LA VOCE DELLA CHIESA

Rubrica a cura di Mons. Pasquale Maria Mainolfi

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Una scala verso il cielo
Voci di speranza e segnali di paura ovvero quando batman rapina la serenità
Sessualità e formazione all'amore
Un parafulmine sulla città. Madre Raffaelina Borruto compie 102 anni
Al convegno di Verona con 206 patroni
L'alleanza tra le agenzie di senso: famiglia-scuola-Chiesa-mass media
Istituto Superiore Scienze Religiose "Redemptor Hominis"
Maria Giuseppa Del Basso Mastracchio: un matriarcato colmo d'amore
L'ingresso del Cardinale Sepe a Napoli
Educare alla bellezza e comunicare con i giovani
Il laicismo antiecclesiastico italiano
Un libro e un'attrice
Monsignor Andrea Mugione è il nuovo Arcivescovo Metropolita di Benevento
Il vescovo sentinella di Dio
La nostra Pasqua
Pallone e prostituzione
Quaresima e digiuno
Dodici neo-laureati onorano Montecalvo Irpino
Bere alla fonte per diventare sorgente
Libertà e laicità


Una scala verso il cielo

Proprio così appare ai nostri occhi il nuovo campanile realizzato nel complesso parrocchiale di San Gennaro in Benevento: una scala verso il cielo. Ottantacinque gradini avvolti da una spirale che all’ingresso mostra un pannello dell’Annunciazione, a cinque metri un pulpito con simbolismi eucaristici, due grandi vele a forma di emme ed una croce dentro le cui finestre sono collocate nove campane dedicate: all’Immacolata, a San Giuseppe, ai Santi Arcangeli Michele, Gabriele e Raffaele, ai Santi Angeli Custodi, San Gennaro, San Giuseppe Moscati, Padre Pio, Madre Teresa di Calcutta e Giovanni Paolo II.
La monumentale opera alta trenta metri su di un piazzale in porfido di 1500 mq vuole significare che con la sua croce divenuta gloriosa con la resurrezione, Cristo ci ha redenti e ci ha offerto una scala che unisce la terra al cielo grazie al fiat di Maria di Nazareth che ha mandato in onda la divina sinfonia della salvezza progettata dall’eternità dal disegno sapiente di Dio.
Il progetto realizzato dall’architetto Ludovico Papa ha richiesto un intero anno di lavoro per essere realizzato con puntuale perizia ed ora risplende nel quartiere alto della città anche nel cuore della notte. Il 17 dicembre l’arcivescovo Andrea Mugione ha benedetto il campanile, il concerto di campane ed il piazzale dedicato a "Giovanni Paolo II il Grande". Erano presenti il Sindaco Pepe, il Presidente della Provincia Nardone, il Ministro Mastella, il Commissario ed il Direttore dell’IACP Andreucci e Mauro, i tecnici, i responsabili delle imprese ed il popolo intervenuto numeroso per dare così inizio alle celebrazioni del 25° di fondazione della parrocchia. Per tutta la mattinata zampogna e ciaramella hanno riempito il quartiere con dolci melodie natalizie.
Una lapide ubicata nel sacro tempio ricorderà ai posteri l’opera che completa il complesso parrocchiale che si estende su circa 8000 mq di superficie e comprende: chiesa, auditorium, biblioteca, aule catechistiche, laboratorio teatrale, orto, campetto di calcio, cripta, oasi mariana, scuola materna, canonica, Via Crucis, piazzale e campanile ed ancora, la Croce gloriosa, Gesù Risorto, San Giuseppe di Nazareth e l’immagine di Santa Maria della Tenerezza.
Ora la composita struttura è nelle condizioni di accogliere i fedeli non solo come "il salotto della preghiera" ma anche come punto di riferimento per ogni incontro della comunità.

("Benevento — La libera voce del Sannio" n.22/ del 22/12/2006)



Voci di speranza e segnali di paura
ovvero quando Batman rapina la serenità

La Chiesa di Santa Sofia viene fondata dal principe longobardo Arechi II nell’VIII secolo. Nell’annesso monastero femminile è badessa la sorella di Arechi, Gariperga. Benevento, anche dopo la fine del regno longobardo, rimane ultimo baluardo indipendente della gens Langobardorum. E’ Arechi a volere che la chiesa sia dedicata a Santa Sofia, cioè alla Santa Sapienza, a somiglianza di quella giustinianea di Costantinopoli ponendo il monastero femminile alle dipendenze del monastero di Montecassino fino all’autonomia ottenuta nel secolo X. Con l’indipendenza inizia per la badia un periodo di rapida ascesa economica e culturale.
Nel XII secolo viene costruito il chiostro, ristrutturato il campanile ed aggiunto nella facciata il bassorilievo, che è ancora possibile ammirare, raffigurante il Cristo in trono avente alla sua destra la Vergine e alla sinistra S. Mercurio in abito di militare romano con accanto un abate mitrato inginocchiato. Grazie al monastero fiorisce un’intensa attività letteraria che rende Benevento un importante centro culturale.
Caduto in decadenza nella seconda metà del secolo XIV, a causa delle turbinose vicende del Regno di Napoli, il complesso di Santa Sofia subisce un ulteriore danno dalle scosse sismiche del 1688 che ledono profondamente il campanile, la cupola e parte dell’esterno. Grazie al Cardinale Orsini, arcivescovo della città, nel 1696 iniziano i lavori di restauro del complesso sofiano e della piazza. Nel periodo successivo si alternano alla guida del monastero dapprima i canonici regolati del Salvatore, poi i gesuiti, i fratelli delle scuole cristiane, fino al 1928 anno in cui lo storico edificio accoglie il Museo del Sannio. L’attuale campanile è di epoca orsiniana e precisamente del 1703.
Con l’occupazione francese del 1806 il monastero di Santa Sofia viene soppresso e così anche lo spazio sacro antistante. Da questo spazio si ricava la piazza Carlo Maurizio che negli anni ha subito troppe variazioni toponomastiche: Piazza Pia in onore di Pio VII dal 1814 al 1822; Largo Santa Sofia dal 1823 fino all’Unità d’Italia; Piazza Umberto I fino al 1920; Piazza Santa Sofia fino al dopoguerra; Piazza Giacomo Matteotti fino al 1990 e finalmente Piazza Santa Sofia dal 1990 con la nuova toponomastica deliberata dall’Amministrazione Comunale Pietrantonio.
Queste scarne notizie hanno lo scopo di aiutarci a comprendere quanto prestigio storico-religioso sia legato al complesso sofiano e quanto sia deprecabile la collocazione di Batman su una delle facciate del campanile. Batman è l’eroe dei fumetti ideato nel 1939 dallo sceneggiatore Bill Finger e dal disegnatore Bob Kane e significa in inglese uomo-pipistrello. Batman raggiunge un successo straordinario quando diventa business con la vendita dei gadget. Il personaggio tenebroso e "cornuto" con il costato squarciato appiccicato sul campanile della città appare una dissacrante scimmiottatura del Cristo crocifisso. Se le campane sono voce di Dio, invito al trascendente ed alla preghiera, Batman di chi è voce? Forse del diavolo. La forzata confusione tra sacro e profano getta sull’intera piazza e sul corso cittadino un messaggio angosciante che genera una inquietante sensazione di terrore.
In ogni civiltà, in momenti confusi e difficili, si interpellano sempre i saggi ed i sapienti. Questa sapienza la esprime soprattutto il popolo dei semplici che solitamente non hanno voce. Vogliamo sperare nell’intelligenza operativa di quanti ci governano perché l’opera venga rimossa e collocata altrove. Il popolo gradirebbe messaggi e annunci di speranza tra tanta dilagante paura e diffusa disperazione.

("Benevento — La libera voce del Sannio" n.21/ del 8/12/2006)


Sessualità e formazione all'amore

L’"informazione" sessuale è solo un aspetto della formazione all'amore, forse il meno importante. Le nozioni sull'origine del sesso e dei suoi meccanismi, sul rapporto sessuale, sulle malattie derivanti dal cattivo uso del sesso, da sole non bastano a creare un equilibrio psicoaffettivo.
E' necessario assumere compiti di guida e piani di comportamento responsabili in rapporto alle "finalità" delle funzioni sessuali personali e delle funzioni o manifestazioni sessuali di terzi. Si tratta cioè di "educare" all'uso della propria sessualità.
Quest'arte di "educare" sessualmente è un passo ulteriore verso la formazione all'amore. Chiarezza di idee e responsabilità nei comportamenti sessuali avviano a un amore autentico e veramente unitivo.
La prima idea da trasmettere ai ragazzi è questa: il nostro "essere sessuati" è una qualità essenziale del nostro essere, in stretta connessione e interdipendenza con intelligenza, affettività e volontà. Educazione sessuale è formazione all'amore e alla socialità, è sviluppo di un modo di "vedere", di una filosofia di ciò che significa essere maschio o femmina.
Due atteggiamenti ugualmente dannosi e incoerenti da far evitare al ragazzo, nei confronti della propria sessualità, sono: l'espressione sessuale come semplice sfogo o appagamento individuale, e l'atteggiamento di ostilità verso di essa.
Il tentativo di avventurose sperimentazioni a carico dei suoi organi e meccanismi, rischia di banalizzare ogni sua espressione e di segnare col marchio della volgarità perfino la sua funzione di amore e intimità. Non va trattata neppure con ostilità come se fosse nemica e provocatrice del male; essa è una notevole forza di sviluppo ad ogni livello della persona ed ha l'alto compito di presiedere alla generazione. Comportamento sbagliato e pericoloso è quello che, in nome d'una malintesa spiritualità, dichiara guerra alla propria sessualità; ne scaturiscono: esaurimento nervoso, conflitti angosciosi o rivalse spregiudicate.
C'è un tabù da spazzare via con molta decisione: cioè che la sessualità abbia qualcosa di sporco. Nel mondo nulla è sporco, esiste solo un modo sporco di usare le cose pulite, il male è solo nel cuore dell'uomo. La mentalità pornografica, quando tocca il sesso e la sessualità, sporca tutto. Bisogna avere il coraggio di proclamare con tutte le forze che la sessualità è una cosa sana, che la sessualità esce dalle mani di Dio perciò non deve essere imbrattata da nessuno, che la sessualità è finalizzata da Dio alla promozione dell'uomo, cioè alla sua realizzazione, alla sua completezza. L'uomo è modellato sulla bellezza di Dio: questo principio etico non dovrebbe mai cessare di brillare davanti ai nostri occhi quando parliamo di etica sessuale.
Occorre parlare di Dio per capire l'uomo: "Dio è amore" (Gv 4,16). Benedetto XVI ha ripetuto con forza quest'annuncio nella sua prima enciclica. E allora, cosa sarà l'uomo se è modellato su Dio? L'uomo è una creatura votata all'amore. L'uomo è una scintilla d'amore scoccata dal cuore di Dio. Il nucleo centrale dell'io umano è l'amore. L'uomo si sente nato per amore e per essere amato.
Quanti fiumi di amore attraversano la vita dell'uomo e la rendono più bella: l'amore paterno, l'amore materno, l'amore filiale, l'amore di amicizia, l'amore sponsale, l'amore coniugale, l'amore verginale per il servizio del Regno.
Dio è la sorgente di questi amori. Il primo amore è Dio, l'uomo è votato innanzitutto al Primo Amore, a Dio. Poi è votato ad amare i suoi fratelli. L'uomo che non ama è una profanazione del progetto di Dio. L'uomo che non ama è votato all'assurdo, alla tristezza, al nulla, diventa sgorbio intollerabile a sè e a Dio.
Quando al sesso si chiede soltanto il piacere si perde di vista l'amore, addirittura si diventa incapaci di amare. Sullo stelo della sessualità deve sbocciare l'amore. L'uomo ha il potere di dirigere, razionalizzare, finalizzare, utilizzare l'istinto e orientarlo all'amore.
Il peccato sessuale consiste nel separare la sessualità dall'amore. L'egoismo impoverisce e abbrutisce l'uomo. In una società libera, caratterizzata da ideologie diverse e da indirizzi etici pluralistici è opportuno che i ragazzi conoscano tempestivamente gli errori che si possono commettere nell'uso della sessualità: prostituzione, omosessualità maschile e femminile, pericolo della droga che colpisce profondamente la sessualità e il mondo dell'affettività, aborto, pregiudizi contro la verginità e castità, masturbazione e rapporti prematrimoniali.
Il giovane, debitamente e tempestivamente informato su queste forme deteriori di abuso o di equivoco sessuali, non subirà sorprese sconvolgenti.

