INTERVISTA CON IL SENATORE COSIMO IZZO,
CANDIDATO DEL PDL A PRESIDENTE DELLA PROVINCIA

"Voglio far diventare presidente ciascun cittadino"

Se non avessimo avuto problemi di spazio, avremmo voluto pubblicare, contestualmente, le interviste dei due maggiori candidati alla presidenza della Provincia di Benevento, anche se, quando abbiamo realizzato quella con il senatore Cosimo Izzo, candidato del Pdl, ancora non si conosceva il nome del candidato del Pd, individuato nella persona del Prof. Aniello Cimitile. Vorrà dire che ci attrezzeremo per il prossimo numero, se il Prof. Cimitile si renderà disponibile.
Certamente, quella dell’ex Rettore dell’Università del Sannio è una candidatura "terza", rispetto alla contesa nata tra la maggioranza iannuzziana del partito, che aveva proposto Umberto Del Basso De Caro, e i riformisti coraggiosi, una delle correnti di minoranza, che aveva opposto la candidatura dell’assessore uscente alla Cultura, Giorgio Nista, come espressione della continuità del lavoro svolto in 2 mandati dal presidente Carmine Nardone.
La differenza è che, mentre Del Basso De Caro, per evitare che il Pd si presentasse diviso, aveva proposto a Nista "facciamo un passo indietro entrambi", il candidato nardoniano aveva desistito, sostenendo che le primarie, non svoltesi per mancanza di tempo, sarebbero state rappresentate dal primo turno.
Si ricorderà che i riformisti cosiddetti coraggiosi, insofferenti probabilmente ad essere soccombenti rispetto alla maggioranza del partito, atteggiamento che pare non abbiano mantenuto le altre minoranze, avevano assunto una posizione aventiniana, non partecipando alla costituzione, prima, del partito e, poi, del gruppo consiliare al Comune di Benevento, ma creando un proprio gruppo, con i resti del gruppo diessino (Luigi Velleca e Angelo Miceli) e il margheritino Giovanni Zarro. E, sempre per indebolire il Pd rispetto all’Udeur al Comune di Benevento, avevano dato vita a un Coordinamento con i Verdi e i dipietristi (nati entrambi a spese di Ds e Forza Italia), ma anche con lo Sdi (ora partito socialista) che nel patto stretto da dieci consiglieri aveva solo il ruolo di essere funzionale all’operazione, perché, se il fine di questo insieme di consiglieri era quello di contrattare potere in danno del Pd, i boselliani di potere ne avevano fin troppo. Infatti, quando, attraverso la nomina di Miceli all’Urbanistica e di Principe alla presidenza degli autobus urbani, è stato posto fine allo stallo in cui questi dieci consiglieri avevano ridotto per mesi l’amministrazione comunale, i boselliani non hanno avuto niente. Solo ai dipietristi sarebbe stato promesso più spazio alla Provincia, in caso di vittoria del centro sinistra.
Alla luce di ciò, la maggioranza del Pd avrebbe dovuto riconoscere ai nardoniani, sebbene fiancheggiato dai partiti del Coordinamento, dagli altri partiti del centro sinistra non presenti in nessuno dei due maggiori consessi elettivi, e forse anche dalle liste dell’Udeur, la nomina del candidato alla Presidenza della Provincia.
I nardoniani, che comunque hanno presentato una loro lista ("Progetto Sannio") collegata a Cimitile, a conforto della loro richiesta, sostenevano che la maggioranza, avendo già espresso in posizione di eleggibilità sia il candidato alla Camera che quello al Senato, non avrebbe potuto designare anche il candidato alla Presidenza della Rocca dei Rettori. Così, quando in sede centrale è stato indicato il nolano Cimitile, espressione anche lui di una corrente di minoranza ("Con Veltroni — ambiente innovazione e lavoro") guidata dal ministro De Nicolais, hanno dovuto…subire la candidatura. A meno che, per loro, non costituiva un problema la candidatura di Del Basso De Caro, nei cui confronti c’è stata, da parte di tutti i consiglieri e gli assessori del Pd al Comune di Benevento, una manifestazione di solidarietà, attraverso un’autosospensione dal partito, che è subito rientrata.
Ad eccezione di una frangia di Rifondazione comunista e un’altra di Sinistra democratica che hanno presentato una propria lista avente Antonio Medici(espulso poi da Rc) quale candidato presidente, con Cimitile si sono ritrovati, oltre ai nardoniani, anche le liste che si erano riconosciute con Nista, cioè la sinistra arcobaleno, Idv, il partito socialista e l’Udeur, il partito di Mastella, che, avendo determinato la caduta di Prodi e la conseguente presa di distanze del sindaco di Benevento e di altri 4 consiglieri udeurrini dall’ex Guardasigilli, ha rimesso in gioco Berlusconi alla conquista di Palazzo Chigi, in un momento sfavorevole per il Pd, se gli indecisi non sceglieranno di votare in gran parte per Veltroni. Il collegamento con Cimatile della lista Udc, che ha dovuto presentare Erminia Mazzoni come candidata presidente, sarebbe stato precluso dalla sinistra arcobaleno, la cui lista comprende anche esponenti di Depistaggio
Lo strano è che, mentre questo centro sociale è con Cimitile, il suo animatore, Francesco Caruso, nel comunicato diffuso il 14 marzo, dopo aver riconosciuto che "la candidatura dell’ex Rettore dell’Università è autorevole e forte", dice non comprendere tuttavia "le ragioni che hanno spinto i vertici del Pd ma anche di Idv, a sdoganare e a resuscitare Mastella, confermando l’alleanza con il suo decrepito partito". Ma i mastelliani, in provincia di Benevento, sono determinanti sia per il centro sinistra sia per il Pdl. Perciò, riteniamo, il Pd li ha accettati come alleati. Parigi vale bene una messa. Un discorso, questo, che Veltroni si è rifiutato di fare, quando ha escluso - scegliendo così di perdere, a nostro avviso - di dar vita alla coalizione di centro sinistra (che sarebbe stata meno eterogenea senza Mastella), accettando però la presenza di Di Pietro con il proprio simbolo, che nel governo non è stato meno litigioso dei partiti della sinistra arcobaleno, e regalando 7 deputati ai radicali della ministra Bonino, contraria, ma disciplinata nel voto, lei che avrà una lauta pensione, alla riduzione dello scalone pensionistico.
Ma veniamo all’intervista realizzata con il candidato del Pdl.

