Padre
Pio e Aldo Moro, due vittime sacrificali
Primo Congresso Mondiale Apostoplico della Misericordia
Non possiamo non "farci" cristiani
Un testimone della Chiesa beneventana al traguardo
Salto di qualità. L'I.S.S.R. "Redemptor Hominis"
diventa Università
Dio seduce ancora
Moratoria sull'aborto e laicità. Giuliano Ferrara a Benevento il
25 febbraio
Ricordando padre Di Monda
Una storia d'amore e di tenerezza
Padre
Pio e Aldo Moro, due vittime sacrificali
Mercoledì
30 aprile presso la Basilica della Madonna delle Grazie si è tenuto
un incontro commemorativo sul tema: "Aldo Moro, a trentanni
dalla morte" organizzato dal Centro Studi del Sannio. Alle ore 17.30
la celebrazione eucaristica di suffragio e alle 18.30 la presentazione
della giornalista Enza Nunziato, la testimonianza di Agnese Moro, figlia
dello statista e la conclusione di Davide Nava, già senatore della
Repubblica che ha voluto sottolineare la ricorrenza con una pubblicazione
che è stata diffusa durante la serata. Il 15 maggio 1968, quattro
mesi prima di morire, Padre Pio incontrò per lultima volta
a San Giovanni Rotondo lonorevole Aldo Moro. Il sorriso tenero e
accogliente dello stimmatizzato sannita e la gioia profonda del presidente
Moro furono immortalati da una significativa fotografia di Elìa
Stelluto. Ricorrono proprio questanno il 40° della morte ed
il 90° delle stimmate di Padre Pio. LIstituto Superiore di
Scienze Religiose "Redemptor hominis" di Benevento ricorderà
levento giovedì 22 maggio ore 17.00 con un grande convegno
presso lAuditorium "Giovanni Paolo II" del Seminario di
Benevento al quale interverranno Antonio Socci, Gianni Rivera e Alessandra
Borghese. Padre Pio è stato prescelto da Dio per una grande missione:
essere vittima con la Grande Vittima del Golgota, essere crocifisso senza
croce per il dono delle stimmate ed anche per lincomprensione dei
superiori religiosi ed ecclesiastici. Ricorre poi il prossimo 9 maggio
il trentesimo anniversario della morte drammatica di Aldo Moro per la
mano violenta delle Brigate Rosse e per la paura del Governo italiano
e della Democrazia cristiana che dopo 55 giorni di straziante prigionia
anteposero la ragion di Stato al primato della dignità della persona
umana. A nulla valsero le lacrime e le suppliche del grande amico dello
statista il Papa Paolo VI. Era il 9 maggio 1978 e padre Pio era morto
già da dieci anni. A distanza di 13 giorni, il 22 maggio 1978,
la rappresentanza politica parlamentare che aveva abbandonato per pusillanimità
Aldo Moro come vittima innocente nelle mani dei brigatisti, decretò
con la legge 194 la strage dei nascituri attraverso labominevole
delitto dellaborto che ora conta un miliardo di vittime innocenti.
Il disegno della Provvidenza e lopera di Satana si sono scontrati
in un prodigioso duello ed il sangue degli innocenti grida ancora vendetta
al cospetto di Dio. Padre Pio e Aldo Moro insieme ai tanti bambini abortiti
sono vittime sacrificali dellegoismo delluomo che senza Dio
nel cuore diventa lupo per laltro uomo.
L'ex presidente della Democrazia Cristiana, assassinato dalle Brigate
Rosse nel 1978, nasce il 23 settembre 1916 a Maglie, in provincia di Lecce.
Dopo aver conseguito la maturità classica al Liceo "Archita" di
Taranto si iscrive a Giurisprudenza presso l'Università di Bari,
conseguendo la laurea con una tesi su "La capacità giuridica penale".
Negli anni universitari è eletto Presidente nazionale della FUCI
della quale è Assistente nazionale don Giovanni Battista Montini,
poi Paolo VI. Dopo qualche anno di carriera accademica, fonda con alcuni
amici intellettuali nel 1943, a Bari, il periodico "La Rassegna" che uscirà
fino al 1945, anno nel quale sposa Eleonora Chiavarelli, con la quale
avrà quattro figli. In quello stesso periodo, diventa Presidente
del Movimento Laureati dell'Azione Cattolica, ed è direttore della
rivista "Studium" di cui sarà assiduo collaboratore, impegnandosi
a sensibilizzare i giovani laureati all'impegno politico. Nel 1946 viene
eletto all'Assemblea Costituente ed entra a far parte della Commissione
dei "75" incaricata di redigere il testo costituzionale. E' anche vicepresidente
del gruppo Dc all'Assemblea. Nelle elezioni del 18 aprile 1948 viene eletto
deputato al Parlamento nella circoscrizione Bari-Foggia. Diventato Professore
ordinario di Diritto Penale all'Università di Bari, nel 1953 viene
rieletto al Parlamento diventando Presidente del gruppo parlamentare Dc
alla Camera dei Deputati e diventa nel 1955 ministro di Grazia e Giustizia
nel primo governo Segni. Nel 1957 diventa ministro della Pubblica Istruzione
nel governo Zoli. Si deve a lui l'introduzione dell'educazione civica
nelle scuole. Rieletto alla Camera dei Deputati nel 1958, è ancora
ministro della Pubblica Istruzione nel secondo Governo Fanfani. Il 1959
è un anno importantissimo per Aldo Moro. Si svolge infatti quel
VII Congresso della Democrazia Cristiana che lo vedrà trionfatore,
tanto che gli viene affidata la Segreteria del Partito, incarico riconfermatogli
nel tempo e che manterrà fino al gennaio del 1964. Ma un altro
anno assai importante, anche alla luce della tragica vicenda che colpirà
il politico doroteo, è il 1963 quando, rieletto alla Camera, è
chiamato a costituire il primo Governo organico di centro-sinistra, rimanendo
continuamente in carica come Presidente del Consiglio fino al giugno del
1968, alla guida di tre successivi ministeri di coalizione con il Partito
socialista. Ritorna in seguito alla presidenza del Consiglio formando
il suo IV governo che dura sino al gennaio 1976. Nel luglio del 1976 viene
eletto Presidente del Consiglio nazionale della Dc. Il 16 marzo 1978,
il tragico epilogo della vita dello sfortunato politico. Un commando di
Brigate Rosse irrompe nella romana via Fani, dove in quel momento transitava
Moro allo scopo di recarsi in Parlamento per partecipare al dibattito
sulla fiducia del quarto governo Andreotti, e massacra i cinque uomini
di scorta e rapisce lo statista. Poco dopo, le Brigate rosse rivendicano
l'azione con una telefonata all' Ansa. Tutto il Paese percepisce chiaramente
che quell'attentato è un attacco al cuore dello Stato e alle istituzioni
democratiche che Moro rappresentava. Il 18 marzo una telefonata al ''Messaggero''
fa trovare il ''Comunicato n.1'' delle Br, che contiene la foto di Aldo
Moro e annuncia l'inizio del suo ''processo'' mentre, solo il giorno dopo,
Papa Paolo VI lancia il suo primo appello per Moro. Altri messaggi del
Pontefice seguiranno il 2 e il 22 aprile. I servizi segreti di tutto il
mondo, anche se le segnalazioni furono tante e precise, non riuscirono
a trovare la prigione dei terroristi, ribattezzata "prigione del popolo",
e da cui Moro invocava incessantemente, tramite numerose lettere, una
trattativa. Il 9 maggio, dopo cinquantacinque giorni di prigionia ed estenuanti
trattative con gli esponenti dello Stato di allora, anche lo statista
viene barbaramente assassinato dalle BR, ormai convinte che quella sia
l'unica strada coerente da intraprendere. La sua prigionia aveva provocato
ampi dibattiti fra coloro che erano disposti a cedere alle richieste dei
brigatisti e chi invece era nettamente contrario per non legittimarli,
dibattito che lacerò letteralmente il paese sul piano sia politico
che morale. A tale rovente clima dialettico pose fine la drammatica telefonata
degli aguzzini di Moro, i quali resero noto direttamente ad un alto esponente
politico che il corpo di Moro poteva essere rinvenuto cadavere nel bagagliaio
di un'auto in via Caetani, emblematicamente a metà strada tra Piazza
del Gesù, sede della Democrazia Cristiana, e via delle Botteghe
Oscure, sede storica del Partito Comunista Italiano. Secondo le ricostruzioni,
ancora frammentarie malgrado i molti anni trascorsi, lo statista sarebbe
stato ucciso dal brigatista Moretti nel garage di via Montalcini, il covo
usato dai brigatisti appunto come ''prigione del popolo''.
