PONTELANDOLFO
Il bisogno di un profondo
senso del civismo
L’appuntamento elettorale regionale, al di là del caos nazionale, ci ha fatto registrare un certo disinteresse da ogni parte. La disaffezione popolare si coglie un po’ ovunque, in tutti gli ambienti paesani. Anni di promesse, di prospettive, di delusioni, di valori traditi, di disgregazione sociale hanno contribuito ad individualizzare ogni forma sociale. Sembra che ognuno si rinchiuda nei propri problemi e cerca di non condividerli con gli altri, come si faceva una volta, un po’ per obbligo sociale, visto come si viveva, ma anche per la semplicità con cui si viveva. C’erano dei valori in cui credere, delle radici forti e il rispetto dei sentimenti.
La nostra generazione “di giovani rampanti” figli del boom economico, che non aveva avuto a che fare con gli stenti e le difficoltà pre e post-belliche, viveva in modo più semplice, uniti nelle passioni semplici. Non avevamo strutture sportive, eppure rincorrevamo un pallone negli spazi cercati negli angoli più disparati del paese, simulando gli stadi nazionali. Non c’era tutta la pressione mediatica attuale. Le partite di calcio che ci facevano sognare, le seguivamo attraverso la radio del bar, luogo di convegno e socializzazione. Qui ognuno esultava o disperava per la propria squadra del cuore. Sfottò e prese in giro dominavano. Questa, però, era la vera famiglia allargata, dove solidarietà e comprensione si trovavano ovunque, anche presso gente estranea alla propria di origine. Ed è questo l’aspetto più bello che ci piace sottolineare.
Siamo cresciuti alimentando la passione civica, con l’esempio degli adulti, ascoltando le conversazioni e i consigli. Avevamo punti di riferimento fondamentali, ricevendone un’educazione civica profonda, al di là del bagaglio culturale del “docente” di turno. L’erudizione della pratica e dell’esperienza superava qualsiasi dubbio sulla preparazione culturale.
Ma la domanda viene spontanea: se fosse questa la forza, i caposaldi di cultura civica, perché siamo arrivati a tanto?
Perché nel tempo le sirene del progresso hanno incantato anche noi e ci siamo illusi di riscattare la nostra comunità procedendo individualmente. L’armonia e la solidarietà generazionale se ne è andato a farsi friggere nelle pieghe del personalismo e dell’individualismo. E cosa ancor più grave, ci siamo dimenticati le nostre origini e abbiamo generato i nostri figli, rinunciando a fargli credere nei valori in cui ci siamo formati. Spesso si parla di “generazione problema”, di progressiva perdita di punti di riferimento fondamentali.
Se le istituzioni politiche ci hanno deluso, i media che sembrano in guerra continua per imporsi all’attenzione dei più, se le famiglie si sono polverizzate per un mero sentimento di egoismo, anche allargandosi caoticamente e non come richiamato nel nostalgico ricordo precedente, se la scuola attuale non riesce a fare il proprio dovere, allora dove le nuove generazioni dovrebbero attingere il proprio bagaglio culturale per diventare adulti, cittadini attivi e responsabili all’interno della propria realtà e comunità?
Un mea culpa generazionale va fatto e riconoscere gli errori è un atto di coraggio e di saggezza. Rinunciare alle proprie velleità personali e politiche non è cosa facile, ma va proposta una via alternativa all’attuale sistema per uscire o almeno tentare di uscire dallo stallo. Uniamo la collettività intorno ai valori positivi della vita associata, aggregandoci senza pregiudizi o inibizioni, indipendentemente dalla provenienza partitica, ponendoci un obiettivo comune legato alla tutela, alla gestione delle nostre risorse e sviluppandone le potenzialità. Abbiamo un capitale sociale che dobbiamo sfruttare, interagendo e non combattendoci, l’unum sentire armonico. L’unione fa la forza come recita la saggezza dell’ovvio, ma che è tanto vero. Ognuno col proprio contributo può farci risalire e mettere in condizione i nostri giovani di credere nella passione civica e non crescere con la prospettiva di doversene andare non appena concluso il ciclo vitale.
Ecco il profondo senso di civismo di cui si teorizzava, sfruttando le reti di relazioni interpersonale e i legami associativi che sono risorse per ottenere vantaggi, evitare gli svantaggi, utilizzabili sia dai singoli che dalla comunità. Profonde riflessioni nascenti anche dal vuoto che la vita politica ci ha confermato prima di queste importanti, ma trascurate consultazioni regionali.
Nicola De Michele
AGRITURISMO NEL SANNIO
Il punto della situazione
Nella consueta rubrica “Agriturismo nel Sannio”, abbiamo analizzato una serie di aziende (18 per la precisione) di Benevento e provincia. E’ giunto il momento di fare il punto sulla situazione.
Risulta ormai chiaramente, dalle inchieste e dai sondaggi sull’agriturismo in Italia, che esistono due differenti tipi di domanda. Il primo tipo viene dal turista puro e semplice, che intende visitare i tesori artistico-monumentali di una regione – città d’arte, borghi medievali, complessi religiosi, ma preferisce ritirarsi a sera in campagna, in agriturismo. Il secondo tipo è quello che privilegia prevalentemente il soggiorno in campagna e il contatto con la natura.
Dall’analisi delle aziende fin qui esaminate si evince che nel Sannio vi è una clientela di questo tipo, che cerca prima di tutto la quiete della vita agricola e il contatto con la natura: qui i turisti desiderano in primo luogo il relax.
Altresì, si è notato che molte aziende agrituristiche nel Sannio, hanno investito in attrezzature per lo sport e la ricreazione conquistando così anche un’altra fetta importante di turisti.
