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Dall'indice
all'altare: Antonio Rosmini
Salvati nella speranza
La Madre di Dio in casa nostra
E' morto don Oreste Benzi, testimone sorridente della carità
Quadro geopolitico odierno e conversione della Russia
Da Mosca a Benevento con la Madonna di Fatima
Apocalisse: un canto di speranza
Claudia Koll a Benevento testimone di speranza
Madre Raffaellina e Benevento
Il prete contadino
L'Apocalisse e i Mondiali di Dio
Maria Maddalena Starace di Castellammare. Viene dal Sud
l'ultima beata
La strategia della Vergine e l'Europa
Inferno e sana laicità
Cristo risorto leva della storia
I miracoli di Papa Wojtyla
Airola in festa per la causa di beatificazione di Maria
Concetta Pantusa
La Chiesa non può tacere
Laicità e coraggio
La testimonianza di Padre Antonio M. Di Monda - Tra teologia
e vita
Giovani e sessualità. Domande precise e risposte
chiare
Dall'indice
all'altare: Antonio Rosmini
Dallindice
dei libri proibiti agli onori degli altari. È il destino paradossale
del grande filosofo
Antonio Rosmini, autore "Delle cinque piaghe della santa Chiesa",
che il 18 novembre a Novara, con una celebrazione presieduta a nome del
Papa dal cardinale Josè Saraiva Martins, prefetto della Congregazione
per le cause dei santi, è stato proclamato beato e così
elevato allonore degli altari. Lopera citata finì allIndice
insieme ad unaltra sua pubblicazione: "La costituzione civile
secondo la giustizia sociale". Ma già dopo cinque anni la
Congregazione dellIndice cambiò giudizio, assolvendo nel
suo complesso lopera di Rosmini. Anche dopo la morte la polemica
si concentrò sul sistema filosofico presentato nella sua ultima
fatica, la "Teosofia", un modo diverso dal neotomismo di interpretare
la realtà. Fu accusato di ontologismo e panteismo. Quaranta proposizioni,
tratte dalle opere postume, furono condannate.
Il pensiero di Rosmini è rimasto "sub iudice" fino al
1° luglio del 2001, quando una nota della Congregazione firmata dal
prefetto Joseph Ratzinger e dal segretario Tarcisio Bertone ha accolto
la obiezione presentata da tempo dagli studiosi del pensiero del Roveretano
e cioè che le singole proposizioni estrapolate dai suoi scritti
non corrispondono al pensiero autentico dellautore. Rosmini ha vissuto
un terribile travaglio esistenziale. Ciò che impressiona è
che non ha mai perduto la libertà interiore anche davanti alla
prospettiva di dover affrontare molte difficoltà. Già in
vita (1797-1855) fu profondamente stimato da grandi personalità:
Nicolò Tommaseo, Alessandro Manzoni e san Giovanni Bosco. Pio VIII
lo incoraggiò a dedicarsi generosamente al difficile e delicato
mondo della carità intellettuale. Rosmini fu anche il cardinale
mancato di Pio IX, senza spendere una parola in sua difesa quando il Papa
lo ricevette due volte in udienza, il 9 ed il 16 giugno del 1849. Fu autore
di un sistema filosofico per decenni considerato una pericolosa minaccia
per la scolastica ufficiale insegnata nei seminari. Perciò anche
la causa di beatificazione ha subìto un difficile iter.
Nellanno della morte di Rosmini, il 1855, lIstituto della
Carità, ordine religioso da lui fondato, nominò un postulatore.
Ma solo 139 anni dopo, nel 1994, è giunto da Roma il "nulla
osta" allapertura del processo diocesano, svoltosi a Novara
perché, pur essendo originario di Rovereto, morì a Stresa.
Pio IX lo avrebbe voluto segretario di stato ma la pubblicazione "Delle
cinque piaghe della santa Chiesa" gli attirò linimicizia
della Curia romana. Contemplando le cinque piaghe del Crocefisso Rosmini
fa discendere le sofferenze della Chiesa da cinque mali: piaga della mano
sinistra (divisione del popolo dal clero nel pubblico culto ove i fedeli
sono solo spettatori e non protagonisti del mistero che si celebra); piaga
della mano destra (insufficiente educazione del clero non allaltezza
di formare il popolo attraverso la predicazione e la liturgia); piaga
del costato (divisione dei vescovi implicati in fazioni, guerre, diatribe
politiche e perciò succubi del potere e incapaci di edificare la
Chiesa fondata sullamore); piaga del piede destro (la nomina dei
vescovi abbandonata al potere laicale che ha preteso di interferire nella
vita della Chiesa, misconoscendone libertà e autonomia e scegliendo
Pastori che non eccellono per santità e prudenza); quinta piaga
del piede sinistro (la servitù dei beni ecclesiastici che ha allontanato
tutti dalla Chiesa delle origini: povera ma libera; poi gli uomini di
Chiesa hanno iniziato a sporcarsi le mani con il denaro, a servirlo anziché servirsene).
La vera ragione della condanna di Rosmini è politica perché
questi invocava la separazione tra Chiesa e Stato in un momento in cui
lalleanza tra trono e altare sembrava lunico argine per impedire
che il "vento del 1948" travolgesse luno e laltro.
Ha poi osato affermare che per lelezione dei vescovi è giusto
che si tenga conto dei desideri e delle attese del popolo, nelle singole
comunità locali. Lopera è in verità sostenuta
da un grande amore alla Chiesa, una grande audacia ed un forte spirito
profetico che ha trovato puntuale realizzazione nel Concilio Vaticano
II e specificatamente nella Costituzione "Sacrosantum Concilium"
sulla liturgia e nel decreto "Christus Dominus" sul Collegio
episcopale. Antonio Rosmini è stato un precursore ed un ispiratore
del Concilio. Dopo essere stato dimenticato nei sotterranei della Chiesa
ora è stato posto in alto sugli altari. E il destino del
chicco di grano. E il cammino dei profeti e dei santi che la Chiesa
fa prima patire per poi invocarli e proporli al mondo come modelli.
("Benevento
La libera voce del Sannio" n.22/ del 21/12/2007)
Salvati
nella speranza
Dopo quella
sullamore, la "Deus caritas est" del 25 dicembre 2005,
Benedetto XVI, nel terzo anno di pontificato, il 30 novembre 2007, ha
firmato e pubblicato lenciclica sulla speranza dal titolo "Spe
salvi" ovvero "Salvati nella speranza". Lespressione
si trova nella lettera dellApostolo Paolo ai Romani (Rm 8,24). Nel
testo di 77 pagine il Pontefice contesta tutte le ideologie che pretendono
di portare giustizia tra gli uomini facendo a meno di Dio. Infatti non
basta mettere a posto leconomia per essere felici.
Lenciclica si compone di una introduzione, si suddivide in paragrafi
e si conclude con uninvocazione a Maria "Stella della speranza":
"Madre di Dio, Madre nostra, insegnaci a credere, sperare ed amare
con te. Indicaci la via verso il suo Regno! Stella del mare, brilla su
di noi e guidaci nel nostro cammino". Numerose le citazioni ed i
riferimenti: passi del Nuovo Testamento, il ricordo della piccola schiava
africana Giuseppina Bakhita, Tommaso dAquino, Francesco dAssisi,
santAmbrogio, Bernardo di Chiaravalle, Lutero, Kant, Marx, Adorno,
Henry de Lubac, Francesco Baconi. Il Papa afferma che lelemento
distintivo dei cristiani sta nel fatto che essi "hanno un futuro",
"la loro vita non finisce nel vuoto", "senza Dio il mondo
è buio, dinanzi a un futuro oscuro", "conoscere il vero
Dio significa ricevere speranza", allora anche un presente faticoso
si può affrontare perché, "ci è stata donata
la speranza", "luomo ha bisogno di Dio, altrimenti resta
privo di speranza". Anche il progresso offre nuove possibilità
per il bene ma è ambiguo perché in mani sbagliate può
trasformarsi in un male terribile. Non basta la scienza, occorre la coscienza.
Non bastano le cose, bisogna offrire il primato alluomo e alla libertà.
Il Papa ricorda il cardinale vietnamita Van Thuan che nei tredici anni
di carcere, in una situazione di disperazione totale, nel dialogo con
Dio diventa testimone coraggioso di speranza.
La virtù teologale della speranza, oggi ci è particolarmente
necessaria: una cortina fumogena ruota attorno alla tragità planetaria
della realtà umana e sociale mentre si avverte la livida assenza
della speranza che cede progressivamente terreno alla disperazione. Anche
chi ostenta la maschera del sorriso è vinto dalla rassegnazione
e non si aspetta più nulla di nuovo. La speranza svanisce nella
vita privata e pubblica, è cacciata via in tante case, in tanti
uffici, in tanti luoghi colpiti da una prova. In fondo anche quando non
ci si pensa, tutto dipende dalla speranza. Questa è la virtù del costruire ancora, del non lasciare che tutto vada a male. Ora ne abbiamo
proprio bisogno!
Il poeta francese Charles Péguy nellopera "Il portico
del mistero della seconda virtù" afferma: "La fede che
più amo è la speranza. La carità e la fede non mi
sorprendono. La speranza sì. Questa piccola speranza che sembra
una cosina da nulla. Questa speranza bambina. Immortale. La fede và
da sé. La carità cammina da sola. Ma è sperare che
è difficile. E quel che è facile e istintivo è disperare
ed è la grande tentazione. La piccola speranza avanza fra le due
sorelle maggiori... ma è lei al centro a spingere le due sorelle
maggiori. La speranza vuole ciò che sarà. Nel tempo e nelleternità.
La piccola speranza. Avanza".
("Benevento
La libera voce del Sannio" n.21/ del 7/12/2007)
La
madre di Dio in casa nostra
Ottobre, il
mese del Rosario, non si poteva concludere in modo migliore nella parrocchia
cittadina di San Gennaro. La missione mariana nel 90° delle apparizioni
della Santa Vergine in Cova da Iria in presenza della statua della Madonna
di Fatima, pellegrina nei paesi dellEst ha allargato il cuore alla
confidenza e alla speranza. Limpegno sinergico del Consiglio pastorale
parrocchiale, dellAssociazione Luci sullEst e dei missionari
della Comunità GAM si è rivelato una miscela esplosiva.
Un fiume di ragazzi e di famiglie ha ininterrottamente colmato di gioiosa
preghiera la nostra chiesa.
Lentusiasmo nel momento dellarrivo della Madonna nel nostro
quartiere, le catechesi frizzanti e profonde di don Marco Carluccio, le
tantissime confessioni con i generosi e pazienti sacerdoti, le proposte
dei giovani missionari, lanimazione delle religiose " Figlie
della Donna Vestita di Sole", i canti coinvolgenti, le intense celebrazioni
eucaristiche, i filmati sullattualità del messaggio di Fatima,
lamministrazione del Sacramento dellUnzione degli infermi,
il pellegrinaggio al Cimitero e la preghiera di suffragio per i defunti,
lincontro con gli alunni delle scuole primarie e secondarie, i cenacoli
con i giovani e le famiglie, la visita a tutte le famiglie della parrocchia,
agli ammalati e agli anziani, ladorazione eucaristica comunitaria
per unintera notte, la fiaccolata per le vie del quartiere, la celebrazione
conclusiva, latto di consacrazione a Maria, lo sventolio dei fazzoletti,
il saluto di addio e la partenza dellelicottero tra lacrime di commozione
e di gratitudine, hanno scritto pagine di luce nella storia venticinquennale
della parrocchia di San Gennaro e dellintera città di Benevento.
Ora che il ritmo ad alta tensione del complessivo progetto pastorale parrocchiale
conosce una lieve interruzione, mi ritorna in mente questa frase di san
Carlo Borromeo: "Unanima sola è già una diocesi
troppo grande per un vescovo". Terminata la splendida missione mariana
parrocchiale ancora tanti vengono in cerca di luce a raccontarmi i loro
problemi interiori e strettamente personali. Entro così in quelluniverso
fatto di piccole cose che costituiscono lunità molecolare
degli avvenimenti più grandi della storia. Attraverso il filtro
del quotidiano il progetto pastorale acquista sapore di concretezza,
ritrova dimensioni di umanità e si impregna dei profumi della speranza.
La Madonna di Fatima è ritornata in mezzo a noi perché non
venga meno la riserva della speranza nel mentre nel mondo si spegne il
sole della gioia e dello stupore. Scrivo questo per un dovere di gratitudine.
Anche in questi tempi che assumono i toni apocalittici della conclusione
e della liberazione la Madonna si rivela come il divino ascensore che porta il Cielo sulla terra e la terra verso il Cielo, Dio tra noi
e noi verso Dio. Stretti intorno a Maria riscopriamo che nasce la vera
Chiesa, famiglia dei redenti, testimoni di speranza, dove ritorna la preghiera
del Rosario e la centralità dellEucaristia celebrata e adorata.