Leccidio di via Fani fu conosciuto in anticipo da Padre Pio. E
noto che luomo politico pugliese era un ammiratore di padre Pio
e lo frequentava e fra laltro il caso vuole che fosse nato il 23
settembre che poi sarà il dies natalis di Padre Pio. Cera
dunque un legame personale tra i due. Padre Pio intravide in due episodi
il fatto di sangue nel destino del politico cattolico. Uno sembra risalire
agli anni Cinquanta: si racconta che il padre si sia fermato di colpo
per il corridoio dicendo due volte ad alta voce: "Moro si muore!".
Poi stette come sconvolto tutto il giorno e con gli occhi era come se
vedesse delle immagini di un film come riferiscono i suoi collaboratori.
Un altro episodio risale al tempo del primo governo Moro (dicembre 1963
luglio 1964). Accadde davanti a due persone. Padre Pio aveva di
fronte a sé un giornale. Cera lì pubblicata la foto
di Moro e a un certo punto, guardandola, il padre si sarebbe portato le
mani agli occhi dicendo: "Mamma mia, quanto sangue! Quanto sangue!".
Negli atti del processo di beatificazione cè una testimonianza
di Mario Frisotti dove si dice che il padre preavvertì "un
eminente uomo politico della Dc" di fatti negativi che sarebbero
accaduti. Abbiamo già detto che lo statista cattolico andò
a fargli visita a San Giovanni Rotondo il 15 maggio 1968 mentre era presidente
del Consiglio, dieci anni prima della tragedia. Lo statista stava completando
il giro elettorale in Puglia e il giornalista Peppino Giacovazzo che faceva
parte del suo staff gli organizzò anche la visita a San Giovanni
Rotondo. Difficile dire cosa si siano detti. Può darsi che abbiano
parlato anche di politica e dellidea chiara di Padre Pio che riteneva
che il partito dei cattolici non dovesse avere a che fare con i comunisti.
Un altro evento che lega Moro e padre Pio risale, seppur indirettamente,
allaprile 1965. Il sabato santo del 1965 padre Pio ha un collasso
ed inizia, da quel momento, la lunga agonia del padre che durerà
tre anni e mezzo, fino al trapasso. Preoccupati delle condizioni del frate
i medici di Casa Sollievo della Sofferenza chiamano a consulto il prof.
Cassano di Roma. Il celebre clinico sta rientrando dagli Stati Uniti dAmerica,
ove ha seguito, come medico di fiducia, il presidente del Consiglio Italiano,
Aldo Moro. Il Ministero dellaeronautica Militare gli pone subito
a disposizione un aereo per condurlo allaeroporto dellAmendola
di Foggia, da dove, in auto, raggiungerà San Giovanni Rotondo.
E la sera del 29 aprile: sono ad attenderlo altri medici. Con essi
il prof. Cassano si dirige subito in convento. Ma tra lo sbigottimento
di tutti gli si fa incontro un padre che gli dice: "Non si può
visitare padre Pio, perché il guardiano non vuole". Il professore
rimane in silenzio addolorato ma non offeso. Poi chiede il permesso di
poter soltanto salutare il padre. Entrato nella cella n. 1 "si inginocchia
davanti al padre e rimane in ginocchio mentre parla con lui". Durante
il colloquio il padre ripete per tre volte al professore che tanto lo
venera: "Non posso farmi visitare da lei perché il guardiano
non vuole".
Anche tra le testimonianze della causa di beatificazione di Luigina Sinapi
(1916 1978), terziara francescana, che la Chiesa considera testimone
della sofferenza offerta per il bene del prossimo, cè un
riferimento chiaro a un sogno fatto dalla Serva di Dio sulla tragica vicenda
di Aldo Moro. Il confessore della Sinapi, padre Raffaele Prete, in particolare,
racconta che quando il 16 marzo 1978 Aldo Moro fu rapito dalle Brigate
Rosse la Sinapi mise in relazione il rapimento con un sogno che aveva
fatto quellinverno e durante il quale aveva visto un nido di uccelli
insanguinati e uno di questi aveva delle penne bianche, infatti lo statista
assassinato aveva un ciuffo bianco sui capelli neri.
La commemorazione di Aldo Moro nel 30° anniversario della morte ci
fa pensare anche al penultimo discorso pubblico che il Presidente della
DC tenne proprio nel teatro "Massimo" della città di
Benevento il 18 novembre 1977. Paolo VI afferma che "la politica
è la forma più alta di esercizio della carità".
Soprattutto in questo momento storico è opportuno additare al mondo
politico Aldo Moro, uomo buono, onesto, degno, innocente, profondamente
cattolico, fedele e coerente nella sua missione al servizio della famiglia
e della società. Risplendono in lui i tratti del grande politico
e statista cattolico che porta il suo stesso cognome: san Tommaso Moro
(1478-1535), canonizzato da Pio XI nel 1935 e proclamato da Giovanni Paolo
II il 31 ottobre 2000, patrono dei governanti e dei politici.
("Benevento
La libera voce del Sannio" n.9/ del 9/5/2008)
Nel
terzo anniversario della morte di Giovanni Paolo II
Primo
Congresso Apostolico Mondiale della Misericordia
È un
buon segno che il Primo congresso apostolico mondiale della misericordia
abbia avuto inizio il 2 aprile, nel terzo anniversario della morte di
Giovanni Paolo II. Questo poiché il grande indimenticato papa è
stato affascinato fin dalla gioventù dal segreto della divina misericordia.
Nell'anno 2002 ha detto a Cracovia-Lagiewniki durante l'inaugurazione
del santuario della divina misericordia: "Tranne la misericordia di Dio
non c'è nessun'altra fonte di speranza per gli esseri umani". A
Lagiewniki aveva vissuto la suora e mistica fatta santa da Giovanni Paolo
II Faustyna Kowalska, nelle cui visioni la misericordia di Dio ha avuto
un ruolo centrale. Giovanni Paolo II era fin dalla gioventù legato
a questo tipo di devozione; una delle sue prime encicliche - "Dives in
Misericordia" del 1980 - era dedicata al tema della divina misericordia.
È significativo che Faustyna Kowalska, l'"Apostola della misericordia",
sia morta quando il mondo era inondato dall'odio. Il suo semplice messaggio
è un grande quadro contro l'odio. Anche il congresso a Roma ha
chiaramente dimostrato che la misericordia è il nucleo centrale
del messaggio cristiano. Questo messaggio promuove la pace nel mondo,
tra i popoli e le religioni. Aiuta a scoprire il vero volto di Dio, ma
anche il vero volto dell'uomo ed il vero volto della Chiesa.
È considerato da molti credenti un segno speciale il fatto che
Giovanni Paolo II sia morto la vigilia della "Domenica della Misericordia",
che lui stesso aveva introdotto durante l'anno santo 2000. Secondo il
regolamento liturgico della Chiesa le festività iniziano già
dalla vigilia, e ciò rende questo segno ancora più chiaro.
La "Domenica della Misericordia" è strettamente collegata alla
figura di Faustyna Kowalska. Giovanni Paolo II ha dichiarato santa la
suora il 30 aprile dell'anno santo 2000. Nello stesso momento stabilì
anche che la Chiesa cattolica dovesse festeggiare in futuro ogni anno
la domenica dopo Pasqua come la "Domenica della Misericordia".
Faustyna Kowalska è nata nel 1905 in Polonia in una povera famiglia
di contadini ricca di figli. A 20 anni a Cracovia-Lagiewniki è
entrata in monastero dove ha prestato servizio nella cucina, nel giardino
come pure nella portineria. La sua vita spirituale è stata straordinaria
e ricca di visioni e di esperienze mistiche.
Suor Faustyna è morta di tubercolosi il 5 ottobre 1938 all'età
di 33 in odore di santità. Il 18 aprile 1993 è stata fatta
beata dal papa Giovanni Paolo II ed infine il 30 aprile 2000 santa. Una
completa testimonianza delle attività di Suor Faustyna è
contenuta nelle pagine del suo "diario", che lei ha scritto durante gli
ultimi quattro anni della sua vita.