Oltre alle attrezzature per lo sport e il tempo libero, non mancano in questo viaggio tra gli agriturismi sanniti, sentieri natura e percorsi agronaturalistici attraverso boschi e foreste, laghetti da pesca e itinerari di trekking e mountain bike.
Ci troviamo di fronte a un universo variegato di aziende che cercano di sfruttare le peculiarità proprie del territorio in cui sorgono: l’agriturismo “La Morgia”, tra Benevento e Pietrelcina, ad esempio – oltre ad essere rinomato per la buona cucina – è particolarmente frequentato da turisti che si recano nel luogo natale di Padre Pio.
Ben vengano, insomma, piscine e campi da calcetto in agriturismo, ma, prima ancora, è necessario centrare il “valore aggiunto” di un territorio.
Il “Piano strategico nazionale di sviluppo rurale 2007-2013” indica per la prima volta come obiettivo per uscire dalla crisi dell’agricoltura, “l’offerta di prodotti tipici in un paesaggio tipico”.
I paesaggi rurali del Sannio, caratterizzati da vigneti e oliveti, alternati a boschi, sono un motivo di attrazione molto forte per il turista che giunge dalla città.
Solo se si riesce a offrire prodotti tipici in un paesaggio tipico, le aziende agrituristiche sannite riusciranno a restare competitive e assolvere il delicato compito di salvaguardare l’ambiente rurale del Sannio.
Rosario Longo
LIMATOLA
Un paese sempre più isolato
Con la crisi economica, la chiusura delle tante aziende, lo spetto della disoccupazione e la terribile miseria del dopo “cassa integrazione o mobilità”, ecco che arriva la mazzata finale: la chiusura della strada comunale Limatola–Castelmorrone. È un’arteria che consente a tutto il versante casertano e napoletano di raggiungere i comuni della valle telesina e casertana.
Dugenta, Castelcampagnano, Amorosi, Frasso, Telese Terme, e tanti altri comuni, erano facilmente raggiungibili, adesso non più! Da domani saranno in pochi che affronteranno i disagi di percorsi più lunghi e poco chiari, senza una segnaletica opportuna. Molti altri eviteranno di acquistare nelle nostre aziende, di mangiare nei nostri ristoranti, di visitare i nostri paesaggi.
La domanda è: riusciranno, i pochi operatori economici rimasti, a sopportare quest’altra brutta tegola? E poi: fino a quando la strada resterà chiusa?
Speriamo che non si assista al consueto e ormai logoro “scaricabarile”. Certo è che i primi segnali del movimento franoso furono indicati già oltre 15 anni fa! E, per finire: da meno di un anno sono stati realizzati lavori per circa 150 milioni di euro!
È proprio una brutta primavera per il nostro territorio.
P.D.L.
UN NUOVO PROGETTO PER COPRIRE
IL TERRITORIO CON LE RETI WIRELESS
Banda larga, la Provincia ancora ferma al palo
Il Sannio rimane, assieme ad altre zone del Sud Italia, una delle province ancora colpite dal Digital Divide, ossia dalla mancanza di infrastrutture di base per l’accesso ad internet veloce. In tempi come questi, dove la facilità di accesso alle informazioni è ormai considerato “diritto dell’uomo”, è paradossale evidenziare come una delle province più vive sotto il profilo tecnologico (Futuridea, Marsec), presenti notevoli difficoltà di accesso alla rete per i semplici cittadini.
L’avvio dei lavori per l’ammodernamento di quella parte del territorio delle aree interne sannite ancora non raggiunto dalla banda larga è previsto per questa primavera. Si dovrebbe giungere finalmente all’accesso gratuito della connettività wireless grazie ad una rete con tecnologia mista in standard wi-fi e hiperplan/2.
“Si tratta di una misura –sottolinea il Presidente della Rocca dei Rettori Aniello Cimitile- che mira a garantire, specie per le istituzioni dell’alto Sannio e del Fortore, un accesso in sicurezza ad Internet e, nello stesso tempo, il sistema sarà concepito in modo plastico e modulare affinché sia integrabile con la rete regionale Rupar della Regione Campania”.
Ma forse il problema è proprio questo. L’accesso veloce sarà in un primo momento “facilitato” solo per le pubbliche amministrazioni che viaggiano ancora a passo di lumaca, a trarne vantaggio non saranno quindi i cittadini ma i dipendenti pubblici. Il documento che sintetizza i lavori che inizieranno in primavera è stato redatto dal centro di competenza Ict Campania e propone anche un cronoprogramma degli investimenti da realizzare.
“L’intervento - sottolinea Sergio Betti, direttore del Centro di competenza Ict Campania - non è una misura tampone, ma rappresenta una soluzione adeguata che si andrà ad integrare con un piano di interventi generale”. “L’idea -evidenzia il deputato sannita Costantino Boffa- è di aggiornare costantemente la popolazione dei nostri territori sullo stato di avanzamento di un progetto molto sentito dall’intera collettività”. Ecco che l’idea di Boffa si fa più sociale: “L’obiettivo che ci siamo posti – prosegue il deputato - è la copertura integrale dei comuni Sannio. In quest’ottica va riconosciuto alla Provincia di Benevento l’impegno a superare questo ritardo con la creazione di una infrastruttura in grado di garantire una copertura adeguata ad un vasto comprensorio territoriale. Grazie alla banda larga -conclude- eviteremo che nella nostra Provincia un nuovo ostacolo si interponga sul percorso che conduce allo sviluppo e alla crescita del Sannio”.
Antonino Caffo
antonino.caffo@hotmail.it