
RIFLESSIONI
POST ELETTORALI
I
risultati di Prodi,
i fallimenti di Veltroni,
l"arroccamento" di Nardone
Rispetto
al tentativo dellUdeur, del Partito socialista e di Italia dei
Valori, di costituire un patto anche in seno al Consiglio provinciale,
il coordinatore del Partito democratico, Mario Pepe, cui esprimiamo
le nostre felicitazioni per essere ritornato alla Camera dei Deputati,
si è appellato al senso di responsabilità di Mastella
per impedire che si realizzasse un disegno finalizzato ad isolare il
Pd. Liniziativa, che può rientrare in un perfezionamento
di rapporti nellambito di una coalizione di partiti, rappresenta
però la conferma di come il Pd, interessato ad avere Mastella
come alleato, ne favorisca il rilancio, cosa da noi prevista nel numero
scorso, per arginare il berlusconismo, almeno nella nostra regione,
dove lUdeur conta ancora qualcosa.
È lontana anni luce, ormai, la crisi in Regione, minacciata dal
segretario regionale del Pd, Iannuzzi, allindomani della caduta
del governo Prodi, provocata da Mastella. Lex Guardasigilli è
utile. Oggi. Il fine, diceva Machiavelli, giustifica i mezzi.
Conta poco, infatti, che Mastella non abbia consentito al governo del
quale faceva parte di portare a termine un lavoro i cui frutti si sarebbero
resi evidenti nei prossimi tre anni.
Nel numero 15 de "LEspresso", uscito il 10 aprile, prima
delle elezioni, il giornalista economico Massimo Riva, a proposito del
lavoro di Prodi, dice:
"Quale che sia lesito del voto, insediandosi nel mese di
maggio, il nuovo governo italiano incasserà dallUnione
europea un colpo di fortuna non inatteso ma importante. E gia
scontato, infatti, che la riunione dei ministri finanziari delle Cee,
lEcofin in calendario per quegli stessi giorni, prenderà
la decisione formale di revocare la procedura dinfrazione per
deficit eccessivo, aperta tre anni fa contro lItalia a causa degli
sfondoni di bilancio realizzati dallallora governo Berlusconi.
Cosi, seppure con qualche settimana di ritardo rispetto al voto del
13 e 14 aprile - prosegue Riva -, lannuncio di Bruxelles farà
giustizia a posteriori delle inutili polemiche che hanno caratterizzato
la campagna elettorale in materia di conti pubblici. In particolare,
metterà nella piena luce che si merita lopera, pur così
volgarmente contestata, condotta dal Ministro Tommaso Padoa-Schioppa
per rimettere sui binari la locomotiva di un bilancio che, sotto la
guida del due Berlusconi-Tremonti, aveva seriamente deviato dalla buone
regole dellunione monetaria continentale.
In una simile prospettiva -ipotizza Riva sarebbe una sorta di
doppio scorno (la beffa dopo il danno), se gli italiani dovessero stabilire,
con i loro voti, che a ricevere il premio dellEuropa siano proprio
gli stessi che, a suo tempo, provocarono il pesante richiamo al rigore
contabile da parte di Bruxelles. Coloro, cioè, che, dopo cinque
anni ininterrotti di governo, hanno lasciato alla proprie spalle un
debito pubblico di nuovo in risalita, una spesa pubblica in aumento
con conseguente azzeramento dellavanzo fra entrate e uscite, nonché,
come da formale rilievo comunitario, un deficit nettamente superiore
al tetto concordato del 3% rispetto al Pil".
Ma se Riva può essere considerato un estimatore di Padoa-Schioppa
(lo aveva infatti proposto anche a governatore della Banca dItalia)
e quindi del governo di cui faceva parte, a cantar lode di Prodi è
stato anche il sindaco di Milano, la berlusconiana Letizia Moratti,
allindomani dellassegnazione al capoluogo lombardo dellexpò
2015.
"Nel giorno in cui il sindaco di Milano scrive Giorgio Bocca
sul n. 16 de "LEspresso", dopo le elezioni riconosce
pubblicamente a Romano Prodi di aver operato con pazienza, dedizione
e competenza internazionale per ottenere la maggioranza dei voti stranieri,
il Cavalier Silvio Berlusconi ha continuato a rincarare attacchi, insulti
e derisioni di Prodi, confermando lidea che prima Giolitti e poi
Mussolini ebbero della politica in questo paese: "Governare lItalia
più che impossibile è inutile"".