Nonostante siano passati tre anni dalla morte il ricordo del Servo di
Dio Giovanni Paolo II è ancora molto vivo in ogni angolo del mondo
ed anche in Benevento dove lindimenticato pontefice il 2 luglio
1990 incontrò tanti sanniti nella Basilica della Madonna delle
Grazie, nella Cattedrale, nel nuovo Seminario benedetto e inaugurato dal
Papa polacco, nel Palasannio e nello Stadio Santa Colomba.
Molto probabilmente, a breve scadenza, Papa Benedetto XVI proclamerà
il Servo di Dio Giovanni Paolo II direttamente Santo, come aveva auspicato
la folla commossa di fedeli nel giorno dei funerali: "Santo Subito!".
La beatificazione, infatti, lega la venerazione unicamente ai luoghi di
nascita e di vita di un fedele elevato allonore degli altari, mentre
la canonizzazione lo presenta come modello di santità per tutta
la Chiesa. Essendo il Papa Pastore universale della Chiesa la sua persona
come il suo ministero non sono legati a nessun luogo in particolare ma
al mondo intero cosicché la beatificazione risulterebbe di fatto
non necessaria. Non è un caso che nella celebrazione di suffragio
del 2 aprile scorso Benedetto XVI parlando di Giovanni Paolo II ha detto:
" Tra le tante qualità umane e soprannaturali, aveva anche
quella di un eccezionale sensibilità spirituale e mistica".
("Benevento
La libera voce del Sannio" n.8/ del 25/4/2008)
Non
possiamo non "farci" cristiani
Un padre della
Chiesa dei primi secoli afferma: "Meglio essere cristiani senza dirlo
che dirlo senza esserlo". In questi giorni illuminati dalla potenza
pasquale del Risorto comprendiamo ancora una volta che Gesù è
vivo e chiama anche oggi alla sequela del suo amore. Lapprodo coraggioso
di Magdi Allam alla fede cattolica ci riempie di entusiasmo anche se dobbiamo
assistere con tristezza alle nuove catacombe degli islamici convertiti.
Magdi Allam è nato a Il Cairo nel 1952. Noto giornalista e saggista,
è vicedirettore del Corriere della Sera. In qualità di editorialista
e inviato speciale si occupa degli eventi politici, economici, sociali
e culturali dellarea mediorientale, comprese le tematiche trasversali
quali il terrorismo, lIslam, limmigrazione, il confronto tra
le civiltà e i rapporti Nord-Sud. Laureato in sociologia allUniversità
"La Sapienza" di Roma, vi tiene corsi e seminari sulla cultura
e la società nellIslam. Tra i suoi libri sono da segnalare
anche Bin Laden in Italia (2002), Diario dallIslam (2002) e Saddam
(2003), tutti editi da Mondadori. Con il suo ultimo saggio, Vincere la
Paura, ha vinto il premio Grinzane, sezione saggistica 2005. Leggiamo
le parole che lo stesso Magdi Allam ha detto domenica 23 marzo 2008, giorno
di Pasqua, per descrivere il suo approdo alla Chiesa cattolica dopo un
lungo cammino di conversione e di preparazione: "Ieri sera mi sono
convertito alla religione cristiana cattolica, rinunciando alla mia precedente
fede islamica. Ha così finalmente visto la luce, per grazia divina,
il frutto sano e maturo di una lunga gestazione vissuta nella sofferenza
e nella gioia, tra la profonda e intima riflessione e la consapevole e
manifesta esternazione. Sono particolarmente grato a Sua Santità
il Papa Benedetto XVI che mi ha impartito i sacramenti delliniziazione
cristiana, Battesimo, Cresima ed Eucarestia, nella Basilica di San Pietro
nel corso della solenne celebrazione della Veglia Pasquale. E ho assunto
il nome cristiano più semplice ed esplicito: "Cristiano".
Da ieri dunque mi chiamo "Magdi Cristiano Allam". Per me è
il giorno più bello della vita. Acquisire il dono della fede cristiana
nella ricorrenza della Risurrezione di Cristo per mano del Santo Padre
è, per un credente, un privilegio ineguagliabile e un bene inestimabile.
A quasi 56 anni, nel mio piccolo, è un fatto storico, eccezionale
e indimenticabile, che segna una svolta radicale e definitiva rispetto
al passato. Il miracolo della Risurrezione di Cristo si è riverberato
sulla mia anima liberandola dalle tenebre di una predicazione dove lodio
e lintolleranza nei confronti del "diverso", condannato
acriticamente quale "nemico", primeggiano sullamore e
il rispetto del "prossimo " che è sempre e comunque "persona";
così come la mia mente si è affrancata dalloscurantismo
di unideologia che legittima la menzogna e la dissimulazione, la
morte violenta che induce allomicidio e al suicidio, la cieca sottomissione
e la tirannia, permettendomi di aderire allautentica religione della
Verità, della Vita e della Libertà. Nella mia prima Pasqua
da cristiano io non ho scoperto solo Gesù, ho scoperto per la prima
volta il vero e unico Dio, che è il Dio della Fede e Ragione. Ed
ecco il punto dapprodo.
La mia conversione al cattolicesimo è il punto dapprodo di
una graduale e profonda meditazione interiore a cui non avrei potuto sottrarmi,
visto che da cinque anni sono costretto a una vita blindata, con la vigilanza
fissa a casa e la scorta dei carabinieri a ogni mio spostamento, a causa
delle minacce e delle condanne a morte inflittemi dagli estremisti e dai
terroristi islamici, sia quelli residenti in Italia sia quelli attivi
allestero. Ho dovuto interrogarmi sullatteggiamento di coloro
che hanno pubblicamente emesso delle fatwe, dei responsi giuridici islamici,
denunciandomi, io che ero musulmano, come "nemico dellislam",
"ipocrita perché è un cristiano copto che finge di
essere musulmano per danneggiare lislam", "bugiardo e
diffamatore dellislam ", legittimando in tal modo la mia condanna
a morte. Mi sono chiesto come fosse possibile che chi, come me, si è
battuto convintamente e strenuamente per un "islam moderato ",
assumendosi la responsabilità di esporsi in prima persona nella
denuncia dellestremismo e del terrorismo islamico, sia finito poi
per essere condannato a morte nel nome dellislam e sulla base di
una legittimazione coranica. Ho così dovuto prendere atto che,
al di là della contingenza che registra il sopravvento del fenomeno
degli estremisti e del terrorismo islamico a livello mondiale, la radice
del male è insita in un islam che è fisiologicamente violento
e storicamente conflittuale. Parallelamente la Provvidenza mi ha fatto
incontrare delle persone cattoliche praticanti di buona volontà
che, in virtù della loro testimonianza e della loro amicizia, sono
diventate man mano un punto di riferimento sul piano della certezza della
verità e della solidità dei valori. A cominciare da tanti
amici di Comunione e Liberazione con in testa don Juliàn Carròn;
a religiosi semplici quali don Gabriele Mangiarotti, suor Maria Gloria
Riva, don Carlo Maurizi e padre Yohannis Lahzi Gaid; alla riscoperta dei
salesiani grazie a don Angelo Tengattini e don Maurizio Verlezza culminata
in una rinnovata amicizia con il Rettore maggiore Don Pascual Chavez Villanueva;
fino allabbraccio di alti prelati di grande umanità quali
il cardinale Tarcisio Bertone, monsignor Luigi Negri, Giancarlo Vecerrica,
Gino Romanazzi e, soprattutto, monsignor Rino Fisichella che mi ha personalmente
seguito nel percorso spirituale di accettazione della fede cristiana.
Ma indubbiamente lincontro più straordinario e significativo
nella decisione di convertirmi è stato quello con il Papa Benedetto
XVI, che ho ammirato e difeso da musulmano per la sua maestria nel porre
il legame indissolubile tra fede e ragione come fondamento dellautentica
religione e della civiltà umana, e a cui aderisco pienamente da
cristiano per ispirarmi di nuova luce nel compimento della missione che
Dio mi ha riservato. Ed ancora la scelta e le minacce.
