OSSERVATORIO
I
"Quattro dellApocalisse"
Un medico,
un ingegnere, un imprenditore-commerciante, un artigiano.
Ecco i "quattro della
..poca
.lisse" beneventanta
in corsa per Palazzo Mosti (sarebbe meglio dire per Palazzo Paolo V
riattato e luogo simbolo della cittadinanza).
Sandro DAlessandro, candidato riconfermato della Cdl, Fausto Pepe,
candidato del centrosinistra, Ambner De Japinis e Antonio Puzio che
corrono con una propria lista, senza coalizioni.
Da Japinis aggiunge al suo nome lappoggio della Democrazia cristiana
per lautonomia.
Non cè guazzabuglio come cinque anni fa. Non ci sono i
circa ottocento candidati come la scorsa volta, ma in corsa per 40 posti
al sole saranno poco meno di seicento.
Tornando alle indicazioni a sindaco per una città che vive di
terziario, che si "arrabatta" nel commercio imprenditoriale
e che sta perdendo "pezzi" dellartigianato (non tanto
parrucchiere/i ma barbieri
sì) quelle indicazioni sembrano
proprio unespressione
demodé.
Mancano in quel firmamento indicazioni di prof., avvocati, commercialisti,
dipendenti pubblici che per il passato avevano più o meno caratterizzato
quella corsa (almeno dallepoca della riforma per la elezione a
sindaco).
Ma forse ci si avvia proprio verso quel bipolarismo completo, almeno
nellambito delle istituzioni locali, sempre fonte di sperimentazioni
politiche.
Si dirà che sono quattro quei candidati. Ma anche in una democrazia
compiuta (
.o quasi) come quella americana corrono, talvolta, candidati
sciolti!
Non me ne vogliano il buon Ambner ed il cesellatore Antonio, il paragone
con gli americani non può che farvi onore, anche perché,
credo, corriate da soli, con "soldi" vostri, economie private
e non di apparati e partiti, un pò come don Chisciotte, ma come
leroe di Cervantes alla fine potreste passare alla storia civica
di questa città.
Detto dei candidati sciolti dai vincoli della partitocrazia, mi preme
sottolineare ora come si è arrivati, dopo travagliati vertici,
alla indicazione degli altri due candidati.
Da tempo (maggio 2003
.!) si diceva e scriveva che lindicazione
del candidato a Sindaco del comune capoluogo del centrosinistra sarebbe
venuta dallUdeur.
Da allora molto tempo era trascorso, ma nessuno aveva messo in dubbio,
almeno fino allo scorso autunno, quella possibilità.
Poi gli out-out a Mastella, poi la votazione in Consiglio provinciale
di due "personaggi" (Abbate e Del Basso De Caro) nel cda dellIacp
(gli acronimi sono utili solo per "fare spazio!), poi le candidature
alle politiche, poi i risultati delle politiche, alla luce dei quali
finalmente bisognava sciogliere i dubbi, dare certezze e candidature.
Alla fine lha spuntata Fausto Pepe, consigliere comunale, capogruppo
per oltre tre quarti di legislatura dellUdeur e spessissimo portavoce
dellintera minoranza con un comportamento irreprensibile, talvolta
anche fuori dalla caciara
da marciapiede, con puntuali sottolineature
delle magagne e delle scelte scriteriate poste in essere della maggioranza.
Un tecnico preparatissimo, un politico fine. Ma quella indicazione alla
fine è stata un po traumatica proprio per quella parte
politica che ha indicato Fausto Pepe. Gino Abbate, da sempre indicato
a ricoprire il vertice dellIacp, ha visto sfumare la poltrona
di via Mommsen, per far posto ad Umberto del Basso De Caro. Dopo le
elezioni la Giunta Bassolino indicherà il rappresentante della
Margherita alla presidenza dellIstituto. Pronte però le
poltrone allArpac
nelleventualità di un successo,
o comunque allATO Calore dove lon.le Pasquale Giuditta deve
passare la mano sia per la elezione che per volere del TAR che ha fatto
giustizia dellingiustizia commessa ai danni della rappresentanza
nel cda di Ariano Irpino.
Altrettanto travagliata la ricandidatura nella Cdl.