Il progetto pastorale più efficace e da tutti comprensibile lo
ha steso a Fatima la Madonna quando ha invitato a recitare il Rosario
ogni giorno per avere la pace ed ha inviato lAngelo della Pace con
lEucaristia tra le mani, come unica sorgente di vita vera colma
dogni dolcezza. Tutto il resto è vanità di pensiero
e superbia della mente. Nei giorni di missione la Madonna ci ha invitati
a ritornare allessenziale per ritrovare finalmente lunico
bene necessario: lAmore di Dio, che mai tramonta.
("Benevento
La libera voce del Sannio" n.20/ del 23/11/2007)
E'
morto don Oreste Benzi, testimone sorridente della carità
A 82 anni
di età nella notte tra il primo e il due novembre alle ore 02.22
dopo un attacco cardiaco si è fermato il cuore dellapostolo
generoso e sorridente della carità don Oreste Benzi. La camera
ardente è stata allestita nella parrocchia "La Resurrezione" di Rimini e il cinque novembre i funerali
si sono svolti nel duomo di Rimini. Nella festa di Tutti i Santi aveva
ancora una volta radunato la Comunità Papa Giovanni XXIII e tantissimi
fedeli allingresso del cimitero di Rimini per la recita del Rosario
e una deposizione di una corona di fiori in memoria di tutti i bambini
morti prima di nascere attraverso laborto volontario. Impegnato
in prima linea della vita nascente attraverso il sostegno alle mamme,
alle coppie e alle famiglie in difficoltà. L8 ottobre 2004
lo invitai a Benevento in qualità di direttore dellIstituto
Superiore di Scienze Religiose e la sua testimonianza nellAuditorium
Giovanni Paolo II incantò tutti noi che riconoscemmo in lui un
santo in carne e ossa consumato dalla carità in uno stile di grande
umiltà, semplicità e povertà.
Un grande testimone della carità nel nostro tempo difficile e confuso
che non manca però di calde luci di speranza. Don Oreste Benzi,
Presidente dellAssociazione Comunità Papa Giovanni XXIII.
Una testimonianza più forte delle stesse parole. Don Benzi nasce
il 7 settembre 1925 a San Clemente (Forlì), un paesino a 20 km
da Rimini, da una povera famiglia di operai, settimo di nove figli. A
12 anni entra in Seminario a Rimini. Il 29 giugno 1949 viene ordinato
sacerdote; viene subito nominato vicario parrocchiale di San Nicolò
in Rimini, nel 1950 insegna in Seminario e diventa vice assistente e poi
assistente della Gioventù cattolica di Rimini. In mezzo ai giovani
favorisce lincontro simpatico con Cristo coinvolgendo la maggior
parte degli adolescenti. Costruisce una casa alpina ad Alba di Canazei
(Trento) per soggiorni di adolescenti. Viene scelto come direttore spirituale
del Seminario e insegnante di religione dapprima nella Scuola agraria
e poi nel Liceo scientifico. Recluta giovani volenterosi per animare i
soggiorni montani degli adolescenti in difficoltà. Con questi giovani
ed alcuni sacerdoti fonda nel 1968 lAssociazione Papa Giovanni XXIII
con riconoscimento della personalità giuridica. Nel 1972 apre la
prima casa famiglia.
Nel 1983 lAssociazione Papa Giovanni XXIII ottiene il riconoscimento
di aggregazione ecclesiale e nel 1998 è riconosciuta con diritto
pontificio. LAssociazione da oltre trentanni opera nel vasto
mondo dellemarginazione in Italia e allestero. E presente
in: Zambia, Tanzania, Kenya, Sierra Leone, Brasile, Cile, Bolivia, Russia,
Bangladesh, Croazia, Messico e Kossovo. Per seguire Gesù povero
e servo i membri della Comunità per vocazione specifica condividono
direttamente la vita degli ultimi mettendo la propria spalla sotto la
loro croce. Limpegno nel sociale li rende voce di chi non ha voce.
Vita da poveri, obbedienza, preghiera, contemplazione e fraternità
secondo la logica del Vangelo sono gli ingredienti della vita in Comunità.
Le opere si moltiplicano: 172 case famiglia, 4 case di preghiera, 8 case
di fraternità, 15 cooperative sociali, 32 comunità terapeutiche
per il recupero dei tossicodipendenti, la "Capanna di Betlemme"
dove si offre accoglienza ai poveri che non hanno il coraggio di chiedere
aiuto, impegno nellazione sociale e politica per promuovere nuovi
modelli di organizzazione economica e sociale, impegno per la pace, azione
missionaria per lautosviluppo nei paesi poveri, attività
editoriale per la crescita di una cultura nuova e "suoni fuori le
mura" per promuovere progetti in musica che diano voce alle parti
deboli della società. Don Benzi ha individuato nelleclissi
del padre uno dei fattori di disagio dei giovani di oggi. È stato
sorridente fino alle fine, ci ha lasciato col sorriso.
Due giorni prima di morire, dopo il malore a Fiumicino, è andato
in discoteca con il vescovo di San Marino per parlare ai giovani. Nella
notte il crollo. Era consapevole, ha detto "muoio, muoio. Secondo i medici
da tempo doveva sopportare dolori fortissimi, ma non si lamentava mai
e continuava la sua vita di viaggi in tutto il mondo, nelle 500 case famiglia
dell'associazione presenti in 27 paesi (di cui 200 in Italia). Da pochi
giorni era tornato dal Cile e a breve doveva recarsi in Croazia e in Bolivia.
Faceva 25-30 viaggi intercontinentali l'anno. Non si è mai voluto
fermare. Diceva di sé: "Sono una dinamo, se mi spengo mi fermo".
E proprio vero che i santi ci camminano accanto.
("Benevento
La libera voce del Sannio" n.19/ del 9/11/2007)
Quadro
geopolitico odierno e conversione della Russia
Dal 13 maggio
al 13 ottobre del 1917 la Madonna è apparsa in Cova da Irìa
a Fatima. Nellapparizione del 13 luglio ha detto: "Avete visto
linferno, dove vanno le anime dei poveri peccatori. Per salvarle,
Dio vuole stabilire nel mondo la devozione al mio Cuore immacolato. Se
ascolteranno le mie richieste, la Russia si convertirà e si avrà
pace. Diversamente, diffonderà i suoi errori nel mondo, promuovendo
guerre e persecuzioni alla Chiesa.. Il Santo Padre dovrà soffrire
molto, diverse nazioni saranno annientate... Infine, il mio Cuore immacolato
trionferà".
Lo scorso 13 ottobre 2007, nel 90° anniversario delle apparizioni,
in Fatima erano presenti il cardinale Tarcisio Bertone in qualità
di legato pontificio, 50 vescovi, 1500 sacerdoti e circa 300.000 fedeli
provenienti da ogni parte del mondo. Una decina di sacerdoti beneventani
ed un gruppo di fedeli sanniti erano presenti allo storico evento. Tra
le personalità di spicco cera anche mons. Tadeusz Kondrusiewicz,
arcivescovo della prestigiosa ed antica chiesa "della Madre di Dio"
a Mosca, nella Federazione Russa. Nel 1917 la Madonna a Fatima promise
(a certe condizioni che non si sono ancora completamente realizzate) la
conversione della Russia, ieri come oggi, sotto il profilo religioso,
marcatamente ortodossa. Il patriarcato ortodosso di Mosca vanta la maggioranza
del popolo russo e manifesta una forte rinascita della religiosità
tradizionale. Lattuale presidente Vladimir Putin fa aperta professione
di fede ortodossa.
Questo quadro suggerirebbe di interpretare la profezia della "conversione"
nel senso dellunità religiosa tra ortodossia e cattolicesimo.
La presenza cattolica in Russia è modesta, più avvertita
è invece in Bielorussia e soprattutto in Ucraina. La zona orientale
dellUcraina, fortemente filorussa, è abitata da fedeli ortodossi
sotto la giurisdizione del patriarcato ortodosso di Mosca, mentre in quella
occidentale, più filoeuropea, quasi tutta svincolata dalla tutela
religiosa di Mosca, vive anche una significativa e dinamica comunità
cattolica, sotto giurisdizione ecclesiastica romana. In questarea
la parrocchia beneventana di san Gennaro sostiene un centro caritativo
di accoglienza per centinaia di orfani e bisognosi, al fine di incoraggiare
il cammino dei cattolici in questa regione, duramente provata sotto il
profilo economico e religioso.
E difficile prevedere gli sviluppi del cammino ecumenico in Ucraina,
paese ponte tra Russia e Unione europea, ma è ragionevole ipotizzare
che essi siano paralleli agli sviluppi dellintegrazione europea
dellUcraina. Questo potrebbe favorire in futuro un ammorbidimento
del dialogo tra Mosca e Roma. La pace religiosa tra Mosca e Roma fa immaginare
una proficua collaborazione apostolica sia nei confronti dei 20 milioni
di cittadini russi di religione mussulmana, sia nei confronti di vari
milioni di buddisti asiatici russi. La possibile maturazione di rapporti
solidali tra Russia e Unione europea rende ragionevole la previsione che
i popoli cristiani ed europei possano intessere relazioni proficue con
altri "poli" importanti e decisivi della geopolitica mondiale
attuale, come sono la Cina e lIndia. In questa collaborazione multipolare
prenderebbe forma e concretezza la profezia fatimista: "La Russia
si convertirà e il mondo avrà un periodo di pace".
Questo il positivo quadro geopolitico disegnato dagli esperti ma Dio può sorprenderci in ogni istante con la potenza del suo intervento.
("Benevento
La libera voce del Sannio" n.18/ del 26/10/2007)
Da
Mosca a Benevento con la Madonna di Fatima
Dal 13 maggio
al 13 ottobre 1917 nella regione centrale del Portogallo, a circa 50 km
dalloceano atlantico, territorio del municipio di Ourèm,
nel villaggio di Fatima, in Cova da Irìa, la Madonna apparve a
tre pastorelli del luogo: Lucia dos Santos di dieci anni, Francesco Marto,
cugino di Lucia, di nove anni e Giacinta Marto, sorella di Francesco,
di sette anni. La bianca Signora
disse di venire dal Cielo, chiese ai piccoli veggenti di offrirsi a Dio
per sopportare tutte le sofferenze in riparazione dei peccati con cui
Egli è offeso e di supplica per la conversione dei peccatori, rivolse
linvito a recitare il rosario tutti i giorni per ottenere la pace
nel mondo e la fine della guerra, fece vedere linferno dove cadono
le anime dei poveri peccatori e indicò il desiderio di Dio che
per salvarle vuole stabilire nel mondo la devozione al Cuore immacolato
di Maria, annunciò la fine della guerra e linizio di una
peggiore della prima, la fame e la persecuzione alla Chiesa e al Santo
Padre, chiese la comunione riparatrice nei primi sabati per la conversione
della Russia e la realizzazione della sospirata pace, indicò tre
segreti e assicurò il finale trionfo del Suo Cuore immacolato.
Il 13 ottobre 1917 la Santa Vergine si presentò come la Madonna
del Rosario, domandò la costruzione di una cappella e supplicò
di non offendere più Dio nostro Signore che è già
troppo offeso e prima di congedarsi aprì le mani e le fece riflettere
nel sole: la pioggia smise di cadere, le nubi si squarciarono e il disco
solare cominciò a girare vorticosamente su se stesso proiettando
fasci di luce in ogni direzione. Il grande miracolo del sole durò
dieci minuti e fu visto da circa settantamila persone. Ricorre questanno
il novantesimo anniversario delle apparizioni di Fatima.
A ricordo del prodigioso intervento del Cielo e dei messaggi recati dalla
Madre di Dio agli uomini, la parrocchia cittadina di San Gennaro, che
celebra questanno il venticinquesimo di fondazione, con lAssociazione
Luci sullEst e insieme ai giovani ed ai missionari della Comunità
G.A.M. (Gioventù Ardente Mariana), ha organizzato larrivo
in città della Madonna di Fatima come pellegrina di pace e di amore.
Per quattro giorni la Madonna pellegrina rimarrà nella chiesa di
San Gennaro: dal 24 al 28 di ottobre. La statua della Madonna di Fatima
arriverà in elicottero sul piazzale della Coldiretti in via Vetrone
alle ore 17.30 di mercoledì 24 ottobre e dallo stesso piazzale
ripartirà domenica 28 ottobre alle ore 12.00 dopo la Messa solenne
e latto di consacrazione al Cuore immacolato di Maria. Un programma
fittissimo prevede cenacoli di preghiera con gli alunni delle scuole,
i giovani, le famiglie, gli ammalati e i bambini. Una fiaccolata attraverserà
le vie del quartiere San Gennaro e tre bambini, indossando gli abiti dei
tre pastorelli di Fatima, accoglieranno la visita della Santa Vergine
alla città di Benevento. La sacra immagine visiterà, sabato
27 ottobre ore 15.00, il cimitero per la celebrazione di una Messa in
suffragio di tutti i defunti.