Senatore, come giudica l’era Nardone?

"Credo che Nardone, soprattutto nel primo quinquennio, sia stato un buon presidente. Ma anche la seconda parte sarebbe stata accettabile, se, verso la fine, Nardone non avesse puntato su di una serie di progettualità e di iniziative, soprattutto sotto il punto di vista infrastrutturale, che non hanno avuto la capacità di dare sviluppo al nostro Sannio. Se, oltre a questo, aggiungiamo il fatto che anche la maggioranza di sinistra, che lo appoggiava, lo ha ingabbiato, perché c’è stato un continuo tira e molla incentrato solo su posizioni di potere, allora credo che, anche se alcune sue iniziative non sono da buttar via, il giudizio debba essere negativo, nel suo complesso, soprattutto nei confronti della sua maggioranza che lo ha costretto una volta a dimettersi. Se Nardone avesse avuto una maggioranza diversa, forse si sarebbe trovato nelle condizioni di fare qualcosa di più e di meglio. Ha resistito per la condiscendenza dell’opposizione".

Per quanto riguarda le infrastrutture, in cosa è stato carente Nardone, dal momento che, con la sua gestione, è stata realizzata la tangenziale ovest, ha preso avvio la Fortorina…

"…quelle sono tutte opere che ha fatto finanziare e ha fatto avviare il senatore Izzo, quando era assessore regionale ai trasporti. La tangenziale ovest è stata voluta dal senatore Izzo; la Fortorina è stata rilanciata dalla giunta Rastrelli e, quindi, dell’assessore Izzo; la "368" di San Giorgio la Molara è stata finanziata della giunta Rastrelli; la Benevento-Telese-Caianello è nella legge obiettivo del centro destra; il raddoppio ferroviario della Napoli-Bari, del quale si è tanto vantato il collega Boffa, fa parte della legge obiettivo. Bisogna poi ricordare che avremmo realizzato, se avessimo percepito l’interesse dell’attuale giunta regionale, anche il progetto definitivo della strada Caserta-Benevento, sul quale Nardone è stato completamente assente, ma abbiamo finanziato, nella misura 20 milioni di euro, uno studio per il progetto preliminare, con la giunta regionale di Bassolino. C’è da ricordare ancora che ho fatto finanziare, con leggi dello Stato, anche il completamento della fondovalle "Isclero", un’opera appartenente pure ad un impegno prodotto da noi".

