|
INTERVISTA
CON IL PROF. ANIELLO CIMITILE, CANDIDATO "Il
Pd ci accompagna nel Ci tapperemo
il naso, come disse una volta Montanelli riferito alla ex Dc, e voteremo
partito democratico, al solo scopo di dare un contributo finalizzato
ad impedire, per quanto sia ancora possibile, il ritorno di Berlusconi
a Palazzo Chigi. I sondaggi, nel voto per la Camera, almeno fino al
giorno in cui potevano essere pubblicati, erano, se attendibili, in
suo favore. Ma cè da sperare che, nel voto per il Senato,
non vinca nessuno, di modo che si possa ritornare a votare con una nuova
legge elettorale, che restituisca ai cittadini la libertà di
scegliere, con la preferenza in un sistema proporzionale e non con il
matterellum, onorevole Boffa, i propri rappresentanti. Dunque, professore, i numeri, per quanto riguarda la quantità di liste a lei collegate e i voti che esse possono raccogliere, depongono in suo favore. Lei, quindi, non più Rettore dellUniversità del Sannio, dovrebbe essere Rettore della Rocca, dove ha sede lAmministrazione provinciale di Benevento. Salvo imprevisti! Sì, perché Benevento annovera, dal dopoguerra ad oggi, un imprevisto clamoroso. Nelle comunali di Benevento di fine 93, infatti, rispetto ad una coalizione di centro sinistra, che si era imposta al primo turno con oltre il 60% dei voti, il cui candidato sindaco però aveva ottenuto soltanto il 39%, al secondo turno, il candidato sindaco Pasquale Viespoli, finito in ballottaggio con il 31%, forte soltanto del sostegno di una lista, civica nel nome ma di partito di fatto, ottenne il 73% dei voti, convogliando massicciamente sul suo nome anche e soprattutto i voti di comunisti e post-comunisti, i quali (è bene ricordarlo non al prof. Cimitile, ma a chi ha la pretesa sempre di avere la verità in tasca) preferirono un sindaco post-fascista ad un sindaco di centro sinistra, condannando di città ad avere per 13 anni unamministrazione di centro destra. Premesso tutto questo, se vince, da che punto intende cominciare, per proseguire lopera di Carmine Nardone, considerato che il presidente uscente ci teneva molto che venisse proseguito il suo lavoro, tantè che aveva proposto un "suo" candidato presidente? " Le cose, su cui continuare quel lavoro, sono tante. Innanzitutto, bisogna mantenere alto il livello di dignità cui Nardone aveva elevato lente, che, in precedenza, era stato relegato a funzioni marginali, di cenerentola. Nardone, nella sua gestione, ha dimostrato che cosa può fare questa istituzione, nello sviluppo della società della conoscenza. Ogni Comune non può raggiungere da solo certi obiettivi, che sono strategici per un territorio vasto, anche se contenuto nel numero di abitanti. Nardone ha fatto una Provincia forte, un presupposto da cui partire per costruire il futuro. I miei 13 punti programmatici sono una base, una indicazione della mia proposta. Ovviamente, ci sono cose che vanno dette in quanto fissano, come questi 13 indizi, degli obiettivi strategici; altre cose poi vanno viste sul campo". Chi le sta di fronte vanta decenni di milizia politica impegnata, in un partito della sinistra. Pertanto, ricorda tutto il dibattito sviluppatosi intorno alla inutilità delle Province, una volta costituite le Regioni. In realtà, dopo 38 anni, abbiamo ancora le due istituzioni. Nel Pdl è diffuso lorientamento finalizzato ad abolire le Province. Nel centro sinistra, finora, si è levata la voce di Salvi e Villone. Cè da ritenere che labolizione delle Province sarà ineluttabile, anche se i processi, in politica, sono molto lunghi. Lei, come Nardone, è contrario alla soppressione delle Province. Ma, per contenere i costi della politica, non ritiene che sia necessario sopprimere ciò che può essere considerato inutile. Si parla della riduzione del numero dei consiglieri regionali, il cui trattamento retributivo e normativo è quasi equiparato a quello dei parlamentari, che sono i meglio pagati in Europa e nel Mondo. Insomma, non ritiene che bisogni cominciare a dare segnali consistenti ai cittadini (i quali ad ogni pié sospinto si sentono dire che i mali della nostra economia risiedono nel costo delle pensioni), che per ridurre i costi della politica da qualche punto si debba cominciare? "Non cè alcun dubbio che la riduzione dei costi della politica sia un grande problema, un problema di valenza democratica, di etica e di valore della politica, perché la sussistenza di questo problema svaluta la politica stessa. Ma, di qui a dire che il problema dei costi della politica debba essere risolto con la soppressione delle Province, ce ne corre " Ci sono anche le Comunità Montane "Allora, come vede, cè altro da cui cominciare. Poi non è che io sia del tutto contrario a prendere in considerazione il problema posto da lei. Io dico che ci sono situazioni e situazioni. Il discorso che fa la stragrande maggioranza del centro sinistra e della sinistra non è quella della abolizioni tout-court delle Province. Effettivamente, ci sono delle Province che