
INTERVISTA
CON ACHILLE MOTTOLA,
PRESIDENTE DEL "NICOLA SALA" DI BENEVENTO
"Con me cresce il Conservatorio "
La “par condicio”, avviata, per la durata della campagna elettorale, su iniziativa del radicale Marco Bertrandi, dalla commissione di vigilanza della Rai, con la sospensione del talk show, ed estesa dall’Agcom a tutti i canali privati, ci aveva messo nella condizione di non poter più, per tale periodo, effettuare interviste con politici o candidati, nella misura in cui la periodicità quattordicinale del nostro giornale non avrebbe consentito di dare voce a tutte le parti in competizione.
Dopo, però, la sentenza del Tar del Lazio, che ha annullato la decisione dell’autority sulle comunicazioni, riammettendo i talk show, anche se il Cda della Rai, rispetto a tale pronunciamento, ha ribadito il deliberato della Commissione di vigilanza, “Benevento” non ha cambiato linea di condotta, anche perché questo è il primo numero dopo la sentenza del Tar e l’ultimo prima delle elezioni.
Così, non abbiamo potuto essere presenti nei dibattiti e negli scontri elettorali tra partiti e candidati, perché la notizia di cronaca, sul nostro giornale, avrebbe perso di attualità. Tuttavia, l’approfondimento della notizia, peculiarità dei periodici, è un dovere cui non ci siamo mai sottratti, neanche nel numero scorso, spaziando il nostro dire non soltanto su fatti di carattere locale.
Infatti, non possiamo non dire che la censura dei talk show, ci ha imposto, non senza disappunto, per usare un eufemismo, un modo diverso di trascorrere le nostre serate, dal momento che non ci siamo mai sentiti allettati dalle fiction, dai quiz e tanto meno dagli spettacoli in cui la esposizione di tette e cosce ti lasciano solo con gli occhi aperti.
Nei giorni scorsi, ci siamo dovuti sintonizzare sui canali privati, per confrontare le nostre idee con quelle dei partecipanti al talk show. Avremmo, però, voluto vedere “Ballarò”, “Annozero”, e forse anche “Porta a Porta”, se Vespa non avesse portato nani e ballerine alla sua trasmissione, come spesso fa quando Berlusconi ha qualche defaillance o si trova di fronte a qualche problema serio, quale quello di essere indagato dalla Procura della Repubblica di Trani, per essere intervenuto presso Giancarlo Innocenzi, un commissario dell’Agcom, ex deputato di Fi ed ex dirigente di Mediaset, insomma un suo uomo, affinché venisse chiuso “Annozero”.
Siccome, per un sultano, non è reato togliere ai propri sudditi la libertà di non pensarla come lui, a buon ragione egli (Berlusconi) si ribella se lo si priva della libertà di impedire ad altri di esercitarne il dirittto. Tuttavia, questo suo concetto della libertà pare sia condiviso da alcuni amministratori locali della nostra provincia, che hanno scelto di aderire al Pdl. Una adesione, questa, “che non andrà a scapito di chi già c’è nel Pdl”, ha affermato la deputata berlusconiana Nunzia De Girolano. La quale, nel presentare la candidatura di Luigi Bocchino nella lista di Caldoro, ha ancora agitato il problema del rifiuti, quando invece è stato Berlusconi a inondarci della mondezza tolta dalle strade di Napoli, dove invece sta ricomparendo, a testimonianza del fatto che l’emergenza non è finita.
Ma non ci dilunghiamo nel fare approfondimenti, in quanto l’occasione dell’intervista, non di natura politica, ce l’ha offerta la riconferma di Achille Mottola a presidente del conservatorio di musica “N.Sala” di Benevento. Mottola, 50 anni, collabora a Il Mattino da diversi anni, è docente presso l’Istituto di Scienza religiosa della Pontificia Università dell’Italia meridionale ed è stato eletto di recente componente il direttivo dei 58 conservatori statali di musica italiana.
Al di fuori dell’intervista, ci ha detto che, sotto la sua presidenza, sono stati stanziati 30 mila euro, per assegnare 30 borse di studio, di 1000 euro ciascuna, ad altrettanti studenti, e che sono stati istituiti, come nelle università, contratti di collaborazione con gli studenti.
Lui, nominato presidente, per la prima volta, il 12 febbraio 2007, dal ministro Fabio Mussi, è stato riconfermato nella carica dalla ministra Mariastella Gelmini il 10 marzo scorso.