("Benevento — La libera voce del Sannio" n.20/ del 24/11/2006)


Un parafulmine sulla città.
Madre Raffaellina Borruto compie 102 anni

Il 10 di novembre Madre Raffaelina compie 102 anni. E’ nata infatti nel 1904 a Cittanova in Calabria con il nome di Celestina da Raffaele Borruto e Teresa Anile. Prima di 4 figli. Rimane orfana di padre e di madre e vive la sua infanzia a Rizziconi in provincia di Reggio Calabria presso la casa del nonno materno, unico insegnante del paese. Nel 1924 affascinata dalla preghiera e travolta dalla divina chiamata lascia tutto per seguire Gesù più da vicino ed il 21 dicembre entra nella comunità delle Suore di Carità fondate da Santa Giovanna Antida Thouret. E’ benevolmente accolta nell’istituto Regina Coeli di Napoli anche se di salute gracile ed il 19 marzo 1926 veste l’abito religioso.
Il 4 aprile 1926, giusto 80 anni fa, giunge a Benevento ove tuttora dimora sotto lo sguardo dolce e benedicente di Gesù Bambino di Praga nel cui santuario suor Raffaelina assapora un’esperienza mistica straordinaria e anima un apostolato intenso, fecondo, mai interrotto. La sua intensa vita di preghiera e la quotidiana offerta di se stessa al Signore la rendono nota e amata da tanti beneventani ed ancora da moltissime persone che anche da molto lontano giungono a Benevento per incontrarla e riceverne luce, consiglio e consolazione.
Per Benevento suor Raffaelina è un vero parafulmine sotto il profilo spirituale ed anche un punto luminoso e sicuro di riferimento. La tenerezza di Dio passa attraverso le sue parole di fuoco ed i suoi gesti premurosi e delicati. Un amore speciale ed un’attenzione particolare questa innamorata di Dio riserva ai bambini e ai giovani.
Ultimamente va ripetendo di trovarsi in una situazione diversa rispetto agli anni passati. Afferma: "Mi sento perennemente sospesa tra cielo e terra. Quando venni a Benevento, in chiesa Gesù Bambino mi domandò: vuoi essere crocefissa con me? Ed io risposi con un grande sì. Ora Gesù si mostra a me come il Pastore bello ed io mi sento la Sua pastorella. Mi sento abbracciata da Gesù per poi sorvolare i cieli con Lui nell’Infinito. Io guardo anche nel cuore della notte un tappeto di stelle e al di sopra delle stelle contemplo la gloria di Dio che tutto muove e nell’immenso penetra e risplende in una parte più e meno altrove. Vedo gli angeli fasciati da tutti i colori del cielo mentre cantano come angelico coro in armonia: Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo. Sorvolo i cieli con Gesù, l’Amore mio, che mi dona un grande amore e tanta luce. Anch’io durante la notte ripeto il mio canto dicendo con voce sempre più forte: Panis angelicus. Avverto sempre venire dal Cielo una carezza che mi dà gioia e mi fa salire sempre più in alto, vicino a Dio. Anche Padre Pio è accanto a me e non mi lascia mai".
Sono questi gli accenti di un’anima sospesa ormai tra cielo e terra che canta la bellezza di Dio e racconta ai fratelli l’infinito amore di Colui che si è fatto Piccolo Bambino per renderci santi e immacolati al Suo cospetto nella carità. Nel pomeriggio del 10 novembre tutti quelli che la conosciamo ed amiamo le manifesteremo la nostra gratitudine durante la Celebrazione eucaristica e poi rimarremo in devoto ascolto della sua voce forte, limpida, sicura che si fa eco della voce di Dio che a 102 anni le conserva una sorprendente lucidità di mente ed un’accattivante sensibilità di cuore. Auguri amata suor Raffaelina e raccontaci ancora per tanto tempo l’infinita tenerezza che è Dio.

("Benevento — La libera voce del Sannio" n.19/ del 10/11/2006)


Al convegno di Verona con 206 patroni

Dal 16 al 20 ottobre si è svolto in Verona il quarto convegno della Chiesa italiana sul tema: "Testimoni di Gesù risorto, speranza del mondo". E’ la prima volta che in Italia si sottolinea liturgicamente con tanta evidenza il culto dei santi. Si è voluta infatti celebrare la santità di Dio che feconda e trasforma la Chiesa e che ha plasmato in maniera particolare la Vergine Maria e tutti coloro che giustamente noi chiamiamo santi.
La prima lettera di Pietro, testo biblico di riferimento del convegno, afferma: "Diventate santi anche voi in tutta la vostra condotta, poiché sta scritto: voi sarete santi, perché io sono santo". La grande iconostasi nell’arena di Verona, composta da duecentosei ritratti di santi e dominata dal Crocifisso glorioso, non ha avuto solo una funzione scenografica ma ha voluto ricordare a tutti che la Chiesa pellegrina nel tempo è chiamata a realizzare la pienezza del battesimo vivendo nella città degli uomini, attraversandola per seminare speranza e testimoniare che nonostante limiti e opacità, essa sa guardare oltre la storia, resa forte dalla presenza dello Spirito Santo e confortata dalla presenza di coloro che hanno già raggiunto la piena maturità in Cristo, cioè i santi che pregano con la Chiesa e per la Chiesa. Anche l’arena, monumento architettonico romano, è simbolo della cultura classica che il cristianesimo ha saputo fecondare con la luce del Vangelo.
Per la diocesi di Benevento era presente l’immagine di San Pompilio Maria Pirrotti, nato in Montecalvo Irpino. I delegati provenienti da ogni angolo della penisola sono stati 2700. Giovedì 19 ottobre è giunto anche Prodi, fischiato da tutti e Berlusconi da tutti acclamato ed infine Benedetto XVI ripetutamente interrotto dagli applausi. Dal lavoro svolto in cinque ambiti emerge la presenza e il ruolo dei cattolici nella società, il bisogno di rilanciare l’evangelizzazione e di rendere più umana la convivenza nel nostro paese. Una Chiesa capace di parlare al cuore. Un’Italia impegnata a tornare alle radici con i santi che aprono la strada. Il fascino della speranza come sfida alla cultura di morte e alla dominante disperazione. Dal nord al sud un’unica famiglia desiderosa di costruire la civiltà dell’amore con l’aiuto dei cittadini del cielo perché è nei santi che sono presenti le radici dell’Italia.
Emerge finalmente da questo convegno il volto missionario e popolare della Chiesa italiana: è popolare il volto vero del cristiano perché la vocazione cristiana è fenomeno di popolo e non di èlite. Occorre affrontare insieme il compito fondamentale di mantenere sempre viva la grande tradizione cristiana che è la principale ricchezza dell’Italia.
Papa Benedetto XVI ha detto con chiarezza che "la fede nel Dio dal volto umano è capace di portare la gioia nel mondo e che la sollecitudine per la persona umana e la sua formazione spiegano i nostri no a forme deboli e deviate d’amore e alle contraffazioni della libertà, come anche alla riduzione della ragione soltanto a ciò che è calcolabile e manipolabile". Ha aggiunto: "Occorre anche fronteggiare con determinazione e chiarezza il rischio di scelte politiche legislative che contraddicono i fondamentali valori e principi antropologici ed etici radicati nella natura dell’essere umano, in particolare riguardo alla tutela della vita umana in tutte le sue fasi dal concepimento alla morte naturale, e alla promozione della famiglia fondata sul matrimonio, evitando di introdurre nell’ordinamento pubblico altre forme di unione che contribuirebbero a destabilizzarla, oscurando il suo carattere peculiare e il suo insostituibile ruolo sociale. La testimonianza aperta e coraggiosa che la Chiesa e i cattolici italiani hanno dato e stanno dando a questo riguardo sono un servizio prezioso all’Italia".
Infine la paterna e vibrante consegna del Papa nello stadio di Verona: "Andate! Portate nel mondo la speranza di Dio che è Cristo risorto". Mai come oggi il cristiano è chiamato a diventare testimone del Risorto anche dinanzi alla invadente marcia islamica che si propone di sradicare anche in Italia le robuste radici cristiane che la rendono bella, attraente e faro di civiltà.

("Benevento — La libera voce del Sannio" n.18/ del 27/10/2006)


L'alleanza tra le agenzie di senso:
famiglia-scuola-Chiesa-mass media

Bisogna consegnare definitivamente tangentopoli alla magistratura e la prima repubblica alla storia e agli storici. Dobbiamo guardare a quello che si deve fare. Una delle forme tipiche di decomposizione sociale è oggi la paralisi prodotta dai conflitti all'interno dei partiti politici. Il nostro Paese ha una democrazia immatura perché per cinquant'anni è stata bloccata dalla "paura" del fascismo e del comunismo e la classe dirigente del Paese è rimasta tenacemente attaccata al suo posto, imputridendo e facendo imputridire la vita politica. Il sistema economico, il mondo imprenditoriale, il motore dello sviluppo, non è meno responsabile: le leggi di mercato sono state subordinate ai criteri del potere e del profitto più che a quelli dell'efficienza e della solidarietà. Anche il mondo accademico, obsoleto, è rimasto legato a criteri di appartenenza, indifferente al mutare dei tempi, ancora condizionato dai vecchi armamentari ideologici.
Classe politica, mondo imprenditoriale, mondo della cultura "immaturi". E i cittadini? Hanno garantito al sistema "immaturo" ampio consenso e piena legittimazione. Basti pensare al grande successo della "filosofia della raccomandazione". Tocca a tutti svegliarsi da questo sonno. Anche la Chiesa dinanzi all'azione deformante dei veicoli massmediali, sembra sempre meno in grado di svolgere il ruolo di agenzia di senso. Grazie all'intensa attività di orientamento svolta dal Papa, sul piano sociale e del volontariato, la Chiesa vive una maggiore sintonia con i bisogni della gente ma nella sfera etico-spirituale si avvertono forti "disturbi di comunicazione". Avanza un deludente relativismo morale e religioso. S'impone un cristianesimo à la carte: si scelgono le regole considerate giuste, si rigettano quelle valutate inique o errate. Siamo passati dal "cogito, ergo sum" al "consumo, quindi sono". C'invade poi una subcultura televisiva tentacolare, ottenebrante, che ci trasporta in un limbo elettronico dai confini confusi, ove realtà e rappresentazione si sovrappongono senza soluzione di continuità. Occorre un nuovo protagonismo che si faccia attento al primato della persona umana aperta all'orizzonte dell'Assoluto perché "si dà un' angoscia, quella vera, annidata nella profondità delle nostre solitudini che non può essere cacciata via mediante la ragione, ma solo con la presenza di una persona che ci ama" J.Ratzinger).
Nel generale, terrificante deserto dei valori si instaura in noi la nostalgia di un paradiso perduto. Il problema pedagogico-educativo riacquista oggi il suo primato e tutti ci convinciamo che educare è più facile se si usa il cuore e che l'educazione è efficace se la facciamo insieme, in sinergia, attraverso una vera solidarietà di alleanze educative: piazza, sacrestia, aula scolastica, soggiorno, aula consiliare e palestra devono incontrarsi e camminare insieme. Oggi siamo tutti cattivi educatori o, quanto meno, riusciamo ad educare con maggiori difficoltà rispetto al passato quando si operava in condizioni di grande stabilità. Attualmente il cambiamento di generazioni, culture, aspettative e valori avviene a ritmi cosi sostenuti che in ogni casa i genitori sono spesso ridotti al rango di educatori sprovveduti, perché non sanno cosa trasmettere e come trasmettere alle nuove generazioni. Torna di grande attualità il messaggio di Paolo VI: "Oggi i giovani ascoltano più i testimoni che i maestri e, se qualche volta ascoltano anche i maestri, lo fanno soltanto perché questi sono anche testimoni".
La Camera dei deputati, qualche anno fa, ha esaminato alcuni progetti di legge che intendono realizzare il cosiddetto "divorzio sprint", rendendolo più rapido e facile, privando i coniugi persino del tempo per riflettere e trovare una soluzione che salvi la famiglia (proposta di legge n. 2444, articolo 1). I principali promotori sono i deputati Maurizio Paniz di Forza Italia ed Elena Montecchi dei Democratici di Sinistra. Un'iniziativa "trasversale" che ha coinvolto Governo e opposizione. Unità della famiglia, interesse dei figli e tutela dei minori: calpestati. E' un dramma, talvolta, vivere in disaccordo, con l'altro coniuge ma, per i figli, è un dramma ben più grave vedere i genitori separarsi e divorziare nel giro di poco più di un anno. Il matrimonio progressivamente banalizzato produce squilibri e frustrazioni senza fine. A cosa serve stanziare fondi per facilitare la formazione della famiglia, quando si propongono leggi che ne minano l'unità? Occorre difendere le esigenze della parte più debole della famiglia: i figli, specie se minorenni, vittime predestinate del divorzio. Omologare la famiglia fondata sul matrimonio alle coppie di fatto o alle coppie omosessuali è pura follia! Oggi, non è in crisi la famiglia, anzi c'è fame di famiglia, perché c'è fame d'amore. Oggi è in crisi la coppia! Allora, occorrono testimoni credibili che facciano e poi dicano.
Chi nega la famiglia nega l'uomo perché il futuro passa di qui. Davanti all'esperienza di migliaia di figli provenienti da famiglie disastrate, verifichiamo concretamente che la famiglia è per l'uomo un'esigenza insostituibile. Essa è santuario della vita, luogo in cui ognuno si vede riconosciuto nella propria dignità ed identità di persona, base di umanizzazione del mondo, cuore e centro di una civiltà dell'amore, scuola permanente di gratuità, chiesa domestica che attua la presenza di Cristo nel mondo e in cui i genitori soni i primi maestri della fede. Chi ha salvato la Civiltà e la Chiesa nel passato sono stati i grandi ordini religiosi. L'ordine religioso che deve salvare il mondo nella nostra epoca è la famiglia. Insomma, con famiglie "nuove"; occorre "rifare" una civiltà che sta per crollare.