non hanno senso, e fra queste ci sono quelle costituite dal centro destra. Così come ci sono delle Province che correttamente possono essere sostituite da altri organismi. Se sopprimiamo la Provincia di Benevento, qualcuno ci dovrà dire poi chi si farà carico di dare una rappresentanza che progetti lo sviluppo e il futuro del Sannio. Ragionare oggi degli assetti istituzionali come si ragionava 30 anni fa sarebbe sbagliato. Qui non è in discussione una istituzione, sono bensì in discussione i poteri delle Regioni, i poteri dello Stato, relativamente a ciò che lo Stato e le Regioni debbono cedere sia verso il basso che verso lalto, allEuropa, perché noi abbiamo il problema di stare in un governo europeo, impegnato a gestire leconomia globale in un governo mondiale. In funzione di ciò, quindi, cè il problema di garantire, sul piano territoriale, lesistenza di istituzioni locali. Altro problema è invece rivedere i costi della politica, attraverso la riduzione delle indennità, che in una Provincia come quella di Benevento sono modeste, attraverso la determinazione di un nuovo sistema di finanziamento dei partiti. A volte sul finanziamento ai partiti si specula " basta che un parlamentare, in una campagna elettorale politica, costituisca un partito, perché riceva finanziamenti elettorali scandalosamente esorbitanti (senza essere costretto neanche a raccogliere firme per presentare proprie liste). "Ma come si fa a eliminare la Provincia? E listituzione fondamentale per intercettare fondi come quelli previsti per il periodo 2007-2013". Comunque, a proposito della eliminazione delle Province, il senatore Viespoli ha detto a noi che quando si va in Europa e si dice "sono della provincia di Benevento", ci si sente rispendere "ma che cosè la provincia?". Ora, professore, la sua è considerata una candidatura "terza", individuata per superare una situazione di dualismo, nata tra Nardone, che proponeva un "suo" candidato presidente, e la maggioranza del partito democratico, rispetto alla quale il presidente uscente della Provincia ha assunto una posizione dialettica sin da quando è stato costituito il partito. Pare che questo problema sia stato superato, almeno per quanto riguarda il non vedere il Pd con 2 candidati alla presidenza della Provincia, il che sarebbe stata la condizione peggiore per affrontare la campagna elettorale da parte del nuovo partito. In un momento in cui puntiamo a superare i confini nazionali per considerarci cittadini europei, un certo provincialismo porta a mettere sotto accusa, da parte del Pdl, il fatto che lei non sia un sannita. Il Pdl, però, per distribuire in posizione di elezione certe persone destinate ad essere deputati o senatori, ha catapultato, per fare solo degli esempi, nelle sue liste campane, la Carfagna, la Contini, la moglie di Emilio Fede, Diana Carla De Feo (anche se, secondo la Santanchè, Berlusconi "concepisce le donne solo in posizione orizzontale"). Un criterio, questo, adottato anche dal Pd, che non dimostra, pare, di avere una mentalità provinciale. Il fatto che lei non sia un sannita in che condizione la mette? "Mi ha fatto due o tre domande in una. Prima di tutto, io sono onorato che il mio nome sia servito a superare delle contraddizioni allinterno del mio partito; ma sono anche onorato del fatto che il mio partito, pur non avendo ancora completato il percorso della sua fondazione, si sia riunito per discutere della mia candidatura a presidente della Provincia di Benevento. Il mio nome, quindi, è il risultato di un processo dialettico, un processo che è avvenuto nellambito di una assemblea democratica. Ci spiegasse qualcun altro come sono stati fatti certi nomi, perché, se cè qualcuno che viene calato dallalto, questo non è certo il professore Cimitile. Per quanto riguarda le mie origini, io sono nato a Pomigliano dArco. Sono vissuto in un ambiente industriale: mio padre era un operaio metalmeccanico della Alfa Romeo. Sono venuto a Benevento nel 1990; ma credo che si appartenga a un territorio nella misura in cui in questo territorio si lavora, si studia, si dà, e nella misura in cui, da questo territorio, si prende, perché, per appartenere a un territorio, bisogna vivere questo territorio e conoscerlo, assumerne le caratteristiche. Io non parlo di quello che io ho messo in campo a Benevento: ho fatto quello che ho potuto con le mie professionalità e le mie esperienze, lavorando allUniversità, lavorando al centro di competenze, ma credo sia importante quello che da Benevento ho avuto e che oggi mi consente di dire che, a questa città e a questa provincia, posso dare anche un contributo sul piano politico. Daltronde, io vorrei ricordare, a chi fa queste polemiche, che io sono membro dellassemblea nazionale del partito democratico, in quanto eletto a Benevento. Quindi, mi sento autorizzato a fare politica". In sede nazionale, Veltroni ha ritenuto di correre da solo, per avere una formazione politica più omogenea, escludendo i partiti della