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Tra mamma e papà il giudice
La Sacra Sindone soggiornò a Montevergine
Medjugorie ad una svolta
Storia di una fondazione nel libro di Dionisio Pascucci
Quando il Vescovo viene in Visita Pastorale
Tra mamma e papà il giudice
Secondo l’Istat nel 2006 le coppie sposate sono circa quindicimila e le convivenze circa settecentomila. In questi ultimi anni cresce il numero di separazioni e divorzi e diminuisce quello dei matrimoni. Il matrimonio definisce l’identità profonda dell’uomo e della donna e con le sue regole di stabilità, fedeltà e fecondità manifesta il segreto della relazione riuscita tra uomo e donna. Le altre forme di unione sono esattamente il contrario del matrimonio: seconde e terze nozze, unioni libere e convivenze. Nuove scelte che pretendono nell’opinione pubblica una forzata e violenta giustificazione ed equiparazione, presentandosi come scelte normali e addirittura espressione di libertà.
La verità è che i costi di queste scelte sono imprevedibili e assai pesanti. Costi psicologici, sociali, economici, antropologici e giuridici. A nessuno deve sfuggire la sofferenza dei bambini, dei papà privati della relazione quotidiana con i figli, delle donne sole, dei nonni che non riescono a comprendere il dramma e ad incontrare più di sovente i nipoti. Figli più fragili con maggiori difficoltà scolastiche, disagi economici e tossicodipendenze. Fragilità dei matrimoni dinanzi alla moltiplicata e facilitata prospettiva di rompere il legame e talvolta già mentre ci si sposa; il timore della possibile separazione rende più fragile la stabilità del rapporto e la profondità di relazione. Le nuove scelte assai presenti nel panorama sociale complicano la vita. In nome di una presunta libertà si moltiplicano le vittime dello stress e della depressione. È paradossale che tra mamma e papà in conflitto debba intervenire l’avvocato e poi il giudice con costi talvolta insostenibili.
La libertà di unione e l’equiparazione delle convivenze alle nozze genera relazioni puntigliose e snervanti tra figli e genitori separati. La famiglia patriarcale, gerarchica, autoritaria ha cessato di esistere, per essere sostituita da relazioni affettive deboli e inconsistenti. La famiglia secondo il vecchio modello, veniva considerata scuola di sacrificio. La nuova, si propone come luogo della felicità in nome dell’autonomia personale, ma quasi sempre è un inferno. Il diritto regola le relazioni tra due persone mortificando il significato altissimo della famiglia culla della vita, nido dell’amore e palestra della civiltà. È finita, ahimè drammaticamente, l’illusione del “divorzio felice”. La separazione moltiplica sofferenze per adulti e bambini. Dinanzi ai fallimenti le persone cadono vittime della pericolosa “sindrome della chiusura” in se stessi, che rende incapaci di fidarsi degli altri e di comprendere il vero senso della vita che rimane pur sempre una cosa meravigliosa: “la vita è bella!”. Le comunità piccole e grandi, di conseguenza, non resistono più. Questa è l’epoca dell’emergenza educativa generata da quella che Papa Ratzinger definisce “dittatura del relativismo”. La società è divenuta più conflittuale, costosa, confusa e incapace di rispondere alle radicali e fondamentali aspirazioni della persona umana. L’Italia, frattanto, rimane fanalino di coda della spesa sociale destinata alla famiglia e ai minori. Il nostro paese è agli ultimi posti della classifica in Europa.