("Benevento — La libera voce del Sannio" n.16/ del 29/9/2006)


Istituto Superiore Scienze Religiose "Redemptor Hominis"

Presso l’Istituto Superiore di Scienze Religiose "Redemptor Hominis" di Benevento sono ancora aperte le iscrizioni all’Anno Accademico 2006/2007.
L’Istituto è a carattere universitario e prevede un corso di studi della durata di 4 anni finalizzato al conseguimento del Magistero in Scienze Religiose che, per effetto della normativa italiana, offre la possibilità di essere inseriti di ruolo come docenti di Religione Cattolica nelle scuole statali. L’istituto propone l’approfondimento e la trattazione sistematica, con metodo scientifico, della dottrina cattolica attinta alla divina Rivelazione, e promuove la ricerca delle risposte agli interrogativi umani con l’ausilio delle scienze filosofiche, delle scienze umane e delle scienze religiose. L’I.S.S.R. ha anche il fine della formazione accademica di operatori pastorali, responsabili ed animatori di attività liturgiche, culturali e catechetiche, laici e religiosi che intendono approfondire scientificamente le ragioni della fede e della speranza cristiana.
L’Istituto Superiore di Scienze Religiose si riconosce strettamente legato alla vita della Chiesa particolare, alle radici storiche e alla situazione contingente della Chiesa diocesana e del territorio, chiedendo e realizzando un’attenzione al "fare teologia" in rapporto a tradizioni e a specifiche problematiche locali. Inoltre, mediante l’offerta formativa qualificata e la promozione di iniziative culturali, l’Istituto Superiore di Scienze Religiose si pone sempre più quale anima culturale dell’Arcidiocesi, istituzione primaria ed irrinunciabile per la formazione integrale e permanente dei fedeli della comunità. Ed infatti, proprio in quest’ottica, negli ultimi anni l’I.S.S.R. si è fatto promotore di importantissimi eventi e manifestazioni, tra i quali possono essere ricordati in particolare il Corso mensile di teologia per laici, operatori pastorali e ministri dell’Eucaristica al quale hanno preso parte per un triennio più di 500 persone e gli incontri/testimonianza con mons. Angelo Comastri e l’attrice Claudia Koll.
Al corso di studi per il conseguimento del Magistero in Scienze Religiose possono accedere tutti coloro che hanno conseguito un diploma di Scuola Media Superiore. L’Anno Accademico inizia il 26 settembre 2006 e termina il 1° giugno 2007. Le lezioni si tengono dal martedì al venerdì, dalle ore 15.20 alle ore 17.50.
Le iscrizioni si effettuano presso la Segreteria dell’Istituto: il martedì, il giovedì, e il sabato dalle ore 10.00 alle ore 12.30.
Per ulteriori informazioni è possibile contattare il Segretario dell’Istituto, dott. Paolo Palumbo, ai numeri 0824.312246 - 328.1835632 oppure recarsi presso lo stesso Istituto sito al Viale Atlantici, 69 all’interno del Seminario Arcivescovile.

("Benevento — La libera voce del Sannio" n.15/ del 15/9/2006)


Maria Giuseppa Del Basso Mastracchio:
un matriarcato colmo d'amore

Sempre più insistentemente si va oggi parlando di matriarcato nel Sud del Paese. Una sorta di "governo delle donne" che a partire dal Novecento ha avviato il grande processo di emancipazione che ha modificato profondamente il ruolo della donna nella società. Dopo la prevaricazione di genere esercitata dagli uomini nell’ambito politico, economico e finanziario, siamo giunti alla ripartizione e condivisione delle responsabilità familiari, alle varie forme di associazionismo e all’instaurazione di nuove politiche per la donna, soprattutto a seguito dell’integrazione dell’articolo 51 della Costituzione, che introduce il principio delle "pari opportunità".
E’ storicamente certo che nel Sannio le donne non hanno mai avuto un ruolo marginale. La centralità, e talvolta il comando esclusivo, della donna nella gestione decisionale e finanziaria del nucleo familiare, è riscontrabile anche nelle comunità rurali. Con l’estendersi del fenomeno dell’emigrazione l’uomo ha assunto sempre più il compito di lavorare fuori casa o lontano dal paese per guadagnare il pane necessario al sostentamento del numeroso nucleo familiare. Contemporaneamente la donna si è caricata progressivamente della responsabilità educativa delle nuove generazioni, della trasmissione semplice e ardita dei valori religiosi e della gestione assai difficile delle emergenti povertà e necessità familiari, attraverso strategie di sopravvivenza, capaci di soddisfare le essenziali necessità di tutti.
In tale contesto socioculturale emergono donne adulte o anziane, prevalentemente casalinghe, capaci di cucire, coltivare l’orto e badare con diligenza e profitto al pollaio sotto casa. Un sistema governato da solidarietà familiare e altissimo senso di responsabilità instillato già nella prima infanzia. Amministrazione delle risorse, guida dei figli, cura degli anziani e fedeltà eroica agli impegni assunti con il matrimonio, mettono nelle mani della donna un "potere" ed una "responsabilità" che in concreto si traduce in ammirevole "servizio" e "missione d’amore". Le scarse opportunità occupazionali (il tasso di occupazione femminile nel Sud è del 30 %, mentre al Nord è del 55%, in Campania, nella fascia di età 15-34 anni, una donna su tre è disoccupata) mortificano ma non annullano "il potere" della donna nel Mezzogiorno d’Italia. Il genio femminile si esprime soprattutto nel ruolo insuperabile ed insostituibile di una maternità energica, intelligente e generosa.
In questo corteo di donne formidabili si distingue Maria Giuseppa Del Basso Mastracchio: una donna straordinaria che ho avuto modo di conoscere, apprezzare e stimare nei dodici anni di ministero pastorale in Sassinoro. Maria Giuseppa nasce a Morcone il 28 gennaio 1912 da Domenicantonio Del Basso e Arcangela Bollella. Nel 1930 sposa Francesco Mastracchio. Per alcuni anni vive a Guardiaregia (CB) ove trova lavoro. Nel 1930 viene a vivere a Sassinoro, paese del marito. Dal loro matrimonio nascono nove figli. E’ sarta. Devotissima di Sant’Antonio. Instaura con il parroco del paese, don Nicola Notarmasi, intensi rapporti di fiducia e di collaborazione. Il suo sposo, Francesco, assume anche l’impegno di sacrista. La casa di Maria Giuseppa diventa da questo momento riferimento sicuro per tutti i sacerdoti che si succedono nel ministero parrocchiale. Le donne del paese ricorrono a lei per confidenze, consigli e incoraggiamenti. Scrive e legge lettere per spose e madri analfabete che hanno mariti e figli all’estero. Una donna solida e sicura su cui si può fare affidamento. Cura con competenza e particolare vis artistica costumi e trucchi per maschere carnevalesche e sacre rappresentazioni. Prima e dopo la guerra cura il costume di San Michele Arcangelo, patrono del paese, secondo i tratti realizzati dall’artista molisano Paolo Di Zinno, del XVII secolo. Cura inoltre il vestito di angeli e santi che nella piazza centrale del paese raccontano la historia salutis attraverso l’estro e la genialità di giovani artisti. Donna religiosissima. Coerente con i principi annunciati con encomiabile parresia, senza mai cedere il passo ad opportunismo o rispetto umano. Ama ripetere a voce alta: "I preti non si toccano, perché sono Gesù Cristo tra noi". Durante la guerra arrivano in paese come sfollate da Napoli le Suore Francescane dei Sacri Cuori: la sua casa diventa anche per queste sicuro rifugio in ogni necessità.
Nel 1977 muore il marito: tornano in paese, anche dall’estero, tutti i suoi figli e ben 18 nipoti. Muore il figlio Enrico in Nord America e poi il figlio Giovanni in Venezuela e lei sopporta con ammirevole coraggio e fede edificante la repentina dipartita, di questi due figli sessantenni, in terra straniera. Crede fermamente nella Divina Provvidenza. Il suo olio basta per la famiglia ed avanza per i bisognosi. Parenti ed amici la spronano a vivere ancora, anche quando è ammalata, perché giunga al grande evento del Giubileo del 2000. Soffre e prega. Tutto offre per amore di Dio e perché il mondo sia salvo.
Nel 2000 dice: "Ora posso anche morire perché a questo grande appuntamento della storia ci sono arrivata". A mezzanotte del 25 marzo del 2000 muore. E’ il giorno luminoso dell’Annunciazione a Maria Vergine e dell’Incarnazione del Verbo, cuore e centro della storia e della vita degli uomini. A 88 anni di età è pronta per il Cielo. Ha vissuto credendo, servendo, pregando e sperando. La sua è una vita spesa solo per amore. E’ stata donna eccezionale, in ogni occasione. Mamma meravigliosa, sempre e per tutti. Sant’Agostino scrive: "Cammina attraverso l’uomo e giungerai a Dio". Maria Giuseppa non ha mai disgiunto la lode resa a Dio dal servizio offerto all’uomo come immagine del Dio vivente.