Sembrava facile per il Sindaco DAlessandro la riconferma, invece
non lo è stato, anche perché chi è solito leggere
queste righe, da sempre, aveva "preso" alla leggera i messaggi
lanciati da questa rubrica.
"Ucci
Ucci
sento odor di cristianucci" era lapertura
di un pezzo scritto non molto tempo fa, e che richiamava soprattutto
"alla lealtà" politica ed "alla coerenza(?) della
politica" proprio quel vicesindaco che mai aveva riposto lidea
di una sua candidatura a quel vertice.
Neanche nei ristrettissimi tempi della vigilia aveva espressamente dato
il suo "placet" alla ricandidatura di DAlessandro il
suo partito, ad onor del vero il più critico della coalizione.
LUDC però non aveva "mai" "denunciato"
gli obbrobri della Giunta, non ne aveva mai preso le distanze. I suoi
assessori avevano partecipato sempre e comunque a feste e festicciole,
ad inaugurazioni e tagli di nastri: presenzialisti fino allosso,
con la "saraca" (è un modo di dire alla beneventana
ma credo giunga a pennello) in tasca.
Tutto ciò ha portato alla fuoriuscita di ben due assessori e
tre consiglieri dellUDC dal partito per costituire una nuova formazione
politica, poiché non condividevano il "traccheggiamento"
dei vertici di via Pasquali sulla riconferma del candidato DAlessandro.
Anche qui si è arrivati ai ticket per le poltrone ed a quel diritto
di "tribuna" che solitamente vertici istituzionali e portoghesi
eccellenti occupano allo stadio: ma questa è unaltra storia.
Mi
consenta
una chiosa: Non me ne voglia "il mio vicesindaco"
ma non sono "amico" del "mio Sindaco". Non ho mai
mangiato assieme! Lo stimo, lo apprezzo: e non solo
per eredità
paterna!; cerco di essere solo "un attento osservatore dei fatti
e ascoltatore delle parole (anche quelle non dette
nonostante
qualche
deficienza senile nel padiglione di Eustachio!).
Credo nella lealtà delluomo, ricerco la coerenza comportamentale,
ne sottolineo la sbavature (spesso anche le mie
tanto per intenderci),
nella lealtà che compete alla "critica" giornalistica
non faziosa, né di parte
. a prescindere.
Geppino
Presta
PENNA
GRAFFIANTE
A cura di
Antonio Micco
Finalemente
le elezioni e,
finalmente le strade bitumate!!!
Ricordo
ancora quando mio padre, buonanima, mi diceva: Per vedere la città
in ordine, ci vorrebbe una elezione al giorno.
A causa delletà molto tenera, non sempre afferravo bene
il concetto che ho poi maturato nel tempo.
Di elezioni mio padre ne avrà viste tante che evidentemente ne
aveva tratto le sue buone esperienze. In fondo aveva ragione.
Ma torniamo ai nostri giorni.
Da mesi su tutti i giornali, alle televisioni private, nei bar, allo
stadio, e finanche nei cessi pubblici, no, là no, non può
essere perché a Benevento i cessi pubblici mancano (ma non mancano
certo gli orinatoi occasionali posti ad ogni angolo o nei portoni semioscuri
della zona storica della città), insomma dovunque si è
parlato dello stato pietoso in cui versavano le strade cittadine.
Addirittura cè stato chi ha aperto un ufficio di consulenza
gratuita (anche il nostro giornale) per sostenere gli sfortunati od
incauti automobilisti o motociclisti offrendo loro avvocati completamente
gratis per aiutarli a chiedere un giusto risarcimento danni, proprio
a causa delle strade cittadine completamente dissestate.
Per mesi i beneventani si sono lamentati e i giornalisti delle varie
testate hanno fatto il loro dovere per sensibilizzare i nostri incauti
amministratori affinché intervenissero per risolvere un problema
così grave.
Niente, i nostri amministratori comunali, quelli della schiera di DAlessandro,
hanno sempre messo davanti lorecchio sordo. Mio nonno diceva:
Manco pa capa!!!
Qualche volta, vista evidentemente la gravità di talune strade,
si è intervenuti per metterci la classica pezza cospargendo un
po di catrame nelle buche più profonde per zittire la gente.
Di contra, forse per mettere le mani sui soldi della Regione, si sono
rifatti marciapiedi che pure erano in buono stato di conservazione e
non avevano bisogno di essere rifatti.