La conversione al cristianesimo mi procurerà certamente unennesima,
e ben più grave, condanna a morte per apostasia. So a cosa vado
incontro ma affronterò la mia sorte a testa alta, con la schiena
dritta e con la solidità interiore di chi ha la certezza della
propria fede. E lo sarò ancor di più dopo il gesto storico
e coraggioso del Papa che, sin dal primo istante in cui è venuto
a conoscenza del mio desiderio, ha subito accettato di impartirmi di persona
i sacramenti diniziazione al cristianesimo. Sua Santità ha
lanciato un messaggio esplicito e rivoluzionario a una Chiesa che finora
è stata fin troppo prudente nella conversione dei musulmani, astenendosi
dal fare proselitismo nei Paesi a maggioranza islamica e tacendo sulla
realtà dei convertiti nei Paesi cristiani. Per paura. La paura
di non poter tutelare i convertiti di fronte alla loro condanna a morte
per apostasia e la paura delle rappresaglie nei confronti dei cristiani
residenti nei Paesi islamici. Ebbene oggi Benedetto XVI, con la sua testimonianza,
ci dice che bisogna vincere la paura e non avere alcun timore nellaffermare
la verità di Gesù anche con i musulmani. Basta con la violenza.
Dal canto mio dico che è ora di porre fine allarbitrio e
alla violenza dei musulmani che non rispettano la libertà di scelta
religiosa. In Italia ci sono migliaia di convertiti allislam che
vivono serenamente la loro nuova fede. Ma ci sono anche migliaia di musulmani
convertiti al cristianesimo che sono costretti a celare la loro nuova
fede per paura di essere assassinati dagli estremisti islamici che si
annidano tra noi. Per uno di quei "casi" che evocano la mano
discreta del Signore, il mio primo articolo scritto sul Corriere il 3
settembre 2003 si intitolava "Le nuove catacombe degli islamici convertiti".
Era uninchiesta su alcuni neo-cristiani che in Italia denunciavano
la loro profonda solitudine spirituale ed umana, di fronte alla latitanza
delle istituzioni dello Stato che non tutelano la loro sicurezza e al
silenzio della stessa Chiesa. Ebbene mi auguro che dal gesto storico del
Papa e dalla mia testimonianza traggano il convincimento che è
arrivato il momento di uscire dalle tenebre dalle catacombe e di affermare
pubblicamente la loro volontà di essere pienamente se stessi. Se
non saremo in grado qui in Italia, nella culla del cattolicesimo, a casa
nostra, di garantire a tutti la piena libertà religiosa, come potremmo
mai essere credibili quando denunciamo la violazione di tale libertà
altrove nel mondo? Prego Dio affinché questa Pasqua speciale doni
la risurrezione dello spirito a tutti i fedeli in Cristo che sono stati
finora soggiogati dalla paura". La storia di conversione di Magdi
Cristiano Allam segna ancora una volta il trionfo della Divina Misericordia
nel nostro tempo terribile e insieme meraviglioso.
("Benevento
La libera voce del Sannio" n.7/ del 11/4/2008)
Un
testimone della chiesa beneventana al traguardo
Alle
prime luci dellalba del 5 marzo 2008 larcivescovo Gastone
Mojaisky-Perrelli è entrato nella gloria svelata del Risorto. Aveva
circa 94 anni di età. Il 7 di marzo 2008 alle ore 15.00 nella cattedrale
di SantAngelo dei Lombardi larcivescovo di Benevento Andrea
Mugione ha presieduto le esequie. Erano presenti gli arcivescovi Francesco
Alfano di SantAngelo dei Lombardi-Conza-Nusco-Bisaccia e Antonio
Nuzzi emerito della stessa chiesa locale e i vescovi Francesco Marino
di Avellino, Pietro Farina di Alife-Caiazzo e Filippo Iannone ausiliare
di Napoli, una ventina di sacerdoti, alcuni parenti del defunto, autorità
civili e militari e un discreto numero di fedeli. In serata la salma è
stata tumulata nella cappella della famiglia Perrelli nel cimitero di
Buonalbergo.
Sono profondamente legato alla personalità forte ed insieme dolcissima
dellarcivescovo Gastone per averlo conosciuto sin dagli anni in
cui ero studente di teologia, per averlo incontrato più volte mentre
trascorreva il periodo estivo come eremita presso il santuario del Santissimo
Salvatore in Montella e soprattutto perché 25 anni or sono fu lui,
insieme allarcivescovo Carlo Minchiatti, a consacrarmi sacerdote.
Ha vissuto quasi per un secolo servendo con intelligenza, assoluta trasparenza
e fedeltà la Chiesa santa di Dio che ha amato al di sopra di tutti
e di tutto. Ha girato il mondo a motivo dei molti e prestigiosi incarichi
affidatagli dalla Santa Sede lavorando in Segreteria di Stato e in ben
12 nunziature. Ha sempre conservato un ammirevole semplicità
e sobrietà di vita.
La sua storia personale ha il fascino di un romanzo. Il nonno paterno
era stato ambasciatore al servizio dello zar di Russia. Per ragioni politiche
suo padre dovette lasciare la Russia giungendo infine a Buonalbergo (Bn).
Sua madre di origine buonalberghese apparteneva alla famiglia Perrelli
costituita da professionisti e ricchi proprietari terrieri. La nutrice
del suo papà era originaria di Cervinara perché secondo
le abitudini del tempo le mamme nobili non allattavano i propri figli.
In Cervinara dimoravano anche i loro cugini appartenenti alla famiglia
del giudice Cecere. La nonna materna dellarcivescovo defunto, Caterina
Cosentini, era di Benevento e aveva sposato Luigi Perrelli, nonno di mons.
Gastone. La famiglia Cosentini, abitava nel quartiere storico della città,
il Triggio.
I suoi genitori: Carlo Mojaisky e Alceste Perrelli. Il papà era
originario di Mosca ed i suoi antenati intorno allanno 1003 erano
venuti dalla Mongolia. Una famiglia di grandi proprietari terrieri che
possedevano molti granai in Ucraina e per ragioni commerciali viaggiavano
moltissimo. Il suo papà, di professione avvocato, era nato a Napoli
ed aveva compiuto gli studi in un collegio svizzero. Dopo la rivoluzione
bolscevica dellottobre 1917, il resto della famiglia da Mosca si
trasferì in Francia. Il papà Carlo Mojaisky si impegnò
per molti anni, come esperto di diritto canonico, per far tornare alla
Chiesa i beni sequestrati con le soppressioni prima dellunità
dItalia. Morì a Buonalbergo nel 1936, quando Gastone era
ancora in Seminario, lanno precedente la ordinazione sacerdotale.
La mamma Alceste morì nel 1918 con "la spagnola", quando
Gastone aveva solo 4 anni. Una mamma generosa e altruista che contrasse
lepidemia mortale per soccorrere in Buonalbergo, insieme al suo
fratello medico, gli ammalati del paese. Allora i piccoli vennero affidati
a donne di servizio. Il papà si risposò con una vedova madre
di 2 figli: Maria De Maria che sposò Sergio, fratello di don Gastone
e Fernando De Maria che sposò Wanda, sorella di mons. Gastone.
Ma anche la mamma adottiva venne a mancare molto presto.
Il papà girava moltissimo ma in estate ritornava sempre a Buonalbergo
dove si impegnò per lapertura di un ufficio postale che mancava
in paese e qui sposò la buonalberghese Alceste Perrelli. Dal matrimonio
di Carlo ed Alceste nacquero 7 figli: Sergio (avvocato, coniugato con
Maria De Maria di Napoli, senza prole, dopo gli studi a Milano si trasferisce
a Saronno e durante la guerra giunge in provincia di Piacenza come capo
partigiano, dopo la guerra rientra a Milano e infine parte per lArgentina);
Augusto (finito in Argentina come segretario del consolato italiano a
Buenos Aires, coniugato con una donna di nome Nelli, dal loro matrimonio
una sola figlia di nome Anna che ora vive a Capri, dopo lArgentina
andò ad abitare a Milano e infine visse a Buonalbergo); Claudio
(laureato in legge, vissuto per molti anni a Parigi, sposato con la francese
Raymonde, poi rientrato a Milano ove è vissuto, un solo figlio
morto pochi giorni dopo la nascita); Anna (entrata tra le suore dIvrea
come religiosa, prese il nome della mamma e si chiamò suor Alceste,
morì a soli 23 anni); Wanda (che ora, alletà di 96
anni, vive a Milano, sposata con il medico napoletano Ferdinando De Maria,
una sola figlia, Paola Maria Donatella che vive anchessa a Milano,
coniugata, una sola figlia, Francesca, esperta nella ricerca storica e
che ci ha fornito preziose informazioni); Gastone (divenuto arcivescovo);
e infine Cecilia (morta pochi giorni dopo la nascita).
