica Italia. Si chiama cristofobia e cristiano fobia. In nome della laicità si cacciano i presepi dalle scuole e i crocifissi dagli uffici. La religione viene costretta nei confini angusti della coscienza individuale. Si nega alla Chiesa il diritto di intervenire sui temi nodali della vita e del comportamento etico, nel mentre la magistratura condanna a morte con inaudita ferocia Eluana Englaro, l’indifesa ragazza italiana destinata all’eutanasia. Si cancellano i segni sacri. Lo scorso 29 agosto a Medjugorie hanno sfregiato e profanato la statua della Madonna sulla collina delle apparizioni. E i cristiani sonnolenti, immersi nel grigiore della mediocrità, stanno a guardare. Si ricorda con orrore in tutto il mondo, e giustamente, lo sterminio degli ebrei. Si sono sviluppate ovunque, ed è stato bello, iniziative di solidarietà nei confronti dei monaci buddhisti durante le repressioni del governo birmano.
Tante iniziative di solidarietà hanno incoraggiato le popolazioni tibetane durante le repressioni cinesi prima delle ultime olimpiadi. Ma chi parla, chi reagisce, chi protesta dinanzi alla recente uccisione di tanti cristiani in India? I simboli sono importanti. Quando, tempo fa, un giornale danese, con una scelta infelice, pubblicò una vignetta satirica su Maometto, il mondo islamico fece esplodere un putiferio da un capo all’altro del mondo. Quando si dissacrano i simboli cristiani, tutti tacciono. Recentemente al museo di Bolzano hanno esposto una scultura che rappresenta una rana crocifissa. Neppure quelli che si professano cristiani reagiscono. Davanti ad una statua profanata credo che ognuno debba inginocchiarsi e chiedere perdono affinchè Dio abbia pietà di noi folli, superbi e disperati, già sconfitti nel tetro labirinto del delirio della libertà. Non è finita. In Olanda la guerra culturale al cristianesimo ha decretato che d’ora in poi, Cristo si dovrà scrivere con la "c" minuscola. A Londra il Natale scompare da francobolli, recite o decorazioni. I grandi magazzini di Milano hanno annunciato che quest’anno non venderanno presepi. La domenica da giorno del Signore è divenuto giorno del pallone. La festa di tutti i Santi diventa la festa delle zucche vuote.
Ed ora anche ad Oxford, città nota per le università sapientissime, il consiglio comunale ha deciso che quest’anno il Natale cancellerà la parola Christmas e si chiamerà "Festival della Luce". I capi della città dei saggi hanno deciso che in questa parola c’è qualcosa che dà fastidio, c’è Christmas. Si fa fuori la parola per far fuori la realtà. La faccenda è seria. Non sopportano Cristo. Ma il Suo nome è sopra ogni altro nome e solo dinanzi a Lui ogni ginocchio deve piegarsi. Lo afferma con forza San Paolo e le sue parole ispirate diventano profezia di speranza per il nostro tempo. I saggi odiano Cristo e vogliono eliminarlo, come avvenne la prima volta nel Sinedrio e nel palazzo di Pilato. Ma il popolo lo cerca, lo invoca, lo ama e lo adorerà, adagiato in una culla, anche nei prossimi giorni di Natale. Sono davvero ridicoli questi notai del niente ed esperti del nulla.

("Benevento — La libera voce del Sannio" n.20/ del 21/11/2008)



I centri di cultura nell'Arcidiocesi di Benevento

L’Arcidiocesi di Benevento, nella sua lunga e prestigiosa storia, ha sempre avuto un centro di cultura ecclesiastica: durante il medioevo presso la chiesa Cattedrale e nelle parrocchie e poi, a partire dal Concilio di Trento, fino ad oggi, presso il Seminario, senza dimenticare i prestigiosi Collegi di formazione come quello dei Gesuiti in piazza Roma, delle Scuole Pie ove sorge ora l’auditorium comunale San Nicola e dei Fratelli delle Scuole Cristiane ove ora opera il Conservatorio Statale di Musica
Il Seminario Arcivescovile di Benevento viene fondato, subito dopo il Concilio di Trento, nel 1567 dal Cardinale Giacomo Savelli, assolvendo per oltre quattro secoli il ruolo di formazione culturale, spirituale e pastorale dei futuri presbiteri dell’Arcidiocesi e anche di alcune Diocesi della soppressa Regione Ecclesiastica Beneventana.
Il Cardinale Donato Maria Dell’Olio, Arcivescovo di Benevento dal 1898 al 1902, si adopera tenacemente per tenere lontano dal clero beneventano il modernismo e dal popolo dei fedeli la massoneria, fortemente radicata in Benevento.
In seguito il Cardinale Dell’Olio ottiene, da Papa Leone XIII, il Pontificio Ateneo teologico-giuridico San Tommaso d’Aquino, eretto con decreto della Sacra Congregazione degli studi il 30 giugno 1899. Un’ala del palazzo arcivescovile, convenientemente rammodernata e arredata, viene destinata a sede del nuovo Ateneo Pontificio. Il 28 ottobre 1899 avviene la solenne inaugurazione del nuovo Ateneo che conferisce, sia per la teologia che per il diritto, i gradi di: baccalaureato, licenza e laurea o dottorato.
L’Ateneo contribuisce ad elevare il tenore culturale del clero diocesano e regionale. Gli alunni più promettenti vengono inviati a Roma, per approfondire gli studi e conseguire presso le Università Pontificie i gradi accademici, come alunni dell’Almo Collegio Capranica e del Seminario Pio, fondato da Pio IX per gli aspiranti al sacerdozio più meritevoli e per gli alunni provenienti dagli antichi territori pontifici. Ulteriore data significativa è quella del 25 ottobre 1933 quando sul viale degli Atlantici viene inaugurato il Pontificio Seminario Regionale Beneventano Pio XI. L’Arcivescovo Luigi Lavitrano, prima di essere elevato alla porpora cardinalizia e trasferito alla sede di Palermo acquista nella località detta dell’Angelo un vasto terreno, ceduto poi alla Sede Apostolica, per costruirvi un nuovo Seminario perché quello di corso Garibaldi è divenuto insufficiente e inidoneo. Lo stesso Lavitrano il 21 febbraio 1930 pone la prima pietra per la costruzione del nuovo edificio costruito secondo le norme antisismiche dovute al rovinoso terremoto del Vulture del luglio 1930. Il 15 giugno 1931 iniziano i lavori. A metà novembre 1932 ben 180 alunni di liceo classico e teologia, provenienti dalle 15 Diocesi suffraganee di Benevento e da altre 7 Diocesi indicate dalla Congregazione, prendono alloggio nel nuovo Seminario, intitolato al donatore, il Papa Pio XI, e posto sotto la protezione di San Luigi Gonzaga e Santa Teresa del Bambino Gesù. Primo Rettore è Monsignor Luigi Pirelli, coadiuvato da due vicerettori, un direttore spirituale e un economo, Prefetto degli studi è Monsignor Gennaro di Somma, cucina e guardaroba affidati alle Suore della Sacra Famiglia di Spoleto. Il 15 Novembre 1932 hanno inizio ufficialmente le attività con la benedizione della cappella e dell’intero fabbricato da parte dell’Arcivescovo Piazza. Il 28 novembre 1932 inizia l’anno accademico, il 4 dicembre l’Arcivescovo Piazza consacra la chiesa e l’altare maggiore e il 18 dicembre viene scoperto il busto bronzeo raffigurante Pio XI. Il 25 ottobre 1933, dopo un anno di tirocinio, il Cardinale Gaetano Bisleti, a nome di Pio XI, inaugura solennemente il Seminario Regionale.
Nel 1977 il Seminario Regionale Pio XI, per scarsità di vocazioni e gravoso peso economico, chiude i battenti. Il complesso viene venduto dalla Santa Sede allo Stato italiano e trasformato in scuola per allievi carabinieri. I seminaristi beneventani ritornano al Seminario Arcivescovile che funge nel frattempo anche da Seminario maggiore.
Non tutto il giardino del Seminario viene alienato. L’Arcivescovo Raffaele Calabrìa sogna un nuovo Seminario preparando con immensi sacrifici il patrimonio economico necessario alla costruzione. L’Arcivescovo Carlo Minchiatti realizza infine il nuovo Seminario inaugurato da Giovanni Paolo II il 2 luglio 1990. Il nuovo Seminario accoglie studio teologico e scuola media-ginnasio-liceo De La Salle, rilevandone la parifica e la gestione dai Fratelli delle Scuole Cristiane che nell’anno 1980-81 chiudono il loro Istituto. La Sacra Congregazione per l’educazione cattolica, il 16 gennaio 1989, concede all’Istituto Teologico Madonna delle Grazie del Seminario Arcivescovile di Benevento, l’affiliazione al Pontificio Ateneo Antonianum di Roma, oggi Università. Accanto allo Studio Teologico opera l’Istituto Superiore di Scienze Religiose Redemptor hominis divenuto Università con valenza europea con decreto della Congregazione Vaticana per l’educazione cattolica del 28 novembre 2007, abilitandolo a rilasciare i gradi accademici di laurea e laurea specialistica. Questo Istituto inizia le sue attività nel 1980 come scuola triennale di scienze religiose voluta dall’Arcivescovo Calabrìa, nel 1990 diviene Istituto Superiore di scienze religiose collegato all’Antonianum di Roma, nel 2007 riceve la definitiva erezione accademica, dopo il collegamento alla Pontificia Facoltà dell’Italia Meridionale di Napoli, avvenuta nel 2006. Dunque da 28 anni questo Istituto è al servizio della formazione teologica del laicato e delle religiose del territorio.
Tre biblioteche aiutano la ricerca filosofica e teologica: Biblioteca Capitolare, Biblioteca Arcivescovile "F.Pacca" e Biblioteca "Pio XI" che accoglie il materiale librario della biblioteca del Seminario Arcivescovile e quello del Regionale.

("Benevento — La libera voce del Sannio" n.19/ del 7/11/2008)


Cento preti sanniti nella penna di un confratello

E’ il contenuto della mia ultima pubblicazione. Ho rivisitato gli ultimi duecento anni di storia sannita attraverso cento prestigiose figure di pastori della Chiesa beneventana. Molti hanno operato esclusivamente sul territorio, tanti in Campania, Puglia, Calabria e in Vaticano, portando in alto il nome della nostra storia, cultura e santità. Molti di essi ruotano intorno al più noto sacerdote sannita, padre Pio da Pietrelcina, l’unico prete stimmatizzato, dopo Cristo, in duemila anni di cristianesimo. Si tratta di un meraviglioso viaggio nella memoria, capace di cogliere le caratteristiche comuni e dominanti degli illustri testimoni della fede. In questo articolo mi fermo soltanto sul ricco patrimonio della nostra storia.
Il Sannio è una zona montuosa e ricca di verde, con una storia lunga quasi 30 secoli e con vicende di grande importanza, come la sconfitta dei Romani ad opera dei Sanniti nel 321 a.C., la vittoria di Roma su Pirro nel 275 a.C. e la battaglia tra Carlo d’Angiò e Manfredi di Svevia: in co del ponte presso a Benevento (Dante, canto III del Purgatorio).
Benevento, regina del Sannio, con la storia plurimillenaria, sorge alla confluenza dei fiumi Sabato e Calore, subisce l’influsso osco-sannitico per poi entrare nell’orbita romana.
La sconfitta di Pirro re dell’Epiro, accorso in aiuto dei sanniti, fa mutare l’antico nome Maleventum nel più beneaugurante Beneventum. Divenuta colonia romana, la città, vede accrescere la sua importanza con il passaggio della via Appia, regina delle strade verso l’Oriente, e della via Traiana, con la realizzazione di edifici e monumenti che la rendono ancora oggi uno straordinario museo all’aperto: Arco Traiano, eretto nel 114 d.C., il Teatro Romano, realizzato da Adriano e restaurato da Commodo alla fine del II secolo d.C., dello stesso periodo è anche il Ponte Leproso.
Con Domiziano, di ritorno da una spedizione in Europa orientale, nell’88 d.C. ha inizio il culto di Iside che fa di Benevento il più importante centro di scoperte di sculture egiziane originali in Occidente: statue egizie e altri reperti custoditi nel Museo del Sannio, obelisco di piazza Papiniano ed il bue apis di viale San Lorenzo.
Dopo la caduta dell’impero romano ed un periodo di palese decadenza, Benevento e il Sannio assurgono a nuova gloria sotto la dominazione longobarda. Il capoluogo sannita diviene Principato nel 744 con Arechi II e conosce momenti di grande splendore di cui oggi ancora si ammirano i segni: chiesa di Santa Sofia con annesso chiostro e abbazia benedettina nel cui scriptorium nasce la scrittura beneventana divenuta famosa nel mondo ed il canto beneventano.
A Benevento, la moglie del duca Romualdo, Teodorata, diviene protagonista della conversione dei longobardi al cattolicesimo.
All’inizio del secondo millennio, con la morte dell’ultimo principe longobardo Landolfo VI (1073-1077), Benevento è occupata per un breve periodo da angioini, aragonesi, borboni e francesi, fino al lungo dominio dello Stato pontificio, un feeling ben saldo, durato 800 anni, fino al 1860, quando Benevento, occupata da Garibaldi, è annessa al Regno d’Italia.
L’ultimo rappresentante pontificio è Odoardo Agnelli, che lascia il castello il 3 settembre 1860. Dal marzo 1838 al luglio 1841 vi abita come delegato pontificio Gioacchino Pecci, futuro Leone XIII, il papa della Rerum novarum.
Tanti monumenti raccontano l’intreccio di epoche storiche: Rocca dei Rettori, cioè il Palazzo dei governatori pontifici, del 1321, Palazzo Paolo V di fine secolo XVI, Chiesa di San Bartolomeo del 1729 che accoglie le reliquie dell’Apostolo Patrono, Villa dei Papi, già residenza pontificia costruita nel 1696 dal Cardinale Vincenzo Maria Orsini, Arcivescovo di Benevento dal 1686 al 1730 che, pure eletto Papa col nome di Benedetto XIII conserva, attraverso un suo vicario, il governo della Chiesa beneventana, la Cattedrale edificata nel VII secolo, arricchita nel XIII secolo di una nuova facciata e di un campanile, nonché la stupenda porta di bronzo bivalve, massimo capolavoro romanico nell’Italia meridionale risalente ai secoli XII-XIII, detta Janua Major con 72 pannelli di cui 43 raffigurano episodi della vita di Cristo, che ha detto: "Io sono la porta delle pecore" (Gv 10,7), altri 25 raffigurano l’Arcivescovo metropolita di Benevento in trono, con il camauro e 24 Vescovi suffraganei della Provincia Ecclesiastica Beneventana che nel passato estende i suoi ampi confini anche nel Molise e nelle Puglie fino al lago di Lesina.

