OSSERVATORIO

Un patrimonio bruciato

È proprio vero, come dice Andreotti, uno dei vecchi padri della nuova Patria, che il potere logora chi non ce l’ha!
Ma credo ed aggiungo, dopo anni di esperienza giornalistica (senza presunzione) e ai margini della politica, che quel poter fa volare spesso in alto, come e peggio di una droga.
E forse è proprio per questo che drogati e politici alla fine si ritrovano entrambi segnalati… al Prefetto!
Tutto ciò val bene una sottolineatura, val bene anche… una messa in suffragio!
C’è da dire che a destra il potere è ormai quasi (mancano un paio d’anni) decennale in città.
L’era Viespoli iniziata a metà degli anni ’90 e perpetuata in questo nuovo inizio secolo ha finito con il condizionare non poco la vita di questa città: nel bene credo più che nel male.
Ma quel potere esercitato a Palazzo di Città, e poi trasferito nelle sedi romani del (sic!) Ministero del Lavoro non è lo stesso.
Forse a Palazzo Mosti si lavorava di più che in via Flavia o in via Veneto. Forse il problema della "città" era più vicino ad una realtà quotidiana che non a parlare dell’art.18, di ammortizzatori sociali, del Collocamento.
Praticamente a parlare di tutto, a presenziare a tutto o quasi, ma ad esercitare poco potere.
Sì, perché in definitiva cosa conta un sottosegretario! Avrà magari il privilegio della scorta, avrà magari il privilegio di sostituire il suo "capo", comunque un Ministro.
Ma al pari anche di quest’ultimo è infinitesimale il potere amministrato rispetto a quello detenuto da un Sindaco, che può decidere di tutto… un po’!
Ed allora ecco che la minore incidenza rispetto anche a delle assunzioni di responsabilità, finiscono con il far perdere di vista anche la logica politica.
Viespoli è e doveva rimanere super partes rispetto alla celebrazione del congresso provinciale.
Viespoli, poteva farlo in modo sottointeso, ma non certamente palese, il padrino al candidato di quella che in partenza sembrava una maggioranza.
Viespoli… ha toppato!
Ed il culmine l’ha raggiunto sabato 13 aprile, allorquando ignorando, in tutti i sensi, che A.N. in terra sannita ha comunque un suo presidente, regolarmente eletto da una assemblea democratica, riunisce il gotha della sua minoranza, trombata al congresso, sindaco, capigruppo e assessori e va a spiegare alla stampa le risultanze del congresso nazionale di Bologna! Perché?
Il sottosegretario si è accorto che ha più potere decisionale Capezzone, che lui!
Prosit! Ai congressi, alle votazioni, alle norme della democrazia.
Attorno al neo presidente provinciale di A.N. "tabula rasa"!
Sembrerebbe proprio questo il diktat!
E se ciò è vero è pure il contrario di quanto è successo a Bologna: dove in partenza sembravano divisi i "capipopolo" (Gasparri-Alemanno-Storace-ecc.), ritrovatisi poi tutti uniti appassionatamente intorno al leader ed al documento finale.
Viespoli ha toppato… potendo, credo, senza troppa presunzione, ma con la coerenza della politica, fare proprio il… Fin…i… sannita!
Ha costretto in extremis Capezzone ad abbracciare Gasparri e non Alemanno, al quale pochi giorni prima si era affidato lo stesso sottosegretario e la schiera dei suoi fidati, forse proprio per una maggior tutela.
Chi mi conosce, anche da dentro A.N., sa che non ho mai preso posizioni pro o contro alcuno, rimanendo utopistico rispetto agli uomini, ma ho sempre creduto che dappertutto la democrazia fosse un bene da salvaguardare anche quando negli anni ’60 ed ancora più negli anni ’70 proprio Viespoli era "il bastian contrario" e faceva volare sedie e microfoni congressuali, ma vincevano i risultati.
Sarà una cosa bella ora vedere il Ministro delle telecomunicazioni andare alla… Ventura… in terra sannita per proteggere il Presidente provinciale dagli assalti della ex maggioranza disorganizzata?
Andrà quel Presidente a piangere su quella spalla ogni qualvolta gli sarà fatto un torto come quello di sabato scorso?
Sembra un paradosso che una maggioranza debba essere tutelata!
Coerenza avrebbe voluto che si fosse partiti con il piede giusto con l’idea di "accettare" il responso della base e non sparare, già prima di aver conosciuto il risultato congressuale, sul neo presidente.
In un anno Viespoli ha bruciato un patrimonio… di voti e di partito.
Ha imposto agli avversari un suo candidato a sindaco finendo con il farlo vincere coi voti decisivi di Democrazia Europea, alleato dell’ultima ora.
Ha imposto un suo uomo quale candidato al vertice del partito, finendo con l’uscire sconfitto.
Il partito prima del congresso era stato accusato di mancanza di democrazia, di assenza di vertici regolarmente eletti.
Dopo pare che gli eletti non vadano bene poiché poco graditi "ai figli di un dio maggiore".
Ma niente per niente era forse meglio… un Martini… dry!

