OSSERVATORIO

A Palazzo Mosti spuntano nuovi gruppi

E’ difficile scrivere di politica in questo particolare momento. Sicuramente non esaltante la vicenda della piccola Ilaria, che ha visto protagonisti, in negativo comunque, da qualunque punto la si voglia vedere, i vertici di palazzo Mosti, un ex assessore. Una tragedia che ha sconvolto in cuori dei sanniti, e forse qualcosa in più, ma non certamente i Nostri, che hanno fatto di tutto e di più pur di sopravanzarsi. Mi fermo.
Posso ora parlare dei fatti che accadono nel Pdl dove prima che Fini scendesse in campo e facesse ricordare agli italiani che “esisteva”, da queste parti la impari lotta era iniziata già da tempo. Impari perché nonostante la forza dei numeri il gruppo di Palazzi Mosti è fuori dalle grazie dei vertici provinciali del partito(?) così come buona parte di quelli della Provincia, dove però, dopo qualche ammaestramento più di qualcuno fa il doppio gioco, credo proprio per rafforzare quella leadership.
Non entro nel pettegolezzo delle foto dell’Autogrill irpino, dove probabilmente vi è più di un mandante, dove credo vi sia un interesse oltre la siepe. Potrebbe avere anche una testa “bianca” quel consigliere ma, spero solo che unitamente al neo dirigente del partito Fernando Errico, sia stato solo un incontro casuale(?) e non fissato, ma poi lo scoop del buon amico giornalista come poteva realizzarsi? La casualità fino ad un certo punto. E i risultati han dato ragione a chi pensa male… all’Andreotti.
Intanto sempre restando nel Pdl si assottiglia il gruppo al Comune. Tra assenti giustificati e dissidenti non si raggiunge in modo concorde neanche la decina. Sicuramente altri tre sono sulle orme del Consigliere e vicario provinciale Roberto Capezzone. A conti fatti è lui il vincente, tra l’altro salito sul carro in tempi non sospetti e che ha finito con il portare alla vittoria quel carro, quella posizione voluta e determinata dall’on.le De Girolamo. A meno di una rinascita (improbabile) di AN, quel manipolo di ex alleatini è destinato a scomparire dalla vita politica cittadina. Avranno pochissime possibilità di essere inclusi in qualche lista di partito; sicuramente potrebbero trovare asilo in qualche altra a sostegno, ma mai sotto la bandiera del Pdl. A farsi benedire quindi anche sogni di gloria di candidature a sindaco. Credo che più di una mezza idea proprio la De Girolamo l’abbia già corroborata e calibrata. E pur vero che potrebbero esserci fino alla prossima primavera i congressi, ma se così non fosse (e probabilmente non lo sarà) per quei sette o sei sarà un momento difficile. Ed allora ecco che chi sa di politica e non si ferma col paraocchi dell’utopia a guardare solo alla propria idea, al proprio ego, riesce in tempo ad evitare trappole (parlo evidentemente di quanti hanno sottoscritto quella lettera al capogruppo del Pdl sulla convocazione di una riunione del gruppo sulla Tarsu, a quei tre assenti non giustificati in altre riunioni del gruppo).
Ma a parlare del Pdl ci sarà tempo e modo. Ora sempre restando a Palazzo Mosti vorrei evidenziare l’ennesima nascita di un nuovo gruppo quello misto, senza quindi una sigla di partito: in pratica un altro partito del Consiglio come direbbe Viespoli dal quale comunque giungeranno ulteriori richieste al Sindaco di poltrone importanti, magari quella dell’assessore De Lorenzo, esautorato-dimessosi dall’incarico nelle settimane scorse. Quarantiello e Picucci, rimasti nell’ambito di Lealtà per Benevento (costola ribelle dell’Udeur) per oltre tre anni hanno deciso di uscire da quella componente confermando lealtà a Pepe, ma al quale chiederanno qualcosa in cambio.
Sindaco, costano queste trasformazioni. È pur vero che a sinistra i “trasformer” (come li ha chiamati Bonolis…) sono di casa, ma esiste almeno uno che può fregiarsi di essere utopista? Credere in qualcosa oltre che in se stesso e nel potere(sic!!) che pensa di detenere? È certamente alla page questo modo di intendere e volere lo scanno di palazzo di Città. E penso, poiché la memoria non mi inganna, che quel famoso “Partecipazione democratica” abbia assunto molti… valori… italiani e beneventani e funge ora da precursore, non tanto per la prossima primavera, ma soprattutto per i desiderata del PUC o meno del bilancio.
Chiudo questo escursus con una piccola annotazione, quasi un non senso a voler evidenziare i “casi” della politica; non me ne voglia il diretto interessato, ma è un dato di fatto riportato dal sito della Regione Campania. A presiedere il primo Consiglio regionale il prossimo 12 maggio alle ore 11,30 sarà il consigliere eletto nelle liste del Pdl del Sannio, in qualità di consigliere anziano. Egli era in testa alla lista degli assenteisti nella passata legislatura. Misteri della fede… politica, ovviamente.