sinistra arcobaleno che, anche se non hanno fatto cadere il governo, lo hanno indebolito con le loro esternazioni polemiche nei riguardi del resto della maggioranza e di Prodi. Ora, della coalizione collegata alla sua candidatura, fa parte anche lUdeur, il partito su cui grava la responsabilità di aver fatto cadere il governo (anche se Mastella si è pentito del gesto compiuto, dichiarando che, se tornasse indietro, ci penserebbe dieci volte, prima di metterlo in atto). In un primo momento, nel Pd si diceva che con lUdeur si sarebbe potuto aprire un discorso in sede di ballottaggio. Il fatto di accettare lUdeur nella coalizione è stato un fatto politico o una esigenza per vincere le elezioni, al primo turno? "Per quanto riguarda la scelta di Veltroni sul piano nazionale, io sono convinto che il candidato del Pd alla Presidenza del Consiglio abbia pensato di spingere in avanti il processo di costruzione di un grande partito di massa, che ci accompagna nel secolo che abbiamo davanti. I grandi partiti della prima Repubblica, erano partiti che si erano formati allinizio del secolo (il partito socialista era nato addirittura ancora prima dellinizio del secolo industriale) e poi ci hanno accompagnato per tutto il secolo. Così è stato per il partito socialista, per il partito comunista, per la Dc, grandi partiti di massa. Sono 14 anni, da quando è nata la seconda Repubblica, che non abbiamo più un sistema politico, con partiti che si compongono e si decompongono " colpa della caduta delle ideologie " allora, noi abbiamo bisogno di avere un quadro, con grandi partiti. E per questo bisogna avere anche il coraggio di non perdersi, in certi momenti, di fronte a fatti secondari. Allora il Pd, in queste elezioni, costruirà identità, finalizzazioni, dando vita ad un processo che non finisce qui. Altra cosa sono le alleanze locali. Oggi è venuta al pettine la elezione del Presidente e del Consiglio in seno alla Provincia di Benevento, con la formazione di alleanze non presenti in sede nazionale. Ma sa quante alleanze faremo, con la sinistra arcobaleno, in Toscana, in Emilia Romagna e in altre parti?!. Lei diceva una cosa importante, cioè che sul piano nazionale è caduto un governo. Però, qui a Benevento, questo non è accaduto. Nardone ha governato bene con una coalizione. Quindi, squadra che vince, non si cambia, a meno che non si riesca a trovare un altro blocco politico e sociale in grado di governare la provincia di Benevento. Dico la verità: lunico blocco in grado di governare la città e la Provincia di Benevento è questo di centro sinistra". Lei pare abbia assicurato la presenza in giunta a ogni lista. Due anni fa, in occasione delle comunali di Benevento, il candidato sindaco Fausto Pepe, assunse analogo impegno, elevando anche, per onorarlo, da 10 a 12 il numero degli assessori. Sta di fatto che due liste, ciascuna delle quali raggruppava due partiti (Pdci-dipietristi e Rc-Verdi), ottennero, ognuna, lassessore, senza aver espresso consiglieri, avendo raccolto complessivamente soltanto 1.400 voti. Adesso, mentre lassessore di Rc si è dimesso ritenendo incompatibile la sua convivenza con lUdeur, ragione questa per cui concorre in polemica con Rc alla Presidenza della Provincia con una sua lista, un assessore è ancora in carica al Comune di Benevento, anche se la lista che rappresenta ha subito la defezione dei dipietristi e del candidato, in quota pdci, che aveva portato alla lista la quinta parte dei 483 conseguiti dalla stessa. Ora, se la sinistra arcobaleno non dovesse avere un quoziente, sarà sempre valido limpegno assunto da lei? "Assolutamente si! Io ho fatto un ragionamento con le forze politiche e non con le liste. Sono 8 le liste, ma 5 le forze politiche che costituiscono il centro sinistra. Esse saranno tutte presenti nellesecutivo, che sarà composto da 8 assessori. Per il resto, si vedrà, perché si dovranno cogliere competenze, risultato elettorale compreso, ma ci saranno anche da ricoprire altre posizioni di ordine tecnico-professionale, su cui avremo bisogno di ragionare, sulla base del merito, delle competenze delle persone da indicare, e di tener conto, dove è possibile, della politica. Si sono fatte 8 liste: 3 sono del mio partito, 2 dellUdeur, 1 del partito socialista, 1 dellItalia dei valori e laltra della sinistra arcobaleno. Però, io riconoscerò in consiglio 5 gruppi e, come interlocutori, 5 forze politiche e non 8". Come spiega la presenza di una lista Nardone? "Non
cè una lista Nardone, ci sono tre liste del Pd. Domani
il Pd avrà un solo gruppo consiliare. Tutto quello che non è
nel partito democratico, non sarà riconosciuto (ma ci sarà
una corrente Nardone nellambito del Pd ndr). Capisco la
presenza di più liste in lizza, ma altra cosa è invece
affermare il primato della politica, nel solco di una certa tradizione,
con le forze politiche. Chi non fa questo ragionamento, esce fuori,
potesse costare anche labbandono della Provincia da parte mia". Giuseppe
di Gioia |