La presenza della bianca Signora di Fatima favorirà momenti intensi
di preghiera, di riflessione e di riconciliazione. La proiezione del filmato
sul messaggio di Fatima permetterà un interessante confronto perché
rinasca in ciascuno la speranza in tempi di diffusa precarietà.
("Benevento
La libera voce del Sannio" n.17/ del 12/10/2007)
Apocalisse:
un canto di speranza
Da sette anni
ha avuto inizio il terzo millennio. Forse anche per questa ragione si
fanno sempre più frequenti appelli, timori e profezie connessi
con lattesa della fine del mondo, che ha assunto i connotati della
preoccupazione per il collasso ecologico o energetico del pianeta. Aumentano
anche i riferimenti a epoche del passato nelle quali si era verificata
una simile tensione. Si stabiliscono analogie e si tracciano confini tra
istanze, fantasie e codici simbolici tra i quali corre un sottile filo
conduttore. Lampio complesso di attese ruota attorno alla visione
fantastico-futuribile di un cataclisma che porrebbe fine alla nostra civiltà
così da innescare lora dellatteso rinnovamento. A tutto
ciò si conferisce il nome di "apocalisse", che nel linguaggio
comune ha assunto il significato di spaventosa e tragica fine.
Quando la storia ha paura di morire succede sempre così. Dal millenarismo
medievale ai catastrofismi moderni, lattesa dei tempi ultimi si
riaffaccia periodicamente nel corso dei secoli, ma con essa anche la fiducia
nel rinnovamento del mondo che tutti ci auspichiamo e desideriamo. Il
verbo greco apokalyptein vuol dire "rivelazione". Apocalisse
è anche il titolo dell ultimo libro della Bibbia, l
opera più poetica del Nuovo Testamento per la visionarietà
sfolgorante e per l evidenza lampante e insieme misteriosa, enigmatica,
tipica della poesia.
Lautore dell opera è confinato in unisola, e
da questa terra marginale, circondata dal mare, lontana dal centro del
mondo, è rapito in spirito, posseduto da visioni ispirate ad un
urgenza incontenibile: comprendere la realtà dell alfa e
dell omega, del principio e della fine. Visione e rivelazione si
fondono. Allora "apocalisse" è uno dei termini più
malintesi, se laggettivo che ne deriva definisce scenari terminali,
disastrosi, terrificanti e il sostantivo stesso diviene sinonimo di catastrofe.
Il tempo ultimo non sarà frutto di una distruzione, ma di una trasformazione,
di una trasfigurazione. Non rovina finale dunque, ma metamorfosi. Il presente
si dilata nel futuro che ha già in sè il passato. La visione
dello sconvolgimento è in realtà lacerazione di un velo
in cui si prefigura, ancora invisibile, la nuova realtà definitiva.
Linteresse basilare del libro dell Apocalisse come "rivelazione
di Gesù Cristo" non è laldilà della storia,
ma la storia di questo mondo, la storia dell umanità, la
storia in cui si muovono le comunità cristiane destinatarie dello
scritto, la storia letta alla luce di quell evento pasquale che
è avvenuto nella storia e alla storia ha dato un significato tutto
nuovo.
LApocalisse non è perciò il libro della fine del mondo,
ma la celebrazione della Pasqua di Cristo riconosciuta come chiave ermeneutica
e principio dinamico di una storia che è tutta nelle mani di Dio.
LApocalisse è un messaggio di speranza. Più che incutere
paura, incoraggia e infonde speranza ai cristiani che alla fine del I
secolo esperimentavano la persecuzione sotto limpero romano. Cristo
è "il Veniente", "l Alfa e l Omega",
"il Primo e lUltimo", "il Principio e la Fine",
"Colui che era morto ma ora vive per sempre ed ha nelle sue mani
le chiavi della morte" (Ap 1,17-18). Dio ha finalmente svelato il
suo volto nel Cristo morto e risorto. Lintelligenza della fede della
comunità cristiana in ogni epoca storica reclama il discernimento
della situazione storica in cui vive e lassunzione della responsabilità.
LApocalisse è un libro aperto, mentre termina suscita unattesa:
"Ecco, io vengo presto" (Ap 22,20). Termina così con
una promessa che fa del presente il luogo della speranza e dellattesa,
offrendo in Gesù Risorto il vero senso del nostro vivere.
Ai cristiani in condizione di minorità e di emarginazione, lApocalisse
restituisce il diritto e la responsabilità della speranza. Le vicende
faticose che stiamo vivendo fanno parte del nostro cammino di liberazione,
dellattualissima storia di salvezza guidata dal Redentore, dall
Agnello pasquale, sgozzato ma ritto in piedi perché la sua vittoria
vuol divenire realtà per tutti gli uomini e per tutto il creato.
La speranza si declina così come sfida e come scommessa della fede.
Si spera ciò che non si vede e la vera fede si esercita sull
invisibile. Il Risorto giudica la storia e prima di tutto la Chiesa, spesso
infedele e disposta al compromesso. Per gli infedeli e i compromessi non
cè consolazione né incoraggiamento, bensì ammonimento
e appello al pentimento. Occorre che la comunità cristiana riconosca
la propria infedeltà al Risorto e per la via dell umiltà si converta e faccia ritorno al suo Signore.
Tutta lApocalisse è un grido profetico che invita alla conversione.
La conversione è la speranza fatta carne e divenuta storia: quando
il Cristo risorto diviene centro della speranza, luomo non si adatta
più alla realtà così comè ma la trasforma
rendendola simile al futuro annunciato come un Regno in cui non vi sarà
più il male, la morte, il peccato. Speranze storiche e speranza
ultima si uniscono nel Cristo morto e risorto, vivente e veniente, vero
centro su cui si focalizza la speranza. La storia è dunque oggi
il campo ove si giocano i mondiali di Dio perché trionfi lamore.
("Benevento
La libera voce del Sannio" n.16/ del 28/9/2007)
Claudia
Koll a Benevento testimone di speranza
Claudia Koll è nata a Roma il 17 maggio del 1965. Lattrice è molto
nota al pubblico italiano. Dopo limpegno profuso nel cinema di provocazione
e seduzione lincontro con Gesù le ha cambiato al vita. Ora
continua la sua attività artistica ma ha scelto di rappresentare
solo il bene che edifica e matura una umanità felice e profondamente
realizzata. E presidente dellassociazione italiana celiaci
perché anchella è affetta da celiachia. La sua esistenza
ha subìto una luminosa ed edificante trasformazione e dopo una
lunga sofferenza ha riscoperto la fede vera che dona pace e rende testimoni
di amore e di speranza. Poi si è messa a cercare Gesù nei
sofferenti facendo volontariato negli ospedali e tra gli ammalati di Aids.
Successivamente dietro invito dellorganizzazione internazionale
dei missionari salesiani nel mondo si è confrontata con i grandi
temi della fame e della povertà. In Africa ha fondato lassociazione
"Le opere del Padre" in favore dei bambini bisognosi di quella
terra. Ora spende la sua vita nellimpegno artistico e nellannuncio
del nome di Gesù in cui luomo unicamente trova liberazione
e salvezza. Tutti i suoi proventi sono destinati ai bambini poveri dellAfrica.
L11 maggio 2006 lIstituto Superiore di Scienze Religiose "Redemptor
Hominis" la invitò a tenere una indimenticabile conferenza
su "Storia di una conversione nel segno di Maria" a conclusione
delle attività didattiche. Ora la parrocchia cittadina di San Gennaro
lha invitata nuovamente a Benevento per testimoniare in quattro
punti strategici della diocesi che lincontro con Gesù è
capace di generare una vita nuova e tante opere damore. Il 22 settembre
alle ore 19.00 parlerà nella chiesa madre di Montecalvo Irpino
davanti allimmagine di "Mamma bella dellabbondanza"
e di San Pompilio Maria Pirrotti; il 23 settembre alle ore 11.00 nel santuario
diocesano di Santa Lucia di Sassinoro in occasione della benedizione di
un crocefisso e della collocazione di una reliquia di San Pio da Pietrelcina
che da ragazzo e da giovane frate visitò il santuario; il 23 settembre
alle ore 18.00 parteciperà alla processione in onore di padre Pio
organizzata dalla parrocchia di San Gennaro per il 39° anniversario
della morte dello stimmatizzato e al termine della Messa offrirà
la sua testimonianza nella chiesa di San Gennaro; il 24 settembre alle
ore 9.00 visiterà gli ammalati dei reparti di pediatria e di oncologia
dellospedale civile Rummo e alle 11.30 parlerà ai giovani
dellIstituto La Salle nellAuditorium Giovanni Paolo II; il
24 settembre alle ore 19.00 racconterà la storia della sua conversione
ed i frutti che ne sono scaturiti nella grande palestra della scuola media
di Cervinara.
In questa stagione dominata dalla secolarizzazione che fa locchiolino
alla laicizzazione e diffonde un relativismo che rende incapaci di distinguere
il bene dal male, solo la testimonianza di vita diventa credibile. Augusto
Guerriero, scrittore agnostico, ostile e mordace verso la Chiesa, nel
1973 scrisse un libro polemico intitolato: "Ho cercato Dio ma non
lho trovato". Quando però incontrò Madre Teresa
di Calcutta si commosse e tra le lacrime disse: "Non avevo mai incontrato
un santo. Le baciai la mano più volte, quella santa mano che ha
asciugato tante lacrime. E sentii tutta la vanità del mondo in
cui sono vissuto, delle sue passioni, delle sue lotte e delle sue ambizioni.
Ed ebbi il sentimento acuto e doloroso di essere vissuto invano. Perché
vi è un solo ideale per il quale valga la pena di vivere: ed è
la carità!".
("Benevento
La libera voce del Sannio" n.15/ del 14/9/2007)
Madre
Raffaellina e Benevento
Il prossimo
10 novembre avrebbe compiuto 103 anni. Era nata il 10 novembre
1904 a Cittanova (RC) da Raffaele Borruto e Teresa Anile. Nel giorno del
battesimo fu chiamata Celestina. A sei anni vide morire il padre e a 11
anni vide morire la mamma. Insieme alla sorella e ai due fratelli trovò rifugio a Rizziconi (RC) presso il nonno materno, unico maestro elementare
del paese.
Dopo unadolescenza religiosamente e culturalmente intensa a venti
anni lasciò la Calabria e raggiunse listituto Regina Coeli
di Napoli divenendo suora tra le religiose fondate da Santa Giovanna Antida
Thouret. Il 4 aprile 1926 giunse a Benevento ove le suore della carità
reggevano dal 1852 lorfanotrofio femminile annesso alla chiesa San
Filippo Neri nel cuore della città antica. Vi era stata destinata
dai superiori perché insegnasse alle bambine ospitate nellistituto.
A pochi giorni dal suo arrivo notò una piccola nicchia nella chiesa
di San Filippo ove era poggiata una statuina in ceramica raffigurante
il Bambino Gesù coperto da un manticello rosso. Per la giovane
e gracile suora fu il colpo di fulmine, lamore a prima vista. Chiese
alla superiora, suor Silvestrina Albin, il permesso per poterla tenere
nella sua stanza. Possederla le dava uninsolita felicità.
La incollava perché aveva il collo spezzato ma poi continuamente
la testina si staccava. Cominciò a portarla in aula e insieme alle
orfanelle innalzava preghiere al Bambinello vestito di rosso. In seguito
scoprirà che si trattava del santo Bambino di Praga.
Durante i bombardamenti del 1943 riuscì a mettere in salvo le ostie
consacrate ma non potè più ritrovare la statuina. Il 25
maggio 1947 si recò a Napoli e presso San Gregorio Armeno trovò
lo studio dellartista Antonio Lebro commissionando una statua più
grande che somigliasse al Bambinello perduto. Ci vollero tre anni di lavoro
e 500mila lire per realizzarla. Il 25 maggio 1950 il Bambino di Praga
giunse a Benevento. Prodigi e grazie incrementarono il culto. Molti devoti
dalla Campania, dalla Calabria, dalla Sicilia e gli emigrati dAmerica
diffusero la devozione al Divino Bambino. Con il permesso dellarcivescovo
Agostino Mancinelli l8 febbraio 1953 la statua fu collocata sullaltare
maggiore. Una storia di devozione, di apostolato e carità legarono
per sempre Benevento a Praga. Nella Pasqua del 1990 il cardinale Frantisek
Tomasek, arcivescovo di Praga e primate di Boemia, scrisse a madre Raffaelina
perché si continuasse ad onorare il Piccolo Grande Re: "Cantatelo
nellattesa dellalba, cantatelo piano, nel fosco orecchio del
mondo! Cantatelo in ginocchio, cantatelo come raccolti in un velo: chè
il Potente sè fatto Docile, lInfinito Piccolo, il Forte
Sereno, lAltissimo Umile...". Durante la Pasqua 1980 il pellegrinaggio
a Gerusalemme con il dono della pietra del Cenacolo ha poi unito in modo
misterioso Benevento a Gerusalemme. Madre Raffaelina Borruto annunciando
la tenerezza e la bellezza di Dio, educando intere generazioni alla verità
e alla bontà, servendo gli orfani e i bisognosi ha gettato un ponte
damore tra la Calabria e Benevento, Benevento e Praga, Benevento
e Gerusalemme.