Che giudizio dà delle agenzie?

" Negativo, assolutamente. Non hanno prodotto alcunché".

Viene tanto decantato il Marsec!

"Forse quella è una delle cose che bisognerà approfondire e salvare, dandole, semmai, un taglio diverso. Per quanto riguarda Art Sannio, ho visto, e sarò curioso di saperne il costo, dei cartoncini di invito che, credo, costeranno almeno 5 euro ognuno".

Lei, prima, ha rivendicato per la giunta Rastrelli, di cui ha fatto parte, il merito di diverse opere. Nardone, invece, che è stato continuamente attaccato sulla mancata provincializzazione dei rifiuti, accusa la giunta Rastrelli di aver portato Impregilo, che è la causa di tutti i mali.

"Il contratto con Impregilo, avviato soltanto da Rastrelli, lo ha fatto Losco e lo ha conservato Bassolino. Ma il problema non è il contratto, bensì il modo in cui è stata gestita la questione rifiuti con le varie consulenze da un milione di _ cadauno. E il ritorno qual è stato? Che ci hanno riempito di immondizia".

Ma Nardone si difende, sostenendo che tutto veniva controllato dai commissari e che i commissari non sono stati creati da lui. Come giudica le gestioni commissariali, dal momento che sono state nominate pure dai governi di centro destra.

"Quello dei commissari regionali, certo, non è un problema di Nardone. I commissari sono stati nominati dal governo nelle varie successioni. Il governo di centro destra ha nominato Rastrelli (nel ‘94, si deve ritenere — ndr), ma soltanto perché Rastrelli era presidente della Regione. Ma credo che l’errore fondamentale fatto dal governo Berlusconi sia stato quello di accettare le dimissioni di Bassolino che, dimessosi da commissario per l’emergenza rifiuti, ha conservato tutte le altre deleghe commissariali. Allora, se uno si tira fuori da un commissariamento, deve lasciare tutto ciò che alla gestione commissariale è connesso. Ma perché c’è stato il commissariamento? Per inefficienza della Regione!"

Una inefficienza che è remota.

"E’ remota, si, ma che cosa ha fatto il centro sinistra? Sono 10 anni che Bassolino è il presidente della Regione. Che cosa ha fatto? Gli stava comodo avere i commissariamenti e dire che il problema non era suo!".

Chi le sta di fronte è favorevole all’abolizione delle Province, perché, con l’avvento delle Regioni, sarebbe divenuta inutile la loro funzione. Nell’ambito del suo schieramento, si sta facendo strada l’idea di sopprimere le Province. Ma anche dalla parte opposta, si muove qualche voce. Lei, candidato alla presidenza della Provincia per il Pdl, in che posizione si viene a trovare, nella misura in cui il suo schieramento è favorevole alla soppressione delle Province?

"Noi dobbiamo affrontare il quadro istituzionale della nostra Repubblica. La nostra Carta Costituzionale prevedeva anche le Province. Certo, abbiamo creato una serie di doppioni, come le comunità montane…"

…anche quelle da sopprimere, se vogliamo ridurre davvero i costi della politica.

"Allora, invece di sopprimere un pezzo alla volta, scimmiottando qualcosa che esiste all’estero, dobbiamo affrontare la riforma del sistema costituzionale in Italia. In quel quadro, si andrà a stabilire se le Province sono ancora idonee a rispondere ai bisogni dei cittadini, o se devono essere soppresse. Io non sono né a favore, né contro, ma sono a favore della rivisitazione del sistema istituzionale italiano".

Nardone dice che sulla eliminazione delle Province c’è la mano delle multinazionali, nel voler gestire la viabilità.

"Credo che sia assolutamente riduttivo questo tipo di risposta, perché le Province non gestiscono solo la viabilità, che, da noi, è stata gestita anche male, per la grande necessità di accaparramento di interventi da parte di questo o di quel personaggio politico del momento, o di questo o di quell’assessore, sempre della maggioranza di centro-sinistra, che non hanno avuto mai un quadro complessivo di quello che deve essere il sistema di viabilità all’interno di un territorio".

Lei, che è stato ricandidato al Senato, in una posizione di eleggibilità, in caso di elezione alla Presidenza della Provincia, conserverà le due cariche?

