CALCIO

Adesso bisogna crederci tutti

Il Benevento che non ti aspetti contro la capolista Novara, ormai ad un punto dalla promozione in B. I ragazzi del Presidente Vigorito e fratello, riescono nell’impresa di guastare la festa ai piemontesi e di far perdere loro anche l’imbattibilità. Ma qui occorre tornare, per un attimo a sette giorni prima quando in terra toscana a Figline i giallorossi avevano buttato all’aria i tre punti riuscendo a farsi raggiungere sul pari addirittura in contropiede. Da qui la drastica decisione di cambiare panchina e richiamare Acori.
Il ritorno del tecnico sulla panchina ha riportato almeno in campo un po’ di entusiasmo, ma soprattutto mettendo ordine nella squadra e ogni uomo al proprio posto. Bella la sorpresa del giovane Vacca che è partito da titolare e col passare dei minuti è risultato anche utile alla squadra con interventi ed aperture decisive. Poi ci hanno pensato un po’ tutti a ragionare ed a lasciare poco spazio agli avversari. Certamente l’uno a zero sta stretto al Benevento che in più di una occasione ha cercato (Castaldo prima, D’Anna poi e lo stesso Clemente, autore della rete su di un sacrosanto rigore) a non mettere “in ghiaccio” la partita. Si è dovuto così attendere il fischio finale dell’arbitro per poter consacrare alla classifica tre punti importantissimi.
Da domenica sera il Benevento è di nuovo in corsa per i play off, ha agganciato il Lumezzane al quinto posto e negli scontri diretti in vantaggio sono proprio i giallorossi.
Ora bisogna stringere i denti, bisogna agguantare quanti più punti possibili in classifica, cercare di non guardare gli avversari, ma solo di sfruttare al meglio quelle opportunità che comunque il gioco del calcio offre soprattutto quando in campo scende la convinzione di non essere “perdenti”. Ecco, la carica di Acori dovrà essere proprio quella di continuare a dare stimoli soprattutto psicologici, di far concentrare i ragazzi sulle gare per raggiungere l’obiettivo.
Si è tornati in ballo e bisogna stringere i denti. Il calcio è bello poiché da possibilità inimmaginabili di riscatto ed i giallorossi ne avevano bisogno anche e soprattutto davanti al loro pubblico, ai loro tifosi che in questo torneo hanno, come era scritto su di uno striscione, qualcosa come circa 2500 km. Loro ne vorrebbero fare molti altri ancora a partire da domenica a Perugia, ed ancora altri. La speranza, come recida un motto, è l’ultima a morire, ed allora crederci tutti fino in fondo.

Pregi

ROSSO FERRARI
A cura di Giuseppe Russo
DOPO LA 250 E LA 288 TORNA LA STORICA SIGLA DEL CAVALLINO
GTO: dalla pista alla strada

Domare un potente cavallo selvaggio. Riuscire a sellarlo, imbrigliarlo. Questa è l’essenza di una Gran Turismo Omologata. Questo è una Ferrari battezzata con la sigla GTO. Più che una versione sportiva si tratta di un’idea a se stante: un’auto da pista adattata alla strada.
La prima della “saga” fu la celebre 250 GTO (1962). Progettata per le corse (V12, 300 CV) venne poi omologata alla strada sia per fini d’iscrizione alle gare sia commerciali. Prodotta in soli 36 esemplari è tra le vetture più ricercate ed ammirate di sempre. Nel 1984 fu la volta della 288 GTO (V8 biturbo, 400 CV), anch’essa derivante da un progetto da competizione fu prodotta in 272 esemplari dei quali solo 5 evoluzione (da pista).
Oggi la “bestia” d’origine è la 599XX. Una pura vettura da pista derivata dalla 599 GTB Fiorano e realizzata sfruttando le tecnologie della F1. 730 CV per 1300 kg, aerodinamica estrema, elettronica avanzatissima, assetto rigidissimo, pneumatici slick, roll-bar, abitacolo spoglio ed assolutamente scomodo, rumore (o piacevole rombo) e temperature terribili. Tuttavia a Maranello l’hanno “imbrigliata”.
Il risultato è la nuova 599 GTO. L’aerodinamica è molto meno estrema della XX pur conservando una chiara estetica corsaiola e una certa efficienza in termini di raffreddamento e di stabilità. All’interno del cofano si cela il medesimo V12 da 6 litri “depotenziato” a 670 CV ma più fluido e gestibile, dal rombo cupo, “ringhiante”. Il cambio è di tipo semiautomatico sequenziale F1 a 6 rapporti, il tempo di cambiata è di 60 ms. L’assetto è rigido, quasi da corsa. Le sospensioni sono di tipo magnetoreologiche, variano la loro risposta in base ad impulsi elettrici comandati da un’apposita centralina. Il capitolo elettronica, appunto, è di fondamentale importanza. In questo caso si può parlare di un vero computer. Tutte le centraline di controllo “dialogano” tra loro, contribuendo, in simbiosi, ad una guida performante ed “intuibile”. Inoltre all’interno del quadro strumenti si trova il VRE (Virtual Race Engineer), in pratica è un ingegnere di pista virtuale che informa il pilota sullo stato della vettura e sul rendimento di gara. I freni sono di tipo carboceramici di ultima generazione. Ruote da 20” con pneumatici Michelin (ant. 285/30 post. 315/35). Gli interni sono spogli ma confortevoli, ricchi di carbonio, alluminio e materiali pregiati. Le prestazioni sono da record. 0-100 km/h in 3,35 sec. Vmax 335 km/h. Consumi? 5,7 km/l in media. Prezzo? Circa 350.000 Euro…ma sono disponibili solo 599 esemplari già tutti prenotati.

PRIMAPAGINA, EDITORIALE, CITTÀ, PROVINCIA

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