MORCONE
Leffetto
Prozzo
"Ci
voleva un forestiero per riscaldare gli animi dei cittadini di Morcone".
Questo limmediato commento raccolto tra i partecipanti al comizio
del candidato sindaco Roberto Prozzo, tenutosi sabato 28 aprile a
Morcone. Un comizio che ha visto la partecipazione di quasi tutta
la cittadinanza, ormai da tempo disabituata a questo genere di confronto
politico diretto.
Eppure, Prozzo un "forestiero" non lo è affatto.
Suo nonno Massimo, negli anni del Fascismo, fu prima sindaco e poi
podestà di questa importante cittadina posta ai confini tra
la provincia beneventana e il Molise, cerniera ideale di unum sentire
sannita.
Prozzo, brillante avvocato beneventano, 39 anni, coniugato con Nicolina
Napolitano, commercialista, e felice padre di tre simpatici bimbi,
ha lasciato un profondo segno della sua presenza politica ed amministrativa
al Comune di Benevento, dove dal 1993 al 1997 ha ricoperto la carica
di vicesindaco e Assessore ai Lavori pubblici; carica dalla quale
si dimise allorquando si rese conto degli intrecci di interessi pubblici
e privati che stavano per avere il sopravvento sulla gestione amministrativa
della città capoluogo. La decisione di abbandonare un ruolo
così prestigioso creò non poco imbarazzo tra i suoi
più stretti collaboratori e compagni di tante battaglie politiche;
ma venne benevolmente accolta dai suoi oppositori, che pur ben conoscendo
lappartenenza ideologica dellex vicesindaco (missino doc)
non poterono fare a meno di apprezzare la sua coerenza politica.
Ed oggi, questo stesso sentimento pervade gli animi di coloro che
si sono ritrovati ad affrontarlo a Morcone in una battaglia decisiva
per il destino di questo importante centro della nostra provincia.
Noi lo abbiamo avvicinato, ospiti nella sua bella casa sita nel centro
storico del paese, per chiedergli conto del suo programma amministrativo.
"Ho accettato di guidare una lista civica ci ha detto-
nella quale sono presenti personaggi espressione della società
civile morconese non invischiati con le passate gestioni amministrative.
Il mio programma è molto semplice: valorizzare le risorse del
nostro territorio, snellire il rapporto burocratico tra cittadini
ed ente comunale e creare un sistema di equità
"
Daccordo
sulle linee programmatiche, ma concretamente da cosa bisogna cominciare?
"Morcone possiede, oltre allagricoltura che va incentivata
sulla strada della produzione di qualità (un progetto che risale
agli anni del Fascismo, ma che inspiegalmente non è stato mai
attuato), due grosse risorse: un ambiente naturale ancora incontaminato,
la sua stupenda montagna, e un centro storico tra i più belli
e significativi del Sannio. Il nostro centro storico, però,
è stato negli ultimi anni letteralmente abbandonato a se stesso;
mancano i servizi primari come lacqua potabile e la metanizzazione.
Eppure, sembrerebbe un paradosso, nelle casse comunali entrano sostanziosi
introiti proprio grazie al servizio dellapprovvigionamento idrico.
Fino a qualche anno fa abbiamo assistito allarrivo nel nostro
centro storico di forestieri, per lo più napoletani, attratti
dalla unicità della sua struttura urbanistica; purtroppo sono
poi letteralmente scappati proprio a causa della assoluta mancanza
di acqua. La mia prima azione di governo, se i cittadini di Morcone
me ne daranno la possibilità, sarà proprio quella di
investire concretamente sul centro storico, nel quale io stesso ho
deciso di abitare".
Ogni anno, a gennaio, il centro storico
di Morcone ospita una manifestazione diventata ormai di importanza
nazionale: il presepe vivente. Non basta questa iniziativa per rivitalizzarlo?
"Non è possibile puntare esclusivamente su una manifestazione
che, sebbene di grande suggestione, dura un solo giorno. Noi dobbiamo
riportare la gente a vivere ed abitare nei quartieri del centro storico;
e per far questo occorre fornire tutti i servizi adeguati alla vivibilità
ed incentivare la nascita di botteghe artigiane
"
A proposito di attività produttive,
comè la situazione della zona industriale?
