OSSERVATORIO
Tutti in cerca di un posto al sole
Siamo oramai in dirittura d’arrivo per quanto riguarda l’appuntamento elettorale per il rinnovo del Consiglio regionale della Campania. Domenica (quella delle Palme e dell’ora legale) e lunedì (primo giorno della Settimana Santa) andremo (chi lo vorrà… il voto è un diritto/dovere) alle urne per decidere per i prossimi anni il futuro di questa travagliata regione.
Ma ho cercato di “erudirmi” sul sistema elettore post voto ed ho capito che ci troviamo di fronte ad un arzigogolo che potrebbe alla fine sbancare il piatto. Partendo dai seggi assegnati ad ogni singola provincia: quella Legge parla di non più di “tot” seggi (per Benevento ad esempio i 3 in lista), poi parla anche di premio di maggioranza, poi parla di resti e quozienti regionali. Tutta “roba nota” a chi ha bazzicato per anni le segreterie dei partiti e le Prefetture. Ma alla fine come mixare il tutto se quella Legge parla di 3 seggi e “non di più” per provincia? Perché qualcuno parla della possibilità addirittura di averne cinque di consiglieri? Vedremo come andrà a finire l’ennesimo (credo) pateracchio napoletano.
Non sarebbe stato meglio lasciare un “quid di seggi” per quel premio di maggioranza? Non sarebbe stato forse meglio anche abbassare un tantino “la fame” partenopea? E’ pur vero che qui seggi sono stati distribuiti in base al corpo elettorale, e la rappresentatività è democrazia, ma ancora una volta viene da rimproverarsi (e me lo rimprovero anche in prima persona) di non aver cavalcato la tigre molisana negli anni 70/80, anche se qualcuno in queste settimane tale rimorso lo ha esternato anche pubblicamente.
In dirittura d’arrivo quindi la campagna elettorale, ma soprattutto l’attesa del risultato che inizierà ad essere reso noto all’ora terza di lunedì 29 marzo…!
Ma fino ad allora continueranno in queste poche ore ad essere sparpagliati più che vincoli quelli del Pdl? La cara coordinatrice provinciale in apertura della presentazione dell’incontro con il Ministro Matteoli ha tenuto a precisare che “la sua presenza” era sinonimo di unità del partito in terra sannita. Ma un Ministro della Repubblica seppur ex An, seppur in quota finiana, non è di una parte del partito, ma dell’intero partito. E così come per la presenza del Ministro Scajola dove era stata sottolioneata l’assenza del candidato Ascierto, per quella di Matteoli non si sono visti Colasanto e la Sorrentino. Il candidato Sant’Agatese ha eliminato dal suo calendario l’8 marzo? O forse sposato il motto “meglio solo che…”
Le bugie anche dette ai ministri cara la mia on.le Nunzia hanno spesso le gambine corte e seppur può importare poco a quei governanti con delega berlusconiana, sicuramente interessa molto di più all’elettore sannita. Ed allora perché proprio in chiusura non una bella manifestazione “anema e core”, tutti insieme appassionatamente?
Ecco, è una cosa che chiedo anche a quelli del Pd, dove la varie candidature sono state espressione delle anime del partito, dove ognuno corre per sé e non per tutto il partito. Dove la candidata donna Giulia Abbate sembra adatta più per un “chi l’ha visto?” che espressione di quella esigenza impartita dalla Legge regionale. Sì, quella delle preferenze è un’arma a doppio taglio (anche… camorristico…) e quindi correre da soli è sempre meglio, poiché alla fine, è la “somma che fa il totale” e quindi se la possibilità di porre due preferenze nella scheda (almeno il 25% per le altre province… purtroppo da noi metà e metà) finisce proprio con il penalizzare sempre e comunque la candidata donna. Nel caso del Pdl abbracciata da uno dei candidati per assicurarsi anche delle preferenze ad ella destinate, nel caso del Pd lasciata al giudizio dell’elettore senza apparentamenti di sorta.
Il tutto si dirà è un gioco elettorale… ma con il voto signori non si gioca in quanto è in ballo la democrazia, la rappresentatività, lo sviluppo di una Regione in agonia su tutti i fronti, non solo sanitari. E perché alla fine mentre ci si arrampica sui tralicci, si lascia Napoli ancora coperta di sacchetti a perdere, gli sperperi della politica sono sotto gli occhi di tutti, dal manifesto selvaggio alle nomine in extremis per favorire “corpi” elettorali, senza contare dell’uso sproporzionato dei mezzi di servizio (macchine, telefoni, ecc.ecc.) a disposizione di chi possiede “il potere” in questi giorni e lotta in prima persona o per una persona “propria” per un posto al sole di Palazzo S.Lucia.