("Benevento — La libera voce del Sannio" n.14/ del 21/7/2006)


L'ingresso del cardinale Sepe a Napoli

Papa Benedetto XVI, lo scorso 20 maggio, ha eletto Arcivescovo Metropolita di Napoli il Card. Crescenzio Sepe, in sostituzione del Card. Michele Giordano, dimissionario per limiti di età. Il 1° luglio il Prefetto della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli ha lasciato la Città del Vaticano e raggiunto Napoli per la presa di possesso canonico, incontrrando gli abitanti del rione Scambìa, rendendo omaggio alla tomba del Card. Corrado Ursi nella Basilica del Buon Consiglio a Capodimonte e, accolto da fedeli, sacerdoti e autorità, ha fatto il suo ingresso solenne nel Duomo di Napoli, ove si venerano le reliquie del protovescovo beneventano San Gennaro.I
Il Cardinale Sepe è molto noto in Benevento ove il 19 settembre 1997 ha presieduto, come Segretario della Congregazione del Clero, le Celebrazioni in onore del martire San Gennaro nella Parrocchia cittadina dedicata al santo vescovo. Il 28 ottobre del 2001, come Prefetto di Propaganda Fide, è ritornato per concludere l’Anno del discepolato e riaprire al culto la Basilica di San Bartolomeo, ricollocando sotto l’altare le reliquie del santo apostolo patrono della città e dell’Arcidiocesi. Ora il Cardinale Sepe è anche Presidente della Conferenza Episcopale Campana e la Chiesa beneventana si sente, per ragioni pastorali, particolarmente legata alla sua persona. Da lui tutti attendiamo segnali concreti e forti di rinnovamento e dinamismo apostolico.
Il suo curriculum vitae è particolarmente intenso e perciò vale la pena rileggerlo per comprendere il suo generoso cammino al servizio della Chiesa universale. Il Cardinale Crescenzio Sepe, Arcivescovo di Napoli, è nato a Carinaro (Caserta), il 2 giugno 1943. Dopo gli studi medi e ginnasiali compiuti al Seminario di Aversa, ha frequentato i corsi di filosofia presso il Pontificio Seminario Regionale di Salerno e quelli di teologia presso il Pontificio Seminario Romano Maggiore. È stato ordinato sacerdote il 12 marzo 1967 e incardinato nell'antica e gloriosa diocesi di Aversa. Ha conseguito la laurea in teologia e la licenza in diritto canonico presso la Pontificia Università Lateranense e la laurea in filosofia presso l'Università "La Sapienza" di Roma. Assistente di teologia sacramentaria presso la Pontificia Università Lateranense e, successivamente, incaricato di teologia dogmatica presso la Pontifica Università Urbaniana, è autore di alcune pubblicazioni a carattere teologico. Tra queste: "La dimensione trinitaria del carattere sacramentale", edito dalla Pontificia Università Lateranense; e: "Persona e storia. Per una teologia della persona", pubblicato dalle Edizioni Paoline. Terminati i corsi presso la Pontificia Accademia Ecclesiastica, nel 1972 è entrato nel Servizio diplomatico della Santa Sede ed è stato destinato alla Rappresentanza Pontificia in Brasile. Qui, sotto la guida dei Nunzi Apostolici Mozzoni e Rocco, ha lavorato non solo al servizio della Chiesa, ma anche al servizio degli ultimi.
La baraccopoli di "Guara dois" -che dista una ventina di chilometri da Brasilia- era la sua meta preferita. Qui, ai poveri, ha portato, assieme all'annuncio del Vangelo, anche medicine e latte. Dal 1972 al 1975 in Brasile; poi in Segreteria di Stato - chiamato dal Sostituto, Arcivescovo Giovanni Benelli - dove ha lavorato prima nella sezione internazionale, seguendo in particolare gli Organismi internazionali, come l'Unesco con sede a Parigi e, poi, nell'Ufficio "Informazione e Documentazione". È stato nominato Assessore per gli Affari Generali della Segreteria di Stato nel 1987. Il 2 aprile 1992 è stato nominato Arcivescovo titolare di Grado e Segretario della Congregazione per il Clero. Ha ricevuto l'ordinazione episcopale da Giovanni Paolo II il 26 aprile 1992. Ha promosso, tra l'altro, gli Incontri Internazionali dei presbiteri di tutto il mondo in preparazione al Grande Giubileo del 2000 a Fatima e a Yamossoukro. In qualità di Segretario della Congregazione per il Clero, ha organizzato e promosso tutte le celebrazioni per i trent'anni della "Presbyterorum Ordinis " e per il cinquantesimo di sacerdozio di Giovanni Paolo II. Il 3 novembre 1997 è stato nominato Segretario Generale del Comitato e del Consiglio di Presidenza del Grande Giubileo dell'Anno 2000. Ha dunque seguito in prima persona l'itinerario di preparazione all'Anno Santo e poi l'organizzazione di questo grande Evento. È stato anche Presidente della Peregrinatio ad Petri Sedem dal novembre 1997 al luglio 2001. Il 9 aprile 2001 Giovanni Paolo II lo ha nominato Prefetto della Congregazione per l'Evangelizzazione dei Popoli e Gran Cancelliere della Pontificia Università Urbaniana.
Il 20 maggio 2006 Papa Benedetto XVI lo ha nominato Arcivescovo Metropolita di Napoli. Da Giovanni Paolo II creato e pubblicato Cardinale nel Concistoro del 21 febbraio 2001, Diacono di Dio Padre Misericordioso. È membro delle Congregazioni: per il Clero; per la Dottrina della Fede;  dei Pontifici Consigli: per il Dialogo Interreligioso; delle Comunicazioni Sociali; per la Promozione dell'Unità dei Cristiani; per i Testi Legislativi; della Pontificia Commissione per l'America Latina; del Consiglio Speciale per l'Asia della Segreteria Generale del Sinodo dei Vescovi.

("Benevento — La libera voce del Sannio" n.13/ del 7/7/2006)


Educare alla bellezza e comunicare con i giovani

Quale bellezza salverà il mondo?

Dostoevskiy, nel suo romanzo L’idiota, pone sulle labbra dell’ateo Ippolit la domanda che questi rivolge al principe Myskin: "E’ vero, principe, che voi diceste un giorno che il mondo lo salverà la bellezza? Signori, -gridò forte a tutti- il principe afferma che il mondo sarà salvato dalla bellezza…Quale bellezza salverà il mondo ?" (F.Dostoevskiy, L’idiota, p. III, cap.V). Il principe non risponde alla domanda, come un giorno Gesù davanti a Pilato non rispose che con la sua presenza, alla domanda: "Che cos’è la verità ?" (Gv 19, 38). Il silenzio di Miskin — che sta accanto con infinita compassione d’amore al giovane Ippolit che sta morendo di tisi a diciotto anni — vuole affermare che la bellezza che salva il mondo è l’amore che condivide il dolore, ogni genere di dolore, anche quello provocato dallo sviluppo psico-affettivo che soprattutto nella stagione adolescenziale matura nell’uomo e nella donna una personalità adulta, libera, responsabile, capace di realizzarsi pienamente nel dono di sé all’altro. Giovanni Paolo II, nella Lettera agli artisti afferma: "Nel rilevare che quanto aveva creato era cosa buona, Dio vide anche che era cosa bella…La bellezza è in un certo senso l’espressione visibile del bene, come il bene è la condizione metafisica della bellezza (n.3). È la bellezza di fronte alla quale "l’animo avverte una certa nobile elevazione al di sopra della semplice predisposizione al piacere sensibile" (Immanuel Kant, Critica del giudizio, § 59). Non basta dunque deplorare e denunciare le brutture del nostro mondo: stupro, violenza sui minori, pedofilia, omosessualità, prostituzione minorile, incesto, pornografia, TV- pattumiera, volgari e diseducanti immagini de "Il grande fratello", linguaggio scurrile, moda impazzita, tracollo del pudore e mercificazione del sesso. Non basta neppure, per la nostra epoca disincantata, parlare di giustizia, di doveri, di bene comune, di programmi pastorali ed esigenze evangeliche. Bisogna parlare con un cuore carico di amore compassionevole, facendo esperienza di quell’amore che dona con gioia e suscita entusiasmo. Bisogna irradiare la bellezza di ciò che è vero e giusto nella vita, perché solo questa bellezza rapisce veramente i cuori. Bisogna farsi annunciatori dell’alba di Dio che tutti ci auguriamo e attendiamo, proclamando il "Vangelo della Bellezza" in maniera opportuna e inopportuna. Allora si realizzano per noi le parole dell’apostolo san Paolo: "Quanto sono belli i piedi di coloro che recano un lieto annunzio di bene!" (Rm 10, 15).

Cosa succede oggi ai nostri ragazzi?

Non tutti tirano sassi, non tutti uccidono in famiglia, non tutti si tolgono la vita. Certo, molti ragazzi sembrano incapaci di reggere la sfida quotidiana. Personalmente sono più preoccupato di quei giovani in cui, apparentemente, tutto è a posto. Non disturbano. Ma sono passivi, ripiegati su se stessi. Fragilissimi e vuoti. In verità non c’è attenzione alle cose fondamentali. Noi adulti ci arrovelliamo, perché abbiano tutto. Materialmente. Molti genitori non sanno dire di no ai loro figli. Uno dei drammi che coinvolge i più piccoli oggi è di avere madri e padri che non si sentono all’altezza del compito educativo. Molte famiglie, anche se in buona fede, dimenticano le necessità primarie: affettività, amicizia, amore, ascolto, dialogo. Hanno bisogno di parola i nostri ragazzi, devono poter esprimere le proprie capacità. Cosa offriamo noi adulti? Tanti adolescenti sono orfani. Hanno sempre più persone attorno isteriche, scontente, deluse, che li rimproverano, li studiano, li osservano. Ma sempre meno persone che testimoniano dei valori: gioia, impegno, coerenza. Ecco perché sono senza bussola, ecco perché non riescono a dare una direzione equilibrata alla loro crescita. Vagano. Occorre invece dare messaggi positivi di speranza. Non servono né il pessimismo né la denuncia fine a se stessa. Gli educatori devono tirarsi su le maniche. Tutti. Bisogna mettere da parte, soprattutto nella scuola, le etichette di parte per mettere al centro autenticamente, la questione educativa. I giovani vanno cercati e non inseguiti. Occorre lavorare insieme per comunicare davvero con i ragazzi. Non bisogna prenderli in giro. Bisogna investire davvero sulla famiglia, oggi penalizzata e in crisi. Ma con tanta fiducia. Io credo si debba sperare. La sfida consiste nel camminare con i giovani. Ce lo insegna magnificamente l’anziano e coraggioso Pontefice Giovanni Paolo II. I tempi saranno lunghi, certo, ma l’educatore vero ha la pazienza del seminatore. E’ il senso dell’attesa che gli uomini e le donne di oggi sembrano aver dimenticato. Una volta, quando i ritmi della vita erano meno frenetici si sapeva aspettare. Negli stessi legami affettivi, la lunga maturazione che consentiva a un sentimento di crescere e giungere a compimento nel corso degli anni, è stata sostituita, nella prassi diffusa, dai rapporti sessuali "usa e getta", sulla base di un superficiale desiderio. Anche nelle vita di fede, talora, si vorrebbe un Dio a "disposizione", da "consumare" in un’esperienza religiosa emotiva, che prescinda da un impegno durevole e dalla fedeltà nel tempo. Si è affamati di eventi straordinari, prodigiosi, ma non ci si sforza di essere coerenti nelle vicende ordinarie, in famiglia o nella professione. Si partecipa a raduni, si canta, ci si esalta, ma poi, nel quotidiano, si procede distratti, senza un progetto, senza curarsi di trovare gli strumenti per una crescita spirituale organica. E poi ci si ritrova, nei momenti decisivi, senza risorse. La lampada si spegne per mancanza di sapienza. Allora si cerca vanamente di aggrapparsi a qualcosa o a qualcuno, che però non può sostituire il lavoro personale non fatto. E questo è vero soprattutto per i giovani sposi e per i giovani preti.

("Benevento — La libera voce del Sannio" n.12/ del 23/6/2006)


