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Una
scala verso il cielo
Voci di speranza e segnali di paura ovvero quando batman
rapina la serenità
Sessualità e formazione all'amore
Un parafulmine sulla città. Madre Raffaelina Borruto
compie 102 anni
Al convegno di Verona con 206 patroni
L'alleanza tra le agenzie di senso: famiglia-scuola-Chiesa-mass
media
Istituto Superiore Scienze Religiose "Redemptor Hominis"
Maria Giuseppa Del Basso Mastracchio: un matriarcato colmo
d'amore
L'ingresso del Cardinale Sepe a Napoli
Educare alla bellezza e comunicare con i giovani
Il laicismo antiecclesiastico italiano
Un libro e un'attrice
Monsignor Andrea Mugione è il nuovo Arcivescovo Metropolita
di Benevento
Il vescovo sentinella di Dio
La nostra Pasqua
Pallone e prostituzione
Quaresima e digiuno
Dodici neo-laureati onorano Montecalvo Irpino
Bere alla fonte per diventare sorgente
Libertà e laicità
Una
scala verso il cielo

Proprio così
appare ai nostri occhi il nuovo campanile realizzato nel complesso parrocchiale
di San Gennaro in Benevento: una scala verso il cielo. Ottantacinque gradini
avvolti da una spirale che allingresso mostra un pannello dellAnnunciazione,
a cinque metri un pulpito con simbolismi eucaristici, due grandi vele
a forma di emme ed una croce dentro le cui finestre sono collocate nove
campane dedicate: allImmacolata, a San Giuseppe, ai Santi Arcangeli
Michele, Gabriele e Raffaele, ai Santi Angeli Custodi, San Gennaro, San
Giuseppe Moscati, Padre Pio, Madre Teresa di Calcutta e Giovanni Paolo
II.
La monumentale opera alta trenta metri su di un piazzale in porfido di
1500 mq vuole significare che con la sua croce divenuta gloriosa con la
resurrezione, Cristo ci ha redenti e ci ha offerto una scala che unisce
la terra al cielo grazie al fiat di Maria di Nazareth che ha mandato in
onda la divina sinfonia della salvezza progettata dalleternità
dal disegno sapiente di Dio.
Il progetto realizzato dallarchitetto Ludovico Papa ha richiesto
un intero anno di lavoro per essere realizzato con puntuale perizia ed
ora risplende nel quartiere alto della città anche nel cuore della
notte. Il 17 dicembre larcivescovo Andrea Mugione ha benedetto il
campanile, il concerto di campane ed il piazzale dedicato a "Giovanni
Paolo II il Grande". Erano presenti il Sindaco Pepe, il Presidente
della Provincia Nardone, il Ministro Mastella, il Commissario ed il Direttore
dellIACP Andreucci e Mauro, i tecnici, i responsabili delle imprese
ed il popolo intervenuto numeroso per dare così inizio alle celebrazioni
del 25° di fondazione della parrocchia. Per tutta la mattinata zampogna
e ciaramella hanno riempito il quartiere con dolci melodie natalizie.
Una lapide ubicata nel sacro tempio ricorderà ai posteri lopera
che completa il complesso parrocchiale che si estende su circa 8000 mq
di superficie e comprende: chiesa, auditorium, biblioteca, aule catechistiche,
laboratorio teatrale, orto, campetto di calcio, cripta, oasi mariana,
scuola materna, canonica, Via Crucis, piazzale e campanile ed ancora,
la Croce gloriosa, Gesù Risorto, San Giuseppe di Nazareth e limmagine
di Santa Maria della Tenerezza.
Ora la composita struttura è nelle condizioni di accogliere i fedeli
non solo come "il salotto della preghiera" ma anche come punto
di riferimento per ogni incontro della comunità.
("Benevento
La libera voce del Sannio" n.22/ del 22/12/2006)
Voci di speranza e segnali
di paura
ovvero quando Batman rapina la serenità
La Chiesa
di Santa Sofia viene fondata dal principe longobardo Arechi II nellVIII
secolo. Nellannesso monastero femminile è badessa la sorella
di Arechi, Gariperga. Benevento, anche dopo la fine del regno longobardo,
rimane ultimo baluardo indipendente della gens Langobardorum. E
Arechi a volere che la chiesa sia dedicata a Santa Sofia, cioè
alla Santa Sapienza, a somiglianza di quella giustinianea di Costantinopoli
ponendo il monastero femminile alle dipendenze del monastero di Montecassino
fino allautonomia ottenuta nel secolo X. Con lindipendenza
inizia per la badia un periodo di rapida ascesa economica e culturale.
Nel XII secolo viene costruito il chiostro, ristrutturato il campanile
ed aggiunto nella facciata il bassorilievo, che è ancora possibile
ammirare, raffigurante il Cristo in trono avente alla sua destra la Vergine
e alla sinistra S. Mercurio in abito di militare romano con accanto un
abate mitrato inginocchiato. Grazie al monastero fiorisce unintensa
attività letteraria che rende Benevento un importante centro culturale.
Caduto in decadenza nella seconda metà del secolo XIV, a causa
delle turbinose vicende del Regno di Napoli, il complesso di Santa Sofia
subisce un ulteriore danno dalle scosse sismiche del 1688 che ledono profondamente
il campanile, la cupola e parte dellesterno. Grazie al Cardinale
Orsini, arcivescovo della città, nel 1696 iniziano i lavori di
restauro del complesso sofiano e della piazza. Nel periodo successivo
si alternano alla guida del monastero dapprima i canonici regolati del
Salvatore, poi i gesuiti, i fratelli delle scuole cristiane, fino al 1928
anno in cui lo storico edificio accoglie il Museo del Sannio. Lattuale
campanile è di epoca orsiniana e precisamente del 1703.
Con loccupazione francese del 1806 il monastero di Santa Sofia viene
soppresso e così anche lo spazio sacro antistante. Da questo spazio
si ricava la piazza Carlo Maurizio che negli anni ha subito troppe variazioni
toponomastiche: Piazza Pia in onore di Pio VII dal 1814 al 1822; Largo
Santa Sofia dal 1823 fino allUnità dItalia; Piazza
Umberto I fino al 1920; Piazza Santa Sofia fino al dopoguerra; Piazza
Giacomo Matteotti fino al 1990 e finalmente Piazza Santa Sofia dal 1990
con la nuova toponomastica deliberata dallAmministrazione Comunale
Pietrantonio.
Queste scarne notizie hanno lo scopo di aiutarci a comprendere quanto
prestigio storico-religioso sia legato al complesso sofiano e quanto sia
deprecabile la collocazione di Batman su una delle facciate del campanile.
Batman è leroe dei fumetti ideato nel 1939 dallo sceneggiatore
Bill Finger e dal disegnatore Bob Kane e significa in inglese uomo-pipistrello.
Batman raggiunge un successo straordinario quando diventa business con
la vendita dei gadget. Il personaggio tenebroso e "cornuto"
con il costato squarciato appiccicato sul campanile della città
appare una dissacrante scimmiottatura del Cristo crocifisso. Se le campane
sono voce di Dio, invito al trascendente ed alla preghiera, Batman di
chi è voce? Forse del diavolo. La forzata confusione tra sacro
e profano getta sullintera piazza e sul corso cittadino un messaggio
angosciante che genera una inquietante sensazione di terrore.
In ogni civiltà, in momenti confusi e difficili, si interpellano
sempre i saggi ed i sapienti. Questa sapienza la esprime soprattutto il
popolo dei semplici che solitamente non hanno voce. Vogliamo sperare nellintelligenza
operativa di quanti ci governano perché lopera venga rimossa
e collocata altrove. Il popolo gradirebbe messaggi e annunci di speranza
tra tanta dilagante paura e diffusa disperazione.
("Benevento
La libera voce del Sannio" n.21/ del 8/12/2006)
Sessualità
e formazione all'amore
L"informazione"
sessuale è solo un aspetto della formazione all'amore, forse il
meno importante. Le nozioni sull'origine del sesso e dei suoi meccanismi,
sul rapporto sessuale, sulle malattie derivanti dal cattivo uso del sesso,
da sole non bastano
a creare un equilibrio psicoaffettivo.
E' necessario assumere compiti di guida e piani di comportamento responsabili
in rapporto alle "finalità" delle funzioni sessuali personali e
delle funzioni o manifestazioni sessuali di terzi. Si tratta cioè
di "educare" all'uso della propria sessualità.
Quest'arte di "educare" sessualmente è un passo ulteriore
verso la formazione all'amore. Chiarezza di idee e responsabilità
nei comportamenti sessuali avviano a un amore autentico e veramente unitivo.
La prima idea da trasmettere ai ragazzi è questa: il nostro "essere
sessuati" è una qualità essenziale del nostro essere,
in stretta connessione e interdipendenza con intelligenza, affettività
e volontà. Educazione sessuale è formazione all'amore e
alla socialità, è sviluppo di un modo di "vedere",
di una filosofia di ciò che significa essere maschio o femmina.
Due atteggiamenti ugualmente dannosi e incoerenti da far evitare al ragazzo,
nei confronti della propria sessualità, sono: l'espressione sessuale
come semplice sfogo o appagamento individuale, e l'atteggiamento di ostilità
verso di essa.
Il tentativo di avventurose sperimentazioni a carico dei suoi organi e
meccanismi, rischia di banalizzare ogni sua espressione e di segnare col
marchio della volgarità perfino la sua funzione di amore e intimità.
Non va trattata neppure con ostilità come se fosse nemica e provocatrice
del male; essa è una notevole forza di sviluppo ad ogni livello
della persona ed ha l'alto compito di presiedere alla generazione. Comportamento
sbagliato e pericoloso è quello che, in nome d'una malintesa spiritualità,
dichiara guerra alla propria sessualità; ne scaturiscono: esaurimento
nervoso, conflitti angosciosi o rivalse spregiudicate.
C'è un tabù da spazzare via con molta decisione: cioè
che la sessualità abbia qualcosa di sporco. Nel mondo nulla è
sporco, esiste solo un modo sporco di usare le cose pulite, il male è
solo nel cuore dell'uomo. La mentalità pornografica, quando tocca
il sesso e la sessualità, sporca tutto. Bisogna avere il coraggio
di proclamare con tutte le forze che la sessualità è una
cosa sana, che la sessualità esce dalle mani di Dio perciò
non deve essere imbrattata da nessuno, che la sessualità è
finalizzata da Dio alla promozione dell'uomo, cioè alla sua realizzazione,
alla sua completezza. L'uomo è modellato sulla bellezza di Dio:
questo principio etico non dovrebbe mai cessare di brillare davanti ai
nostri occhi quando parliamo di etica sessuale.
Occorre parlare di Dio per capire l'uomo: "Dio è amore"
(Gv 4,16). Benedetto XVI ha ripetuto con forza quest'annuncio nella sua
prima enciclica. E allora, cosa sarà l'uomo se è modellato
su Dio? L'uomo è una creatura votata all'amore. L'uomo è
una scintilla d'amore scoccata dal cuore di Dio. Il nucleo centrale dell'io
umano è l'amore. L'uomo si sente nato per amore e per essere amato.
Quanti fiumi di amore attraversano la vita dell'uomo e la rendono più
bella: l'amore paterno, l'amore materno, l'amore filiale, l'amore di amicizia,
l'amore sponsale, l'amore coniugale, l'amore verginale per il servizio
del Regno.
Dio è la sorgente di questi amori. Il primo amore è Dio,
l'uomo è votato innanzitutto al Primo Amore, a Dio. Poi è
votato ad amare i suoi fratelli. L'uomo che non ama è una profanazione
del progetto di Dio. L'uomo che non ama è votato all'assurdo, alla
tristezza, al nulla, diventa sgorbio intollerabile a sè e a Dio.
Quando al sesso si chiede soltanto il piacere si perde di vista l'amore,
addirittura si diventa incapaci di amare. Sullo stelo della sessualità
deve sbocciare l'amore. L'uomo ha il potere di dirigere, razionalizzare,
finalizzare, utilizzare l'istinto e orientarlo all'amore.
Il peccato sessuale consiste nel separare la sessualità dall'amore.
L'egoismo impoverisce e abbrutisce l'uomo. In una società libera,
caratterizzata da ideologie diverse e da indirizzi etici pluralistici
è opportuno che i ragazzi conoscano tempestivamente gli errori
che si possono commettere nell'uso della sessualità: prostituzione,
omosessualità maschile e femminile, pericolo della droga che colpisce
profondamente la sessualità e il mondo dell'affettività,
aborto, pregiudizi contro la verginità e castità, masturbazione
e rapporti prematrimoniali.
Il giovane, debitamente e tempestivamente informato su queste forme deteriori
di abuso o di equivoco sessuali, non subirà sorprese sconvolgenti.
