INTERVISTA AL CONSIGLIERE D'OPPOSIZIONE ARMANDO CAPOBIANCO
«Ponte, solo feste e festicciole»
L’amministrazione comunale di Ponte, guidata dal dott. Domenico Ventucci, si avvia ormai a spegnere la prima candelina del suo mandato; ma a tutt’oggi non ci sembra affatto che sia stata minimamente realizzata quella promessa di rinnovamento, pomposamente sintetizzata nei famosi 20 punti di un protocollo d’intesa, sottoscritti all’epoca tra il candidato sindaco del Pdl ed il comitato civico “Il ponte”.
Probabilmente, l’ambizioso “contratto coi pontesi” avrà bisogno di più tempo per essere realizzato, ma ci saremmo aspettati per lo meno qualche piccola anticipazione; invece, se si esclude il recupero di un’antica pietra romana, messa a dimora sul torrente Alenta, abbiamo assistito solo alla realizzazione di qualche momento di evasione, il cui costo –immaginiamo- ricadrà sicuramente sui cittadini.
Insomma, chiediamo al consigliere d’opposizione Armando Capobianco, come si stanno muovendo i nuovi amministratori?
“In effetti, navigano a vista! Basti pensare che a tutt’oggi ancora non è dato sapere quali siano le linee guida del loro programma amministrativo. Avrebbero dovuto presentarle nel momento dell’insediamento del sindaco o, come prevede la normativa, entro un massimo di sei mesi. Invece, è passato quasi un anno e non ci è dato ancora sapere come intendono amministrarci”.
C’è sempre, però, il famoso protocollo d’intesa…
“…che, se non ricordo male, metteva ai primi punti la nomina e le deleghe con pieni poteri agli assessori e l’attribuzione di speciali incarichi a tutti i consiglieri, compresi quelli di minoranza. Inutile dire che è rimasto tutto lettera morta, alla faccia della famosa stagione di rinascita, di cui cianciavano in campagna elettorale”.
Probabilmente ci sarà solo bisogno di un periodo di rodaggio, dopo il quale tutto potrebbe viaggiare più spedito. Insomma, non è il caso di essere eccessivamente fiscali.
“Innanzitutto, il sindaco e la sua squadra non sono dei principianti; infatti nella passata amministrazione Meola ricoprivano quasi tutti un ruolo di primo piano e, oltretutto, avevamo lasciato loro strumenti già collaudati e progetti in fase di realizzazione. Sarebbe stato sufficiente soltanto utilizzare quegli strumenti per dare un segno di vitalità, invece c’è solo calma piatta”.
Ma a quali strumenti ti riferisci?
“In campagna elettorale ci hanno frastornati con le loro parole d’ordine sulla pubblicità e la trasparenza dell’azione amministrativa. Ebbene, noi avevamo realizzato un sito web del Comune che avrebbe potuto egregiamente costituire uno strumento di dialogo con i cittadini e di effettiva trasparenza sugli atti pubblici. Se lo avessero voluto avrebbero potuto –come del resto era nelle nostre intenzioni- pubblicare on line tutte le delibere di giunta e del consiglio o le determine degli uffici comunali, rendendo più agevole anche il lavoro dei consiglieri. Invece, tutta la loro voglia di trasparenza si limita all’annuncio che sarebbe partita la raccolta differenziata…”
… come “sarebbe partita”?
“Non mi risulta che ai cittadini che risiedono nelle campagne di Ponte sia stato distribuito il kit per la raccolta, né che qualcuno provveda a ritirare nelle contrade i rifiuti differenziati. Eppure, quando tra un paio d’anni l’attuale servizio verrà iscritto nei ruoli toccherà anche agli abitanti delle contrade sostenerne il costo, senza averne affatto usufruito. Oltretutto ho l’impressione che l’attuale servizio di raccolta differenziata sia più che altro un escamotage per non incorrere nelle sanzioni previste per i comuni inadempienti piuttosto che una razionale soluzione del problema dei rifiuti”.