("Benevento — La libera voce del Sannio" n.18/ del 24/10/2008)


Parrocchia San Gennaro: Comunità in festa

OTTOBRE E’ PER ECCELLENZA IL MESE MISSIONARIO.
In questo terzo millennio il tema della missione diventa urgente e drammatico: i musulmani crescono al ritmo di circa il 20 % mentre i cattolici di circa il 2%. Le nuove persecuzioni contro i cristiani rendono il panorama mondiale ancora più preoccupante. Occorrono dunque apostoli della "nuova evangelizzazione" con la passione di San Paolo del quale celebriamo il secondo millennio della nascita, con l’entusiasmo di Giovanni Paolo II il Grande autore dell’Enciclica "Redemptoris missio" che prossimamente vedremo beatificato e con la generosità di Padre Pio da Pietrelcina, vanto della nostra terra sannita.
OTTOBRE E’ PER ANTONOMASIA IL MESE DEL SANTO ROSARIO.
Il giorno 5 la supplica alla Madonna di Pompei, il 7 la memoria della Beata Vergine del Rosario, istituita da San Pio V, in occasione della vittoria navale del 7 ottobre 1571 a Lepanto contro i turchi, il 13 l’ultima apparizione della Madonna a Fatima nel 1917 sul finire della prima guerra mondiale con il grande miracolo del sole. Proprio a Fatima nel 1917 la Madonna ha detto: "Recitate il Rosario ogni giorno per ottenere la pace nel mondo". Ai nostri giorni, grazie anche all’insegnamento e all’esempio di Padre Pio e Giovanni Paolo II, il Rosario è ritornato a fiorire nella Chiesa e nelle famiglie.
OTTOBRE 2008 E’ PER LA PARROCCHIA DI SAN GENNARO ANCHE UN MESE INTENSAMENTE VOCAZIONALE.
Una comunità in festa per l’inizio del nuovo anno pastorale con l’intronizzazione della Bibbia e la scuola della Parola, per l’arrivo delle reliquie di San Bartolomeo Patrono della Città e dell’Arcidiocesi con il triduo vocazionale e la processione verso la Basilica dell’ "Apostolo dotto senza falsità", per la presentazione del libro "Maestri e Sentinelle. Profili di cento preti beneventani", per il 14° anniversario di presenza di Don Pasquale in Parrocchia ed il 25° della sua Ordinazione Sacerdotale con la solenne Concelebrazione, il volume in ricordo, il buffet, la musica, i fuochi, la torta del giubileo ed il Concerto dell’Orchestra d’Archi proveniente dalla Repubblica Slovacca.
Tutti "tranquilli e sereni come bimbi svezzati in braccio alla Madre" per rispondere con l’aiuto della Madonna e dei Santi alla "universale vocazione alla santità".
A presentare il libro "Maestri e Sentinelle" nell’Auditorium Giovanni Paolo II in viale Atlantici n.69 interverranno il Vescovo di Teano e la giornalista e scrittrice Alessandra Borghese. Il concerto del 30 ottobre si terrà invece nella chiesa cittadina di San Gennaro e interverrà l’orchestra di archi della Repubblica Slovacca.

("Benevento — La libera voce del Sannio" n.17/ del 10/10/2008)


Il guerriero e il drago

Un’antica moneta sannita raffigura un giovane guerriero appoggiato ad una lancia, fra un albero ed un toro giacente. Questa moneta rappresenta una delle testimonianze più importanti dell’epopea del popolo sannita.
Boiano fu il primo aggregato urbano del popolo sannita e dopo la nascita delle prime colonie sui colli che fiancheggiano il fiume Sangro, si moltiplicarono gli insediamenti lungo le falde del Matese. La fusione degli elementi sabini, osci e pelasgi creò una tipologia nuova con la nascita del popolo sannita: dai Sabini l’indole guerriera e conquistatrice, lo stabilire leggi proprie ed autonome, l’ordinamento religioso, la tendenza all’agricoltura e alla pastorizia, l’austerità e la rigidezza del carattere; dagli Osci ereditò le abitudini montagnarde ed il linguaggio parlato e scritto; dai Pelasgi il modo di costruire le città, l’architettura delle acropoli e dei fani (templi di piccole dimensioni) e le mura ciclopiche, come si può notare fra le antiche rovine di Boiano, Isernia, Aquilonia e Sepino.
Sono stato parroco di Sassinoro per una dozzina d’anni appassionandomi allo studio delle origini regalando alla comunità una storia del paese come frutto della mia ricerca.
In questo territorio dell’alto Tammaro si trova anche Pontelandolfo teatro dell’affascinante vicenda storico-sociale-religiosa che in questo libro viene raccontata con linguaggio avvincente.
Ne è autore Giuseppe Perugini, molto noto alla popolazione.
Conosco da molto tempo Pinuccio Perugini, ne apprezzo la vivida e tenace intelligenza politica insieme alla struggente passione per "il natìo loco", l’amata Pontelandolfo con la sua gente residente e quella emigrata nelle lontane Americhe.
Egli è l’incarnazione simpatica del guerriero sannita che travalicando difficoltà senza fine continua sempre a lottare umanamente e sperare cristianamente senza mai arrendersi dinanzi al "cieco conformismo", profeticamente denunciato da Papa Benedetto XVI nella recente Giornata Mondiale della Gioventù a Sydney.
Proprio dove il territorio campano si incrocia con quello molisano, alcuni anni fa Giuseppe Perugini fece elevare il segno del guerriero sannita per esaltarne la memoria e rinnovarne la tradizione.
Ho letto con avidità culturale e grande interesse queste preziose pagine di storia sature di vita, provando un forte coinvolgimento ed una intensa emozione. Pinuccio è un formidabile scrittore ed ha la capacità di farti seguire il percorso tracciato con una logica serrata, permettendoti poi di entrare da protagonista nelle pagine scritte, fino a spingerti a volare alto, a sorridere e talvolta a commuoverti.
L’autore chiama le cose con il loro nome ed aiuta a rendersi conto di quanto sia fitta la "notte" che incombe sul nostro tempo. Prima e più che un affievolirsi del senso morale-religioso, è una "notte della ragione". La sventura più grave che affligge il sapere ed il comportamento della nostra epoca non è la perdita della fede ma lo smarrimento della sanità mentale.
L’apostolo Paolo di cui ricordiamo il bimillenario della nascita, scrivendo alla comunità di Roma afferma: "Con tutti i loro ragionamento son diventati vuoti di verità" (Rm 1, 21). Il giudizio impietoso di san Paolo sulla prestigiosa "sapienza" greca è anche una profezia su molte espressioni della cultura contemporanea.
Il profeta Isaia afferma: "Come una donna incinta che sta per partorire si contorce e grida nei dolori, così siamo stati noi di fronte a te, Signore. Abbiamo concepito, abbiamo sentito i dolori, quasi dovessimo partorire: era solo vento; non abbiamo portato salvezza al paese e non sono nati abitanti nel mondo" (Is 26, 17-18). Ed è lo stesso Isaia a domandarsi: "A che punto è la notte?" (Is 21, 11).
L’inquietante interrogativo del profeta trova in queste pagine di Pinuccio Perugini non solo una risposta severa ma anche un forte richiamo alla speranza con: la felice intuizione di una purificazione della memoria storica per sanare ogni conflitto; la brillante proposta di una tavola della riconciliazione tra gli abitanti di Pontelandolfo, Morcone e Cercemaggiore per ridare un altare e tanti fedeli al conteso san Donato d’Arezzo; l’esaltante riscoperta delle radici cristiane che celebra l’afflato d’amore tra Pontelandolfo e Waterbury per riannodare il filo spezzato di una comune tradizione.
Duemila anni di storia cristiana non si possono cancellare nell’arte, nella letteratura, nella poesia, nella legislazione o nella cultura con un forsennato colpo di spugna. I nomi stessi dei nostri paesi e delle nostre città sarebbero per la gran parte incomprensibili senza quell’avvenimento che noi datiamo con l’anno zero: la nascita e la presenza di Cristo. Le nostre feste principali, le nostre tradizioni belle e variopinte, scomparirebbero.
Senza una fede che dà speranza al nostro futuro, senza una visione di società come famiglia globale, senza una giustizia legata anche al perdono, senza l’universalismo che supera il rinascente razzismo ed i vari egoismi municipali, non ci sarà futuro.
La speranza cristiana ci rende certi che l’amore vincerà, la misericordia di Dio non avrà fine e la Sua luce brillerà anche nelle situazioni più buie. Una volta sconfitte le tenebre, tornerà a risplendere l’alba della nuova civiltà dell’amore.
Giovanni Paolo II definisce la pietà popolare: "Un vero tesoro del popolo di Dio". La pietà popolare all’inizio del terzo millennio è ancora capace di esprimere la sete di Dio scritta nel cuore degli uomini.
Benedetto XIII, Papa Orsini, definisce queste finestre del Cielo che sono le cappelle rurali e le edicole votive: Oratoria viarum, cioè stazioni oranti, luoghi di preghiera lungo la via.
Nella seconda metà del VII secolo, quando l’imperatore d’Oriente Leone III decreta la "iconoclastia" con la distruzione delle icone sacre usate per il culto, Giovanni Damasceno, esegeta coltissimo, critico sicuro, apologeta efficace e teologo illuminato afferma che le immagini sacre dimostrano la serietà dell’Incarnazione: "La bellezza ed il colore delle immagini sono uno stimolo per la mia preghiera. E’ una festa per i miei occhi così come lo spettacolo della campagna sprona il mio cuore a rendere gloria a Dio". Cappelle votive ed immagini sacre recano le tracce della nostra peculiare cultura radicata nel Vangelo, la cultura cristiana; sono segnaletiche divine che accompagnano i vari momenti della vita: nascita, festa, sofferenza, nozze, lavoro e morte. Questi piccoli monumenti di arte sacra intessono nei nostri paesi una storia bellissima di amore e di devozione. Questo museo stradale costituisce un codice indovinatissimo di comunicazione orizzontale e verticale: presso questi altari il popolo dei vicoli e delle contrade recitava rosari ed elevava preghiere, realizzando una cordiale integrazione sociale e superando la stanca e rarefatta comunicazione "terra terra" imparando a comunicare con il Cielo.
Ebrei, musulmani e cristiani credono che Dio c’è, ma solo noi cristiani crediamo che "un uomo è Dio"! Ecco la nostra originalità, ecco la nostra identità cristiana: "E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi" (Gv 1, 14).
Un fatto è certo: durante e dopo il Concilio Vaticano II la Chiesa cattolica si è protestantizzata in tanti ambiti dell’esperienza religiosa e pastorale ed una furia iconoclasta si è nuovamente abbattuta nelle nostre città e nei nostri paesi. Il tabernacolo è finito in un cantuccio, le statue della Vergine Maria e dei celesti Patroni negli scantinati, le reliquie dei santi in soffitta, molte cappelle ed edicole votive abbattute in nome della modernizzazione urbanistica. Neppure la comunità di Pontelandolfo è stata risparmiata da quest’onda anomala nel grande mare dell’esperienza ecclesiale.
Gli errori del passato vanno ora risanati con una coraggiosa e saggia valorizzazione della tradizione e della pietà popolare, vera antenna ricettiva e trasmissiva di Dio. La pietà popolare non attende di essere gestita ma assunta. Nella ricerca di Dio non basta l’intelletto, occorre anche il cuore ed il sentimento. La norma non può limitare la creatività dell’amore. La ufficialità non può spegnere la spontaneità. Noi tutti siamo piccole "finestre" sull’infinito di Dio. Le vie che Dio apre per noi sono "impensate", nessuno le conosce (Rm 11, 33). Il cuore dell’uomo è un abisso (Sal 64, 7) e sia che faccia silenzio, sia che gridi, è come la corda di un’arpa sulla quale Dio può intonare canti sempre nuovi e diversi.
La pietà popolare è un linguaggio immediato, nelle categorie del "sentire" più che del "ragionare", bisogna ascoltarla in sintonia con lo Spirito del Signore che "conosce ogni voce" (Sap 1, 7). Dio parla in tutti. Sono le nostre lunghezze d’onda che talvolta non lo captano.
Lo smontaggio delle feste religiose è un errore, è un’offesa alla vocazione dell’uomo chiamato a "santificare la festa" e santificarsi in essa, è inaridimento della nostra carismaticità meridionale, è spegnimento di nobili tradizioni in un tempo schiacciato dal secolarismo, dall’efficientismo e, per di più, dagli emergenti atteggiamenti imitativi sul piano degli spettacoli, dei vari festival e concorsi giocolieri.
Nostro compito è orientare la festa, qualificarla onde sia espressione di una ricerca di pace e si esprima in un sorriso, riflesso della gioia di Dio, nel grigiore del mondo.
Paolo VI dice: "La pietà popolare manifesta una sete di Dio che solo i semplici e i poveri possono conoscere; rende capace di generosità e di sacrificio fino all’eroismo, quando si tratta di manifestare la fede; comporta un senso acuto degli attributi profondi di Dio: la paternità, la benevolenza, la presenza amorosa e costante; genera atteggiamenti interiori raramente osservati altrove al medesimo grado: pazienza, senso della croce nella vita quotidiana, distacco, apertura agli altri, devozione" (Esortazione apostolica Evangelii nuntiandi, 48).
Concludo.Tra i tanti miracoli compiuti da san Donato vescovo di Arezzo, decapitato il 7 agosto 362 durante la persecuzione di Giuliano l’Apostata, si racconta fra l’altro che abbia sopraffatto un drago che aveva avvelenato una sorgente.
Ora che l’amico Pinuccio Perugini, con spiccata sensibilità ecologica, denuncia gli errori della superficialità e dell’arroganza che avvelenano la limpida e refrigerante sorgente della tradizione religiosa e della pietà popolare, auguro alla cara comunità pontelandolfese ed al suo zelante ed esemplare Pastore, mons. Giuseppe Girardi, di ritrovare i sentieri luminosi dell’antico fervore. Auguri!

("Benevento — La libera voce del Sannio" n.16/ del 26/9/2008)


In cammino con San Gennaro e San Pio

La comunità parrocchiale di San Gennaro in Benevento riprende il suo cammino con i suoi patroni ed amici Gennaro beneventano e Pio pietrelcinese. E’ terminato solo da qualche giorno il pellegrinaggio straordinario ai luoghi privilegiati dell’anima: Lourdes, Santiago de Compostela, Fatima, Avila, Madrid, Saragozza e Saint Baume, la grotta di Santa Maria Maddalena presso Marsiglia ove "l’Apostola degli Apostoli" consumò gli ultimi 33 anni della sua esistenza tra penitenza ed esperienza mistica. Ben 13 giorni che i giovani e le famiglie non dimenticheranno mai più. All’esperienza artistica e culturale si è saldata con stile coinvolgente quella spirituale e fraterna. Nota dominante del lungo e gioioso cammino la richiesta del pentimento mondiale nella celebrazione di 13 Messe presso le note stazioni dello Spirito.
Ora è giunto il momento di riprendere il cammino pastorale ordinario, a partire dalla festa liturgica dei celesti patroni San Gennaro e San Pio. Dal 16 settembre il triduo in onore del Protovescovo beneventano. Il 19 l’omaggio floreale alla casa natale nel rione Triggio, la processione per le strade del quartiere, l’Eucaristia presieduta dall’Arcivescovo di Benevento, la liturgia animata dal coro "Hortus Musicae" diretto da Adriana Accardo ed i fuochi pirici di rito, dopo la trepida attesa dello strepitoso miracolo della liquefazione del sangue che dopo tanti secoli non lascia di rinnovarsi ogni anno, liberandoci da incertezze e paure.
Dal 20 settembre il triduo in onore del Frate sannita nel novantesimo delle stimmate e nel quarantesimo anniversario della morte. Il 23 la processione per le strade cittadine, la Messa solenne e i fuochi.
Il 25 settembre il consiglio pastorale programmerà infine le attività e le iniziative per l’intero anno, sottolineando il primato della Parola di Dio, luce e speranza per la vita del mondo. L’udienza con Benedetto XVI e la visita alla basilica di San Paolo fuori le mura aiuterà a ricordare e celebrare il secondo millenario della nascita dell’Apostolo delle genti.