("Benevento
La libera voce del Sannio" n.20/ del 24/11/2006)
Un
parafulmine sulla città.
Madre Raffaellina Borruto compie 102 anni

Il 10 di novembre
Madre Raffaelina compie 102 anni. E nata infatti nel 1904 a Cittanova
in Calabria con il nome di Celestina da Raffaele Borruto e Teresa Anile.
Prima di 4 figli. Rimane orfana di padre e di madre e vive la sua infanzia
a Rizziconi in provincia di Reggio Calabria presso la casa del nonno materno,
unico insegnante del paese. Nel 1924 affascinata dalla preghiera e travolta
dalla divina chiamata lascia tutto per seguire Gesù più
da vicino ed il 21 dicembre entra nella comunità delle Suore di
Carità fondate da Santa Giovanna Antida Thouret. E benevolmente
accolta nellistituto Regina Coeli di Napoli anche se di salute
gracile ed il 19 marzo 1926 veste labito religioso.
Il 4 aprile 1926, giusto 80 anni fa, giunge a Benevento ove tuttora dimora
sotto lo sguardo dolce e benedicente di Gesù Bambino di Praga nel
cui santuario suor Raffaelina assapora unesperienza mistica straordinaria
e anima un apostolato intenso, fecondo, mai interrotto. La sua intensa
vita di preghiera e la quotidiana offerta di se stessa al Signore la rendono
nota e amata da tanti beneventani ed ancora da moltissime persone che
anche da molto lontano giungono a Benevento per incontrarla e riceverne
luce, consiglio e consolazione.
Per Benevento suor Raffaelina è un vero parafulmine sotto il profilo
spirituale ed anche un punto luminoso e sicuro di riferimento. La tenerezza
di Dio passa attraverso le sue parole di fuoco ed i suoi gesti premurosi
e delicati. Un amore speciale ed unattenzione particolare questa
innamorata di Dio riserva ai bambini e ai giovani.
Ultimamente va ripetendo di trovarsi in una situazione diversa rispetto
agli anni passati. Afferma: "Mi sento perennemente sospesa tra cielo
e terra. Quando venni a Benevento, in chiesa Gesù Bambino mi domandò:
vuoi essere crocefissa con me? Ed io risposi con un grande sì.
Ora Gesù si mostra a me come il Pastore bello ed io mi sento la
Sua pastorella. Mi sento abbracciata da Gesù per poi sorvolare
i cieli con Lui nellInfinito. Io guardo anche nel cuore della notte
un tappeto di stelle e al di sopra delle stelle contemplo la gloria di
Dio che tutto muove e nellimmenso penetra e risplende in una parte
più e meno altrove. Vedo gli angeli fasciati da tutti i colori
del cielo mentre cantano come angelico coro in armonia: Gloria al Padre
e al Figlio e allo Spirito Santo. Sorvolo i cieli con Gesù, lAmore
mio, che mi dona un grande amore e tanta luce. Anchio durante la
notte ripeto il mio canto dicendo con voce sempre più forte: Panis
angelicus. Avverto sempre venire dal Cielo una carezza che mi dà
gioia e mi fa salire sempre più in alto, vicino a Dio. Anche Padre
Pio è accanto a me e non mi lascia mai".
Sono questi gli accenti di unanima sospesa ormai tra cielo e terra
che canta la bellezza di Dio e racconta ai fratelli linfinito amore
di Colui che si è fatto Piccolo Bambino per renderci santi e immacolati
al Suo cospetto nella carità. Nel pomeriggio del 10 novembre tutti
quelli che la conosciamo ed amiamo le manifesteremo la nostra gratitudine
durante la Celebrazione eucaristica e poi rimarremo in devoto ascolto
della sua voce forte, limpida, sicura che si fa eco della voce di Dio
che a 102 anni le conserva una sorprendente lucidità di mente ed
unaccattivante sensibilità di cuore. Auguri amata suor Raffaelina
e raccontaci ancora per tanto tempo linfinita tenerezza che è
Dio.
("Benevento
La libera voce del Sannio" n.19/ del 10/11/2006)
Al
convegno di Verona con 206 patroni
Dal 16 al
20 ottobre si è svolto in Verona il quarto convegno della Chiesa
italiana sul tema: "Testimoni
di Gesù risorto, speranza del mondo". E la prima volta
che in Italia si sottolinea liturgicamente con tanta evidenza il culto
dei santi. Si è voluta infatti celebrare la santità di Dio
che feconda e trasforma la Chiesa e che ha plasmato in maniera particolare
la Vergine Maria e tutti coloro che giustamente noi chiamiamo santi.
La prima lettera di Pietro, testo biblico di riferimento del convegno,
afferma: "Diventate santi anche voi in tutta la vostra condotta,
poiché sta scritto: voi sarete santi, perché io sono santo".
La grande iconostasi nellarena di Verona, composta da duecentosei
ritratti di santi e dominata dal Crocifisso glorioso, non ha avuto solo
una funzione scenografica ma ha voluto ricordare a tutti che la Chiesa
pellegrina nel tempo è chiamata a realizzare la pienezza del battesimo
vivendo nella città degli uomini, attraversandola per seminare
speranza e testimoniare che nonostante limiti e opacità, essa sa
guardare oltre la storia, resa forte dalla presenza dello Spirito Santo
e confortata dalla presenza di coloro che hanno già raggiunto la
piena maturità in Cristo, cioè i santi che pregano con la
Chiesa e per la Chiesa. Anche larena, monumento architettonico romano,
è simbolo della cultura classica che il cristianesimo ha saputo
fecondare con la luce del Vangelo.
Per la diocesi di Benevento era presente limmagine di San Pompilio
Maria Pirrotti, nato in Montecalvo Irpino. I delegati provenienti da ogni
angolo della penisola sono stati 2700. Giovedì 19 ottobre è
giunto anche Prodi, fischiato da tutti e Berlusconi da tutti acclamato
ed infine Benedetto XVI ripetutamente interrotto dagli applausi. Dal lavoro
svolto in cinque ambiti emerge la presenza e il ruolo dei cattolici nella
società, il bisogno di rilanciare levangelizzazione e di
rendere più umana la convivenza nel nostro paese. Una Chiesa capace
di parlare al cuore. UnItalia impegnata a tornare alle radici con
i santi che aprono la strada. Il fascino della speranza come sfida alla
cultura di morte e alla dominante disperazione. Dal nord al sud ununica
famiglia desiderosa di costruire la civiltà dellamore con
laiuto dei cittadini del cielo perché è nei santi
che sono presenti le radici dellItalia.
Emerge finalmente da questo convegno il volto missionario e popolare della
Chiesa italiana: è popolare il volto vero del cristiano perché
la vocazione cristiana è fenomeno di popolo e non di èlite.
Occorre affrontare insieme il compito fondamentale di mantenere sempre
viva la grande tradizione cristiana che è la principale ricchezza
dellItalia.
Papa Benedetto XVI ha detto con chiarezza che "la fede nel Dio dal
volto umano è capace di portare la gioia nel mondo e che la sollecitudine
per la persona umana e la sua formazione spiegano i nostri no a forme
deboli e deviate damore e alle contraffazioni della libertà,
come anche alla riduzione della ragione soltanto a ciò che è
calcolabile e manipolabile". Ha aggiunto: "Occorre anche fronteggiare
con determinazione e chiarezza il rischio di scelte politiche legislative
che contraddicono i fondamentali valori e principi antropologici ed etici
radicati nella natura dellessere umano, in particolare riguardo
alla tutela della vita umana in tutte le sue fasi dal concepimento alla
morte naturale, e alla promozione della famiglia fondata sul matrimonio,
evitando di introdurre nellordinamento pubblico altre forme di unione
che contribuirebbero a destabilizzarla, oscurando il suo carattere peculiare
e il suo insostituibile ruolo sociale. La testimonianza aperta e coraggiosa
che la Chiesa e i cattolici italiani hanno dato e stanno dando a questo
riguardo sono un servizio prezioso allItalia".
Infine la paterna e vibrante consegna del Papa nello stadio di Verona:
"Andate! Portate nel mondo la speranza di Dio che è Cristo
risorto". Mai come oggi il cristiano è chiamato a diventare
testimone del Risorto anche dinanzi alla invadente marcia islamica che
si propone di sradicare anche in Italia le robuste radici cristiane che
la rendono bella, attraente e faro di civiltà.
("Benevento
La libera voce del Sannio" n.18/ del 27/10/2006)
L'alleanza
tra le agenzie di senso:
famiglia-scuola-Chiesa-mass media
Bisogna consegnare
definitivamente tangentopoli alla magistratura e la prima repubblica alla
storia e agli storici. Dobbiamo guardare a quello che si deve fare. Una
delle forme tipiche di decomposizione sociale è oggi la paralisi
prodotta dai conflitti all'interno dei partiti politici. Il nostro Paese
ha una democrazia immatura perché per cinquant'anni è stata
bloccata dalla "paura" del fascismo e del comunismo e la classe dirigente
del Paese è rimasta tenacemente attaccata al suo posto, imputridendo
e facendo imputridire la vita politica. Il sistema economico, il mondo
imprenditoriale, il motore dello sviluppo, non è meno responsabile:
le leggi di mercato sono state subordinate ai criteri del potere e del
profitto più che a quelli dell'efficienza e della solidarietà.
Anche il mondo accademico, obsoleto, è rimasto legato a criteri
di appartenenza, indifferente al mutare dei tempi, ancora condizionato
dai vecchi armamentari ideologici.
Classe politica, mondo imprenditoriale, mondo della cultura "immaturi".
E i cittadini? Hanno garantito al sistema "immaturo" ampio consenso e
piena legittimazione. Basti pensare al grande successo della "filosofia
della raccomandazione".
Tocca a tutti svegliarsi da questo sonno. Anche la Chiesa dinanzi all'azione
deformante dei veicoli massmediali, sembra sempre meno in grado di svolgere
il ruolo di agenzia di senso. Grazie all'intensa attività
di orientamento svolta dal Papa, sul piano sociale e del volontariato,
la Chiesa vive una maggiore sintonia con i bisogni della gente ma nella
sfera etico-spirituale si avvertono forti "disturbi di comunicazione".
Avanza un deludente relativismo morale e religioso. S'impone un cristianesimo
à la carte: si scelgono le regole considerate giuste, si
rigettano quelle valutate inique o errate. Siamo passati dal "cogito,
ergo sum" al "consumo, quindi sono". C'invade poi una subcultura televisiva
tentacolare, ottenebrante, che ci trasporta in un limbo elettronico
dai confini confusi, ove realtà e rappresentazione si sovrappongono
senza soluzione di continuità. Occorre un nuovo protagonismo che
si faccia attento al primato della persona umana aperta all'orizzonte
dell'Assoluto perché "si dà un' angoscia, quella
vera, annidata nella profondità delle nostre solitudini che non
può essere cacciata via mediante la ragione, ma solo con la presenza
di una persona che ci ama" J.Ratzinger).
Nel generale, terrificante deserto dei valori si instaura in noi la nostalgia
di un paradiso perduto. Il problema pedagogico-educativo riacquista
oggi il suo primato e tutti ci convinciamo che educare è più
facile se si usa il cuore e che l'educazione è efficace se la facciamo
insieme, in sinergia, attraverso una vera solidarietà di alleanze
educative: piazza, sacrestia, aula scolastica, soggiorno, aula consiliare
e palestra devono incontrarsi e camminare insieme. Oggi siamo tutti
cattivi educatori o, quanto meno, riusciamo ad educare con maggiori difficoltà
rispetto al passato quando si operava in condizioni di grande stabilità.
Attualmente il cambiamento di generazioni, culture, aspettative e valori
avviene a ritmi cosi sostenuti che in ogni casa i genitori sono spesso
ridotti al rango di educatori sprovveduti, perché non sanno cosa
trasmettere e come trasmettere alle nuove generazioni. Torna di grande
attualità il messaggio di Paolo VI: "Oggi i giovani ascoltano più
i testimoni che i maestri e, se qualche volta ascoltano anche i maestri,
lo fanno soltanto perché questi sono anche testimoni".
La Camera dei deputati, qualche anno fa, ha esaminato alcuni progetti
di legge che intendono realizzare il cosiddetto "divorzio sprint", rendendolo
più rapido e facile, privando i coniugi persino del tempo per riflettere
e trovare una soluzione che salvi la famiglia (proposta di legge n. 2444,
articolo 1). I principali promotori sono i deputati Maurizio Paniz di
Forza Italia ed Elena Montecchi dei Democratici di Sinistra.
Un'iniziativa "trasversale" che ha coinvolto Governo e opposizione.