Geppino Presta


E’ SOLTANTO UN’OPINIONE
A cura di Pietro Di Lorenzo

Identikit per l’imprenditore
ideale del terzo millennio

La crisi finanziaria, il fallimento di importanti banche americane e la reazione a catena innescata nei mercati, con l’inevitabile coinvolgimento dell’Europa e della Grecia in particolare, hanno fatto drizzare le antenne a tutti noi.
C’era un detto: “quando vedi il fuoco a casa degli altri, corri con l’acqua a casa tua”, credo che questo sia il pensiero ricorrente, soprattutto nella vecchia e stanca Europa e forse ancor di più nel Mezzogiorno d’Italia. Qui il fallimento si misura nella distruzione del paesaggio e dell’ambiente, con fiumi e corsi d’acqua inquinati ed utilizzati come scarichi fognari. Il malgoverno è certificato dalla mancanza di infrastrutture, con il paradosso di aree per insediamenti produttivi inesistenti dove servirebbero e realizzate a “bella mostra” dove non ci sono le aziende. Sono le contraddizioni del Sud! Tanti capannoni vuoti ed abbandonati sono un atto di accusa implacabile per la classe politica, che ha alimentato e sostenuto la tecnica dei finanziamenti basata sulla quantità di persone da assumere.
Semplice il sistema. Io dichiaro di voler assumere 100 dipendenti e mi vedo attribuire dei fondi notevoli, senza valutare con attenzione le improbabili capacità finanziarie. Costruisco capannoni, acquisto attrezzature ed impianti, assumo il personale (magari con l’immancabile sponsor politico) ed inizio anche a produrre. Poi scopro che il prodotto finale non si riesce a vendere, perchè c’è qualcun altro che fa la stessa cosa, in qualche altra parte del mondo, ma ad un prezzo più conveniente e con una migliore qualità. Ecco che subentra la condizione di crisi, i dipendenti in cassa integrazione, fornitori non pagati e tutti insieme a battere cassa per nuove aperture di credito. E’ quindi il momento degli ammortizzatori sociali, poi a seguire, i pignoramenti, gli atti esecutivi delle banche, la chiusura dell’attività e la fine di tutto. E’ mancato l’ultimo passaggio: gli usurai. Perché a volte la speranza, come si dice, è sempre l’ultima a morire.
Girando per la nostra regione è facile incrociare paesaggi abbandonati con interminabili distese di capannoni e manufatti ormai chiusi ed in pessime condizioni di manutenzione. Poi si incrociano piccoli imprenditori ed artigiani che continuano a produrre, magari assumendo, o comunque senza licenziare resistono portando avanti la loro attività in spazi angusti ed inadatti. Quanto farebbero comodo una parte di quei capannoni costruiti con i soldi pubblici  ed anche con le tasse del nostro “povero artigiano”? Invece no! Al piccolo imprenditore viene negato il “minimo spazio vitale” all’industriale fantasma è stato assicurato tutto, anche il classico “tappeto rosso”. Questo è davvero troppo!
Ma con la crisi le condizioni cambiano. La disoccupazione sale, le tasse aumentano e bisogna rendere conto anche della qualità della spesa pubblica. Lo chiedono con sempre più forza i cittadini e gli imprenditori. Questi ultimi poi, pare stiano riscoprendo un valore fondamentale per uno sviluppo serio e duraturo: l’etica. Ed è per questo che con l’dentikit dell’uomo-impresa del terzo millennio si ha in mano la vera ricetta anticrisi: chi è imprenditore deve far coincidere i fattori della produzione con l’ambiente. Anche per non ripetere i tragici ed evidenti errori del passato.