Geppino Presta


COSI’ NON VA…

Rubrica a cura di Antonio Micco antonio.micco-abcd@poste.it

In tribunale con l’ombrello

Poco più di una quindicina di anni fa fu realizzato il nuovo Tribunale di Benevento nella zona di Viale Mellusi, una volta aperta campagna utilizzata per lo più per le classiche "scampagnate".
In passato, infatti, l’attività giudiziaria si svolgeva in un antico fabbricato, già sede di un secolare convento, nella centralissima Piazza Guerrazzi.
Quest’ultima struttura a parte il fatto che era stata adattata a tribunale, non presentava particolari problemi di staticità o pericolosità.
La riprova sta nel fatto che è stata di recente restaurata ed è diventata bellissima sede di uffici universitari.
I giudici e gli avvocati furono destinati così, alla nuova sede di Viale Mellusi, in una struttura nuovissima di zecca, luminosissima ed apparentemente funzionale.
La realtà però fu molto diversa in quanto ben presto ci si accorse che il nuovo Tribunale non rispondeva alla bisogna. Ci si rese conto, cioè, che le aule sono insufficienti (pensate, per risolvere il problema hanno dovuto dividere in… due quelle realizzate), le stanze per i giudici anguste e sistemate alla meno peggio, gli spazi destinati agli avvocati quasi inesistenti, gli ascensori… ridicoli e angusti, i parcheggi insufficienti, etc.
Questo stato di cose ha portato negli anni a varie forme di agitazione degli addetti ai lavori, ora da parte dei sigg.ri Magistrati, ora da parte dei sigg.ri Avvocati, ora da parte dei sigg.ri funzionari, tutti si sono lamentati e tutti continuano a lamentarsi.
La struttura nel suo insieme presenta le due ampie facciate, quella anteriore e quella posteriore, quasi tutte di vetro con comprensibile disagio per gli operatori sia d’inverno e sia, soprattutto, d’estate. Le stanze invero raggiungono, a secondo delle stagioni, o temperature polari o temperature equatoriali. Provare per credere! Ed allora si è dovuto correre ai ripari con l’installazione di nuovi e non previsti impianti di… refrigerio o di calura.
Per quanto riguarda poi la questione dei parcheggi, la situazione sta diventando sempre più seria ed insostenibile.
Gli spazi sono insufficienti ad ospitare tutte le autovetture di pertinenza dei giudici, di quelle degli avvocati iscritti (che ammontano se non andiamo errati ad oltre 700), dei praticanti procuratori, dei numerosissimi dipendenti, degli avvocati forestieri, dei carabinieri, polizia e chi più ne ha più ne metta.
Degli ascensori, come sopra accennavamo, meglio non parlare proprio. Tanto sono angusti ed inefficienti che chiamarli ascensori e già troppo. Basti pensare che non è stato previsto neanche un ascensore più ampio per premettere ad un portatore di handicap di servirsene per portarsi alle aule di udienza ai piani superiori. Non c’è spazio neanche per una lettiga nel caso qualcuno avverta un malore!
E pensare che questa struttura è stata realizzata in tempi moderni, con fior di miliardi e con concezione d’avanguardia!
A tutto questo bailamme, poi, bisogna aggiungere la classica ciliegina sulla torta! La pioggia!
La pioggia? Che cosa c’entra la pioggia?
C’entra, signori, c’entra!
Invero nelle giornate piovose in tribunale bisogna avere l’ombrello. Sì, egregi lettori, bisogna portare l’ombrello per evitare di farsi una doccia o caso mai… buscarsi una bronchite.
Invero nella zona destinata alle udienze civili e penali, posta al primo piano, penetra acqua piovana, in maniera copiosa, dalle cupole luminose di plexiglass.
Gli avvocati. I clienti, i testimoni, gli addetti ai lavori avrebbero bisogno di un ombrello o di un impermeabile.
Gli avventori casuali, quelli cioè che non sono considerati degli habituès se ne vanno disgustati e perplessi. Si chiedono se tutto ciò sia mai possibile in una città gloriosa e orgogliosa quale è appunto la nostra Benevento.
Ebbene, noi rispondiamo che non solo è possibile ma quanto è anche concreto.
Ci piove, signori! È vero, nel nostro Tribunale bisogna circolare con l’ombrello!
Quello che tuttavia meraviglia di più, è proprio il fatto che capita in un luogo dove si amministra la giustizia, dove cioè si condannano coloro che hanno sbagliato. La domanda più ricorrente tra i cittadini è proprio questa: perché non si persegue chi ha sbagliato? Sarà per la progettazione, per l’esecuzione, o per la manutenzione dell’immobile?
Certo la situazione non è bella e rischia anche di diventare pericolosa considerando che potrebbe creare danni agli stessi impianti elettrici con tutte le conseguenze del caso.
Prima che ci possa scappare il morto, come è accaduto nel Palazzo del Governo qualche settimana fa, non sarebbe meglio correre ai ripari sia per la salvaguardia delle persone, sia per la dignità di chi lo frequenta e sia per la faccia dei beneventani tutti?
Ma tra tutti gli Onorevoli, deputati e senatori, che frequentano il nostro Palazzo di Giustizia, peraltro tutti o quasi Avvocati, è mai possibile che non ce ne è uno che veda e… agisca?
Alla prossima e speriamo che non piova!