Supplica a San Gennaro

DALLA PAROLA IL SANGUE E LA SPERANZA

O amabile nostro concittadino San Gennaro,
stella fulgida di Benevento, gemma del Sannio,
primo Pastore della Chiesa Beneventana,
vanto dell’Ordine episcopale,
nostro grande patrono
e potente intercessore presso Dio,
nel reggere la sede episcopale di Benevento,
hai strappato dalle tenebre del paganesimo i nostri padri,
convertendoli alla novità del Vangelo
del Dio fatto Uomo crocefisso e resuscitato,
ottienici luce per conoscere Gesù Via, Verità e Vita,
sapienza per discernere i segni della Sua presenza nella storia,
forza per dire a tutti parole di vita eterna,
per edificare la Chiesa nata dalla Sua Parola
e chiamata a farsi testimone di speranza
fino agli estremi confini della terra,
con la preghiera, la fede ed il canto dell’amore.
Gloria al Padre
O amabile nostro concittadino San Gennaro,
dall’ascolto obbediente della divina Parola
scaturisce l’eloquenza silenziosa della Tua vita,
Tu insieme al diacono Festo e al lettore Desiderio,
nostri gloriosi concittadini,
tuoi fedeli collaboratori
e generosi operai nella vigna del Signore,
sfidasti tutti i pericoli
per manifestare nelle carceri di Pozzuoli
l’ardente carità del Tuo nobile cuore,
rimanendo illeso tra l’ardore delle fiamme
e il furore delle belve,
a cui ingiustamente fosti condannato
nella terribile persecuzione contro i discepoli del Nazareno,
sazia il nostro bisogno di luce e la nostra sete di amore,
per annunciare al mondo
la Buona Novella del perdono e della misericordia.
Gloria al Padre
O amabile nostro concittadino San Gennaro,
sei vissuto sempre immerso in Gesù,
proclamando incessantemente le Scritture,
Tu che da secoli dispensi i favori celesti alla gente campana,
proteggendola da tanti rischi e pericoli,
custodisci ora e sempre con paterna premura Benevento,
la Tua Città natìa e benedici tutti i suoi abitanti,
perché cerchino il Volto dell’amato Signore,
in quest’oggi che passa e nel giorno dell’amore senza fine,
per la potenza del miracolo strepitosissimo del liquefarsi
e ribollire del Tuo sangue sotto gli occhi di tutti,
che dopo tanti secoli non lascia di rinnovarsi ogni anno,
liberaci e salvaci da ogni incertezza e paura,
per essere chiamati dall’Amore del Padre,
toccati dal Fuoco dello Spirito Consolatore
e redenti da Gesù nella Sua Chiesa,
casa della Parola e barca guidata da Pietro. Amen.
Gloria al Padre

Mons. Pasquale Maria Mainolfi

("Benevento — La libera voce del Sannio" n.15/ del 12/9/2008)


Anno Paolino
Nel bimillenario della nascita dell'Apostolo delle genti

In occasione dei festeggiamenti del bimillenario della nascita dell'Apostolo Paolo, Papa Benedetto XVI ha indetto un anno paolino con la celebrazione dei Vespri nella basilica di San Paolo fuori le Mura di Roma il 28 Giugno 2008. L’anno giubilare terminerà il 29 Giugno 2009.
L’anno straordinario nelle parole del Papa, prevede, "una serie di eventi liturgici, culturali ed ecumenici, come pure varie iniziative pastorali e sociali, tutte ispirate alla spiritualità paolina. Saranno pure promossi convegni di studio e speciali pubblicazioni sui testi paolini, per far conoscere sempre meglio l’immensa ricchezza dell’insegnamento in essi racchiuso, vero patrimonio dell’umanità redenta da Cristo. Inoltre, in ogni parte del mondo, analoghe iniziative potranno essere realizzate nelle diocesi, nei santuari, nei luoghi di culto da parte di Istituzioni religiose, di studio o di assistenza, che portano il nome di san Paolo o che si ispirano alla sua figura e al suo insegnamento". C’è infine un particolare aspetto che dovrà essere curato con singolare attenzione durante la celebrazione dei vari momenti del bimillenario paolino: la dimensione ecumenica. L’Apostolo delle genti, particolarmente impegnato a portare la Buona Novella a tutti i popoli, si è totalmente prodigato per l’unità e la concordia di tutti i cristiani. Voglia egli guidarci e proteggerci in questa celebrazione bimillenaria, aiutandoci a progredire nella ricerca umile e sincera della piena unità di tutte le membra del Corpo mistico di Cristo.
Paulo (Saulo) ebreo di Tarso, in Cilicia, nacque tra il 5 e il 10 d.C. da una famiglia ebrea della diaspora. Tarso era a quel tempo città cosmopolita, dove vi era una fiorente comunità ebraica, di cui faceva parte il padre commerciante di tende. Essendo di tale città, aveva diritto di cittadinanza romana, come disposto prima da Marco Antonio e successivamente dall'imperatore Augusto. San Girolamo riferisce, ma non sappiamo da quale fonte abbia attinto, che i suoi genitori erano originari della piccola città di Gischala in Galilea, e che essi si trasferirono, con il piccolo Saulo a Tarso quando i Romani conquistarono la città. Questo dettaglio non è storicamente documentato, ma comunque l'origine galilea della famiglia non è improbabile, essendo appartenente alla tribù di Beniamino, tribù che risiedeva proprio nella regione della Galilea. Forse, come tipicamente era d'uso, portò quasi subito due nomi, uno ricevuto il giorno della circoncisione, "Saulo" (nome del re Saul, della tribù di Beniamino, e che ha significato di "implorato al Signore"; l'altro, latino, essendo civis romanus, Paolo, forse in relazione alla sua bassa statura o piccola corporatura, oppure più semplicemente, per la somiglianza omofonica con Saulo). Crebbe nel tipico ambiente della città di cultura ellenistica ma con una perfetta educazione ebraica che completò a Gerusalemme sotto la guida del maestro Gamaliele; imparò l'ebraico dai genitori e il greco dalla scuola, divenendo praticamente bilingue. Come tutti i veri ebrei imparò il mestiere del padre, cioè costruire tende, mestiere che continuò a fare anche durante l'apostolato per il mondo. Morì martire a Roma nel 67 d.C. dopo due anni di prigionia. Subì il processo e il martirio per decapitazione. Varie tradizioni accomunano Pietro e Paolo nelle circostanze del martirio a motivo della loro comune detenzione nel carcere mamertino e quella del loro ultimo incontro lungo la via Ostiense, poco fuori di Roma. La catena che tenne prigioniero san Paolo a Roma tra il 61 e il 63 d.C. è la più importante reliquia dell’apostolo ed è esposta in un’artistica teca illuminata vicino al suo sepolcro nella basilica papale di San Paolo fuori le Mura. Lo Stato della Città del Vaticano ha realizzato anche una medaglia commemorativa dell’anno paolino ed una moneta celebrativa del bimillenario di san Paolo.

("Benevento — La libera voce del Sannio" n.14/ del 12/7/2008)


Corso di Laurea in Scienze Religiose
Aperte le iscrizioni 2008-2009

Sono aperte le iscrizioni al corso di Laurea in Scienze Religiose per l’anno accademico 2008-2009 presso l’Istituto Superiore di Scienze Religiose "Redemptor hominis" di Benevento.
L’Istituto è un’istituzione accademica ecclesiastica eretta dalla Congregazione per l’Educazione cattolica e collegata alla Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale. L’ISSR rilascia titoli di laurea validi in tutta la Comunità Europea, conformemente ai parametri accademici europei previsti dal "processo di Bologna".
Presente nella realtà beneventana da quasi trent’anni lo scorso 28 novembre 2007 l’Istituto, insieme a soli altri tre Istituti campani, è stato elevato al grado di Università e, pertanto, abilitato a rilasciare non solo titoli ecclesiastici ma nuovi titoli con pieno valore anche civile.
Il corso di laurea ha la durata di 5 anni: i primi tre anni per il conseguimento della Laurea in Scienze Religiose (180 ECTS) e i due anni successivi per il conseguimento della Laurea Specialistica in Scienze Religiose (120 ECTS). L’Istituto propone l’approfondimento e la trattazione sistematica con metodo scientifico della Rivelazione e della Teologia e promuove la ricerca delle risposte agli interrogativi umani con l’ausilio delle scienze filosofiche, delle scienze umane e delle scienze della religione.
Il corso di laurea mira alla formazione e abilitazione degli insegnanti della Religione Cattolica nelle scuole di ogni ordine e grado, nonché di operatori pastorali, responsabili e animatori di attività liturgiche e culturali, catechisti e laici che intendono avviarsi al ciclo di Licenza in diritto canonico. L’ISSR offre anche percorsi specifici per laici e religiosi che intendono approfondire scientificamente le ragioni della fede e della speranza cristiana mediante la frequenza a singoli corsi secondo giorni e orari stabiliti dallo studente stesso, nonché percorsi di aggiornamento per quanti catechisti o collaboratori pastorali a vario titolo già prestano un servizio presso comunità parrocchiali o enti e associazioni ecclesiali. Infatti, presso l’ISSR sono attivi corsi specifici di formazione in Sacra Scrittura, Teologia dogmatica, Teologia morale, Storia della Chiesa, Filosofia, Bioetica, Storia delle religioni, Ecumenismo, Comunicazione, Catechetica, Spiritualità e tanti altri..
L’anno accademico inizia il 7 ottobre 2008 e termina il 22 maggio 2009. Le lezioni si tengono dal martedì al venerdì dalle ore 15.00 alle ore 19.00
Le iscrizioni si effettuano presso la segreteria dell’ISSR nei mesi di giugno — luglio — settembre: il mercoledì dalle 15.00 alle 18.30 e il giovedì dalle 9.00 alle 12.00 e dalle 15.00 alle 18.30. Per ulteriori informazioni è possibile visitare il sito www.issrbn.it e scaricare la brochure informativa o contattare il Segretario dell’ISSR, dott. Paolo Palumbo, ai numeri 0824.312246 — 328.1835632 o recarsi presso al sede dell’ISSR sito al viale Atlantici, 69 all’interno della struttura del Seminario Arcivescovile.
"Il fine primario dell’Università di Scienze Religiose — spiega il Direttore — può essere espresso con una parola chiave di Romano Guardini: "interpretazione del mondo".
Il compito dell’Università Redemptor hominis di Benevento si può definire in modo completo come l’incontro della fede cattolica con il mondo di oggi nelle sue diverse manifestazioni del sapere teorico e dell’organizzazione pratica della vita.
L’università, come la intendeva Platone e come ancora oggi noi la desideriamo è prima di tutto il luogo del dialogo. Il dialogo nasce soltanto dove non c’è solo il parlare ma l’ascoltare e dove nell’ascoltare si compie l’incontro, nell’incontro la relazione e nella relazione la comprensione quale approfondimento e trasformazione dell’esistenza".

("Benevento — La libera voce del Sannio" n.12/ del 20/6/2008)