Aveva ragione Karol Wojtyla ad affermare, già negli anni del suo impegno giovanile, la necessità di riscoprire “la bellezza e la spiritualità dell’amore coniugale e familiare” come via concreta per giungere alla santificazione attraverso l’esperienza del mistero redentore e sponsale. È l’amore il fondamento morale del matrimonio, perciò occorre riscoprire il profondo carattere sacramentale che colma l’intera esperienza familiare di tutti i giorni. Il mistero dell’Incarnazione, nel quale lo stesso Verbo si fece carne e assunse la natura umana, è un segno irrevocabile del Suo amore sponsale che permea tutto il creato. Quando trattiamo di famiglia, o manteniamo un linguaggio alto e positivo che corrisponde realmente alla dignità, alla bellezza e alla verità della vocazione matrimoniale, o riduciamo l’amore, anche nelle cose della carne, a ciò che amore non è, a baratto mercantile e sfogo egoistico. Il matrimonio come la verginità per il regno dei cieli sono le due uniche vie capaci di tradurre in realtà l’universale vocazione all’amore che il Creatore ha seminato nel cuore di ogni uomo. La grazia sacramentale del matrimonio non è una teoria, ma la partecipazione fruttuosa all’amore di Dio che sta all’origine e al compimento della vita coniugale, vincendo anche le cadute e le debolezze che accompagnano il cammino di coppia. Di conseguenza, la spiritualità coniugale, che soprattutto ora bisogna richiamare e incoraggiare, non si riduce ad un sistema di doveri e divieti, né ad una devozione facoltativa, ma è il rapporto vivo con la Trinità e con il coniuge, nell’attuazione della consegna totale che Cristo sposo fa di Se stesso per la Chiesa sposa.
("Benevento La libera voce del Sannio" n.5/ del 12/3/2010)
La Sacra Sindone soggiornò a Montevergine
Siamo giunti ormai alla milionesima prenotazione via internet per raggiungere Torino in occasione della ostensione straordinaria della Sindone che si svolgerà dal 10 al 23 maggio, per 44 giorni consecutivi.
Per l’ultima ostensione, quella del Giubileo 2000, le prenotazioni on line giunsero a quota duecentomila, anche se i visitatori superano il milione. Per la prossima ostensione sono previsti oltre due milioni di visitatori.
La Sindone giunse a Torino nel 1578 da Chambèry affinché l’Arcivescovo di Milano San Carlo Borromeo potesse venerarla, risparmiando così una parte del lungo viaggio. Nella seconda ostensione, quella del 1898, l’avvocato Secondo Pia fu autorizzato da casa Savoia a fotografarla per la prima volta ed il negativo fotografico mostrò il vero volto di Gesù. Ancora nel 1931 per il matrimonio del principe Umberto II di Savoia con la principessa Maria Josè. Nel 1933 per il XIX centenario della Redenzione. Nel periodo più terribile della seconda guerra mondiale, l’Arcivescovo di Torino, Cardinale Maurilio Fossati, fece trasferire la Sindone al Santuario di Montevergine (Av) dove fu collocata sotto l’altare del Coretto dal 25 settembre del 1939 fino al 29 ottobre del 1946, quando fu riportata a Torino; era Abate di Montevergine Ramiro Marcone. Nel 1969 per la ricognizione effettuata da una commissione di studio nominata dal Cardinale Michele Pellegrino. Nel 1973 la prima ostensione in diretta televisiva con il prelievo di alcuni frammenti per analisi ematologiche e microscopiche. Nel 1978 per il IV centenario del trasferimento a Torino. Nel 1998 con la visita di Giovanni Paolo II del 24 maggio. Nel 2000 l’ostensione più lunga della storia, durata 72 giorni.
Ma cos’è la Sindone? E’ un lenzuolo di lino tessuto a spina di pesce di cm 4,41 x 1,13, contenente la doppia immagine accostata per il capo del cadavere di un uomo morto in seguito ad una serie di torture culminate con la crocifissione. Le linee nere sul telo ricordano i danni dovuti all’incendio avvenuto a Chambèry nel 1532. Secondo la tradizione si tratta del Lenzuolo citato nei Vangeli che servì per avvolgere il corpo di Gesù nel sepolcro. E’ il documento più forte e significativo della drammatica realtà della Passione di Gesù raccontata puntualmente dai Vangeli e registra l’assenza di qualsiasi segno di putrefazione, la presenza sul corpo di ferite da flagellazione, ferite provocate da chiodi alle mani e ai piedi, segni di numerose punture sul cuoio cappelluto e una grande ferita al fianco sinistro (sulla Sindone, e dunque fianco destro dell’uomo che vi fu avvolto). Il Sangue esaminato appartiene al gruppo AB. La bellezza dei contorni impressi nella Sindone rivela nel corpo di Gesù una perfezione incomparabile: statura cm 183, maestosità del volto, pace imperturbabile, è il volto sacro dell’Uomo–Dio. Solo questo volto ci rappresenta Colui che morì ed è vivo ancora. Numerosi pellegrini partiranno anche dal Sannio per contemplare quel Volto che è inesprimibilmente bello e splendente, tanto bello da escludere il paragone con qualunque quadro o ritratto.