La gente contestava e lAmministrazione comunale nicchiava.
Ma perché? Perché tanta incuria e soprattutto tanta lentezza?.
Ora larcano è presto spiegato.
Il Sindaco di Benevento, di concerto con lassessore alla viabilità
e con gli altri assessorati interessati, consci che durante il loro
lungo mandato, non hanno combinato nulla di buono per la città,
hanno pensato bene di farsi ricordare di aver sistemato, allultimo
momento, le strade cittadine.
Ciò, tradotto nei minimi termini, sta a significare che si son
dati da fare proprio sotto le elezioni di modo che, durante la imminente
campagna elettorale potranno gridare dai palchi: Beneventani Vi abbiamo
fatto le strade.
Tutto ciò sarebbe bello se non si considerasse che il cittadino
non è fesso, che è ormai sveglio e non cade facilmente
nel tranello.
Sì, perché di un tranello si tratta.
Del resto questa è una storia già scritta e riscritta:
Solo nellimminenza delle elezioni i nostri cadaverici amministratori
si danno dare. E la gente naturalmente a dire: Meno male, ci vorrebbe
unelezione al giorno!
Bravo DAlessandro, bravo De Minico e soprattutto bravo City manager
e compagnia bella, ormai ci avete stufati e forse è proprio giunta
lora che ve ne andiate belli e tranquilli a casa vostra.
A proposito, abbiamo parlato di elezioni amministrative che si svolgeranno
alla fine di questo mese.
Per questo abbiamo letto le varie liste che sono state presentate e,
non lo nascondiamo che ci è venuto da ridere o
da pensare.
Si son presentati circa 600 persone per essere eletti. Ma chi sono costoro?
Sono, per la maggior parte, candidati di comodo che non hanno avuto
scelta, al contrario sono stati scelti e neanche si sono accorti dellinganno.
Le liste che affiancano il Sindaco uscente, ad esempio, sono costituite
da gente che ruota attorno a DAlessandro vuoi perché ha
già ottenuto favori (abbiamo le prove) o vuoi perché ha
avuto promesse di ogni genere.
Leggendo i nominativi inseriti nelle suddette liste si scoprono autisti,
cantanti, giovani in attesa del primo impiego, parenti, parenti dei
parenti, molti dei quali ha già mangiato nel piatto comunale,
con lunico scopo di portare acqua al mulino del Sindaco uscente
che ci tierne tanto ad essere rieletto, pur consapevole che non è
allaltezza della situazione. Non a caso per lui parla come
ha fatto di recente- Viespoli, anche egli consapevole dellinutilità
del suo pupillo.
Tutti i candidati di comodo però sanno benissimo che per essi
non cè speranza alcuna perché ad essere eletti sono
sempre gli stessi, alla faccia della novità ed alternanza. Ed
allora, cittadini, perché concorrere in questa che sembra una
farsa, una presa per i fondelli?
Eppure in giro di gente valida ce nè, ci sono professionisti
seri, intellettuali o comunque persone che potrebbero veramente dare
qualcosa alla città ma non appartenendo al
bottone o non
volendo leccare i piedi ai vari DAlessandro, Pasquariello, Orlando,
Pepe e compagnia bella se ne stanno o vengono costretti a starsene da
parte.
Ed allora, e ci rivolgiamo ai nostri lettori e speriamo anche e soprattutto
ad una bella fetta di cittadini, se veramente vogliamo cambiare le cose,
se siamo stanchi di essere presi in giro, proprio come hanno fatto per
le strade cittadine, da tempo immemorabile sconquassate ma sistemate
sotto le elezioni, cerchiamo veramente di appoggiare personaggi seri
e capaci di fare politica e non di gloriarsi di avere reso bello il
corso Garibaldi, dal punto di vista estetico, ma vuoto e povero di concretezza,
di idee e di vivibilità.
La riprova dellinefficienza dellamministrazione uscente
sta proprio nel fatto che dopo svariati anni di guida della destra,
Benevento si ritrova ancora con le macerie proprio lungo il suddetto
corso Garibaldi, con lavori a Piazza Duomo fermi o sospesi per gravissime
irregolarità, con il mercato bloccato da venticinque anni, con
amministratori indagati, ma ancora al loro posto a prebdersi uno stipendio
non guadagnato, con una disoccupazione giovanile disarmante, con un
turismo pressoché inesistente, ma di converso tanti bei manifesti
grandissimi e inutili, sulla scia della grandeur berlusconiana. E ciò
solo per ingannare la cittadinanza.