Introducendo Antonio Socci
Padere Pio e il segreto della Speranza

Carissimi, questa supplica al nostro amatissimo Padre Pio l’ ho scritta qualche sera fa in un modo abbastanza singolare. Un grande prete napoletano, don Dolindo Ruotolo, morto nel 1970, grande esegeta, quando si è trovato in seminario in età adolescenziale, ha manifestato una grande difficoltà nell’apprendimento e, allora, ha ardentemente pregato dinanzi ad un’immagine della Madonna chiedendo luce per l’intelligenza. E, dopo aver profondamente, sinceramente creduto che la Madonna poteva aiutarlo, si è destato come da un sonno e ha avvertito che, all’improvviso, molto agevolmente riusciva a leggere e ricordare tutto. Si è sviluppata in lui, come per grazia, per dono straordinario di Dio, una prodigiosa memoria. Chi conosce la sua generosissima e abbondante produzione letteraria, soprattutto di esegesi biblica, sa molto bene che il sacerdote napoletano Dolindo Ruotolo è stato un genio anche nel campo teologico. Allora io, che ho ricevuto una copia di quella immagine mariana, me la sono messa sulla fronte e ho detto: Madonna cara, aiutami a dire tutte le parole che un sannita, con molto amore, saprebbe dire al sannita più venerato, conosciuto e amato nel mondo e, anche a dire, nella preghiera, in questa supplica, chi è Padre Pio per noi.
Un primo pensiero che vorrei manifestarvi è legato al mese che stiamo vivendo: il mese mariano. Un pensiero filiale lo vorrei rivolgere alla divina Immacolata Concezione. Ho detto l’aggettivo divina, perché la Madonna, Madre di Dio e Madre degli uomini, Madre della Persona divina di Gesù dove convivono indissolubilmente natura divina e natura umana, veniva chiamata dai Padri della Chiesa complementum Trinitatis, complemento della Trinità. È creatura di Dio ed è creatura uscita dalle mani del Creatore. Ricorderete Dante: "Vergine madre, figlia del tuo figlio, umile ed alta più che creatura, termine fisso d’eterno consiglio, tu se’ colei che l’umana natura nobilitasti sì, che ‘l suo fattore non disdegnò di farsi sua fattura. Nel ventre tuo si raccese l’amore per lo cui caldo ne l’eterna pace così è germinato questo fiore. Qui se’ a noi meridiana face di caritate, e giuso, intra i mortali, se’ di speranza fontana vivace. Donna, se’ tanto grande e tanto vali, che qual vuol grazia ed a te non ricorre, sua distanza vuol volar sanz’ali. La tua benignità non pur soccorre a chi domanda, ma molte fiate liberamente al dimandar precorre. In te misericordia, in te pietate, in te magnificenza, in te s’aduna quantunque in creatura è di bontate". Saremmo dei disperati, se desiderassimo di volare sulle ali della speranza senza fare ricorso a Maria.
Per cui: per natura capolavoro della Trinità, Tabernacolo e Arca santa in cui dimora la Trinità santissima, Maria è sul confine tra l’umanità e la divinità. È più nel segno del divino che dell’umano. Perciò, desidero esprimere un vivo compiacimento, a nome di tutti voi, ai cinque cardinali che proprio recentemente hanno invocato da Papa Benedetto XVI un quinto dogma mariano. Il primo, lo ricorderete, viene da Efeso (431), Maria è Theotòkos, la divina maternità di Maria. Il secondo dogma mariano: Verginità perpetua di Maria, appartiene alla fede cristiana. Terzo dogma: Immacolata Concezione, di Pio IX (8 dicembre 1854), suggellato dal cielo con le apparizioni di Lourdes (ricorre quest’anno il 150° delle apparizioni). Quarto dogma mariano: L’Assunzione, Pio XII, 1 novembre 1950.
Cos’è allora questo quinto dogma? Il 12 febbraio scorso, cinque cardinali hanno inviato una lettera invitando i porporati di tutto il mondo ad unirsi a loro per chiedere al Papa Benedetto XVI, il sapientissimo (non solo dotto e non solo santo, ma dotto e santo insieme), di dichiarare un quinto dogma mariano che proclamerebbe la piena verità cristiana su Maria. Il testo reso noto qualche settimana fa, chiede che il papa proclami Maria: Madre spirituale di tutta l’umanità, Corredentrice con Gesù Redentore, Mediatrice di tutte le grazie con Gesù unico Mediatore, Avvocata con Gesù Cristo a favore del genere umano.
I firmatari sono: il card. Telesphore Toppo, Arcivescovo di Ranchi (India), il card. Luis Aponte Martìnez, Arcivescovo emerito di San Juan (Puerto Rico), il card. Varkey Vinthayathil, Arcivecovo maggiore di Ernakulam-Angamaly (India), il card. Riccardo Vidal, Arcivescovo di Cebu (Filippine), in card. Ernesto Corripio y Ahumada, Arcivescovo emerito di Città del Messico. Il sesto cardinale Edouard Gagnon è morto nell’agosto 2007.
Auspichiamo che il santo Padre porti a compimento questo disegno perché trionfi il Cuore Immacolato di Maria, e la Chiesa, in questo momento storico così confuso e difficile, renda allegro il Cuore di Cristo, che — ne sono fortemente convinto — vuole vedere glorificata la sua Santissima Madre nelle cui mani la Trinità ha messo in quest’epoca difficile della storia le sorti dell’umanità. Maria è la divina Condottiera della più grande partita della storia, la partita dei mondiali di Dio per la speranza nel mondo.
Siamo nel 2008, un anno particolarmente carico di eventi legati alla figura del nostro amatissimo Padre Pio da Pietrelcina: il 2 marzo scorso la esumazione; il prossimo 18 settembre, 90° delle stimmate (18 settembre 1918); il prossimo 23 settembre, 40° della morte (23 settembre 1968); il 25 maggio, 121° della nascita.
Il nostro Istituto Superiore di Scienze Religiose "Redemptor hominis", che lo scorso 28 novembre 2007 è stato giuridicamente eretto come Istituto Universitario dalla Congregazione per la Educazione Cattolica, dopo 27 anni dalla sua fondazione, ha organizzato una serie di importanti iniziative in onore di Padre Pio. Padre Pio amava molto la vita e incitava le mamme ad essere generose con la vita e, perciò, il 25 febbraio scorso: Moratoria sull’aborto e laicità, con Giuliano Ferrara e suor Bruna delle Missionarie della Carità di madre Teresa di Calcutta; il 27 marzo il Concerto in onore di Padre Pio con Simone Alaimo, Ornella Pratesi, Otello Visconti e Massimo Giletti; il 30 aprile la commemorazione di Aldo Moro nel trentesimo della morte alla presenza della figlia Agnese, ricordando soprattutto il grande incontro che, a pochi giorni della sua morte Padre Pio ebbe col Presidente Moro; il 2 maggio l’incontro-testimonianza con l’attrice Claudia Koll; il 7 maggio la presentazione e la prima visione cittadina del film "Juno", sul tema della vita; dopo questo convegno, il prossimo 30 maggio, con 600 pellegrini sanniti, andremo a venerare le spoglie mortali di padre Pio e poi ci affideremo anche al Principe delle milizie celesti san Michele arcangelo nella grotta del Gargano e ci consacreremo alla Madonna presso il santuario foggiano dell’Incoronata. L’Istituto ha predisposto non solo questa supplica ma anche un vademecum che accompagnerà quella giornata intensa di spiritualità.
E vengo al Convegno di questa sera, ricordando il grappolo di eventi che lo motivano. Il titolo: Padre Pio e il segreto della speranza. La ispirazione ci viene dall’ultimo libro di Antonio Socci: Il segreto di Padre Pio. Molti di voi conoscono il libro, l’hanno letto, io ne ho fatto una propaganda cordiale perché ho letto una infinità di libri su Padre Pio da Pietrelcina, biografie bellissime ma questo di Socci per me è il libro mirabile su Padre Pio perché non fa una cronaca degli eventi, delle vicende, dei miracoli, dei prodigi, delle conversioni legate allo stimmatizzato, ma fa una sorta di introspezione, una lettura profonda del mistero di Padre Pio e ci offre così una spiegazione straordinaria del perché Padre Pio è tanto grande e tanto ci impressiona e, insieme, ci seduce e ci incanta.
Chiaramente, però, io non ho riportato pari pari il titolo del libro il segreto di Padre Pio, ma: Padre Pio e il segreto della speranza, pensando anche all’enciclica di Benedetto XVI, Spe salvi, ed anche a quella speranza che, pare manchi soprattutto in questo momento, nel cuore dei giovani. Questa è la ragione per cui Gianni Rivera ci darà la sua testimonianza non solo come ex sportivo e come euro-parlamentare, ma perché impegnato ancora nel mondo giovanile del volontariato. Anche il Papa ha detto a Genova, domenica scorsa, che molti giovani sono vecchi dentro. Stamattina a noi sacerdoti ha parlato il direttore della Caritas della Campania e ha detto che i giovani sono stati definiti da Vittorino Andreoli: idioti eleganti. Non c’è la volontà di offenderli, sono vuoti di valori, di scarsa preparazione professionale e culturale, ma eleganti, perché ricercati e griffati nell’abbigliamento e questo è uno status simbol permesso dalla generosità dei genitori, ma sono di una fragilità così impressionante che in questo momento danno a noi una grande preoccupazione e insieme ci mettono anche in cuore il dovere di fare qualcosa per loro.
Personalmente resto convinto che la grande causa di questa sofferenza che genera fragilità, violenza, stragi del sabato sera, dipendenza da alcol e droga e, dunque, inconsistenza di vita, risieda nella carenza di Gesù Cristo. Quindi il problema finale è sempre questo. Tutti dovremmo impegnarci con maggiore generosità nell’annunciare al mondo Cristo, perché la prima carità che possiamo fare ai fratelli è la carità di insegnare ed indicare l’unico nome in cui c’è salvezza: Gesù Cristo.
Come sanniti dovremmo fare di più nel segno di Padre Pio, per passare da una conoscenza superficiale ed epidermica che genera devozione, talvolta addirittura strane forme di superstizione e commercializzazione di Padre Pio e salire ad una conoscenza più profonda che conduca alla imitazione e all’ascolto dell’altissimo magistero del frate sannita, perché Padre Pio è un’insuperabile guida ed un grande maestro di vita spirituale. E’ quindi proprio il maestro che occorre a noi. Sarebbe bello che il Pontefice lo dichiarasse Dottore della Chiesa per il suo altissimo magistero spirituale! Qual è stato il segreto di Padre Pio? Pare che stia soprattutto qui: stare sempre alla presenza di Dio. E ai suoi figli spirituali consigliava: "Non perdete mai la presenza di Dio".
Alle nostre spalle ci sono due parole: stimmate, 90°; morte, 40°. Stimmate e morte sono due parole che sono state cancellate dal vocabolario delle nostre riflessioni e dei nostri pensieri, perché stimmate e morte richiamano la passione, la croce, la fugacità esiziale della vita, la vita eterna che ci attende. Guardate, però, amici carissimi, il frutto squisito di questi eventi drammatici: è al centro della scenografia dominata dal sorriso ammaliante, affascinante e rassicurante di Padre Pio. Un sorriso che spunta come fiore tra le spine. Il grande storico della Chiesa don Giuseppe De Luca, ha definito Padre Pio: "un vivo calice per la nostra sete". Siamo nel deserto, Padre Pio vuole farsi per noi acqua viva; siamo nella notte, Padre Pio vuole farsi luce che brilla per noi; siamo pieni di tutto, ci manca l’amore, Padre Pio è testimone e martire dell’amore. Esistono infatti due tipi di martirio, ce lo racconta Giovanni Paolo II al n. 93 dell’Enciclica Veritatis splendor: un martirio cruento con lo spargimento del sangue: ecco il nostro protovescovo beneventano, san Gennaro, un martirio cruento, col versamento del sangue una sola volta nella vita e per sempre, martirio usque ad effusionem sanguinis. Ma esiste — dice papa Wojtila — un martirio incruento di chi versa goccia a goccia, senza il contagocce, ogni giorno, tutto il suo sangue nella fedeltà quotidiana alla propria missione: ecco Padre Pio da Pietrelcina, ultimo santo beneventano.
Giuliano Ferrara a febbraio ci ha detto che Benevento è capitale di santità. All’inizio di questa stupenda parabola di santità c’è san Gennaro (martirio cruento) e, a conclusione, l’ultimo santo uscito di mezzo a noi, Padre Pio da Pietrelcina (martirio incruento). Il 10 agosto 1910, l’ausiliare dell’Arcivescovo di Benevento, Arcivescovo Paolo Schinosi, beneventano, ordinò sacerdote, nella nostra Cattedrale, fra Pio da Pietrelcina. Benevento dovrebbe almeno per questo riappropriarsi del grande dono fatto da Dio al mondo, che è Padre Pio. Il primo e unico sacerdote stimmatizzato dopo Gesù Cristo, con tanti carismi, fatti straordinari, tantissime conversioni, innumerevoli miracoli dovuti alla sua intercessione.
Padre Pio — ha detto bene e in maniera mirabile Antonio Socci nel suo libro — è un mistero! Soprattutto, Padre Pio è stato un uomo di preghiera. Egli è come il suo fondatore san Francesco d’Assisi, descritto così dal suo primo biografo, Tommaso da Celano: "Non tantum orans sed ipse oratio. Non tanto un uomo di preghiera ma un uomo diventato preghiera". Padre Pio è l’uomo diventato preghiera.
Chi siete, Padre? Diteci una definizione della vostra identità. E la sua risposta: Lasciatemi in pace! Sono solo un povero frate che prega.
L’avvocato africano del terzo secolo, Tertulliano, storico dei primi tempi cristiani ed autore dell’Apologeticum, ha scritto: "sola oratio est quae vincit Deum", "solo la preghiera può vincere Dio". In un secolo — quello passato — tormentato dalla prima e seconda guerra mondiale, dai campi di concentramento e di sterminio, dai forni crematori, "Padre Pio — dice Socci in questo libro stupendo — è stato un gigante di preghiera, nella sua umiltà, si è messo davanti a Dio per la salvezza degli uomini".
Il 29 gennaio 1918 Padre Pio scrive al suo padre spirituale queste parole: "Sono impossibilitato a contenere l’amore immenso, mi sento affogato nel pelago immenso dell’amore del Diletto". E ancora: "Che brutta cosa vivere di cuore! Bisogna morire in tutti i momenti di una morte che non fa morire se non per vivere morendo e morendo vivere. Ahimé, chi mi libererà da questo fuoco divoratore? Pregate, padre mio, perché venga un torrente d’acqua a refrigerarmi un po’ da queste fiamme divoratrici che in cuore mi bruciano senza alcuna tregua". E ad un’anima suggerisce: "Prega, spera, non agitarti. L’agitazione non giova a nulla. Dio misericordioso esaudirà la tua preghiera". E ai suoi figli spirituali ripete: "Tenete per certo che questo è il più alto apostolato che un’anima possa esercitare nella Chiesa di Dio: la preghiera. Tenetevi a questa mia dichiarazione che è appunto ciò che dice pure Gesù e disprezzate tutte le persuasioni contrarie che il nemico vi verrà suggerendo". San Bernardino afferma: "Tre cose restano: la predicazione, l’esempio e la preghiera, ma la maggiore della triade è la preghiera". E santa Teresa di Lisieux: "Dio non ha bisogno delle nostre opere ma del nostro amore, e la preghiera è amore".
E perciò, guardando a Padre Pio ascoltiamo la voce autorevole del giornalista Antonio Socci.
Lo ascoltiamo con gratitudine anche se devo dire che è stato assai difficile averlo tra noi perché impegnatissimo; difficile raggiungerlo, ma io ho la testa dura e ho trovato attraverso amici comuni la possibilità di averlo tra noi. Ringrazio il Signore che lo tiene in mezzo a noi per questa indimenticabile serata.

("Benevento — La libera voce del Sannio" n.11/ del 6/6/2008)


La vita vincerà

Mercoledì sera 7 maggio presso il Cinema San Marco in via Traiano l’Istituto Superiore di Scienze Religiose "Redemptor hominis" di Benevento ha organizzato una serata sul tema: "La vita vincerà". Alle ore 20.00 è stato presentato il volume "La vita vincerà" e a seguire la prima visione cittadina del film "Juno" di Jason Reitman, Premio Oscar per la migliore sceneggiatura e Miglior film della festa del Cinema di Roma.
Tradita dal sesso facile, quando scopre di essere incinta, Juno, respinge l'idea di abortire ed escogita un piano per trovare una perfetta coppia di genitori per il bambino che porta in grembo. Con il passare dei mesi, i cambiamenti fisici di Juno rispecchiano la sua crescita interiore e alla fine, mostrando un coraggio e un’intelligenza piuttosto insoliti in una ragazzina della sua età, Juno affronta i suoi problemi a testa alta con un’esuberanza giovanile che è al contempo intelligente ed inaspettata. Un film sicuramente divertente e ben fatto anche per il modo in cui solleva tantissimi temi attuali e soprattutto il grande tema dell'aborto.
Qualche parola sul libro presentato: il titolo "La vita vincerà"; la copertina in quadricomia riporta il dipinto di Tiziano del 1510 "Il miracolo del neonato parlante" ove Sant’Antonio di Padova da la parola ad un bambino appena nato perché plachi il dubbio del padre che teme l’infedeltà della sua sposa; 110 pagine in 4 parti: la proposta di una moratoria universale sull’aborto, moratoria sull’aborto e laicità, un inno alla vita e rassegna stampa; 16 fotografie a colori che ricordano il convegno beneventano sul tema animato dagli interventi di Mugione, Russo, Mainolfi, suor Bruna delle missionarie di madre Teresa di Calcutta e Giuliano Ferrara e infine allegato al volume il dvd che ripresenta il convegno svoltosi in città il 25 febbraio 2008. Nella introduzione l’autore racconta una storia personale affermando: " La Sacra Scrittura è chiara quando parla della dignità della vita di ogni persona umana: Prima di formarti nel grembo materno, ti conoscevo, prima che tu uscissi alla luce, ti avevo consacrato; ti ho stabilito profeta delle nazioni (Ger 1,5); Il Signore dal seno materno mi ha chiamato, fin dal grembo di mia madre ha pronunziato il mio nome (Is 49,1). A tal proposito desidero raccontare una storia personale. I miei genitori Michele Mainolfi e Miele Immacolata celebrarono il loro matrimonio nella chiesa parrocchiale di san Giovanni Battista, Comune di S. Martino Valle Caudina, il 15 marzo del 1948. Papà nativo di Cervinara aveva all’epoca 22 anni. Mamma originaria di S. Martino Valle Caudina aveva 21 anni. Da quel momento hanno sempre dimorato in Cervinara, alle falde del monte Partenio dalla cui cima la Madonna di Montevergine splende, veglia, protegge e benedice la gente tenace della fertile Valle Caudina. Dalla loro comunione coniugale sono nati sette figli, cinque maschi e due donne: Giuseppe, Luigi, Teresa, Mario, Pasquale Maria, Carmela e Antonio. A me è toccato cronologicamente il quinto posto e devo dire che sono venuto alla luce solo grazie al buon Dio e al coraggio di mia madre. Siamo ai primi giorni del mese di ottobre del 1957. Mia madre è al quarto mese della sua quinta gravidanza ed ha 30 anni di età. Dopo una giornata intensa di lavoro si mette a preparare la cena, poi rassetta la casa e si prepara al meritato riposo. Mio padre invece si reca al bar per una partita a carte con gli amici, come fa di sovente. Mamma avverte improvvisamente un malore, mio fratello Luigi corre in bicicletta al bar per avvertire papà che immediatamente chiama il medico condotto, il dott. Pasquale Maruzzo, originario di Villamaina, un paese dell’avellinese, questi constata che è in atto una minacciosa emorragia e che il rischio di perdere il bambino è molto alto, allora interviene come può tamponando con bende di garza mentre mio padre accogliendo il suggerimento del medico noleggia una macchina e trasporta in fretta mia madre all’ospedale Cardarelli di Napoli. Qui il ginecologo di turno, originario del nord Italia, la visita accuratamente ed emette con tono drammatico il suo verdetto: "Signora, esprimo apprezzamento e stima per il medico del paese che ha tamponato l’emorragia in modo ammirevole ma lei ha perduto troppo sangue ed ora corre un brutto rischio, qui o salviamo il bambino o la madre. Mi dica, ha già avuto dei figli?". Piena di timore e tremore mamma risponde: "A casa ho già quattro bambini e questo che attendo è il quinto". Ed il ginecologo: "Allora non ci sono problemi, abbia solo un po’ di pazienza, faremo un po’ di pulizia all’utero e lei tornerà sana e salva a casa dai suoi quattro bambini". Mamma si fa coraggio e con il volto pieno di rossore replica: "No dottore, o tutti e due vivi o tutti e due morti"! E lui, infastidito passa alle offese: "Voi cafoni del sud ragionate tutti alla stessa maniera". Mamma tace. Lui sentenzia: "Ebbene, faccia come crede, ma in nome della scienza le assicuro che, se per caso riuscirà a portare a termine questa gravidanza, il bambino nascerà certamente anemico!" Se fossi potuto intervenire in quel momento avrei fatto una pernacchia al medico ed un applauso a mia madre. Nacqui puntualmente, al nono mese, il 12 febbraio del 1958, alle quattro del mattino, sano e pieno di vigore. Chi conosce la mia esuberanza fisica sa molto bene quanto quel medico superbo e spavaldo avesse torto marcio.
Il Signore non solo mi ha donato la vita e mi ha preservato dalla morte ma dal seno materno mi ha chiamato ed ha moltiplicato i suoi doni lungo tutto il cammino che ho fatto sempre insieme a Lui sotto lo sguardo materno della mia Madre e Regina, la Madonna.
Ed ecco le tappe stupende di una consacrazione sempre più intensa e coinvolgente: 20 aprile 1958 il Battesimo, 16 giugno 1968 la prima Comunione, 7 settembre 1969 la Cresima, 29 ottobre 1983 l’Ordinazione presbiterale, 15 novembre 1996 la Professione perpetua nell’Istituto paolino "Gesù Sacerdote". E dopo 25 anni di sacerdozio con il salmista canto con tutta l’esuberanza del cuore: "Che cosa renderò al Signore per quanto mi ha dato? Alzerò il calice della salvezza e invocherò il nome del Signore. Sì, io sono tuo servo, figlio della tua ancella; hai spezzato le mie catene. A te offrirò sacrifici di lode e invocherò il nome del Signore. Adempirò i miei voti al Signore e davanti a tutto il suo popolo, negli atri della casa del Signore, in mezzo a te, Gerusalemme" (Sal 116). Annunciare il Vangelo della Vita è dunque per me un bisogno del Cuore e un dovere di gratitudine. Il film "Juno" che vedremo insieme agli alunni dell’ISSR e a tanti giovani della città e della provincia ci offre la grande opportunità di schierarci coraggiosamente e gioiosamente dalla parte della vita che è sacra, che è un dono ricevuto in usufrutto da restituire al committente, che è un valore indisponibile e non negoziabile.