Una famiglia meravigliosa costituita da persone straordinariamente profonde
e di grande cultura.
Mons. Gastone è nato quindi da nobile famiglia a Buonalbergo il
6 agosto 1914, ha frequentato in Napoli le scuole elementari e medie e
le superiori presso il liceo classico G.B.Vico, il corso filosofico-teologico
presso il seminario regionale Pio XI di Benevento. E stato consacrato
sacerdote nella chiesa parrocchiale di San Nicola di Bari in Buonalbergo
dallarcivescovo vitulanese Orazio Mazzella, preferendo la Chiesa
di Benevento come diocesi di incardinazione anziché quella di Ariano
Irpino per la stima profonda che nutriva per il presbiterio beneventano.
Presso il collegio Capranica e luniversità statale di Roma
ha conseguito la laurea in diritto canonico e in lettere antiche. Ha lavorato
in Segreteria di Stato e in diverse nunziature apostoliche: Bolivia, Santiago
del Cile, a Berna in Svizzera, Messico, Cuba, Guatemala, Mombasa in Africa,
Congo, Ruanda e Burundi. Dopo la consacrazione episcopale del 1°
novembre 1959 per le mani del cardinale Tardini rimase a Leopoldville
fino al 1962 e lanno successivo venne trasferito a Nusco (Av) con
il titolo personale di arcivescovo e infine a Conza, SantAngelo
dei Lombardi, Bisaccia e Lacedonia. Sarebbe dovuto andare ancora come
nunzio in Australia, aveva già spedito tutti i suoi libri, ebbe
un grosso diverbio con la diplomazia, si bloccò tutto e perciò
fece ritorno in Italia. Nel 1978 rinunciò alla cura pastorale,
con 11 anni di anticipo, a soli 64 anni di età, alternando la sua
presenza tra Montella e Napoli ove si trasferì definitivamente
circa 20 anni fa presso la comunità dei padri vincenziani in via
Vergini e dove si è spento il 5 marzo 2008.
Per limpegno nelle diverse nunziature dovette aggiungere al suo
cognome anche quello della mamma, per ragioni diplomatiche. Uomo di grande
cultura e di profonda spiritualità, conosceva ben cinque lingue.
Non abbandonò mai lattività pastorale anche quando
si ritirò a vita privata. Nobile per origine e per finezza di portamento.
Emergevano in lui spirito di signorilità e di accoglienza. Fermo
e deciso con gli altri perché esigentissimo con se stesso. Sempre
austero e delicato. Lamico buonalberghese, il francescano padre
Rosario Corbo, ricorda la grande semplicità che lo rendeva disponibile
e attento verso tutti, fino ad urtarsi quando si parlava con enfasi di
grandezze umane. In queste occasioni ricordava a tutti che Cristo è
morto nudo sulla croce. Aveva il culto dellamicizia e avvertiva
in modo vivo il valore della tradizione. Diceva: "La tradizione forma
la fede di un popolo, non è lecito distruggerla in un attimo".
Ogni anno per il lunedì in albis tornava a Buonalbergo per augurare
"la buona Pasqua alla Madonna". Signore di animo e di abitudini,
nutriva per la Madonna della Macchia, venerata nel paese natio, una devozione
struggente tanto da dire: "Nel mio paese ho succhiato insieme al
latte per crescere una fortissima devozione mariana". E stato
un accanito fumatore sfuggendo ai rischi di una morte anticipata. A Conza
ebbe molti disagi e contrasti con il clero: obbediente, fedele, ligio
al dovere non ammise eccezioni alla regola o disobbedienze. Rimase solo.
Soffrì molto. Mai scese a compromessi. Lucido fino al momento della
morte. La sua personalità di uomo e di pastore si staglia con il
profilo di un nobile umilissimo e di un testimone coerente sino alla fine.
Fu un impareggiabile divoratore di libri.
Conservò intensi rapporti con la comunità ortodossa della
Borgogna e attraverso un nipote ingegnere vi destinò generose offerte
ed aiuti per la costruzione di una chiesa e di un centro di spiritualità.
Ho chiesto alla nipote Paola Maria Donatella che vive a Milano quale fosse
la nota dominante la personalità dello zio arcivescovo. Mi ha risposto
così: "Un grande rigore. Ci trattava in modo brusco. Velava
con la fermezza il suo grande affetto per noi. Era concreto, deciso, rapidissimo,
soprattutto molto coerente. Non ha mai coperto o tradita la verità".
("Benevento
La libera voce del Sannio" n.6/ del 28/3/2008)
Salto
di qualità. L'Istituto Superiore di Scienze Religiose
"Redemptor hominis" di Benevento è diventato Università
È stato
il giornalista Giuliano Ferrara, Direttore de "Il Foglio", a
tenere la prolusione dellinaugurazione del nuovo anno accademico
dellISSR di Benevento sul tema: "Moratoria sullaborto
e laicità" il 25 febbraio nellAuditorium "Giovanni
Paolo II" del Seminario Arcivescovile in Viale Atlantici; contemporaneamente
è nato in Benevento il comitato pro moratoria di cui sono responsabili:
il direttore dellISSR,
il dott. Francesco Mastrocinque, la dott.ssa Snijezana Miklusic, il dott.
Alfonso Falato ed il giovane universitario Cristian Mastrocinque.
LIstituto Superiore di Scienze Religiose "Redemptor hominis"
di Benevento è divenuto Università con valenza europea.
Decisivo il passaggio da istituto quadriennale a istituto quinquennale
con un triennio di base e un biennio specialistico. Il Concilio Vaticano
II ha auspicato una maggiore qualificazione della formazione teologica
del laicato e di quanti sono chiamati a svolgere compiti delicati di evangelizzazione,
di animazione pastorale e di insegnamento.
Nel 1980 lArcidiocesi di Benevento ha avviato una scuola triennale
di scienze religiose, divenuta poi nel 1986 Istituto di Scienze Religiose
"G. Moscati" (ISR) con due indirizzi: pedagogico-didattico e
catechistico-ministeriale, autorizzato dalla CEI a rilasciare il Diploma
in Scienze Religiose.
Un ulteriore passo verso una completa qualificazione giuridica viene compiuto
nel 1990 con lerezione accademica dellIstituto Superiore di
Scienze Religiose (ISSR) sezione dellI.S.S.R. "Redemptor Hominis"
del Pontificio Ateneo "Antonianum" di Roma con curricolo quadriennale
di studi, con due opzioni: indirizzo pedagogico-didattico e pastorale-ministeriale,
abilitando al grado accademico di Magistero in Scienze Religiose (titolo
valido per proseguire gli studi ecclesiastici e conseguire i gradi accademici
superiori di baccellierato-licenza-dottorato), requisito professionale
richiesto in Italia per ricevere lincarico di insegnamento della
Religione cattolica nelle scuole di ogni ordine e grado.
Dallanno accademico 2006-2007 lI.S.S.R. di Benevento è
collegato alla Pontificia Facoltà Teologica dellItalia Meridionale
di Napoli ed ha revisionato statuti e piani di studio secondo le direttive
emanate dalla CEI per la conformazione degli studi di teologia ai parametri
accademici europei previsti dal processo di Bologna.
Lopera di riordino si è conclusa il 28 novembre 2007 con
il decreto 1404/2007 della Congregazione Vaticana per lEducazione
Cattolica che ha eretto accademicamente lI.S.S.R. "Redemptor
hominis" di Benevento abilitandolo a rilasciare i nuovi gradi accademici
di Diploma in Scienze Religiose (equivalente alla laurea dellordinamento
statale, dopo un triennio di studi e il conseguimento di 180 crediti universitari
europei) e di Magistero in Scienze Religiose (equivalente alla laurea
specialistica dellordinamento statale, dopo un quinquennio di studi
e il conseguimento di 120 crediti universitari europei).
La Santa Sede e 44 paesi europei hanno aderito ai parametri del processo
di Bologna. Come tutte le lauree dei paesi firmatari del processo, il
titolo prevede oggi 300 crediti complessivi (180 per la Laurea e 120 per
la Specialistica).
Il fine primario dellUniversità di Scienze Religiose può
essere espresso con una parola chiave di Romano Guardini: "interpretazione
del mondo".
