
INTERVISTA
CON UMBERTO DEL BASSO DE CARO,
NEO ELETTO AL CONSIGLIO REGIONALE
«Recuperare la fiducia dei cittadini»
Sta già diventando materia di campagna elettorale, a Benevento, da parte delle opposizioni, l’aumento considerevole (più del 40%) della tassa sui rifiuti solidi urbani. Poco convincenti appaiono le ragioni addotte dell’amministrazione, nella misura in cui afferma che anche l’aumento relativo all’anno 2009, serve a ripianare i conti dell’Asia, senza che i cittadini ne abbiano conoscenza.
Si è saputo che, per il conferimento dei rifiuti, ai costi attuali, in continuo aumento, in quanto la raccolta differenziata non ha ancora superato il 35%, si aggiungono quelli relativi al pagamento dei debiti pregressi dell’Asia, lasciati dalle precedenti amministrazioni, che non hanno assegnato all’azienda le dovute risorse (nel 2006, infatti, rispetto ad una previsione di spesa di 9 milioni, ne furono stanziati soltanto 6). Tutto questo, però, riteniamo non basti a giustificare i predetti aumenti, considerato anche che l’aumento relativo all’anno 2008 è servito, secondo quanto a suo tempo ebbe a dichiarare lo stesso assessore alle Finanze, Luigi Boccalone, a compensare, in attesa dei relativi trasferimenti centrali, parte del mancato introito dell’Ici sulla prima casa. Evidentemente, sono cresciuti anche i costi di gestione dell’azienda, il cui presidente, mentre fa solo allusioni verso i precedenti reggitori della città relativamente all’acquisto della nuova sede e del capannone per il ricovero degli automezzi, vuole farci credere che i costi alti sono attribuibili soprattutto ai vandali che bruciano i cassonetti e alla rimozione di rifiuti sversati illegalmente.
Certo è invece che la legge 26/2010, voluta dall’attuale governo, costringe i cittadini a pagare, con la Tarsu, l’intero costo del servizio. Ma i cittadini sanno che solo sotto l’attuale amministrazione hanno subito una notevole lievitazione della predetta tassa.
Il lieve aumento dell’Irpef sui redditi superiori ai 40 mila euro, messo in atto dal governo Prodi per far rientrare l’Italia nei limiti di Maastricht, sforati da Berlusconi, e per ricostituire l’avanzo primario, dissipato pure da Berlusconi che lo ha nuovamente prosciugato, orientò, nel 2008, i cittadini, anche e soprattutto quelli con redditi inferiori ai 40 mila euro, nonché i pensionati al minimo che grazie a Prodi hanno la quattordicesima mensilità, a favorire il ritorno al governo di Berlusconi, che ebbe poi il plauso dall’Europa, per il risanamento operato dal precedente governo.
L’Amministrazione presieduta da Fausto Pepe, nonostante abbia varato anche altri provvedimenti impopolari (aumento dell’addizionale allo 0,8%, triplicazione del costo della sosta a pagamento con relativo aumento degli stalli a danno della sosta libera, il che ha determinato una pioggia di sanzioni per i contravventori), non pare però avviata a seguire la stessa sorte del governo Prodi. I dati delle regionali, relativi alla città, dicono infatti che la partita è aperta, in quanto quell’1% che posiziona le opposizioni al di sopra dello schieramento di centro sinistra che siede a Palazzo Mosti, è ampiamente coperto dai voti di Rc.
Se poi ai provvedimenti impopolari aggiungiamo la continua litigiosità della maggioranza, bisogna ammettere che l’amministrazione ha retto come meglio non poteva. Infatti, ai continui passaggi di consiglieri da un gruppo ad un altro (ultimo, in ordine di tempo, ma ennesimo, l’uscita di Massimo Ficociello dal gruppo del Pd), ai continui rimpasti dell’esecutivo, si è aggiunta, nei giorni scorsi, attraverso una conferenza stampa, la richiesta dei dipietristi di Palazzo Mosti, tutti eletti nel 2006 nella lista della Quercia, di avere, forti del responso delle regionali in città, un altro rappresentante in giunta, come se gli attuali due, sorretti da tre consiglieri, non bastassero. C’è voluta una conferenza stampa dei vertici provinciali del partito, per farglielo capire, visto che il sindaco non vi era riuscito.
Il Pdl, che dopo le regionali registra un acuirsi dello scontro al suo interno tra ex forzisti e ex aennini, non ha saputo sfruttare i mali dell’amministrazione cittadina, anche perché i suoi rappresentanti fanno i bastian contrari.