("Benevento — La libera voce del Sannio" n.10/ del 23/5/2008)


Padre Pio e Aldo Moro, due vittime sacrificali

Mercoledì 30 aprile presso la Basilica della Madonna delle Grazie si è tenuto un incontro commemorativo sul tema: "Aldo Moro, a trent’anni dalla morte" organizzato dal Centro Studi del Sannio. Alle ore 17.30 la celebrazione eucaristica di suffragio e alle 18.30 la presentazione della giornalista Enza Nunziato, la testimonianza di Agnese Moro, figlia dello statista e la conclusione di Davide Nava, già senatore della Repubblica che ha voluto sottolineare la ricorrenza con una pubblicazione che è stata diffusa durante la serata. Il 15 maggio 1968, quattro mesi prima di morire, Padre Pio incontrò per l’ultima volta a San Giovanni Rotondo l’onorevole Aldo Moro. Il sorriso tenero e accogliente dello stimmatizzato sannita e la gioia profonda del presidente Moro furono immortalati da una significativa fotografia di Elìa Stelluto. Ricorrono proprio quest’anno il 40° della morte ed il 90° delle stimmate di Padre Pio. L’Istituto Superiore di Scienze Religiose "Redemptor hominis" di Benevento ricorderà l’evento giovedì 22 maggio ore 17.00 con un grande convegno presso l’Auditorium "Giovanni Paolo II" del Seminario di Benevento al quale interverranno Antonio Socci, Gianni Rivera e Alessandra Borghese. Padre Pio è stato prescelto da Dio per una grande missione: essere vittima con la Grande Vittima del Golgota, essere crocifisso senza croce per il dono delle stimmate ed anche per l’incomprensione dei superiori religiosi ed ecclesiastici. Ricorre poi il prossimo 9 maggio il trentesimo anniversario della morte drammatica di Aldo Moro per la mano violenta delle Brigate Rosse e per la paura del Governo italiano e della Democrazia cristiana che dopo 55 giorni di straziante prigionia anteposero la ragion di Stato al primato della dignità della persona umana. A nulla valsero le lacrime e le suppliche del grande amico dello statista il Papa Paolo VI. Era il 9 maggio 1978 e padre Pio era morto già da dieci anni. A distanza di 13 giorni, il 22 maggio 1978, la rappresentanza politica parlamentare che aveva abbandonato per pusillanimità Aldo Moro come vittima innocente nelle mani dei brigatisti, decretò con la legge 194 la strage dei nascituri attraverso l’abominevole delitto dell’aborto che ora conta un miliardo di vittime innocenti. Il disegno della Provvidenza e l’opera di Satana si sono scontrati in un prodigioso duello ed il sangue degli innocenti grida ancora vendetta al cospetto di Dio. Padre Pio e Aldo Moro insieme ai tanti bambini abortiti sono vittime sacrificali dell’egoismo dell’uomo che senza Dio nel cuore diventa lupo per l’altro uomo.
L'ex presidente della Democrazia Cristiana, assassinato dalle Brigate Rosse nel 1978, nasce il 23 settembre 1916 a Maglie, in provincia di Lecce. Dopo aver conseguito la maturità classica al Liceo "Archita" di Taranto si iscrive a Giurisprudenza presso l'Università di Bari, conseguendo la laurea con una tesi su "La capacità giuridica penale". Negli anni universitari è eletto Presidente nazionale della FUCI della quale è Assistente nazionale don Giovanni Battista Montini, poi Paolo VI. Dopo qualche anno di carriera accademica, fonda con alcuni amici intellettuali nel 1943, a Bari, il periodico "La Rassegna" che uscirà fino al 1945, anno nel quale sposa Eleonora Chiavarelli, con la quale avrà quattro figli. In quello stesso periodo, diventa Presidente del Movimento Laureati dell'Azione Cattolica, ed è direttore della rivista "Studium" di cui sarà assiduo collaboratore, impegnandosi a sensibilizzare i giovani laureati all'impegno politico. Nel 1946 viene eletto all'Assemblea Costituente ed entra a far parte della Commissione dei "75" incaricata di redigere il testo costituzionale. E' anche vicepresidente del gruppo Dc all'Assemblea. Nelle elezioni del 18 aprile 1948 viene eletto deputato al Parlamento nella circoscrizione Bari-Foggia. Diventato Professore ordinario di Diritto Penale all'Università di Bari, nel 1953 viene rieletto al Parlamento diventando Presidente del gruppo parlamentare Dc alla Camera dei Deputati e diventa nel 1955 ministro di Grazia e Giustizia nel primo governo Segni. Nel 1957 diventa ministro della Pubblica Istruzione nel governo Zoli. Si deve a lui l'introduzione dell'educazione civica nelle scuole. Rieletto alla Camera dei Deputati nel 1958, è ancora ministro della Pubblica Istruzione nel secondo Governo Fanfani. Il 1959 è un anno importantissimo per Aldo Moro. Si svolge infatti quel VII Congresso della Democrazia Cristiana che lo vedrà trionfatore, tanto che gli viene affidata la Segreteria del Partito, incarico riconfermatogli nel tempo e che manterrà fino al gennaio del 1964. Ma un altro anno assai importante, anche alla luce della tragica vicenda che colpirà il politico doroteo, è il 1963 quando, rieletto alla Camera, è chiamato a costituire il primo Governo organico di centro-sinistra, rimanendo continuamente in carica come Presidente del Consiglio fino al giugno del 1968, alla guida di tre successivi ministeri di coalizione con il Partito socialista. Ritorna in seguito alla presidenza del Consiglio formando il suo IV governo che dura sino al gennaio 1976. Nel luglio del 1976 viene eletto Presidente del Consiglio nazionale della Dc. Il 16 marzo 1978, il tragico epilogo della vita dello sfortunato politico. Un commando di Brigate Rosse irrompe nella romana via Fani, dove in quel momento transitava Moro allo scopo di recarsi in Parlamento per partecipare al dibattito sulla fiducia del quarto governo Andreotti, e massacra i cinque uomini di scorta e rapisce lo statista. Poco dopo, le Brigate rosse rivendicano l'azione con una telefonata all' Ansa. Tutto il Paese percepisce chiaramente che quell'attentato è un attacco al cuore dello Stato e alle istituzioni democratiche che Moro rappresentava. Il 18 marzo una telefonata al ''Messaggero'' fa trovare il ''Comunicato n.1'' delle Br, che contiene la foto di Aldo Moro e annuncia l'inizio del suo ''processo'' mentre, solo il giorno dopo, Papa Paolo VI lancia il suo primo appello per Moro. Altri messaggi del Pontefice seguiranno il 2 e il 22 aprile. I servizi segreti di tutto il mondo, anche se le segnalazioni furono tante e precise, non riuscirono a trovare la prigione dei terroristi, ribattezzata "prigione del popolo", e da cui Moro invocava incessantemente, tramite numerose lettere, una trattativa. Il 9 maggio, dopo cinquantacinque giorni di prigionia ed estenuanti trattative con gli esponenti dello Stato di allora, anche lo statista viene barbaramente assassinato dalle BR, ormai convinte che quella sia l'unica strada coerente da intraprendere. La sua prigionia aveva provocato ampi dibattiti fra coloro che erano disposti a cedere alle richieste dei brigatisti e chi invece era nettamente contrario per non legittimarli, dibattito che lacerò letteralmente il paese sul piano sia politico che morale. A tale rovente clima dialettico pose fine la drammatica telefonata degli aguzzini di Moro, i quali resero noto direttamente ad un alto esponente politico che il corpo di Moro poteva essere rinvenuto cadavere nel bagagliaio di un'auto in via Caetani, emblematicamente a metà strada tra Piazza del Gesù, sede della Democrazia Cristiana, e via delle Botteghe Oscure, sede storica del Partito Comunista Italiano. Secondo le ricostruzioni, ancora frammentarie malgrado i molti anni trascorsi, lo statista sarebbe stato ucciso dal brigatista Moretti nel garage di via Montalcini, il covo usato dai brigatisti appunto come ''prigione del popolo''.
L’eccidio di via Fani fu conosciuto in anticipo da Padre Pio. E’ noto che l’uomo politico pugliese era un ammiratore di padre Pio e lo frequentava e fra l’altro il caso vuole che fosse nato il 23 settembre che poi sarà il dies natalis di Padre Pio. C’era dunque un legame personale tra i due. Padre Pio intravide in due episodi il fatto di sangue nel destino del politico cattolico. Uno sembra risalire agli anni Cinquanta: si racconta che il padre si sia fermato di colpo per il corridoio dicendo due volte ad alta voce: "Moro si muore!". Poi stette come sconvolto tutto il giorno e con gli occhi era come se vedesse delle immagini di un film come riferiscono i suoi collaboratori. Un altro episodio risale al tempo del primo governo Moro (dicembre 1963 — luglio 1964). Accadde davanti a due persone. Padre Pio aveva di fronte a sé un giornale. C’era lì pubblicata la foto di Moro e a un certo punto, guardandola, il padre si sarebbe portato le mani agli occhi dicendo: "Mamma mia, quanto sangue! Quanto sangue!". Negli atti del processo di beatificazione c’è una testimonianza di Mario Frisotti dove si dice che il padre preavvertì "un eminente uomo politico della Dc" di fatti negativi che sarebbero accaduti. Abbiamo già detto che lo statista cattolico andò a fargli visita a San Giovanni Rotondo il 15 maggio 1968 mentre era presidente del Consiglio, dieci anni prima della tragedia. Lo statista stava completando il giro elettorale in Puglia e il giornalista Peppino Giacovazzo che faceva parte del suo staff gli organizzò anche la visita a San Giovanni Rotondo. Difficile dire cosa si siano detti. Può darsi che abbiano parlato anche di politica e dell’idea chiara di Padre Pio che riteneva che il partito dei cattolici non dovesse avere a che fare con i comunisti. Un altro evento che lega Moro e padre Pio risale, seppur indirettamente, all’aprile 1965. Il sabato santo del 1965 padre Pio ha un collasso ed inizia, da quel momento, la lunga agonia del padre che durerà tre anni e mezzo, fino al trapasso. Preoccupati delle condizioni del frate i medici di Casa Sollievo della Sofferenza chiamano a consulto il prof. Cassano di Roma. Il celebre clinico sta rientrando dagli Stati Uniti d’America, ove ha seguito, come medico di fiducia, il presidente del Consiglio Italiano, Aldo Moro. Il Ministero dell’aeronautica Militare gli pone subito a disposizione un aereo per condurlo all’aeroporto dell’Amendola di Foggia, da dove, in auto, raggiungerà San Giovanni Rotondo. E’ la sera del 29 aprile: sono ad attenderlo altri medici. Con essi il prof. Cassano si dirige subito in convento. Ma tra lo sbigottimento di tutti gli si fa incontro un padre che gli dice: "Non si può visitare padre Pio, perché il guardiano non vuole". Il professore rimane in silenzio addolorato ma non offeso. Poi chiede il permesso di poter soltanto salutare il padre. Entrato nella cella n. 1 "si inginocchia davanti al padre e rimane in ginocchio mentre parla con lui". Durante il colloquio il padre ripete per tre volte al professore che tanto lo venera: "Non posso farmi visitare da lei perché il guardiano non vuole".
Anche tra le testimonianze della causa di beatificazione di Luigina Sinapi (1916 — 1978), terziara francescana, che la Chiesa considera testimone della sofferenza offerta per il bene del prossimo, c’è un riferimento chiaro a un sogno fatto dalla Serva di Dio sulla tragica vicenda di Aldo Moro. Il confessore della Sinapi, padre Raffaele Prete, in particolare, racconta che quando il 16 marzo 1978 Aldo Moro fu rapito dalle Brigate Rosse la Sinapi mise in relazione il rapimento con un sogno che aveva fatto quell’inverno e durante il quale aveva visto un nido di uccelli insanguinati e uno di questi aveva delle penne bianche, infatti lo statista assassinato aveva un ciuffo bianco sui capelli neri.
La commemorazione di Aldo Moro nel 30° anniversario della morte ci fa pensare anche al penultimo discorso pubblico che il Presidente della DC tenne proprio nel teatro "Massimo" della città di Benevento il 18 novembre 1977. Paolo VI afferma che "la politica è la forma più alta di esercizio della carità". Soprattutto in questo momento storico è opportuno additare al mondo politico Aldo Moro, uomo buono, onesto, degno, innocente, profondamente cattolico, fedele e coerente nella sua missione al servizio della famiglia e della società. Risplendono in lui i tratti del grande politico e statista cattolico che porta il suo stesso cognome: san Tommaso Moro (1478-1535), canonizzato da Pio XI nel 1935 e proclamato da Giovanni Paolo II il 31 ottobre 2000, patrono dei governanti e dei politici.

("Benevento — La libera voce del Sannio" n.9/ del 9/5/2008)


Nel terzo anniversario della morte di Giovanni Paolo II
Primo Congresso Apostolico Mondiale della Misericordia

È un buon segno che il Primo congresso apostolico mondiale della misericordia abbia avuto inizio il 2 aprile, nel terzo anniversario della morte di Giovanni Paolo II. Questo poiché il grande indimenticato papa è stato affascinato fin dalla gioventù dal segreto della divina misericordia. Nell'anno 2002 ha detto a Cracovia-Lagiewniki durante l'inaugurazione del santuario della divina misericordia: "Tranne la misericordia di Dio non c'è nessun'altra fonte di speranza per gli esseri umani". A Lagiewniki aveva vissuto la suora e mistica fatta santa da Giovanni Paolo II Faustyna Kowalska, nelle cui visioni la misericordia di Dio ha avuto un ruolo centrale. Giovanni Paolo II era fin dalla gioventù legato a questo tipo di devozione; una delle sue prime encicliche - "Dives in Misericordia" del 1980 - era dedicata al tema della divina misericordia. È significativo che Faustyna Kowalska, l'"Apostola della misericordia", sia morta quando il mondo era inondato dall'odio. Il suo semplice messaggio è un grande quadro contro l'odio. Anche il congresso a Roma ha chiaramente dimostrato che la misericordia è il nucleo centrale del messaggio cristiano. Questo messaggio promuove la pace nel mondo, tra i popoli e le religioni. Aiuta a scoprire il vero volto di Dio, ma anche il vero volto dell'uomo ed il vero volto della Chiesa.
È considerato da molti credenti un segno speciale il fatto che Giovanni Paolo II sia morto la vigilia della "Domenica della Misericordia", che lui stesso aveva introdotto durante l'anno santo 2000. Secondo il regolamento liturgico della Chiesa le festività iniziano già dalla vigilia, e ciò rende questo segno ancora più chiaro.
La "Domenica della Misericordia" è strettamente collegata alla figura di Faustyna Kowalska. Giovanni Paolo II ha dichiarato santa la suora il 30 aprile dell'anno santo 2000. Nello stesso momento stabilì anche che la Chiesa cattolica dovesse festeggiare in futuro ogni anno la domenica dopo Pasqua come la "Domenica della Misericordia".
Faustyna Kowalska è nata nel 1905 in Polonia in una povera famiglia di contadini ricca di figli. A 20 anni a Cracovia-Lagiewniki è entrata in monastero dove ha prestato servizio nella cucina, nel giardino come pure nella portineria. La sua vita spirituale è stata straordinaria e ricca di visioni e di esperienze mistiche.
Suor Faustyna è morta di tubercolosi il 5 ottobre 1938 all'età di 33 in odore di santità. Il 18 aprile 1993 è stata fatta beata dal papa Giovanni Paolo II ed infine il 30 aprile 2000 santa. Una completa testimonianza delle attività di Suor Faustyna è contenuta nelle pagine del suo "diario", che lei ha scritto durante gli ultimi quattro anni della sua vita.
Nonostante siano passati tre anni dalla morte il ricordo del Servo di Dio Giovanni Paolo II è ancora molto vivo in ogni angolo del mondo ed anche in Benevento dove l’indimenticato pontefice il 2 luglio 1990 incontrò tanti sanniti nella Basilica della Madonna delle Grazie, nella Cattedrale, nel nuovo Seminario benedetto e inaugurato dal Papa polacco, nel Palasannio e nello Stadio Santa Colomba.
Molto probabilmente, a breve scadenza, Papa Benedetto XVI proclamerà il Servo di Dio Giovanni Paolo II direttamente Santo, come aveva auspicato la folla commossa di fedeli nel giorno dei funerali: "Santo Subito!". La beatificazione, infatti, lega la venerazione unicamente ai luoghi di nascita e di vita di un fedele elevato all’onore degli altari, mentre la canonizzazione lo presenta come modello di santità per tutta la Chiesa. Essendo il Papa Pastore universale della Chiesa la sua persona come il suo ministero non sono legati a nessun luogo in particolare ma al mondo intero cosicché la beatificazione risulterebbe di fatto non necessaria. Non è un caso che nella celebrazione di suffragio del 2 aprile scorso Benedetto XVI parlando di Giovanni Paolo II ha detto: " Tra le tante qualità umane e soprannaturali, aveva anche quella di un eccezionale sensibilità spirituale e mistica".