Ma qualcosa di positivo sarà pure stato fatto?
“Non voglio rigirare il coltello nella piaga, mi limito ad osservare quello che poi tutti possono verificare: avevano promesso una corale partecipazione di popolo all’attività amministrativa, ma ai consigli comunali i cittadini continuano ad essere totalmente assenti; nel loro programma elettorale parlavano della necessità di intervenire sul problema sicurezza, purtroppo proprio in questi giorni nel nostro territorio si registra un’incredibile escalation di furti negli appartamenti e non mi risulta che il sindaco si sia attivato, come invece hanno fatto i suoi colleghi dei comuni confinanti, nel richiedere alle forze dell’ordine una maggiore vigilanza. Insomma feste e festicciole -il cui ritorno di immagine e di rilancio produttivo per il paese ci lascia molto perplessi- quante ne vuoi; ma di seri interventi amministrativi o a tutela del territorio nemmeno l’ombra”.
Achille Biele
ONORE E RISPETTO RECLAMA PER LA SUA GENTE E PER LA SUA STORIA
Pontelandolfo e l’Unità d’Italia
L’avvicinarsi delle celebrazioni del 150° anniversario dell’Italia Unita, ci sta riservando qualche sorpresa che conferma la necessità di approfondire i fatti e gli avvenimenti di quel lontano 1861. Qui i pontelandolfesi autentici non guardano alla storia di quegli anni con simpatia, né tantomeno con estrema serenità. Se “in…giustizia fu fatta” quel 14 agosto e distanza di 5 mesi dal quel fatidico 17 marzo nel quale i sentimenti risorgimentali trovarono il loro momento apicale con la proclamazione dell’unità politica dell’Italia, ci chiediamo quali possano essere i sentimenti veraci dei pontelandolfesi, che dovettero loro malgrado, pagare un tributo oltraggioso e ingiustificabile alla storia che si va a celebrare? La terra reclama, il vento raccoglie ancora le grida innocenti dei figli di Pontelandolfo; le mura del borgo antico che si scoprono all’incedere dell’incuria, trasudano dell’offensivo gesto subito:raccontano degli stupri,degli assassinii, degli incendi e della distruzione dell’intero paese, per non lasciare testimoni. Oggi celebriamo giorni della memoria per ogni efferatezza: l’olocausto nazista, le foibe e le stragi di Marzabotto e delle Fosse Ardeatine che hanno molti riferimenti similari con quelle di Pontelandolfo e di Casalduni.
La pubblicazione di Domenico De Simone, sull’argomento nell’intento di commemorare l’eccidio del 14 agosto, ha reso una grande servizio alle nostre comunità. Tanto che il Sindaco Testa ha immediatamente preso la lodevole iniziativa di inviare una nota rivendicativa al Sindaco di Vicenza per i fatti emersi a seguito di quella pubblicazione che ha appurato che il Negri al comando del drappello che eseguì la strage era Pier Eleonoro per l’appunto di Vicenza, e non il Gaetano di Milano di cui si era creduto fino ad ora. In effetti entrambi furono al servizio dell’esercito piemontese,però ad onore della verità fu il vicentino il comandante di quella vergognosa impresa.
Ed ora che Vicenza ha inteso elevare il suo Negri agli onori della storia, Pontelandolfo per il tramite del suo baldanzoso Sindaco, rivendica giustizia e fa sentire la sua voce,interessando le maggiori cariche dello Stato:dal Presidente Napolitano, al Presidente Berlusconi, al Presidente Emerito Ciampi fino al Ministro Maroni. Il valore militare del Pier Eleonoro Negri non può essere messo in discussione visto che combattè con onore in tante battaglie risorgimentali,ricevendo riconoscimenti vari;come pure il fatto, che essendo di nobili origini,avendo a cuore l’unità d’Italia tanto di finanziarne anche una spedizione contro l’Austria nella prima guerra di indipendenza. Ma a Pontelandolfo si macchiò di un terribile delitto:l’assassinio di un mai precisato numero di persone innocenti,oltre al saccheggio,alla distruzione del paese.