Vogliamo i fatti, amici, i fatti e non le chiacchiere.
E per concludere potremmo anche dire che, per assurdo, tutto ciò
ci potrebbe anche stare bene a patto però che ci sia una elezione
ogni mese di modo che le nostre strade saranno sempre bitumate e in
ordine, il verde sempre verde, con le immancabili promesse di posti
o di raccomandazioni blasonate e
sicure, ma pur sempre promesse.
Meditate gente, meditate.
Penna graffiante, dixit.
DOPO LE "POLITICHE"
E PRIMA DELLE "AMMINISTRATIVE"
Benevento
è un
cantiere elettorale
Viso tirato,
voce seriosa, Tremonti non si dava pace, la sera del 19 aprile a "primo
piano", della sconfitta elettorale subita, di misura, dal centro
destra. Per lui, non bastava il pronunciamento della Cassazione che
aveva decretato la vittoria elettorale per lUnione, dopo leffettuazione
della verifica delle schede contestate, che, da 43.028 per la Camera
e 39.822 per il Senato, secondo una nota diffusa dal Ministero degli
Interni l11 aprile, si sono ridotte, il 14 aprile, a 2.131 per
la Camera e a 3.135 per il senato; bisognava controllare le schede nulle
e quelle bianche, anche perché queste ultime, per la Camera,
stranamente secondo lui, sono di meno di quelle per il Senato, dove
gli elettori sono di numero minore. Di questa mancanza di rapporto proporzionale,
si è occupata, la stessa sera, tra laltro, anche "porta
a porta", nel corso della cui trasmissione il socialista Boselli
ha osservato ironicamente che Tremonti non ha dimestichezza con i numeri,
altrimenti i conti dellItalia non sarebbero disastrosi, al punto
aggiungiamo noi- da richiedere, dopo le rassicuranti notizie governative
dei primi di aprile sulla triennale di cassa, una manovra bis, subito,
di sette miliardi di euro, secondo il fondo monetario internazionale.
Ma ciò che è strano per Tremonti, può essere normale
per il comune cittadino che, magari, esprime il voto per la Camera e
si astiene, invece, per il Senato. Infatti, noi, per le motivazioni
addotte nella nota del precedente numero del giornale, nel 1996 e nel
2001, abbiamo espresso il voto soltanto sulla scheda relativa al sistema
proporzionale, mentre ci siamo astenuti dallesprimerlo sulle schede
relative al sistema maggioritario. Tuttavia, bisogna riconoscere che,
in questi cinque anni, nei dibattiti televisivi, Tremonti ha messo a
segno, nei confronti degli avversari, parecchie stoccate. Ricordiamo
quella -in un "ballarò", pare- relativa al ricorso
alle cartolazioni, per la vendita, non diretta ma tramite una società,
di alloggi di enti pubblici, in cui lormai ex ministro delleconomia
disse a Rutelli che le cartolazioni, valide anche per il centro destra,
sono state inventate dal centro sinistra, costringendo il leader della
Margherita ad ammettere che, quando era sindaco di Roma, vi aveva fatto
ricorso, senza preoccuparsi dei costi maggiori che avrebbero dovuto
pagare gli inquilini.
Sulle schede contestate, poi, altra considerazione degna di nota, un
luogotenente di Berlusconi, il deputato europeo Taiani -lo stesso che
denuncerà, insieme al reduce della decima Mas, irregolarità
per il voto espresso dagli italiani allestero- ha detto che, quando
il numero di voti contestasti e non attribuiti supera quello dei voti
di scarto tra una coalizione e laltra, bisogna fare la verifica
(sic), una incombenza che, va precisato, è di routine. Una verifica
su ricorso, invece, è quella che fa il Tar, quando, in una elezione
comunale, il numero dei certificati medici, prodotti per consentire
laccompagnamento in cabina di disabili, supera quello dei voti
di scarto tra la lista vincente e quella perdente.