"Disastrosa. Il Pip è ormai scaduto da oltre dieci anni
e, mancando lo strumento primo che regolarizza gli insediamenti produttivi,
è praticamente impossibile assegnare suoli alle aziende che
intendano dare vita a serie attività produttive in una zona
che, per la sua stessa collocazione geografica, potrebbe costituire
un valido polo produttivo a cavallo tra il Molise e la Campania, dando
vita magari ad insediamenti legati proprio alle potenzialità
di una zona che è ricca di prodotti tipici (salumi e formaggi)
genuini e di qualità. Io sono stato, nella qualità di
assessore ai lavori pubblici del Comune di Benevento, tra gli estensori
del Pip del nostro capoluogo di provincia. Vorrei seguire la medesima
impostazione anche a Morcone, concretizzando lo strumento urbanistico
e snellendo le procedure burocratiche".
Morcone è anche sede di una Fiera
campionaria molto conosciuta, che potrebbe servire come volano di
crescita di queste realtà produttive. Intendi potenziarla?
"Ho sempre visitato ogni anno la Fiera di Morcone che, purtroppo,
tutto è tranne che una fiera campionaria. Assomiglia sempre
più ad un grande mercato domenicale dove si faranno sì
affari, ma assolutamente non si promuovono le attività produttive
di Morcone. Nel mio programma amministrativo ho previsto anche di
ridare dignità alla Fiera, restituendole limportante
ruolo di promozione e di rilancio della produttività locale".
Morcone è un comune molto esteso
territorialmente, ha quindi inevitabili problemi di viabilità,
come conti di risolverli?
"Fino ad oggi si è intervenuti esclusivamente con interventi
occasionali di manutenzione straordinaria, in odore di favoritismo.
Occorrerà invece porre mano ad un serio programma di interventi
che rendano fluidi i collegamenti tra le contrade e il centro e permettano
una fruibilità anche turistica dei nostri splendidi panorami".
Tu sei un uomo di destra
"Sono un uomo che si batte per la certezza del diritto. Per la
giustizia sociale e contro ogni tipo di sopraffazione. E sono soprattutto
un uomo moderno che è in grado di valutare le opportunità
di crescita civile di una comunita che non merita di vedersi relegata
a paese dormitorio, avendo le potenzialità di proporsi a pieno
titolo sia sul mercato turistisco sia su quello delle attività
produttive".
I tuoi avversari dicono che tu non sei
un morconese doc. Cosa ripondi?
"Mentre molti dei cosiddetti morconesi doc hanno abbandonato
Morcone per vivere altrove, io invece sono andato alla ricerca delle
mie origini e ho deciso di trascorrere in questo stupendo ma disastrato,
dal punto amministrativo, paese gran parte della mia vita personale
e professionale. Amo Morcone, apprezzo la sua gente e vorrei davvero
mettere a loro disposizione la mia voglia di costruire qualcosa di
positivo e giusto per una comunità laboriosa che merita di
essere rilanciata nel panorama di una povincia che ha tante potenzialità,
ma che soffre come tutte le zone interne del Sud di una sorta di rassegnazione
alla propria impotenza. Morcone, il Sud hanno una storia antica e
grande; purtroppo sono stati governati con metodi vecchi e clientelari,
che hanno prodotto solo effimera ricchezza e poca equità sociale.
Io voglio invertire la rotta
"
Perchè i morconesi dovrebbero votarti?
"Io e i componenti della lista che mi sostiene rappresentiamo
il nuovo, o meglio il giusto spirito di servizio nei confronti della
comunità. Gli altri, quelli che ancora si ripropongono, rappresentano
un vecchio ed improduttivo metodo di gestire la cosa pubblica, fatto
ancora di clientelismo ed affarismo politico. La campagna elettorale
è avvelenata da un clima di intimidazioni politiche che non
condivido. Se sarò eletto sarò un sindaco super partes,
il sindaco di tutti i morconesi, comunque la pensino, comunque abbiano
votato".
Adolfo
Biele
PONTELANDOLFO
Un
Comune che fa acqua
un tormentone infinito
La
rottura delluovo pasquale ha riservato ai cittadini pontelandolfesi,
una sorpresa che non ha colto di "sorpresa" nessuno, ma
che continua ad alimentare le polemiche politiche.