Il laicismo antiecclesiastico italiano

In Italia c’è un discredito intellettuale, culturale e politico che colpisce il cristianesimo e in modo particolare le gerarchie ecclesiastiche. Si tratta di un fenomeno limitato ad alcune forze politiche di minoranza, di tendenza laicista e radicale; tuttavia il rilievo che ad esso danno i grandi organi di stampa lo fanno apparire quasi come l’atteggiamento che la grande massa degli italiani avrebbe nei confronti della Chiesa cattolica e del suo insegnamento. Si ha cioè l’impressione che oggi in Italia la Chiesa cattolica sia, in un certo senso, "sotto accusa". Antonio Socci ha parlato di una fabbrica dell’odio anticattolico: "Sembra che vi sia in Italia una fabbrica di odio che prende di mira prevalentemente i cattolici. C’è una crescente ostilità anticattolica, talvolta è autentico odio, che si è evidenziata anche in modi del tutto diversi da quelli estremisti: soprattutto nel mondo della cultura, della politica e dei giornali. Quello di oggi è forse il segno della sparizione e dell’insignificanza del mondo cattolico ufficiale, quello dei giornali, degli intellettuali, delle istituzioni accademiche clericali e delle organizzazioni curiali. Il nuovo cristianesimo rinasce altrove, nelle catacombe e nel contagio un po’ anarchico legato ai santuari mariani, all’ascolto di Radio Maria, alla figura di Giovanni Paolo II e di Benedetto XVI, a tanti gruppi di preghiera che nascono nel silenzio. Questa rinascita cristiana, per ora sotterranea, non è stata ancora colta dai mass media".
In altre parole, sembra che, particolarmente dopo il referendum sulla legge n. 40 sulla procreazione medicalmente assistita, nel cui risultato si è voluto vedere una vittoria della Chiesa —mentre non è stato se non una vittoria di un valore "umano" e comune a tutti, credenti e non credenti, qual è il valore della vita—, si sia abbattuta sul nostro Paese una forte ventata, speriamo passeggera, di laicismo antiecclesiastico. Oggi non sono pochi coloro che non vedono di buon occhio la presenza della Chiesa nella vita pubblica, cosicché ogni suo intervento "pubblico" è soggetto a critiche che vanno sotto la qualifica di "ingerenza" indebita della Chiesa nella vita dello Stato.
L’ambasciatore Sergio Romano ha pubblicato un pamphlet per mettere in discussione la libertà dello Stato italiano di fronte alla eccessiva libertà della Chiesa. "Mi limito a costatare che è nata in questi ultimi anni un’Italia molto diversa da quella delle generazioni postunitarie. Non la riconoscerebbero come propria i cattolici liberali, autori della legge delle Guarentigie, forse la migliore fra quelle approvate dalle democrazie europee sui rapporti fra lo Stato e la Chiesa. Non la riconoscerebbe Benito Mussolini, deciso a usare la Chiesa e il cattolicesimo italiano per un progetto nazionale e imperiale. Non la riconoscerebbero Sturzo e De Gasperi, sempre attenti a difendere l’indipendenza civile dei cattolici e le prerogative dello Stato. Non la riconoscerebbe Bettino Craxi, promotore di un Concordato che ebbe il merito di limitare il potere della Chiesa sulla società italiana".
Non si può neppure negare che, mentre non si osa parlare male di altre religioni, come l’ebraismo o l’islam, ci si sente invece autorizzati a criticare con durezza davvero eccessiva la Chiesa cattolica ogni volta che, in una maniera o in un’altra, entra nella vita pubblica italiana.
A proposito dell’udienza che Benedetto XVI ha concesso alla delegazione del Partito Popolare Europeo, Paolo Flores D’Arcais ha criticato questo gesto ritenendolo un’inammissibile interferenza nella vita politica italiana e uno spot inverecondo con cui la Santa Sede intende sanzionare la riduzione della nostra Repubblica laica a protettorato clericale. Floris "di fronte all’esplicita e solennemente reiterata volontà di Santa Romana Chiesa, di piegare la legislazione civile alla propria morale particolare", invita i cattolici "a manifestare una chiara presa di distanza, per non mostrare una forma di doppiezza nei confronti delle regole democratiche. Non si può dichiarare lealtà ai principi della democrazia liberale, e coltivare intanto la riserva mentale che dichiara illegittimo ogni parlamento che legiferi in contrasto con la legge naturale".
Un fatto colpisce particolarmente. Oggi la religione cristiana è perseguitata in alcuni Stati, oppure le è severamente impedito non solo di predicare il Vangelo, ma anche di compiere il più semplice gesto religioso. Di eventi di questo genere, che mettono in questione la libertà "religiosa", nella stampa italiana non sempre si parla o si fanno soltanto rapidi accenni di natura cronachistica, senza che spesso siano espresse condanne formali su di essi. Questa situazione è stata denunciata da Antonio Socci che ha parlato di cattolici dimenticati: "Tante volte i mass media hanno fatto clamorose campagne a favore di questo o quel condannato a morte negli Stati Uniti. E’ giusto combattere questa battaglia sempre, anche per i cristiani innocenti, condannati a morte ingiustamente da un sistema giudiziario iniquo, in un regime di discriminazione e di violenza islamica. Ma sembra che i media non vogliano sprecar fiato e inchiostro. Forse non vogliamo essere disturbati nel nostro sonno, dalle grida disperate degli oppressi?".
Non si difendono i diritti di libertà religiosa ma, come fa notare Ernesto Galli della Loggia "basta dare un’occhiata anche distratta agli scaffali di una libreria per accorgersi della moltiplicazione negli ultimi anni dei libri che in un modo o nell’altro manifestano un atteggiamento polemico nei confronti della sfera religiosa e della Chiesa cattolica in particolare. A parte il dato quantitativo, che è pure inedito e rilevante, mi sembra più inedito e rilevante il tono che circola". Armando Torno ha rilevato che si stanno ripubblicando testi di autori del secolo XVIII, atei e illuministi. Così è da poco uscito il volume Philosophes sans Dieu, curato da G. Mori e A. Mothu, che riunisce testi atei clandestini del Settecento. E’ in traduzione presso l’UTET il Sistema della Natura del Barone d’Holbach, una vera e propria "Bibbia dell’ateismo", pubblicata a Londra nel 1770. In tali volumi sono prese di mira, in particolare, le prove dell’esistenza di Dio e l’immortalità dell’anima. Anche il codice da Vinci con il suo castello di falsità e menzogne risponde a questa diabolica regia.

("Benevento — La libera voce del Sannio" n.11/ del 9/6/2006)


Un libro e un'attrice

Una folla incontenibile ha assiepato l’11 maggio l’Auditorium Giovanni Paolo II del Seminario Arcivescovile per la presentazione del mio ultimo libro "Il cammino della speranza: itinerario ecclesiale tra testimonianza e profezia" e la testimonianza della notissima attrice Claudia Koll. La recente pubblicazione, con la prefazione del cardinale Renato Raffaele Martino, raccoglie gli atti che hanno condotto la Chiesa beneventana attraverso un intenso itinerario culturale-spirituale-pastorale sulle orme dei grandi testimoni della speranza in terra sannita: il protovescovo San Gennaro, l’evangelizzatore della Polonia San Benedetto da Benevento ed il frate delle stimmate San Pio da Pietrelcina.
La storia dimostra che la Chiesa di Benevento può essere giustamente definita la città della testimonianza per il martirio cruento di alcuni suoi figli (Gennaro a 1700 anni dal martirio e Benedetto a 1000 anni dal martirio) e quello incruento di Francesco Forgiane che ha versato goccia a goccia tutto il suo sangue immolandosi sull’altare della volontà di Dio realizzata in ogni situazione. Il volume raccoglie gli interventi di relatori illustri che oltre ad essere grandi maestri sono insieme formidabili testimoni: Oreste Benzi, Pierino Galeone, Zenon Grocholewski, Sabino Palumbieri, la comunità di Nomadelfia, Luigi Renzo, Lorenzo Saraceno, Mario Pedicini, Angelo Montonati, i grandi cantori della devozione alla Madonna in terra sannita, gli esperti della storia-tradizione-culto-arte riguardanti San Gennaro, i testimoni dell’amore (Giovanni Paolo II) e della verità (Benedetto XVI), Annibale Pizzi, Angelo Comastri, Renato Martino e Claudia Koll. Una ricchezza di contenuti e messaggi da non disperdere dopo tanto lavoro.
Nella prefazione il card. Martino afferma: "Sono convinto che l'Occidente soffra di una grave crisi culturale e che questa crisi rischi di  toccare, se non la dottrina, la predicazione della Chiesa cattolica. E poiché, né per laici né per credenti, c'è Occidente senza cristianesimo, ritengo che il cristianesimo contribuisca in maniera decisiva a curare la sofferenza dell'Occidente. La Chiesa non deve temere scelte forti e decisive. Il timore delle scelte può indurre i cristiani a pensare che, se il cristianesimo comporta oneri gravosi, allora è meglio affievolire la fede, indulgere al dialogo a qualunque costo o abbassare la voce piuttosto che rischiare un conflitto. Ma il cristiano debole, come il pensatore debole, alla fine, diventa un cristiano arrendevole".
Dopo la presentazione del libro la testimonianza dell’attrice Claudia Koll ha letteralmente catturato l’attenzione dei presenti e soprattutto dei tantissimi giovani intervenuti. La Koll con linguaggio pacato, umile, semplice e convincente ha raccontato la sua storia personale e l’intensa attività artistica nel mondo del teatro, del cinema e della televisione. Una storia travagliata e confusa fatta di fragilità, vizi e insoddisfazioni, fino alla ricerca di un Dio smarrito lungo i sentieri della superficialità. Il desiderio di un serio cammino di conversione e l’approdo felice alla Bibbia, al Rosario, alla Divina Misericordia, all’Eucaristia quotidiana ed il bisogno urgente di servire Cristo presente nei poveri e nei sofferenti, soprattutto in Africa. Un intenso itinerario di preghiera e carità che diviene ora testimonianza al servizio dell’evangelizzazione. Tra i tanti avvenimenti, il più toccante, il ricordo della nonna non vedente che con la sua fede semplice e convinta diviene testimone di luce e di speranza per la piccola Claudia che anche nel buio della notte rimane legata alla nonna attraverso un tenue filo di lana che unisce i due polsi. La delicatezza di una presenza che ama senza imporsi.

("Benevento — La libera voce del Sannio" n.10/ del 26/5/2006)


 

Monsignor Andrea Mugione
è il nuovo Arcivescovo Metropolita di Benevento

È S.E.Mons. Andrea Mugione il 107° successore del protovescovo Gennaro sulla Cattedra beneventana. Lo ha scelto come Pastore per la terra sannita il Santo Padre Benedetto XVI. Mons. Mugione è nato a Caivano, provincia di Napoli e diocesi di Aversa, il 9 novembre 1940. Ha dunque 65 anni e potrà rimanere alla guida della Chiesa metropolitana di Benevento almeno per 10 anni. Ha compiuto gli studi medi e ginnasiali nel Seminario diocesano di Aversa. Al Pontificio Seminario Regionale di Salerno ha frequentato il liceo classico e i corsi di filosofia e teologia. Successivamente si iscrisse alla Pontificia Facoltà di Posillipo conseguendo il dottorato in teologia dogmatica, svolgendo la tesi "Cristo luce: nei trattati di Sant’Agostino sul Vangelo di Giovanni". Ha ricevuto l’ordinazione sacerdotale per le mani di Mons. Antonio Cece il 28 giugno 1964 nella cattedrale di Aversa. E’ stato vicerettore e insegnante di storia dell’arte del Pontificio Seminario Regionale di Salerno. Nel decennio 1968-1978 è stato missionario in Venezuela in qualità di viceparroco nella parrocchia di Santa Lucia in Yaritagua, Stato di Yaracuy, in diocesi di San Felipe, dove era parroco un suo zio.
Oltre all’attività pastorale ha insegnato filosofia, psicologia, storia dell’arte, religione, lingua inglese e spagnola nel liceo magistrale della predetta parrocchia. Al suo rientro in diocesi fu nominato direttore spirituale in seminario (1978-1982); parroco a San Michele in Casapozzano di Orta Atella (1980-1983) e poi parroco a San Michele Arcangelo nella città di Aversa (1983-1986). Dal settembre 1986 è stato rettore del Seminario di Aversa e docente di teologia morale e dommatica nell’Istituto diocesano di Scienze Religiose "San Paolo" in Aversa. E’ stato inoltre professore di religione nelle scuole superiori della città, direttore del centro missionario diocesano, membro del Consiglio Presbiterale e Cappellano delle carceri di Aversa. E’ stato eletto vescovo di Cassano allo Jonio il 17 marzo 1988 e consacrato nella cattedrale di Aversa dal Cardinale Bernardin Gantin, Prefetto della Sacra Congregazione per i Vescovi, conconsacranti Mons. Giuseppe Agostino, Presidente della Conferenza Episcopale Calabra e Mons. Giovanni Gazza, vescovo di Aversa. Promosso alla sede arcivescovile di Crotone e Santa Severina il 12 novembre 1998, prendendo possesso dell’arcidiocesi il 31 gennaio 1999. E’ inoltre segretario della Conferenza Episcopale Calabra e segretario della Commissione Italiana per la Cooperazione Missionaria tra le Chiese. Il nuovo Pastore della Chiesa beneventana è anche membro dell’Istituto Gesù Sacerdote (Famiglia Paolina) fondato dal beato Giacomo Alberione. In questo istituto cominciò il noviziato il 16 novembre 1984 ed emise la professione perpetua il 18 ottobre 1991.
Dopo l’annuncio ufficiale dato il 3 maggio dall’Arcivescovo emerito, nei prossimi giorni sarà possibile sapere la data dell’ingresso in Benevento di Mons. Andrea Mugione che nel suo stemma episcopale porta il motto "Communio et Missino", comunione e missione, per una Chiesa unita al suo interno e proiettata sul mondo da rievangelizzare.