Unità della famiglia, interesse dei figli e tutela dei minori:
calpestati. E' un dramma, talvolta, vivere in disaccordo, con l'altro
coniuge ma, per i figli, è un dramma ben più grave vedere
i genitori separarsi e divorziare nel giro di poco più di un anno.
Il matrimonio progressivamente banalizzato produce squilibri e frustrazioni
senza fine. A cosa serve stanziare fondi per facilitare la formazione
della famiglia, quando si propongono leggi che ne minano l'unità?
Occorre difendere le esigenze della parte più debole della famiglia:
i figli, specie se minorenni, vittime predestinate del divorzio. Omologare
la famiglia fondata sul matrimonio alle coppie di fatto o alle coppie
omosessuali è pura follia! Oggi, non è in crisi la famiglia,
anzi c'è fame di famiglia, perché c'è fame d'amore.
Oggi è in crisi la coppia! Allora, occorrono testimoni credibili
che facciano e poi dicano.
Chi nega la famiglia nega l'uomo perché il futuro passa di
qui. Davanti all'esperienza di migliaia di figli provenienti da famiglie
disastrate, verifichiamo concretamente che la famiglia è per l'uomo
un'esigenza insostituibile. Essa è santuario della vita, luogo
in cui ognuno si vede riconosciuto nella propria dignità ed identità
di persona, base di umanizzazione del mondo, cuore e centro di una civiltà
dell'amore, scuola permanente di gratuità, chiesa domestica che
attua la presenza di Cristo nel mondo e in cui i genitori soni i primi
maestri della fede. Chi ha salvato la Civiltà e la Chiesa nel passato
sono stati i grandi ordini religiosi. L'ordine religioso che deve salvare
il mondo nella nostra epoca è la famiglia. Insomma, con famiglie
"nuove"; occorre "rifare" una civiltà che sta per crollare.
("Benevento
La libera voce del Sannio" n.16/ del 29/9/2006)
Istituto
Superiore Scienze Religiose "Redemptor Hominis"
Presso lIstituto
Superiore di Scienze Religiose "Redemptor Hominis" di Benevento
sono ancora aperte le
iscrizioni allAnno Accademico 2006/2007.
LIstituto è a carattere universitario e prevede un corso
di studi della durata di 4 anni finalizzato al conseguimento del Magistero
in Scienze Religiose che, per effetto della normativa italiana, offre
la possibilità di essere inseriti di ruolo come docenti di Religione
Cattolica nelle scuole statali. Listituto propone lapprofondimento
e la trattazione sistematica, con metodo scientifico, della dottrina cattolica
attinta alla divina Rivelazione, e promuove la ricerca delle risposte
agli interrogativi umani con lausilio delle scienze filosofiche,
delle scienze umane e delle scienze religiose. LI.S.S.R. ha anche
il fine della formazione accademica di operatori pastorali, responsabili
ed animatori di attività liturgiche, culturali e catechetiche,
laici e religiosi che intendono approfondire scientificamente le ragioni
della fede e della speranza cristiana.
LIstituto Superiore di Scienze Religiose si riconosce strettamente
legato alla vita della Chiesa particolare, alle radici storiche e alla
situazione contingente della Chiesa diocesana e del territorio, chiedendo
e realizzando unattenzione al "fare teologia" in rapporto
a tradizioni e a specifiche problematiche locali.
Inoltre, mediante lofferta formativa qualificata e la promozione
di iniziative culturali, lIstituto Superiore di Scienze Religiose
si pone sempre più quale anima culturale dellArcidiocesi,
istituzione primaria ed irrinunciabile per la formazione integrale e permanente
dei fedeli della comunità. Ed infatti, proprio in questottica,
negli ultimi anni lI.S.S.R. si è fatto promotore di importantissimi
eventi e manifestazioni, tra i quali possono essere ricordati in particolare
il Corso mensile di teologia per laici, operatori pastorali e ministri
dellEucaristica al quale hanno preso parte per un triennio più
di 500 persone e gli incontri/testimonianza con mons. Angelo Comastri
e lattrice Claudia Koll.
Al corso di studi per il conseguimento del Magistero in Scienze Religiose
possono accedere tutti coloro che hanno conseguito un diploma di Scuola
Media Superiore. LAnno Accademico inizia il 26 settembre 2006 e
termina il 1° giugno 2007. Le lezioni si tengono dal martedì
al venerdì, dalle ore 15.20 alle ore 17.50.
Le iscrizioni si effettuano presso la Segreteria dellIstituto: il
martedì, il giovedì, e il sabato dalle ore 10.00 alle ore
12.30.
Per ulteriori informazioni è possibile contattare il Segretario
dellIstituto, dott. Paolo Palumbo, ai numeri 0824.312246 - 328.1835632
oppure recarsi presso lo stesso Istituto sito al Viale Atlantici, 69 allinterno
del Seminario Arcivescovile.
("Benevento
La libera voce del Sannio" n.15/ del 15/9/2006)
Maria
Giuseppa Del Basso Mastracchio:
un matriarcato colmo d'amore
Sempre più
insistentemente si va oggi parlando di matriarcato nel Sud del Paese.
Una sorta di "governo
delle donne" che a partire dal Novecento ha avviato il grande processo
di emancipazione che ha modificato profondamente il ruolo della donna
nella società. Dopo la prevaricazione di genere esercitata dagli
uomini nellambito politico, economico e finanziario, siamo giunti
alla ripartizione e condivisione delle responsabilità familiari,
alle varie forme di associazionismo e allinstaurazione di nuove
politiche per la donna, soprattutto a seguito dellintegrazione dellarticolo
51 della Costituzione, che introduce il principio delle "pari opportunità".
E storicamente certo che nel Sannio le donne non hanno mai avuto
un ruolo marginale. La centralità, e talvolta il comando esclusivo,
della donna nella gestione decisionale e finanziaria del nucleo familiare,
è riscontrabile anche nelle comunità rurali. Con lestendersi
del fenomeno dellemigrazione luomo ha assunto sempre più
il compito di lavorare fuori casa o lontano dal paese per guadagnare il
pane necessario al sostentamento del numeroso nucleo familiare. Contemporaneamente
la donna si è caricata progressivamente della responsabilità
educativa delle nuove generazioni, della trasmissione semplice e ardita
dei valori religiosi e della gestione assai difficile delle emergenti
povertà e necessità familiari, attraverso strategie di sopravvivenza,
capaci di soddisfare le essenziali necessità di tutti.
In tale contesto socioculturale emergono donne adulte o anziane, prevalentemente
casalinghe, capaci di cucire, coltivare lorto e badare con diligenza
e profitto al pollaio sotto casa. Un sistema governato da solidarietà
familiare e altissimo senso di responsabilità instillato già
nella prima infanzia. Amministrazione delle risorse, guida dei figli,
cura degli anziani e fedeltà eroica agli impegni assunti con il
matrimonio, mettono nelle mani della donna un "potere" ed una
"responsabilità" che in concreto si traduce in ammirevole
"servizio" e "missione damore". Le scarse opportunità
occupazionali (il tasso di occupazione femminile nel Sud è del
30 %, mentre al Nord è del 55%, in Campania, nella fascia di età
15-34 anni, una donna su tre è disoccupata) mortificano ma non
annullano "il potere" della donna nel Mezzogiorno dItalia.
Il genio femminile si esprime soprattutto nel ruolo insuperabile ed insostituibile
di una maternità energica, intelligente e generosa.
In questo corteo di donne formidabili si distingue Maria Giuseppa Del
Basso Mastracchio: una donna straordinaria che ho avuto modo di conoscere,
apprezzare e stimare nei dodici anni di ministero pastorale in Sassinoro.
Maria Giuseppa nasce a Morcone il 28 gennaio 1912 da Domenicantonio Del
Basso e Arcangela Bollella. Nel 1930 sposa Francesco Mastracchio. Per
alcuni anni vive a Guardiaregia (CB) ove trova lavoro. Nel 1930 viene
a vivere a Sassinoro, paese del marito. Dal loro matrimonio nascono nove
figli. E sarta. Devotissima di SantAntonio. Instaura con il
parroco del paese, don Nicola Notarmasi, intensi rapporti di fiducia e
di collaborazione. Il suo sposo, Francesco, assume anche limpegno
di sacrista. La casa di Maria Giuseppa diventa da questo momento riferimento
sicuro per tutti i sacerdoti che si succedono nel ministero parrocchiale.
Le donne del paese ricorrono a lei per confidenze, consigli e incoraggiamenti.
Scrive e legge lettere per spose e madri analfabete che hanno mariti e
figli allestero. Una donna solida e sicura su cui si può
fare affidamento. Cura con competenza e particolare vis artistica
costumi e trucchi per maschere carnevalesche e sacre rappresentazioni.
Prima e dopo la guerra cura il costume di San Michele Arcangelo, patrono
del paese, secondo i tratti realizzati dallartista molisano Paolo
Di Zinno, del XVII secolo. Cura inoltre il vestito di angeli e santi che
nella piazza centrale del paese raccontano la historia salutis
attraverso lestro e la genialità di giovani artisti. Donna
religiosissima. Coerente con i principi annunciati con encomiabile parresia,
senza mai cedere il passo ad opportunismo o rispetto umano. Ama ripetere
a voce alta: "I preti non si toccano, perché sono Gesù
Cristo tra noi". Durante la guerra arrivano in paese come sfollate
da Napoli le Suore Francescane dei Sacri Cuori: la sua casa diventa anche
per queste sicuro rifugio in ogni necessità.
Nel 1977 muore il marito: tornano in paese, anche dallestero, tutti
i suoi figli e ben 18 nipoti. Muore il figlio Enrico in Nord America e
poi il figlio Giovanni in Venezuela e lei sopporta con ammirevole coraggio
e fede edificante la repentina dipartita, di questi due figli sessantenni,
in terra straniera. Crede fermamente nella Divina Provvidenza. Il suo
olio basta per la famiglia ed avanza per i bisognosi. Parenti ed amici
la spronano a vivere ancora, anche quando è ammalata, perché
giunga al grande evento del Giubileo del 2000. Soffre e prega. Tutto offre
per amore di Dio e perché il mondo sia salvo.
Nel 2000 dice: "Ora posso anche morire perché a questo grande
appuntamento della storia ci sono arrivata". A mezzanotte del 25
marzo del 2000 muore. E il giorno luminoso dellAnnunciazione
a Maria Vergine e dellIncarnazione del Verbo, cuore e centro della
storia e della vita degli uomini. A 88 anni di età è pronta
per il Cielo. Ha vissuto credendo, servendo, pregando e sperando. La sua
è una vita spesa solo per amore. E stata donna eccezionale,
in ogni occasione. Mamma meravigliosa, sempre e per tutti. SantAgostino
scrive: "Cammina attraverso luomo e giungerai a Dio".
Maria Giuseppa non ha mai disgiunto la lode resa a Dio dal servizio offerto
alluomo come immagine del Dio vivente.
("Benevento
La libera voce del Sannio" n.14/ del 21/7/2006)
L'ingresso
del cardinale Sepe a Napoli
Papa Benedetto
XVI, lo scorso 20 maggio, ha eletto Arcivescovo Metropolita di Napoli
il Card. Crescenzio Sepe, in sostituzione del Card. Michele Giordano,
dimissionario per limiti di età. Il 1° luglio il Prefetto
della Congregazione
per lEvangelizzazione dei Popoli ha lasciato la Città del
Vaticano e raggiunto Napoli per la presa di possesso canonico, incontrrando
gli abitanti del rione Scambìa, rendendo omaggio alla tomba del
Card. Corrado Ursi nella Basilica del Buon Consiglio a Capodimonte e,
accolto da fedeli, sacerdoti e autorità, ha fatto il suo ingresso
solenne nel Duomo di Napoli, ove si venerano le reliquie del protovescovo
beneventano San Gennaro.I
Il Cardinale Sepe è molto noto in Benevento ove il 19 settembre
1997 ha presieduto, come Segretario della Congregazione del Clero, le
Celebrazioni in onore del martire San Gennaro nella Parrocchia cittadina
dedicata al santo vescovo. Il 28 ottobre del 2001, come Prefetto di Propaganda
Fide, è ritornato per concludere lAnno del discepolato e
riaprire al culto la Basilica di San Bartolomeo, ricollocando sotto laltare
le reliquie del santo apostolo patrono della città e dellArcidiocesi.
Ora il Cardinale Sepe è anche Presidente della Conferenza Episcopale
Campana e la Chiesa beneventana si sente, per ragioni pastorali, particolarmente
legata alla sua persona. Da lui tutti attendiamo segnali concreti e forti
di rinnovamento e dinamismo apostolico.
