RIFLESSIONE POST-ELETTORALE
Berlusconi perde voti a Benevento

A parte le interviste, a corredo di ognuna delle quali compare sempre la foto del nostro interlocutore, generalmente, quando facciamo una nota di approfondimento, di riflessione sugli avvenimenti, pubblichiamo, compatibilmente con lo spazio disponibile, foto di persone nominate nel “pezzo”. Ciò è capitato nel numero 5 di “Benevento”, allorché ci siamo soffermati sulle elezioni regionali, parlando di sei liste e dei rispettivi candidati di rilievo, senza, limitatamente ai nostri convincimenti politici, perché non siamo indipendenti, cantarne la lode.
Chi ci legge e ci conosce, sa come la pensiamo, anche se, quando è necessario, non risparmiamo attacchi alla parte politica cui affidiamo la nostra resistenza a Berlusconi. Essere schierati su di un giornale non significa violare la “par condicio” in una campagna elettorale. Altrimenti, i primi giornali ad essere censurati, per fare degli esempi, dovrebbero essere, da una parte, “La Repubblica” e “L’’Espresso”, antiberlusconiani irriducibili, e, dall’altra, “Il Giornale”, “Libero” e “Panorama”, berlusconiani sfegatati.
Rispettare la “par condicio”, significa dare pari visibilità a partiti e/o rispettivi candidati, nell’ospitare dichiarazioni e/o interviste. Questa pari visibilità non sarebbe stata assicurata dal Tg5, di proprietà di Berlusconi, e dal Tg1, diretto da Minzolini, un uomo di Berlusconi come Innocenzi dell’Agcom, indagati, insieme al presidente del Consiglio, dalla Procura di Trani, per aver tramato in funzione della soppressione di “Annozero”.
Ma, per Berlusconi, quella di Trani, è una Procura rossa, mentre è un giudice imparziale quello che ha arrestato Frisullo (un provvedimento che comunque non ha compromesso la riconferma di Ventola alla guida della Puglia), laddove si tratterebbe dello stesso giudice, che in precedenza sarebbe stato considerato pure di sinistra da Berlusconi (infatti, in gioventù, avrebbe militato in “Lotta Continua”), allorché si sarebbe occupato di Tarantini e delle sue escort.
Restando in tema di “par condicio” e dello schieramento di parte di giornalisti e giornali, dobbiamo precisare che le cinque foto pubblicate nel predetto numero di “Benevento” erano riferite non a persone che probabilmente sarebbero state elette (anche se due di esse sono risultate poi elette), ma ad alcune delle persone nominate nella nostra nota. Infatti, non abbiamo pubblicato la foto di Giulia Abbate e del padre Michele, di Stefano Caldoro, di Francesco Nardone, di Mario Ascierto Della Ratta, di Luca Colasanto, di Nunzia De Girolamo, di Pasquale Viespoli, di Mino Izzo, di Clemente Mastella, di Aniello Troiano, di Bersani, di Vincenzo De Luca, di Giuseppe Di Vittorio, tutte persone che pure venivano nominate nel “pezzo”.
Anche “Il Matttino” del 30 marzo, nella nota in cui parlava dei probabili eletti, insieme alle foto di Del Basso De Caro e di Sandra Lonardo, ha pubblicato anche quella di Della Ratta, che comunque non sarebbe stato eletto, perché secondo, anche se di poco, in ordine di preferenze, a Colasanto, ma che avrebbe avuto un riconoscimento, stante l’impegno assunto da Caldoro nei confronti dei non eletti.
Chi si è risentito di quella nostra nota, probabilmente si è fermato alle foto e al titolo del “pezzo”, senza leggerne il testo. Se lo avesse fatto, nel passaggio su Di Vittorio, avrebbe capito da dove prende origine la nostra formazione culturale, non lontana dalla sua, ma molto datata rispetto alla sua, anche e soprattutto per ragione di età anagrafica.