Che Vicenza voglia onorare un concittadino del genere, non può trovare noi pontelandolfesi d’accordo,ma nulla osta che vi sia una strada o addirittura un monumento che lo ricordi. Ma conoscendo l’autore di un simile ed efferato episodio quella comunità dovrebbe fare opera di giustizia, come proposto dal Sindaco Testa raccogliendo l’invito del De Simone, intitolando, a titolo di risarcimento morale e a perenne memoria della verità, una strada o una piazza a Pontelandolfo: Via/Piazza Pontelandolfo 36100 Vicenza.
Vedremo cosa succederà. Intanto ci piace concludere questo intervento riprendendo le parole del De Simone, eloquenti ed inoppugnabili.”Era un bravo soldato, Pier Eleonoro Negri e mostrò ovunque il suo valore militare. A Pontelandolfo no. Mostrò il volto feroce della vendetta e della crudeltà che nulla hanno a che fare con l’onore militare. Quanti morirono a Pontelandolfo?C’è chi dice 200, chi 400, chi molti di più. Si sa solo che fu una strage del tutto simile a quella di Marzabotto e delle Fosse Ardeatine, di cui ha anticipato la dinamica. I partigiani uccidono i soldati in un atto di guerriglia (ma lì era ancora vera e propria guerra) e la vendetta cade sulla popolazione inerme.
A Vicenza non c’è via Pontelandolfo. Ma ci dovrebbe essere. Per non dimenticare,per far conoscere la verità, per togliere la cappa di menzogna che grava ancora sugli eventi che portarono alla conquista del Sud…l’Unità d’Italia non la si può fondare sulle falsità,sulle ipocrisie, sulle menzogne, sulle stragi impunite e pure negate, sulla corruzione,sulle rapine e sui saccheggi.”
E ancora, al di là dei pruriti secessionisti della Lega (ed il Veneto ha prodotto un grande salto in tal senso, dimenticando le condizioni di miseria e povertà nelle quali versava in epoche storiche antecedenti a quella attuale) va detto:”L’unità si sarebbe fatta lo stesso, era necessario che avvenisse: magari seguendo le idee di un grande milanese come Carlo Cattaneo, la cui strada a Vicenza non è molto distante da via Negri, che voleva un’Italia Federale e non l’annessione brutale ai Savoia. E che restò esule a Lugano per non giurare mai fedeltà ad una famiglia che aveva distrutto per la propria brama di potere la possibilità di costruire un paese normale, fondato sul rispetto e sulla tradizione culturale di popoli diversissimi tra loro, sulla collaborazione, sulla verità, sul coraggio delle idee e sull’ideale di un solo popolo. Ripartire dalla storia d’Italia ma da quella vera: dalla lauta pensione che i Savoia garantirono al generale traditore Landi che invece di ributtare in mare gli avventurieri di Garibaldi a Calatafimi ritirò le truppe in modo del tutto assurdo.
Ma come si fa a fondare una nazione su questi valori?”
E il Sud? E noi altri?Come conclude il De Simone:”
E i 15 milioni di emigranti, quando dal sud non era mai andato via nessuno perchè era ricco e laborioso,molto più ricco del Nord e del Centro messi assieme. Nel sud circolavano 443 milioni di lire a fronte dei circa 20 del Piemonte. E le industrie estirpate con la forza trasferite al Nord, e la Legge Pica al sud mentre nel resto d’Italia vigente lo Statuto Albertino.”
Motivi di riflessione:ripartiamo dalla memoria per il nostro futuro.