("Benevento — La libera voce del Sannio" n.9/ del 12/5/2006)


Il vescovo sentinella di Dio

Il Vescovo servitore del Vangelo di Gesù Cristo per la speranza del mondo. Si presenta proprio con questo tema il Sinodo mondiale dei Vescovi.
Nei giorni scorsi l’ufficio centrale di statistica della Chiesa ha presentato a Papa Benedetto XVI l’Annuario pontificio 2006 che permette uno sguardo d’insieme sulla Chiesa cattolica. Rispetto al 2003 sono dodici milioni in più i fedeli nei cinque continenti. Di fronte a una popolazione mondiale di oltre sei miliardi, i cattolici sono più di un miliardo. I sacerdoti sono oltre 405 mila, di cui circa 270 mila diocesani. I diaconi permanenti più di 32 mila. I candidati al sacerdozio circa 113 mila. I Vescovi, successori degli apostoli, sono poco più di quattromila, di cui circa 2500 con la responsabilità di una diocesi, altri mille titolari di un ufficio e quasi novecento emeriti, cioè in pensione. In media c’è un Vescovo diocesano ogni 170 preti, ma è chiaro che vi sono Vescovi con mille preti e altri con cinquanta.
Qualcuno ha simpaticamente affermato che una diocesi senza vescovo è come una bicicletta senza manubrio. Ma chi è il Vescovo? E’ prima di tutto un cristiano, figlio di Dio, un battezzato chiamato a seguire Cristo sulla via del Vangelo. Lo diceva anche sant’Agostino, quando affermava: sono Vescovo per voi, cristiano con voi. Dunque un uomo con le virtù e i difetti di tutti i viventi sulla terra, con le speranze e le delusioni, con i sogni e le paure, con i suoi progetti e le sue ricorrenti difficoltà. E’ successore di quei Dodici scelti da Gesù, con i poteri, i compiti e le responsabilità dei primi Dodici. Nella Chiesa è capo, maestro, pastore e soprattutto padre. Dev’essere un dispensatore d’amore. La gente ha il diritto di essere amata dal Vescovo perché non ha bisogno dell’inopportuna cortesia, ma solo di verità, semplicità e amore sincero per crescere nella fede e testimoniarla con coraggio.
Il Vescovo è maestro della fede, servitore della verità e sentinella di Dio: Vescovo infatti vuol dire sorvegliante, ossia colui che sta in alto, vede da lontano, per scorgere il nemico e dare l’allarme per la difesa. Deve incoraggiare ed elogiare quando tutto va bene, ma deve anche richiamare e correggere … anche se questo è un compito ingrato. Il popolo ha diritto alla verità e dev’essere tutelato e difeso perché lupi rapaci non entrino a turbare il gregge.
Come Gesù, anche il Vescovo ha il suo Getsemani, ove, mentre gli apostoli dormono e i nemici tramano, egli prega ed offre a Dio il sacrificio della propria vita. E’ servo e messaggero del Signore, perciò deve aiutare tutti a riprendere il cammino della speranza, anche quando il suo cuore è un pozzo di dolore in cui ognuno ha il diritto di rovesciare la sua porzione. La speranza cristiana nasce dalla tribolazione e produce pazienza. Tenere viva la speranza: è questo il dovere del Vescovo perché il nostro Dio è Dio della speranza. Dal sepolcro vuoto il Risorto fa partire la speranza effondendo sulla Chiesa lo Spirito Santo che, dai Dodici si comunica ad ogni Vescovo, il quale, con la forza della profezia, grida: per amore del mio popolo non tacerò! Anche a costo di farsi nemici o di turbare il sonno dei potenti di turno.
I preti poi, sono i veri fratelli ed i primi collaboratori del Vescovo, hanno bisogno di essere amati, seguiti, accompagnati, difesi e sostenuti nelle difficoltà perché non si scoraggino. Il prete cerca il Vescovo, vuol sentirselo vicino nella gioia e nel dolore. Per questo il Vescovo è padre e madre di tutti.
Quanto è difficile, allora, la missione del Vescovo! Eppure, non è impossibile, quando sul faticoso cammino di responsabilità veglia la Regina degli Apostoli, immagine perfetta del servizio e del dono. La Vergine Maria offre al Vescovo, insieme alla sua protezione, l’esempio della fede, della pazienza e della contemplazione.
Nell’economia della salvezza Maria non è il centro, il centro è Cristo, ma è centrale, perciò a partire dal Cenacolo Maria svolge nella Chiesa un ruolo insostituibile. Sulla Croce Gesù affidò la Madre a Giovanni e l’Apostolo a Maria: Ecco tua madre! Ecco tuo figlio! Per il popolo di Dio e per i sacri pastori, la madre di Gesù brilla quale segno di sicura speranza e di consolazione, fino a quando non verrà il giorno del Signore (LG 68).

("Benevento — La libera voce del Sannio" n.8/ del 21/4/2006)


La nostra Pasqua

Alla Pasqua di Dio deve affiancarsi la Pasqua dell’ uomo.
S. Paolo esorta: "Purificatevi dal vecchio fermento per essere una nuova pasta" (1Cor 5,7). L’espressione dell’Apostolo rimanda ad un’usanza ebraica. Il giorno precedente la Pasqua, la donna ebraica, rovistava tutta la casa facendovi sparire ogni più piccolo frammento di pane fermentato, così da celebrare la festa soltanto con il pane azzimo. Anche nelle case cristiane, soprattutto nelle campagne, fino ad alcuni anni fa, la tradizione prevedeva la grande pulizia pasquale, eliminando tutto ciò che vi era di rotto o vecchio nelle stoviglie e altre cose, perché per Pasqua tutto fosse nuovo e integro. S.Paolo trae spunto dall’usanza ebraica per illustrare le implicazioni morali della Pasqua cristiana. Il credente deve perlustrare la casa del suo cuore e distruggere tutto ciò che appartiene al vecchio regime del peccato e della corruzione per celebrare la festa "con azzimi di sincerità e di verità" (ib. 5,8). I Padri definivano la Pasqua un "passaggio" dai vizi alle virtù, dalla colpa alla grazia. C’è dunque una "pulizia pasquale" del cuore e della vita che tutti siamo invitati ad operare per entrare davvero nella luce della Pasqua. Cristo resuscitato dai morti ci invita a "camminare in una vita nuova", come gente che, nella speranza, è già risorta. Ci salva la Pasqua di Cristo, cioè la sua immolazione e resurrezione. Ma la Pasqua di Cristo non è efficace per noi se non diventa la "nostra Pasqua". L’impegno morale e ascetico non è la causa della salvezza, deve però esserne l’effetto.
Uscire dunque dal peccato e purificarci dal fermento dell’uomo vecchio: tutti abbiamo bisogno di compiere questo "passaggio".
I peccati sono come le eruzioni esterne che un vulcano provoca dal focolaio sotterraneo del peccato che "abita in me" (Rm 7,179). Non basta tagliare i rami, occorre mettere la scure alla radice. Per sradicare la gramigna bisogna scendere in profondità. Rompere definitivamente con il peccato. Solo chi compie quest’operazione più radicale fa veramente la Pasqua. I nostri peccati attuali, nel corso degli anni, sono caduti sul fondo del nostro cuore come tante gocce d’acqua calcarea. Ognuna vi ha depositato un po’ di calcare, un po’ di opacità, indurimento, resistenza a Dio, facendo massa con il precedente. Il più è scivolato via con le confessioni, le eucaristie, le preghiere. Ogni volta però è rimasto qualcosa di non sciolto perché il pentimento non è stato sempre totale. E così le stalagmiti son cresciute come colonne infami dentro di noi e spiritualmente ne siamo rimasti ingessati. Il cammino verso la santità è stato ostacolato. Il cuore è diventato di "pietra". Ci resta solo l’implorazione dell’Agnello di Dio che toglie i peccati del mondo, perché tolga anche il nostro peccato. Le nostre colpe hanno crocifisso Gesù. Dobbiamo sciogliere nel pianto i nostri peccati. Questo è un dono dello Spirito Santo: "Se uno non nasce da acqua e da Spirito non può entrare nel Regno di Dio" (Gv 3,5). Dopo l’acqua del Battesimo ci occorre quest’acqua della contrizione per rinascere. Da un tale pianto si esce uomini nuovi, pronti per servire Dio in modo nuovo, liberi dai ceppi del peccato: "Ecco, io ti tolgo di dosso il peccato!". Compiuto il "santo passaggio", con una salutare confessione generale dei nostri peccati, potremo far nostre le parole della liturgia pasquale ebraica e cristiana: "Egli ci ha fatti passare dalla schiavitù alla libertà, dalla tristezza alla gioia, dal lutto alla festa, dalle tenebre alla luce, dalla schiavitù alla redenzione. Perciò diciamo davanti a lui: alleluia!" (Melitone).

("Benevento — La libera voce del Sannio" n.7/ del 7/4/2006)


Pallone e prostituzione

Mancano circa tre mesi all’inizio dei mondiali di calcio. La Germania si prepara ad accogliere oltre tre milioni di tifosi nelle dodici città che ospiteranno l’evento. Lo slogan organizzativo recita "Il mondo ospite da amici". Nulla è stato trascurato per perfezionare ed affinare il mito dell’efficienza teutonica. Sono stati realizzati stadi stellari, trasporti potenziati e puntualissimi, nuovi e comodi alberghi per ogni tasca, programmi culturali, cortesia e disponibilità. Ma i tifosi e gli appassionati troveranno ad attenderli anche un esercito di prostitute pronte a lenire la vergogna della sconfitta o ad esaltare la gioia della vittoria. La diciottesima edizione della coppa del mondo di calcio batterà ogni record in materia di meretricio. Sarà una vera orgia. In arrivo altre 40 mila prostitute. La Federcalcio tedesca ha respinto i numerosi inviti a dare un segnale forte contro lo sfruttamento del sesso mercenario. Nel 2001 la Germania ha legalizzato la prostituzione riconoscendola come normale attività di lavoro e trasformando le lucciole in soggetti fiscali a pieno titolo, con diritto alla mutua e alla pensione.
Secondo stime ufficiose 400 mila "lavoratrici del sesso" operano nei sedici Laender federali, con un giro di un milione di clienti al giorno e un volume di affari di circa 14 miliardi di euro all’anno. Il mondo a luci rosse ha già fiutato l’affare. Si inaugurano nuovi bordelli, per tutti il più celebre e sterminato Artemis, tremila mq su quattro piani con piscina, sauna, sale per massaggi, ristorante e cinema, aperto alcuni mesi fa a circa 1 km dall’Olympiastadion di Berlino. La più grande casa chiusa d’Europa. Ma i luoghi come Artemis, dove tutto è in termini di legge, non bastano. Neppure il più grande mercato europeo dell’antico mestiere sembra in grado di soddisfare il plus di utenza che si verificherà durante le quattro settimane dei mondiali. Almeno 40 mila nuove professioniste sbarcheranno in Germania in vista del nove giugno, data d’inizio dei campionati. E tutte gestite da sfruttatori senza scrupoli o da centrali internazionali del traffico di esseri umani. La mobilitazione del movimento femminista, dei cattolici e dei protestanti ha trovato scarso riscontro. Il Senato di Berlino prevede la distribuzione gratuita di 100 mila profilattici, accompagnati da un volantino con dieci regole di buona condotta per i clienti: siate cortesi, lavatevi, non bevete troppo, ecc. La illegalità può serenamente dormire in pace.
La storia dice che la prostituzione è la più antica delle professioni ma non si riscontra presso i popoli etnologicamente più antichi. Nella tipica forma commercializzata ha avuto origine e si è sviluppata in civiltà progredite e complesse. Presso i popoli del vicino Oriente e del bacino mediterraneo esisteva la prostituzione sacra. Probabilmente risalgono a Solone (600 a.C.), in Grecia, le prime regolamentazioni delle case commerciali di prostituzione, dette "dicteria" o "bordelli", alcune lussuose per clienti di classi sociali elevate, altre economiche per la clientela meno benestante. A Roma, inizialmente, le prostitute appartenevano alla classe più bassa (prostibula), dopo la seconda guerra punica (218-201 a.C.) cominciarono a diffondersi le cortigiane (meretrices). Dopo l’avvento del cristianesimo alcuni imperatori (Teodosio e Giustiniano) emanarono leggi severe contro i lenoni, sfruttatori della prostituzione che erano arrivati a prostituire bambine al di sotto dei dieci anni. Oggi il fenomeno della prostituzione è dilagante per via delle prostitute clandestine che sfuggono ad ogni controllo o regolamentazione. Il fenomeno è diffuso ovunque ed implica un colossale giro d’affari. Il generale clima di edonismo favorisce l’attività prostituiva, contro ogni normativa legale. L’etica cristiana ha sempre condannato la prostituzione come morale, perché implica l’attuazione della genitalità al di fuori del rapporto affettivo e definitivo dei coniugi, oltre la degradazione delle persone che vendono il proprio corpo e di coloro che riducono la soddisfazione sessuale a sfogo solamente fisiologico-sensoriale.
Per la condanna si aggiungono anche altre ragioni: il peccato di adulterio, l’uso di contraccettivi e la disponibilità all’aborto. Va promosso l’intervento culturale per una prevenzione etico-sociale del fenomeno. Occorre recuperare il senso autentico della sessualità umana. Meritano difesa e attenzione le associazioni che lavorano a favore della gioventù e delle ragazze madri e mirano al recupero delle persone socialmente emarginate. La civiltà cristiana europea giunge inesorabilmente al tramonto. Solo la nuova evangelizzazione può ridare ossigeno e speranza alla civiltà dell’amore, capace di coniugare indissolubilmente eros ed agape in un’ascesi che rende felice e procura felicità perché l’eros senza oblatività genera unicamente schiavitù.