Il suo curriculum vitae è particolarmente intenso e perciò
vale la pena rileggerlo per comprendere il suo generoso cammino al servizio
della Chiesa universale. Il Cardinale Crescenzio Sepe, Arcivescovo
di Napoli, è nato a Carinaro (Caserta), il 2 giugno 1943. Dopo
gli studi medi e ginnasiali compiuti al Seminario di Aversa, ha
frequentato i corsi di filosofia presso il Pontificio Seminario Regionale
di Salerno e quelli di teologia presso il Pontificio Seminario Romano
Maggiore. È stato ordinato sacerdote il 12 marzo 1967 e incardinato
nell'antica e gloriosa diocesi di Aversa. Ha conseguito la laurea in teologia
e la licenza in diritto canonico presso la Pontificia Università
Lateranense e la laurea in filosofia presso l'Università "La
Sapienza" di Roma. Assistente di teologia sacramentaria presso la
Pontificia Università Lateranense e, successivamente, incaricato
di teologia dogmatica presso la Pontifica Università Urbaniana,
è autore di alcune pubblicazioni a carattere teologico. Tra queste:
"La dimensione trinitaria del carattere sacramentale",
edito dalla Pontificia Università Lateranense; e: "Persona
e storia. Per una teologia della persona", pubblicato dalle Edizioni
Paoline. Terminati i corsi presso la Pontificia Accademia Ecclesiastica,
nel 1972 è entrato nel Servizio diplomatico della Santa Sede ed
è stato destinato alla Rappresentanza Pontificia in Brasile. Qui,
sotto la guida dei Nunzi Apostolici Mozzoni e Rocco, ha lavorato non solo
al servizio della Chiesa, ma anche al servizio degli ultimi.
La baraccopoli di "Guara dois" -che dista una ventina di chilometri
da Brasilia- era la sua meta preferita. Qui, ai poveri, ha portato, assieme
all'annuncio del Vangelo, anche medicine e latte. Dal 1972 al 1975 in
Brasile; poi in Segreteria di Stato - chiamato dal Sostituto, Arcivescovo
Giovanni Benelli - dove ha lavorato prima nella sezione internazionale,
seguendo in particolare gli Organismi internazionali, come l'Unesco con
sede a Parigi e, poi, nell'Ufficio "Informazione e Documentazione".
È stato nominato Assessore per gli Affari Generali della Segreteria
di Stato nel 1987. Il 2 aprile 1992 è stato nominato Arcivescovo
titolare di Grado e Segretario della Congregazione per il Clero. Ha ricevuto
l'ordinazione episcopale da Giovanni Paolo II il 26 aprile 1992. Ha promosso,
tra l'altro, gli Incontri Internazionali dei presbiteri di tutto il mondo
in preparazione al Grande Giubileo del 2000 a Fatima e a Yamossoukro.
In qualità di Segretario della Congregazione per il Clero, ha organizzato
e promosso tutte le celebrazioni per i trent'anni della "Presbyterorum
Ordinis " e per il cinquantesimo di sacerdozio di Giovanni Paolo
II. Il 3 novembre 1997 è stato nominato Segretario Generale del
Comitato e del Consiglio di Presidenza del Grande Giubileo dell'Anno 2000.
Ha dunque seguito in prima persona l'itinerario di preparazione all'Anno
Santo e poi l'organizzazione di questo grande Evento. È stato anche
Presidente della Peregrinatio ad Petri Sedem dal novembre 1997
al luglio 2001. Il 9 aprile 2001 Giovanni Paolo II lo ha nominato Prefetto
della Congregazione per l'Evangelizzazione dei Popoli e Gran Cancelliere
della Pontificia Università Urbaniana.
Il 20 maggio 2006 Papa Benedetto XVI lo ha nominato Arcivescovo Metropolita
di Napoli. Da Giovanni Paolo II creato e pubblicato Cardinale nel Concistoro
del 21 febbraio 2001, Diacono di Dio Padre Misericordioso. È membro
delle Congregazioni: per il Clero; per la Dottrina della Fede; dei
Pontifici Consigli: per il Dialogo Interreligioso; delle Comunicazioni
Sociali; per la Promozione dell'Unità dei Cristiani; per i Testi
Legislativi; della Pontificia Commissione per l'America Latina; del Consiglio
Speciale per l'Asia della Segreteria Generale del Sinodo dei Vescovi.
("Benevento
La libera voce del Sannio" n.13/ del 7/7/2006)
Educare
alla bellezza e comunicare con i giovani
Quale
bellezza salverà il mondo?
Dostoevskiy,
nel suo romanzo Lidiota, pone sulle labbra dellateo
Ippolit la domanda che questi rivolge al principe Myskin: "E
vero, principe, che voi diceste un giorno che il mondo lo salverà
la bellezza? Signori, -gridò forte a tutti- il principe
afferma che il mondo sarà salvato dalla bellezza
Quale bellezza
salverà il mondo ?" (F.Dostoevskiy, Lidiota,
p. III, cap.V). Il principe non risponde alla domanda, come un giorno
Gesù davanti a Pilato non rispose che con la sua presenza, alla
domanda: "Che cosè la verità ?" (Gv 19,
38). Il silenzio di Miskin che sta accanto con infinita compassione
damore al giovane Ippolit che sta morendo di tisi a diciotto anni
vuole affermare che la bellezza che salva il mondo è lamore
che condivide il dolore, ogni genere di dolore, anche quello provocato
dallo sviluppo psico-affettivo che soprattutto nella stagione adolescenziale
matura nelluomo e nella donna una personalità adulta, libera,
responsabile, capace di realizzarsi pienamente nel dono di sé allaltro.
Giovanni Paolo II, nella Lettera agli artisti afferma: "Nel
rilevare che quanto aveva creato era cosa buona, Dio vide anche
che era cosa bella
La bellezza è in un certo senso
lespressione visibile del bene, come il bene è la
condizione metafisica della bellezza (n.3). È la bellezza di
fronte alla quale "lanimo avverte una certa nobile elevazione
al di sopra della semplice predisposizione al piacere sensibile"
(Immanuel Kant, Critica del giudizio, § 59). Non basta dunque
deplorare e denunciare le brutture del nostro mondo: stupro, violenza
sui minori, pedofilia, omosessualità, prostituzione minorile, incesto,
pornografia, TV- pattumiera, volgari e diseducanti immagini de "Il
grande fratello", linguaggio scurrile, moda impazzita, tracollo del
pudore e mercificazione del sesso. Non basta neppure, per la nostra epoca
disincantata, parlare di giustizia, di doveri, di bene comune, di programmi
pastorali ed esigenze evangeliche. Bisogna parlare con un cuore carico
di amore compassionevole, facendo esperienza di quellamore che dona
con gioia e suscita entusiasmo. Bisogna irradiare la bellezza di ciò
che è vero e giusto nella vita, perché solo questa bellezza
rapisce veramente i cuori. Bisogna farsi annunciatori dellalba
di Dio che tutti ci auguriamo e attendiamo, proclamando il "Vangelo
della Bellezza" in maniera opportuna e inopportuna. Allora si realizzano
per noi le parole dellapostolo san Paolo: "Quanto sono belli
i piedi di coloro che recano un lieto annunzio di bene!" (Rm 10,
15).
Cosa
succede oggi
ai nostri ragazzi?
Non tutti
tirano sassi, non tutti uccidono in famiglia, non tutti si tolgono la
vita. Certo, molti ragazzi sembrano incapaci di reggere la sfida quotidiana.
Personalmente sono più preoccupato di quei giovani in cui, apparentemente,
tutto è a posto. Non disturbano. Ma sono passivi, ripiegati su
se stessi. Fragilissimi e vuoti. In verità non cè
attenzione alle cose fondamentali. Noi adulti ci arrovelliamo, perché
abbiano tutto. Materialmente. Molti genitori non sanno dire di no ai loro
figli. Uno dei drammi che coinvolge i più piccoli oggi è
di avere madri e padri che non si sentono allaltezza del compito
educativo. Molte famiglie, anche se in buona fede, dimenticano le necessità
primarie: affettività, amicizia, amore, ascolto, dialogo. Hanno
bisogno di parola i nostri ragazzi, devono poter esprimere le proprie
capacità. Cosa offriamo noi adulti? Tanti adolescenti sono orfani.
Hanno sempre più persone attorno isteriche, scontente, deluse,
che li rimproverano, li studiano, li osservano. Ma sempre meno persone
che testimoniano dei valori: gioia, impegno, coerenza. Ecco perché
sono senza bussola, ecco perché non riescono a dare una direzione
equilibrata alla loro crescita. Vagano. Occorre invece dare messaggi positivi
di speranza. Non servono né il pessimismo né la denuncia
fine a se stessa. Gli educatori devono tirarsi su le maniche. Tutti. Bisogna
mettere da parte, soprattutto nella scuola, le etichette di parte per
mettere al centro autenticamente, la questione educativa. I giovani vanno
cercati e non inseguiti. Occorre lavorare insieme per comunicare
davvero con i ragazzi. Non bisogna prenderli in giro. Bisogna investire
davvero sulla famiglia, oggi penalizzata e in crisi. Ma con tanta fiducia.
Io credo si debba sperare. La sfida consiste nel camminare con i giovani.
Ce lo insegna magnificamente lanziano e coraggioso Pontefice Giovanni
Paolo II. I tempi saranno lunghi, certo, ma leducatore vero ha la
pazienza del seminatore. E il senso dellattesa che gli uomini
e le donne di oggi sembrano aver dimenticato. Una volta, quando i ritmi
della vita erano meno frenetici si sapeva aspettare. Negli stessi legami
affettivi, la lunga maturazione che consentiva a un sentimento di crescere
e giungere a compimento nel corso degli anni, è stata sostituita,
nella prassi diffusa, dai rapporti sessuali "usa e getta", sulla
base di un superficiale desiderio. Anche nelle vita di fede, talora, si
vorrebbe un Dio a "disposizione", da "consumare" in
unesperienza religiosa emotiva, che prescinda da un impegno durevole
e dalla fedeltà nel tempo. Si è affamati di eventi straordinari,
prodigiosi, ma non ci si sforza di essere coerenti nelle vicende ordinarie,
in famiglia o nella professione. Si partecipa a raduni, si canta, ci si
esalta, ma poi, nel quotidiano, si procede distratti, senza un progetto,
senza curarsi di trovare gli strumenti per una crescita spirituale organica.
E poi ci si ritrova, nei momenti decisivi, senza risorse. La lampada si
spegne per mancanza di sapienza. Allora si cerca vanamente di aggrapparsi
a qualcosa o a qualcuno, che però non può sostituire il
lavoro personale non fatto. E questo è vero soprattutto per i giovani
sposi e per i giovani preti.
("Benevento
La libera voce del Sannio" n.12/ del 23/6/2006)
Il
laicismo antiecclesiastico italiano
In Italia
cè un discredito intellettuale, culturale e politico che
colpisce il cristianesimo e in modo particolare le gerarchie ecclesiastiche.
Si tratta di un fenomeno limitato ad alcune forze politiche di minoranza,
di tendenza laicista e radicale;
tuttavia il rilievo che ad esso danno i grandi organi di stampa lo fanno
apparire quasi come latteggiamento che la grande massa degli italiani
avrebbe nei confronti della Chiesa cattolica e del suo insegnamento. Si
ha cioè limpressione che oggi in Italia la Chiesa cattolica
sia, in un certo senso, "sotto accusa". Antonio Socci ha parlato
di una fabbrica dellodio anticattolico: "Sembra che vi sia
in Italia una fabbrica di odio che prende di mira prevalentemente i cattolici.
Cè una crescente ostilità anticattolica, talvolta
è autentico odio, che si è evidenziata anche in modi del
tutto diversi da quelli estremisti: soprattutto nel mondo della cultura,
della politica e dei giornali. Quello di oggi è forse il segno
della sparizione e dellinsignificanza del mondo cattolico ufficiale,
quello dei giornali, degli intellettuali, delle istituzioni accademiche
clericali e delle organizzazioni curiali. Il nuovo cristianesimo rinasce
altrove, nelle catacombe e nel contagio un po anarchico legato ai
santuari mariani, allascolto di Radio Maria, alla figura di Giovanni
Paolo II e di Benedetto XVI, a tanti gruppi di preghiera che nascono nel
silenzio. Questa rinascita cristiana, per ora sotterranea, non è
stata ancora colta dai mass media".
In altre parole, sembra che, particolarmente dopo il referendum sulla
legge n. 40 sulla procreazione medicalmente assistita, nel cui risultato
si è voluto vedere una vittoria della Chiesa mentre non è
stato se non una vittoria di un valore "umano" e comune a tutti,
credenti e non credenti, qual è il valore della vita, si
sia abbattuta sul nostro Paese una forte ventata, speriamo passeggera,
di laicismo antiecclesiastico. Oggi non sono pochi coloro che non vedono
di buon occhio la presenza della Chiesa nella vita pubblica, cosicché
ogni suo intervento "pubblico" è soggetto a critiche
che vanno sotto la qualifica di "ingerenza" indebita della Chiesa
nella vita dello Stato.