In un altro passaggio delleditoriale di Bocca si legge: "Il
professore emiliano pacioso e bon vivant ha perso molte notti per tenere
i contatti con i delegati stranieri da cui dipendeva la scelta di Milano,
e lo ha fatto anche a vantaggio di un sindaco e di una città
che politicamente non stanno dalla sua parte". Questo "Letizia
Moratti lo ha riconosciuto pubblicamente".
Oggi siamo governati da una maggioranza espressa dal 46% dei cittadini,
ma che a Palazzo Montecitorio conta il 55% dei deputati. Cè
ben da temere, quindi, per le sorti della democrazia in Italia, in un
momento in cui ai cittadini è impedito anche di scegliere i propri
rappresentati. I governi di coalizione, nella prima Repubblica, erano
sostenuti da maggioranze superiori al 50%, sia nel Paese che nel Parlamento.
Ma siamo nella seconda Repubblica, anzi nella terza, secondo il vice
direttore de La Repubblica.
Avevano detto che la manovra fiscale introdotta nella Finanziaria 2007,
per mettere in ordine quei conti, gli italiani con redditi non superiori
a 40.000 euro, che rappresentano la stragrande maggioranza della popolazione,
lungi dallessere danneggiati, sarebbero stati addirittura favoriti.
Noi che ci troviamo al di sotto di quella soglia, abbiamo, infatti avuto
una detassazione di 580 euro. Chi ci ha messo le mani in tasca è
stata lamministrazione comunale di Benevento che, per finanziare
le attività ludiche e per pagare lindennità a qualche
assessore di troppo, ha elevato al massimo laddizionale comunale,
realizzando una entrata maggiore di 1.600.000 euro, in cui il nostro
apporto, non volontario, è stato di 60 euro. Ma unazione
di "rapina" è stata però messa in atto da Bassolino,
il quale ha operato un prelievo maggiore a nostro danno di 170 euro,
pari al 40% in più rispetto al 2006, probabilmente per spesare
le auto blu a presidenti di ogni livello, per sostenere le molte commissioni
da lui istituite e soprattutto le "sue" clientele, di fronte
alle quali impallidiscono quelle che, messe in atto, nella prima Repubblica,
da democristiani e socialisti, erano oggetto di denuncia da parte dei
moralizzatori comunisti. Bene ha fatto il senatore Izzo, nellintervista
concessa a noi, nel dire che Bassolino, nel dimettersi da commissario
sullemergenza rifiuti, ha conservato per sé diverse deleghe,
probabilmente quelle che gli avrebbero consentito di gestire
il
consenso.
Si è sostenuto che laumento delle addizionali sia stato
dovuto al taglio di trasferimenti ai Comuni, operato anche dal governo
Prodi, sulla scìa di quello messo in atto da Berlusconi per abbassare
le aliquote, anche a vantaggio di persone del suo rango e, prima che
se ne facesse la scoperta, di se stesso medesimo. Con il senno del poi,
riteniamo che anche i tagli voluti da Berlusconi furono giusti, alla
luce di come Comuni e Regioni sperperano il pubblico denaro, attraverso
consulenze, aumentate di numero a Benevento, ed altro, un rilievo, questo,
che ebbe a sollevare anche il segretario della Cisl, Raffaele Bonanni,
in merito alla preparazione della Finanziaria 2007.
Nel nostro caso, comune ai tutti i percettori di reddito inferiore a
quella soglia, stando in tema di tasse, il saldo, anche se cè
stata qualche leggera decurtazione sulla tredicesima. è comunque
attivo, in una situazione in cui bisognava mettere riparo ai danni creati
da quel duo. Ovviamente, nei confronti di chi non pagava le tasse o
le eludeva, era necessario mettere in atto degli accertamenti, come
le indagini di settore verso gli autonomi, tanto osteggiate da Bertinotti,
il quale evidentemente, nel chiedere il taglio delle tasse per i lavoratori
dipendenti e per i pensionati, voleva la botte piena e la moglie ubriaca.