Il 3 luglio 2007 ha fatto il suo glorioso ingresso in Cielo. Questa piccola
suora colma dellamore di Dio è stata un parafulmine spirituale
e sociale per la nostra città e per tantissime persone che accanto
a lei hanno imparato la gioia di vivere, donandosi.
("Benevento
La libera voce del Sannio" n.14/ del 15/7/2007)
Il
prete contadino
Don Nicola
Capozzi basta incontrarlo una volta per volergli bene per sempre.
Proprio così è capitato a me, molti anni fa, ai piedi del
Santuario diocesano di Santa Lucia in Sassinoro ove, io ero rettore e
dove lui è venuto come pellegrino. Da allora lo seguo con ammirazione
sincera e affetto filiale perché scorgo in lui lautorevolezza
di un meraviglioso "Cincinnato" capace di passare con semplice
schiettezza nel frastuono del nostro tempo arruffato e nevrotico, conservando
la pace e la serenità di quelli che ammirando la natura si avvertono
riconciliati con Dio e con il mondo.
Il poeta e scrittore Nicola Capozzi è un uomo vero. E titolare
di una carica di umanità accattivante. E sinceramente innamorato
di Gesù Cristo. E maestro illuminato e gli si addice in pieno
il significato delletimo magister cioè tre volte grande.
Per oltre mezzo secolo è stato educatore sapiente di tante generazioni
che ha saputo traghettare con vivacissima intelligenza sulla sponda dellonestà
e della bellezza che non tramonta. Nato a Fragneto Monforte il 15 marzo
1916, nonostante i 91 anni di età, mostra la forza umana e divina
di un prete contadino titolare di una vivacissima sensibilità poetica
e artistica. Fu ordinato sacerdote a Roma il 20 giugno del 1940. E
lamabilità fatta persona. Si direbbe che per lui il tempo
si è fermato perché non invecchia mai. Possiede lesperienza
di un gigante ed il cuore di un bambino. Ancora oggi comunica il fascino
per la bellezza e spinge sui sentieri del bene con ineguagliabile maestria
e soavità e in mezzo alla gente rimane sempre una limpida e fresca
sorgente di vita. Anche in questultima fatica letteraria dal titolo
"di là dal muretto", pubblicata nel marzo 2007, annuncia
con forza la verità che non tramonta. Non cè un rigo
della sua copiosa creazione artistica che non sprigioni fiducia, ottimismo
e bellezza. Ogni pagina è un invito alla gioia e alla speranza.
Possiede tutte le caratteristiche di un "profeta" per il dono
di una parola sempre foriera di un messaggio alto e illuminato. E
capace di coraggio, di annuncio e di denuncia. A me piace definirlo "
un teologo di strada", perché sempre attento alle voci che
ne salgono, per celebrare su di esse lannuncio evangelico. Il nostro
poeta sa bene come la fede esiga da ogni generazione lo sforzo di reinventare
una sua "apologetica", nel senso di risposta alla esortazione
del primo papa san Pietro: "Pronti sempre a rispondere a chiunque
vi domandi ragione della speranza che è in voi, con dolcezza e
rispetto, con una retta coscienza" (1 Pt 3,15). Qui la bellezza artistica
è posta al servizio dellevangelizzazione. Questo poeta, innamorato
di Dio, sa bene "perché" vive e sa altrettanto bene "per
chi" vive. Egli presenta unorchestra di sfaccettature
organizzate attorno ad un punto centrale: Dio che è vivo in ogni
creatura e in ogni palpito delluniverso. Luomo contemporaneo,
frantumato nellinsegnare dettagli senza riferimenti, registra unansia
di "ricerca del fulcro" in tutti gli ambiti dellesistenza.
Kierkegaard chiama la fede "punto di Archimede", leva che determina
il salto qualitativo dallangoscia dellerrore e del non-senso
al regno della pace e del significato. Bonhoeffer poi, ricorda alluomo
credente, sulla soglia del tempo della secolarizzazione e del totalitarismo
laicista, la necessità di rintracciare la leva che fa muovere la
storia del mondo nel segno dellumano e citando Archimede dice: "Datemi
un punto di appoggio e vi solleverò il mondo". Gesù
risorto è la leva della storia. Una leva capace di sollevare la
storia dellumanità intera come quella di ciascuno di noi.
Lopera di Nicola Capozzi tende non soltanto a mostrare che lavventura
dinfinito amore del Crocefisso resuscitato è vera ma suggerisce
che cosa essa significhi per noi qui e ora. Solo un Dio vivo può
farci dono di unanima sinfoniale e di unarmonia cosmica. In
questa pubblicazione lautore passa con disinvoltura dalla prosa
alla poesia. Capita sempre così: quando la filosofia non riesce
a esprimere i grandi valori, cede il passo alla poesia che offre al poeta
unala di riserva per volare più in alto. Così fa anche
Platone: quando non arriva a catturare le grandi idee, perché troppo
luminose, lascia la scala della logica e dispiega le ali della poesia.
Il presente volume è dunque una sintesi, un distillato della sapienza
e della ispirazione dellautore. Le liriche che qui vengono proposte
da Nicola Capozzi sono come perle scavate nel tesoro del suo cuore umanissimo
e sensibilissimo, rivelano la profondità danimo ed il largo
orizzonte in cui è capace di spaziare ed infine costituiscono un
salutare vademecum nel difficile viaggio della vita che spesso
compiamo a piedi nudi e tra tante spine. Un prezioso balsamo dellanima
che alla brezza della sera, dopo tanti affanni e dispersioni, può
aiutare ognuno di noi a ritrovare se stesso, a riconciliarsi con Dio e
con il mondo, assaporando il gusto della vita ed il bene prezioso della
pace. Sono squarci di senso e sciabolate di luce che lo scrittore e poeta
ci propone con stile semplice e suadente, facendoli scendere in noi come
lava ardente del suo vulcanico cuore. Accordiamo volentieri a questo messaggio
un anticipo di simpatia senza il quale non cè alcuna comprensione.
E poi, convinciamoci che è sempre meglio essere feriti da una sola
verità piuttosto che essere accarezzati da cento menzogne.
("Benevento
La libera voce del Sannio" n.13/ del 1/7/2007)
L'Apocalisse
e i Mondiali di Dio
Apocalisse.
Per luomo moderno il termine è sinonimo di guerre, terrorismo
e disastro ecologico. In verità il termine, ripreso da Foscolo
ed Eliot nella poesia e da Durer e De Chirico nellarte, è
il più violento ed il più oscuro del cristianesimo ma profetizza
con sicurezza la sconfitta definitiva del male. Siamo giunti allo scontro
definitivo tra luce e tenebre, verità e menzogne, vita e morte,
Dio e Satana. Viviamo una drammatica stagione della storia in cui, come
afferma il filosofo Max Weber, si moltiplicano "specialisti senza
spirito ed edonisti
senza cuore". Il sociologo Bauman definisce la nostra "una società
liquida" caratterizzata dalla precarietà: del lavoro, dei
vincoli coniugali, della fedeltà vocazionale. Assistiamo quotidianamente
ad uno snervante tiro alla fune tra lira del mondo e la pazienza
divina. E lora della battaglia finale. Lannuncio dellApocalisse
non riguarda il futuro. Adesso luomo deve decidersi: cambiare mente
e cuore, trasformarsi, credere, arrendersi a Dio. Non vi è più
tempo per lalternanza di veglia e sonno. Non vi è più
tempo per "stare a vedere come andrà a finire". Lattesa
è compiuta. Il segno della Croce gloriosa domina e sfida la storia.
Vi è solo tempo per decidere: "Chi non è con me è
contro di me e chi non raccoglie con me disperde". Siamo nel tempo
apocalittico, quello della decisione ultima. Ognuno deve decidersi. Occorre
vigilare, essere svegli, attenti come le sentinelle. Ora Egli viene e
ci sorprende come un ladro nel cuore della notte: estote parati.
Già ce lo ha detto: siate pronti. Il tempo lungo dei rinvii, delle
incertezze e delle contraddizioni è scaduto. Ora è necessario
decidere: o suoi testimoni-martiri o divorati come servi di questo mondo.
Questa dunque la crisi ultima che assume le fattezze di un dramma: da
una parte fede-legge-salvezza-obbedienza al nuovo comandamento dellamore,
dallaltra apostasia silente o sfacciata-anomia ed anarchia capricciose,
già giudicate perché già vediamo aver portato alla
distruzione; da un lato Cristo, dallaltro lAnti-Cristo. Aut-aut.
Ma, cronologicamente, "quando" tutto questo conoscerà
il suo epilogo? Poco importa. Lessenziale è il "come" ognuno si rapporta allOra. LAgnello crocefisso e risorto
sta sullaltare della storia, chiama, interpella, invita ciascuno
di noi a decidersi per lamore perché "la misura del
tempo è colma" e va aprendosi ad una nuova storia. La novità
che irrompe nel nostro tempo "consumato", è Cristo. Qualsiasi
distruzione o violenza perpetrata dalluomo viene sopportata. Lira
del mondo contro Dio mai potrà vincere la pazienza divina. Il Regno
di Dio che è "dentro di noi", ora devessere portato
a compimento "fuori di noi". Un fatto è certo: vincerà
lAmore.
Si giocano in questa nostra storia i mondiali di Dio. Maria Santissima è la Divina Condottiera. Lultima partita rivelerà
la vittoria dellAmore. Il 13 luglio 1917, novantanni fa, a
Fatima, dopo aver mostrato linferno a Lucia, Francesco e Giacinta,
Maria ha detto: "Gesù vuole stabilire nel mondo la devozione
al mio Cuore Immacolato". Il cuore della mamma in una famiglia rappresenta
lamore. E ancora: "Il mio Cuore Immacolato sarà il tuo
rifugio e la via che ti condurrà a Dio". Questo rifugio e
questa via sono stati annunciati da Dio a tutta lumanità
subito dopo la sua caduta. Al demonio che aveva condotto i primi esseri
umani alla disobbedienza, il Signore disse: "Io porrò inimicizia
tra te e la donna, tra la tua stirpe e la sua stirpe: tu le insidierai
il calcagno ma questa ti schiaccerà la testa" (Gn 3,15). Maria
è la madre della nuova generazione. Sempre quel giorno a Fatima
la Madonna disse: "Finalmente il mio Cuore Immacolato trionferà".
La devozione al Cuore Immacolato di Maria si stabilisce nel mondo attraverso
una vera consacrazione di conversione e di risposta alla chiamata di Dio.
Come nella consacrazione della Messa il pane e il vino si convertono nel
Corpo e Sangue di Cristo, così nella consacrazione mariana siamo
assorbiti con il nostro essere vitale nel cuore di Maria. E bello
considerare che dopo la Messa, la preghiera eucaristica più bella
è lAve Maria: "...e benedetto il frutto del tuo seno
Gesù". LEucaristia è il frutto benedetto donatoci
dal grembo verginale di Maria. Ieri come oggi. La Comunione eucaristica
ci cristifica. La consacrazione alla Madonna ci marianizza. Con loro diventiamo
capaci di com-passione, di com-prensione e di con-solazione per fare compagnia
nel mondo a chi si sente solo. La com-passione ci rende solidali con i
fratelli sofferenti e ci fa amare con passione, con entusiasmo, Dio: ci
rende innamorati di Dio e delluomo. Con la stessa materna tenerezza
di Maria: Serva del Signore e Madre degli uomini.
("Benevento
La libera voce del Sannio" n.12/ del 15/6/2007)
Maria
Maddalena Starace di Castellammare
Viene dal Sud lultima beata
Domenica 15
aprile nella Concattedrale di Castellammare di Stabia si sono riversate
oltre seimila persone per la solenne celebrazione di beatificazione della
Serva di Dio Maria Maddalena Starace fondatrice delle Suore Compassioniste
Serve di Maria. A presiedere la Concelebrazione è stato il Cardinale
Josè Saraiva Martins, Prefetto della
Congregazione per le Cause dei Santi. Erano presenti i 25 Vescovi della
Campania e tanti altri venuti da diverse nazioni. La celebrazione dellevento
è stata preceduta da un programma di incontri che hanno riflettuto
sulla figura spirituale, sulla formazione e sulleducazione che caratterizzano
la vita ed il carisma della nuova beata. Hanno tenuto conferenze specifiche
padre Tito Sartori, postulatore generale dei Servi di Maria, don Sabino
Palumbieri, docente di antropologia filosofica allUniversità Salesiana, don Catello Malafronte, vicario episcopale di Castellammare,
don Carmine Del Gaudio, parroco in Castellammare, padre Ermanno Toniolo,
mariologo e mons. Felice Cece Arcivescovo di Sorrento-Castellammare.