Insomma, come ha osservato anche Boselli nel citato talk show, questa
legge elettorale, che avrebbe dovuto consentire, secondo il suo autore,
al centro destra, di vincere anche se avesse perso, si è rivelata
un boomerang. Infatti, lUnione, ha avuto, sul territorio nazionale,
rispetto al centrodestra, soltanto un seggio in meno al Senato, pur
avendo preso 500mila voti in meno (questa la beffa), e 63 deputati in
più a Palazzo Montecitorio, avendo conquistato il premio di maggioranza,
con uno scarto di appena 25 mila voti (ma ne bastava anche uno soltanto),
una situazione, questa, che, se fosse stata ripristinata la proporzionale
corretta vigente nella prima Repubblica, avrebbe dato più senatori
al centro destra e determinato una condizione di parità alla
Camera, in quanto 25mila voti in più allUnione, distribuiti
poi tra le varie liste, non avrebbero fatto scattare nessun seggio nel
collegio unico nazionale. Anzi, qualche lista, in entrambi gli schieramenti,
avrebbe potuto anche non prendere alcun seggio, poiché anche
quella legge (resa più garantista per le europee) prevedeva uno
sbarramento, consistente nel fatto che una lista, per partecipare allassegnazione
di seggi nel collegio unico nazionale, avrebbe dovuto conquistare almeno
un seggio, in sede circoscrizionale. Infatti, il Psiup (il partito nato
dalla scissione avvenuta nel Psi nel gennaio 64), alla politiche
del 1972, con più di 600 mila voti, e con più del 2% (gli
elettori erano molti di meno, anche perché la maggiore età
era ancora fissata in 21 anni), non ottenne alcun deputato, in quanto
in nessuna circoscrizione era scattato un seggio. Non crediamo che,
ora, quei partiti, anche dellUnione, che hanno avuto comunque
un vantaggio dallattuale legge, saranno disposti a ritornare al
precedente sistema maggioritario, in cui i maggiori partiti, di entrambi
gli schieramenti, avevano una sorta di egemonia su di loro, nella distribuzione,
in base a rapporti di forza, dei collegi elettorali, tra quelli blindati
(di sicura elezione), quelli meno blindati (di probabile elezione) e
quelli di copertura (di fortunosa elezione). A noi fa piacere che i
Ds abbiano perduto questo potere, che certamente non riconquisteranno
nel futuro partito democratico, soprattutto se sarà istituita
la preferenza, un potere da loro faticosamente conquistato nei primi
anni 90, quando assecondarono liniziativa del sig. Nessuno
che, alle politiche del 94, pose il veto sulla ricandidatura di
De Mita, senza parlare poi dei veti posti, allora, dal partito della
quercia nei confronti di socialisti, anche nella nostra provincia.
Ma, appena trovato laccordo, di formare subito unici gruppi parlamentari
per andare rapidamente alla costituzione, a nostro avviso difficile,
del partito democratico, sulla scorta anche del successo (sic) riportato
dallUlivo, Ds e Margherita, pensando di poter essere, a seconda
delle convenienze, uni e trini (come lo spirito santo), avevano preferito
scomporsi, in occasione della elezione dei presidenti di Camera e Senato,
per rivendicare entrambe le cariche, anche se DAlema, designato
per la Camera, ha poi ritenuto, anche per non creare attriti nella maggioranza,
di rinunciare in favore di Bertinotti (veramente premiato dal voto),
pensando di poter puntare sul Quirinale, ipotesi che sta prendendo consistenza,
anche se Berlusconi ha proposto il suo luogotenente, Gianni Letta, uomo
non meno di parte e non meno impegnato rispetto al presidente dei Ds,
per aver un riconoscimento avendo il centro destra ottenuto la maggioranza
dei voti nelle regioni (ricche) del nord e per scongiurare, quasi come
se lui avesse concesso qualcosa alla opposizioni, quella che chiama
"dittatura della sinistra".
