PONTE VERSO LE ELEZIONI

Continua, attraverso le nostre colonne, il dibattito sul futuro amministrativo di Ponte, in vista delle elezioni amministrative del prossimo giugno.
Dopo gl’interventi di Giacomo de Angelis e Armando Capobianco, pubblicati sui numeri precedenti, questa volta ospitiamo quello di Maria Fusco, che attualmente riveste la carica di Assessore alle Politiche Sociali.

Maria Fusco: "Questa amministrazione
si e’ distinta per il suo impegno nel sociale"

Non posso non essere d’accordo con l’assessore Capobianco che dalle pagine di questo giornale ha dichiarato che è innegabile che la strategia del fare attuata da questa amministrazione, abbia determinato condizioni decisive di sviluppo e di crescita economico, civile e sociale della nostra Comunità.
L’dea del "fare" ci ha portato ad essere continuamente vicino ai cittadini, che ci hanno scelti per amministrare la nostra comunità, per poter recepire in modo diretto le loro istanze ed essere pronti, nei limiti del possibile, a soddisfarle.
Come assessore alle Politiche Sociali posso dichiarare, senza pericolo di smentita, che in questi cinque anni l’impegno di questa amministrazione per le problematiche sociali è stato un impegno continuo e proficuo. Si è cercato di migliorare la qualità della vita sociale per prevenire ed attenuare forme di disadattamento socio-culturale e contenere forme di disagio e di emarginazione. Il problema della difesa e della giustizia sociale per le fasce più deboli e indifese della nostra comunità è stato uno dei capisaldi della nostra politica del " fare" in questo quinquennio.
Va precisato che da tre anni la maggior parte dei finanziamenti per le Politiche sociali non arriva più direttamente ai Comuni, ma sono gestiti d’Ambito. Ponte fa parte dell’Ambito B2, Capofila Montesarchio, che raggruppa i Comuni, 18, afferenti i distretti sanitari di Montesarchio e Cautano. In quest’Ambito, sin dalla sua costituzione, il comune di Ponte ha assunto un ruolo fondamentale. Ha inserito ben 5 operatori su 10 nel Gruppo tecnico di Piano, gruppo che ha provveduto alla stesura del Piano di Zona Sociale, lo strumento attraverso il quale i Comuni, associati in Ambito, designano il sistema integrato di interventi e servizi sociali tenendo presente i bisogni e le opportunità da garantire ed il sistema di interventi e servizi da porre in essere, considerando le risorse ed i fattori propri dell’Ambito territoriale. Attualmente abbiamo un nostro rappresentante come membro effettivo dell’Ufficio di Piano Territoriale, ufficio che regola e gestisce le politiche sociali dell’Ambito.
Nel nostro Comune, a giorni, sarà aperto un Centro di Aggregazione permanente per minori e adolescenti; provvisoriamente le attività saranno svolte nella struttura ex asilo nido, ma in seguito saranno spostare nell’ex casa di riposo, struttura per la quale ci è stato concesso, tramite l’Ambito, un contributo per la ristrutturazione. Sempre per la fascia giovanile ci è stato finanziato, con la legge Regionale 41, un progetto di formazione lavoro. Da anni, inoltre, il Comune offre il servizio dell’aggregazione estiva dando risposta a quei genitori che con la chiusura delle scuole hanno difficoltà
Anche per l’Area anziani questa amministrazione ha attivato da anni il SAD (Assistenza domiciliare) ed il Telesoccorso integrando i fondi concessi dall’Ambito con fondi Comunali in modo da poter estendere il servizio a più utenti.
Ci tengo ad aggiungere che con l’attivazione di detti servizi oltre che a soddisfare dei bisogni si è riuscito anche ad offrire possibilità di inserimento nel mondo del lavoro a persone disoccupate.
Sul versante socio-culturale l’impegno è stato riversato nel cercare di salvare e rivalutare le nostre tradizioni attivando, in collaborazione con la Pro-Loco, tutta una serie di iniziative (Antichi mestieri, mostre fotografiche, concerti, rivisitazione di vecchie tradizioni ormai cadute in disuso, rivalutazione della festa patronale…) cercando contemporaneamente di coinvolgere il più possibile i cittadini. A tal proposito devo aggiungere che il traguardo più importante è stata la stretta collaborazione con L’Istituto Comprensivo, con il quale è stato firmato un Protocollo d’Intesa.

