INTERVISTA CON IL PROF. ANIELLO CIMITILE, CANDIDATO
DEL CENTROSINISTRA ALLA PRESIDENZA DELLA PROVINCIA

"Il Pd ci accompagna nel
secolo che abbiamo davanti"

Ci tapperemo il naso, come disse una volta Montanelli riferito alla ex Dc, e voteremo partito democratico, al solo scopo di dare un contributo finalizzato ad impedire, per quanto sia ancora possibile, il ritorno di Berlusconi a Palazzo Chigi. I sondaggi, nel voto per la Camera, almeno fino al giorno in cui potevano essere pubblicati, erano, se attendibili, in suo favore. Ma c’è da sperare che, nel voto per il Senato, non vinca nessuno, di modo che si possa ritornare a votare con una nuova legge elettorale, che restituisca ai cittadini la libertà di scegliere, con la preferenza in un sistema proporzionale e non con il matterellum, onorevole Boffa, i propri rappresentanti.
Si è contrari alla preferenza sia da parte del Pdl che da parte del Pd, la cui costituzione corona il sogno americano di Veltroni, che si iscrisse al Pci soltanto perché affascinato da Enrico Berlinguer. La bozza del veltroniano Bianco non prevedeva la preferenza. Il berlusconiano Brunetta, eletto con la preferenza al Parlamento europeo, diceva che nella preferenza si annida la corruzione. Un giornalista, in una delle trasmissioni radiofoniche di "Zapping", contrario pure lui alla preferenza, diceva che essa consente alle organizzazioni professionali di eleggere propri rappresentanti, come avveniva un tempo per la "Coldiretti", che nella ex Dc aveva una robusta corrente. Ma cosa c’è di scandaloso in questo utilizzo della preferenza?
Certo, in un’epoca in cui, complice anche la caduta delle ideologie, si va sempre più affermando il concetto di partito di opinione, privo di ramificazioni di base e di organizzazioni collaterali, tipo la "Coldiretti" appunto, per un candidato che non sia almeno di medio calibro, peggio ancora se si tratta di nani e ballerine, diventa difficile calamitare preferenze.
Allora, se si è nelle grazie del capo, meglio avere, nel caso del mattarellun, un collegio blindato, o essere catapultati, nel caso dell’antidemocratico porcellum con cui andiamo a votare per la seconda volta, nelle prime posizioni di liste di altre regioni, per avere la certezza della elezione.
In Germania, è riconosciuto il finanziamento elettorale ai partiti la cui vita interna è disciplinata da regole democratiche. Da noi, invece, senza che abbiano consultato i rispettivi partiti, Berlusconi ha nominato parlamentare Ciarrapico, che non fa mistero nel proclamarsi fascista, e Veltroni, che ha dato al Pd una connotazione interclassista, ha nominato gli industriali Massimo Calearo e Matteo Colaninno. Quest’ultimo, in un "Porta a Porta", quando le elezioni erano ancora lontane, rivendicava, riscuotendo il consenso di Fassino, una parte del cosiddetto tesoretto, in proporzione di ciò che gli industriali avevano corrisposto in tassazione.
Se la protesta che si sta levando contro il porcellum si traducesse in voti contro Berlusconi, che ostinatamente è voluto andare alle elezioni con questo sistema elettorale, per assicurarsi, come l’altra volta, la elezione di deputati e senatori fidati, ci sarebbe da sperare in una sua non vittoria. Viene da domandarsi, a questo punto, come mai l’iperliberista e illiberale Berlusconi, che colloca pure il Pd nella cultura di sinistra nell’intento di spaventare i moderati, abbia potuto simpatizzare per il Psi di Bettino Craxi, considerato che il leader socialista era di sinistra. Infatti, la sera del giorno in cui venne ammainata la bandiera rossa dal Cremlino, Bettino Craxi, circostanza che forse pochi ricordano, espose quel vessillo al balcone della direzione del Psi, per spiegare ai giornalisti i valori che quel colore racchiude in sé.
Il discorso non cambia nel Pd, dove assisti alla esclusione di De Mita, senza una consultazione della base, e dove, grazie al porcellum, sei costretto a votare chi, dimentico di una provenienza che gli fa onore e ancorché matricola, ha acquisito una ampollosità fuori luogo.
Più alla mano, invece, ci è parso, benché professore universitario e già Rettore dell’Ateneo sannita, il candidato del centro sinistra alla presidenza della Provincia di Benevento, Aniello Cimitile, con cui abbiamo realizzato l’intervista che segue.