Rispetto a tutto ciò, è stata veramente una sorpresa vedere il Pd attestarsi come primo partito in città, con il 25,92% contro il 24,47% del Pdl, considerato il modo come dilagò anche a Benevento il partito di Berlusconi, alle politiche del 2008 e alle europee del 2009, riportando percentuali rispettivamente del 46,93% e del 46,43%.
Così, si capisce anche perché la coordinatrice provinciale del Pdl, la deputata berlusconiana Nunzia De Girolamo, abbia preferito, con un manifesto firmato stranamente da lei e non dal partito, dire che il Pdl è primo partito nel Sannio, rivolgendo ai cittadini un “grazie” privo di contenuto politico, ma guardandosi bene dal riportare la percentuale del 29.69%, quasi dimezzata rispetto a quella del 50%, ottenuta dal suo partito, sia alle politiche che alle europee, quando però alle prime non era in competizione l’Udeur e alle seconde il capo dell’Udeur, Mastella, era candidato nel Pdl. Ma alle provinciali del 2008, quando invece l’Udeur era presente con suoi candidati, le liste ispirate dal Pdl assommarono il 37% nel Sannio.
Alla luce di ciò, non sappiamo come si possa dire che la De Girolamo abbia vinto! Probabilmente, si deve ritenere che lei non abbia vinto, nella dovuta misura, neanche la disputa all’interno del partito, in quanto, se la contesa tra ex forzisti e ex aennini è consistita nel misurarsi con i rispettivi candidati, Luca Colasanto e Mario Ascierto della Ratta, quel rapporto di forza, 70% Fi e 30% An, deciso a tavolino, è andato a farsi benedire, Infatti, l’aennino Della Ratta ha preso soltanto 113 voti in meno di Colasanto, che è risultato eletto. Si può parlare quindi un ex equo, uguale a quello con cui Tiziano Scarpa vinse il Premio Strega dell’anno scorso, ottenendo un voto in più di Antonio Scurati.
Sandra Lonardo Mastella, con un Udeur ridotto al lumicino, può dire di aver vinto, considerate le due bufere giudiziarie che l’hanno travolta e che la costringono ancora a dimorare nell’”esilio” romano, un circostanza, questa, che, prima della presentazione delle liste, avevano orientato Mara Carfagna a sconsigliare, in applicazione del non attuato codice etico berlusconiano, la candidatura della signora Sandra, ma che poi, a elezioni avvenute, la ritiene “vittima di una persecuzione giudiziaria”. E meno male che la signora Sandra sia stata eletta a Benevento, perché a Napoli, benché capolista, si è posizionata alle spalle dell’unico eletto.
Anche Umberto Del Basso De Caro, cui un elettore su due del Pd ha scritto il suo nome sulla scheda elettorale, facendolo risultare il quarto candidato del Pd più votato in Campania, può dire di aver vinto.
Sentiamolo nell’intervista che ci ha concesso.
Dopo quella di deputato, la carica di consigliere regionale rappresenta il traguardo politico più prestigioso che tu abbia raggiunto nella tua carriera politica. Che differenza trovi tra le due cariche?
“Entrambe sono cariche elettive ed entrambe sono state conquistate sul campo, con il voto di preferenza e con la preferenza unica. Nel momento in cui si muove, a giusta ragione, una forte contestazione all’attuale sistema elettorale per la elezione dei deputati e dei senatori, nel quale i candidati in realtà sono nominati, piuttosto che eletti dai cittadini, a ricoprire la carica, i consiglieri regionali vengono, ancora una volta, eletti dai cittadini, e ancora una volta con la preferenza unica”.
Quindi, l’elezione dei consiglieri regionali, rispetto a quella dei deputati e dei senatori, diventa più importate, nella misura in cui la scelta viene operata dai cittadini?
“Non direi che sia più importante, in quanto i deputati hanno una funzione legislativa, la più alta, la più significativa, la più pregnante. Diciamo che la elezione a consigliere regionale, per il metodo prescelto, è particolarmente significativa, perché permane il voto di preferenza unico”.
Fino a che punto era attendibile la notizia, apparsa sulla stampa, di una tua designazione a presidente del Consiglio regionale?