Ma avevano detto anche che nel 2008 avremmo avuto i vantaggi della cura
posta in essere nel 2007. E sono quelli che, nei giorni in cui scriviamo,
ci comunica la televisione ogni sera, come, per esempio, la quattordicesima,
in misura superiore a quella dellanno scorso, per i titolari di
pensioni minime, il bonus sulla nascita di figli, il bonus per le famiglie
numerose, con non meno di quattro figli.
Però, siccome le tasse impauriscono anche chi non le deve pagare,
un giudizio contro il governo Prodi è stato espresso anche da
cittadini che, non avendo subito alcun danno, avrebbero avuto tutto
da guadagnare. Un giovane, il cui contratto a lavoro scade il prossimo
mese di ottobre, ha votato per il Pdl, perché, ha detto, "Berlusconi
aiuta le imprese". Questo ragazzo non sapeva che quel contratto
gli è stato imposto grazie alla legge 30, meglio conosciuta come
legge Biagi, varata dal governo Berlusconi; e non sapeva neanche che
il governo Prodi ha finanziato, con 5 miliardi di euro, labbassamento
del cuneo fiscale (che un tempo si chiamava salario differito), di cui
beneficeranno soprattutto le aziende, per ridurre i costi del lavoro,
come se non bastassero le legge e leggine che consentono di attingere,
a fondo perduto, al pubblico danaro, per avviare insediamenti produttivi,
di cui però si vedono soltanto i capannoni.
Il tutto avviene sullaltare della creazione di occupazione e del
modo come difenderla. Tuttavia, abbiamo sentito dire a "Radio anchio"
che i cittadini non possono sostenere il peso del prestito di 300 milioni
di euro, chiesto allEuropa per salvare unazienda, lAlitalia,
che sarebbe destinata a fallire. Ma non ci si rende conto che in quel
caso si tratta di difendere dei posti di lavori, per cui il costo di
quel prestito è ben poca cosa rispetto a tutto ciò che
di inutile e di troppo grava sui cittadini. Cominciamo col dire che
corrisponderebbe alla liquidazione che viene corrisposta ai parlamentari
con trentanni di attività, nellambito di un diritto,
non previsto in altri paesi, che i nostri rappresentanti, a Palazzo
Madama e a Montecitorio, si sono riconosciuti, con accordo bipartisan,
unitamente al vitalizio e alla lauta indennità, anchessa
unica nel mondo, come importo. Ma di inutili ci sono i costi di enti
che non hanno più una funzione, dei troppi Cda, delle auttority
superflue, delle Comunità montane e soprattutto del governo e
del sottogoverno delle Province.
Ma cominciare è difficile. Quando la Finanziaria ha previsto
la riduzione delle Comunità montane, cè stata la
ribellione dei Comuni situati a meno di 700 metri sul l.m. Figuriamo
quello che succederà se questo governo metterà mano alla
soppressione delle Province, considerati gli appetiti di potere e di
prebende che girano intorno ad esse.
Quando questo numero arriverà in edicola, il Consiglio provinciale
di Benevento, convocato per l8 maggio, avrà già
varato il suo esecutivo. Ma al momento in cui scriviamo è ancora
in contestazione la nomina di Giorgio Nista come assessore, prevista
in un documento concordato il 5 marzo, tra le espressioni locali del
Pd, alla presenza, in quel di Salerno, di Iannuzzi e di Orlando, rispettivamente
segretario regionale e responsabile nazionale enti locali del Pd. A
rigor di logica, siamo portati a ritenere che la nomina di Nista nella
giunta della Rocca dei Rettori fosse finalizzata a superare la sua candidatura
a presidente della Provincia, che invece è stata lanciata ufficialmente
dal presidente uscente Carmine Nardone l8 marzo (vedi Il Mattino
del 9 marzo), tantè che sul Mattino del 10 marzo, Umberto
Del Basso De Caro, già designato quale candidato presidente dallassemblea
degli eletti, lunico organo riconosciuto dalla minoranza del Pd
che fa capo a Nardone, dovette dire a Nista: "facciamo entrambi
un passo indietro", incassando la replica: "vado avanti".