("Benevento — La libera voce del Sannio" n.8/ del 25/4/2008)


Non possiamo non "farci" cristiani

Un padre della Chiesa dei primi secoli afferma: "Meglio essere cristiani senza dirlo che dirlo senza esserlo". In questi giorni illuminati dalla potenza pasquale del Risorto comprendiamo ancora una volta che Gesù è vivo e chiama anche oggi alla sequela del suo amore. L’approdo coraggioso di Magdi Allam alla fede cattolica ci riempie di entusiasmo anche se dobbiamo assistere con tristezza alle nuove catacombe degli islamici convertiti. Magdi Allam è nato a Il Cairo nel 1952. Noto giornalista e saggista, è vicedirettore del Corriere della Sera. In qualità di editorialista e inviato speciale si occupa degli eventi politici, economici, sociali e culturali dell’area mediorientale, comprese le tematiche trasversali quali il terrorismo, l’Islam, l’immigrazione, il confronto tra le civiltà e i rapporti Nord-Sud. Laureato in sociologia all’Università "La Sapienza" di Roma, vi tiene corsi e seminari sulla cultura e la società nell’Islam. Tra i suoi libri sono da segnalare anche Bin Laden in Italia (2002), Diario dall’Islam (2002) e Saddam (2003), tutti editi da Mondadori. Con il suo ultimo saggio, Vincere la Paura, ha vinto il premio Grinzane, sezione saggistica 2005. Leggiamo le parole che lo stesso Magdi Allam ha detto domenica 23 marzo 2008, giorno di Pasqua, per descrivere il suo approdo alla Chiesa cattolica dopo un lungo cammino di conversione e di preparazione: "Ieri sera mi sono convertito alla religione cristiana cattolica, rinunciando alla mia precedente fede islamica. Ha così finalmente visto la luce, per grazia divina, il frutto sano e maturo di una lunga gestazione vissuta nella sofferenza e nella gioia, tra la profonda e intima riflessione e la consapevole e manifesta esternazione. Sono particolarmente grato a Sua Santità il Papa Benedetto XVI che mi ha impartito i sacramenti dell’iniziazione cristiana, Battesimo, Cresima ed Eucarestia, nella Basilica di San Pietro nel corso della solenne celebrazione della Veglia Pasquale. E ho assunto il nome cristiano più semplice ed esplicito: "Cristiano". Da ieri dunque mi chiamo "Magdi Cristiano Allam". Per me è il giorno più bello della vita. Acquisire il dono della fede cristiana nella ricorrenza della Risurrezione di Cristo per mano del Santo Padre è, per un credente, un privilegio ineguagliabile e un bene inestimabile. A quasi 56 anni, nel mio piccolo, è un fatto storico, eccezionale e indimenticabile, che segna una svolta radicale e definitiva rispetto al passato. Il miracolo della Risurrezione di Cristo si è riverberato sulla mia anima liberandola dalle tenebre di una predicazione dove l’odio e l’intolleranza nei confronti del "diverso", condannato acriticamente quale "nemico", primeggiano sull’amore e il rispetto del "prossimo " che è sempre e comunque "persona"; così come la mia mente si è affrancata dall’oscurantismo di un’ideologia che legittima la menzogna e la dissimulazione, la morte violenta che induce all’omicidio e al suicidio, la cieca sottomissione e la tirannia, permettendomi di aderire all’autentica religione della Verità, della Vita e della Libertà. Nella mia prima Pasqua da cristiano io non ho scoperto solo Gesù, ho scoperto per la prima volta il vero e unico Dio, che è il Dio della Fede e Ragione. Ed ecco il punto d’approdo.
La mia conversione al cattolicesimo è il punto d’approdo di una graduale e profonda meditazione interiore a cui non avrei potuto sottrarmi, visto che da cinque anni sono costretto a una vita blindata, con la vigilanza fissa a casa e la scorta dei carabinieri a ogni mio spostamento, a causa delle minacce e delle condanne a morte inflittemi dagli estremisti e dai terroristi islamici, sia quelli residenti in Italia sia quelli attivi all’estero. Ho dovuto interrogarmi sull’atteggiamento di coloro che hanno pubblicamente emesso delle fatwe, dei responsi giuridici islamici, denunciandomi, io che ero musulmano, come "nemico dell’islam", "ipocrita perché è un cristiano copto che finge di essere musulmano per danneggiare l’islam", "bugiardo e diffamatore dell’islam ", legittimando in tal modo la mia condanna a morte. Mi sono chiesto come fosse possibile che chi, come me, si è battuto convintamente e strenuamente per un "islam moderato ", assumendosi la responsabilità di esporsi in prima persona nella denuncia dell’estremismo e del terrorismo islamico, sia finito poi per essere condannato a morte nel nome dell’islam e sulla base di una legittimazione coranica. Ho così dovuto prendere atto che, al di là della contingenza che registra il sopravvento del fenomeno degli estremisti e del terrorismo islamico a livello mondiale, la radice del male è insita in un islam che è fisiologicamente violento e storicamente conflittuale. Parallelamente la Provvidenza mi ha fatto incontrare delle persone cattoliche praticanti di buona volontà che, in virtù della loro testimonianza e della loro amicizia, sono diventate man mano un punto di riferimento sul piano della certezza della verità e della solidità dei valori. A cominciare da tanti amici di Comunione e Liberazione con in testa don Juliàn Carròn; a religiosi semplici quali don Gabriele Mangiarotti, suor Maria Gloria Riva, don Carlo Maurizi e padre Yohannis Lahzi Gaid; alla riscoperta dei salesiani grazie a don Angelo Tengattini e don Maurizio Verlezza culminata in una rinnovata amicizia con il Rettore maggiore Don Pascual Chavez Villanueva; fino all’abbraccio di alti prelati di grande umanità quali il cardinale Tarcisio Bertone, monsignor Luigi Negri, Giancarlo Vecerrica, Gino Romanazzi e, soprattutto, monsignor Rino Fisichella che mi ha personalmente seguito nel percorso spirituale di accettazione della fede cristiana. Ma indubbiamente l’incontro più straordinario e significativo nella decisione di convertirmi è stato quello con il Papa Benedetto XVI, che ho ammirato e difeso da musulmano per la sua maestria nel porre il legame indissolubile tra fede e ragione come fondamento dell’autentica religione e della civiltà umana, e a cui aderisco pienamente da cristiano per ispirarmi di nuova luce nel compimento della missione che Dio mi ha riservato. Ed ancora la scelta e le minacce.
La conversione al cristianesimo mi procurerà certamente un’ennesima, e ben più grave, condanna a morte per apostasia. So a cosa vado incontro ma affronterò la mia sorte a testa alta, con la schiena dritta e con la solidità interiore di chi ha la certezza della propria fede. E lo sarò ancor di più dopo il gesto storico e coraggioso del Papa che, sin dal primo istante in cui è venuto a conoscenza del mio desiderio, ha subito accettato di impartirmi di persona i sacramenti d’iniziazione al cristianesimo. Sua Santità ha lanciato un messaggio esplicito e rivoluzionario a una Chiesa che finora è stata fin troppo prudente nella conversione dei musulmani, astenendosi dal fare proselitismo nei Paesi a maggioranza islamica e tacendo sulla realtà dei convertiti nei Paesi cristiani. Per paura. La paura di non poter tutelare i convertiti di fronte alla loro condanna a morte per apostasia e la paura delle rappresaglie nei confronti dei cristiani residenti nei Paesi islamici. Ebbene oggi Benedetto XVI, con la sua testimonianza, ci dice che bisogna vincere la paura e non avere alcun timore nell’affermare la verità di Gesù anche con i musulmani. Basta con la violenza. Dal canto mio dico che è ora di porre fine all’arbitrio e alla violenza dei musulmani che non rispettano la libertà di scelta religiosa. In Italia ci sono migliaia di convertiti all’islam che vivono serenamente la loro nuova fede. Ma ci sono anche migliaia di musulmani convertiti al cristianesimo che sono costretti a celare la loro nuova fede per paura di essere assassinati dagli estremisti islamici che si annidano tra noi. Per uno di quei "casi" che evocano la mano discreta del Signore, il mio primo articolo scritto sul Corriere il 3 settembre 2003 si intitolava "Le nuove catacombe degli islamici convertiti". Era un’inchiesta su alcuni neo-cristiani che in Italia denunciavano la loro profonda solitudine spirituale ed umana, di fronte alla latitanza delle istituzioni dello Stato che non tutelano la loro sicurezza e al silenzio della stessa Chiesa. Ebbene mi auguro che dal gesto storico del Papa e dalla mia testimonianza traggano il convincimento che è arrivato il momento di uscire dalle tenebre dalle catacombe e di affermare pubblicamente la loro volontà di essere pienamente se stessi. Se non saremo in grado qui in Italia, nella culla del cattolicesimo, a casa nostra, di garantire a tutti la piena libertà religiosa, come potremmo mai essere credibili quando denunciamo la violazione di tale libertà altrove nel mondo? Prego Dio affinché questa Pasqua speciale doni la risurrezione dello spirito a tutti i fedeli in Cristo che sono stati finora soggiogati dalla paura". La storia di conversione di Magdi Cristiano Allam segna ancora una volta il trionfo della Divina Misericordia nel nostro tempo terribile e insieme meraviglioso.

("Benevento — La libera voce del Sannio" n.7/ del 11/4/2008)


Un testimone della chiesa beneventana al traguardo

Alle prime luci dell’alba del 5 marzo 2008 l’arcivescovo Gastone Mojaisky-Perrelli è entrato nella gloria svelata del Risorto. Aveva circa 94 anni di età. Il 7 di marzo 2008 alle ore 15.00 nella cattedrale di Sant’Angelo dei Lombardi l’arcivescovo di Benevento Andrea Mugione ha presieduto le esequie. Erano presenti gli arcivescovi Francesco Alfano di Sant’Angelo dei Lombardi-Conza-Nusco-Bisaccia e Antonio Nuzzi emerito della stessa chiesa locale e i vescovi Francesco Marino di Avellino, Pietro Farina di Alife-Caiazzo e Filippo Iannone ausiliare di Napoli, una ventina di sacerdoti, alcuni parenti del defunto, autorità civili e militari e un discreto numero di fedeli. In serata la salma è stata tumulata nella cappella della famiglia Perrelli nel cimitero di Buonalbergo.
Sono profondamente legato alla personalità forte ed insieme dolcissima dell’arcivescovo Gastone per averlo conosciuto sin dagli anni in cui ero studente di teologia, per averlo incontrato più volte mentre trascorreva il periodo estivo come eremita presso il santuario del Santissimo Salvatore in Montella e soprattutto perché 25 anni or sono fu lui, insieme all’arcivescovo Carlo Minchiatti, a consacrarmi sacerdote. Ha vissuto quasi per un secolo servendo con intelligenza, assoluta trasparenza e fedeltà la Chiesa santa di Dio che ha amato al di sopra di tutti e di tutto. Ha girato il mondo a motivo dei molti e prestigiosi incarichi affidatagli dalla Santa Sede lavorando in Segreteria di Stato e in ben 12 nunziature. Ha sempre conservato un’ ammirevole semplicità e sobrietà di vita.
La sua storia personale ha il fascino di un romanzo. Il nonno paterno era stato ambasciatore al servizio dello zar di Russia. Per ragioni politiche suo padre dovette lasciare la Russia giungendo infine a Buonalbergo (Bn). Sua madre di origine buonalberghese apparteneva alla famiglia Perrelli costituita da professionisti e ricchi proprietari terrieri. La nutrice del suo papà era originaria di Cervinara perché secondo le abitudini del tempo le mamme nobili non allattavano i propri figli. In Cervinara dimoravano anche i loro cugini appartenenti alla famiglia del giudice Cecere. La nonna materna dell’arcivescovo defunto, Caterina Cosentini, era di Benevento e aveva sposato Luigi Perrelli, nonno di mons. Gastone. La famiglia Cosentini, abitava nel quartiere storico della città, il Triggio.
I suoi genitori: Carlo Mojaisky e Alceste Perrelli. Il papà era originario di Mosca ed i suoi antenati intorno all’anno 1003 erano venuti dalla Mongolia. Una famiglia di grandi proprietari terrieri che possedevano molti granai in Ucraina e per ragioni commerciali viaggiavano moltissimo. Il suo papà, di professione avvocato, era nato a Napoli ed aveva compiuto gli studi in un collegio svizzero. Dopo la rivoluzione bolscevica dell’ottobre 1917, il resto della famiglia da Mosca si trasferì in Francia. Il papà Carlo Mojaisky si impegnò per molti anni, come esperto di diritto canonico, per far tornare alla Chiesa i beni sequestrati con le soppressioni prima dell’unità d’Italia. Morì a Buonalbergo nel 1936, quando Gastone era ancora in Seminario, l’anno precedente la ordinazione sacerdotale. La mamma Alceste morì nel 1918 con "la spagnola", quando Gastone aveva solo 4 anni. Una mamma generosa e altruista che contrasse l’epidemia mortale per soccorrere in Buonalbergo, insieme al suo fratello medico, gli ammalati del paese. Allora i piccoli vennero affidati a donne di servizio. Il papà si risposò con una vedova madre di 2 figli: Maria De Maria che sposò Sergio, fratello di don Gastone e Fernando De Maria che sposò Wanda, sorella di mons. Gastone. Ma anche la mamma adottiva venne a mancare molto presto.
Il papà girava moltissimo ma in estate ritornava sempre a Buonalbergo dove si impegnò per l’apertura di un ufficio postale che mancava in paese e qui sposò la buonalberghese Alceste Perrelli. Dal matrimonio di Carlo ed Alceste nacquero 7 figli: Sergio (avvocato, coniugato con Maria De Maria di Napoli, senza prole, dopo gli studi a Milano si trasferisce a Saronno e durante la guerra giunge in provincia di Piacenza come capo partigiano, dopo la guerra rientra a Milano e infine parte per l’Argentina); Augusto (finito in Argentina come segretario del consolato italiano a Buenos Aires, coniugato con una donna di nome Nelli, dal loro matrimonio una sola figlia di nome Anna che ora vive a Capri, dopo l’Argentina andò ad abitare a Milano e infine visse a Buonalbergo); Claudio (laureato in legge, vissuto per molti anni a Parigi, sposato con la francese Raymonde, poi rientrato a Milano ove è vissuto, un solo figlio morto pochi giorni dopo la nascita); Anna (entrata tra le suore d’Ivrea come religiosa, prese il nome della mamma e si chiamò suor Alceste, morì a soli 23 anni); Wanda (che ora, all’età di 96 anni, vive a Milano, sposata con il medico napoletano Ferdinando De Maria, una sola figlia, Paola Maria Donatella che vive anch’essa a Milano, coniugata, una sola figlia, Francesca, esperta nella ricerca storica e che ci ha fornito preziose informazioni); Gastone (divenuto arcivescovo); e infine Cecilia (morta pochi giorni dopo la nascita).
Una famiglia meravigliosa costituita da persone straordinariamente profonde e di grande cultura.
Mons. Gastone è nato quindi da nobile famiglia a Buonalbergo il 6 agosto 1914, ha frequentato in Napoli le scuole elementari e medie e le superiori presso il liceo classico G.B.Vico, il corso filosofico-teologico presso il seminario regionale Pio XI di Benevento. E’ stato consacrato sacerdote nella chiesa parrocchiale di San Nicola di Bari in Buonalbergo dall’arcivescovo vitulanese Orazio Mazzella, preferendo la Chiesa di Benevento come diocesi di incardinazione anziché quella di Ariano Irpino per la stima profonda che nutriva per il presbiterio beneventano. Presso il collegio Capranica e l’università statale di Roma ha conseguito la laurea in diritto canonico e in lettere antiche. Ha lavorato in Segreteria di Stato e in diverse nunziature apostoliche: Bolivia, Santiago del Cile, a Berna in Svizzera, Messico, Cuba, Guatemala, Mombasa in Africa, Congo, Ruanda e Burundi. Dopo la consacrazione episcopale del 1° novembre 1959 per le mani del cardinale Tardini rimase a Leopoldville fino al 1962 e l’anno successivo venne trasferito a Nusco (Av) con il titolo personale di arcivescovo e infine a Conza, Sant’Angelo dei Lombardi, Bisaccia e Lacedonia. Sarebbe dovuto andare ancora come nunzio in Australia, aveva già spedito tutti i suoi libri, ebbe un grosso diverbio con la diplomazia, si bloccò tutto e perciò fece ritorno in Italia. Nel 1978 rinunciò alla cura pastorale, con 11 anni di anticipo, a soli 64 anni di età, alternando la sua presenza tra Montella e Napoli ove si trasferì definitivamente circa 20 anni fa presso la comunità dei padri vincenziani in via Vergini e dove si è spento il 5 marzo 2008.
Per l’impegno nelle diverse nunziature dovette aggiungere al suo cognome anche quello della mamma, per ragioni diplomatiche. Uomo di grande cultura e di profonda spiritualità, conosceva ben cinque lingue.
Non abbandonò mai l’attività pastorale anche quando si ritirò a vita privata. Nobile per origine e per finezza di portamento. Emergevano in lui spirito di signorilità e di accoglienza. Fermo e deciso con gli altri perché esigentissimo con se stesso. Sempre austero e delicato. L’amico buonalberghese, il francescano padre Rosario Corbo, ricorda la grande semplicità che lo rendeva disponibile e attento verso tutti, fino ad urtarsi quando si parlava con enfasi di grandezze umane. In queste occasioni ricordava a tutti che Cristo è morto nudo sulla croce. Aveva il culto dell’amicizia e avvertiva in modo vivo il valore della tradizione. Diceva: "La tradizione forma la fede di un popolo, non è lecito distruggerla in un attimo". Ogni anno per il lunedì in albis tornava a Buonalbergo per augurare "la buona Pasqua alla Madonna". Signore di animo e di abitudini, nutriva per la Madonna della Macchia, venerata nel paese natio, una devozione struggente tanto da dire: "Nel mio paese ho succhiato insieme al latte per crescere una fortissima devozione mariana". E’ stato un accanito fumatore sfuggendo ai rischi di una morte anticipata. A Conza ebbe molti disagi e contrasti con il clero: obbediente, fedele, ligio al dovere non ammise eccezioni alla regola o disobbedienze. Rimase solo. Soffrì molto. Mai scese a compromessi. Lucido fino al momento della morte. La sua personalità di uomo e di pastore si staglia con il profilo di un nobile umilissimo e di un testimone coerente sino alla fine. Fu un impareggiabile divoratore di libri.
Conservò intensi rapporti con la comunità ortodossa della Borgogna e attraverso un nipote ingegnere vi destinò generose offerte ed aiuti per la costruzione di una chiesa e di un centro di spiritualità.
Ho chiesto alla nipote Paola Maria Donatella che vive a Milano quale fosse la nota dominante la personalità dello zio arcivescovo. Mi ha risposto così: "Un grande rigore. Ci trattava in modo brusco. Velava con la fermezza il suo grande affetto per noi. Era concreto, deciso, rapidissimo, soprattutto molto coerente. Non ha mai coperto o tradita la verità".