Nicola De Michele
CERRETO SANNITA
La festa del 1° maggio
La “Società di mutuo soccorso tra gli operai di Cerreto Sannita” organizza la ventiduesima edizione della “Festa del 1° maggio”, con il patrocinio della Provincia di Benevento, la Comunità Montana del Titerno Alto Tammaro e il Comune di Cerreto Sannita.
La “Società di mutuo soccorso” che è l’associazione più antica di Cerreto, dal 1988 organizza la festa del 1° maggio, che “vuole essere un momento di incontro e di ricreazione dedicato ai soci e a tutti i lavoratori della zona”, come recita l’opuscolo che reclamizza l’evento.
L’associazione mette in palio, anche quest’anno, il “premio 1° maggio”, per tutte le associazioni e organizzazioni di volontariato che si sono distinte nel terzo settore. La società, fondata il 3 marzo 1881, l’anno prossimo festeggerà il centotrentesimo anniversario della fondazione con il raduno nazionale delle società di mutuo soccorso proprio a Cerreto. La manifestazione del 1° maggio di quest’anno, quindi, è considerata dai soci come un “trampolino di lancio” per l’edizione del prossimo anno.
La festa avrà inizio domenica 25 aprile alle 17,30, presso la sede dell’associazione, con la proiezione di “Roma città aperta” di Roberto Rossellini. Sabato 1° maggio, dopo il raduno in Piazza Roma, verrà celebrata la santa messa da Mons. Antonio Di Meo, nella cattedrale di Cerreto Sannita. Dopo il saluto delle autorità, la consegna dei diplomi ai nuovi soci onorari e gli attestati agli enti no profit, ci sarà il pranzo collettivo e, nel pomeriggio la tombolata fuori stagione, nella sede sociale. Domenica 2 maggio, infine, alle 9,00 si partirà per la “Madonna della Libera”, dove avrà inizio un’escursione naturalistica a piedi presso la “grotta cupa” e la cascata sul Vallantico.
La “festa del 1° maggio” avrà un suo naturale seguito con la gita in Abruzzo programmata per sabato 5 giugno all’Aquila. La società operaia di Cerreto Sannita, infatti “sostiene la rinascita delle zone colpite dal terremoto in modo da rilanciare queste terre, ricche di pregevoli siti di interesse storico, artistico e naturalistico”.
Rosario Longo
AGRITURISMO NEL SANNIO
Fattoria Ciabrelli
La Fattoria Ciabrelli si trova appena fuori l’abitato di Castelvenere, sulla via Sannitica.
È un’azienda a conduzione diretta, nata per la produzione del vino in bottiglia, divenuta poi anche agriturismo. La ristorazione avviene nella vecchia cantina, ideale scenario per apprezzare e degustare il buon vino che vi si produce. La Fattoria Ciabrelli, infatti, produce un’ampia gamma di vini Doc, tra cui il Solopaca bianco e rosso, la Falanghina e il Barbera.
La cucina, forte di una tradizione tramandata dalle vecchie generazioni, è semplice e naturale. I piatti forti sono quelli con la pasta fatta in casa: gli spaghetti ai fiori di zucca, i cicatielli al tegamino (gnocchi di pasta e patate), le pettole (rombi di pasta) ai fagioli piccanti. Per ogni cibo c’è un abbinamento appropriato coi vini, ora un bianco chiaro e fruttato per una pietanza leggera, ora un rosso corposo e robusto per un piatto più elaborato.
La Fattoria Ciabrelli invita gli ospiti a partecipare alle attività agricole aziendali e vende i propri prodotti come vino, ortaggi, olio, carni e frutta. Dall’azienda è possibile partire per delle escursioni, visitare il centro storico di Castelvenere, con le sue antiche cantine scavate nel tufo, o l’enoteca comunale in piazza San Barbato. È opportuno ricordare, ancora, che ogni anno in agosto, a Castelvenere, si svolge la tradizionale “Festa del vino”.
Rosario Longo