Il compito dellUniversità "Redemptor hominis" di
Benevento si può definire in modo completo come líincontro
della fede cattolica con il mondo di oggi nelle sue diverse manifestazioni
del sapere teorico e dellíorganizzazione pratica della vita.
LUniversità, come la intendeva Platone e come noi ancora
oggi la desideriamo, è prima di tutto il luogo del "dialogo".
Il dialogo nasce soltanto dove non cè solo il parlare, ma
lascoltare e dove nellascoltare si compie lincontro,
nellincontro la relazione e nella relazione la comprensione quale
approfondimento e trasformazione dellesistenza.
Gesù dice: "Se rimanete fedeli alla mia parola, sarete davvero
miei discepoli; conoscerete la verità e la verità vi farà
liberi" (Gv 8, 31-32).
("Benevento
La libera voce del Sannio" n.5/ del 7/3/2008)
Dio
seduce ancora
Un Lucio
Dalla a 360° tra critiche allaborto e plausi allenciclica
papale Spe salvi: "lho trovata ineccepibile dice
il cantautore. Papa Benedetto XVI ha dimostrato ancora una volta di essere
un grande e fine intellettuale. Qualche "bello spirito" vuol
farlo passare per nemico della ragione, ma il livello della sua catechesi
è così elevato da sfuggire a quelle menti che ricercano,
nel mondo attuale, solo linsulto. Il Papa afferma, saggiamente,
che fede e ragione devono e possono essere amiche e che non sono affatto
categorie contrapposte. Io la penso come lui". Quindi la critica
allaborto che "reputo una cosa negativa. La vita va difesa
sempre e comunque dal suo momento iniziale sino alla fine naturale"
e la confessione di un tratto dellespressione del suo essere cristiano
"nella ricerca del bello, nella santità e nella mistica del
lavoro, che poi vuol dire santificarsi per mezzo della propria professione".
"Personalmente, nellesistenza di tutti i giorni, spiega Dalla,
anche attraverso la mia affiliazione allOpus Dei, cerco di contrastare
ogni forma di ateismo e di secolarismo, fenomeni che mortificano purtroppo
i nostri tempi". Poi confessa di non essere "mai stato né
marxista, né comunista. Se mi sono esibito alle manifestazioni
di sinistra è perché sono un professionista: gli organizzatori
mi hanno pagato ed io ho cantato". E sullItalia, "dipinta"
come un Paese in crisi, avverte: "Guai a vivere senza speranza. Ma
ognuno deve fare attivamente la propria parte senza rassegnazione".
Enzo Biagi -
dice mons. Ravasi - alla fine della vita si è confessato. Aveva
radici profondamente religiose. Dalla mamma aveva ricevuto linvito
a chiudere ogni giornata con latto di dolore. Un richiamo
che, dovunque si è trovato, ha sempre rispettato con laggiunta
di unAve Maria.
E recente
la conversione al cattolicesimo di Tony Blair. Anglicano di nascita,
da anni partecipa alle funzioni domenicali nella cattedrale di Westminster
con la moglie e i figli, tutti e 4 cattolici di cui due hanno frequentato
una delle scuole cattoliche più prestigiose di Londra. Nel giugno
scorso Blair ebbe colloqui privati con il Papa in Vaticano. Lincontro
spinse a credere che la sua conversione sarebbe giunta a breve. Ammirevole
la sua decisione, per non dare adito a speculazioni che si sarebbe convertito
al Cattolicesimo solo dopo aver lasciato Downing Street.
Anche
il mondo della canzone si orienta a prendere sul serio la vita di fede
in Cristo come è avvenuto per Ornella Vanoni e per Claudio
Baglioni. "Qualche volta, dice questi, mi sorprendo a pregare,
quando mi sento stanco o smarrito, ma credere è anche, più
semplicemente, una maniera di volere e volersi più bene. Togliersi
di dosso lindifferenza. Molte mie canzoni parlano del vivere come
esperienza anche spirituale: di questo viaggio il Papa e la sua Chiesa
sono il faro e noi i naviganti. E Dio il mio piccolo
grande amore". Roberto Vecchioni, dopo anni di silenzio,
confessa: "Negli ultimi due anni la mia fede è cresciuta.
Continuo a sperare nel nuovo, ma nel nuovo cd canto anche la mia delusione
di fronte a questo mondo". Nella canzone Le rose blu, il
cantautore riferisce la sua storia di padre straziato dal dolore per la
morte del figlio. Offre al Signore ogni memoria, sensazione ed emozione
della sua esistenza. La canzone la scrisse in pochi minuti in uno stanzino
buio: "Una preghiera, forse un grido di ribellione, non so. Un patto
impossibile con Dio. Non ti offro la vita, è già tua: ti
do quanto ho vissuto, se tu dai a mio figlio le rose blu. Questa canzone
mi ha rieducato. In fondo ho sempre tratto la speranza dal dolore: ho
ripreso a farlo. Forse anche con più misura e sincerità
di un tempo. In questi ultimi due anni mi sono avvicinato molto a Dio.
La mia fede è cresciuta anche per il dolore che ho vissuto in questo
tempo: ci deve essere una forza credibile che va oltre la mediocrità
terrena. Spesso prego, dico lAve Maria, il Credo, il Pater Noster.
Il bello è che con Dio si può parlare ovunque, in Chiesa
come per strada".
("Benevento
La libera voce del Sannio" n.4/ del 22/2/2008)
Moratoria
sull'aborto e laicità.
Giuliano Ferrara a Benevento il 25 febbraio
Il Direttore
de "Il Foglio" afferma: "Se è vero, come credo profondamente,
che esiste un individuo biologico nel grembo di una madre incinta, sopprimere
quella creatura è un omicidio perfetto perchè cancella tutto
il futuro di una vita
che ancora non ha passato.
Gli aborti rappresentano lo scandalo supremo del nostro tempo. In Asia
ci sono politiche di Stato che incentivano in ogni modo le donne a interrompere
la gravidanza. La moratoria sull'aborto serve ad aggredire le politiche
anti-nataliste ed eugenetiche in Oriente e Occidente".
Una battaglia, quella del direttore de "Il Foglio", che si lega
anche al suo vissuto personale: "Ho raccontato di essere stato complice
di tre aborti. Li ho vissuti come un delitto morale, un atto di violenza
contro me stesso, le mie compagne di allora e contro le creature che oggi
avrebbero 25, 30, 35 anni. Dietro questa battaglia c'è anche la
nostalgia della paternità mancata. Non vivo una crisi esistenziale,
mi rendo conto però del significato di avere rifiutato quei tre
figli".
Anche la Costituzione "Gaudium et spes" del Concilio Vaticano
II, al n. 27, definisce laborto "un abominevole delitto"
e Giovanni Paolo II nellenciclica "Evangelium vitae" del
1995 sul tema dellaborto dice che si è passati "dalla
logica del delitto a quella del diritto". Il quinto comandamento
parla chiaro: "Non uccidere". Il Magistero ecclesiale ininterrottamente,
in oltre 2000 anni di cristianesimo, difende la vita dal concepimento
alla morte naturale. La vita dunque è sacra, intangibile, indisponibile
perché costituisce un valore non negoziabile. Su questo tema verterà
la prolusione dinaugurazione del nuovo anno accademico dell
Istituto Superiore di Scienze Religiose "Redemptor hominis"
di Benevento, che sarà tenuta da Giuliano Ferrara nellAuditorium
"Giovanni Paolo II" del Seminario Arcivescovile in Viale Atlantici
69 a Benevento, il 25 febbraio alle ore 17.00. Televisioni e testate giornalistiche
del territorio saranno invitate a rivolgere domande e proposte allillustre
conferenziere, dopo la sua relazione. Recentemente si è conclusa
l'opera di riordino dell ISSR di Benevento che il 28 Novembre 2007
con il decreto 1404/2007 della Congregazione per l'Educazione Cattolica
è stato accademicamente eretto al grado di Università ed
abilitato a rilasciare i nuovi gradi accademici di Diploma in Scienze
Religiose (equivalente alla laurea dellordinamento Statale - dopo
un triennio di studi e il conseguimento di 180 crediti universitari europei)
e di Magistero in Scienze Religiose (equivalente alla laurea specialistica
dell'ordinamento Statale - dopo un quinquennio di studi e il conseguimento
di 120 crediti universitari europei). Conforme ai parametri del Processo
di Bologna il titolo accademico dellISSR è spendibile in
tutta Europa, ovvero nei 45 Paesi che fanno parte del Processo stesso.