Una splendida donna del Sud, portando negli occhi la luce del Risorto
e sulle labbra il sorriso della Madonna, è salita così agli
onori degli altari amando e servendo. Maria Maddalena Starace nacque il
5 settembre 1845 a Castellammare di Stabia da Francesco Starace e Rosa
Cascone. Lo stesso giorno ricevette il battesimo ed il nome di Costanza.
Mostrò da subito linclinazione alla preghiera e al raccoglimento,
favorita dalleducazione della madre che laveva consacrata,
appena nata, alla Vergine Addolorata. A 8 anni fu mandata come convittrice
nel collegio delle Suore della Carità. Così confidò
al confessore: "Più che per studiare, sono venuta per farmi
santa". Per motivi di salute dovette far ritorno alla casa paterna.
Maturato il proposito di consacrarsi al Signore nella vita religiosa,
a 12 anni entrò nel conservatorio delle Teresine di Vico Equense,
ma per motivi di salute dovette lasciare anche questo luogo. Nel 1865
chiese ed ottenne di ricevere labito di terziaria Serva di Maria,
assumendo il nome di Suor Maria Maddalena della Passione di Gesù
Cristo. L8 giugno 1867 emise la professione. Il vescovo di Castellammare
mons. Francesco Petagna la incaricò di impartire lezioni di catechismo
alle figlie del popolo e di istituire unassociazione di giovani
che volevano condurre vita devota nel mondo. Linfierire di epidemie
diffuse molti disagi tra le popolazioni con tanti morti e un grande numero
di fanciulli orfani e abbandonati.
Con il consenso del vescovo Maria Maddalena raccolse alcune orfane istruendole.
Si unirono a lei quattro generose volontarie. Il numero delle fanciulle
assistite crebbe e nel 1871 mons. Petagna eresse canonicamente la comunità
nominando superiora Maria Maddalena. Le case di assistenza si moltiplicarono.
Anche il beato Bartolo Longo si avvalse del consiglio dellautorevole
educatrice che morì il 13 dicembre 1921. Il 7 luglio 2003 Giovanni
Paolo II approvò leroicità delle virtù della
Starace e la proclamò Venerabile. La consulta medica il 21 ottobre
2004 approvò il miracolo a favore di Suor Fara Ciaramella. Il 26
giugno 2006 Benedetto XVI ne decretò la beatificazione.
Le Suore Compassioniste contano oggi 24 comunità in Italia, 2 in
Canada, 2 in Cile, 4 in India, 4 nelle Filippine, 1 in Indonesia e 1 in
Messico. Ovunque le Suore operano nelle scuole, nei convitti, nei pensionati
universitari e in quelli per anziani, testimoniando e diffondendo il Vangelo
attraverso lazione educativa. Il carisma della compassione si manifesta
anzittutto con lattitudine della comprensione e della consolazione: Amare Dio in ogni fratello e sorella; Condividere gli ideali
e le aspirazioni di ogni uomo; Partecipare come Maria allopera
redentrice di Cristo nel mondo con amore, preghiera e sacrificio; Stare
con Maria ai piedi delle infiniti croci delluomo dove Cristo
è ancora crocifisso.
("Benevento
La libera voce del Sannio" n.11/ del 1/6/2007)
La
strategia della Vergine e l'Europa
Ritorna il
bel mese di maggio, tempo forte della religiosità popolare, dedicato
alla Madonna, presenza viva nel cuore della nostra gente. Avvicinare Maria
equivale a riscoprire il Volto del Signore. Ella conduce a Gesù.
A Lourdes, a Fatima, a Medjugorye, ovunque
si rende presente, la Sua strategia è quella del Deus
absoconditus: proporre ma non imporre, lasciando sempre spazio alla
libertà delluomo. Dio ci confonde con lumiltà,
la semplicità e la tenerezza della Madre, sempre pronta a condurre
e proteggere i figli.
Nel maggio 1949 fu istituito a Strasburgo il Consiglio dEuropa che
nel 1950 bandì un concorso di idee, aperto a tutti gli artisti,
per una bandiera della futura Europa unita. Un giovane disegnatore alsaziano,
Arsène Heitz, partecipò con un bozzetto dove 12 stelle bianche
campeggiavano in cerchio su uno sfondo azzurro. Lidea non era casuale:
devoto della Madonna, recitava ogni giorno il rosario, stava leggendo
la storia di santa Caterina Labourè e si era deciso a procurarsi,
per sé e per la moglie, una "Medaglia miracolosa", che
sino ad allora non conosceva. Le stelle del suo disegno vennero dunque
da lì e facevano riferimento allApocalisse e alla "Donna
vestita di sole" (Ap 12). Lazzurro poi era il colore tradizionale
della Vergine. Tra i 101 bozzetti giunti da tutto il mondo il Consiglio
dEuropa scelse proprio il suo. Il responsabile della commissione
che procedeva alla scelta era per giunta un ebreo, Paul Lévy, direttore
del Servizio di stampa del Consiglio. La bandiera azzurra con il cerchio
delle 12 stelle bianche fu adottata ufficialmente nel 1955. Quel giorno
era un 8 dicembre: solennità dellImmacolata Concezione di
Maria. Un caso? Tutti strumenti di un piano che li ha travalicati. Come
dimenticare lannuncio intonato dallumile Vergine di Nazaret
nel Magnificat: "Dora in poi tutte generazioni mi chiameranno
beata (Lc 1,48). Quella inconsapevole scelta ha avuto un riflesso nella
vita quotidiana di tutti: le targhe degli automezzi di tutta lEuropa
recano la sigla della nazione inserita dentro il vessillo azzurro con
le 12 stelle.
Il segno dellImmacolata, il simbolo della Donna dellApocalisse
marchia ogni strada dEuropa. E sulla facciata degli edifici pubblici
di ogni Paese dellUnione sventola lazzurro stellato accanto
alle bandiere nazionali. Tutto questo unisce gloria e discrezione. E
la sfida rispettosa di Dio dinanzi al rifiuto del riconoscimento delle
radici cristiane del Continente europeo. Quanti fra le centinaia di milioni
di automobilisti dEuropa sono consapevoli di portare in giro, sul
davanti e sul retro del loro mezzo un riferimento preciso alla Vergine
Maria? Il vessillo frattanto sventola su ministeri, scuole, ospedali e
posti di polizia. LEuropa unita ha il bianco e lazzurro "mariani".
Ma questi sono i colori scelti anche per la bandiera delle Nazioni Unite.
DallEuropa ai confini della terra si dilata questo simbolo universale
della Madre di Dio. E questi sono pure i colori dello stendardo dello
Stato dIsraele, simile allo scialle bianco con strisce azzurre usato
dai giudei per la preghiera. Una veste bianca con fascia azzurra era labbigliamento
della Signora apparsa a Bernadette a Lourdes. Ma anche la Vergine apparsa
a rue du Bac a santa Caterina Labourè portava una veste
bianca e un mantello blu. Così è anche della bandiera che
sventola sul colle più alto di Roma: nel 1870 i Savoia si installarono
nel Quirinale che era stato il palazzo dei Papi. Con la fuga ingloriosa
nel 1943 e definitivamente nel 1946 si sono insediati i Presidenti della
Repubblica. Quando essi sono presenti, sul torrione più alto, accanto
al tricolore nazionale, sventola una bandiera azzurra. E il "guidone
del Presidente", cioè linsegna del Capo dello Stato.
Quello stendardo è il segno di una esplicita devozione mariana:
nel XIV secolo un duca di Savoia, Amedeo VI, detto il Conte Verde, stabilì
linsegna ufficiale del suo piccolo Stato, un drappo quadrato di
seta azzurra con unaquila al centro. Lazzurro era per il duca
il richiamo alla Vergine della quale era assai devoto, tanto che aveva
creato lOrdine della Santissima Annunziata.
Da allora il "celeste mariano" fu il contrassegno dei Savoia:
ne è restata traccia nella fascia azzurra a tracolla degli ufficiali
dellesercito italiano, dei Presidenti delle Provincie e nellazzurro
delle maglie della Nazionale italiana di calcio. Il "drappo della
Madonna"garrisce ancora nella città che è sede di colui
nel quale la fede scorge il Vicario del Figlio di Maria. Il bianco richiama
la purezza, lazzurro il cielo. Sono i colori della Madonna. Da secoli
immemorabili lo zaffiro blu viene chiamato "pietra di Maria".
Nel libro dellApocalisse (21,19), lo zaffiro blu regge le fondamenta
delle mura della Nuova Gerusalemme, cioè la Chiesa. E per Dante
(Paradiso cap. 23): "il bel zaffiro / del quale il cielo più
chiaro sinzaffira" è, limmagine della Vergine.
Nel profondo, spesso inconscio, dellumanità il culto a Maria
ha messo radici nelle creature dogni tempo e dogni Paese.
("Benevento
La libera voce del Sannio" n.9/ del 4/5/2007)
Inferno
e sana laicità
Lunedì
16 aprile Benedetto XVI ha compiuto ottantanni conservando il vigore
del condottiero dolce ma deciso. Papa Ratzinger sin
dallinizio del suo ministero pontificio ha ripetutamente parlato
di "relativismo" e "secolarismo". Egli ha ben presente
la distinzione fra ciò che spetta a Cesare e ciò che spetta
a Dio. Un teologo raffinato come lui non può ignorare questa distinzione.
Per questo ci fa sapere che la Chiesa "non solo riconosce e rispetta
questa autonomia reciproca, ma di essa si rallegra, in quanto essa è
manifestazione del progresso dellumanità e condizione fondamentale
per la sua stessa libertà e adempimento della sua universale missione
di salvezza".
Essere missionari di salvezza significa farsi profeti di verità
e di libertà, significa liberare quelle forze morali e spirituali
che possono essere in grado di purificare una ragione insensibile alle
"autentiche esigenze del bene". Un bene da reclamare nella vita
pubblica e privata. Chi pretende di comprimere questo diritto-dovere di
testimonianza sociale da parte della Chiesa, finisce per accreditare la
stessa logica di chi vorrebbe ridimensionare lautonomia della Stato
a vantaggio delle dinamiche del potere confessionale. Paolo VI amava ripetere
che la Chiesa è "esperta in umanità". Dunque,
mai la Chiesa può abbandonare luomo al suo destino. In Sacramentum
caritatis Benedetto XVI ha scritto che "matrimonio e famiglia
sono istituzioni che devono essere promosse e difese da ogni possibile
equivoco sulla loro verità, perché ogni danno arrecato ad
esse è di fatto una ferita che si arreca alla convivenza umana
come tale" e ancora "la coerenza eucaristica richiede la pubblica
testimonianza della propria fede da parte di tutti i battezzati e soprattutto
da parte dei politici e dei legislatori cattolici".
Qualche domenica prima della Pasqua il pontefice ha parlato con coraggio
dellesistenza dellinferno ed ha aggiunto che: "se ne
parla poco!". Di fronte ad un destino di sofferenza eterna tremano
tutti, anche gli spacconi. Nei giorni scorsi è stata la cattolica
Rosy Biondi ad ammettere di averne sentito lagghiacciante brivido
dopo aver varato la legge sui Dico, condannata dalla Chiesa. Così
ha dichiarato ad un giornalista del Corriere: "Ho avuto paura di
dannarmi lanima...". Ed il super comunista Oliviero Di Liberto
in una intervista allEspresso ha ammesso: "Non sono credente
come Fassino e non sono nemmeno alla ricerca come Bertinotti ma non posso
esser sicuro e giurare che sul letto di morte cambierò idea".
In questi giorni ricorre il ventennale della morte di Renato Gottuso che
si riavvicinò alla Chiesa e ricevette i sacramenti prima di morire,
pur essendo uno dei maggiori intellettuali comunisti e atei sulla scena
pubblica. Ne scoppiò un caso clamoroso. Anche Leonardo Sciascia
alla fine strinse tra le mani il crocefisso dargento posto poi nella
sua bara. Lilluminista Sciascia aveva invitato opportunamente la
Chiesa a non degradarsi in agenzia umanitaria ma a parlare agli uomini
della loro sorte eterna: "Senza lannuncio chiaro e centrale
della Trascendenza, senza speranza di non morire, la religione diventa
un club umanitario, un sindacato, un circolo di specialisti in etica,
ma non un messaggio che appaghi i bisogni profondi del cuore umano".