Dunque, professore, i numeri, per quanto riguarda la quantità di liste a lei collegate e i voti che esse possono raccogliere, depongono in suo favore. Lei, quindi, non più Rettore dell’Università del Sannio, dovrebbe essere Rettore della Rocca, dove ha sede l’Amministrazione provinciale di Benevento. Salvo imprevisti! Sì, perché Benevento annovera, dal dopoguerra ad oggi, un imprevisto clamoroso. Nelle comunali di Benevento di fine ’93, infatti, rispetto ad una coalizione di centro sinistra, che si era imposta al primo turno con oltre il 60% dei voti, il cui candidato sindaco però aveva ottenuto soltanto il 39%, al secondo turno, il candidato sindaco Pasquale Viespoli, finito in ballottaggio con il 31%, forte soltanto del sostegno di una lista, civica nel nome ma di partito di fatto, ottenne il 73% dei voti, convogliando massicciamente sul suo nome anche e soprattutto i voti di comunisti e post-comunisti, i quali (è bene ricordarlo non al prof. Cimitile, ma a chi ha la pretesa sempre di avere la verità in tasca) preferirono un sindaco post-fascista ad un sindaco di centro sinistra, condannando di città ad avere per 13 anni un’amministrazione di centro destra.

Premesso tutto questo, se vince, da che punto intende cominciare, per proseguire l’opera di Carmine Nardone, considerato che il presidente uscente ci teneva molto che venisse proseguito il suo lavoro, tant’è che aveva proposto un "suo" candidato presidente?

" Le cose, su cui continuare quel lavoro, sono tante. Innanzitutto, bisogna mantenere alto il livello di dignità cui Nardone aveva elevato l’ente, che, in precedenza, era stato relegato a funzioni marginali, di cenerentola. Nardone, nella sua gestione, ha dimostrato che cosa può fare questa istituzione, nello sviluppo della società della conoscenza. Ogni Comune non può raggiungere da solo certi obiettivi, che sono strategici per un territorio vasto, anche se contenuto nel numero di abitanti. Nardone ha fatto una Provincia forte, un presupposto da cui partire per costruire il futuro. I miei 13 punti programmatici sono una base, una indicazione della mia proposta. Ovviamente, ci sono cose che vanno dette in quanto fissano, come questi 13 indizi, degli obiettivi strategici; altre cose poi vanno viste sul campo".

Chi le sta di fronte vanta decenni di milizia politica impegnata, in un partito della sinistra. Pertanto, ricorda tutto il dibattito sviluppatosi intorno alla inutilità delle Province, una volta costituite le Regioni. In realtà, dopo 38 anni, abbiamo ancora le due istituzioni. Nel Pdl è diffuso l’orientamento finalizzato ad abolire le Province. Nel centro sinistra, finora, si è levata la voce di Salvi e Villone. C’è da ritenere che l’abolizione delle Province sarà ineluttabile, anche se i processi, in politica, sono molto lunghi. Lei, come Nardone, è contrario alla soppressione delle Province. Ma, per contenere i costi della politica, non ritiene che sia necessario sopprimere ciò che può essere considerato inutile. Si parla della riduzione del numero dei consiglieri regionali, il cui trattamento retributivo e normativo è quasi equiparato a quello dei parlamentari, che sono i meglio pagati in Europa e nel Mondo. Insomma, non ritiene che bisogni cominciare a dare segnali consistenti ai cittadini (i quali ad ogni pié sospinto si sentono dire che i mali della nostra economia risiedono nel costo delle pensioni), che per ridurre i costi della politica da qualche punto si debba cominciare?

"Non c’è alcun dubbio che la riduzione dei costi della politica sia un grande problema, un problema di valenza democratica, di etica e di valore della politica, perché la sussistenza di questo problema svaluta la politica stessa. Ma, di qui a dire che il problema dei costi della politica debba essere risolto con la soppressione delle Province, ce ne corre…"

Ci sono anche le Comunità Montane…

"Allora, come vede, c’è altro da cui cominciare. Poi non è che io sia del tutto contrario a prendere in considerazione il problema posto da lei. Io dico che ci sono situazioni e situazioni. Il discorso che fa la stragrande maggioranza del centro sinistra e della sinistra non è quella della abolizioni tout-court delle Province. Effettivamente, ci sono delle Province che non hanno senso, e fra queste ci sono quelle costituite dal centro destra. Così come ci sono delle Province che correttamente possono essere sostituite da altri organismi. Se sopprimiamo la Provincia di Benevento, qualcuno ci dovrà dire poi chi si farà carico di dare una rappresentanza che progetti lo sviluppo e il futuro del Sannio. Ragionare oggi degli assetti istituzionali come si ragionava 30 anni fa sarebbe sbagliato. Qui non è in discussione una istituzione, sono bensì in discussione i poteri delle Regioni, i poteri dello Stato, relativamente a ciò che lo Stato e le Regioni debbono cedere sia verso il basso che verso l’alto, all’Europa, perché noi abbiamo il problema di stare in un governo europeo, impegnato a gestire l’economia globale in un governo mondiale. In funzione di ciò, quindi, c’è il problema di garantire, sul piano territoriale, l’esistenza di istituzioni locali. Altro problema è invece rivedere i costi della politica, attraverso la riduzione delle indennità, che in una Provincia come quella di Benevento sono modeste, attraverso la determinazione di un nuovo sistema di finanziamento dei partiti. A volte sul finanziamento ai partiti si specula…"