Come tutte le lauree dei paesi firmatari del Processo il titolo prevede
oggi 300 crediti ECTS complessivi (180 per la Laurea e 120 per la Specialistica).
Il passo ulteriore è la revisione dellintesa tra la Santa
Sede e la Repubblica Italiana per il riconoscimento civile dei titoli
accademici conferiti dagli ISSR per mezzo delle Facoltà approvate
dalla Santa Sede, quale Laurea e Laurea Specialistica in Scienze Religiose.
Il fine primario dellUniversità di Scienze Religiose può
essere espresso con una parola chiave di Romano Guardini: "interpretazione
del mondo". Il compito dellUniversità "Redemptor
hominis" di Benevento si può definire in modo completo come
lincontro della fede cattolica con il mondo di oggi nelle sue diverse
manifestazioni del sapere teorico e dellorganizzazione pratica della
vita.
LUniversità, come la intendeva Platone e come noi ancora
oggi la desideriamo, è prima di tutto il luogo del "dialogo".
Il dialogo nasce soltanto dove non cè solo il parlare, ma
lascoltare e dove nellascoltare si compie lincontro,
nellincontro la relazione e nella relazione la comprensione quale
approfondimento e trasformazione dellesistenza.
Gesù dice: "Se rimanete fedeli alla mia parola, sarete davvero
miei discepoli; conoscerete la verità e la verità vi farà
liberi" (Gv 8, 31-32).
("Benevento
La libera voce del Sannio" n.3/ del 8/2/2008)
Ricordando
padre Di Monda
Ad un anno
dalla morte i frati minori conventuali hanno ricordato padre Antonio Maria
Di Monda con una Messa presieduta dallarcivescovo di Benevento e
un convegno sulla spiritualità
e lopera letteraria dellillustre confratello con lintervento
di padre Gianfranco Grieco, capo ufficio del pontificio consiglio per
la famiglia e padre Cristoforo Bove, relatore presso la congregazione
per le cause dei santi. E per me un onore parlare di padre Di Monda:
un uomo solido, un sacerdote vero, un testimone fedele divenuto maestro
della parola. Maestro perché testimone.
Ripensando agli anni in cui lho avuto impareggiabile guida e docente
di dommatica mi sovvengono le parole semplici e profonde del Salmo 18,
le uniche capaci di esprimere la mia sconfinata gratitudine: "La
tua bontà mi ha fatto crescere".
Padre Antonio è stato un degno figlio del serafico Francesco dAssisi
nella famiglia francescana conventuale della provincia religiosa di Napoli.
Laureato in Teologia allUniversità di Friburgo in Svizzera,
licenziato in Filosofia allUniversità Gregoriana di Roma
e diplomato in Diplomatica, Paleografia e Archivistica allUniversità
di Napoli, ha ricoperto molti e importanti uffici nel suo Ordine, come
quelli di Ministro Provinciale e Direttore Generale della Milizia dellImmacolata.
Docente di Teologia e Filosofia alla Facoltà Teologica dellItalia
meridionale, nel Seminario e nellIstituto Superiore di Scienze Religiose
"Redemptor hominis" di Benevento e nei Seminari dellOrdine,
ha collaborato a molte riviste e pubblicato diverse opere teologiche e
letterarie.
Tra le tante opere mi piace segnalare il volume "Tra teologia e vita
",
ove spazia dalla speculazione alla realtà vissuta da ogni uomo,
con argomenti di attualissimo interesse, con competenza profonda, con
acume e calore sostenuti sempre da una logica rigorosa, impeccabile e
dal richiamo costante alla verifica, a portata di mano di ogni uomo amante
della verità.
Padre Di Monda è stato un pozzo profondo di ricchezza culturale
e spirituale, estremamente vitale sotto il profilo scientifico e missionario,
formidabile per cultura, fervore e dedizione apostolica. Gioioso ed ottimista
come tutti i santi che costellano il firmamento cristiano. Un profeta
della divina giustizia sempre piegata al servizio dellamore e della
misericordia.
Mai si è chiuso nella turris eburnea di un sapere arido,
gelido e sprezzante. La sua è stata sempre ed unicamente una teologia
al servizio della vita, una teologia capace di conservare quel sapore
di concretezza e di vita, capace di soddisfare gli intellettuali ed i
semplici, senza nulla togliere al rigore del pensiero e della verità.
Nellinsegnamento, nella predicazione come nelle svariate pubblicazioni
ed in centinaia di articoli, è sempre partito dalla teologia e
dalla pedagogia del cuore, non per assegnare un primato al sentimento,
alla volontà, ma perché ogni cosa, nella vita e nellazione,
ha sapore solo se ha un pizzico di cuore. In conformità al genuino
concetto delluomo ha ricercato in ogni situazione ed in ogni argomentazione
la verità più obiettiva, senza infingimenti, mezze misure
o false prudenze, convinto di quanto afferma il Maritain: "Se non
si ama la verità, non si è uomini". Nella babele della
moderna ideologia, padre Antonio ha offerto alla schiera innumerevole
dei suoi alunni e dei suoi fedeli la divina e sicura pedagogia di Gesù
Maestro,Via Verità e Vita (Gv 14,6).
Come Teresa di Lisieux, ha sentito in sé la vocazione del guerriero,
del sacerdote, dellapostolo, del dottore e del martire. Nel contrasto
interiore tra debolezza delle forze e sconfinatezza dei desideri ha cercato
con ardore i doni migliori, scoprendo di essere nulla senza lAmore.
La Carità gli ha offerto la chiave della sua vocazione.
Nel cuore della Chiesa sua madre è stato un profeta di speranza
e di amore pur conservando scrupolosamente il ruolo di vigile sentinella
della verità. Di qui la tenacia nello studio, nel sacrifico, nella
preghiera, nellinsegnamento e nellapostolato. Di qui la prontezza
nel venire incontro ai bisogni di ognuno senza mai risparmiarsi. Di qui
la fatica dei frequenti viaggi in aereo, in treno in autostop pur di annunciare
Cristo in maniera opportuna ed inopportuna (2 Tim,4).
Sempre con umiltà, semplicità, generosità e con quella
gioia che spesso esplodeva in una risata fragorosa e contagiosa, di chi
manifesta una grande capacità di relazione e di esultanza ad ogni
incontro. Verità e Amore. Fedeltà e Gioia.
Testimone verace del Cristo crocifisso e risorto perché morte e
resurrezione sono un unico e indissociabile mistero damore.
Scrive S.Agostino: "Cammina attraverso luomo e giungerai a
Dio". Conoscendo, stimando, ascoltando e frequentando padre Antonio
Maria Di Monda, noi abbiamo incontrato Dio.
Padre Di Monda, come professore, predicatore, esorcista e vicario episcopale
per i religiosi e le religiose ha sempre manifestato un grande coraggio
nel difendere la verità ed una profonda onestà intellettuale,
una stima formidabile per il ministero sacerdotale ed un amore appassionato
per lImmacolata.
Egli stesso scrive: "Quanto illusoria sia la pretesa infallibilità
di giudizio del pensiero moderno è dimostrato dai granchi di ogni
genere che esso ha dovuto registrare nel corso della storia. Sarebbe istruttivo
costatare quante presuntuose affermazioni, presentate e difese come ultima
conquista della scienza, siano state smentite dalla realtà e dalla
vera scienza. Così, in ogni epoca la Chiesa è stata rimproverata
di volersi intestardire su posizioni chiaramente superate e ormai inaccettabili
dal pensiero corrente! Se la Chiesa avesse accolto la suggestione, offertale
di volta in volta, dallo gnosticismo, dallarianesimo, dalle eresie
e movimenti di pensiero ovunque pullulanti ci domandiamo se esisterebbe
oggi incorrotta. Mentre essa è ancora viva e vegeta, molti movimenti
ricordati si sono dissolti nel nulla" (Tra Teologia e Vita"
,
pp.25-26).