("Benevento La libera voce del Sannio" n.4/ del 26/2/2010)
Medjugoroie ad una svolta

E’ passato solo un mese dall’attentato di Ali Agca in Piazza San Pietro, Papa Wojtyla è ancora al Gemelli, verso le ore 18, ad alcuni adolescenti di Medjugorie (villaggio jugoslavo della Bosnia-Erzegovina, nel blocco dei paesi socialisti), su una collinetta isolata e sassosa, il Podbrdo, appare una giovane ragazza, bellissima, sorridente, con occhi di un azzurro vivissimo, vestita con gli abiti di tempi antichi e un bambino in braccio. E’ l’inizio di una delle più straordinarie fra le apparizioni della Madonna. Il giornalista Vittorio Messori constata che in questo paesino jugoslavo si verifica “il maggior movimento di masse cattoliche del postconcilio”. Il luogo visitato dalla Regina della Pace diviene negli anni sorgente di conversione per tantissimi pellegrini.
Giovanni Paolo II, il 24 febbraio 1990 dice a mons. Sebastiao Murilo Krieger, vescovo di Florianapolis in Brasile: “Medjugorie è il centro spirituale del mondo”. Nel luglio 1997 Wojtyla incontra la veggente depositaria dei “dieci segreti”, Mirjana Dragicevic e le dice: “Se non fossi stato Papa sarei già venuto a Medjugorie; ma anche se non sono potuto venire, so tutto e seguo tutto: proteggete Medjugorie, è la speranza del mondo”. Nonostante la ferma convinzione di Giovanni Paolo II, il vescovo di Mostar è decisamente contrario e combatte duramente le apparizioni. Oggi la competenza su di esse appartiene al Vaticano.
Il cardinale Tarcisio Bertone, Segretario di Stato, scrive: “i giudizi del vescovo locale in proposito sono da ritenersi un suo parere personale”. La Chiesa infatti fa propria la dichiarazione di Zara del 1991 dei vescovi jugoslavi, che è una sospensione del giudizio, una posizione di attesa. Non vi sono pericoli per la fede e i cristiani possono andarvi in pellegrinaggio. La prudenza della Chiesa è necessaria perché esistono molti falsi profeti e molti casi patologici. L’impatto profetico non avviene mai senza sofferenze. La storia della Chiesa lo insegna.
Recentemente il cardinale Camillo Ruini, che su invito di Benedetto XVI sta scrivendo le meditazioni per la prossima Via Crucis del 2 aprile, quinto anniversario della scomparsa di Giovanni Paolo II, è stato messo a capo, da Papa Ratzinger, della Commissione vaticana che dovrà dire una parola finale sul controverso “fenomeno Medjugorie”. Il 29 dicembre poi è giunto a Medjugorie il cardinale Christoph Schonborn, arcivescovo di Vienna, guidando un grande pellegrinaggio di austriaci, ha celebrato Messa nella Parrocchia di San Giacomo, ha tenuto una catechesi sulla Divina Misericordia, ha incontrato i veggenti, ha mangiato a casa di alcuni di loro, è salito sulla montagna delle prime apparizioni insieme alla veggente Marija, ha presenziato l’Adorazione, ha celebrato la Messa dell’ultimo giorno dell’anno tenendo una bellissima omelia, ha dimorato nella Comunità Cenacolo di suor Elvira mangiando con i giovani tossicodipendenti recuperati dalla religiosa, ha risposto alle tante domande dei giornalisti che l’hanno intervistato, esprimendo vivo apprezzamento per i frutti spirituali scaturiti in Medjugorie.
Il vescovo diocesano ha inutilmente manifestato il suo rincrescimento per una visita così poco privata durata circa sei giorni. Sono personalmente convinto che mai il cardinale Schonborn avrebbe compiuto tutti questi passi senza il Papa. La visita ha dunque un significato altissimo sotto il profilo spirituale e morale. Il cardinale giunto come pellegrino a Medjugorie è una colonna della Chiesa, un grandissimo teologo e una personalità di rilievo internazionale.