Maria Fusco


MORCONE

Continua lo spregio delle risorse

L’area a suo tempo occupata per la realizzazione degli invasi di Conza e di Morcone qualche decennio fa fu espropriata ai proprietari e sottratta al suo utilizzo agricolo.
L’operazione avrebbe dovuto risolvere in modo definitivo il problema della scarsità di acqua della Campania: un progetto molto ambizioso e soprattutto di grande portata. Successivamente ci si rese conto che l’invaso non poteva essere realizzato per intero perché la vastità del bacino non era compatibile con la tenuta dei versanti e dello sbarramento, per cui questo territorio - avendo così perso la sua destinazione agricola - diveniva un pascolo spontaneo atto a favorire una zootecnia estensiva, naturale e biologica.
Le caratteristiche dell’allevamento bovino transumante sono ottimali per sfruttare il manto erboso che naturalmente si produce e che - se non utilizzato - diventa elemento di alto rischio per incendi. Inoltre studi recenti, tra cui quello dell’Università di Torino, hanno dimostrato l’alto valore di un pascolamento estensivo ai fini della conservazione della biodiversità del territorio, che se abbandonato a se stesso regredisce per lo sviluppo incontrollato di boscaglia. La conduzione dei bovini al pascolo, secondo la tradizione transumante di queste aree, ne consente invece la conservazione, la tutela dal rischio incendi, da quello idrogeologico che causa forti danni e costi alla comunità proprio per l’abbandono delle aree, e la conservazione di una forma di conduzione tipica e millenaria, con il suo valore naturale, sociale ed antropico.
Tutto questo ciclo naturale genera ricchezza e genera prodotti, in particolare i famosi caciocavalli podolici, vanto di una Regione e risultato di una residua zootecnia appenninica ancora praticabile - nonostante le attuali condizioni di mercato - proprio grazie agli eccellenti risultati che ottiene con una attività a basso impatto alla quale, dopo tante chimere di sviluppo industriale e post-industriale, il Meridione non può oggi rinunciare se non vuole perdere definitivamente le sue risorse e l’opportunità di mantenere un tessuto produttivo autoctono.
Ma queste attività tradizionali di utilizzo sostenibile del territorio, riconosciute in altri paesi per il loro valore aggiunto in termini di conservazione dell’ambiente, non sono invece nel nostro paese apprezzate, e sono anzi oggetto di attacchi da parte di chi ritiene che conservazione dell’ambiente significhi soltanto creazione di artificiali paradisi per farfalle e non sembra cogliere la portata di queste attività come elemento di utilizzazione tradizionale del territorio, di cui hanno modificato nel corso dei millenni la conformazione e contribuito a fare del nostro ambiente rurale quel che è oggi.
Questi allevatori che mantengono il solco di una tradizionale zootecnia transumante ed estensiva hanno avuto forse l’unico difetto di continuare a svolgere con dignità e sacrificio la loro attività, invece di dedicarsi al "fund raising" (ricerca di fondi) o ai rapporti con la stampa o con i palazzi della politica, lasciando talvolta anche il passo e manifestando disponibilità a quanti sostengono che l’ambiente è un bene supremo che va tutelato.
La dedizione al lavoro rischia oggi di far scomparire queste attività, perché non riusciranno a reggere a lungo l’urto rabbioso di quanti — per far posto alle farfalle - non vogliono che le vacche pascolino indisturbate, e scherniscono in questo modo anche la dignità di un popolo che cerca con le sue sole forze e nel rispetto dei cicli biologici di consegnare alle generazioni future queste modalità di allevamento e le buone pratiche millenarie che ha ricevuto dalle generazioni precedenti.
Ci rimane il dubbio se lasciare un parco solo alle farfalle sia capace di fare altrettanto, conservando la storia di queste aree, la biodiversità che si è andata creando nei secoli nell’interazione tra l’ambiente e le attività agricole, pastorali e zootecniche, consegnando al futuro le risorse del territorio e le conoscenze per realizzare quei prodotti che tutto il mondo ci invidia, e che devono la loro eccellenza proprio a questo legame inscindibile con queste terre e la loro cultura rurale; se così non è, sarebbe giusto allora chiedersi a chi giova tutto questo accanimento, e quali interessi si nascondano dietro alle farfalle.