23 APRILE: IL LICEO ARTISTICO DI BENEVENTO NEL MULINO PACIFICO

1° Festival dell’Arte

È un’esperienza che nasce da una semplice intuizione: la creatività non può avere limiti. Deve necessariamente applicarsi a tutte le forme dell’agire e del comunicare. Per questo, una scuola che fonda il suo status sullo sviluppo della creatività, non può limitarsi a fare quadri o sculture, ma deve "contaminarsi" con tutti i linguaggi possibili e immaginabili. Dando vita, magari, ad un festival della creatività, della fantasia e dell’arte.
Si tratta della prima esperienza in queste modalità: per un’intera giornata, nell’ex macello aderente al Ponte Leproso, oggi chiamato Mulino Pacifico, gli allievi daranno vita a mostre ed eventi live che spazieranno su molteplici campi: la moda, la fotografia, il teatro, la musica, la danza, la lettura, la video art, la body art, la cucina, e, per finire, anche un’incursione nei territori dell’antropologia con un simbolico incendio di streghe.
L’appuntamento è per il prossimo 23 aprile. Sarà possibile visitare le mostre allestite, nonché assistere, ed anche partecipare, alle esperienze di happening previste. Alcuni eventi saranno strutturati su tempi e modalità precise: tra di esse una sfilata di moda, ma per presentare non classiche collezioni di vestiti "ordinari", ma fantastici abiti creati con materiali e fogge quanto mai inusuali e fantasiosi. Un altro evento live sarà destinato alla rievocazione della figura di uno dei più famosi artisti francesi "maledetti" della fine dell’Ottocento: Henry de Toulouse Lautrec. Ultimo rampollo di una nobile ed antica casata francese, Lautrec morì all’età di soli trentasette anni, dopo una vita segnata dalla maledizione di malformazioni fisiche e di una dissoluta esistenza. L’artista è il protagonista di un romanzo di Alessandro Barbero, "L’ultima rosa di Lautrec", dal quale saranno tratti alcuni brani letti dagli allievi della scuola, che all’artista francese hanno anche dedicato opere figurative e allestimenti scenici che in quella serata verranno presentati.
All’insegna di una maggior destrutturazione si svolge invece l’esperienza di body art, primo tentativo di incursione in questi territori espressivi che negli ultimi anni hanno segnato il confine più estremo dell’arte contemporanea. Il tema è la metamorfosi ed il mascheramento: il corpo che cambia per divenire altro: macchina, animale, spirito, materia informe, idolo, simulacro. Dal surrealismo al post-human, passando anche per Mimmo Paladino e le sue preistoriche figure, l’esperienza si svolge sul filo del più classico happening: nessun copione, nessun inizio e nessuna conclusione, e nessun ruolo. L’happening è aperto a tutti.
Dai vestiti al corpo, e poi al movimento della danza (anche questa happening non strutturato) quindi alla cucina come fantasia di colori e forme, in una ricerca tra il surreale e il rituale, che sarà soprattutto ricerca estetica. Ed accanto alle grandi tele e alle grandi installazioni plastiche, in mostra ci saranno anche foto e video per esplorare, anche in questi media troppo massificati, i limiti possibili della trasgressività dell’immagine.
Il modello che si andrà a proporre non è certo quello delle Città Spettacolo o dei festival teatrali, con tutto il loro corredo di tranquillizzanti mimiche di cose sempre uguali, ma bensì il corto circuito mentale che si prova a visitare una Biennale di Venezia. Se non si è preparati a ciò, meglio evitare di passare per il Mulino Pacifico, la sera del prossimo 23 aprile.