La Chiesa mostra dunque speciale attenzione per questo evento di grazia che coinvolge milioni di persone nel mondo. La Chiesa prende finalmente atto della regola infallibile dettata dal suo stesso fondatore, Gesù: “ Ogni albero buono produce frutti buoni” (Mt 12,33).
("Benevento La libera voce del Sannio" n.3/ del 12/2/2010)
Storia di una fondazione nel libro di Dionisio Pascucci
Lo scorso 8 gennaio si è svolta a Pietradefusi la cerimonia per i 100 anni del Ginnasio Pascucci. La celebrazione giubilare ha offerto il contesto opportuno per presentare il libro di Dionisio Pascucci: “Storia di una fondazione. L’opera pia Pascucci di Pietradefusi”. Sono intervenuti il presidente della fondazione Giovanni De Caro, il sindaco di Pietradefusi Giulio Belmonte, l’assessore alla cultura e pubblica istruzione del comune irpino Raffello De Nisco, Mario Aquilino Iarrobino, docente emerito del liceo classico Pascucci, Francesco Barra, docente di storia moderna presso l’università di Salerno e l’autore della preziosa ricerca storica.
L’autore del volume è diabetologo noto e stimato in Benevento e provincia per i lunghi anni di attività professionale presso l’ospedale Rummo ed è conosciuto ed amato in Pietradefusi e nell’Irpinia a motivo delle sue origini e per la passione che da sempre coltiva per la ricerca storica riguardante la sua terra. L’autore è uno dei discendenti del famoso giurista e magistrato Dionisio Pascucci, consigliere dell’antica corte suprema di giustizia, che nelle sue disposizioni testamentarie destinò tutto il suo patrimonio alla costruzione della pia opera Pascucci per l’educazione e l’istruzione della gioventù e dell’annessa Chiesa di San Paolo Apostolo. Un gesto di straordinaria generosità e amore verso la sua terra, scaturito dal dolore provocato nel suo animo dalla prematura morte del suo unico figlio Paolo Emilio, allo scopo di “far risorgere la persona del figlio e perpetuarne la memoria presso i posteri”.
Nel libro l’autore ripercorre le tappe salienti della fondazione e del ginnasio, a partire dal testamento olografo del 1851. Il progetto del pregevole complesso fu affidato al celebre architetto beneventano Almerico Meomartini. La prima classe ginnasiale fu istituita nel 1910 e negli anni successivi le altre classi, fino a quando l’istituto divenne un prospero ginnasio parificato con annesso convitto per ospitare gli studenti provenienti dai paesi dell’Irpinia e province limitrofe. Tanti studenti sono diventati illustri professionisti, tra questi spicca il nome di Giovanni Palatucci, lo Schindler italiano.
La puntuale ricostruzione degli eventi manifesta l’acribìa storica dell’autore ed anche la volontà di sottolineare la valenza straordinaria del gesto munifico che di fatto ha favorito la crescita culturale di diverse generazioni di studenti. La cultura infatti eleva la condizione sociale, contribuisce al superamento della miseria e rende audaci dinanzi alle angherie dei potenti di turno. Verso la fine del 1800 la maggior parte della popolazione era quasi totalmente analfabeta. La prestigiosa fondazione ha segnato positivamente il destino del paese e del territorio circostante. Ora il convitto si erge silenzioso in tutta la sua bellezza accanto alla monumentale chiesa ed attende con pazienza il suo destino. Forse sarà trasformato in museo o sede di importanti simposi culturali. Quel che conta è che non perda la sua funzione di faro culturale per la formazione e la speranza delle future generazioni.