Ma queste nomine sono politiche? - gli domandiamo subito.
“Non sono politiche, perché la legge di riforma dei conservatori, n. 508/99, e anche tutti i decreti attuativi, come il DPR 132, prevedono delle procedure particolari, con dei criteri specifici. Non è il ministro che nomina. Il ministro sceglie su di una terna di nomi, proposta dal consiglio accademico, che è composto da 8 docenti, 2 studenti e il direttore. Questo organismo, che prima non esisteva, può, quindi, designare chi vuole. In tutte le istituzioni dell’alta formazione, la nomina proviene da una terna di nomi, espressa dal territorio. Prima avveniva il contrario: il consiglio accademico operava la scelta, sulla base di una terna proposta dal ministro”.
Dal momento che la terna è stata votata da 7 consiglieri su 11, qualche candidato rimasto escluso dalla designazione, ha protestato sulla stampa quotidiana, per il fatto che ogni consigliere avrebbe potuto votare 3 nomi. Lo prevede un regolamento?
“Il fatto è che il ministero ritiene che ogni consigliere accademico ha il diritto e il dovere di designare tre nomi. Ciò è avvenuto per Frosinone e per tutti i conservatori d’Italia, anche per il “S.Pietro a Maiella” di Napoli. In merito, c’è stato anche un pronunciamento del Tar del Lazio”.
Quindi è previsto che ogni consigliere possa esprimere tre nomi?
“Questo non è scritto nel Dpr, ma non è scritto nemmeno che un consigliere debba esprimere un solo nome”.
Dal momento che il conservatorio di Benevento è diventato importante, lei ritiene che, in considerazione delle pressioni che si sono manifestate con le candidature, ci poteva essere una utilizzazione politica del conservatorio, visto che la struttura gestisce un considerevole materiale umano, costituito soprattutto da molte centinaia di studenti?
“Assolutamente no! Gli studenti non si gestiscono, si formano; i docenti insegnano. E poi non vi può essere una gestione degli studenti, anche perché essi non provengono solo dalla nostra città e dalla nostra provincia, ma anche da altre regioni, oltre che dal resto della Campania”.
Faccia un bilancio della sua guida in questi 3 anni. Come si è caratterizzata la sua gestione?
“Guardi, quando io sono arrivato, quello di Benevento era l’ultimo conservatorio d’Italia sine nomine: non aveva un nome questo conservatorio. Noi, da subito, nella prima riunione del consiglio di amministrazione, gli abbiamo dato un nome, intitolandolo a Nicola Sala, un musicista di origine sannita, cui la città di Benevento ha dedicato anche una strada, nato a Tocco Caudio il 1713 e morto a Napoli il 1801. Era come avere un figlio da 26 annni senza poterlo chiamare per nome. Abbiamo poi dato un nome anche agli spazi del conservatorio. La biblioteca è stata intitolata a Parente di Guardia Sanframondi, un critico musicale, letterato, bibliotecario, uno dei più grossi allievi di Benedetto Croce. La sala dell’organo è stata invece dedicata a Benedetto Bonazzi, un arcivescovo della città che all’inizio del novecento ha riacceso l’attenzione per il canto beneventano e sulla cultura musicale beneventana. Abbiamo completato la sala di incisione. Ma, soprattutto, abbiamo intercettato risorse per 2 milioni e 800 mila euro e dotato il conservatorio di nuovi strumenti musicali. Erano 26 anni che non si compravano pianoforti. Noi abbiamo comprato 7 pianoforti, un quartetto d’archi di liuteria riportato in Campania. Infine, previo delibera, abbiamo siglato un rogito per l’acquisto dell’ex convento degli Scolopi, in via Bartolomeo Camerario”.
Gli attuali locali non sono sufficienti?
“Intanto, non lo sono per niente, e poi sono proprietà del Comune, che li ha dati in comodato al Ministero e non al Conservatorio. Come lei saprà, il resto del complesso dell’ex collegio “De La Salle”, destinato in un primo momento al Conservatorio, è stato poi venduto all’Università. Siccome l’utenza è sempre in aumento, con un contributo ministeriale, vincolato ad hoc, abbiamo acquistato l’ex convento di cui le parlavo, che una volta era sede della scuola media Dante Alighieri”.