("Benevento — La libera voce del Sannio" n.6/ del 28/3/2008)


Salto di qualità. L'Istituto Superiore di Scienze Religiose
"Redemptor hominis" di Benevento è diventato Università

È stato il giornalista Giuliano Ferrara, Direttore de "Il Foglio", a tenere la prolusione dell’inaugurazione del nuovo anno accademico dell’ISSR di Benevento sul tema: "Moratoria sull’aborto e laicità" il 25 febbraio nell’Auditorium "Giovanni Paolo II" del Seminario Arcivescovile in Viale Atlantici; contemporaneamente è nato in Benevento il comitato pro moratoria di cui sono responsabili: il direttore dell’ISSR, il dott. Francesco Mastrocinque, la dott.ssa Snijezana Miklusic, il dott. Alfonso Falato ed il giovane universitario Cristian Mastrocinque.
L’Istituto Superiore di Scienze Religiose "Redemptor hominis" di Benevento è divenuto Università con valenza europea. Decisivo il passaggio da istituto quadriennale a istituto quinquennale con un triennio di base e un biennio specialistico. Il Concilio Vaticano II ha auspicato una maggiore qualificazione della formazione teologica del laicato e di quanti sono chiamati a svolgere compiti delicati di evangelizzazione, di animazione pastorale e di insegnamento.
Nel 1980 l’Arcidiocesi di Benevento ha avviato una scuola triennale di scienze religiose, divenuta poi nel 1986 Istituto di Scienze Religiose "G. Moscati" (ISR) con due indirizzi: pedagogico-didattico e catechistico-ministeriale, autorizzato dalla CEI a rilasciare il Diploma in Scienze Religiose.
Un ulteriore passo verso una completa qualificazione giuridica viene compiuto nel 1990 con l’erezione accademica dell’Istituto Superiore di Scienze Religiose (ISSR) sezione dell’I.S.S.R. "Redemptor Hominis" del Pontificio Ateneo "Antonianum" di Roma con curricolo quadriennale di studi, con due opzioni: indirizzo pedagogico-didattico e pastorale-ministeriale, abilitando al grado accademico di Magistero in Scienze Religiose (titolo valido per proseguire gli studi ecclesiastici e conseguire i gradi accademici superiori di baccellierato-licenza-dottorato), requisito professionale richiesto in Italia per ricevere l’incarico di insegnamento della Religione cattolica nelle scuole di ogni ordine e grado.
Dall’anno accademico 2006-2007 l’I.S.S.R. di Benevento è collegato alla Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale di Napoli ed ha revisionato statuti e piani di studio secondo le direttive emanate dalla CEI per la conformazione degli studi di teologia ai parametri accademici europei previsti dal processo di Bologna.
L’opera di riordino si è conclusa il 28 novembre 2007 con il decreto 1404/2007 della Congregazione Vaticana per l’Educazione Cattolica che ha eretto accademicamente l’I.S.S.R. "Redemptor hominis" di Benevento abilitandolo a rilasciare i nuovi gradi accademici di Diploma in Scienze Religiose (equivalente alla laurea dell’ordinamento statale, dopo un triennio di studi e il conseguimento di 180 crediti universitari europei) e di Magistero in Scienze Religiose (equivalente alla laurea specialistica dell’ordinamento statale, dopo un quinquennio di studi e il conseguimento di 120 crediti universitari europei).
La Santa Sede e 44 paesi europei hanno aderito ai parametri del processo di Bologna. Come tutte le lauree dei paesi firmatari del processo, il titolo prevede oggi 300 crediti complessivi (180 per la Laurea e 120 per la Specialistica).
Il fine primario dell’Università di Scienze Religiose può essere espresso con una parola chiave di Romano Guardini: "interpretazione del mondo".
Il compito dell’Università "Redemptor hominis" di Benevento si può definire in modo completo come líincontro della fede cattolica con il mondo di oggi nelle sue diverse manifestazioni del sapere teorico e dellíorganizzazione pratica della vita.
L’Università, come la intendeva Platone e come noi ancora oggi la desideriamo, è prima di tutto il luogo del "dialogo".
Il dialogo nasce soltanto dove non c’è solo il parlare, ma l’ascoltare e dove nell’ascoltare si compie l’incontro, nell’incontro la relazione e nella relazione la comprensione quale approfondimento e trasformazione dell’esistenza.
Gesù dice: "Se rimanete fedeli alla mia parola, sarete davvero miei discepoli; conoscerete la verità e la verità vi farà liberi" (Gv 8, 31-32).

("Benevento — La libera voce del Sannio" n.5/ del 7/3/2008)


Dio seduce ancora

Un Lucio Dalla a 360° tra critiche all’aborto e plausi all’enciclica papale Spe salvi: "l’ho trovata ineccepibile – dice il cantautore. Papa Benedetto XVI ha dimostrato ancora una volta di essere un grande e fine intellettuale. Qualche "bello spirito" vuol farlo passare per nemico della ragione, ma il livello della sua catechesi è così elevato da sfuggire a quelle menti che ricercano, nel mondo attuale, solo l’insulto. Il Papa afferma, saggiamente, che fede e ragione devono e possono essere amiche e che non sono affatto categorie contrapposte. Io la penso come lui". Quindi la critica all’aborto che "reputo una cosa negativa. La vita va difesa sempre e comunque dal suo momento iniziale sino alla fine naturale" e la confessione di un tratto dell’espressione del suo essere cristiano "nella ricerca del bello, nella santità e nella mistica del lavoro, che poi vuol dire santificarsi per mezzo della propria professione". "Personalmente, nell’esistenza di tutti i giorni, spiega Dalla, anche attraverso la mia affiliazione all’Opus Dei, cerco di contrastare ogni forma di ateismo e di secolarismo, fenomeni che mortificano purtroppo i nostri tempi". Poi confessa di non essere "mai stato né marxista, né comunista. Se mi sono esibito alle manifestazioni di sinistra è perché sono un professionista: gli organizzatori mi hanno pagato ed io ho cantato". E sull’Italia, "dipinta" come un Paese in crisi, avverte: "Guai a vivere senza speranza. Ma ognuno deve fare attivamente la propria parte senza rassegnazione".
Enzo Biagi - dice mons. Ravasi - alla fine della vita si è confessato. Aveva radici profondamente religiose. Dalla mamma aveva ricevuto l’invito a chiudere ogni giornata con l’atto di dolore. Un richiamo che, dovunque si è trovato, ha sempre rispettato con l’aggiunta di un’Ave Maria.
E’ recente la conversione al cattolicesimo di Tony Blair. Anglicano di nascita, da anni partecipa alle funzioni domenicali nella cattedrale di Westminster con la moglie e i figli, tutti e 4 cattolici di cui due hanno frequentato una delle scuole cattoliche più prestigiose di Londra. Nel giugno scorso Blair ebbe colloqui privati con il Papa in Vaticano. L’incontro spinse a credere che la sua conversione sarebbe giunta a breve. Ammirevole la sua decisione, per non dare adito a speculazioni che si sarebbe convertito al Cattolicesimo solo dopo aver lasciato Downing Street.
Anche il mondo della canzone si orienta a prendere sul serio la vita di fede in Cristo come è avvenuto per Ornella Vanoni e per Claudio Baglioni. "Qualche volta, dice questi, mi sorprendo a pregare, quando mi sento stanco o smarrito, ma credere è anche, più semplicemente, una maniera di volere e volersi più bene. Togliersi di dosso l’indifferenza. Molte mie canzoni parlano del vivere come esperienza anche spirituale: di questo viaggio il Papa e la sua Chiesa sono il faro e noi i naviganti. E’ Dio il mio piccolo grande amore". Roberto Vecchioni, dopo anni di silenzio, confessa: "Negli ultimi due anni la mia fede è cresciuta. Continuo a sperare nel nuovo, ma nel nuovo cd canto anche la mia delusione di fronte a questo mondo". Nella canzone Le rose blu, il cantautore riferisce la sua storia di padre straziato dal dolore per la morte del figlio. Offre al Signore ogni memoria, sensazione ed emozione della sua esistenza. La canzone la scrisse in pochi minuti in uno stanzino buio: "Una preghiera, forse un grido di ribellione, non so. Un patto impossibile con Dio. Non ti offro la vita, è già tua: ti do quanto ho vissuto, se tu dai a mio figlio le rose blu. Questa canzone mi ha rieducato. In fondo ho sempre tratto la speranza dal dolore: ho ripreso a farlo. Forse anche con più misura e sincerità di un tempo. In questi ultimi due anni mi sono avvicinato molto a Dio. La mia fede è cresciuta anche per il dolore che ho vissuto in questo tempo: ci deve essere una forza credibile che va oltre la mediocrità terrena. Spesso prego, dico l’Ave Maria, il Credo, il Pater Noster. Il bello è che con Dio si può parlare ovunque, in Chiesa come per strada".

("Benevento — La libera voce del Sannio" n.4/ del 22/2/2008)


Moratoria sull'aborto e laicità.
Giuliano Ferrara a Benevento il 25 febbraio

Il Direttore de "Il Foglio" afferma: "Se è vero, come credo profondamente, che esiste un individuo biologico nel grembo di una madre incinta, sopprimere quella creatura è un omicidio perfetto perchè cancella tutto il futuro di una vita che ancora non ha passato.
Gli aborti rappresentano lo scandalo supremo del nostro tempo. In Asia ci sono politiche di Stato che incentivano in ogni modo le donne a interrompere la gravidanza. La moratoria sull'aborto serve ad aggredire le politiche anti-nataliste ed eugenetiche in Oriente e Occidente".
Una battaglia, quella del direttore de "Il Foglio", che si lega anche al suo vissuto personale: "Ho raccontato di essere stato complice di tre aborti. Li ho vissuti come un delitto morale, un atto di violenza contro me stesso, le mie compagne di allora e contro le creature che oggi avrebbero 25, 30, 35 anni. Dietro questa battaglia c'è anche la nostalgia della paternità mancata. Non vivo una crisi esistenziale, mi rendo conto però del significato di avere rifiutato quei tre figli".
Anche la Costituzione "Gaudium et spes" del Concilio Vaticano II, al n. 27, definisce l’aborto "un abominevole delitto" e Giovanni Paolo II nell’enciclica "Evangelium vitae" del 1995 sul tema dell’aborto dice che si è passati "dalla logica del delitto a quella del diritto". Il quinto comandamento parla chiaro: "Non uccidere". Il Magistero ecclesiale ininterrottamente, in oltre 2000 anni di cristianesimo, difende la vita dal concepimento alla morte naturale. La vita dunque è sacra, intangibile, indisponibile perché costituisce un valore non negoziabile. Su questo tema verterà la prolusione d’inaugurazione del nuovo anno accademico dell’ Istituto Superiore di Scienze Religiose "Redemptor hominis" di Benevento, che sarà tenuta da Giuliano Ferrara nell’Auditorium "Giovanni Paolo II" del Seminario Arcivescovile in Viale Atlantici 69 a Benevento, il 25 febbraio alle ore 17.00. Televisioni e testate giornalistiche del territorio saranno invitate a rivolgere domande e proposte all’illustre conferenziere, dopo la sua relazione. Recentemente si è conclusa l'opera di riordino dell’ ISSR di Benevento che il 28 Novembre 2007 con il decreto 1404/2007 della Congregazione per l'Educazione Cattolica è stato accademicamente eretto al grado di Università ed abilitato a rilasciare i nuovi gradi accademici di Diploma in Scienze Religiose (equivalente alla laurea dell’ordinamento Statale - dopo un triennio di studi e il conseguimento di 180 crediti universitari europei) e di Magistero in Scienze Religiose (equivalente alla laurea specialistica dell'ordinamento Statale - dopo un quinquennio di studi e il conseguimento di 120 crediti universitari europei). Conforme ai parametri del Processo di Bologna il titolo accademico dell’ISSR è spendibile in tutta Europa, ovvero nei 45 Paesi che fanno parte del Processo stesso. Come tutte le lauree dei paesi firmatari del Processo il titolo prevede oggi 300 crediti ECTS complessivi (180 per la Laurea e 120 per la Specialistica). Il passo ulteriore è la revisione dell’intesa tra la Santa Sede e la Repubblica Italiana per il riconoscimento civile dei titoli accademici conferiti dagli ISSR per mezzo delle Facoltà approvate dalla Santa Sede, quale Laurea e Laurea Specialistica in Scienze Religiose. Il fine primario dell’Università di Scienze Religiose può essere espresso con una parola chiave di Romano Guardini: "interpretazione del mondo". Il compito dell’Università "Redemptor hominis" di Benevento si può definire in modo completo come l’incontro della fede cattolica con il mondo di oggi nelle sue diverse manifestazioni del sapere teorico e dell’organizzazione pratica della vita.
L’Università, come la intendeva Platone e come noi ancora oggi la desideriamo, è prima di tutto il luogo del "dialogo".
Il dialogo nasce soltanto dove non c’è solo il parlare, ma l’ascoltare e dove nell’ascoltare si compie l’incontro, nell’incontro la relazione e nella relazione la comprensione quale approfondimento e trasformazione dell’esistenza.
Gesù dice: "Se rimanete fedeli alla mia parola, sarete davvero miei discepoli; conoscerete la verità e la verità vi farà liberi" (Gv 8, 31-32).