Francesco Morante
fmorante@aruba.it


LE NOSTRE INCHIESTE IL FENOMENO DEL RANDAGISMO A BENEVENTO - 5

A colloquio con il Sindaco Sandro D’Alessandro

"L’impegno del Comune c’e’, la sensibilità umana no"

La nostra inchiesta sul randagismo è ormai alle battute finali. L’excursus è stato lungo. Il fenomeno lo abbiamo valutato nei risvolti medici e legali, portando alla pubblica attenzione anche le storie di "OCCHI TRISTI" e di "SIMPATICA CANAGLIA". Ampio spazio lo abbiamo concesso all’Ente Nazionale Protezione Animale (ENPA). Nella speranza che la condizione dei cani randagi migliori, diamo adesso voce alla burocraticità. Nel prossimo numero ospiteremo l’assessore alla sanità Giovanni Izzo. Al momento seguiamo invece le dichiarazioni che il nostro Sindaco D’Alessandro ci ha rilasciato.
In qualità di sindaco è anche la prima autorità sanitaria responsabile pertanto del fenomeno del randagismo. Allo stato attuale come si presenta lo stesso in città?
"Credo che sia cambiato poco da quando ero assessore ai servizi sociali nell’amministrazione Viespoli. Ho svolto tale funzione dal dicembre del 1996 al marzo del 2001 ed ho una discreta esperienza a riguardo.La situazione non è mai apparsa drammatica, rispetto ad altre aree campane, quali il napoletano e il casertano".
Il fenomeno è comunque presente.
"Certamente. Quando il sindaco Viespoli mi conferì la delega, forse anche per una sensibilità personale ho approfondito la problematica, non da solo, ma dando fiducia alle associazioni di volontariato e dialogando anche con l’altra istituzione deputata al controllo del fenomeno , ovvero l’ASL. Il randagismo era allora, ed è attualmente presente per una serie di motivazioni".
Quali nello specifico?
"Soprattutto per cultura umana. Non c’è sensibilità nelle persone. Il cane è ancora ritenuto un oggetto e spesso è abbandonato.Esiste un fenomeno tipico delle zone agricole, cioè un randagismo che viene dalle contrade. I contadini dopo essersi serviti dei cani, abbandonano le femmine quando sono incinta. Altro aspetto che incide sul randagismo è l’ineguatezza del servizio veterinario dell’ASL, relativamente a tale incombente, evidenziato anche nell’ultimo consiglio comunale sulla sanità. C’è poco personale e non hanno mezzi per fare la sterilizzazione e praticare tatuaggi".
Il Comune invece?
"Per quanto ci riguarda anche nel periodo del dissesto finanziario (1996/98) l’amministrazione comunale "ha messo mano alla tasca" anche in maniera consistente rispettando quanto imposto dalla normativa in vigore, ovvero custodire i cani. Nel 1996 abbiamo investito 60 milioni e nel tempo l’importo è stato incrementato. Oggi la nostra spesa si aggira sui 140 milioni all’anno per custodire circa settanta cani randagi in un canile, che per il momento è quello privato SIAC di Frosolone, distante da Benevento oltre 100 chilometri".
Come si presenta questo canile. Le critiche su di esso sono sconcertanti.