Di qui, qualche giorno dopo, nasce la candidatura dellex Rettore
dellUniversità del Sannio, Aniello Cimitile, contro il
quale, per il Pdl, diventa un cavallo di battaglia il fatto di non essere
un sannita. Ma il Pdl, a parte la Carfagna che è di Salerno,
ha candidato diverse persone di altre regioni nelle sue liste campane,
senza che il Pd, che pure ha distribuito sul territorio nazionale la
candidatura di persone cui assicurare la elezione, si sia scandalizzato.
Crediamo che non si sia scandalizzato neanche rispetto alla candidatura
a sindaco di Roma del salentino Alemanno. Ma il saluto romano con cui
i suoi fans hanno voluto festeggiare la sua elezione costituisce la
conferma del fatto che, per quanti sforzi faccia Gianfranco Fini per
accreditarsi sul piano internazionale (ultimamente, nel presentare la
sua candidatura a Presidente della Camera dei Deputati, ha riconosciuto
i valori della Resistenza, insiti nella celebrazione del 25 aprile,
e la festa del primo maggio, messa al bando da Mussolini), il suo partito
rimane in gran parte ancora fascista.
Anche la perdita del Comune di Roma da parte del centro sinistra va
ascritta alla responsabilità di Veltroni, perché, se lui
non avesse lasciato la poltrone del Campidoglio per conquistare quella
di Palazzo Chigi (come il cane che perde losso che ha in bocca
per prenderne il riflesso in acqua), fra tre anni la situazione sarebbe
potuta essere pure diversa da quella di oggi.
Ma la elezione di Alemanno ricalca anche se in misura molto minore quella
di Viespoli a sindaco di Benevento nel 93, quando, in sede di
ballottaggio, votarono per lallora esponente missino molti beneventani
che, nel primo turno, avevano indirettamente votato per il candidato
del centro sinistra, nel dare il loro voto a una lista a lui collegata,
a parte i pidiessini, che votarono in massa per Viespoli, non essendo
finita in ballottaggio la loro candidata, Domenica Zanin. Altrimenti,
non si spiegherebbe come mai a Roma, pure in sede di ballottaggio, il
candidato del centro sinistra a presidente della Provincia, Nicola Zingaretti,
risultato vincente, abbia avuto più voti del candidato sindaco,
Rutelli. Se quelli della sinistra arcobaleno, cui Veltroni ha dato lostracismo,
si sono voluti prendere una vendetta, hanno fatto bene: chi di coltello
ferisce, di coltellaccio perisce.
La periodicità quindicinale del nostro giornale non ci ha consentito
di intervistare qualcuno sulla situazione in atto alla Provincia, per
evitare che le informazioni raccolte venissero superate dagli eventi.
In considerazione di quanto è avvenuto al Comune di Benevento,
dove consiglieri del pd, ispirati da Nardone, hanno costituito il gruppo
dei Riformisti coraggiosi, possiamo solo sottolineare laspetto
negativo che riveste, se rimane in piedi anche dopo linsediamento
del Consiglio provinciale, la costituzione in gruppo separato dei due
consiglieri eletti in Progetto Sannio, una delle tre liste del Pd che,
voluta da Nardone, ha ottenuto soltanto 11.283 voti (pari al 6,146%),
poco più della seconda lista di Mastella, che ne ha avuti 11.071
(pari al 6,031%) e appena un seggio, con un forte resto inutilizzato.
Ma il prof. Cimitile aveva detto a noi che solo ai partiti sarebbe stata
riconosciuta la presenza in giunta.
Nista avrebbe potuto candidarsi con Progetto Sannio nel suo collegio,
quello di Colle Sannita, dove nel 2003, vennero eletti lui, quale candidato
dei Ds, e Carlo Petriella, quale candidato di Alleanza Riformista, la
formazione politica che, nata dieci anni fa per volontà di un
gruppo di socialisti guidati da Umberto Del Basso De Caro, è
confluita qualche anno fa nella Margherita, il partito che poi, assieme
al Ds, ha dato vita al Pd. Ma la elezione di Nista sarebbe stata molto
dubbia, perché lui avrebbe dovuto competere con Carlo Petriella,
candidato ufficiale del Pd. Tuttavia, come se fosse stato candidato,
ha lavorato per portare comunque voti, in quel collegio, al candidato
di Progetto Sannio, suscitando la reazione di Petriella.
Giuseppe
Di Gioia