Geppino Presta
E
SOLTANTO UNOPINIONE
A cura di
Pietro Di Lorenzo
Le risposte del cittadino
alla mancanza di politica
Ci avviamo agli ultimi giorni di campagna elettorale, freneticamente, nella piazze e nei luoghi pubblici, si alternano i candidati dei vari schieramenti che chiedono (a volte disperatamente) un voto. Un voto di fiducia, un voto per cambiare. Le ragioni per recarsi alle urne ognuno deve trovarle dentro di sé, anche se le grandi motivazioni politiche sembrano del tutto scomparse.
Quanta fatica per individuare il candidato meno compromesso per un voto che spesso viene espresso “turandosi il naso”.
Eppure una risposta alla mancanza di politica il cittadino la deve trovare, anche al di fuori dei partiti. La straordinaria capacità di rialzarsi dopo il disastro e tipico del costume italiano. Il Mezzogiorno poi si è ritrovato spesso al centro di un vento innovatore, che, può partire proprio quando si è toccato il fondo.
Ci sono tantissimi esempi che denotano la ricerca di nuove aggregazioni anche e non soltanto di natura politica. I comitati, le associazioni sono sistemi immediati per valutare la forza propositiva di una comunità, che più volte si trova a condividere obiettivi politici. Sono nati, infatti, comitati per sostenere l’apertura di ospedali, di fabbriche, per il funzionamento di assi viari e per stimolare il completamento di lavori. Per non parlare poi delle associazioni di imprese, artigiani e professionisti.
Concrete azioni del territorio indipendenti dalla politica, ma spesso indirizzate proprio a scrollare istituzioni e partiti che appaiono incuranti delle gravi problematiche del territorio. Si abusa spesso di questa parola, ma il “territorio” è l’unico elemento da cui partire, oserei dire che è l’unica speranza che ci rimane: non permettiamo che lo distruggano!
E per finire un appello agli imprenditori, i pochi rimasti dopo questa terribile crisi che non è ancora passata. Gli imprenditori non sono soltanto quelli che resistono, ma anche quelli che credono nel futuro e nella capacità che l’intera comunità meridionale ha di rialzarsi. Gli imprenditori sono in attesa di una seria politica industriale e di sviluppo, basta con i soldi a fondo perduto e gli aiuti a pioggia.
Basta con i bandi regionali che vengono emanati in prossimità delle feste o di ferragosto! Lottiamo per una politica di incentivi automatici e soprattutto aiuti fiscali.
Lo Stato non entri nell’impresa, realizzi le infrastrutture ed i servizi, riducendo la burocrazia. Ed ecco che tutto il territorio reagirà concretamente, accendendo la speranza di una nuova stagione di crescita e benessere.
GLI INSEGNAMENTI DELLA STORIA E LA
TRISTE ATTUALITA' DEL NOSTRO TERRITORIO
Dalle Forche Caudine alla
nuiova emergenza immondizia
Ci risiamo. Il problema immondizia è di nuovo all’ordine del giorno. Napoli e Caserta scoppiano e a Benevento tocca fare la valvola di sfogo.
E proprio uno sfogo, più che un comunicato, è stato quello diffuso dalla Provincia.
Ripensando in termini storici all’attuale scarsa capacità di contrapporre il rispetto e la difesa del proprio territorio alle insensate logiche politiche che a livello regionale fanno di Benevento e del Sannio lo sversatoio di “sciagurate” realtà limitrofe, il pensiero corre al più conosciuto esempio della fermezza del carattere sannita.
Ma pure la storia delle forche caudine sembrerebbe offrire poco conforto in tal senso.
Nelle «due gole profonde, strette e coperte di boschi collegate da una catena ininterrotta di montagne» racconta Tito Livio nel libro IX della sua storia di Roma, i romani ci finirono nel tentativo di raggiungere Lucera per la via più breve. A Lucera, infatti, i Sanniti avevano ingannevolmente fatto credere di essere impegnati nell’assedio della città.
Passata la prima gola e giunti nella pianura che dava accesso alla seconda i Romani si resero immediatamente conto di essere stati tratti in inganno.