Per essere stato al di fuori della mischia, in questi ultimi 5 anni,
e per essere stato, su designazione europea e non italiana, uno degli
estensori della costituzione europea in quanto insigne costituzionalista,
luomo giusto, per il Quirinale, è Giuliano Amato, dopo
che Ciampi, considerata anche la natura repubblicana dello Stato, non
si è reso disponibile ad essere riconfermato, sostenendo che
nessuno dei suoi 9 predecessori è stato mai rieletto. Evero,
ma nessuno, anche tra i viventi, era stato invitato, con la stessa insistenza,
a rimanere. Tutti sostengono che Ciampi sia stato un vero garante della
Costituzione, anche se il direttore di "Liberazione", la sera
del 3 maggio a "porta a porta", ha sostenuto che Ciampi non
avrebbe difeso lart. 11 della Costituzione, nel non aver impedito
linvio dei militari italiani in Iraq. Ma, certamente, a causa
di questo addebito molto discutibile, non possiamo mettere il presidente
uscente sullo stesso piano di Einaudi, che promulgò la legge
truffa; di Gronchi, che rinviò Tambroni in Parlamento, ritenendo
costituzionali i voti dei fascisti, dopo che il presidente incaricato
aveva rassegnato il mandato proprio perché quei voti si erano
rivelati determinanti per il suo governo; di Segni, che venne accusato
di aver ordito il golpe.
Negli ultimi venti anni della tanto vituperata prima Repubblica, socialisti
e democristiani, da veri garantisti, avevano consentito che tre comunisti
(Pietro Ingrao, Nilde Iotti e Giorgio Napoletano) si avvicendassero
alla presidenza della Camera. Questo non significa che lUnione
avrebbe dovuto comportarsi alla stesso modo nei confronti del centro
destra, anche perché, nel 94 e nel 2001, lo schieramento
guidato da Berlusconi aveva ritenuto di non concedere nulla. Addirittura,
nel 94, si aggiudicò la presidenza del Senato, anche con
lannessione di qualche senatore, appena con un voto in più,
ottenuto dal suo candidato, Scognamiglio, rispetto a Spadolini, mentre,
ora, che il centro sinistra poteva contare su più di un voto
di scarto per la elezione di Marini, ha parlato di inesistenza di una
maggioranza dellUnione al Senato. Ma ha presentato, come suo candidato,
Giulio Andreotti, il quale, non pago, in 60 anni di vita politica, di
aver avuto tutto, meno la presidenza della Repubblica e quella delle
due Camere, e di fare anche spot commerciali, si è prestato a
una operazione di strumentalizzazione politica posta in essere dal centro
destra, nellintento di trovare franchi tiratori nel fronte avversario.
Ma, nella prima Repubblica, a parte il mattarellum, nato, sul finir
della stessa, per adeguare il voto per la Camera a quello per il Senato
scaturito dal referendum, vi erano sistemi elettorali che, rispettosi
della libertà di scelta dei cittadini, non venivano confezionati
da una maggioranza nellintento di svantaggiare la minoranza.
Oggi, per 6 tipi di elezione, vi sono 6 sistemi elettorali diversi.
Il migliore, come dicevamo, ancora non toccato, è quello per
le europee; il peggiore, ideato nella seconda Repubblica da un uomo
della destra, è quello per le regionali, dove il voto per una
lista ti fa esprimere, automaticamente e indirettamente, il voto anche
per un listino di candidati, la cui elezione rappresenta il premio di
maggioranza per il candidato presidente cui la lista votata è
collegata. Così, a noi è capitato di contribuire, cosa
che volontariamente non avremmo mai fatto, alla elezione della signora
Sandra Lonardo Mastella, che, nella disputa relativa alla nomina, non
ancora avvenuta, del presidente delle Case Popolari, si è rivelata
essere persona di parte e non di schieramento, considerato anche che
è presidente del Consiglio regionale.
Ma è inaccettabile anche quello che prevede lelezione diretta
del sindaco. Infatti, nello scegliere una lista, ti capita di votare
indirettamente anche un candidato sindaco, a te non gradito, cui la
lista prescelta è collegata. Un vantaggio, in direzione del rispetto
degli elettori, è che non cè il listino, in quanto
il premio di maggioranza, come per le provinciali, viene calcolato con
lattribuzione del 60% dei seggi alle liste collegate al vincitore,
se la somma dei voti riportati da dette liste è inferiore alla
predetta percentuale. Ma succede sistematicamente che, in sede di ballottaggio,
venga eletto sindaco il candidato che, nel primo turno, ha avuto più
voti che nel secondo, in quanto molti elettori dei candidati esclusi
dal ballottaggio si sentono demotivati a riandare a votare. Allora,
è da preferire il sistema in cui il sindaco era espressione delle
coalizioni che si formavano in Consiglio comunale, anche perché
lelettore, scegliendo una lista, non era costretto a votare indirettamente
un candidato sindaco a lui non gradito.
