
Un
mondo migliore
Non se
ne può proprio più. Finalmente lunedì 14 aprile,
quando la conta delle schede elettorali sarà chiusa, potremo
tornare al nostro tranquillo tran tran, fatto di pensioni e salari
da fame, immondizia da sversare chissà dove, bollette sempre
più care, prezzi alle stelle.
Almeno ci renderemo conto dei nostri problemi e non ci illuderemo
di avere di fronte una situazione tutta rosa e fiori, come ci hanno
promesso le varie forze scese in campo per raccattare il nostro consenso,
attraverso una legge elettorale iniqua che non consente al cittadino
di scegliere un proprio rappresentante, ma semplicemente di sostenere
una cordata di nominati dallalto delle segreterie romane.
Persino durante il tanto vituperato ventennio fascista si votava sì
su di una lista unica, ma almeno era possibile esprimere la propria
preferenza sui nomi dei candidati. Oggi, invece, nella nostra decantata
democrazia se voti per il partito che hai scelto di sostenere, probabilmente,
manderai nei Palazzi della Capitale personaggi che magari detesti
e nei quali non trovi affatto assonanza con le tue idee.
E poi, siamo davvero sicuri di trovare nellattuale offerta politica
riferimenti alle nostre esigenze ed alla nostra personale visione
del mondo? Sembra che dicano tutti la stessa cosa: promettono meno
tasse, più posti di lavoro, più sicurezza, più
produttività, meno burocrazia. Per poi, una volta illusa la
nostra speranza, spiegarci che esiste una congiuntura economica internazionale,
che ci sono i costi delle guerre fatte per esportare la democrazia
nel mondo e tante altre problematiche che purtroppono ritardano la
realizzazione dei programmi presentati in campagna elettorale.
Nessuno propone di cambiare realmente un sistema politico ed istituzionale
che traballa e che crea solo ingiustizia sociale. Si sa che, per far
questo, ci vorrebbero uomini nuovi e grandi ideali; ma soprattutto
questultimi sono -dicono i sostenitori del bipartitismo- un
triste retaggio del passato, utopie inutili, così come inutili
sono i voti non dati al PDL o al PD (due partiti distinguibili soltanto
da una consonante, ma che fortemente condividono la stessa brama di
potere).
Non sappiamo quale delle due forze politiche uscirà vittoriosa
dalle urne, e poco ci importa. Siamo però certi che nulla cambierà
per il nostro popolo, per i nostri poveri, i nostri malati, i nostri
pensionati costretti a rifocillarsi alle mense della Caritas, i nostri
figli che crescono in una società che ha bandito gli ideali
e li ha resi "bamboccioni" insicuri.
Forse (chissà?) un voto "inutile" potrebbe almeno
servire a risvegliare la nostra dignità e a farci ancora sognare
e sperare in un mondo migliore.
Achille
Biele
IL
CINGHIALE INDISCRETO
Premessa:
essendo un animale tutto quello di cui scriverò dappresso non
è assolutamente per invidia.
Quo vadis SUV?
Ecco quellacronimo significa (per chi lo ignorasse) sport utility
vehicle!
Nientemeno! Non per sport, ma per "apparire". È questo
dove va il SUV. Va a comprare il pane, in ufficio, al supermercato,
al cinema, ad accompagnare i figli a scuola a bordo di un veicolo
nato per "fare sport" non certamente utilitario. Un assurdo
della nostra società che alla fine ingombra strade, blocca
carreggiate, intasa file kilometriche.
Un SUV è la vita! Mi è stato riferito. Credo sia cuna
cretineria che appare ma non è. Credo che sia uno status symbol
fondato su cambiali, rate e cc\p, magari con tanto di RID su di un
cc bancario sempre al limite della sofferenza.
Un veicolo sportivo che in alcuni casi può raggiungere a contakilometro
anche i 300kh, usato solo per apparire. Per girovagare in città
la domenica magari andando alla Messa, o a comprare le pastorelle,
il palloncino in villa al bebè o intasare il parcheggio dello
stadio.
Ma vorrei comprendere lutilità di quel vehicle che sembra
alla moda, faccia pendant, ma che alla fine ingombra o magari si scontra
con un tram: a che serve un SUV oltre ad asciugare le pompe di benzina?
Si perché poi una volta a bordo qualcuno/a si sente vicino
al Paradiso, a competere con lOnnipotente che di SUV certamente
non ne possiede, cerca di emularlo e
va a rompere agli altri
la pace eterna.
Signori/e dei SUV cercate di scendere coi piedi a terra (attenti allaltezza
del predellino) alla fine vi accorgerete che non è invidia,
né compassione quella negli occhi di vi guarda. Non vi ammira,
vi commisera soprattutto pensando alle rate che dovete pagare e spesso
alle imprecazioni dei venditori in cerca daffari.
È pur vero che la modestia è larma dei fessi,
ma la spocchia,in questo caso, è dei minorati!!!!!.
Il cinghiale stanco.