Oscar Wilde si convertì al cattolicesimo in punto di morte a 46
anni, dopo una vita sregolata e provocatoria. Il laico Camillo Benso conte
di Cavour, primo presidente del Consiglio italiano, affiliato alla massoneria,
volle morire con i conforti religiosi, fra le braccia della Chiesa che
aveva perseguitato. Benito Mussolini che da giovane percorreva le piazze
romagnole sfidando Dio, da capo del governo firmò il Concordato
e dopo la deposizione del 25 luglio 1943, arrestato e chiuso a Ponza,
chiese "la vita di Gesù Cristo" del Ricciotti, lettura
che appassionò i suoi ultimi disperati giorni. Il laico e ateo
Giovanni Spadolini chiese i sacramenti prima di morire. Bettino Craxi,
il premier laico firmatario del secondo Concordato, ebbe i funerali religiosi
nella Cattedrale cattolica di Tunisi dal vescovo Twal. Ed anche il papa
fece giungere il suo affettuoso messaggio. Anche il laicissimo Napoleone,
persecutore della Chiesa e del papa, nei suoi ultimi giorni di esilio
si convertì lasciando pagine commoventi sulla figura di Gesù,
chiese al papa un confessore e a SantElena lex dittatore ricevette
i sacramenti. Scrive Kierkegaard: "La maggior parte degli uomini
vive dalla culla alla tomba, trascinata dal vortice della vita, senza
tregua... poi quando viene la morte e li ferma, fanno attenzione al cristianesimo
e rimpiangono di non esserselo appropriato prima". Siamo perciò
solidali con il presidente della CEI Bagnasco che ha dichiarato i Dico
"inaccettabili e pericolosi" ed ha appoggiato il Family Day.
E questione di coscienza.
("Benevento
La libera voce del Sannio" n.8/ del 20/4/2007)
Cristo
risorto leva della storia
Alla Pasqua
di Dio deve affiancarsi la Pasqua delluomo. S. Paolo esorta: "Purificatevi
dal vecchio fermento per essere
una nuova pasta" (1Cor 5,7). Lespressione dellApostolo
rimanda ad unusanza ebraica. Il giorno precedente la Pasqua, la
donna ebraica, rovistava tutta la casa facendovi sparire ogni più
piccolo frammento di pane fermentato, così da celebrare la festa
soltanto con il pane azzimo.
Anche nelle case cristiane, soprattutto nelle campagne, fino ad alcuni
anni fa, la tradizione prevedeva la grande pulizia pasquale, eliminando
tutto ciò che vi era di rotto o vecchio nelle stoviglie e altre
cose, perché per Pasqua tutto fosse nuovo e integro. S. Paolo trae
spunto dallusanza ebraica per illustrare le implicazioni morali
della Pasqua cristiana. Il credente deve perlustrare la casa del suo cuore
e distruggere tutto ciò che appartiene al vecchio regime del peccato
e della corruzione per celebrare la festa "con azzimi di sincerità
e di verità" (ib. 5,8).
I Padri definivano la Pasqua un "passaggio" dai vizi alle Virtù,
dalla colpa alla grazia. Cè dunque una "pulizia pasquale"
del cuore e della vita che tutti siamo invitati ad operare per entrare
davvero nella luce della Pasqua. Cristo resuscitato dai morti ci invita
a "camminare in una vita nuova", come gente che, nella speranza,
è già risorta. Ci salva la Pasqua di Cristo, cioè
la sua immolazione e resurrezione. Ma la Pasqua di Cristo non è
efficace per noi se non diventa la "nostra Pasqua". Limpegno
morale e ascetico non è la causa della salvezza, deve però
esserne leffetto.
Uscire dunque dal peccato e purificarci dal fermento delluomo vecchio:
tutti abbiamo bisogno di compiere questo "passaggio".
I peccati sono come le eruzioni esterne che un vulcano provoca dal focolaio
sotterraneo del peccato che "abita in me" (Rm 7,179). Non basta
tagliare i rami, occorre mettere la scure alla radice. Per sradicare la
gramigna bisogna scendere in profondità.
Rompere definitivamente con il peccato. Solo chi compie questoperazione
più radicale fa veramente la Pasqua. I nostri peccati attuali,
nel corso degli anni, sono caduti sul fondo del nostro cuore come tante
gocce dacqua calcarea.
Ognuna vi ha depositato un pò di calcare, un pò di opacità,
indurimento, resistenza a Dio, facendo massa con il precedente. Il più
è scivolato via con le confessioni, le eucaristie, le preghiere.
Ogni volta però è rimasto qualcosa di non sciolto perché
il pentimento non è stato sempre totale. E così le stalagmiti
son cresciute come colonne infami dentro di noi e spiritualmente ne siamo
rimasti ingessati. Il cammino verso la santità è stato ostacolato.
Il cuore è diventato di "pietra". Ci resta solo limplorazione
dellAgnello di Dio che toglie i peccati del mondo, perché
tolga anche il nostro peccato. Le nostre colpe hanno crocifisso Gesù.
Dobbiamo sciogliere nel pianto i nostri peccati. Questo è un dono
dello Spirito Santo:
"Se uno non nasce da acqua e da Spirito non può entrare nel
Regno di Dio" (Gv 3,5). Dopo lacqua del Battesimo ci occorre
questacqua della contrizione per rinascere. Da un tale pianto si
esce uomini nuovi, pronti per servire Dio in modo nuovo, liberi dai ceppi
del peccato: "Ecco, io ti tolgo di dosso il peccato!".
Compiuto il "santo passaggio", con una salutare confessione
generale dei nostri peccati, potremo far nostre le parole della liturgia
pasquale ebraica e cristiana: "Egli ci ha fatti passare dalla schiavitù
alla libertà, dalla tristezza alla gioia, dal lutto alla festa,
dalle tenebre alla luce, dalla schiavitù alla redenzione. Perciò
diciamo davanti a lui: alleluia!" (Melitone). Auguro a Benevento
e al Sannio una santa e felice Pasqua.
("Benevento
La libera voce del Sannio" n.7/ del 6/4/2007)
I
miracoli di Papa Wojtyla
Il prossimo
2 aprile celebreremo il secondo anniversario della morte del servo di
Dio Giovanni Paolo II.
Non potremo mai più dimenticare il giorno della Messa funebre celebrata
l8 di aprile del 2005. Piazza San Pietro assomigliava ad una seduta
delle nazioni unite. Mancava solo la delegazione della Cina popolare.
Gli uomini più potenti del globo, i rappresentanti di tutte le
nazioni, i delegati di tutte le confessioni cristiane erano attorno a
quella bara di cipresso squadrata e lucida. Il Vangelo aperto, rapidamente
sfogliato dal vento ed infine chiuso con un soffio rigoroso. I paramenti
rosso fuoco dei cardinali svolazzavano. E poi la folla, la gente, i semplici
fedeli calati a milioni per lintera settimana su Roma facendo anche
venti ore di coda per sfilare davanti alla salma del Papa che per 26 anni
aveva guidato la Chiesa. Un omaggio imprevisto e imprevedibile di circa
tre milioni di persone che ha impressionato persino lalta gerarchia
della curia romana.
Le parole del decano del sacro collegio Joseph Ratzinger profetiche e
indimenticabili: "Seguimi, questa parola lapidaria di Cristo
può essere considerata la chiave per comprendere il messaggio che
viene dalla vita del nostro compianto ed amato Papa Giovanni Paolo II,
le cui spoglie deponiamo oggi nella terra come seme di immortalità
Possiamo essere sicuri che il nostro amato Papa sta adesso alla finestra
della casa del Padre, ci vede e ci benedice". E la prima autorevole
attestazione di quanto il popolo dei fedeli afferma con forza: "Santo
subito"! Dopo undici giorni da quellomelia Ratzinger succede
al pontefice defunto con il nome di Benedetto XVI. Già nella tarda
serata del 2 aprile 2005 una voce ha cominciato a girare insistentemente
tra i fedeli: Giovanni Paolo II non è stato solo un grande Papa,
è stato soprattutto un santo per la eroicità con cui ha
affrontato la vita, la vocazione, il papato, il calvario finale della
malattia ed anche per diversi episodi di presunte guarigioni e miracoli
che avrebbe compiuti mentre era ancora in vita. Ma i miracoli per essere
tali devono essere attentamente esaminati e vagliati dalla congregazione
per le cause dei santi e per avere una qualche validità devono
sempre essere avvenuti dopo la morte del servo di Dio. La causa di beatificazione
ha di fatto avuto inizio venerdì 13 maggio 2005, anniversario dellattentato
contro Giovanni Paolo II. Benedetto XVI ha dispensato dallattesa
dei cinque anni previsti dal codice.
Anche dopo la morte di Papa Wojtyla si moltiplicano i segni miracolosi
attribuiti alla sua intercessione. Ora uninchiesta giornalistica,
attraverso testimonianze, documenti e fonti inedite esamina alcuni di
questi eventi inspiegabili attribuiti "alluomo venuto da molto
lontano". Unindagine obiettiva e appassionata, alla ricerca
di quei segni che possono contribuire al riconoscimento della santità
del Papa polacco. Ne è autore Andrea Tornielli vaticanista del
quotidiano "Il Giornale". Gli episodi sono molteplici e commoventi:
un uomo americano di religione israelita con un tumore che gli divora
il cervello; un bambino del nord Italia con una grave forma di deficienza
immunitaria; Heron Badillo, un bambino messicano affetto da leucemia;
il 37enne parroco napoletano don Alessandro Overa, afflitto da un tumore;
Ange Aurelien Mottet di 33 anni, originario della Costa dAvorio
e residente in Svizzera, con una grave forma di leucemia, un cancro del
sangue già allultimo stadio; il piccolo Emile di Melbourne,
con paralisi cerebrale, cioè un danneggiamento dellarea motoria
del cervello; Rita Arcangeli di Roma, con un herpes virulento allocchio
destro; Ugo Festa di Torrebelvicino, in provincia di Vicenza, guarito
dalla distrofia, sclerosi multipla e malformazione della spina dorsale
che lo tenevano immobilizzato sulla sedia a rotelle.
Sono soltanto alcuni dei tanti miracoli di Giovanni Paolo il Grande che
con ansia attendiamo di vedere proclamato santo al più presto.
("Benevento
La libera voce del Sannio" n.6/ del 23/3/2007)
Airola
in festa per la causa di beatificazione di Maria Concetta Pantusa
Tra le tante
opere che rendono bella la città di Airola vi è la chiesa
dellAnnunziata, completata sotto la dominazione di Casa DAvalos
nel 1562, arricchita di affreschi dipinti, stucchi e sculture. La facciata
è dellarchitetto Luigi Vanvitelli con le due statue in marmo
della Fede e
della Speranza. Il campanile è del 1755. In questo tempio
monumentale alle ore 16.00 di sabato 10 febbraio S.E.Mons. Michele De
Rosa, vescovo di Cerreto Sannita-Telese-SantAgata de Goti,
alla presenza di autorità civili e religiose, ha insediato il Tribunale
Diocesano per linizio solenne della causa di beatificazione della
Serva di Dio Maria Concetta Pantusa. A promuovere la causa è lassociazione
"Pia Unione del Santo Volto" di Airola. Il popolo numeroso è
intervenuto per auspicare un felice e rapido esito dellinchiesta
canonica sulla vita e le virtù della Serva di Dio, perché
la santità di vita dellesemplare testimone di Cristo, molto
apprezzata e venerata dalla gente, venga riconosciuta ufficialmente dalla
Chiesa.
La vita di Maria Concetta Pantusa, eroica figlia di Calabria venuta a
regalare 23 anni della sua esistenza ad Airola, è unavventura
aggrovigliata, straordinaria ed attualissima. Nasce a Celico (Cosenza)
il 3 febbraio 1894. Giuditta, mamma eroica e religiosissima, prepara la
piccola a trasformare il dolore in offerta meritoria dinanzi a Dio. Pasquale,
padre e padrone, geloso e autoritario, è un soggetto difficilissimo
fino al punto di proibire persino il battesimo. La buona Giuditta si allea
segretamente col parroco don Vincenzo Lettieri e fa condurre segretamente
dalle amiche la piccola al fonte battesimale. Segue un cammino conflittuale
irto di inaudite difficoltà. Il padre che ha sposato Giuditta fingendosi
religioso non vuole saperne di religione e si oppone anche alla comunione
della bambina. Maria Concetta vuole monacarsi ma il padre si oppone reagendo
con violenza. Pasquale inventa un romanzo e parte per il Brasile trascinandosi
appresso la primogenita perché lo accudisca nei suoi bisogni materiali.
