CALCIO
Che disastro questo Benevento!
Disastro Benevento. Quel che poteva e doveva essere un passaggio cruciale per i giallorossi si è dimostrato un vero “colpito ed affondato”. Le due partite casalinghe e la trasferta di Paganese potevano e dovevano portare ben nove punti alla classifica. Guardandola piange il cuore giallorosso e non solo vedendola: il Benevento sarebbe seconda in classifica.
Del senno di poi… ma qui è sicuramente da verificare cosa c’è dietro questa catastrofe, c’è da analizzare il comportamento dei giocatori, della squadra del tecnico. Si dirà che gli infortuni, soprattutto quello di Gori hanno segnato non poco questo periodo e che forse anche gli armatori, di questa che sembrava a luglio il Titanic del campionato, hanno da recriminare su alcune scelte. Ma i vertici aziendali non hanno in assoluto colpe: Acori e Camplone tutto sommato erano scelte in antitesi ma comunque che andavano fatte, così come a gennaio c’era poco da scegliere e da mettere sul tavolo dei rinforzi perché, probabilmente, si sarebbe spaccato ancora di più lo spogliatoio. Ecco, forse (voce di popolo… voce della verità…) è mancato proprio l’afflato di tutti per uno, uno per tutti, andando ognuno per sé a privilegiarsi più che a sacrificarsi; ed ora la quinta posizione è ben lontana tre punti, dove staziona un sorprendente Lumezzane.
A questo punto il futuro è veramente un punto interrogativo. La squadra ha bisogno di ritrovarsi, i singoli debbono guardare alla realtà e non alla tasca, a trovare una condizione fisica decente ed avere cognizione del futuro. Le minacce non sono servite, il randello credo vada deposto e sostituito dal verbo “parlare” per mettere a fuoco “l’immediato”.
Una nave costruita con amore non può affondare sotto i colpi dei singoli, sotto le voglie dell’io, sotto gli umori del “c’è l’ho duro”!
Qui bisogna confrontarsi con la realtà e recuperare almeno quell’ultima posizione utile per i play off. Il resto è solo irritazione è solo dispregio nei confronti di chi ha creduto in questo progetto, di chi ha creduto nelle possibilità dei singoli e del complesso.
Se non si vuol finire come “Di Caprio”, bisognerà trovare testa e cuore, altrimenti è meglio lasciar stare, anche per il bene della società di questa città: bisognerà essere uomini e tirar fuori amor proprio e gli attributi.
Pregi
ROSSO
FERRARI
Rubrica a cura
di Giuseppe Russo
SEMBRA CHE QUEST'ANNO PROMETTI BENE PER IL CAVALLINO
L'istinto e la fame
Enzo Ferrari voleva vincere. Tutto e sempre. Essere il numero 1 dell’automobilismo. Una volontà da sognatore, certo, ma sulla quale ha costruito l’unico vero mito dell’auto. Un sogno che è il DNA della Ferrari. Vincente per istinto.
È altresì vero che la Scuderia di Maranello non ha sempre vinto nelle competizioni, così come le sue GT stradali non sono state sempre al top, ma quella natura “prepotente“ c’è sempre stata. Ed è finalmente ritornata. Prepotente come la fame. Il numero 1 dei piloti sulla numero 1 delle monoposto, creata della squadra numero 1.
Con la dovuta scaramanzia oltre alla prudenza, è ancora presto per tirare le somme, ma di solito basta uno sguardo per capire chi è affamato e chi è sazio. La Ferrari, Alonso e Massa hanno fame, molta, di riscatto, di vittoria. Dopo 5 anni di alti e bassi culminati nell’orribile 2009 ne hanno avuto tutti abbastanza, finalmente!
Come Vettel. Il giovane tedesco della Red Bull soffre sempre meno di inesperienza, il suo talento diventa sempre più evidente, e la sua monoposto lo asseconda molto bene pur soffrendo, allo stesso modo del pilota, di qualche imperfezione. In Bahrain, se non fosse stato per lo scarico danneggiato, avrebbe vinto quasi certamente. Ammettiamolo, onestamente. Comunque alla prima gara ha vinto il migliore, è ingiusto affermare che la Ferrari sia stata solo fortunata. La differenza c’è stata, la Rossa è stata più affidabile della Red Bull, è stata la migliore. Si consideri, inoltre, che Webber (l’altra Red Bull) non ha brillato come Vettel.
Hamilton e Schumacher meritano un discorso a parte. Il primo è molto rilassato, fiducioso. Probabilmente ha previsto una prestazione iniziale opaca in vista di migliori rendimenti su piste meno estreme, magari europee. Non è un mistero che la sua McLaren sia dotata di soluzioni raffinate. Schumacher appare fin troppo “debuttante”. La sua Mercedes-Benz GP non è una cattiva vettura, anzi, eppure fa fatica ad avvicinarsi al podio ed in gara non è più un “rullo” sui tempi. Mancanza di allenamento? vecchiaia? Può darsi ma si tenga ben presente che è il pilota più titolato di sempre, che lavora con un genio come Brawn, sua vecchia e feconda conoscenza, e che dietro a loro c’è un marchio come Mercedes-Benz.
Note dolenti per Button e Kubica, anche se in modo diverso. Il primo, seppur campione in carica, non è all’altezza dei concorrenti ideali, nonostante guidi una McLaren. Sembra quasi dar ragione a Briatore, che lo assimilava ad un “paracarro”. Kubica, prima guida Renault, fa molto bene il suo dovere, come sempre. Un talento vero offuscato dalle crisi prima di BMW ed ora di Renault. Sfortunato.
Sembra che quest’anno la F1 prometta bene nonostante la rinuncia di BMW e Toyota, i vari riassetti dei teams, il sacrificio delle spettacolari soste con rifornimento e delle tattiche del “muretto”. Vinca il migliore, quindi. Magari la nostra Ferrari, che la sua attesa riscossa accompagni quella italiana.
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