Quasi come incapaci di risvegliarsi dall’incubo nel quale erano piombati e in una sorta di surreale silenzio, di atmosfera sospesa, tutti pian piano, vedendo che venivano piantate le tende dei consoli, cominciarono ad approntare fortificazioni e trincee «senza che nessuno li esortasse a farlo o lo ordinasse loro», «per non aggiungere la propria responsabilità alla disgrazia» annunciata dai manipoli Sanniti sulle alture.
E se l’arrivo della notte sorprese i Romani «mentre più che consultarsi si stavano lamentando del proprio destino», «nemmeno i Sanniti, pur trovandosi in una congiuntura tanto favorevole, sapevano che cosa convenisse fare».
Comandante in capo dell’esercito sannita era all’epoca Gaio Ponzio, figlio di Erennio.
E proprio a quest’ultimo, il quale non solo eccelleva in saggezza ma era stato anch’egli guerriero di prim’ordine, i Sanniti decisero di chiedere consiglio.
Il consiglio dell’ormai vecchio ma ancora lucido Erennio, una volta compresa la situazione dell’esercito Romano, fu quello «di lasciare andare al più presto tutti senza colpirli».
A tale consiglio non venne però dato seguito e si decise anzi di inviare nuovamente un messaggero per un secondo parere.
Erennio propose allora «di ucciderli tutti dal primo all’ultimo».
Le risposte contrastanti, che al comandante in capo –riferisce Livio– apparivano il frutto della mancanza di lucidità del vecchio genitore, indussero i sanniti a chiedere che Erennio fosse condotto in assemblea e Gaio Ponzio ad acconsentire a tale richiesta.
Il vecchio ebbe così modo di chiarire la ragione delle due diverse risposte: «scegliendo la prima strada, che lui riteneva la più valida, ci si sarebbe assicurata una pace duratura e l’amicizia con un popolo potentissimo; optando invece per la seconda, si sarebbe evitata la guerra per molti anni, perché dopo la perdita di quei due eserciti per i Romani non sarebbe stato facile raggiungere la potenza di un tempo. Una terza via non esisteva».
La terza via, quella di far passare i Romani privi di armi, sotto il giogo –e “abbuffandoli di sguesse e pernacchi”, come racconta uno “sturione” che non è “poeto e manco improsatore” ma che scrive come parla e parla come se la sente – fu quella che si decise di imboccare.
E dire che, il buon vecchio Erennio, ai Sanniti che, non ancora soddisfatti dalle sue parole, avevano chiesto cosa pensasse di una soluzione di compromesso che lasciasse in vita i Romani imponendo loro però il diritto di guerra era stato chiaramente avvertito che così facendo non avrebbero acquistato degli amici, né si sarebbero liberati dei nemici!
Massimo Iazzetti
DAL 23 AL 25 APRILE A BENEVENTO
Festival del libro e dell'informazione
Dal 23 al 25 Aprile 2010 avrà luogo, presso il Chiostro di San Francesco in Piazza Dogana a Benevento, il Festival del Libro e dell’Informazione Locale, organizzata e promossa dall’Ente Provinciale per il Turismo di Benevento in collaborazione con l’Assessorato alla Cultura della Provincia di Benevento.
Sono previsti momenti di discussione e riflessione sull’editoria e sull’informazione nella provincia sannita attraverso convegni, esposizioni, mostre a tema, letture socializzate e momenti di animazione culturale e musicale.
Per questo l’amministratore dell’EPT di Benevento, Giovanni La Motta, invita tutti gli editori e i direttori di testate giornalistiche, testate televisive e portali on line a manifestare interesse a partecipare alla tre giorni, comunicandolo possibilmente entro il 31 marzo p.v. Sarà possibile, infatti, allestire propri stands all’interno del Chiostro di San Francesco usufruendo di bacheche messe a disposizione dalla Provincia. Si tratta di un’ulteriore opportunità per far conoscere al pubblico che interverrà all’iniziativa la propria attività sul territorio e il proprio contributo alla crescita culturale e dell’informazione locale.
L’inaugurazione è prevista per il pomeriggio del 23 Aprile, in occasione della “Giornata mondiale del Libro e del diritto d’autore”, proclamata dalla Conferenza Generale dell’UNESCO per riscoprire il piacere della lettura e per promuovere l’industria editoriale e la protezione della proprietà intellettuale attraverso i diritti d’autore.