("Benevento — La libera voce del Sannio" n.3/ del 8/2/2008)


Ricordando padre Di Monda

Ad un anno dalla morte i frati minori conventuali hanno ricordato padre Antonio Maria Di Monda con una Messa presieduta dall’arcivescovo di Benevento e un convegno sulla spiritualità e l’opera letteraria dell’illustre confratello con l’intervento di padre Gianfranco Grieco, capo ufficio del pontificio consiglio per la famiglia e padre Cristoforo Bove, relatore presso la congregazione per le cause dei santi. E’ per me un onore parlare di padre Di Monda: un uomo solido, un sacerdote vero, un testimone fedele divenuto maestro della parola. Maestro perché testimone.
Ripensando agli anni in cui l’ho avuto impareggiabile guida e docente di dommatica mi sovvengono le parole semplici e profonde del Salmo 18, le uniche capaci di esprimere la mia sconfinata gratitudine: "La tua bontà mi ha fatto crescere".
Padre Antonio è stato un degno figlio del serafico Francesco d’Assisi nella famiglia francescana conventuale della provincia religiosa di Napoli.
Laureato in Teologia all’Università di Friburgo in Svizzera, licenziato in Filosofia all’Università Gregoriana di Roma e diplomato in Diplomatica, Paleografia e Archivistica all’Università di Napoli, ha ricoperto molti e importanti uffici nel suo Ordine, come quelli di Ministro Provinciale e Direttore Generale della Milizia dell’Immacolata. Docente di Teologia e Filosofia alla Facoltà Teologica dell’Italia meridionale, nel Seminario e nell’Istituto Superiore di Scienze Religiose "Redemptor hominis" di Benevento e nei Seminari dell’Ordine, ha collaborato a molte riviste e pubblicato diverse opere teologiche e letterarie.
Tra le tante opere mi piace segnalare il volume "Tra teologia e vita…", ove spazia dalla speculazione alla realtà vissuta da ogni uomo, con argomenti di attualissimo interesse, con competenza profonda, con acume e calore sostenuti sempre da una logica rigorosa, impeccabile e dal richiamo costante alla verifica, a portata di mano di ogni uomo amante della verità.
Padre Di Monda è stato un pozzo profondo di ricchezza culturale e spirituale, estremamente vitale sotto il profilo scientifico e missionario, formidabile per cultura, fervore e dedizione apostolica. Gioioso ed ottimista come tutti i santi che costellano il firmamento cristiano. Un profeta della divina giustizia sempre piegata al servizio dell’amore e della misericordia.
Mai si è chiuso nella turris eburnea di un sapere arido, gelido e sprezzante. La sua è stata sempre ed unicamente una teologia al servizio della vita, una teologia capace di conservare quel sapore di concretezza e di vita, capace di soddisfare gli intellettuali ed i semplici, senza nulla togliere al rigore del pensiero e della verità. Nell’insegnamento, nella predicazione come nelle svariate pubblicazioni ed in centinaia di articoli, è sempre partito dalla teologia e dalla pedagogia del cuore, non per assegnare un primato al sentimento, alla volontà, ma perché ogni cosa, nella vita e nell’azione, ha sapore solo se ha un pizzico di cuore. In conformità al genuino concetto dell’uomo ha ricercato in ogni situazione ed in ogni argomentazione la verità più obiettiva, senza infingimenti, mezze misure o false prudenze, convinto di quanto afferma il Maritain: "Se non si ama la verità, non si è uomini". Nella babele della moderna ideologia, padre Antonio ha offerto alla schiera innumerevole dei suoi alunni e dei suoi fedeli la divina e sicura pedagogia di Gesù Maestro,Via Verità e Vita (Gv 14,6).
Come Teresa di Lisieux, ha sentito in sé la vocazione del guerriero, del sacerdote, dell’apostolo, del dottore e del martire. Nel contrasto interiore tra debolezza delle forze e sconfinatezza dei desideri ha cercato con ardore i doni migliori, scoprendo di essere nulla senza l’Amore. La Carità gli ha offerto la chiave della sua vocazione.
Nel cuore della Chiesa sua madre è stato un profeta di speranza e di amore pur conservando scrupolosamente il ruolo di vigile sentinella della verità. Di qui la tenacia nello studio, nel sacrifico, nella preghiera, nell’insegnamento e nell’apostolato. Di qui la prontezza nel venire incontro ai bisogni di ognuno senza mai risparmiarsi. Di qui la fatica dei frequenti viaggi in aereo, in treno in autostop pur di annunciare Cristo in maniera opportuna ed inopportuna (2 Tim,4).
Sempre con umiltà, semplicità, generosità e con quella gioia che spesso esplodeva in una risata fragorosa e contagiosa, di chi manifesta una grande capacità di relazione e di esultanza ad ogni incontro. Verità e Amore. Fedeltà e Gioia.
Testimone verace del Cristo crocifisso e risorto perché morte e resurrezione sono un unico e indissociabile mistero d’amore.
Scrive S.Agostino: "Cammina attraverso l’uomo e giungerai a Dio". Conoscendo, stimando, ascoltando e frequentando padre Antonio Maria Di Monda, noi abbiamo incontrato Dio.
Padre Di Monda, come professore, predicatore, esorcista e vicario episcopale per i religiosi e le religiose ha sempre manifestato un grande coraggio nel difendere la verità ed una profonda onestà intellettuale, una stima formidabile per il ministero sacerdotale ed un amore appassionato per l’Immacolata.
Egli stesso scrive: "Quanto illusoria sia la pretesa infallibilità di giudizio del pensiero moderno è dimostrato dai granchi di ogni genere che esso ha dovuto registrare nel corso della storia. Sarebbe istruttivo costatare quante presuntuose affermazioni, presentate e difese come ultima conquista della scienza, siano state smentite dalla realtà e dalla vera scienza. Così, in ogni epoca la Chiesa è stata rimproverata di volersi intestardire su posizioni chiaramente superate e ormai inaccettabili dal pensiero corrente! Se la Chiesa avesse accolto la suggestione, offertale di volta in volta, dallo gnosticismo, dall’arianesimo, dalle eresie e movimenti di pensiero ovunque pullulanti ci domandiamo se esisterebbe oggi incorrotta. Mentre essa è ancora viva e vegeta, molti movimenti ricordati si sono dissolti nel nulla" (Tra Teologia e Vita"…, pp.25-26).
Aveva compreso la grandezza e la dignità del sacerdote vivendola con impareggiabile coerenza e generosità e con una disponibilità assoluta. Nell’esercizio del ministero sacerdotale viveva intensamente le parole che l’amico del santo Curato d’Ars, il venerabile padre Chevrier diceva agli studenti di teologia che si preparavano al sacerdozio: "Il sacerdote deve essere un altro Cristo. Pensando al Presepio, deve essere umile e povero; più sarà tale, più darà gloria a Dio e sarà utile al prossimo: egli deve essere un uomo spoglio di tutto. Ricordando il Calvario, deve pensare ad immolare se stesso per dare la vita. Il sacerdote deve essere un uomo crocifisso. Pensando al Tabernacolo deve ricordarsi che deve dare se stesso di continuo agli altri, deve divenire come un buon pane per le anime: il prete deve essere un uomo mangiato".
E padre Antonio aggiungeva che essendo il sacerdote Alter Christus, per vivere degnamente la sua eccelsa vocazione deve operare ed amare come ha fatto Gesù: "Deve essere l’uomo dalla fede ardente e operosa, l’uomo chiamato ad essere ministro e servo di tutti, chiamato a predicare e a praticare la perfezione, la santità. Egli deve essere pronto a donare la sua stessa vita temporale. Deve, perciò, possedere riserve inesauribili di amore, perchè solo l’amore porta a donare sempre, ad immolarsi senza sosta, a dimenticare i propri comodi e i propri diritti, rendendo così possibili tutti gli eroismi. Ma l’amore, come l’eroismo, non si improvvisa quasi mai e non cresce, ordinariamente, per generazione spontanea. Chi non si è mai esercitato a camminare, quasi sicuramente non scalerà mai una vetta troppo alta. E chi non è stato mai abituato a donare e a donarsi in una scuola di sacrificio e di rinunzia, difficilmente domani sarà un eroe. La lotta per la continenza è esercizio di rinunzia, di abnegazione, di superamento dell’egoismo; è scuola ed allenamento di generosità e di esaltazione dei valori superiori" (Tra Teologia e Vita…p.89).
Ed in queste espressioni svela le tensioni della sua altissima testimonianza sacerdotale. Conquistato dal trionfo della grazia, realizzato dalla Santissima Trinità nella Vergine Maria, si è fatto cantore appassionato dell’Immacolata, scrivendo pagine luminose sulla consacrazione a Maria e sull’attualità del messaggio di Fatima. Prima di spegnersi nel convento francescano di Benevento, lo visitai, martedì 9 gennaio 2007, rimanendo in cordiale colloquio nella sua cella per gran parte della mattinata: seduto alla scrivania, indossava l’inseparabile saio francescano, mi accolse con entusiasmo ed affetto, lo abbracciai con forza sapendo che quello sarebbe stato l’ultimo nostro incontro sulla terra, non mi risparmiò un largo e generoso sorriso, si informò sulle mie attività pastorali e culturali, chiese cosa stavo organizzando di bello per il Signore, poi descrisse le sue precarie condizioni di salute, l’affanno intenso non bloccò la vivacità affettuosa del dialogo, dichiarandomi di voler fare anche in questa difficile situazione solo la volontà di Dio. Sereno, totalmente abbandonato nelle mani di Dio e della Madonna.
Ma, stava lavorando ancora al suo ultimo libro su " Il Purgatorio visto dai Santi", correggendo le bozze sul computer portatile che aveva dinanzi. Mostrava l’ansia di terminare questa sua ultima fatica, dopo aver pubblicato nel settembre precedente "L’inferno visto dai Santi". Concluse la ricerca sul Purgatorio con una pagina ove indicava lo schema d’un futuro lavoro su "Il Paradiso visto dai Santi". Dopo due giorni, l’11 gennaio 2007, a 88 anni di età, sorella morte lo condusse in Paradiso a contemplare faccia a faccia il volto di Dio ricercato con passione d’amore nello studio e nella preghiera, attraverso il mistero che ora gli è stato svelato.
E nel suo diario, cronaca puntuale del cammino luminoso della sua anima, ha segnalato la felicità per questo nostro ultimo incontro nello spazio-tempo del pellegrinaggio.
L’Istituto Superiore di Scienze Religiose "Redemptor hominis" di Benevento, che lo ha avuto sin dalla fondazione, chiarissimo, stimato e ricercato docente di dommatica, con una pubblicazione ha sentito il bisogno e il dovere di disegnare un mosaico di luce e di gratitudine intorno alla figura gigantesca dell’indimenticato ed amato padre Antonio Maria Di Monda, una lampada da porre sul lucerniere affinché la luce risplenda davanti agli uomini: "Non può restare nascosta una città collocata sopra un monte, né si accende una lucerna per metterla sotto il moggio, ma sopra il lucerniere perché faccia luce a tutti quelli che sono nella casa". La casa di Dio è la Chiesa. La casa di Dio è il mondo.
Ricordare la figura di padre Antonio Maria Di Monda significa testimoniare alle future generazioni il suo impegno per la promozione cristiana, spirituale, culturale, umana e sociale della nostra gente, all’inizio di questo terzo millennio, carico di paure ed incertezze e tanto bisognoso di speranza.

("Benevento — La libera voce del Sannio" n.2/ del 25/1/2008)


Una storia d'amore e di tenerezza

Con la solennità dell’Epifania la Parrocchia beneventana di S.Gennaro ha concluso la celebrazione delle nozze d’argento per il 25° di fondazione. Dal Natale 1982 fino a quello del 2007 un fiume di grazia, di luce, di Vangelo e di fraternità ha rallegrato il quartiere sangennarese. Un cammino lungo, faticoso, impegnativo, sempre vissuto nel segno di Maria che nella immagine di Fatima si venera nella cripta e nelle ventuno edicole lungo il confine parrocchiale e nell’immagine dell’Immacolata nell’oasi S.Maria della tenerezza.
I seimila abitanti della comunità hanno vissuto in questo quarto di secolo eventi straordinari di evangelizzazione, generosità e solidarietà: l’arrivo del simulacro della Madonna di Fatima il 12 novembre ’94 incoronata poi in Vaticano da Giovanni Paolo II il 25 febbraio ’98, la grande missione popolare per il grande Giubileo del 2000, il completamento del Tempio intitolato al primo Vescovo beneventano S.Gennaro, l’Oasi, l’oratorio con la scuola catechistica , la scuola materna, la canonica, il Santuario eucaristico con la Madonna di Fatima e Padre Pio, le vetrate istoriate, il laboratorio teatrale, il piazzale "Giovanni Paolo il Grande", il concerto di nove campane e il campanile, la Via Crucis lungo il viale della Redenzione, la Croce luminosa, il monumento a Gesù risorto e S.Giuseppe, la mensa Caritas in Kiev per trecento bambini e le 90 adozioni a distanza, i dipinti dell’artista Mastro Nunzio e tantissime altre opere.
L’azione più preziosa trova il suo fulcro nella celebrazione eucaristica e nell’adorazione perpetua del Pane di vita ed ancora l’opera di formazione svolta dai sacerdoti e dai vari gruppi e movimenti parrocchiali. Molte iniziative hanno ravvivato il 25° di fondazione: missione mariana, testimonianze, concerti, concorso presepi, festa insieme e torta augurale, il brindisi e i fuochi nella notte di Natale e il raduno dell’Azione Cattolica Ragazzi dell’intera diocesi intorno all’ Arcivescovo nel giorno dell’Epifania.
La partecipazione delle scuole del quartiere ha ravvivato i momenti più significativi. Ora la comunità riprende serenamente il cammino sui sentieri della speranza programmando il 150° anniversario delle apparizioni di Lourdes, il pellegrinaggio a Loreto-Padova-Schio-Venezia-Vicenza dal 24 al 27 aprile, le cresime dell’11 maggio, i due turni di prime comunioni a giugno ed il grande pellegrinaggio a Lourdes-Fatima-Santiago-Avila-Madrid dal 18 al 30 agosto.
Dopo la messa domenicale il momento più bello e coinvolgente rimane l’incontro di ogni venerdì alle ore venti quando i giovani animano un’ora di preghiera che si trasforma in una grande invocazione di pace sulla famiglia parrocchiale, sulla città, sulla Chiesa e sul mondo intero.
L’amicizia e la meditazione liberano dalla solitudine consentendo a tutti, nonostante tutto, di sperare ancora.

("Benevento — La libera voce del Sannio" n.1/ del 11/1/2008)