("Benevento La libera voce del Sannio" n.2/ del 29/1/2010)
Quando il Vescovo viene in Visita Pastorale
Già da qualche tempo sentiamo parlare della Visita Pastorale che il nostro Arcivescovo, Monsignor Andrea Mugione, sta effettuando nella città di Benevento e proseguirà poi in tutti i paesi della vasta diocesi sannita. In questi ultimi giorni, dal 7 al 10 gennaio è stata la volta della parrocchia di San Gennaro in Benevento. Il Pastore della Chiesa beneventana ha incontrato gli impiegati dell’Amministrazione Provinciale, dell’Inail, della Coldiretti, dell’Asl Benevento 1 e dell’Inps. Subito dopo le scuole d’infanzia “Madre del Redentore” e “Cretarossa”, la scuola elementare “Nicola Sala” e la media “Federico Torre”. Ancora i giovani della parrocchia, il consiglio pastorale e affari economici, gli operatori pastorali, associazioni, movimenti e gruppi. Ha presieduto il cenacolo eucaristico-mariano dei giovani e delle famiglie e si è fermato con tutti per l’agape fraterna. Ha poi incontrato i ragazzi della scuola di catechismo ed ha visitato alcuni ammalati nelle loro case, lasciano ovunque in dono un crocefisso. Infine, domenica 10 gennaio ha concluso la visita presiedendo la Celebrazione eucaristica e amministrando la Cresima a 60 giovani della comunità.
Ma che cos’è la Visita Pastorale? In che cosa consiste? La Visita Pastorale è «un segno della presenza del Signore che visita il suo popolo nella pace» (Pastores gregis, 46). Con tale segno il Vescovo esercita il suo ministero, quello cioè di essere immagine viva di Gesù Buon Pastore che cura il gregge che gli è stato affidato con l’insegnamento, la santificazione e il governo, animato da vera carità pastorale al fine di perpetuare l’opera di Cristo, Pastore eterno. La Visita Pastorale è quindi «una delle forme, collaudate dall’esperienza dei secoli, con cui il Vescovo mantiene contatti personali con il clero e con gli altri membri del Popolo di Dio. E’ occasione per ravvivare le energie degli operai evangelici, lodarli, incoraggiarli e consolarli, è anche l’occasione per richiamare tutti i fedeli al rinnovamento della propria vita cristiana e ad un’azione apostolica più intensa» (Apostolorum successores, 221).
La Visita Pastorale costituisce inoltre, a norma del Codice di Diritto canonico, uno dei doveri più espressivi del Vescovo che ha l’obbligo di visitare tutta la diocesi almeno ogni cinque anni con la debita diligenza (cfr. CJC, c. 396 §1, c. 398), spinto dallo stesso entusiasmo evangelico degli Apostoli e dall’esempio dei pastori della Chiesa di tutti i tempi e di tutti i luoghi. La nostra realtà diocesana consente al Vescovo di avere già ordinariamente un rapporto piuttosto stretto e personale con tutti i presbiteri, le comunità religiose e le parrocchie, tuttavia è proprio la Visita pastorale che intensifica e rende visibile in modo eminente tale stretto legame del pastore con il suo gregge, presentandosi a tutti come principio e fondamento dell’unità nella Chiesa diocesana (cfr. LG, 23). Quindi la Visita Pastorale è un evento che coinvolge la nostra Comunità Parrocchiale: Gesù, il Pastore (cfr. Gv10), nella persona del Vescovo viene a confermare la nostra fede. La Visita Pastorale è infatti una forte esperienza del Signore Gesù. Inoltre essa vuole essere "risveglio", "proposta", "risposta", aiuto a un progetto di vita cristiana e di vera graduale formazione di una comunità cristiana.
Concretamenteil Vescovo incontra le realtà sociali presenti sul territorio, gli organismi pastorali, i catechisti, i ministri e i collaboratori del Parroco, le associazioni e movimenti ecclesiali presenti. Ascolta le persone che volessero liberamente parlare con Lui. Visita gli ammalati. Presiede le celebrazioni liturgiche in modo che la visita pastorale divenga una profonda esperienza di preghiera, finalizzata a riscoprire il centro del nostro essere Chiesa: Parola, Preghiera, Eucaristia e sacramenti, fraternità e formazione.
Per questo facciamo nostra l’esperienza di Zaccheo con Gesù: "Gesù, entrato in Gerico attraversava la città... Quando giunse sul luogo, Gesù alzò lo sguardo e disse... «Oggi devo fermarmi a casa tua». Zaccheo in fretta scese e lo accolse pieno di gioia." (Lc 19,1.5-6) Così ha fatto in questi giorni anche la comunità ecclesiale di San Gennaro.
("Benevento La libera voce del Sannio" n.1/ del 15/1/2010)
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