…basta che un parlamentare, in una campagna elettorale politica, costituisca un partito, perché riceva finanziamenti elettorali scandalosamente esorbitanti (senza essere costretto neanche a raccogliere firme per presentare proprie liste).

"Ma come si fa a eliminare la Provincia? E’ l’istituzione fondamentale per intercettare fondi come quelli previsti per il periodo 2007-2013".

Comunque, a proposito della eliminazione delle Province, il senatore Viespoli ha detto a noi che quando si va in Europa e si dice "sono della provincia di Benevento", ci si sente rispendere "ma che cos’è la provincia?". Ora, professore, la sua è considerata una candidatura "terza", individuata per superare una situazione di dualismo, nata tra Nardone, che proponeva un "suo" candidato presidente, e la maggioranza del partito democratico, rispetto alla quale il presidente uscente della Provincia ha assunto una posizione dialettica sin da quando è stato costituito il partito. Pare che questo problema sia stato superato, almeno per quanto riguarda il non vedere il Pd con 2 candidati alla presidenza della Provincia, il che sarebbe stata la condizione peggiore per affrontare la campagna elettorale da parte del nuovo partito. In un momento in cui puntiamo a superare i confini nazionali per considerarci cittadini europei, un certo provincialismo porta a mettere sotto accusa, da parte del Pdl, il fatto che lei non sia un sannita. Il Pdl, però, per distribuire in posizione di elezione certe persone destinate ad essere deputati o senatori, ha catapultato, per fare solo degli esempi, nelle sue liste campane, la Carfagna, la Contini, la moglie di Emilio Fede, Diana Carla De Feo (anche se, secondo la Santanchè, Berlusconi "concepisce le donne solo in posizione orizzontale"). Un criterio, questo, adottato anche dal Pd, che non dimostra, pare, di avere una mentalità provinciale. Il fatto che lei non sia un sannita in che condizione la mette?

"Mi ha fatto due o tre domande in una. Prima di tutto, io sono onorato che il mio nome sia servito a superare delle contraddizioni all’interno del mio partito; ma sono anche onorato del fatto che il mio partito, pur non avendo ancora completato il percorso della sua fondazione, si sia riunito per discutere della mia candidatura a presidente della Provincia di Benevento. Il mio nome, quindi, è il risultato di un processo dialettico, un processo che è avvenuto nell’ambito di una assemblea democratica. Ci spiegasse qualcun altro come sono stati fatti certi nomi, perché, se c’è qualcuno che viene calato dall’alto, questo non è certo il professore Cimitile. Per quanto riguarda le mie origini, io sono nato a Pomigliano d’Arco. Sono vissuto in un ambiente industriale: mio padre era un operaio metalmeccanico della Alfa Romeo. Sono venuto a Benevento nel 1990; ma credo che si appartenga a un territorio nella misura in cui in questo territorio si lavora, si studia, si dà, e nella misura in cui, da questo territorio, si prende, perché, per appartenere a un territorio, bisogna vivere questo territorio e conoscerlo, assumerne le caratteristiche. Io non parlo di quello che io ho messo in campo a Benevento: ho fatto quello che ho potuto con le mie professionalità e le mie esperienze, lavorando all’Università, lavorando al centro di competenze, ma credo sia importante quello che da Benevento ho avuto e che oggi mi consente di dire che, a questa città e a questa provincia, posso dare anche un contributo sul piano politico. D’altronde, io vorrei ricordare, a chi fa queste polemiche, che io sono membro dell’assemblea nazionale del partito democratico, in quanto eletto a Benevento. Quindi, mi sento autorizzato a fare politica".

In sede nazionale, Veltroni ha ritenuto di correre da solo, per avere una formazione politica più omogenea, escludendo i partiti della sinistra arcobaleno che, anche se non hanno fatto cadere il governo, lo hanno indebolito con le loro esternazioni polemiche nei riguardi del resto della maggioranza e di Prodi. Ora, della coalizione collegata alla sua candidatura, fa parte anche l’Udeur, il partito su cui grava la responsabilità di aver fatto cadere il governo (anche se Mastella si è pentito del gesto compiuto, dichiarando che, se tornasse indietro, ci penserebbe dieci volte, prima di metterlo in atto). In un primo momento, nel Pd si diceva che con l’Udeur si sarebbe potuto aprire un discorso in sede di ballottaggio. Il fatto di accettare l’Udeur nella coalizione è stato un fatto politico o una esigenza per vincere le elezioni, al primo turno?