Aveva compreso la grandezza e la dignità del sacerdote vivendola
con impareggiabile coerenza e generosità e con una disponibilità
assoluta. Nellesercizio del ministero sacerdotale viveva intensamente
le parole che lamico del santo Curato dArs, il venerabile
padre Chevrier diceva agli studenti di teologia che si preparavano al
sacerdozio: "Il sacerdote deve essere un altro Cristo. Pensando al
Presepio, deve essere umile e povero; più sarà tale, più
darà gloria a Dio e sarà utile al prossimo: egli deve essere
un uomo spoglio di tutto. Ricordando il Calvario, deve pensare ad immolare
se stesso per dare la vita. Il sacerdote deve essere un uomo crocifisso.
Pensando al Tabernacolo deve ricordarsi che deve dare se stesso di continuo
agli altri, deve divenire come un buon pane per le anime: il prete deve
essere un uomo mangiato".
E padre Antonio aggiungeva che essendo il sacerdote Alter Christus,
per vivere degnamente la sua eccelsa vocazione deve operare ed amare come
ha fatto Gesù: "Deve essere luomo dalla fede ardente
e operosa, luomo chiamato ad essere ministro e servo di tutti, chiamato
a predicare e a praticare la perfezione, la santità. Egli deve
essere pronto a donare la sua stessa vita temporale. Deve, perciò,
possedere riserve inesauribili di amore, perchè solo lamore
porta a donare sempre, ad immolarsi senza sosta, a dimenticare i propri
comodi e i propri diritti, rendendo così possibili tutti gli eroismi.
Ma lamore, come leroismo, non si improvvisa quasi mai e non
cresce, ordinariamente, per generazione spontanea. Chi non si è
mai esercitato a camminare, quasi sicuramente non scalerà mai una
vetta troppo alta. E chi non è stato mai abituato a donare e a
donarsi in una scuola di sacrificio e di rinunzia, difficilmente domani
sarà un eroe. La lotta per la continenza è esercizio di
rinunzia, di abnegazione, di superamento dellegoismo; è scuola
ed allenamento di generosità e di esaltazione dei valori superiori"
(Tra Teologia e Vita
p.89).
Ed in queste espressioni svela le tensioni della sua altissima testimonianza
sacerdotale. Conquistato dal trionfo della grazia, realizzato dalla Santissima
Trinità nella Vergine Maria, si è fatto cantore appassionato
dellImmacolata, scrivendo pagine luminose sulla consacrazione a
Maria e sullattualità del messaggio di Fatima. Prima di spegnersi
nel convento francescano di Benevento, lo visitai, martedì 9 gennaio
2007, rimanendo in cordiale colloquio nella sua cella per gran parte della
mattinata: seduto alla scrivania, indossava linseparabile saio francescano,
mi accolse con entusiasmo ed affetto, lo abbracciai con forza sapendo
che quello sarebbe stato lultimo nostro incontro sulla terra, non
mi risparmiò un largo e generoso sorriso, si informò sulle
mie attività pastorali e culturali, chiese cosa stavo organizzando
di bello per il Signore, poi descrisse le sue precarie condizioni di salute,
laffanno intenso non bloccò la vivacità affettuosa
del dialogo, dichiarandomi di voler fare anche in questa difficile situazione
solo la volontà di Dio. Sereno, totalmente abbandonato nelle mani
di Dio e della Madonna.
Ma, stava lavorando ancora al suo ultimo libro su " Il Purgatorio
visto dai Santi", correggendo le bozze sul computer portatile che
aveva dinanzi. Mostrava lansia di terminare questa sua ultima fatica,
dopo aver pubblicato nel settembre precedente "Linferno visto
dai Santi". Concluse la ricerca sul Purgatorio con una pagina ove
indicava lo schema dun futuro lavoro su "Il Paradiso visto
dai Santi". Dopo due giorni, l11 gennaio 2007, a 88 anni di
età, sorella morte lo condusse in Paradiso a contemplare faccia
a faccia il volto di Dio ricercato con passione damore nello studio
e nella preghiera, attraverso il mistero che ora gli è stato svelato.
E nel suo diario, cronaca puntuale del cammino luminoso della sua anima,
ha segnalato la felicità per questo nostro ultimo incontro nello
spazio-tempo del pellegrinaggio.
LIstituto Superiore di Scienze Religiose "Redemptor hominis"
di Benevento, che lo ha avuto sin dalla fondazione, chiarissimo, stimato
e ricercato docente di dommatica, con una pubblicazione ha sentito il
bisogno e il dovere di disegnare un mosaico di luce e di gratitudine intorno
alla figura gigantesca dellindimenticato ed amato padre Antonio
Maria Di Monda, una lampada da porre sul lucerniere affinché la
luce risplenda davanti agli uomini: "Non può restare nascosta
una città collocata sopra un monte, né si accende una lucerna
per metterla sotto il moggio, ma sopra il lucerniere perché faccia
luce a tutti quelli che sono nella casa". La casa di Dio è
la Chiesa. La casa di Dio è il mondo.
Ricordare la figura di padre Antonio Maria Di Monda significa testimoniare
alle future generazioni il suo impegno per la promozione cristiana, spirituale,
culturale, umana e sociale della nostra gente, allinizio di questo
terzo millennio, carico di paure ed incertezze e tanto bisognoso di speranza.
("Benevento
La libera voce del Sannio" n.2/ del 25/1/2008)
Una
storia d'amore e di tenerezza
Con la solennità
dellEpifania la Parrocchia beneventana di S.Gennaro ha concluso
la celebrazione delle nozze dargento per il 25° di fondazione.
Dal Natale 1982 fino a quello del 2007 un fiume di grazia, di luce, di
Vangelo e di fraternità ha rallegrato il quartiere sangennarese.
Un cammino lungo, faticoso, impegnativo, sempre vissuto nel segno di Maria
che nella immagine di Fatima si venera nella cripta e nelle ventuno edicole
lungo il confine parrocchiale e nellimmagine dellImmacolata
nelloasi S.Maria della tenerezza.
I seimila abitanti della comunità hanno vissuto in questo quarto
di secolo eventi straordinari di evangelizzazione, generosità e
solidarietà: larrivo del simulacro della Madonna di Fatima
il 12 novembre 94 incoronata poi in Vaticano da Giovanni Paolo II
il 25 febbraio 98, la grande missione popolare per il grande Giubileo
del 2000, il completamento del Tempio intitolato al primo Vescovo beneventano
S.Gennaro, lOasi, loratorio con la scuola catechistica , la
scuola materna, la canonica, il Santuario eucaristico con la Madonna di
Fatima e Padre Pio, le vetrate istoriate, il laboratorio teatrale, il
piazzale "Giovanni Paolo il Grande", il concerto di nove campane
e il campanile, la Via Crucis lungo il viale della Redenzione, la Croce
luminosa, il monumento a Gesù risorto e S.Giuseppe, la mensa Caritas
in Kiev per trecento bambini e le 90 adozioni a distanza, i dipinti dellartista
Mastro Nunzio e tantissime altre opere.
Lazione più preziosa trova il suo fulcro nella celebrazione
eucaristica e nelladorazione perpetua del Pane di vita ed ancora
lopera di formazione svolta dai sacerdoti e dai vari gruppi e movimenti
parrocchiali. Molte iniziative hanno ravvivato il 25° di fondazione:
missione mariana, testimonianze, concerti, concorso presepi, festa insieme
e torta augurale, il brindisi e i fuochi nella notte di Natale e il raduno
dellAzione Cattolica Ragazzi dellintera diocesi intorno all
Arcivescovo nel giorno dellEpifania.
La partecipazione delle scuole del quartiere ha ravvivato i momenti più
significativi. Ora la comunità riprende serenamente il cammino
sui sentieri della speranza programmando il 150° anniversario delle
apparizioni di Lourdes, il pellegrinaggio a Loreto-Padova-Schio-Venezia-Vicenza
dal 24 al 27 aprile, le cresime dell11 maggio, i due turni di prime
comunioni a giugno ed il grande pellegrinaggio a Lourdes-Fatima-Santiago-Avila-Madrid
dal 18 al 30 agosto.
Dopo la messa domenicale il momento più bello e coinvolgente rimane
lincontro di ogni venerdì alle ore venti quando i giovani
animano unora di preghiera che si trasforma in una grande invocazione
di pace sulla famiglia parrocchiale, sulla città, sulla Chiesa
e sul mondo intero.
Lamicizia e la meditazione liberano dalla solitudine consentendo
a tutti, nonostante tutto, di sperare ancora.
("Benevento
La libera voce del Sannio" n.1/ del 11/1/2008)
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