A Benevento il Festival dell’informazione.
Il web come opportunità per aziende ed enti

Nuove professioni digitali…
e Facebook diventa un lavoro

“Festival del libro e dell’informazione locale” è il titolo di una manifestazione che si è tenuta dal 23 al 25 aprile nel chiostro di San Francesco in piazza Dogana a Benevento. Un appuntamento con la lettura, la produzione libraria e con il mondo dei mass media locali, promosso dall’Ept di Benevento in collaborazione con l’Assessorato al Turismo ed alla Cultura della Provincia di Benevento.
Nel corso della manifestazione si è tenuto il seminario “Il web come opportunità per aziende ed enti” promosso dalla Natan Edizioni di Benevento. Relatori dell’intervento, Pasquale Popolizio, consulente in Web Marketing per l’Università Federico II di Napoli, Digital strategic planner presso la Fondazione Idis Città della Scienza e partner di Natan Edizioni e Nicola De Ieso, amministratore di Natan. Fulcro principale dell’intervento di Popolizio è stato un excursus sulla breve ma significativa storia dei social network, come innovativo sistema di promozione per enti ed aziende.”
Anche i politici che si promuovono sul web –ha sottolineato Popolizio- devono stare attenti a quello che fanno e a come si comportano sui social network. Questo perché tutto quello che scriviamo sui siti ai quali siamo iscritti resta nella memoria degli archivi telematici praticamente per sempre. Così se un politico, anche locale, o un Ente prendono posizione su un determinato tema di vita pubblica, è conveniente che se lo ricordino così da non incappare in dietrofront e cambi di pensiero in altre occasioni.” Il concetto principale esposto da Popolizio è quello di reputazione online o “web shadow”, una scia che è difficile da cancellare e che ci perseguita nella vita digitale ovunque andiamo.
Per venire incontro alle nuove esigenze messe in campo dalle tecnologie della comunicazione, richieste soprattutto dagli enti pubblici, nascono determinate figure in grado di supportare tutti i processi comunicativi nati dai trend recenti. Va molto di moda ultimamente la figura del “Social Media Specialist” e del “Community Manager”; figure nate con lo scopo di monitorare costantemente il web alla ricerca di nuove opportunità di business e di implementazione di attività esistenti solo offline, come ad esempio chat di aiuto, forum di assistenza al cittadino e così via. Vale la pena ricordare che tali figure necessitano di una formazione tecnico-pratica specifica; non basta avere tanti amici su Facebook o tanti “followers” su Twitter. Un conto è saper chattare, un altro spingere all’innovazione pubblica. Ben altra sfida.

Antonino Caffo
antonino.caffo@hotmail.it


PRESENTATI I 12 FINALISTI DELLA LXIV EDIZIONE
Il Premio Strega valorizza Benevento