Ci spiace che il suo partito non abbia avuto seggi in Campania, una regione che, conquistata dal centro destra, insieme a Lazio, Calabria e Piemonte, ha fatto gridare alla vittoria Berlusconi, una vittoria certamente indiscutibile, anche se Calabria e Campania, mal governate dal centro sinistra (la seconda almeno negli ultimi cinque anni), erano in partenza appannaggio del centro destra. Non della stessa natura è stata la perdita delle altre due regioni da parte del centro sinistra. Infatti, nel Piemonte è stato danneggiato dal 4% ottenuto dalla lista di Grillo, mentre nel Lazio ha scontato una questione di carattere etico, da una parte, per la vicenda Marrazzo che ha indotto gli elettori di quella regione a non giudicare nella stessa misura anche i partiti guidati da libertini, e, dall’altra, dall’appello di Bagnasco, non vanificato dalle denunce del “New Jork Times”, di non votare, con chiaro riferimento a Emma Bonino, nonché a partiti e candidati abortisti. Un appello che però si è guardato bene dal mettere all’indice anche i partiti guidati da divorziati e minacciati di separazione in seconde nozze.
Ma Berlusconi aveva detto: “Vincerà chi prenderà più voti”. Bisogna, intanto, precisare che, data la notevole astensione dal voto, mai come ora i raffronti vanno fatti sulle percentuali e non, come ha fatto invece “Annozero”, su quanti milioni di voti ha perso un partito e quanti altri ne ha guadagnati un altro. Allora, cominciamo col dire che il Pdl ha preso il 26,7% (lo 0,8% in più del Pd), mentre, nelle stesse regioni in cui si è votato ora, aveva preso il 31,4% alle regionali del 2005 (un punto in meno del Pd), il 33,3% alle politiche del 2008 (lo 0,8% in meno del Pd), il 32,3% alle europee del 2009 (il 5,7% in più del Pd). Il Pd, dopo il calo clamoroso, a vantaggio di Di Pietro, tra le politiche del 2008 e le europee del 2009 (meno 7,5%), rispetto a quest’ultima consultazione, con un meno 0,7% ha sostanzialmente retto. Infatti non canta vittoria. Come fa invece a cantare vittoria in termini di voti Berlusconi, quando invece solo grazie al successo della Lega può dire che il governo sia uscito consolidato?
Infatti, se dal quel 26,7% ottenuto ora dal Pdl togliamo almeno un 12-13% di ex aennini, la ex Fi di Berlusconi equivale, elettoralmente parlando, alla Lega, che ha avuto il 12,7%.
Anche un incontenibile Bruno Vespa, ansioso di sapere, fino alle 2 di notte del 29 marzo, se Mercedes Bresso, la presidente uscente del Piemonte, continuava a recuperare sul leghista Roberto Cota (lo spoglio delle schede è poi finito con un vantaggio per Cota dello 0,4%), la sera successiva, con un “Berlusconi e la Lega vincono le elezioni” (Fini per lui non contava), ha titolato il suo berlusconiano talk show.
Si potrebbe dire che pure in provincia di Benevento il Pdl sia il primo Partito, con il 29,69%. Se questo risultato è notevole rispetto alle provinciali del 2005, quando An ebbe il 10,7% e Fi il 9,45%, non lo è affatto rispetto alle politiche del 2008 e alle europee del 2009, quando in entrambi le elezioni il Pdl si portò sul 50%. Ma, si dirà, in quelle competizioni non era presente l’Udeur, per cui l’elettorato di questo partito, dopo che l’ex Guadasigilli aveva fatto cadere il governo Prodi, avrebbe votato prevalentemente per il Pdl alle politiche e ancora di più alle europee, quando nelle liste di Berlusconi era candidato Mastella, passato con armi e bagagli al centro destra.
Però, alle provinciali del 2008, quando la lista dell’Udeur e quella di Costituente di centro, pure mastelliana, collegate al candidato presidente di centro sinistra, Aniello Cimitile, ottennero rispettivamente il 10,33% e il 6%, la somma delle percentuali delle liste collegate candidato presidente Mino Izzo, tutte ispirate da Forza Italia, totalizzarono il 37%.
Non pensiamo che, alla luce di questi dati, il Pdl sannita possa cantar vittoria, anche se a quel 29,69% aggiungiamo il 4,18% ottenuto dalla lista Caldoro. Mastella, poi, dal canto suo, lungi dal cantar vittoria, può soltanto dire che il suo partito, inondato da due bufere giudiziarie, abbia retto, conseguendo l’11,36%, rispetto al 16,33% (10,33 più 6) ottenuto alle provinciali.