Lambasciatore Sergio Romano ha pubblicato un pamphlet per
mettere in discussione la libertà dello Stato italiano di fronte
alla eccessiva libertà della Chiesa. "Mi limito a costatare
che è nata in questi ultimi anni unItalia molto diversa da
quella delle generazioni postunitarie. Non la riconoscerebbero come propria
i cattolici liberali, autori della legge delle Guarentigie, forse la migliore
fra quelle approvate dalle democrazie europee sui rapporti fra lo Stato
e la Chiesa. Non la riconoscerebbe Benito Mussolini, deciso a usare la
Chiesa e il cattolicesimo italiano per un progetto nazionale e imperiale.
Non la riconoscerebbero Sturzo e De Gasperi, sempre attenti a difendere
lindipendenza civile dei cattolici e le prerogative dello Stato.
Non la riconoscerebbe Bettino Craxi, promotore di un Concordato che ebbe
il merito di limitare il potere della Chiesa sulla società italiana".
Non si può neppure negare che, mentre non si osa parlare male di
altre religioni, come lebraismo o lislam, ci si sente invece
autorizzati a criticare con durezza davvero eccessiva la Chiesa cattolica
ogni volta che, in una maniera o in unaltra, entra nella vita pubblica
italiana.
A proposito delludienza che Benedetto XVI ha concesso alla delegazione
del Partito Popolare Europeo, Paolo Flores DArcais ha criticato
questo gesto ritenendolo uninammissibile interferenza nella vita
politica italiana e uno spot inverecondo con cui la Santa Sede intende
sanzionare la riduzione della nostra Repubblica laica a protettorato clericale.
Floris "di fronte allesplicita e solennemente reiterata volontà
di Santa Romana Chiesa, di piegare la legislazione civile alla propria
morale particolare", invita i cattolici "a manifestare una chiara
presa di distanza, per non mostrare una forma di doppiezza nei confronti
delle regole democratiche. Non si può dichiarare lealtà
ai principi della democrazia liberale, e coltivare intanto la riserva
mentale che dichiara illegittimo ogni parlamento che legiferi in contrasto
con la legge naturale".
Un fatto colpisce particolarmente. Oggi la religione cristiana è
perseguitata in alcuni Stati, oppure le è severamente impedito
non solo di predicare il Vangelo, ma anche di compiere il più semplice
gesto religioso. Di eventi di questo genere, che mettono in questione
la libertà "religiosa", nella stampa italiana non sempre
si parla o si fanno soltanto rapidi accenni di natura cronachistica, senza
che spesso siano espresse condanne formali su di essi. Questa situazione
è stata denunciata da Antonio Socci che ha parlato di cattolici
dimenticati: "Tante volte i mass media hanno fatto clamorose campagne
a favore di questo o quel condannato a morte negli Stati Uniti. E
giusto combattere questa battaglia sempre, anche per i cristiani innocenti,
condannati a morte ingiustamente da un sistema giudiziario iniquo, in
un regime di discriminazione e di violenza islamica. Ma sembra che i media
non vogliano sprecar fiato e inchiostro. Forse non vogliamo essere disturbati
nel nostro sonno, dalle grida disperate degli oppressi?".
Non si difendono i diritti di libertà religiosa ma, come fa notare
Ernesto Galli della Loggia "basta dare unocchiata anche distratta
agli scaffali di una libreria per accorgersi della moltiplicazione negli
ultimi anni dei libri che in un modo o nellaltro manifestano un
atteggiamento polemico nei confronti della sfera religiosa e della Chiesa
cattolica in particolare. A parte il dato quantitativo, che è pure
inedito e rilevante, mi sembra più inedito e rilevante il tono
che circola". Armando Torno ha rilevato che si stanno ripubblicando
testi di autori del secolo XVIII, atei e illuministi. Così è
da poco uscito il volume Philosophes sans Dieu, curato da G. Mori
e A. Mothu, che riunisce testi atei clandestini del Settecento. E
in traduzione presso lUTET il Sistema della Natura del Barone
dHolbach, una vera e propria "Bibbia dellateismo",
pubblicata a Londra nel 1770. In tali volumi sono prese di mira, in particolare,
le prove dellesistenza di Dio e limmortalità dellanima.
Anche il codice da Vinci con il suo castello di falsità e menzogne
risponde a questa diabolica regia.
("Benevento
La libera voce del Sannio" n.11/ del 9/6/2006)
Un
libro e un'attrice

Una folla
incontenibile ha assiepato l11 maggio lAuditorium Giovanni
Paolo II del Seminario Arcivescovile per la presentazione del mio ultimo
libro "Il cammino della speranza: itinerario ecclesiale tra testimonianza
e profezia" e la testimonianza della notissima attrice Claudia Koll.
La recente pubblicazione, con la prefazione del cardinale Renato Raffaele
Martino, raccoglie gli atti che hanno condotto la Chiesa beneventana attraverso
un intenso itinerario culturale-spirituale-pastorale sulle orme dei grandi
testimoni della speranza in terra sannita: il protovescovo San Gennaro,
levangelizzatore della Polonia San Benedetto da Benevento ed il
frate delle stimmate San Pio da Pietrelcina.
La storia dimostra che la Chiesa di Benevento può essere giustamente
definita la città della testimonianza per il martirio cruento di
alcuni suoi figli (Gennaro a 1700 anni dal martirio e Benedetto a 1000
anni dal martirio) e quello incruento di Francesco Forgiane che ha versato
goccia a goccia tutto il suo sangue immolandosi sullaltare della
volontà di Dio realizzata in ogni situazione. Il volume raccoglie
gli interventi di relatori illustri che oltre ad essere grandi maestri
sono insieme formidabili testimoni: Oreste Benzi, Pierino Galeone, Zenon
Grocholewski, Sabino Palumbieri, la comunità di Nomadelfia, Luigi
Renzo, Lorenzo Saraceno, Mario Pedicini, Angelo Montonati, i grandi cantori
della devozione alla Madonna in terra sannita, gli esperti della storia-tradizione-culto-arte
riguardanti San Gennaro, i testimoni dellamore (Giovanni Paolo II)
e della verità (Benedetto XVI), Annibale Pizzi, Angelo Comastri,
Renato Martino e Claudia Koll. Una ricchezza di contenuti e messaggi da
non disperdere dopo tanto lavoro.
Nella prefazione il card. Martino afferma: "Sono convinto che l'Occidente
soffra di una grave crisi culturale e che questa crisi rischi di
toccare, se non la dottrina, la predicazione della Chiesa cattolica. E
poiché, né per laici né per credenti, c'è
Occidente senza cristianesimo, ritengo che il cristianesimo contribuisca
in maniera decisiva a curare la sofferenza dell'Occidente. La Chiesa non
deve temere scelte forti e decisive. Il timore delle scelte può
indurre i cristiani a pensare che, se il cristianesimo comporta oneri
gravosi, allora è meglio affievolire la fede, indulgere al dialogo
a qualunque costo o abbassare la voce piuttosto che rischiare un conflitto.
Ma il cristiano debole, come il pensatore debole, alla fine, diventa un
cristiano arrendevole".
Dopo la presentazione del libro la testimonianza dellattrice Claudia
Koll ha letteralmente catturato lattenzione dei presenti e soprattutto
dei tantissimi giovani intervenuti. La Koll con linguaggio pacato, umile,
semplice e convincente ha raccontato la sua storia personale e lintensa
attività artistica nel mondo del teatro, del cinema e della televisione.
Una storia travagliata e confusa fatta di fragilità, vizi e insoddisfazioni,
fino alla ricerca di un Dio smarrito lungo i sentieri della superficialità.
Il desiderio di un serio cammino di conversione e lapprodo felice
alla Bibbia, al Rosario, alla Divina Misericordia, allEucaristia
quotidiana ed il bisogno urgente di servire Cristo presente nei poveri
e nei sofferenti, soprattutto in Africa. Un intenso itinerario di preghiera
e carità che diviene ora testimonianza al servizio dellevangelizzazione.
Tra i tanti avvenimenti, il più toccante, il ricordo della nonna
non vedente che con la sua fede semplice e convinta diviene testimone
di luce e di speranza per la piccola Claudia che anche nel buio della
notte rimane legata alla nonna attraverso un tenue filo di lana che unisce
i due polsi. La delicatezza di una presenza che ama senza imporsi.
("Benevento
La libera voce del Sannio" n.10/ del 26/5/2006)
Monsignor
Andrea Mugione
è il nuovo Arcivescovo Metropolita di Benevento
È S.E.Mons.
Andrea Mugione il 107° successore del protovescovo Gennaro sulla
Cattedra beneventana. Lo ha scelto come Pastore per la terra sannita il
Santo Padre Benedetto XVI. Mons. Mugione è nato a Caivano, provincia
di Napoli e diocesi
di Aversa, il 9 novembre 1940. Ha dunque 65 anni e potrà rimanere
alla guida della Chiesa metropolitana di Benevento almeno per 10 anni.
Ha compiuto gli studi medi e ginnasiali nel Seminario diocesano di Aversa.
Al Pontificio Seminario Regionale di Salerno ha frequentato il liceo classico
e i corsi di filosofia e teologia. Successivamente si iscrisse alla Pontificia
Facoltà di Posillipo conseguendo il dottorato in teologia dogmatica,
svolgendo la tesi "Cristo luce: nei trattati di SantAgostino
sul Vangelo di Giovanni". Ha ricevuto lordinazione sacerdotale
per le mani di Mons. Antonio Cece il 28 giugno 1964 nella cattedrale di
Aversa. E stato vicerettore e insegnante di storia dellarte
del Pontificio Seminario Regionale di Salerno. Nel decennio 1968-1978
è stato missionario in Venezuela in qualità di viceparroco
nella parrocchia di Santa Lucia in Yaritagua, Stato di Yaracuy, in diocesi
di San Felipe, dove era parroco un suo zio.
Oltre allattività pastorale ha insegnato filosofia, psicologia,
storia dellarte, religione, lingua inglese e spagnola nel liceo
magistrale della predetta parrocchia. Al suo rientro in diocesi fu nominato
direttore spirituale in seminario (1978-1982); parroco a San Michele in
Casapozzano di Orta Atella (1980-1983) e poi parroco a San Michele Arcangelo
nella città di Aversa (1983-1986). Dal settembre 1986 è
stato rettore del Seminario di Aversa e docente di teologia morale e dommatica
nellIstituto diocesano di Scienze Religiose "San Paolo"
in Aversa. E stato inoltre professore di religione nelle scuole
superiori della città, direttore del centro missionario diocesano,
membro del Consiglio Presbiterale e Cappellano delle carceri di Aversa.
E stato eletto vescovo di Cassano allo Jonio il 17 marzo 1988 e
consacrato nella cattedrale di Aversa dal Cardinale Bernardin Gantin,
Prefetto della Sacra Congregazione per i Vescovi, conconsacranti Mons.
Giuseppe Agostino, Presidente della Conferenza Episcopale Calabra e Mons.
Giovanni Gazza, vescovo di Aversa. Promosso alla sede arcivescovile di
Crotone e Santa Severina il 12 novembre 1998, prendendo possesso dellarcidiocesi
il 31 gennaio 1999. E inoltre segretario della Conferenza Episcopale
Calabra e segretario della Commissione Italiana per la Cooperazione Missionaria
tra le Chiese. Il nuovo Pastore della Chiesa beneventana è anche
membro dellIstituto Gesù Sacerdote (Famiglia Paolina) fondato
dal beato Giacomo Alberione. In questo istituto cominciò il noviziato
il 16 novembre 1984 ed emise la professione perpetua il 18 ottobre 1991.
Dopo lannuncio ufficiale dato il 3 maggio dallArcivescovo
emerito, nei prossimi giorni sarà possibile sapere la data dellingresso
in Benevento di Mons. Andrea Mugione che nel suo stemma episcopale porta
il motto "Communio et Missino", comunione e missione, per una
Chiesa unita al suo interno e proiettata sul mondo da rievangelizzare.
("Benevento
La libera voce del Sannio" n.9/ del 12/5/2006)
Il
vescovo sentinella di Dio
Il Vescovo
servitore del Vangelo di Gesù Cristo per la speranza del mondo.
Si presenta proprio con questo
tema il Sinodo mondiale dei Vescovi.
