CALCIO
Adesso bisogna concentrarsi
sulle gare di play off
Con due vittorie consecutive,contro il Perugia e contro l’Alessandria al Santa Colomba, il Benevento aggancia i play off con una giornata di anticipo.
Sofferta la gara contro gli Umbri con un Benevento in vantaggio di due reti e poi la rete dei padroni di casa a far soffrire oltre le”coronarie” dei tifosi nel convulso finale. Più lineare e classica la gara contro un’Alessandria che, presentata in disarmo alla vigilia, ha invece dimostrato carattere e valenza tecnica giocandosi la gara fino alla fine. I piemontesi hanno addirittura pareggiato alla fine del primo tempo, per poi capitolare all’inizio della ripresa su rigore di Evacuo per fallo commesso su Vacca e chiudere il conto con la rete di Castaldo.
Ad inizio di gara Acori schierava la formazione di Perugia con una piccola correzione tattica, spostando più centrale Castaldo che in quella posizione non si ritrova. Dopo una ventina di minuti azzeccava la mossa spostando sull’out destro anche D’Anna che con Ciarcià aveva il compito di alternarsi verso il centro e la musica cambiava.
Cambiava anche grazie al gioiellino della Berretti, Vacca, che messo in campo ancora una volta ha addirittura realizzato la prima rete con un diagonale sulla sinistra del portiere avversario. Tutti in piedi sugli spalti a consacrare un ragazzo venuto da vicino, lì da due passi… dall’antistadio.
Ora per i giallorossi la trasferta di Viareggio per chiudere in bellezza, cercando, nei limiti del possibile di migliorare la classifica, ma con uno sguardo all’imminente futuro. Due settimane per ritrovare la piena concentrazione, recuperare fisicamente e poi lanciarsi nella roulette dei play off. Non sarà facile, ma qualche settimana fa questa possibilità era lontana anni luce.
Con sacrificio, umiltà tutto sarà possibile.
Pregi
ROSSO
FERRARI
A cura di
Giuseppe Russo
GILLES VILLENEUVE
L'istinto e la passione
1979. Gran Premio di Francia. Circuito di Digione. Ultimi tre giri. Una monoposto rossa ed una gialla si battono per il secondo posto. Le due vetture urlano, ruote fumanti, si sfiorano, si toccano, ogni metro è una sfida, traiettorie impossibili, sorpassi alternati con il coltello tra i denti. All’ultimo giro la monoposto rossa sorpassa con grinta la gialla tenendola dietro, a qualche centimetro, fino al termine della corsa. Primo Jean-Pierre Jabouille su Renault, secondo Gilles Villeneuve su Ferrari, terzo Renè Arnoux su Renault.
Basterebbe questo duello per spiegare il mito Villeneuve. Un uomo che era più di un pilota, come pochi lo sono stati nella storia. Era la differenza tra un freddo oggetto meccanico, come una monoposto, ed una creatura viva, animalesca, in grado di superare se stessa. Infatti Gilles fuori da un qualunque mezzo era mansueto e timido. Una Ferrari senza lui era solo una bella vettura.
Villeneuve nasce e cresce nelle fredde terre canadesi di Lovanio nel ’50. Mostra precocemente una vorace passione per i motori che sfoga correndo sulle motoslitte, un mezzo difficile, molto. Su quei mezzi stravince ma lui vuole le quattro ruote di una vettura. Per questo fa enormi sacrifici per partecipare alla Formula Ford nel ’73. Al debutto dimostrò subito la sua velocità ed il suo stile frenetico aggiudicandosi, infine, il titolo. L’anno successivo passò alla Formula Atlantic ed anche lì dimostrò il suo talento aggiudicandosi il campionato nel ’76.
Nel ’77 esordisce in F1, a Silverstone. Pilota una McLaren M23 obsoleta. Riesce tuttavia a reggere egregiamente il confronto con i piloti e le vetture più accreditati. Ma la McLaren lo scarta. Enzo Ferrari no. Villeneuve viene chiamato a Maranello e gli viene offerto di guidare la Ferrari orfana di Lauda fino al termine della stagione, due gare, accetta. Anche in F1 Gilles corre come un pazzo, in Giappone provoca un incidente che uccide alcuni spettatori a bordo pista.
Nel ’79, insieme a Scheckter, domina il campionato che viene aggiudicato dal pilota sudafricano con 4 punti più di Gilles. Nei due anni successivi la Ferrari va in crisi ma Villeneuve tiene duro ed in qualunque posizione da sempre il massimo, esaltando il pubblico che ormai lo adora.
Il 1982 promette bene per Gilles. Tuttavia le cose si mettono subito male. Nelle prime tre gare ottiene due ritiri ed una squalifica. Il quarto GP, San Marino, vede il ritiro per protesta di molti “team principal”, la Ferrari può vincere agevolmente. Villeneuve ed il compagno Pironi “giocano” tra loro in testa ma alla fine Pironi, contravvenendo agli accordi di scuderia, ruba il primo posto a Villeneuve. Gilles si sente tradito dal suo compagno e amico e dalla Ferrari che non prende provvedimenti disciplinari.
GP del Belgio. Circuito di Zolder. Qualifiche del sabato. Pironi è terzo, Gilles sesto. Il canadese viene richiamato ai box ma va comunque veloce, spinto, forse, dal nervosismo. Incontra la lenta March di Mass che si sposta per dare strada, Villeneuve non capisce e si sposta sullo stesso lato. Si scontrano, a 260 km\h. La Ferrari decolla, ruota a mezz’aria sbalzando Gilles che impatta rovinosamente contro le reti. Morirà la sera stessa.
“Il mio passato è pieno di dolore e di tristi ricordi: mio padre, mia madre, mio fratello e mio figlio. Ora quando mi guardo indietro vedo tutti quelli che ho amato. E tra loro vi è anche questo grande uomo, Gilles Villeneuve. Io gli volevo bene.” (Enzo Ferrari, Le mie gioie terribili).
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