Pasqualina Carbone


I CONDIZIONAMENTI DELL’ECONOMIA RURALE

"Svincolare" l’agricoltura

A questi ultimi tempi dobbiamo constatare che l’azienda agricola sta vivendo una fase particolare e complessa che vede il produttore costretto a subire gli effetti dei vincoli e dei condizionamenti che circondano in modo preoccupante l’iniziativa imprenditoriale che non riesce a sviluppare le sue enormi potenzialità. È vero che è mancata nel nostro paese una vera e propria cultura dell’impresa coltivatrice. Fin dai tempi della civiltà rurale il mondo contadino anche se deteneva un numero rilevante di persone, si trovava emarginato nella società anche a partire dagli anni della riforma fondiaria, e successivamente degli interventi a favore della diffusione dell’impresa coltivatrice, una vera e propria politica culturale in tal senso non c’è mai stata. È successo ceh l’impresa coltivatrice è diventata la struttura portante dell’agricoltura del paese, ma senza che esistesse un nuovo ceto imprenditoriale professionalmente preparato e qualificato. Il risultato sono migliaia di imprese di debole costituzione, milioni di contadini che hanno abbandonato il settore per altre attività. Un momento quindi dove le tensioni si accavallano e dove i problemi finiscono per diventare blocchi frenanti. Si arriva facilmente ad una conclusione: l’attività aziendale è sana ma vi sono all’interno dei mali che rallentano l’azione produttiva e finanziaria.
Il dibattito politico ha avviato un processo di approfondimento del ruolo dell’impresa, pensando soprattutto alla complessità dei problemi che un’azienda agricola deve quotidianamente affrontare, l’imprenditore agricolo deve essere informato su tutto e pronto ad imparare cose nuove e a sviluppare le proprie conoscenze. Da qui l’insostituibile funzione della scuola di formazione professionale, gestita direttamente dai coltivatori, vista come momento di crescita culturale ed operativa dell’imprenditoria agricola, consapevole di assolvere una funzione non inferiore in una società tecnologicamente avanzata.
In una prospettiva di sviluppo della società proiettata verso forme ad elevato contenuto tecnologico, dove regnano informatica ed altre innovazioni, anche nell’attività agricola c’è bisogno di aggiornamenti professionali degli addetti ed in primo luogo degli imprenditori. La stessa organizzazione professionale dovrà operare importanti revisioni, se non vorra diventare una struttura obsoleta incapace di rispondere ai problemi emergenti dell’agricoltura. Ma è fondamentale anche avere dei parametri precisi attraverso cui operare, l’agricoltura deve saper uscire dai vincoli in cui essa sopravvive. Dobbiamo dare all’agricoltura la grande opportunità per far valere le sue capacità e qualità. È indispensabile da parte delle istituzioni un reale impegno, il potere politico deve affrontare con convinzione gli ostacoli, con il conseguente scioglimento dei vincoli e dei condizionamenti, superando tutte le sfide che vengono rilanciate.

Carmine Pannella


SAN LORENZELLO

Rivive la "Passione"

Dopo parecchi anni, il giorno 9 Aprile alle ore 19.00 (Venerdì Santo) a San Lorenzello si rivivrà la Passione di Nostro Signore Gesù Cristo, con una sacra rappresentazione, alla cui realizzazione partecipano vari figuranti locali che interpreteranno i vari personaggi narrati dal Vangelo negli ultimi giorni della vita terrena di Cristo. La rappresentazione è stata organizzata dall’Ente Culturale Schola Cantorum "San Lorenzo Martire" e l’Azione Cattolica "San Giovanni Bosco" il cui presidente Alfonso Guarino affiancato dalla sempre instancabile Lucia Cassella, hanno cercato di coinvolgere oltre settanta figuranti tra bambini e adulti, nella speranza di far vivere la drammaticità del supremo sacrificio di Cristo con fede e con la serenità di un futuro migliore. La manifestazione in costume d’epoca, avrà come percorso le suggestive stradine di San Lorenzello, mettendo in rilievo i punti più importanti della Passione per poi concludersi sul sagrato della Congrega con la Crocifissione del Cristo.

Adolfo Biele

PRIMAPAGINA, EDITORIALE, CITTÀ, SPORT

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