CALCIO

Bisogna osare di più nelle trasferte

Chi aveva mandato ai play off il Benevento è ben che servito. Il campionato è lungo vi sono ancora tanti punti in palio e la squadra certamente ha in organico giocatori che possono fare la differenza nel rush finale.
Ma bisogna darsi una dritta per le trasferte. Bisogna osare di più e non ripetere magari gli errori di Vasto contro il Pescara. Una volta in vantaggio non serve cercare di tenere il risultato ma occorre affondare ancora di più per cercare proprio di mettere al sicuro il vantaggio. Si dirà dell’eurogol di Vitale, che fa il pari con quello del vantaggio di Clemente. Ma il tiro dalla distanza dell’abruzzese è stato facilitato da un grossolano errore difensivo con la mancata chiusura sull’uomo da parte di un centrocampista. Gli altri due punti in più avrebbero davvero fatto tremare le avversarie che poi sette giorni dopo sono state di nuovo distanziate: Arezzo e Cavese di tre punti,dimezzato lo svantaggio su Crotone e Gallipoli, a due punti la prima a quattro la capolista. Queste le risultanze della vittoria contro l’ultima della classe.
Certamente ancora una volta non esaltante la prima parte della gara. L’unica percussione in area degna di rilievo portava al rigore (il primo in questa stagione a favore del Benevento) su Castaldo, con la successia realizzazione di Clemente.
Solo nel secondo tempo si è vista più palla a terra, più giocate in linea e sulle fasce, tanto da portare Castaldo a fare la torre per Clemente e a segnare sul taccuino la seconda marcatura del bomber del campionato. Poi l’invito di Clemente per Castaldo all’impatto col pallone per una rete quasi fatta e qualche altra buona occasione scaturita sempre da un fraseggio interessante.
Il campionato è in piena fase conclusiva bisogna osare di più in trasferta, intimorire tatticamente e tecnicamente (questa cosa possibilissima) gli avversari, non lasciar loro iniziative di sorta ma cercare di imporre il proprio gioco. Se si vuole evitare la roulette "bisogna dare di più", imporre il proprio gioco.
Non ha senso cercare di portare il punticino: vale a dire prima non prendere! bisogna darle, soprattutto contro quelle squadre che nulla debbono chiedere al campionato se non la salvezza. E loro quella salvezza certamente non possono conquistarla contro la "signora del campionato".
Sì, perché alla fine per quanto visto in giro ed in TV nessuna avversaria è più forte del Benevento, a partire dall’Arezzo per finire al Gallipoli, che non dimentichiamo sono ancora nel calendario dei giallorossi.
Ma bisogna entrare in campo in trasferta con una diversa mentalità e cercare di portare a casa i tre punti: la Cina è com’è noto lontana, la vetta raggiungibilissima.

Pregi

ROSSO FERRARI

Rubrica a cura di Giuseppe Russo

CON LE SUE DIMISSIONI FINISCE UN’EPOCA

Jean Todt lascia la Ferrari

L’abbandono di Jean Todt chiude definitivamente un capitolo determinante nella storia della Scuderia Ferrari. Insieme a Ross Brawn e Michael Schumacher è stato, infatti, uno degli uomini-simbolo del ritorno della rossa tra i top team di Formula 1.
La sua avventura professionale nell’automobilismo inizia come pilota (poi co-pilota) nel team rally ufficiale Peugeot-Talbot. Nel 1981 entra a far parte del direttivo del team francese e partecipa allo sviluppo della 205 Turbo 16. L’auto si dimostra validissima e permetterà alla Peugeot di vincere il titolo mondiale rally nel 1986 e nel 1987 dando filo da torcere alle invincibili Lancia Delta. Sotto la sua direzione il marchio del leone si aggiudica ben quattro edizioni della Parigi-Dakar, dal 1986 al ’90, con la 205 e la 405. Anche due edizioni della 24 ore di Le Mans vanno alla Peugeot di Todt, nel ’92 e nel ’93 con la 905.
Nel 1993 Todt suggerisce alla casa madre che è arrivata l’ora di pensare ad un team F1 ufficiale ma la Peugeot non intende investire nella massima categoria. Tuttavia Luca Cordero di Montezemolo, rientrato da poco in Ferrari come presidente, crede nelle sue idee e gli offre il ruolo di direttore sportivo della Scuderia Ferrari che, da anni, è in crisi profonda. Todt accetta dando inizio ad una completa ristrutturazione del team sia in termini organizzativi che umani. Chi ha lavorato con lui lo descrive come un uomo rigoroso e apparentemente freddo ma che sa anche farsi rispettare e stimare dai suoi sottoposti. Un vero capo. Qualcuno la ha definito "il Napoleone dello sport".
Come Direttore Sportivo della Scuderia Ferrari vince ben 13 titoli mondiali tra costruttori e piloti, dal 1999 al 2007. Nel 2004 ottiene anche il ruolo di Direttore Generale. Il punto massimo della sua carriera viene raggiunto nel 2006 quando viene nominato amministratore delegato di Ferrari auto S.p.A.. Nel 2007 lo sostituisce Amedeo Felisa conservando, tuttavia, il ruolo di DS della Scuderia Ferrari fino al 2008, quando cede il ruolo a Stefano Domenicali. Gli viene affidata, quindi, la gestione del mercato asiatico, incarico che manterrà fino a marzo 2008, quando sceglie la "semplice" carica di consigliere d’amministrazione. Il 17 di questo mese Montezemolo annuncia le dimissioni di Todt unite alla rinuncia ad ogni incarico aziendale. Non ci è dato sapere quali siano le motivazioni precise. Probabilmente, dopo più di 30 anni di attività, vuole solo godersi il meritato successo.

PRIMAPAGINA, EDITORIALE, CITTÀ, PROVINCIA

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