"Noi dobbiamo passare per gradi. Io lo auguro a me stesso, in quanto candidato, ma lo auguro anche ai cittadini della mia provincia, di vedermi eletto nell’una e nell’altra carica. Perché io amo la mia terra. E penso di aver dato, in questi anni, abbondantemente sostenuto dalla mia gente, più di quanto potevo nel mio impegno in politica, così come ancora credo di dare qualcosa al mio Sannio. La mia aspirazione è quella di far diventare ciascun cittadino presidente della Provincia, confrontandomi continuamente con i problemi, senza chiudermi nella…(i puntini li abbiamo messi noi — ndr) Rocca dei Rettori".

Che caratterizzazione intende dare all’Ente?

"Di grande produzione. Il programma, che stiamo stilando in questi giorni, sarà di 10, 12 punti fondamentali. Prima di tutto, punteremo al recupero di quello che è il sistema infrastrutturale del Sannio, sia materiale che immateriale. Rinegozieremo, poi, la nostra presenza all’interno della Regione Campania, per il cui rinnovo, immagino che andremo presto a votare".

Come giudica la scelta di Mastella di non candidarsi al Parlamento?

"Con Mastella sono stato insieme, fino al 2000, a lottare per gli interessi del nostro Sannio. Credo che sia una grossa perdita, quella di non avere più, come protagonista, nel nostro Sannio, e anche nell’Italia intera, una intelligenza fervida come quella di Mastella ".

Abbiamo avuto conferma poi che quella di Mastella sarebbe stata una scelta obbligata, secondo quanto egli stesso, pentitosi di aver fatto cadere Prodi, ha dichiarato a Klaus Davi su You Tube. Infatti, sarebbe stato trattato "come un appestato, durante la composizione delle liste, mentre Dini e Scalera sono stati candidati nel Pdl". Ma Dini, non meno trasformista di Mastella, ha accettato di essere accorpato nella liste del Pdl. Mastella, invece, della cui assenza in competizione oggi si dispiace il sindaco di Benevento Fausto Pepe, aveva, pare, chiesto, in un primo momento, come Casini, la presenza del suo sinbolo nella coalizione del centro destra.

Si va a votare nuovamente con la stessa legge elettorale con cui si è votato nel 2005. Non ritiene che sia penalizzante, per i cittadini, il fatto di non poter scegliere i loro rappresentanti?

"Assolutamente si. Mi sarebbe piaciuto, quale uomo di territorio, fare una competizione con le preferenze, per vedere, nella nostra realtà, ma in tutta Italia, la gente scegliere davvero il proprio eletto, il proprio rappresentante, perché noi rappresentiamo una comunità, per delega delle persone che ci votano. Non abbiamo avuto questa possibilità. Mi auguro che, nella prossima Legislatura, possiamo fare una riforma elettorale che riconsenta alla gente di scegliere i propri rappresentanti".

Doveva essere fatta anche prima di queste elezioni!

"Ma non poteva esser fatta, prima di tutto perché non esistevano più le condizioni. Quando abbiamo perso le ultime elezioni, la responsabilità dei partiti del centro sinistra doveva manifestarsi accettando la proposta di Berlusconi di fare un governo di larghe intese, proposta che loro non hanno voluto accogliere. Hanno preteso di comandare da soli; e da soli sono quindi anche caduti, perché non siamo stati noi a farli cadere".

Altro neo di questo sistema elettorale è che, non essendovi la preferenza e quindi il confronto tra candidati all’interno della stessa lista, molte persone, a cui bisogna garantire la elezione certa, vengono catapultate, da parte di tutti gli schieramenti, nei primi posti di liste estranee ai loro luoghi di origine, penalizzando e mortificando il territorio.

"Io sono critico, anche se, come uomo di partito, rispetto le indicazioni del mio partito. Però, ripeto: gli eletti dovrebbero essere scelti dai cittadini e non imposti, sia da questa, sia dall’altra parte politica (e proprio per effetto dei catapultamenti Izzo si trova al tredicesimo posto — ndr). Nel quadro della riforma istituzionale, bisognerà certamente recuperare quella che è la volontà del cittadino, in modo tale da farlo sentire coinvolto, così come sta avvenendo per le elezioni provinciali, in cui i cittadini vogliono proporsi al vaglio della gente. Allora, davvero, nel momento in cui vai alle urne per esprimere un voto, sei certo di dare la delega a una persona anziché a un’altra".

Giuseppe di Gioia

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