Il Pd, che gioisce solo per aver mandato a Palazzo S.Lucia Umberto Del Basso De Caro, può dire, con il suo 23,68% conquistato nel Sannio, di aver cominciato a risalire la china rispetto alle europee, quando con il 20,81% toccò il fondo. Infatti, alle politiche dell’anno precedente, aveva avuto il 29,92%, una percentuale che rispecchiava la somma di quelle ottenute dai Ds e dalla Margherita alle regionali del 2005.
Chi canta vittoria è il sindaco di Benevento, Fausto Pepe, in quanto, in città, il Pd, con il 25,92%, è il primo partito, il voto per il presidente della Regione (50,5% a De Luca) è andato in controtendenza rispetto al resto della Campania e l’amministrazione di centro sinistra ha retto, nonostante la defezione dell’Udeur, che aveva concorso a determinare l’attuale maggioranza. La quale, oltre a non aver realizzato del tutto il programma di mandato, ha adottato provvedimenti impopolari, come, per fare solo qualche esempio, l’aumento dell’addizionale comunale, la triplicazione del costo della sosta a pagamento, con l’introduzione dei parcometri, e l’aumento notevolissimo della Tarsu, relativamente all’anno 2009, “dovuto”, ha precisato il sindaco il primo aprile durante la manifestazione di ringraziamento del Pd, “all’aumento dei costi dello sversamento dei rifiuti”. Ma “la tassa a settembre potrà anche essere raddoppiata”, ha aggiunto il sindaco, “in conseguenza dell’applicazione del decreto 195/2009”, che sancisce la fine dell’emergenza.
La tenuta dell’amministrazione sta a significare che l’opposizione dei bastian contrari del Pdl non ha pagato, anche se Enzo Lauro, il vice coordinatore cittadino del partito di Berlusconi, dice che il centro sinistra ha perso e che il centro destra ha vinto, nonostante non ci sia stato “uno sforzo maggiore da parte dei sostenitori di Della Ratta”, i quali, “evidentemente o non hanno più seguito o non si sono impegnati a dovere”. L’allusione, secondo noi, è diretta anche a Viespoli, che, ad avviso del sindaco Pepe, “non ha creato un posto di lavoro a Benevento, pur essendo sette gli anni in cui è sottosegretario al Welfare”. In effetti, il centro destra ha preso 48,85% e il centro sinistra il 47,78%, con uno scarto equivalente a 400 voti. Ma non erano in lizza gli amministratori e i consiglieri di maggioranza.
Probabilmente, potrà impensierire Fausto Pepe la candidatura di Mastella a sindaco di Benevento, “se l’Udeur sarà ancora nel centro destra fra un anno”, ha affermato il primo cittadino. Ma in questa tornata, l’Udeur, sebbene fortemente impegnato a far rieleggere, riuscendovi, la moglie di Mastella, la signora Sandra, costretta intanto a ritornare nell’“esilio” romano, a Benevento città ha preso il 12,65%, pari a 3.859 voti, quanti bastano per confermare l’attuale presenza numerica in Consiglio comunale, consistente in quattro consiglieri. “Sarà meglio se Mastella andrà a candidarsi a Casal di Principe, dove l’Udeur è risultato essere il primo partito”, ha affermato ancora Fausto Pepe.
Meno polemico è stato Umberto Del Basso De Caro, che con i 17.793 voti di preferenza è in assoluto il quarto consigliere regionale più votato in Campania. Lui è stato severo nel dire: “Al di là della sostanziale tenuta dei nostri voti in sede nazionale rispetto alle europee (quando il Pd calò al 26,6% dal 34,1% delle politiche - ndr), bisogna riconoscere che abbiamo perduto, nella misura in cui ci sono state sottratte quattro regioni dal centro destra: ne avevamo undici su tredici, ne abbiamo conservate appena sette”. Rispetto a questo dato di fatto, “un partito serio non può cambiare un segretario ogni novanta giorni”, ha aggiunto, alludendo a chi chiede la testa di Bersani, “che è stato eletto con le primarie volute da noi”.

Giuseppe Di Gioia
pedigio@tele2.it

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