Il Premio Strega quest’anno è stato caratterizzato da un nuovo passaggio: la conferenza stampa, che nei due anni precedenti aveva avuto luogo la mattina del giorno in cui venivano presentati al pubblico i 12 finalisti del Premio, questa volta si è tenuta, sempre negli uffici dello ”Strega Alberti SpA”, il 14 maggio, otto giorni prima della predetta presentazione avvenuta nel Teatro comunale di Benevento. Tra il Premio, la cui icona quest’anno è opera del nostro conterraneo Arturo Pagano, e “Citta Spettacolo” si creerà una simbiosi, secondo gli auspici dell’assessore alla Cultura, nonché vice sindaco, Raffaele Del Vecchio, e Palazzo Paolo V, destinato ad essere Palazzo della Cultura, sarà la sede di queste ed altre attività che ci accompagneranno negli anni a venire.
L’esportazione del Premio negli istituti di cultura italiani all’estero, inaugurata l’anno scorso con la presentazione dell’evento a Berlino, quest’anno avrà come sede Vienna e anche Montreal. Ma la novità più importante è che, nella votazione, ai 400 amici della domenica, si aggiungeranno 30 lettori “forti”, selezionati da altrettanti librerie indipendenti associate all’Ali (Associazione Librai Italiani), distribuite sull’intero territorio nazionale.
In apertura, poi, della presentazione, la sera del 22 aprile, dei finalisti del Premio Strega, il sindaco, Fausto Pepe, ha ricordato come quest’anno ricorrano i 150 anni dell’Unità d’Italia, i 150 anni della fondazione dell’”Alberti” e i 150 anni della fondazione del Liceo Classico “P.Giannone”, nelle cui manifestazioni celebrative sarà inserito anche il Premio Strega, l’evento più prestigioso, secondo il primo cittadino, degli ultimi 150 anni, “che fa da argine nei confronti di un degrado culturale proveniente più dalla classe politica che dai semplici cittadini”.
Successivamente, Isabella Ferrari si è poi cimentata nella lettura di brani dei libri, i cui autori, dimostratisi tutti ampiamente simpatici e sportivi, sono stati intrattenuti, a seconda di come venivano citati dalla Ferrari, in brevi interviste, da Livia Azzariti, che ha definito un gioiello il nostro Teatro.
Molte le donne finaliste. Silvia Avallone, la cui opera, “Acciaio”, ambientata in una acciaieria di Piombino, è stata già acquistata da un produtore cinematografico, ha aperto infatti gli incontri con la conduttrice della Rai.
È stata poi la volta di Angela Bubba, una seguace di Elsa Morante di soli 21 anni, che con “La casa” racconta i fatti della sua lingua calabrese.
Una fuga dal mondo degli adulti, una favola tradizionale, che finirà per dare a tutti un filo di speranza e di gioia, è ciò viene rappresentato in ”Bambini nel bosco”, di Beatrice Masini.
“Non ti voglio vicino” è il libro di Barbara Garlaschelli, che attraversa sessant’anni di storia d’Italia e che ci accompagna con un notevole pathos fino alla fine del libro.
Dopo un breve saluto dell’ing. D’Avino, a.d. dell’“Alberti”, è stata presentata la quinta donna in gara, Rosa Matteucci, la cui opera, “Tutta mio padre”, racconta il trauma che la scrittrice, avvicinata un po’ a Gadda, ha subito per la morte del padre, vittima di malasanità.
La presentazione dei candidati è proseguita, poi, con “Un anno fa domani”, di Sebastiano Mondadori, che narra la storia di un dietologo che ha amato la moglie, nell’anniversario della morte.
“Strane cose, domani”, di Raul Montanari, parte da un fatto realmente accaduto, dal ritrovamento di un diario abbandonato nel parco Sempione di Milano. Riesce a rintracciare la sua autrice, che nel frattempo ne ha abbandonati altri. La raccolta ed il ritrovamento saranno gli elementi fondamentali della storia narrata.
Matteo Nucci ci ha presentato il suo libro, che trae il titolo da una frase di Platone: “Sono comuni le cose degli amici”. È un esordiente che ricostruisce nel libro la personalità del padre, per affrancarsi da questa figura. L’autore, al suo primo romanzo, partecipa così alla selezione del Premio.
Il secondo break è stato costituito dall’intervento di Raffaele Del Vecchio, che ricalcando quanto detto in conferenza stampa, si è felicitato per la sempre più crescente collaborazione tra Comune e famiglia Alberti.
La presentazione è poi continuata con Lorenzo Pavolini, il quale, in “Accanto alla tigre”, ha presentato la figura di suo nonno, Alessandro, uomo di grande cultura, fondatore della Mostra Cinematografica di Venezia, ultimo repubblichino, che, travolto dagli eventi, finisce anche lui a Piazzale Loreto.
Altro libro che presenta riflessioni sull’era fascista è “Canale Mussolini”, di Antonio Pennacchi, Qui il racconto di popolazioni venete che hanno partecipato alla bonifica delle paludi Pontine, assume le caratteristiche di un moderno esodo biblico.
Il rapporto filiale è al centro anche del libro “Prenditi cura di me”, di Francesco Recami. La storia di un figlio che vive sfruttando la madre. La odia e ne è sinceramente ricambiato, per la inettitudine dimostrata nella vita.
Ha concluso la carrellata “Hanno tutti ragione”, di Paolo Sorrentino. Il grottesco è diventato reale, perché si sono abbracciati. L’autore è stato già regista e sceneggiatore, ed ora si è cimentato in questo lavoro, ricco di suspence.
A conclusione della presentazione, vi è stato il saluto, graditissimo, prima di Antonio Maccanico, Presidente della Fondazione Bellonci, e poi quello di Tullio De Mauro, il Direttore. Questi ha parlato della democratizzazione del Premio, che si è aperto ad altre categorie di lettori; si è complimentato con la città, che egli trova ospitale e colta; ha ricordato i 150 anni della fondazione del Liceo Classico, dedicato a “Pietro Giannone”, un grande illuminista.

Maria Varricchio

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