“Io l’ho letta sul giornale mentre ero fuori. Mi pare fosse un’aspirazione buttata lì dal presidente Caldoro, che immaginava una rappresentanza istituzionale, tipica del modello anglosassone, secondo cui i vertici delle assemblee, sul piano dell’indirizzo, potessero essere affidate a un rappresentante dell’opposizione. Personalmente, mi ha fatto anche piacere questa apertura del presidente Caldoro; ma, francamente, non la ritengo praticabile”.
Dal momento che Stefano Caldoro è figlio di un deputato socialista della Prima Repubblica, già ferroviere e sindacalista della Cgil, schierato con Nenni, quando il Psi era diviso al suo interno tra nenniani, demartiniani e lombardiani…
“Anche lui è stato deputato socialista…”
…evidentemente potrebbe aver pensato a te, quale militante, deputato e dirigente dell’ex Psi. Però, nella Prima Repubblica, quando gli appetiti di potere erano minori di quelli dell’era berlusconiana, che viviamo, la Presidenza della Camera era sempre appannaggio del Pci.
“Per molti anni è stata appannaggio dell’opposizione, con Pietro Ingrao, Nilde Iotti…”
Napolitano…
“…Ma questo avveniva nella Prima Repubblica. Oggi, pare che il rito sia differente”.
Conserverai la carica di coordinatore provinciale del Pd al Congresso?
“Fino al Congresso, certamente”.
Per intenderci, ci sarà una tua ricandidatura?
“Dobbiamo discuterle, le candidature. Peraltro, il segretario provinciale del partito, a differenza di quello nazionale e di quello regionale, che sono eletti con il sistema delle primarie, è invece organo di secondo grado, perché eletto da un’assemblea, che, a sua volta, viene eletta dal Congresso. Ora, è prematuro parlarne, perché il congresso è stato convocato per il 19 e 20 di giugno”.
La scelta sarà unitaria, o avverrà sulla logica delle mozioni?
“La mia personale opinione è che il segretario provinciale del partito debba essere scelto in modo assolutamente unitario e non possa essere più rappresentativo delle mozioni, sulle quali, nel mese di ottobre, si confrontarono, Bersani, Franceschini e Marino. La geografia interna è cambiata profondamente. Mi pare che la situazione nella quale si trova oggi il partito, particolarmente in regione Campania, postula una grandissima, ferrea, granitica, convinta unità”.
Nella sconfitta annunciata del centro sinistra in Campania, ha pesato più la gestione Bassolino o la non individuazione, in tempo utile, del candidato presidente?
“Ma, credo che, indipendentemente dal ritardo con cui è stata licenziata la candidatura di De Luca, il quale si è battuto come un leone, la condizione generale del Paese, l’onda lunga del Pdl, abbiano pesato più di ogni altra cosa, a prescindere dal giudizio che i cittadini campani abbiano potuto dare sul decennio Bassolino, che, contrassegnato da molte cose buone e da qualche ombra, secondo me, non è affatto da buttare”.
I problemi del premier non hanno pregiudicato questa onda lunga?
“No, perché gli italiani hanno dimostrato che i problemi personali, familiari del premier non possono rappresentare una linea politica per l’opposizione. Serve attrezzare una proposta politica alternativa, seria e credibile, in cui possano riconoscersi gli italiani, oggi più che mai preoccupati di fronte alla crisi occupazionale, alla mancanza di sicurezza e alla difficile tenuta di uno stato sociale ridotto ai minimi termini. Discutere dei guai giudiziari del premier o delle leggi ad personam serve, semmai, a dare soltanto una ulteriore idea di come un presidente del Consiglio abbia eluso ogni promessa”.
Però, nel Lazio, ha pesato il caso Marasso, indipendentemente dalla crociata antiabortista, lanciata dal cardinale Bagnasco in nome di una struttura (la Chiesa) bombardata dalle denunce della stampa americana sui preti pedofili.
“Nel Lazio ha pesato il caso Marrasso, perchè esso si è verificato a ridosso delle elezioni. Forse ha pesato anche la candidatura, certamente autorevole e prestigiosa, della Bonino, ma non credo particolarmente gradita agli ambienti vaticani, per il vissuto politico della on. Bonino”.
Perché l’elettorato di centro sinistra è più moralista rispetto a quello di centro destra?
“Non so se l’elettorato di centro destra sia meno moralista o meno bacchettone. Io credo che ci sia una parte dell’elettorato che ormai si rifugia nel non voto. E’ un elettorato che appartiene a tutti, particolarmente al centro sinistra. Il fatto che il primo partito d’Italia sia quello dell’astensione, dal momento che si è recato a votare poco più del 60% degli edlettori, sta ad indicare un grado di sfiducia dei cittadini nei confronti del sistema rappresentativo, delle Istituzioni. E’ questo un gap che la politica deve poter colmare, con l’efficienza, con la credibilità e con la realizzazione di ciò che i cittadini si attendono”.