Cosa trasferirete in questo ex convento?
“Lo decideranno il direttore e il consiglio accademico. Io non mi interesso della parte didattica del conservatorio, mi interesso solo della struttura, del governo delle cose”.
Lei diceva che il numero degli studenti è in continuo aumento. Cosa è cambiato rispetto al passato?
“C’è ora una grossa attenzione, perché, con l’istituzione dei licei musicali, i conservatori avranno un ruolo sempre più importante per il completamento degli studi, in quanto, se i licei musicali, come il “Guacci” a Benevento, faranno la formazione di base, il conservatorio sarà chiamato ad essere università. Noi abbiamo già i corsi di laurea da 3+2 (corsi di laurea triennale e biennale specialistiche). Abbiamo corsi di musica applicata con testi multimediali, grazie alla sala di incisione, una delle più attrezzate del Mezzogiorno. Nel conservatorio, vi sono poi anche corsi di jazz, molto frequentati soprattutto dai giovani del Sannio e del Beneventano”.
Inizialmente, la frequentazione del conservatorio, contestuale a quella della scuola media superiore e/o dell’università, era vista come formazione sussidiaria, complementare, finalizzata ad acquisire la conoscenza della musica, attraverso lo strumento musicale preferito, ovviamente mettendo a profitto la preparazione ricevuta, come, per esempio, l’insegnamento della Musica. Adesso cosa è cambiato?
“Non è stato mai un luogo per coltivare hobby o per avere una infarinatura musicale. Questo che dice lei, accade ancora oggi, con i vecchi corsi ordinari, che consentono, con la vecchia legge, la doppia frequenza. Ma, le ripeto, per i corsi di triennio e di biennio, per i corsi sperimentali-accademici, c’è incompatibilità anche con la frequenza di altre università. E, in più, mentre prima si poteva entrare nel conservatorio senza il diploma di scuola media superiore, ora si entra con il diploma, per frequentare i predetti corsi accademici. Il vecchio corso ordinario, che prevede comunque uno studio serio e serrato, si può fare anche senza avere il diploma di scuola media superiore. Ma i vecchi corsi andranno ad esaurirsi, perché ci sarà solo il percorso universitario, anche perché la formazione di base avverrà nei licei musicali”.
Come è distribuita la frequentazione dei corsi? Gli studenti quale disciplina privilegiano maggiormente?
“C’è una richiesta massiccia per alcuni strumenti per i quali abbiamo più cattedre, come per il pianoforte, che ne ha 16. I più preferiti sono gli strumenti che hanno maggiore appeal sui ragazzi: pianoforte, chitarra, violino, e poi gli strumenti a fiato. Insomma, per avere 110 professori, il conservatorio dispone di tutti i corsi: dall’arpa al violoncello,dal contrabbasso alla viola, al violino, che dispone di 7 cattedre. E’ cresciuta la qualità del corpo docenti. Abbiamo prime parti di orchestre internazionali, primi violini straordinari, concertisti di chiara fama che insegnano qui”.
Lei, in sintesi, ha spiegato quale è stata la sua attività in questi 3 anni. E per il futuro cosa ha intenzione di fare?
“Di far crescere sempre di più il conservatorio, mettendolo in condizione di respirare con la provincia, di interagire in sinergia con le istituzioni, e di attivare meccanismi di dialogo continuo e costante con le scuole. A partire dal 22 di marzo, la direttrice, maestra Maria Gabriella Della Sala, ha organizzato, per gli studenti delle scuole medie superiori, una settimana di visite al nostro conservatorio, perché quello della scuola media superiore è il nostro bacino di utenza”.
In che modo il conservatorio si fa conoscere all’esterno?
“Solo l’anno scorso abbiamo fatto la bellezza di 37 concerti, prevalentemente a Benevento”.
Il conservatorio ha un migliaio di studenti. Rispetto a 5-6 anni fa, la popolazione scolastica è raddoppiata. A che cosa è dovuto questo incremento?
“Questo risulta anche a noi, perché mandiamo le statistiche ogni anno al Ministero. Vuol dire che il Conservatorio offre una buona offerta formativa. Lei pensi che siamo il secondo conservatorio in Campania, dopo Avellino che ha un numero maggiore di studenti. Il “S.Pietro a Maiella” di Napoli è molto al di sotto di noi”.
Giuseppe di Gioia
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