Nei giorni scorsi lufficio centrale di statistica della Chiesa ha
presentato a Papa Benedetto XVI lAnnuario pontificio 2006 che permette
uno sguardo dinsieme sulla Chiesa cattolica. Rispetto al 2003 sono
dodici milioni in più i fedeli nei cinque continenti. Di fronte
a una popolazione mondiale di oltre sei miliardi, i cattolici sono più
di un miliardo. I sacerdoti sono oltre 405 mila, di cui circa 270 mila
diocesani. I diaconi permanenti più di 32 mila. I candidati al
sacerdozio circa 113 mila. I Vescovi, successori degli apostoli, sono
poco più di quattromila, di cui circa 2500 con la responsabilità
di una diocesi, altri mille titolari di un ufficio e quasi novecento emeriti,
cioè in pensione. In media cè un Vescovo diocesano
ogni 170 preti, ma è chiaro che vi sono Vescovi con mille preti
e altri con cinquanta.
Qualcuno ha simpaticamente affermato che una diocesi senza vescovo è
come una bicicletta senza manubrio. Ma chi è il Vescovo? E
prima di tutto un cristiano, figlio di Dio, un battezzato chiamato a seguire
Cristo sulla via del Vangelo. Lo diceva anche santAgostino, quando
affermava: sono Vescovo per voi, cristiano con voi. Dunque un uomo
con le virtù e i difetti di tutti i viventi sulla terra, con le
speranze e le delusioni, con i sogni e le paure, con i suoi progetti e
le sue ricorrenti difficoltà. E successore di quei Dodici
scelti da Gesù, con i poteri, i compiti e le responsabilità
dei primi Dodici. Nella Chiesa è capo, maestro, pastore e soprattutto
padre. Devessere un dispensatore damore. La gente ha il diritto
di essere amata dal Vescovo perché non ha bisogno dellinopportuna
cortesia, ma solo di verità, semplicità e amore sincero
per crescere nella fede e testimoniarla con coraggio.
Il Vescovo è maestro della fede, servitore della verità
e sentinella di Dio: Vescovo infatti vuol dire sorvegliante, ossia
colui che sta in alto, vede da lontano, per scorgere il nemico e dare
lallarme per la difesa. Deve incoraggiare ed elogiare quando tutto
va bene, ma deve anche richiamare e correggere
anche se questo
è un compito ingrato. Il popolo ha diritto alla verità e
devessere tutelato e difeso perché lupi rapaci non
entrino a turbare il gregge.
Come Gesù, anche il Vescovo ha il suo Getsemani, ove, mentre gli
apostoli dormono e i nemici tramano, egli prega ed offre a Dio il sacrificio
della propria vita. E servo e messaggero del Signore, perciò
deve aiutare tutti a riprendere il cammino della speranza, anche quando
il suo cuore è un pozzo di dolore in cui ognuno ha il diritto di
rovesciare la sua porzione. La speranza cristiana nasce dalla tribolazione
e produce pazienza. Tenere viva la speranza: è questo il dovere
del Vescovo perché il nostro Dio è Dio della speranza. Dal
sepolcro vuoto il Risorto fa partire la speranza effondendo sulla Chiesa
lo Spirito Santo che, dai Dodici si comunica ad ogni Vescovo, il quale,
con la forza della profezia, grida: per amore del mio popolo non tacerò!
Anche a costo di farsi nemici o di turbare il sonno dei potenti di turno.
I preti poi, sono i veri fratelli ed i primi collaboratori del Vescovo,
hanno bisogno di essere amati, seguiti, accompagnati, difesi e sostenuti
nelle difficoltà perché non si scoraggino. Il prete cerca
il Vescovo, vuol sentirselo vicino nella gioia e nel dolore. Per questo
il Vescovo è padre e madre di tutti.
Quanto è difficile, allora, la missione del Vescovo! Eppure, non
è impossibile, quando sul faticoso cammino di responsabilità
veglia la Regina degli Apostoli, immagine perfetta del servizio e del
dono. La Vergine Maria offre al Vescovo, insieme alla sua protezione,
lesempio della fede, della pazienza e della contemplazione.
Nelleconomia della salvezza Maria non è il centro,
il centro è Cristo, ma è centrale, perciò
a partire dal Cenacolo Maria svolge nella Chiesa un ruolo insostituibile.
Sulla Croce Gesù affidò la Madre a Giovanni e lApostolo
a Maria: Ecco tua madre! Ecco tuo figlio! Per il popolo
di Dio e per i sacri pastori, la madre di Gesù brilla quale
segno di sicura speranza e di consolazione, fino a quando non verrà
il giorno del Signore (LG 68).
("Benevento
La libera voce del Sannio" n.8/ del 21/4/2006)
La
nostra Pasqua
Alla Pasqua
di Dio deve affiancarsi la Pasqua dell uomo.
S. Paolo esorta: "Purificatevi dal vecchio fermento per essere una
nuova pasta" (1Cor 5,7). Lespressione dellApostolo rimanda
ad unusanza ebraica. Il giorno precedente la Pasqua, la donna ebraica,
rovistava tutta la casa facendovi sparire ogni più piccolo frammento
di pane fermentato, così da celebrare la festa soltanto con il
pane azzimo. Anche nelle case cristiane, soprattutto nelle campagne, fino
ad alcuni anni fa, la tradizione prevedeva la grande pulizia pasquale,
eliminando tutto ciò che vi era di rotto o vecchio nelle stoviglie
e altre cose, perché per Pasqua tutto fosse nuovo e integro. S.Paolo
trae spunto dallusanza ebraica per illustrare le implicazioni morali
della Pasqua cristiana. Il credente deve perlustrare la casa del suo cuore
e distruggere tutto ciò che appartiene al vecchio regime del peccato
e della corruzione per celebrare la festa "con azzimi di sincerità
e di verità" (ib. 5,8). I Padri definivano la Pasqua un "passaggio"
dai vizi alle virtù, dalla colpa alla grazia. Cè dunque
una "pulizia pasquale" del cuore e della vita che tutti siamo
invitati ad operare per entrare davvero nella luce della Pasqua. Cristo
resuscitato dai morti ci invita a "camminare in una vita nuova",
come gente che, nella speranza, è già risorta. Ci salva
la Pasqua di Cristo, cioè la sua immolazione e resurrezione. Ma
la Pasqua di Cristo non è efficace per noi se non diventa la "nostra
Pasqua". Limpegno morale e ascetico non è la causa
della salvezza, deve però esserne leffetto.
Uscire dunque dal peccato e purificarci dal fermento delluomo
vecchio: tutti abbiamo bisogno di compiere questo "passaggio".
I peccati sono come le eruzioni esterne che un vulcano provoca
dal focolaio sotterraneo del peccato che "abita in me"
(Rm 7,179). Non basta tagliare i rami, occorre mettere la scure alla radice.
Per sradicare la gramigna bisogna scendere in profondità. Rompere
definitivamente con il peccato. Solo chi compie questoperazione
più radicale fa veramente la Pasqua. I nostri peccati attuali,
nel corso degli anni, sono caduti sul fondo del nostro cuore come tante
gocce dacqua calcarea. Ognuna vi ha depositato un po di calcare,
un po di opacità, indurimento, resistenza a Dio, facendo
massa con il precedente. Il più è scivolato via con le confessioni,
le eucaristie, le preghiere. Ogni volta però è rimasto qualcosa
di non sciolto perché il pentimento non è stato sempre totale.
E così le stalagmiti son cresciute come colonne infami dentro di
noi e spiritualmente ne siamo rimasti ingessati. Il cammino verso la santità
è stato ostacolato. Il cuore è diventato di "pietra".
Ci resta solo limplorazione dellAgnello di Dio che toglie
i peccati del mondo, perché tolga anche il nostro peccato. Le nostre
colpe hanno crocifisso Gesù. Dobbiamo sciogliere nel pianto i nostri
peccati. Questo è un dono dello Spirito Santo: "Se uno non
nasce da acqua e da Spirito non può entrare nel Regno di Dio"
(Gv 3,5). Dopo lacqua del Battesimo ci occorre questacqua
della contrizione per rinascere. Da un tale pianto si esce uomini nuovi,
pronti per servire Dio in modo nuovo, liberi dai ceppi del peccato: "Ecco,
io ti tolgo di dosso il peccato!". Compiuto il "santo passaggio",
con una salutare confessione generale dei nostri peccati, potremo far
nostre le parole della liturgia pasquale ebraica e cristiana: "Egli
ci ha fatti passare dalla schiavitù alla libertà, dalla
tristezza alla gioia, dal lutto alla festa, dalle tenebre alla luce, dalla
schiavitù alla redenzione. Perciò diciamo davanti a lui:
alleluia!" (Melitone).
("Benevento
La libera voce del Sannio" n.7/ del 7/4/2006)
Pallone
e prostituzione
Mancano circa
tre mesi allinizio dei mondiali di calcio. La Germania si prepara
ad accogliere oltre tre milioni di tifosi nelle dodici città che
ospiteranno levento. Lo slogan organizzativo recita "Il mondo
ospite da amici". Nulla è stato trascurato per perfezionare
ed affinare il mito dellefficienza teutonica. Sono stati realizzati
stadi stellari, trasporti potenziati e puntualissimi, nuovi e comodi alberghi
per ogni tasca, programmi culturali, cortesia e disponibilità.
Ma i tifosi e gli appassionati troveranno ad attenderli anche un esercito
di prostitute pronte a lenire la vergogna della sconfitta o ad esaltare
la gioia della vittoria. La diciottesima edizione della coppa del mondo
di calcio batterà ogni record in materia di meretricio. Sarà
una vera orgia. In arrivo altre 40 mila prostitute. La Federcalcio tedesca
ha respinto i numerosi inviti a dare un segnale forte contro lo sfruttamento
del sesso mercenario. Nel 2001 la Germania ha legalizzato la prostituzione
riconoscendola come normale attività di lavoro e trasformando le
lucciole in soggetti fiscali a pieno titolo, con diritto alla mutua e
alla pensione.
Secondo stime ufficiose 400 mila "lavoratrici del sesso" operano
nei sedici Laender federali, con un giro di un milione di clienti al giorno
e un volume di affari di circa 14 miliardi di euro allanno. Il mondo
a luci rosse ha già fiutato laffare. Si inaugurano nuovi
bordelli, per tutti il più celebre e sterminato Artemis, tremila
mq su quattro piani con piscina, sauna, sale per massaggi, ristorante
e cinema, aperto alcuni mesi fa a circa 1 km dallOlympiastadion
di Berlino. La più grande casa chiusa dEuropa. Ma i luoghi
come Artemis, dove tutto è in termini di legge, non bastano. Neppure
il più grande mercato europeo dellantico mestiere sembra
in grado di soddisfare il plus di utenza che si verificherà durante
le quattro settimane dei mondiali. Almeno 40 mila nuove professioniste
sbarcheranno in Germania in vista del nove giugno, data dinizio
dei campionati. E tutte gestite da sfruttatori senza scrupoli o da centrali
internazionali del traffico di esseri umani. La mobilitazione del movimento
femminista, dei cattolici e dei protestanti ha trovato scarso riscontro.
Il Senato di Berlino prevede la distribuzione gratuita di 100 mila profilattici,
accompagnati da un volantino con dieci regole di buona condotta per i
clienti: siate cortesi, lavatevi, non bevete troppo, ecc. La illegalità
può serenamente dormire in pace.
La storia dice che la prostituzione è la più antica delle
professioni ma non si riscontra presso i popoli etnologicamente più
antichi. Nella tipica forma commercializzata ha avuto origine e si è
sviluppata in civiltà progredite e complesse. Presso i popoli del
vicino Oriente e del bacino mediterraneo esisteva la prostituzione sacra.
Probabilmente risalgono a Solone (600 a.C.), in Grecia, le prime regolamentazioni
delle case commerciali di prostituzione, dette "dicteria" o
"bordelli", alcune lussuose per clienti di classi sociali elevate,
altre economiche per la clientela meno benestante. A Roma, inizialmente,
le prostitute appartenevano alla classe più bassa (prostibula),
dopo la seconda guerra punica (218-201 a.C.) cominciarono a diffondersi
le cortigiane (meretrices). Dopo lavvento del cristianesimo alcuni
imperatori (Teodosio e Giustiniano) emanarono leggi severe contro i lenoni,
sfruttatori della prostituzione che erano arrivati a prostituire bambine
al di sotto dei dieci anni. Oggi il fenomeno della prostituzione è
dilagante per via delle prostitute clandestine che sfuggono ad ogni controllo
o regolamentazione. Il fenomeno è diffuso ovunque ed implica un
colossale giro daffari. Il generale clima di edonismo favorisce
lattività prostituiva, contro ogni normativa legale. Letica
cristiana ha sempre condannato la prostituzione come morale, perché
implica lattuazione della genitalità al di fuori del rapporto
affettivo e definitivo dei coniugi, oltre la degradazione delle persone
che vendono il proprio corpo e di coloro che riducono la soddisfazione
sessuale a sfogo solamente fisiologico-sensoriale.