Torniamo ai fatti della Campania. Oltre all’emergenze rifiuti, comunque non risolta da Berlusconi, che ha inondato S.Arcangelo Trimonte della monnezza di Napoli, cos’altro ha pesato della gestione di Bassolino?
“L’emergenza rifiuti ha pesato perché vi è stata una strumentalizzazione da parte della destra. Quindi ha pesato il commissariamento ai rifiuti, ha pesato il commissariamento alla sanità, ha pesato una certa stanchezza e un certo logoramento di un quadro politico. Oggi, quella fase è finita e se ne è aperta un’altra. Anche per il Pd, un ciclo si è chiuso, e dobbiamo, oggi, aprirne un altro. Come? Radicando meglio il partito sul territorio. Poiché però l’organizzazione di un partito non è mai fine a se stessa, ma è sempre funzionale all’affermazione di una linea politica e di una precisa identità culturale e sociale che il partito deve avere, io penso che lo sforzo maggiore che dobbiamo fare sia quello di riguadagnare il consenso dei cittadini, anche facendoli tornare a votare”.
La deputata De Girolamo, con particolare riferimento all’Udc, ha invitato i partiti schierati con il centro destra in questa competizione regionale, a fare delle precise scelte di campo. La maggioranza di centro sinistra alla Provincia, il cui mandato scade fra tre anni, può temere contraccolpi, dal momento che il consigliere Lubrano è passato nel partito di Casini e che il consigliere Capobianco è personalmente legato all’ex consigliere regionale Errico, che, uscito dall’Udeur, è passato al Pdl?
“Io non entro nel merito delle proposte della De Girolamo. So per certo che l’azione di governo della Provincia deve essere sempre più forte, sempre più riconoscibile. Io penso che l’amministrazione provinciale, se saprà imprimere una marcia in più alla propria azione e se saprà essere protagonista di questa nuova fase, non avrà problemi”.
Nella città di Benevento, il centro sinistra ha tenuto. Questo significa che, l’anno prossimo, quando si voterà, l’amministrazione non partirà svantaggiata, anche se ha adottato dei provvedimenti impopolari. Ma tra i voti ottenuti dai partiti del centro sinistra (47,78%) e quelli ottenuti da De Luca (50,5%), c’è un scarto di quasi il 3%. Da dove proviene?
"Ma la differenza è addirittura inferiore a quella registrata da De Luca sul piano regionale. De Luca, in Campania, ha preso 5 punti in più rispetto alla coalizione di centro sinistra. De Luca ha raccolto voti anche evidentemente a destra. Noi sapevamo, come coalizione, di essere inferiori quanto a schieramenti. Ma sapevamo anche che sul candidato De Luca era l’unica partita che si poteva giocare, anche perché la legge elettorale disegna intorno al presidente eletto la maggioranza e il premio di maggioranza”.
Se la situazione che ha portato De Lorenzo a dimettersi da assessore al Comune di Benevento non subirà modificazioni, ritieni che la sua defezione dalla maggioranza peserà sulle prossime elezioni?
“Il dott. De Lorenzo è una persona che da tanti anni è protagonista delle vicende consiliari, con la sua consistenza elettorale e con il suo ruolo politico. E’ chiaro che la sua assenza sia destinata in ogni caso a incidere, anche se non so in quale misura”.
Il Comune di Benevento, la Provincia e molti comuni del Sannio sono governati dal centro sinistra. Ora, così come il governo centrale è portato ad operare tagli sulle Regioni di centro sinistra (Bassolino, infatti, si lamentava sempre), è possibile che la Regione Campania, governata ora dal centro destra, penalizzi le amministrazioni di centro sinistra. In che misura tu e l’opposizione riuscirete ad impedire questa eventuale discriminazione?
“Noi vigileremo affinché la discriminazione non avvenga. Il nostro compito è quello di difendere il territorio. E per territorio intendo la città di Benevento e i 77 comuni della provincia, indipendentemente dal colore politico delle amministrazioni. E’ evidente che se questo discorso, che è di carattere generale, dovesse diventare una conventio ad excludendum per alcune amministrazioni, non mancheranno gli strumenti di intervento per evitare che questo avvenga”.
Giuseppe Di Gioia
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