"Per quanto riguarda la scelta di Veltroni sul piano nazionale, io sono convinto che il candidato del Pd alla Presidenza del Consiglio abbia pensato di spingere in avanti il processo di costruzione di un grande partito di massa, che ci accompagna nel secolo che abbiamo davanti. I grandi partiti della prima Repubblica, erano partiti che si erano formati all’inizio del secolo (il partito socialista era nato addirittura ancora prima dell’inizio del secolo industriale) e poi ci hanno accompagnato per tutto il secolo. Così è stato per il partito socialista, per il partito comunista, per la Dc, grandi partiti di massa. Sono 14 anni, da quando è nata la seconda Repubblica, che non abbiamo più un sistema politico, con partiti che si compongono e si decompongono…"

…colpa della caduta delle ideologie…

"…allora, noi abbiamo bisogno di avere un quadro, con grandi partiti. E per questo bisogna avere anche il coraggio di non perdersi, in certi momenti, di fronte a fatti secondari. Allora il Pd, in queste elezioni, costruirà identità, finalizzazioni, dando vita ad un processo che non finisce qui. Altra cosa sono le alleanze locali. Oggi è venuta al pettine la elezione del Presidente e del Consiglio in seno alla Provincia di Benevento, con la formazione di alleanze non presenti in sede nazionale. Ma sa quante alleanze faremo, con la sinistra arcobaleno, in Toscana, in Emilia Romagna e in altre parti?!. Lei diceva una cosa importante, cioè che sul piano nazionale è caduto un governo. Però, qui a Benevento, questo non è accaduto. Nardone ha governato bene con una coalizione. Quindi, squadra che vince, non si cambia, a meno che non si riesca a trovare un altro blocco politico e sociale in grado di governare la provincia di Benevento. Dico la verità: l’unico blocco in grado di governare la città e la Provincia di Benevento è questo di centro sinistra".

Lei pare abbia assicurato la presenza in giunta a ogni lista. Due anni fa, in occasione delle comunali di Benevento, il candidato sindaco Fausto Pepe, assunse analogo impegno, elevando anche, per onorarlo, da 10 a 12 il numero degli assessori. Sta di fatto che due liste, ciascuna delle quali raggruppava due partiti (Pdci-dipietristi e Rc-Verdi), ottennero, ognuna, l’assessore, senza aver espresso consiglieri, avendo raccolto complessivamente soltanto 1.400 voti. Adesso, mentre l’assessore di Rc si è dimesso ritenendo incompatibile la sua convivenza con l’Udeur, ragione questa per cui concorre in polemica con Rc alla Presidenza della Provincia con una sua lista, un assessore è ancora in carica al Comune di Benevento, anche se la lista che rappresenta ha subito la defezione dei dipietristi e del candidato, in quota pdci, che aveva portato alla lista la quinta parte dei 483 conseguiti dalla stessa. Ora, se la sinistra arcobaleno non dovesse avere un quoziente, sarà sempre valido l’impegno assunto da lei?

"Assolutamente si! Io ho fatto un ragionamento con le forze politiche e non con le liste. Sono 8 le liste, ma 5 le forze politiche che costituiscono il centro sinistra. Esse saranno tutte presenti nell’esecutivo, che sarà composto da 8 assessori. Per il resto, si vedrà, perché si dovranno cogliere competenze, risultato elettorale compreso, ma ci saranno anche da ricoprire altre posizioni di ordine tecnico-professionale, su cui avremo bisogno di ragionare, sulla base del merito, delle competenze delle persone da indicare, e di tener conto, dove è possibile, della politica. Si sono fatte 8 liste: 3 sono del mio partito, 2 dell’Udeur, 1 del partito socialista, 1 dell’Italia dei valori e l’altra della sinistra arcobaleno. Però, io riconoscerò in consiglio 5 gruppi e, come interlocutori, 5 forze politiche e non 8".

Come spiega la presenza di una lista Nardone?

"Non c’è una lista Nardone, ci sono tre liste del Pd. Domani il Pd avrà un solo gruppo consiliare. Tutto quello che non è nel partito democratico, non sarà riconosciuto (ma ci sarà una corrente Nardone nell’ambito del Pd — ndr). Capisco la presenza di più liste in lizza, ma altra cosa è invece affermare il primato della politica, nel solco di una certa tradizione, con le forze politiche. Chi non fa questo ragionamento, esce fuori, potesse costare anche l’abbandono della Provincia da parte mia".
A chi questo messaggio?

Giuseppe di Gioia
pedigio@tele2.it

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