Il gioco di parole non è un inciso di una di quelle canzoncine
che si ripetono al limite della tolleranza fisiologica, ma è
un tormentone che agita il passato, il presente e purtroppo, anche
il futuro dei cittadini di Pontelandolfo, costretti a subire i paradossi
della natura più di quanto le numerose amministrazioni civiche
alternatesi tra gli scranni municipali, sono riuscite a produrre in
anni e anni di demagogia e dissipazioni irresponsabili.
Chi conosce lorografia del tenimento pontelandolfese ha potuto
constatare la ricchezza di falde acquifere che sembrano spuntare ovunque:
specialmente chi ha saputo sfruttare a proprio vantaggio questo bene
primario. Ci riferiamo ai vari Consorzi che attingono la loro linfa
vitale dal nostro territorio. Già in passato attraverso le
pagine di questo giornale ci siamo occupati delle vicende a dir poco
paradossali, che hanno accompagnato il rapporto tra Pontelandolfo
e la propria acqua. Per non rischiare di ripeterci inutilmente su
questo tema, ci riagganciamo direttamente alle ultime vicende.
Subito dopo la pasquetta, i cittadini pontelandolfesi, hanno potuto
gradire il cortese invito del Consorzio dellAlto Calore, a non
utilizzare lacqua dei propri rubinetti per scopi differenti
da quelli igienici. Dopo anni di penurie, di mancanze estive, di gestioni
temporanee e di emergenze intollerabili, si pensava che laffidamento
del servizio al Consorzio Alto Calore, deciso dallAmministrazione
Comunale in carica, potesse portare solo benefici alla comunità
e, non solo in termini economici, come bollette meno care, ma anche
in qualità della stessa acqua fornita ai rubinetti familiari.
Ed invece, niente acqua potabile così come recitava il manifesto
pubblico affisso sui muri del paese. Proprio questo sistema ha scatenato
ulteriori polemiche, in quanto non tutti sono stati avvisati del problema,
come le scuole e le persone indigenti.
Questo potrebbe far pensare allefficacia degli antichi banditori
che percorrevano in lungo e in largo le strade del paese, armati di
trombetta, il cui suono richiamava lattenzione dei cittadini
del successivo messaggio lanciato: o che si interrompeva lerogazione
del servizio, o che lo si ripristinasse e lefficacia del passaparola
che era un po come la televisione oggi che entra in ogni casa.
Forse è un paradosso nel paradosso, che in unepoca altamente
tecnologica e mediatica, un messaggio di tale importanza non abbia
trovato la piena diffusione così come denunciato ed in maniera
decisa, dallex-consigliere di maggioranza ed ora di opposizione,
Fernando Guerrera, che della tematica acqua è senza
dubbio se non il più esperto, certamente uno dei pochi esperti
in materia, visto il suo continuo interessamento.
Lo stesso Guerrera si è lamentato della mancanza di qualità
nellerogazione del servizio, visto anche che i cittadini sono
costretti a pagare la tassa sulla depurazione e ha chiesto che rappresentanti
del Consorzio stesso potessero promuovere ed intervenire ad un incontro
coi cittadini, spiegando i motivi e le ragioni di questo increscioso
episodio che si rinnova ormai puntualmente. Un impegno continuo questo
di Guerrera che lo proietterebbe ad un incarico specifico in una futura
Giunta Comunale formata dallattuale opposizione, in caso di
vittoria nel prossimo appuntamento amministrativo del 2002.
Dopo il Dr. Testa, un altro personaggio politico si sta conquistando
sul campo una giusta delega rappresentativa.
Nicola
De Michele
S:MARCO
DEI CAVOTI
Realtà,
fantasia o
letteratura?
Ogni
sindaco ha impellente bisogno di definire unimmagine della sua
amministrazione per potersi differenziare da quelle precedenti. Per
ottenere credibilità ed una chiara identità deve operare
delle scelte qualificanti che restino nel solco di una tradizione
operosa, proficua e concludente ma che siano soprattutto in armonia
con la mutata realtà del paese.
In unepoca in cui la storia si scrive frettolosamente ed a uso
e consumo degli interessi politici, e perciò viene spesso falsata,
distorta e, talvolta negata, a S.Marco essa ha fermato le lancette
del tempo sulla cosiddetta "Fondazione Iacocca" e sulla
sua più stretta promanazione: la scuola di management per dirigenti
dazienda. Per la sua realizzazione il C.I.P.E ha stanziato sette
miliardi e mezzo di lire; gli enti pubblici hanno promesso il loro
"obolo" e perfino qualche privato si è dichiarato
favorevole alliniziativa ed è pronto a "tassarsi"
per creare "in loco" unistituzione altamente formativa
che possa coincidere con linizio della fine dei mali che attanagliano
il territorio sannita.