Maria Concetta vive questa odissea rimanendo fedele a Cristo. Il padre
pensa che passata linfatuazione verso lo stato religioso si arrenda
infine al matrimonio. Oltre Oceano la giovane è costretta a vivere
carcerata, prigioniera, chiusa in casa a chiave fino al rientro del padre
dal lavoro quando tutto devessere pronto. E poi una buona dose di
ingiurie, imprecazioni ed epiteti infamanti. In lei cresce la brama di
appartenere solo a Gesù. Nel Natale del 1914 accetta di sposare
il giovane Vito De Marco emigrato dalle Puglie in America. Quel giorno,
a venti anni di età, può finalmente accostarsi allEucaristia.
Il 28 ottobre 1915 nasce Maria Carmela, oggi clarissa nel Monastero "Regina
Coeli" di Airola. La 92enne è stata presente allinizio
solenne della causa di beatificazione della sua mamma.
Ma riprendiamo la durissima avventura. Nel 1916, contro ogni logica lasciano
il Brasile e rientrano in Italia che da qualche anno è in guerra
con lAustria. Vito viene chiamato alle armi e dopo pochi mesi muore.
Maria Concetta veste le gramaglie di vedova e rientra a Celico con la
piccola Maria Carmela. Suscita lammirazione di tutti per lumiltà,
lo spirito di servizio, lamore alla croce ed anche per alcuni fenomeni
mistici come la levitazione. Per un anno rimane cieca e immobile. Inaspettatamente
guarisce. Il padre la caccia di casa perché non mangi ad ufo il
suo pane. La poveretta si appoggia nel 1927 presso le Suore dei Sacri
Cuori in Redipiano (Cosenza). Tra le suore fa la sguattera ma con incantevole
ardore religioso. Nel maggio 1930 incontra la clarissa suor Panza, tornata
a Redipiano per motivi familiari. Si accende un raggio di speranza. E
lora della totale consacrazione per Maria Concetta, Maria Carmela
e Speranza Pettinato, figlioccia di Maria Concetta e sua compagna fino
al giorno della morte. E il viaggio verso la terra promessa. Maria
Carmela ha 15 anni e perciò viene accolta in clausura. Per le altre
due lingresso in clausura è sbarrato. Con il permesso del
vescovo aprono un asilo. La passione di Cristo segna il corpo di Maria
Concetta con le piaghe alle mani, ai piedi e al costato. I fenomeni mistici
si moltiplicano: profumi intensi, petali di fiori seminati intorno a lei
da mani invisibili, frutti appetitosi serviti in abbondanza tra tanta
miseria, penitenza e digiuni, visioni della Madonna, dellAngelo
Custode, di santa Gemma Galgani, altri santi e soprattutto Gesù
paziente, rivelazioni puntuali per consigliare, guidare e spingere alla
conversione, flagellazione straziante e nel 1944 il "matrimonio mistico"
per una fusione perfetta tra Gesù e questanima privilegiata.
E poi il Volto Santo tre volte insanguinato nel 1947 con il messaggio:
"Pregate, riparate, compensate".
Una miscela esplosiva di dolore e di amore, un susseguirsi di tenebre
e di luci, fino alla morte, avvenuta a circa 60 anni di età, il
27 marzo 1953. Unanalfabeta che ha imparato la sapienza dellunico
libro conosciuto: il Crocifisso. Interamente compromessa con Dio lungo
larduo e beatificante sentiero della santità. Pienamente
convinta che il contrario di "santo" non è "peccatore"
ma "fallito". Chi infatti non si fa santo, personalmente è un fallito che fa anche fallire il sogno di Dio sulla creatura amata.
("Benevento
La libera voce del Sannio" n.5/ del 9/3/2007)
La
Chiesa non può tacere
Lo scrittore
afghano Kaled Hosseini nel suo recente romanzo "Il cacciatore di
aquiloni", Ed. Piemme, afferma: "E meglio essere ferito
da una sola verità, piuttosto che essere accarezzato da cento menzogne".
Papa Benedetto XVI ha annunciato la seguente verità: "Tra
i principi che non sono negoziabili vi è il riconoscimento e la
promozione della struttura naturale della famiglia come unione tra un
uomo e una donna fondata sul matrimonio e la sua difesa da tentativi di
renderla giuridicamente equivalente a forme radicalmente diverse di unione
che in realtà la danneggiano e contribuiscono a destabilizzarla,
oscurandone il carattere particolare e linsostituibile ruolo sociale.
Tale principio è iscritto nella natura umana ed è comune
a tutta lumanità.
Lazione della Chiesa nel promuovere la difesa della famiglia come
società naturale fondata sul matrimonio (Art. 29 Costituzione Italiana)
non ha dunque carattere confessionale e prescinde da qualunque appartenenza
religiosa. Tale azione è tanto più necessaria quanto più
tale principio viene negato o frainteso, poiché ciò costituisce
unoffesa alla verità della persona umana, una grave ferita
inflitta alla giustizia stessa". Nel disegno di legge sui Dico, ricorrere
al concetto di "vincoli affettivi", che attiene alla sfera dei
sentimenti e pertanto sfugge alla valutazione e regolamentazione giuridica,
è sommamente errato. Il governo italiano sta pagando un caro prezzo
allala estrema dellUnione che partendo dai Dico vuole andare
molto oltre: eutanasia, adozione per gli omosessuali, eccetera. LItalia
non sta in ansia per sapere come si regolamenteranno le coppie di fatto
perché ha fame di sviluppo, occupazione e sostegno alla famiglia.
Circa i diritti individuali di tutti i cittadini non cè nulla
che non sia già regolamentato dalla legge. La stragrande maggioranza
degli italiani sta dalla parte della famiglia tradizionale e non sente
alcuna esigenza di cambiare. Mettere il bavaglio a chi vuol difendere
la verità sulla famiglia come soggetto sociale è davvero
miope e illiberale. La famiglia è la prima scuola di formazione
della persona, opera la funzione di mediazione tra natura e cultura, è
il luogo dove si impara e si vive la relazione, la reciprocità,
il dono di sé, lamore, la gratuità, la fraternità
e la solidarietà. Le unioni di fatto non sono in alcun modo equiparabili
alla famiglia legittima. Cè una stridente contraddizione
tra il rifiuto del matrimonio in nome della libertà della coppia
di autoregolamentarsi e la richiesta di beneficiare delle tutele previste
dallistituto matrimoniale. Quale contributo darebbero le unioni
di fatto alla collettività per riceverne tanti vantaggi?
Anche lex presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro vorrebbe
intimidire i vescovi italiani e insegnare loro cosa devono dire e cosa
tacere. La Chiesa non può tacere. Quando è in gioco la libertà,
luomo e la famiglia. La Chiesa si occupa delle cose di Dio e poiché
luomo è cosa di Dio perciò tutto quanto riguarda luomo
riguarda anche la Chiesa. E nulla più della famiglia riguarda luomo.
La Chiesa intervenendo non difende una posizione politica ma semplicemente
adempie al suo mandato, diritto e dovere: predicare con libertà
la fede e insegnare la sua dottrina sociale esprimendo un giudizio morale
anche su cose che riguardano lordine politico se in gioco ci sono
luomo e la sua dignità. Benedetto XVI è stato chiaro:
"Se ci si dice che la Chiesa non dovrebbe ingerirsi in questi affari,
allora noi possiamo solo rispondere: forse che luomo non ci interessa?
E nostro dovere alzare la voce per difendere luomo, quella
creatura che, proprio nellunità inseparabile di corpo e anima,
è immagine di Dio". Alcuni vorrebbero far tacere questa voce
autorevole e scomoda.
La Chiesa sulla famiglia ha il dovere di parlare. Chi vuole, ascolta.
Ma nessuno ha il diritto di chiedere alla Chiesa di tacere. In questo
momento il coraggio e la testimonianza diventano impegno di civiltà.
("Benevento
La libera voce del Sannio" n.4/ del 23/2/2007)
Laicità e coraggio
Il
vigente Codice di Diritto Canonico afferma: "I laici sono tenuti
al dovere specifico, ciascuno secondo la propria condizione, di animare
e perfezionare lordine delle realtà temporali con lo spirito
evangelico e in tal modo di rendere testimonianza a Cristo, particolarmente
nel trattare tali realtà e nellesercizio dei compiti secolari"
(Can. 225 §2).
Ed ancora: "E diritto dei fedeli laici che venga loro riconosciuta
nella realtà della città terrena quella libertà che
compete ad ogni cittadino
" (Can. 227).
La parola laico deriva dal greco laos (cioè popolo) e indica
lappartenenza ad un gruppo. Nellantichità greca i laikoi
erano la massa della popolazione in quanto si distingueva da coloro che
la governano.
I cristiani applicarono il termine di laici ai semplici fedeli per distinguerli
dai "consacrati" al servizio di Dio, detti "chierici".
Nel III secolo i laici, da categoria sociologica, diventano una categoria
religiosa.
Con lUmanesimo ed il Rinascimento si è avuta una forte laicizzazione
della cultura.
Il processo di laicizzazione raggiunge il suo vertice nellIlluminismo
settecentesco e nella Rivoluzione francese; nellOttocento sfocia
nellimmanentismo assoluto, cioè nella negazione di Dio, come
Essere trascendente, e di ogni rapporto della realtà umana con
Dio e con la religione, la quale diviene fatto privato: luomo prende
il posto di Dio e diviene misura di ogni realtà.
Il pensiero cristiano, soprattutto per merito di J. Maritain, sviluppa
una riflessione approfondita sul problema della laicità, operando
una distinzione tra laicità e laicismo. Il Concilio
Vaticano II ha espresso "la legittima e sana laicità dello
Stato" con queste parole: "La Chiesa, che in ragione del suo
ufficio e della sua competenza, in nessuna maniera si confonde con la
comunità politica e non è legata a nessun sistema politico,
è insieme il segno e la salvaguardia del carattere trascendente
della persona umana. La comunità politica e la Chiesa sono indipendenti
e autonome luna dallaltra nel proprio campo. Tutte e due,
anche se a titolo diverso, sono a servizio della vocazione personale e
sociale delle stesse persone umane. Esse svolgeranno tale servizio a vantaggio
di tutti in maniera tanto più efficace quanto meglio coltiveranno
una sana collaborazione tra di loro. Ma sempre e dovunque è diritto
della Chiesa predicare con vera libertà la fede, insegnare la sua
dottrina sociale, esercitare senza ostacoli la sua missione e dare il
suo giudizio morale, anche su cose che riguardino lordine politico,
quando ciò sia richiesto dai diritti fondamentali della persona
umana e dalla salvezza delle anime" (Gaudium et spes, n.76).
Il laicismo invece, sotto il profilo ideologico, è ateo o almeno
agnostico e ritiene che: la religione sia un fatto privato che non deve
avere alcun influsso sulla vita pubblica e i cristiani devono comportarsi
"come se Dio non esistesse". Il laicismo è contrario
ad ogni forma di concordato tra Stato e Chiesa cattolica e ritiene che
solo la scuola pubblica debba essere sostenuta con il denaro pubblico
e non quella privata.
Un laicismo che spesso assume toni aggressivi e virulenti soprattutto
su temi scottanti come: aborto, unioni di fatto etero e omosessuali, questioni
di genetica e finanziamento delle scuole cattoliche.
Come discepoli di Gesù di Nazareth ed alunni della Verità
che ci fa liberi siamo inviati nel mondo come luce che illumina e sale
che: dà sapore a tutto ciò che è insipido e preserva
dalla corruzione tutto ciò che è bello-buono-nobile-vero-giusto
e desiderabile.
Nel Vangelo di S. Matteo leggiamo queste parole di Gesù:
"Ecco: io vi mando come pecore in mezzo ai lupi; siate dunque prudenti come serpenti e semplici come colombe" (Mt 10,16).
Semplici come colombe perché Dio è semplice come la luce
che, ove giunge, dirada le tenebre. Prudenti come serpenti, perché questi pur di far salva la testa, ove risiede tutta la loro forza, sono
disposti ad abbandonare anche la coda o la spoglia.
Noi cristiani, pur di far salvo Cristo nostra forza, nostro Capo-Maestro-Redentore
e la Verità del Suo Vangelo, non dobbiamo temere lemarginazione,
linsulto o la persecuzione.
Terenzio diceva "Obsequium amicos, Veritas odium parit": lossequio
procura gli amici, la Verità lodio.
E tornato il clima dei primi secoli cristiani: pochi credenti, una
massa enorme di non credenti. E questi ultimi sempre pronti a sfidare
e provocare il piccolo resto dIsraele. In nome della laicità si cacciano i presepi dalle scuole e i crocifissi dagli uffici. La religione
viene costretta nei confini angusti della coscienza individuale. Si nega
alla Chiesa il diritto dintervenire sui temi nodali della vita e
del comportamento etico. E si va anche oltre, cancellando i segni sacri
persino dalla vita privata: a Nadia Eweida di professione hostess, la
compagnia di bandiera inglese ha imposto di togliere o nascondere il crocefisso
che porta al collo. In Olanda la guerra culturale al cristianesimo ha
decretato che Cristo dora in poi si dovrà scrivere con la
"c" minuscola. A Londra si fa scomparire il Natale eliminando
francobolli, recite o decorazioni con riferimenti natalizi.