Per la condanna si aggiungono anche altre ragioni: il peccato di adulterio,
luso di contraccettivi e la disponibilità allaborto.
Va promosso lintervento culturale per una prevenzione etico-sociale
del fenomeno. Occorre recuperare il senso autentico della sessualità
umana. Meritano difesa e attenzione le associazioni che lavorano a favore
della gioventù e delle ragazze madri e mirano al recupero delle
persone socialmente emarginate. La civiltà cristiana europea giunge
inesorabilmente al tramonto. Solo la nuova evangelizzazione può
ridare ossigeno e speranza alla civiltà dellamore, capace
di coniugare indissolubilmente eros ed agape in unascesi che rende
felice e procura felicità perché leros senza oblatività
genera unicamente schiavitù.
("Benevento
La libera voce del Sannio" n.6/ del 24/3/2006)
Quaresima
e digiuno
La Quaresima
è un tempo liturgico "forte", caratterizzato dallintensificarsi
della preghiera e della penitenza, che ci prepara a celebrare il mistero
della Redenzione, la Pasqua. Essa è anche il "tempo sacramentale"
della conversione continua cui è chiamato ogni cristiano affinché
giunga, come dice san Paolo agli Efesini, "alla piena maturità
del Cristo" (Ef 4,13). Nei tempi antichi, la quaresima, era il tempo
in cui si faceva più intenso il cammino diniziazione per
i catecumeni, con le sue tappe fatte di scrutini, preghiere, consegna
del Simbolo di fede e del Padre nostro. Questo cammino si concludeva nella
notte di Pasqua, con la celebrazione dei tre sacramenti delliniziazione:
battesimo, cresima, eucaristia.
Sappiamo che già nei primi secoli, in molte Chiese si digiunava
il venerdì e il sabato Santo. Il digiuno pasquale si estese poi
a più giorni precedenti la Pasqua fino a che si giunse ai quaranta
giorni. Il nome quaresima viene appunto da Quadragesima, cioè,
quaranta giorni. A giustificazione del numero quaranta occorre ricordare
i quaranta giorni del diluvio, i quaranta anni durante i quali il popolo
dIsraele vagò nel deserto per essere purificato da Dio e
poter così entrare nella terra promessa (Num 14,33). Mosè,
si trattenne quaranta giorni sul Sinai prima di ricevere le tavole della
legge (Es 24,18). Gesù stesso digiunò nel deserto per quaranta
giorni e quaranta notti in preparazione alla sua missione. Il digiuno
e lastinenza sono le pratiche più caratteristiche di questo
tempo, ma non sono lunico mezzo per prepararsi alla Pasqua. S. Agostino,
infatti, insiste che al digiuno va aggiunto il fervore della preghiera,
lumiltà, la generosità nellelemosina, il perdono
delle offese e la pratica delle opere di pietà e di carità.
Lo Spirito Santo, che ha condotto Gesù nel Deserto (Lc 4,1), guida
la Chiesa, perché tutti i suoi figli, possano celebrare, con la
Pasqua di Cristo, la loro rinascita e la loro piena assimilazione al Risorto.
Questazione purificatrice dello Spirito suppone il nostro attivo
coinvolgimento nel cammino di ascesi, che è rinuncia ai propri
egoismi; mortificazione intesa come nostra partecipazione alla morte di
Cristo, facendo morire in noi ciò che appartiene alluomo
vecchio; silenzio interiore ed esteriore, per far posto alla Parola di
Dio.
Il Mercoledì delle Ceneri, inizio del tempo quaresimale, e il Venerdì
Santo, in memoria della Passione e Morte di Nostro Signore Gesù
Cristo, sono giorni di digiuno e di astinenza dalle carni.
Gli altri venerdì di Quaresima sono pure giorni di astinenza dalle
carni. Negli altri venerdì dell anno non si fa stretto obbligo
di astenersi dalle carni, lasciando ai fedeli la libertà nella
scelta di altra opera di penitenza, in sostituzione di tale obbligo (atto
di carità spirituale o corporale, lettura di un brano della Sacra
Scrittura, esercizio di pietà, rinuncia ad uno spettacolo, atto
di mortificazione).
E tenuto allastinenza: chi ha compiuto 14 anni.
Sono tenuti al digiuno: quanti hanno compiuto 21 anni fino ai 60 anni
incominciati.
La legge del digiuno: obbliga a fare un unico pasto durante la giornata,
prendendo, se necessario, un po di cibo al mattino e alla sera.
La penitenza è mezzo e segno di perfezione e di santità
per imparare da Cristo il distacco da se stessi e dai beni temporali.
Il digiuno è diventato ai nostri giorni una pratica ambigua. Oggi
esiste un digiuno politico-sociale con lo sciopero della fame, un digiuno
igienico-ideologico gradito ai vegetariani, un digiuno patologico nel
segno dellanoressia, un digiuno estetico per mantenere la linea
e un digiuno imposto dalla necessità per milioni di esseri umani
che muoiono di fame. Il nostro digiuno ha una motivazione esclusivamente
religiosa e raggiunge i seguenti frutti: il dominio di sé, il sacrificio
da offrire a Dio, la rinuncia personale per aprire il cuore alla generosità
verso i fratelli più bisognosi e il riconoscimento del primato
di Dio sulle cose. E giunto il tempo di digiunare soprattutto dal
mondo, dal chiasso, dalle immagini violente e sensuali, dal fumo, da alcolici
e superalcolici perché tutti abbiamo unanima da curare e
una libertà da custodire. Il deserto quaresimale privilegiando
il silenzio e la meditazione diventa il tempo opportuno per la preghiera,
il digiuno e la carità. E un cammino interiore per ritrovare
la via del cuore.
("Benevento
La libera voce del Sannio" n.5/ del 10/3/2006)
Dodici
neo-laureati onorano Montecalvo irpino
La redazione
di Disputationes Pompilianae, la rivista di approfondimento storico-culturale
nata nel segno di San Pompilio Maria Pirrotti, ha promosso una nuova brillante
iniziativa. Il 28 gennaio 2006, presso la chiesa parrocchiale di San Bartolomeo
Apostolo in Montecalvo Irpino, si è tenuta la manifestazione "Ad
Honorem Terrae Montis Calvi", pubblico riconoscimento per i giovani
di Montecalvo che, con il conseguimento della laurea nellanno 2005,
hanno recato lustro alla propria terra. In occasione del 116° anno
dalla Beatificazione di San Pompilio, avvenuta il 26 gennaio 1890 ad opera
di Papa Leone XIII, e nel giorno dedicato a San Tommaso dAquino,
Dottore della Chiesa, la redazione ha voluto rendere omaggio ai neo dottori
della cittadina di Montecalvo. La serata ha visto il contributo dellUniversità
degli Studi del Sannio, con la prestigiosa partecipazione del Magnifico
Rettore Prof. Ing. Aniello Cimitile e dellIstituto Superiore di
Scienze Religiose di Benevento, onorevolmente rappresentato dal Prof.
Davide Nava e da Mons. Pasquale Maria Mainolfi.
La manifestazione ha avuto inizio con il solenne ingresso dei laureati
e dei relatori, preceduti
dal gonfalone della Parrocchia San Pompilio Maria Pirrotti; dopo lascolto
dellInno nazionale e la presentazione delliniziativa il rappresentante
della redazione, Antonio Cardillo, ha lasciato la parola ai tre relatori
che sono intervenuti, con la dovuta proprietà, su temi di grande
attualità. Mons. Mainolfi ha ricordato il grande insegnamento di
San Tommaso dAquino e le ragioni della nostra speranza che affondano
nel mistero di Dio che è amore le loro radici; il prof. Nava ha
incantato la platea con un convincente discorso sulla fede e la ragione
come due ali della speranza; infine il Rettore, rivolgendosi direttamente
ai neo laureati, li ha esortati ad essere protagonisti nel mondo, spronandoli
allattività intellettuale, ha suggerito di impegnarsi per
arrivare alla conquista del nuovo secolo. Conquista che può avvenire
con la cultura, la conoscenza ma anche con una dose indispensabile di
sensibilità e passione. Ricordando, poi, la Giornata della Memoria,
ha sottolineato come la responsabilità dello sterminio degli ebrei
sia dellEuropa intera. Nessuno escluso. Responsabilità imputabili
alla gente normale, alle istituzioni, al mondo religioso ed a quello della
cultura. Insomma lEuropa, secondo il Magnifico Rettore, deve partire
dalla riflessione su quel grande crimine per costruire un futuro che sia
aperto anche ai Paesi sottosviluppati del Terzo mondo. Questo è
possibile solo attraverso la società della conoscenza, quindi conquistare
questo secolo significa evitare che si possano ripetere le persecuzioni
come quelle naziste o staliniste: "La conoscenza sarà sempre
di più uno strumento di produzione di ricchezza ma attenzione,
può anche produrre nuovi squilibri. Bisogna puntare tutto sulla
formazione e sullalta formazione dei nostri giovani. A loro va detto
di avere fiducia nella scienza e nella tecnica. In questo possiamo portare
un contributo positivo a quelle popolazioni che alla ricchezza della conoscenza
ancora non arrivano".
A conclusione degli interventi si è aperta la seconda parte della
serata, in cui ogni laureato, dopo una breve presentazione della propria
tesi di laurea, ha ricevuto dalla redazione di Disputationes Pompilianae,
per mano del Magnifico Rettore, lattestato "Ad honorem Terrae
Montis Calvi" e ha consegnato ufficialmente una copia della tesi.
Il riconoscimento è stato dato a Carlo Cavotta laureato in Giurisprudenza
presso lUniversità di Perugia, Pompilia Tedesco laureata
in Giurisprudenza presso lUniversità di Benevento, Lucia
Chiancone laureata in Psicologia presso La Sapienza di Roma, Antonio Gliatta
laureato in ingegneria civile alla Federico II di Napoli, Giuseppe Cristino
laureato in scienze della mediazione culturale allUniversità
di Chieti-Pescara, Federica Bellucci laureata in Architettura presso lUniversità
di Firenze, Nicola Fioriello laureato in Economia e Commercio presso lUniversità
di Torino, Vincenzo Mastantuono laureato in Economia del Turismo allUniversità
di Bologna, Antonella Capozzi laureata in Scienze Biologiche alla Sapienza
di Roma, Angelo Ruccio laureato in Ingegneria Meccanica alla Federico
II di Napoli, Natascia Fonzone laureata in Sociologia allUniversità
di Salerno e Maria Luisa Goldoni laureata in Economia e Commercio allUniversità
del Sannio.
La manifestazione si è conclusa con le rituali foto di gruppo,
sulle note dellInno alla Gioia di Schiller, tratto dalla nona sinfonia
di Beethoven, in un anelito europeista simmetricamente legato allinno
nazionale eseguito precedentemente. Le tesi di laurea consegnate sono
state depositate nellarchivio di Disputationes Pompilianae, appositamente
costituito per conservare i lavori accademici dei montecalvesi e tutte
le tesi che trattano argomenti riguardanti la piccola cittadina, patria
di San Pompilio. Larchivio potrà essere consultato da tutti
coloro che ne vorranno attingere a vario titolo.
("Benevento
La libera voce del Sannio" n.4/ del 18/2/2006)
Bere
alla fonte per diventare sorgente
La prima
Enciclica di Benedetto XVI: Deus caritas est
Bere a piene
mani alla fonte zampillante della verità e provarne un indicibile
godimento spirituale, questa è la sensazione avvertita nel leggere
attentamente la prima enciclica di Benedetto XVI allindomani della
pubblicazione.