A Benevento, lUnione ha, come candidato sindaco un mastelliano,
ling Fausto Pepe, poco conosciuto, scaturito non da una consultazione
preliminare della base elettorale del centro sinistra, ma da una lottizzazione
regionale fra Ds, Margherita e Udeur, peraltro non rispettata, perché
- mentre il capoluogo sannita e Napoli sono riandati rispettivamente
alUdeur e alla Margherita che conserva anche Avellino Caserta
e Salerno, assegnati ai Ds, hanno, ognuno, espresso più candidati
sindaci in seno allUnione. Votarlo, per noi, diventa una scelta
obbligata, pur di impedire che a Benevento, fra 5 anni, tocchi il primato
di aver avuto il ventennio del regime
di An.
Infatti, dallaltra parte, cè un candidato sindaco,
luscente Sandro DAlessandro, che, sebbene sia rispettabile,
sul piano personale, è tuttavia un post-fascista, ammesso che,
dopo lintervista resa al Corriere della Sera quattro anni fa,
abbia avuto gli stessi ripensamenti manifestati da Fini dinanzi al Muro
del Pianto. Avendo salutato la stampa, nellultima conferenza,
soltanto con un arrivederci, è certo di vincere, per aver trasformato,
in questi ultimi mesi, la città in un cantiere elettorale, tra
taglio di alberi e messa a dimora di nuove piante, che vengono pure
annaffiate, a copertura di una spesa (eccessiva) di 3 milioni di euro,
verniciatura di pali di pubblica illuminazione, potatura di alberi,
rifacimento di marciapiedi, rilevamento del colore degli edifici, asfaltatura
di arterie cittadine e quantaltro. Evidentemente, pensa che gli
giovi il cimentarsi nei comportamenti di passati amministratori, che
facevano spargere, quando luso dellasfalto era ancora un
lusso, brecciame sulle strade di campagna, per fare breccia nella popolazione
rurale.
Lo accusano di non aver creato sviluppo e di aver fatto, e non bene,
solo ordinaria amministrazione. Infatti, ha impoverito (si fa per dire)
i commercianti del Corso, i quali, quando cade qualche goccia di pioggia,
non vedono la faccia di un cliente; ha predisposto un piano traffico,
alternativo allisolamento della predetta arteria centrale, che
ha fatto impazzire i cittadini; ha cementificato piazza Duomo al punto
che la Magistratura ha disposto la demolizione di parte di ciò
che è stato realizzato finora; ha consentito lapertura
di servizi privati in piccole arterie del centro, creando problemi di
sosta per le auto dei residente, conseguenti al congestionamento ivi
verificatosi; ha autorizzato, senza aver predisposto una viabilità
alternativa , lapertura di un centro commerciale in un luogo attraversato
dallAppia, arteria sulla quale, la mattina, prima ancora delle
9, quando è consentito laccesso del pubblico nel predetto
centro, si forma un coda di auto di 2 kilometri, in direzione di Benevento,
senza parlare di quel che succede nel tardo pomeriggio, in uscita dalla
città, quando il centro è ancora aperto; ha addossato,
in conseguenza del manifestarsi di questi inconvenienti, la responsabilità
allAmministrazione provinciale, "colpevole" di aver
completato lanello stradale attorno alla città con la realizzazione
della tangenziale ovest, in direzione della quale, proveniente dal centro
commerciale (la cui apertura non poteva essere ritardata a 7 mesi dalla
elezioni), era stata raffazzonata, dal Comune, con senso unico alternato,
una sorta di viabilità aggiuntiva, resa da qualche mese inagibile,
in seguito al franamento di un tratto di 800 metri, realizzato ex-novo
nel mese di agosto. Ma, soprattutto, ha la responsabilità, questo
sindaco, di aver avuto qualche assessore ampolloso, allergico alle osservazioni
della stampa.
Chissà quali saranno i ritorni elettorali!
Giuseppe
Di Gioia
pedigio@tele2.it