A Cuba Fidel Castro abolì il Natale per lideologia comunista
del regime. In Europa in nome del rispetto dei non cristiani, si strappa
lanima dei cristiani. Si cerca lalibi dei musulmani per cercare
una vendetta sulla Chiesa. I grandi magazzini di Milano hanno annunciato
che da questanno non venderanno più presepi. A Roma il sindaco
Walter Veltroni ha provveduto a cancellare la intitolazione della stazione
Termini a Giovanni Paolo II con una operazione squallida ed inedita di
"detitolazione". A Benevento han collocato la inquietante figura
di un demonio con il costato squarciato sul campanile dellantichissima
chiesa longobarda di Santa Sofia, presentando loperazione come una
moderna opera darte, dimenticando che ormai la sete di religione
viene dissolta, diluita, frantumata dentro un annacquato sincretismo religioso
che riduce la fede a barzelletta e così la religione finisce nei
fumetti. Siamo dunque giunti alla blasfemia. Nei tempi antichi larte
sapeva parlare al pubblico ora, invece, sembra si prefigga unicamente
lo scopo di inquietare la gente.
Si affida un po ovunque la progettazione di nuove chiese a tecnici
atei che nulla sanno di teologia o di liturgia: tabernacoli trasferiti
dal centro del tempio in un angolo o in un ripostiglio, inginocchiatoi
eliminati per non piegarsi dinanzi a Dio e limmagine accogliente
e materna della Madonna confinata nel deposito. Una regia tenebrosa e
diabolica sembra oramai guidare il mondo.
Eppure la fame di Gesù è grande, anche se la gente la va
cercando nei libri sbagliati come il "Codice da Vinci" o nei
supereroi dei fumetti.
Benedetto XVI ha scritto, proprio per queste ragioni, un libro su Gesù che tra poco tutti potremo leggere.
Vita nascente, staminali, famiglia, coppie di fatto, nozze gay, pacs,
eutanasia, testamento biologico, doppio cognome per frantumare lappartenenza
allo stesso nucleo
una valanga di proposte, polemiche e discussioni,
per uccidere la vita-la famiglia-la pietas-lamore.
E così
le nostre città son diventate ricche, sazie
e disperate. E limpero della solitudine, dello stress, delle
droghe e dellinquinamento. Siamo al rischio della generale schizofrenia.
Carissimi, è solo grazie alle anime vittime, è solo grazie
alla preghiera dei cristiani ed è soprattutto grazie alla potente
intercessione della Madonna che il mondo sta ancora in piedi.
Dobbiamo ritornare a Dio per ricominciare a vivere. Maria, la Regina della
Pace, ci indica ogni giorno il cammino del grande ritorno a Dio e della
conversione sincera.
Concludo con le parole del Santo Padre Benedetto XVI: "La
Chiesa ha il dovere di proclamare con fermezza la verità
sulluomo e sul suo destino. Sta a noi cristiani mostrare che Dio
è amore e vuole il bene e la felicità di tutti gli uomini
Si tratta di mostrare che senza Dio luomo è perduto
e che lesclusione della religione dalla vita sociale, in particolare
la marginalizzazione del cristianesimo, mina le basi stesse della convivenza
umana".
("Benevento
La libera voce del Sannio" n.3/ del 9/2/2007)
La
testimonianaza di Padre Antonio M. Di Monda
Tra teologia e vita
Sono commosso
e contento di parlare di Padre Antonio Maria Di Monda un uomo solido,
un sacerdote vero, un testimone fedele divenuto maestro della parola.
Maestro perché Testimone.
Ripensando agli anni in cui lho avuto impareggiabile guida
e docente di dommatica mi sovvengono le parole semplici e profonde del
Salmo 18, le uniche capaci di esprimere la mia sconfinata gratitudine: "La tua bontà mi ha fatto crescere".
Padre Antonio è stato un degno figlio del serafico Francesco dAssisi
nella Famiglia Francescana Conventuale della provincia religiosa di Napoli.
Laureato in Teologia allUniversità di Friburgo in Svizzera,
licenziato in Filosofia allUniversità Gregoriana di Roma
e diplomato in Diplomatica, Paleografia e Archivistica allUniversità
di Napoli. Ha ricoperto molti e importanti uffici nel suo Ordine, come
quelli di Ministro Provinciale e Direttore Generale della Milizia dellImmacolata.
Docente di Teologia e Filosofia alla
Facoltà Teologica dellItalia meridionale, sezione Capodimonte,
nel Seminario e nellIstituto Superiore di Scienze Religiose "Redemptor
Hominis" di Benevento e nei Seminari dellOrdine, ha collaborato
a molte riviste e pubblicato diverse opere teologiche e letterarie.
Tra le tante opere mi piace segnalare il volume "Tra teologia e vita
"
ove spazia dalla speculazione alla realtà vissuta da ogni uomo,
in argomenti di attualissimo interesse, con competenza profonda, con acume
e calore sostenuti sempre da una logica rigorosa, impeccabile e dal richiamo
costante alla verifica, a portata di mano di ogni uomo amante della verità.
Padre Di Monda è stato un pozzo profondo di ricchezza culturale
e spirituale, estremamente vitale sotto il profilo scientifico e missionario,
formidabile per cultura, fervore e dedizione apostolica. Gioioso ed ottimista
come tutti i santi che costellano il firmamento cristiano. Un profeta
della divina giustizia sempre piegata al servizio dellamore e della
misericordia.
Mai si è chiuso nella turris eburnea di un sapere arido,
gelido e sprezzante. La sua è stata sempre ed unicamente una teologia
al servizio della vita, una teologia capace di conservare quel sapore
di concretezza e di vita, capace di soddisfare gli intellettuali ed i
semplici, senza nulla togliere al rigore del pensiero e della verità.
Nellinsegnamento, nella predicazione come nelle svariate pubblicazioni
ed in centinaia di articoli, è sempre partito dalla teologia e
dalla pedagogia del cuore, non per assegnare un primato al sentimento,
alla volontà, ma perché ogni cosa, nella vita e nellazione,
ha sapore solo se ha un pizzico di cuore. In conformità al genuino
concetto delluomo ha ricercato in ogni situazione ed in ogni argomentazione
la verità più obiettiva, senza infingimenti, mezze misure
o false prudenze, convinto di quanto afferma il Maritain: "Se non
si ama la verità, non si è uomini". Nella babele della
moderna ideologia, Padre Antonio ha offerto alla schiera innumerevole
dei suoi alunni e dei suoi fedeli la divina e sicura pedagogia di Gesù
Maestro,Via Verità e Vita (Gv 14,6).
Come Teresa di Lisieux ha sentito in sé la vocazione del guerriero,
del sacerdote dellapostolo, del dottore e del martire. Nel contrasto
interiore tra debolezza delle forze e sconfinatezza dei desideri ha cercato
con ardore i doni più perfetti, scoprendo di essere nulla senza
lAmore. La Carità gli ha offerto la chiave della sua vocazione.
Nel cuore della Chiesa sua madre è stato un profeta di speranza
e di amore pur conservando scrupolosamente il ruolo di vigile sentinella
della verità. Di qui la tenacia nello studio, nel sacrifico, nella
preghiera, nellinsegnamento e nellapostolato. Di qui la prontezza
nel venire incontro ai bisogni di ognuno senza mai risparmiarsi. Di qui
la fatica dei frequenti viaggi in aereo, in treno in autostop pur di annunciare
Cristo in maniera opportuna ed inopportuna (2 Tim,4).
Sempre con umiltà, semplicità, generosità e con quella
gioia che spesso esplodeva in una risata fragorosa e contagiosa, di chi
manifesta una grande capacità di relazione e di esultanza ad ogni
incontro. Verità e Amore. Fedeltà e Gioia.
Testimone verace del Cristo crocifisso e risorto perché morte e
resurrezione sono un unico e indissaldabile mistero damore.
Scrive S.Agostino: "Cammina attraverso luomo e giungerai a
Dio". Conoscendo, stimando, ascoltando e frequentando Padre Antonio
Maria Di Monda, noi abbiamo incontrato Dio.
("Benevento
La libera voce del Sannio" n.2/ del 26/1/2007)
Giovani
e sessualità. Domande precise e risposte chiare
A) Diciamo,
la verità... persiste una certa ritrosia della Chiesa ad impegnarsi
su questi temi. Forse è giunto il momento di rompere gli indugi
e mettere nell'agenda anche l'argomento sesso.
Sì è vero che nel passato la Chiesa ha usato una certa reticenza
nell'affrontare con solare semplicità questo argomento, vittima,
sotto alcuni aspetti, di alcuni tabù con i quali la cultura di
un passato non molto lontano avvolgeva l'argomento sesso. Ma da oltre
un quarantennio il Magistero autorevolissimo dei Pontefici ha detto parole
chiare, forti e suadenti circa la sessualità. Basti pensare agli
interventi di Pio XII, alla Costituzione "Gaudium et spes" del Vaticano
II, alla "Humanae vitae" di Paolo VI, alla "Familiaris consortio" di Giovanni
Paolo II, alle catechesi del mercoledì di Papa Woityla che per
quattro anni si è soffermato sulla teologia del corpo, alla "Deus
caritas est" di Benedetto XVI... E risparmio il resto perché saremmo
invasi da una valanga di luce.
B) Secondo la Chiesa è ancora peccato mortale per una coppia
fare l'amore se non si è sposati?
Fino alla fine del mondo la Chiesa dirà sempre che il peccato è
peccato, se così non fosse la Chiesa smetterebbe di essere la Chiesa
di Gesù Cristo. Gli psicologi disonesti consigliano i rapporti
prematrimoniali, quelli onesti e cristiani dicono, invece, che in questo
modo ci si ferma nell'immaturità. Eric Fromm, un grande psicologo
che tutti conoscono, scrive: "La prima condizione nell'amore è
la libertà. Libertà nel senso di essere privi di pastoie,
di non essere legati e inceppati dalle cose e dal proprio io". La schiavitù
del sesso gioca paurosamente sull'individuo, è una tenaglia che
imprigiona. La Chiesa, in nome di Cristo, è rigida contro le esperienze
prematrimoniali, perché incastrano e strozzano la libertà.
Cosa faranno nella lotta per la fedeltà quei ragazzi che ora cedono
al primo fuoco passionale? Hanno le prove che si amano? In verità
hanno eluso la prova più profonda.
C) Alcuni dicono che il Magistero della Chiesa recentemente è
sembrato più aperto ad accettare per i giovani l'uso dei profilattici
e delle pillole anticoncezionali. Siamo alla vigilia di una vera e propria
rivoluzione?
L'informazione è falsa. Alcuni organi di stampa hanno erroneamente
detto così, commentando il "Vademecum per i confessori su alcuni
temi di morale attinenti alla vita coniugale", recentemente emanato dal
Pontificio Consiglio per la Famiglia. Affermare che la misericordia di
Dio è pronta a perdonare le ferite di chiunque è peccatore
e si pente non significa giustificare il peccato che resta sempre tale.
Profilattici e pillole scindono inesorabilmente il fine unitivo e procreativo
che nell'incontro sessuale vanno sempre tenuti insieme, perché il rapporto di coppia sia un atto personale d'amore e non una soffiata
di naso.
D) E' opportuno che nelle scuole si insegni anche l'educazione sessuale?
Certamente sì, ma a condizione che ad insegnarla non siano i semina
tori di morte, ma di vita e di responsabilità.
E) E' un dato di fatto che oggi i giovani sono disinvolti consumatori
di sesso... Credo che da qui bisogna partire perché ciò
implica una serie di risvolti che vanno approfonditi ed esaminati. La
Chiesa, per esempio, quali indicazioni dà ai giovani perché
vivano in modo giusto la propria sessualità?
Proprio perché i giovani sono vittime di una sconcertante diseducazione
sessuale e di una presentazione della sessualità in termini di
avventura capricciosa e irresponsabile la Chiesa indica innanzitutto una
urgente opera di disinquinamento mentale. Per trovare acqua potabile,
bisogna risalire il fiume e tornare alla sorgente. La sorgente è
il Santo Libro: la Bibbia. Qui è detto che Dio creò l'uomo
maschio e femmina. Celebrò il primo matrimonio della storia nell'Eden,
benedisse i partners e disse loro: "Siate fecondi e moltiplicatevi, riempite
la terra" (Gn 1,28). "Tutto ciò che Dio fece era cosa molto buona" (Gn 1,3 1).
Chi ha fatto del sesso, veicolo di amore e di vita, l'arma del capriccio
e dell'assoggettamento schiavizzante, ha bisogno urgente di ravvedersi.
("Benevento
La libera voce del Sannio" n.1/ del 12/1/2007
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