("Benevento — La libera voce del Sannio" n.6/ del 24/3/2006)


Quaresima e digiuno

La Quaresima è un tempo liturgico "forte", caratterizzato dall’intensificarsi della preghiera e della penitenza, che ci prepara a celebrare il mistero della Redenzione, la Pasqua. Essa è anche il "tempo sacramentale" della conversione continua cui è chiamato ogni cristiano affinché giunga, come dice san Paolo agli Efesini, "alla piena maturità del Cristo" (Ef 4,13). Nei tempi antichi, la quaresima, era il tempo in cui si faceva più intenso il cammino d’iniziazione per i catecumeni, con le sue tappe fatte di scrutini, preghiere, consegna del Simbolo di fede e del Padre nostro. Questo cammino si concludeva nella notte di Pasqua, con la celebrazione dei tre sacramenti dell’iniziazione: battesimo, cresima, eucaristia.
Sappiamo che già nei primi secoli, in molte Chiese si digiunava il venerdì e il sabato Santo. Il digiuno pasquale si estese poi a più giorni precedenti la Pasqua fino a che si giunse ai quaranta giorni. Il nome quaresima viene appunto da Quadragesima, cioè, quaranta giorni. A giustificazione del numero quaranta occorre ricordare i quaranta giorni del diluvio, i quaranta anni durante i quali il popolo d’Israele vagò nel deserto per essere purificato da Dio e poter così entrare nella terra promessa (Num 14,33). Mosè, si trattenne quaranta giorni sul Sinai prima di ricevere le tavole della legge (Es 24,18). Gesù stesso digiunò nel deserto per quaranta giorni e quaranta notti in preparazione alla sua missione. Il digiuno e l’astinenza sono le pratiche più caratteristiche di questo tempo, ma non sono l’unico mezzo per prepararsi alla Pasqua. S. Agostino, infatti, insiste che al digiuno va aggiunto il fervore della preghiera, l’umiltà, la generosità nell’elemosina, il perdono delle offese e la pratica delle opere di pietà e di carità.
Lo Spirito Santo, che ha condotto Gesù nel Deserto (Lc 4,1), guida la Chiesa, perché tutti i suoi figli, possano celebrare, con la Pasqua di Cristo, la loro rinascita e la loro piena assimilazione al Risorto. Quest’azione purificatrice dello Spirito suppone il nostro attivo coinvolgimento nel cammino di ascesi, che è rinuncia ai propri egoismi; mortificazione intesa come nostra partecipazione alla morte di Cristo, facendo morire in noi ciò che appartiene all’uomo vecchio; silenzio interiore ed esteriore, per far posto alla Parola di Dio.
Il Mercoledì delle Ceneri, inizio del tempo quaresimale, e il Venerdì Santo, in memoria della Passione e Morte di Nostro Signore Gesù Cristo, sono giorni di digiuno e di astinenza dalle carni.
Gli altri venerdì di Quaresima sono pure giorni di astinenza dalle carni. Negli altri venerdì dell’ anno non si fa stretto obbligo di astenersi dalle carni, lasciando ai fedeli la libertà nella scelta di altra opera di penitenza, in sostituzione di tale obbligo (atto di carità spirituale o corporale, lettura di un brano della Sacra Scrittura, esercizio di pietà, rinuncia ad uno spettacolo, atto di mortificazione).
E’ tenuto all’astinenza: chi ha compiuto 14 anni.
Sono tenuti al digiuno: quanti hanno compiuto 21 anni fino ai 60 anni incominciati.
La legge del digiuno: obbliga a fare un unico pasto durante la giornata, prendendo, se necessario, un po’ di cibo al mattino e alla sera.
La penitenza è mezzo e segno di perfezione e di santità per imparare da Cristo il distacco da se stessi e dai beni temporali.
Il digiuno è diventato ai nostri giorni una pratica ambigua. Oggi esiste un digiuno politico-sociale con lo sciopero della fame, un digiuno igienico-ideologico gradito ai vegetariani, un digiuno patologico nel segno dell’anoressia, un digiuno estetico per mantenere la linea e un digiuno imposto dalla necessità per milioni di esseri umani che muoiono di fame. Il nostro digiuno ha una motivazione esclusivamente religiosa e raggiunge i seguenti frutti: il dominio di sé, il sacrificio da offrire a Dio, la rinuncia personale per aprire il cuore alla generosità verso i fratelli più bisognosi e il riconoscimento del primato di Dio sulle cose. E’ giunto il tempo di digiunare soprattutto dal mondo, dal chiasso, dalle immagini violente e sensuali, dal fumo, da alcolici e superalcolici perché tutti abbiamo un’anima da curare e una libertà da custodire. Il deserto quaresimale privilegiando il silenzio e la meditazione diventa il tempo opportuno per la preghiera, il digiuno e la carità. E’ un cammino interiore per ritrovare la via del cuore.

("Benevento — La libera voce del Sannio" n.5/ del 10/3/2006)


Dodici neo-laureati onorano Montecalvo irpino

La redazione di Disputationes Pompilianae, la rivista di approfondimento storico-culturale nata nel segno di San Pompilio Maria Pirrotti, ha promosso una nuova brillante iniziativa. Il 28 gennaio 2006, presso la chiesa parrocchiale di San Bartolomeo Apostolo in Montecalvo Irpino, si è tenuta la manifestazione "Ad Honorem Terrae Montis Calvi", pubblico riconoscimento per i giovani di Montecalvo che, con il conseguimento della laurea nell’anno 2005, hanno recato lustro alla propria terra. In occasione del 116° anno dalla Beatificazione di San Pompilio, avvenuta il 26 gennaio 1890 ad opera di Papa Leone XIII, e nel giorno dedicato a San Tommaso d’Aquino, Dottore della Chiesa, la redazione ha voluto rendere omaggio ai neo dottori della cittadina di Montecalvo. La serata ha visto il contributo dell’Università degli Studi del Sannio, con la prestigiosa partecipazione del Magnifico Rettore Prof. Ing. Aniello Cimitile e dell’Istituto Superiore di Scienze Religiose di Benevento, onorevolmente rappresentato dal Prof. Davide Nava e da Mons. Pasquale Maria Mainolfi.
La manifestazione ha avuto inizio con il solenne ingresso dei laureati e dei relatori, preceduti dal gonfalone della Parrocchia San Pompilio Maria Pirrotti; dopo l’ascolto dell’Inno nazionale e la presentazione dell’iniziativa il rappresentante della redazione, Antonio Cardillo, ha lasciato la parola ai tre relatori che sono intervenuti, con la dovuta proprietà, su temi di grande attualità. Mons. Mainolfi ha ricordato il grande insegnamento di San Tommaso d’Aquino e le ragioni della nostra speranza che affondano nel mistero di Dio che è amore le loro radici; il prof. Nava ha incantato la platea con un convincente discorso sulla fede e la ragione come due ali della speranza; infine il Rettore, rivolgendosi direttamente ai neo laureati, li ha esortati ad essere protagonisti nel mondo, spronandoli all’attività intellettuale, ha suggerito di impegnarsi per arrivare alla conquista del nuovo secolo. Conquista che può avvenire con la cultura, la conoscenza ma anche con una dose indispensabile di sensibilità e passione. Ricordando, poi, la Giornata della Memoria, ha sottolineato come la responsabilità dello sterminio degli ebrei sia dell’Europa intera. Nessuno escluso. Responsabilità imputabili alla gente normale, alle istituzioni, al mondo religioso ed a quello della cultura. Insomma l’Europa, secondo il Magnifico Rettore, deve partire dalla riflessione su quel grande crimine per costruire un futuro che sia aperto anche ai Paesi sottosviluppati del Terzo mondo. Questo è possibile solo attraverso la società della conoscenza, quindi conquistare questo secolo significa evitare che si possano ripetere le persecuzioni come quelle naziste o staliniste: "La conoscenza sarà sempre di più uno strumento di produzione di ricchezza ma attenzione, può anche produrre nuovi squilibri. Bisogna puntare tutto sulla formazione e sull’alta formazione dei nostri giovani. A loro va detto di avere fiducia nella scienza e nella tecnica. In questo possiamo portare un contributo positivo a quelle popolazioni che alla ricchezza della conoscenza ancora non arrivano".
A conclusione degli interventi si è aperta la seconda parte della serata, in cui ogni laureato, dopo una breve presentazione della propria tesi di laurea, ha ricevuto dalla redazione di Disputationes Pompilianae, per mano del Magnifico Rettore, l’attestato "Ad honorem Terrae Montis Calvi" e ha consegnato ufficialmente una copia della tesi. Il riconoscimento è stato dato a Carlo Cavotta laureato in Giurisprudenza presso l’Università di Perugia, Pompilia Tedesco laureata in Giurisprudenza presso l’Università di Benevento, Lucia Chiancone laureata in Psicologia presso La Sapienza di Roma, Antonio Gliatta laureato in ingegneria civile alla Federico II di Napoli, Giuseppe Cristino laureato in scienze della mediazione culturale all’Università di Chieti-Pescara, Federica Bellucci laureata in Architettura presso l’Università di Firenze, Nicola Fioriello laureato in Economia e Commercio presso l’Università di Torino, Vincenzo Mastantuono laureato in Economia del Turismo all’Università di Bologna, Antonella Capozzi laureata in Scienze Biologiche alla Sapienza di Roma, Angelo Ruccio laureato in Ingegneria Meccanica alla Federico II di Napoli, Natascia Fonzone laureata in Sociologia all’Università di Salerno e Maria Luisa Goldoni laureata in Economia e Commercio all’Università del Sannio.
La manifestazione si è conclusa con le rituali foto di gruppo, sulle note dell’Inno alla Gioia di Schiller, tratto dalla nona sinfonia di Beethoven, in un anelito europeista simmetricamente legato all’inno nazionale eseguito precedentemente. Le tesi di laurea consegnate sono state depositate nell’archivio di Disputationes Pompilianae, appositamente costituito per conservare i lavori accademici dei montecalvesi e tutte le tesi che trattano argomenti riguardanti la piccola cittadina, patria di San Pompilio. L’archivio potrà essere consultato da tutti coloro che ne vorranno attingere a vario titolo.