"L’ho personalmente visitato quando ero assessore ai servizi sociali. Rispetto al canile di contrada Rotola, in quel di Ceppaloni, precedentemente convenzionato con il nostro Comune, è piu’ adeguato. D’altra parte ha vinto una regolare pubblica gara, per la quale necessitano le certificazioni dell’ASL. Non ritengo sia l’ideale come canile, se pensiamo ad esso nella visione moderna di ospedale-rifugio. Ovvero un canile in cui poter curare un cane malato, grazie alla presenza di veri uffici sanitari, ove un veterinario possa lavorare serenamente, e non effettuare solo un semplice sopralluogo; un luogo costituito da ampi box e spazi liberi da gabbie in cui far vivere dignitosamente i quadrupedi ospitati; ed in cui l’Amministrazione abbia la possibilità di destinare settori all’alloggio temporaneo di cani padronali, in modo da limitare, se non risolvere il fenomeno del randagismo. Certo Frosolone non detiene queste caratteristiche, ma in Campania non credo ci sia un canile ideale. Il Comune di Benevento si sta attivando per costruire un ospedale-rifugio possibilmente insieme ad altri Comuni".
Cioè?
"Anni fa nacque un Consorzio Canile-Rifugio, che escludeva inizialmente la partecipazione del nostro Comune. Ne entrammo a seguito di delibera di consiglio comunale al’incirca nel 1999 e negli ultimi due anni siamo riusciti ad imprimere alla sua attività un certo dinamismo. Il Consorzio in questione ha sede presso il Comune di San Giorgio del Sannio ed è costituito dalle amministrazioni comunali di S. Giorgio del Sannio, Calvi, S. Nazzaro, S. Martino Sannita, S. Nicola Manfredi. Ad oggi sono stati fatti almeno due bandi per acquisire la disponibilità di terreni privati adatti alla costruzione di un moderno canile. Il solo Comune di Benevento sta da anni effettuando una ricognizione sui locali terreni pubblici con l’intento di far nascere tale canile in tenimento beneventano. Tali terreni però non solo risultati utili allo scopo o per essere di superficie limitata, o per la loro prossimità ai centri abitati, ovvero ai corsi d’acqua. La ricerca comunque continua".
Alternative?
"Potremmo essere costretti all’esproprio di suolo privato per pubblica utilità".
C’è ancora collaborazione con il mondo del volontariato?
"Certo e non potrebbe essere diversamente. È iniziata quando ero assessore, prosegue anche adesso che sono sindaco. Siamo in contatto sia con la Lega Nazionale per la Difesa del Cane, sia con l’Enpa (Ente Nazionale Protezione Animale). Quest’ultimo presto dovrà lasciare l’attuale sede sita in città presso la Caserma Guidoni. Intanto abbiamo ceduto alla Lega un piccolo terreno comunale in cui custodire i cani sterilizzati per osservarne la degenza".
Progetti per l’immedito futuro?
"Mi auguro di poter far costruire nel corso del mio mandato un dignitoso canile-ospedale-rifugio. Nel frattempo continuiamo a stimolare l’ASL per la sterilizzazione ed a custodire i nostri cani randagi".

Patrizia Bravi

E-mail: redazione@beneventogiornale.com

PRIMAPAGINA, EDITORIALE, PROVINCIA, SPORT

Home Page