Pochi o pochissimi, però, sanno cosa sia la "Fondazione
Iacocca" e la collegata scuola di management. Lo sa il sindaco,
dott. Francesco Cocca e qualcuno del suo esclusivo e sempre più
selettivo "entourage. In giro regna un po di confusione.
Cè un abuso continuato della nascenda istituzione che
produce notizie contrastanti perché riduce levento alla
banalizzazione di un non meglio precisato luogo comune, perché
fornisce motivo di legittimazione a qualsiasi interpretazione ed azzera
ogni necessaria distinzione ed ogni possibilità di razionale
argomentazione. Eppure il sindaco Cocca ha vinto le elezioni amministrative
invocando e promettendo la "fondazione" di cui trattasi.
Riderci sopra forse non è lespressione più adeguata.
Si può, però, guardare con ironia anche ad un evento
come questo. Qualcuno non ha apprezzato lo stato di soggezione viscerale
del sindaco Cocca a mister Iacocca. Il suo punto debole sta nel fatto
di aver voluto forzare oltremisura la "disponibilità"
di questultimo per S.Marco dei Cavoti. È stato solo il
finale a lieto fine di semplice cronaca popolare, proprio dal punto
di vista della possibilità di stimolare la riflessione. Anche
la stampa, nelle sue diverse specificazioni, ha avuto un ruolo fondamentale
nellorchestrazione della campagna di pubblicizzazione dellavvenimento.
Il "fatto" è certamente complesso. Ad esso non ci
si può più avvicinare in maniera semplificatoria e generalizzante.
Bisognerà distinguere diversi livelli: la regia del sindaco
Francesco Cocca con il coinvolgimento dellamministrazione comunale,
il conformismo dellambiente culturale e lindifferenza
dei più. Sullargomento si è sviluppata una sterminata
letteratura scritta da diversi angoli visuali. Proviamo ad immaginare,
dal nostro punto di vista, cosa sia la "Fondazione Iacocca"
e le sue possibili promanazioni. Lidea nasce con la visita a
S.Marco, nel 1997, dellex supermanager statunitense. Il suo
breve soggiorno in paese si consuma in parallelo con la divulgazione
dei "fatti" della sua vita con particolare riferimento ai
suoi successi in campo industriale ed economico. Si pensa, allora,
di unire il nome dellex presidente della Ford e della Chrysler
ad un segno tangibile da realizzare in sito sammarchese. Prevale,
alla fine, la gratificante disponibilità di mister Iacocca
ad offrire borse di studio a tre meritevoli giovani laureati in economia
per perfezionamento manageriale nellambito di un progetto globale
spendibile nel "Iacocca Institute"accreditato alla Leigh
University in Pennsilvania. E da qui lidea di poter "formare"
i giovani, potenziali managers, direttamente a S.Marco, attraverso
listituzione di un "Iacocca Institute" nostrano.
Progetto, questo, davvero mastodontico, ambizioso e, perciò,
tendenzialmente irrealizzabile. La sua immagine appare oggi composta
da due sensazioni contrapposte: quella della liberazione dallisolamento
del Fortore e del Sannio e quella delloppressione. È
liberazione per la eventuale rottura dai vincoli del passato, di certi
restrizioni della cultura e per le possibilità reali che esso
apre alla realizzazione del post-moderno senza essere transitati attraverso
i processi dellindustrializzazione, dei sistemi e dei sottosistemi
delle nuove tecnologie. È oppressione per le pratiche reali
attraverso le quali si manifesterà, per i risultati ottenuti
e per gli effetti non voluti che potrebbe scatenare. Ciò vale
per la formazione, per la crescita, linformazione, la vita urbana.
Si dice che i fondi sono già disponibili. Ma esiste un progetto
per la realizzazione del quale impegnarli? Noi non vorremmo che ci
fosse un declino dellesperienza storica fin qui vissuta a fronte
di un fallace arricchimento e di un falso sviluppo in complessità.
Forse si sta creando un altro "mito" che va a sommarsi agli
altri ai quali si è dato corpo e vita a seguito della caduta
delle ideologie. E i "miti", si sa, non nascono da considerazioni
razionali.
Antonio
Perrotta