
ELEZIONI REGIONALI
Una vittoria targata Nunzia
Il risultato elettorale a Benevento e nel Sannio ha messo soprattutto a nudo il declino, all’interno del Pdl, della cosiddetta destra storica sannita, quella –per intenderci- erede del vecchio Msi; quella che nel 1993 –quando Forza Italia non era nemmeno in costruzione- mandava Pasquale Viespoli a Palazzo Mosti ed Alberto Simeone a Montecitorio; quella destra militante che fronteggiava l’egemonia democristiana e di Mastella, riuscendo per questo a raccogliere consensi addirittura nell’elettorato di sinistra.
Quella destra, che non si vergognava allora delle sue origini post-fasciste, non c’è più. O, meglio, ne è rimasta a Benevento soltanto una sparuta pattuglia di consiglieri comunali, un senatore e qualche caporale, che dopo aver candeggiato labari e gagliardetti nelle terme di Fiuggi e plaudito ai salamelecchi di Fini a Gerusalemme, erano convinti che ormai tutto fosse loro dovuto. E, mentre il loro delirio di onnipotenza li portava ad arroccarsi nei piani alti dei palazzi del potere, la vecchia struttura di partito (la base e le sezioni) si è sciolta come neve al sole, fagocitata dal nuovo soggetto politico, il Pdl appunto, nel quale la loro componente avrebbe dovuto -almeno da statuto- occupare il 30 per cento.
Oltretutto, Viespoli e i suoi sodali, da quando AN e FI sono confluite nel Pdl, si sono lasciati ingenuamente trascinare in un braccio di ferro con la giovane ed iperattiva coordinatrice provinciale Nunzia De Girolamo, confidando che la sua inesperienza politica l’avrebbe portata prima o poi a compiere qualche passo falso.
Invece, la bella Nunzia non ne ha sbagliata una. Prima ha portato a Benevento il presidente Berlusconi, ottenendo una ufficiale investitura dal Cavaliere; poi - strafregandosene dei sostanziosi curricula politici dei suoi avversari interni- ha dettato l’agenda elettorale e scelto di appoggiare apertamente il candidato Colasanto in contrapposizione ad Ascierto Della Ratta, sostenuto dai senatori Viespoli ed Izzo, riuscendo a spuntarla anche alla conta dei consensi.
Ed oggi, a Benevento, è lei che ha vinto: è lei la destra che avanza.
Achille Biele
IL
CINGHIALE INDISCRETO
“E io pago…” strepita il buon Principe soprattutto dai servizi di Striscia. Sì, perché come animale errante in questa valle di lacrime c’è solo un modo di vedere le cose terrene… pagando… salato un conto del vivere… incivile. E da animale è bene vedere che la parcella della TARSU per i beneventani è più che obbrobriosa, scandalosa, esorbitante, iniqua. Iniqua perché in pratica appiattisce tutto ai metri quadri di abitazioni, esercizi commerciali, studi ecc.ecc. senza tenere in alcun conto la condizione sociale del contribuente.
Mi ricorda un po’ la tassa sullo zucchero che i ricchi in pratica non pagavano perché in buona parte diabetici, mentre era onerosa per le famiglie numerose. Scandalosa perchè se si va a vedere un po’ più su del Garigliano quanto pagano gli “italiani”, le cifre non oltrepassano i 150 euro, con punte anche al di sotto dei 50 se si sale sempre più a nord, e addirittura con sgravi nelle bollette elettriche se si va al top. Obbrobriosa poiché per moltissimi esercizi commerciali (bar soprattutto) si parla di svariati milioni di vecchie lire: si fa presto a dire due/tremila euro, ma rapportati alla vecchia valuta diventa un reale scandalo.
È pur vero che ci sono state delle novità nella finanziaria 2009, ma è anche vero che c’era scritto che il rapporto doveva essere in pratica di pareggio tra costi e ricavi. E se nei costi ci metti il ben di dio: magari esperti, magari parti di aziende sull’orlo del collasso, raccogliendo per strada magari disoccupati storici, allora vedi che la gente deve essere tartassata, dovendosi coprire quei costi con gli introiti delle bollette. Ad amministrare in questo modo, credo, sarebbe facile, anche per noi animali.