Enciclica, dal greco enkyklosis,è la lettera circolare inviata
in tutto il mondo. Questo nome venne dato ufficialmente da Benedetto XIV
nel 1740, al primo documento del suo pontificato. Le prime parole del
testo, nella versione ufficiale della lingua latina, compongono il titolo
del documento. Unenciclica, benché priva del carattere di
definizione ex cathedra, vincola i fedeli allobbedienza. Secondo
i calcoli effettuati, questa di Benedetto XVI è la 294esima enciclica
della Chiesa cattolica. La Deus caritas est porta la data del 25 dicembre
2005 ed è stata pubblicata il 25 gennaio 2006. E indirizzata
ai vescovi, ai presbiteri e ai diaconi, alle persone consacrate e a tutti
i fedeli laici. E suddivisa in due parti e si articola in 42 numeri:
la prima su "Lunità dellamore nella creazione
e nella storia della salvezza", legge il tema sotto il profilo della
teologia, della storia e della esperienza umana; la seconda parte su "Caritas
- Lesercizio dellamore da parte della Chiesa, quale comunità
damore", di taglio più pastorale, sottolinea le forme
nelle quali concretamente nella Chiesa la carità è stata
attualizzata. Lintroduzione presenta il tema dellamore come
centro della fede cristiana a partire dalle parole della Prima Lettera
dellevangelista Giovanni che suggeriscono il titolo dellenciclica:
"Dio è amore; chi sta nellamore dimora in Dio e Dio
dimora in lui" (1 Gv 4,16) qui, il Papa afferma: "Allinizio
dellessere cristiano non cè una decisione etica o una
grande idea, bensì lincontro con un avvenimento, con una
Persona, che dà alla vita un nuovo orizzonte e con ciò la
direzione decisiva"; indica il fondamento biblico del precetto dellamore
di Dio e del prossimo nel libro del Deuteronomio (6,4-5), del Levitico
(19,18) e del Vangelo di Marco (12, 29-31); sottolinea lattualità
dellargomento, "in un mondo in cui al nome di Dio viene a volte
collegata la vendetta o perfino il dovere dellodio e della violenza";
spiega la struttura in due parti: la prima sui dati essenziali dellamore
di Dio e dellamore umano, la seconda sullesercizio ecclesiale
del comandamento dellamore per il prossimo; infine dichiara lo scopo:
"Suscitare nel mondo un rinnovato dinamismo di impegno nella risposta
umana allamore divino". Nella conclusione il Papa invita a
guardare ai Santi che hanno esercitato la carità in modo esemplare
divenendo modelli insigni di carità sociale per tutti gli uomini
di buona volontà e veri portatori di luce allinterno della
storia; afferma che tra i Santi eccelle Maria, la Madre del Signore, donna
di speranza, donna di fede, donna che ama, grande perché non vuole
rendere grande se stessa ma Dio, dimostrando che lintima unione
con Dio permette a chi ha bevuto alla fonte dellamore di Dio di
diventare egli stesso una sorgente da cui sgorgano fiumi dacqua
viva (Gv. 7, 38). Maria ci mostra che cosè lamore e
da dove esso trae la sua origine".
In questa prima enciclica, programma del suo pontificato, Benedetto XVI,
grande filosofo e teologo fa suo il motto di un altro grande teologo,
San Tommaso dAquino: "Contemplata aliis tradere", partecipare
agli altri i frutti della propria riflessione. Papa Ratzinger è
convinto da sempre che la rivoluzione di Dio è lamore e che
la persona, creatura unitaria, fatta di corpo e anima, è chiamata
dal Creatore allamore, per ricevere e donare amore, un amore da
vivere in modo maturo fino alla sua vera grandezza. Lenciclica risulta
così un inno alla bellezza ed unisce mondo greco, ebraico e cristiano.
Il Papa sa che la parola amore non ha più un significato univoco
ma equivoco, perciò passa in rassegna, con grande capacità
interpretativa, il valore semantico dei termini greci relativi allamore,
eros-philia-agape e realizza un confronto dialettico con la cultura contemporanea
invitando a cogliere lessenziale della vita, se si vuole essere
felici. E una proposta per ritrovare il senso dellesistenza
che vada oltre leffimero, è un programma per assumere uno
stile di vita che permetta di riconoscere e mantenere la propria identità.
Il volto di Dio nella Bibbia è quello di un amore appassionato
che perdona attraverso unaffascinante storia damore con Israele,
il popolo dellalleanza. Soprattutto i profeti Osea ed Ezechiele
hanno descritto questa passione di Dio per il suo popolo con ardite immagini
erotiche. Il rapporto Dio Israele viene illustrato mediante le
metafore del fidanzamento e del matrimonio. Un amore così grande
da rivolgere Dio contro se stesso, il suo amore contro la sua giustizia.
Nel mistero della Croce, Dio ama tanto luomo che, facendosi uomo
Egli stesso, muore e con il Suo sacrificio riconcilia giustizia e amore.
Il fianco squarciato del Crocefisso permette la contemplazione dellamore
vero che in Cristo dà carne e sangue ai concetti ed indica alluomo
la strada del suo vivere e del suo amare: è il cammino del chicco
di grano che cade nella terra e muore e così porta molto frutto.
Dio continua ad amarci per primo e per questo anche noi possiamo rispondere
con lamare: lamore può essere dunque comandato, perché
prima è stato donato. Amore di Dio e amore del prossimo sono inseparabili,
sono un unico comandamento, entrambi però vivono dellamore
preveniente di Dio che ci ha amati per primo. Lamore è "divino"
perché viene da Dio, ci unisce a Dio e si trasforma in dono per
i fratelli. Dice infine il Papa: "Spesso non ci è dato di
conoscere il motivo per cui Dio trattiene il suo braccio invece di intervenire".
Del resto, Egli neppure ci impedisce di gridare, come Gesù in croce:
"Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?" (Mt 27,46).
SantAgostino offre però a questa nostra sofferenza la risposta
della fede: "Si comprehendis, non est Deus", se tu lo comprendi,
allora non è Dio. Un fatto è certo: Dio non è impotente,
Dio non dorme. Pur immersi nella complessa e drammatica vicenda della
storia, siamo saldi nella certezza che Dio è Padre e ci ama, anche
se il suo silenzio rimane incomprensibile per noi. Dice un proverbio ebraico:
"Luomo pensa, Dio sorride", perché per Dio mille
anni sono come un giorno solo! La speranza non viene meno neanche dinanzi
allapparente insuccesso. La speranza genera pazienza, la pazienza
si trasforma in umiltà che accetta il mistero di Dio e si fida
di Lui anche nelloscurità: fede, speranza e carità
camminano così, sempre insieme. La certezza che Dio è amore
trasforma la nostra impazienza e i nostri dubbi nella sicura speranza
che Dio tiene il mondo nelle sue mani e che nonostante ogni oscurità
Egli vince. Anche Virgilio nelle Bucoliche afferma: Omnia vincit amor
et nos cedamus amori, lamore vince tutto e cediamo anche noi allamore.
Soprattutto noi credenti, prigionieri della speranza che non delude, siamo
chiamati ad offrire ad una cultura malata di penuria di speranze la testimonianza
della sola speranza che non delude e non deluderà mai.
("Benevento
La libera voce del Sannio" n.3/ del 7/2/2006)
Libertà
e laicità
La Chiesa
cattolica in Italia sotto accusa
Dal 22 dicembre
2005 al 5 gennaio 2006 lEurispes ha realizzato
un sondaggio tra la popolazione italiana ove emerge che la religione cattolica
resta uno dei pochi collettori identitari della nazione. L87,8 %
degli italiani si dichiarono cattolici. Un dato in crescita di 8 punti
percentuali rispetto al sondaggio di 15 anni fa. I dati emersi dallindagine
manifestano una crisi non della religione, ma della religiosità.
Molti riconoscono linfluenza positiva della Chiesa sulla civiltà
e sulla cultura, ma non hanno interesse per la fede cristiana. Per questi
bisognerebbe parlare di "cristianismo", perché il "cristianesimo"
mostra invece interesse per il Cristo vivo più di quanto la fede
in Lui abbia agito sulla cultura. Papa Ratzinger più volte ha manifestato
la necessità per i cristiani di coniugare il modo di vivere la
fede con lethos pubblico e civile, confermando che la fede
o ha una dimensione pubblica o si riduce a mera consolazione intimistica.
Non esiste un supermarket delle morali nel quale ciascuno sceglie
quella che a lui è più comoda, lasciando allo Stato il compito
di svolgere funzioni di garante. Non è lo Stato a distribuire i
diritti fondamentali perché questi sono iscritti nellessere
umano aldilà della sua fede religiosa e, al loro riconoscimento,
si può arrivare anche per mezzo della sola ragione. Se fosse lo
Stato a distribuire i diritti fondamentali, sarebbe anche autorizzato
a toglierli, come è accaduto agli Stati etici, da quello terrorista
di Robespierre, a quello pagano di Hitler, a quello comunista di Stalin.
Dunque gli Stati liberali e democratici hanno il compito di riconoscere
e tutelare, non di creare, i diritti umani. I laicisti pensano, erroneamente,
che questa sia una limitazione dello Stato. La Chiesa in verità
ha il dovere di pronunciarsi sui problemi etici. Dichiara il Vaticano
II: "Per volontà di Cristo la Chiesa cattolica è maestra
di verità e la sua missione è di annunciare e insegnare
in modo autentico la verità che è Cristo e nello stesso
tempo di dichiarare e di confermare con la sua autorità i princìpi
dellordine morale che scaturiscono dalla stessa natura umana (Dignitatis
humanae, 14). Afferma Pio XII: "In materia sociale, ci sono molti
gravissimi problemi riguardanti lordine etico, le coscienze, la
salvezza delle anime e perciò non si può sostenere che essi
siano estranei allautorità e alla cura della Chiesa"
(2 novembre 1954). Scrive Benedetto XVI: "La dignità delluomo
e i suoi diritti fondamentali non vengono creati dal legislatore, ma sono
iscritti nella natura stessa della persona umana e sono pertanto rinviabili
ultimamente al Creatore. La dignità delluomo e i suoi diritti
fondamentali rappresentano valori previi a qualsiasi giurisdizione statale"
(15 ottobre 2005). In questo momento storico ciò che tocca i nervi
scoperti del mondo laicistico è la rinnovata vitalità della
Chiesa in Italia, della quale rendono conto le più recenti ricerche
sociologiche e le menzionate indagini statistiche sul territorio. I laicisti
si mostrano infastiditi dallimpegno della Chiesa italiana che negli
ultimi anni rivendica il ruolo pubblico della religione cristiana, mentre
essi vorrebbero confinarla nella sfera privata dei cittadini. Perciò
è nata la questione del Crocefisso nelle scuole dello Stato, delle
radici cristiane dell Europa, del presepe a scuola, del Concordato,
ecc. Occorre però precisare che, nonostante la maggioranza degli
italiani si dichiari cattolica, lItalia non è più
oggi un Paese di cattolici.
Anche in Italia, oggi cattolici si diventa e con difficoltà. Ma
è altrettanto vero che la Chiesa italiana possiede e sa comunicare
significati, valori, orientamenti, insegnamenti che si impongono allattenzione
anche di quanti non sono cattolici o seguono percorsi religiosi personali.
Ciò vale anche per la morale cattolica. I vari sistemi di informazione
appartengono ad una cultura che non dimostra la capacità di offrire
senso e trasmettere certezze. Questa capacità ha dimostrato di
possederla la Chiesa. Il laicismo dimostra che gli argomenti a sua disposizione
sono scarsi perciò oppone il logoro e stantio tema dellingerenza
della Chiesa nello Stato e il mito della scienza senza paletti etici.
La Chiesa, inserita nella laicità e nella democrazia, è
perennemente esposta a continua tensione tra la sua consapevolezza di
essere depositaria e testimone della verità sulluomo e sulla
storia e il suo dovere di incarnare la sua missione nella storia e negli
statuti della democrazia. Da due millenni la Chiesa è il luogo
del rapporto sempre vivo e fecondo fra il Dio vivente e la nostalgia del
cuore umano assetato di Lui. Da una ben definita visione del mondo derivano
coerenti comportamenti morali inconciliabili con altre concezioni di vita.
Il dialogo non è leterna mediazione, il perpetuo esercizio
critico destinato a stemperarsi in un continuo compromesso ma rispetto
dellopinione altrui e coraggio nellaffermare e difendere la
propria identità culturale e religiosa, per il bene della comunità.
Anche il relativismo imperante ed invasivo può trasformarsi in
dogmatismo insopportabile ed irrazionale. Difendiamo la sana laicità
dello Stato quando la libertà non sminuisce e non opprime la fede
religiosa. Scadiamo nellarroganza del laicismo quando la libertà
si accanisce contro la fede e pretende di confinarla nellambito
del solo privato.
La forte ventata di laicismo antiecclesiastico mette la Chiesa cattolica
italiana sotto accusa. Dopo il refererendum sulla procreazione
medicalmente assistita, nel cui risultato si è voluto vedere una
vittoria della Chiesa, si sono moltiplicati i veleni, dimenticando che
si è trattato soltanto della vittoria di un valore "umano",
comune a tutti, credenti e non credenti, qual è il valore della
vita. Ha fatto bene il vescovo Antonio Riboldi nei giorni scorsi, quando,
davanti al piccolo rom morto in un vagone ferroviario sulle braccia della
mamma tra la indifferenza generale, ha affermato: "Abbiamo perduto
gli occhi e siamo diventati tutti ciechi a causa del nostro egoismo, davanti
a quel corpicino anche Gesù Cristo dovrebbe maledirci: ero forestiero
e non mi avete ospitato, nudo e non mi avete vestito
via da me, maledetti!".
("Benevento
La libera voce del Sannio" n.2/ del 27/1/2006)
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