("Benevento — La libera voce del Sannio" n.4/ del 18/2/2006)


Bere alla fonte per diventare sorgente

La prima Enciclica di Benedetto XVI: Deus caritas est

Bere a piene mani alla fonte zampillante della verità e provarne un indicibile godimento spirituale, questa è la sensazione avvertita nel leggere attentamente la prima enciclica di Benedetto XVI all’indomani della pubblicazione.
Enciclica, dal greco enkyklosis,è la lettera circolare inviata in tutto il mondo. Questo nome venne dato ufficialmente da Benedetto XIV nel 1740, al primo documento del suo pontificato. Le prime parole del testo, nella versione ufficiale della lingua latina, compongono il titolo del documento. Un’enciclica, benché priva del carattere di definizione ex cathedra, vincola i fedeli all’obbedienza. Secondo i calcoli effettuati, questa di Benedetto XVI è la 294esima enciclica della Chiesa cattolica. La Deus caritas est porta la data del 25 dicembre 2005 ed è stata pubblicata il 25 gennaio 2006. E’ indirizzata ai vescovi, ai presbiteri e ai diaconi, alle persone consacrate e a tutti i fedeli laici. E’ suddivisa in due parti e si articola in 42 numeri: la prima su "L’unità dell’amore nella creazione e nella storia della salvezza", legge il tema sotto il profilo della teologia, della storia e della esperienza umana; la seconda parte su "Caritas - L’esercizio dell’amore da parte della Chiesa, quale comunità d’amore", di taglio più pastorale, sottolinea le forme nelle quali concretamente nella Chiesa la carità è stata attualizzata. L’introduzione presenta il tema dell’amore come centro della fede cristiana a partire dalle parole della Prima Lettera dell’evangelista Giovanni che suggeriscono il titolo dell’enciclica: "Dio è amore; chi sta nell’amore dimora in Dio e Dio dimora in lui" (1 Gv 4,16) qui, il Papa afferma: "All’inizio dell’essere cristiano non c’è una decisione etica o una grande idea, bensì l’incontro con un avvenimento, con una Persona, che dà alla vita un nuovo orizzonte e con ciò la direzione decisiva"; indica il fondamento biblico del precetto dell’amore di Dio e del prossimo nel libro del Deuteronomio (6,4-5), del Levitico (19,18) e del Vangelo di Marco (12, 29-31); sottolinea l’attualità dell’argomento, "in un mondo in cui al nome di Dio viene a volte collegata la vendetta o perfino il dovere dell’odio e della violenza"; spiega la struttura in due parti: la prima sui dati essenziali dell’amore di Dio e dell’amore umano, la seconda sull’esercizio ecclesiale del comandamento dell’amore per il prossimo; infine dichiara lo scopo: "Suscitare nel mondo un rinnovato dinamismo di impegno nella risposta umana all’amore divino". Nella conclusione il Papa invita a guardare ai Santi che hanno esercitato la carità in modo esemplare divenendo modelli insigni di carità sociale per tutti gli uomini di buona volontà e veri portatori di luce all’interno della storia; afferma che tra i Santi eccelle Maria, la Madre del Signore, donna di speranza, donna di fede, donna che ama, grande perché non vuole rendere grande se stessa ma Dio, dimostrando che l’intima unione con Dio permette a chi ha bevuto alla fonte dell’amore di Dio di diventare egli stesso una sorgente da cui sgorgano fiumi d’acqua viva (Gv. 7, 38). Maria ci mostra che cos’è l’amore e da dove esso trae la sua origine".
In questa prima enciclica, programma del suo pontificato, Benedetto XVI, grande filosofo e teologo fa suo il motto di un altro grande teologo, San Tommaso d’Aquino: "Contemplata aliis tradere", partecipare agli altri i frutti della propria riflessione. Papa Ratzinger è convinto da sempre che la rivoluzione di Dio è l’amore e che la persona, creatura unitaria, fatta di corpo e anima, è chiamata dal Creatore all’amore, per ricevere e donare amore, un amore da vivere in modo maturo fino alla sua vera grandezza. L’enciclica risulta così un inno alla bellezza ed unisce mondo greco, ebraico e cristiano. Il Papa sa che la parola amore non ha più un significato univoco ma equivoco, perciò passa in rassegna, con grande capacità interpretativa, il valore semantico dei termini greci relativi all’amore, eros-philia-agape e realizza un confronto dialettico con la cultura contemporanea invitando a cogliere l’essenziale della vita, se si vuole essere felici. E’ una proposta per ritrovare il senso dell’esistenza che vada oltre l’effimero, è un programma per assumere uno stile di vita che permetta di riconoscere e mantenere la propria identità. Il volto di Dio nella Bibbia è quello di un amore appassionato che perdona attraverso un’affascinante storia d’amore con Israele, il popolo dell’alleanza. Soprattutto i profeti Osea ed Ezechiele hanno descritto questa passione di Dio per il suo popolo con ardite immagini erotiche. Il rapporto Dio — Israele viene illustrato mediante le metafore del fidanzamento e del matrimonio. Un amore così grande da rivolgere Dio contro se stesso, il suo amore contro la sua giustizia. Nel mistero della Croce, Dio ama tanto l’uomo che, facendosi uomo Egli stesso, muore e con il Suo sacrificio riconcilia giustizia e amore. Il fianco squarciato del Crocefisso permette la contemplazione dell’amore vero che in Cristo dà carne e sangue ai concetti ed indica all’uomo la strada del suo vivere e del suo amare: è il cammino del chicco di grano che cade nella terra e muore e così porta molto frutto. Dio continua ad amarci per primo e per questo anche noi possiamo rispondere con l’amare: l’amore può essere dunque comandato, perché prima è stato donato. Amore di Dio e amore del prossimo sono inseparabili, sono un unico comandamento, entrambi però vivono dell’amore preveniente di Dio che ci ha amati per primo. L’amore è "divino" perché viene da Dio, ci unisce a Dio e si trasforma in dono per i fratelli. Dice infine il Papa: "Spesso non ci è dato di conoscere il motivo per cui Dio trattiene il suo braccio invece di intervenire". Del resto, Egli neppure ci impedisce di gridare, come Gesù in croce: "Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?" (Mt 27,46). Sant’Agostino offre però a questa nostra sofferenza la risposta della fede: "Si comprehendis, non est Deus", se tu lo comprendi, allora non è Dio. Un fatto è certo: Dio non è impotente, Dio non dorme. Pur immersi nella complessa e drammatica vicenda della storia, siamo saldi nella certezza che Dio è Padre e ci ama, anche se il suo silenzio rimane incomprensibile per noi. Dice un proverbio ebraico: "L’uomo pensa, Dio sorride", perché per Dio mille anni sono come un giorno solo! La speranza non viene meno neanche dinanzi all’apparente insuccesso. La speranza genera pazienza, la pazienza si trasforma in umiltà che accetta il mistero di Dio e si fida di Lui anche nell’oscurità: fede, speranza e carità camminano così, sempre insieme. La certezza che Dio è amore trasforma la nostra impazienza e i nostri dubbi nella sicura speranza che Dio tiene il mondo nelle sue mani e che nonostante ogni oscurità Egli vince. Anche Virgilio nelle Bucoliche afferma: Omnia vincit amor et nos cedamus amori, l’amore vince tutto e cediamo anche noi all’amore. Soprattutto noi credenti, prigionieri della speranza che non delude, siamo chiamati ad offrire ad una cultura malata di penuria di speranze la testimonianza della sola speranza che non delude e non deluderà mai.

("Benevento — La libera voce del Sannio" n.3/ del 7/2/2006)


Libertà e laicità

La Chiesa cattolica in Italia sotto accusa

Dal 22 dicembre 2005 al 5 gennaio 2006 l’Eurispes ha realizzato un sondaggio tra la popolazione italiana ove emerge che la religione cattolica resta uno dei pochi collettori identitari della nazione. L’87,8 % degli italiani si dichiarono cattolici. Un dato in crescita di 8 punti percentuali rispetto al sondaggio di 15 anni fa. I dati emersi dall’indagine manifestano una crisi non della religione, ma della religiosità. Molti riconoscono l’influenza positiva della Chiesa sulla civiltà e sulla cultura, ma non hanno interesse per la fede cristiana. Per questi bisognerebbe parlare di "cristianismo", perché il "cristianesimo" mostra invece interesse per il Cristo vivo più di quanto la fede in Lui abbia agito sulla cultura. Papa Ratzinger più volte ha manifestato la necessità per i cristiani di coniugare il modo di vivere la fede con l’ethos pubblico e civile, confermando che la fede o ha una dimensione pubblica o si riduce a mera consolazione intimistica. Non esiste un supermarket delle morali nel quale ciascuno sceglie quella che a lui è più comoda, lasciando allo Stato il compito di svolgere funzioni di garante. Non è lo Stato a distribuire i diritti fondamentali perché questi sono iscritti nell’essere umano aldilà della sua fede religiosa e, al loro riconoscimento, si può arrivare anche per mezzo della sola ragione. Se fosse lo Stato a distribuire i diritti fondamentali, sarebbe anche autorizzato a toglierli, come è accaduto agli Stati etici, da quello terrorista di Robespierre, a quello pagano di Hitler, a quello comunista di Stalin.
Dunque gli Stati liberali e democratici hanno il compito di riconoscere e tutelare, non di creare, i diritti umani. I laicisti pensano, erroneamente, che questa sia una limitazione dello Stato. La Chiesa in verità ha il dovere di pronunciarsi sui problemi etici. Dichiara il Vaticano II: "Per volontà di Cristo la Chiesa cattolica è maestra di verità e la sua missione è di annunciare e insegnare in modo autentico la verità che è Cristo e nello stesso tempo di dichiarare e di confermare con la sua autorità i princìpi dell’ordine morale che scaturiscono dalla stessa natura umana (Dignitatis humanae, 14). Afferma Pio XII: "In materia sociale, ci sono molti gravissimi problemi riguardanti l’ordine etico, le coscienze, la salvezza delle anime e perciò non si può sostenere che essi siano estranei all’autorità e alla cura della Chiesa" (2 novembre 1954). Scrive Benedetto XVI: "La dignità dell’uomo e i suoi diritti fondamentali non vengono creati dal legislatore, ma sono iscritti nella natura stessa della persona umana e sono pertanto rinviabili ultimamente al Creatore. La dignità dell’uomo e i suoi diritti fondamentali rappresentano valori previi a qualsiasi giurisdizione statale" (15 ottobre 2005). In questo momento storico ciò che tocca i nervi scoperti del mondo laicistico è la rinnovata vitalità della Chiesa in Italia, della quale rendono conto le più recenti ricerche sociologiche e le menzionate indagini statistiche sul territorio. I laicisti si mostrano infastiditi dall’impegno della Chiesa italiana che negli ultimi anni rivendica il ruolo pubblico della religione cristiana, mentre essi vorrebbero confinarla nella sfera privata dei cittadini. Perciò è nata la questione del Crocefisso nelle scuole dello Stato, delle radici cristiane dell’ Europa, del presepe a scuola, del Concordato, ecc. Occorre però precisare che, nonostante la maggioranza degli italiani si dichiari cattolica, l’Italia non è più oggi un Paese di cattolici.
Anche in Italia, oggi cattolici si diventa e con difficoltà. Ma è altrettanto vero che la Chiesa italiana possiede e sa comunicare significati, valori, orientamenti, insegnamenti che si impongono all’attenzione anche di quanti non sono cattolici o seguono percorsi religiosi personali. Ciò vale anche per la morale cattolica. I vari sistemi di informazione appartengono ad una cultura che non dimostra la capacità di offrire senso e trasmettere certezze. Questa capacità ha dimostrato di possederla la Chiesa. Il laicismo dimostra che gli argomenti a sua disposizione sono scarsi perciò oppone il logoro e stantio tema dell’ingerenza della Chiesa nello Stato e il mito della scienza senza paletti etici. La Chiesa, inserita nella laicità e nella democrazia, è perennemente esposta a continua tensione tra la sua consapevolezza di essere depositaria e testimone della verità sull’uomo e sulla storia e il suo dovere di incarnare la sua missione nella storia e negli statuti della democrazia. Da due millenni la Chiesa è il luogo del rapporto sempre vivo e fecondo fra il Dio vivente e la nostalgia del cuore umano assetato di Lui. Da una ben definita visione del mondo derivano coerenti comportamenti morali inconciliabili con altre concezioni di vita. Il dialogo non è l’eterna mediazione, il perpetuo esercizio critico destinato a stemperarsi in un continuo compromesso ma rispetto dell’opinione altrui e coraggio nell’affermare e difendere la propria identità culturale e religiosa, per il bene della comunità. Anche il relativismo imperante ed invasivo può trasformarsi in dogmatismo insopportabile ed irrazionale. Difendiamo la sana laicità dello Stato quando la libertà non sminuisce e non opprime la fede religiosa. Scadiamo nell’arroganza del laicismo quando la libertà si accanisce contro la fede e pretende di confinarla nell’ambito del solo privato.
La forte ventata di laicismo antiecclesiastico mette la Chiesa cattolica italiana sotto accusa. Dopo il refererendum sulla procreazione medicalmente assistita, nel cui risultato si è voluto vedere una vittoria della Chiesa, si sono moltiplicati i veleni, dimenticando che si è trattato soltanto della vittoria di un valore "umano", comune a tutti, credenti e non credenti, qual è il valore della vita. Ha fatto bene il vescovo Antonio Riboldi nei giorni scorsi, quando, davanti al piccolo rom morto in un vagone ferroviario sulle braccia della mamma tra la indifferenza generale, ha affermato: "Abbiamo perduto gli occhi e siamo diventati tutti ciechi a causa del nostro egoismo, davanti a quel corpicino anche Gesù Cristo dovrebbe maledirci: ero forestiero e non mi avete ospitato, nudo e non mi avete vestito…via da me, maledetti!".

("Benevento — La libera voce del Sannio" n.2/ del 27/1/2006)