Memoria corta

La campagna elettorale di Berlusconi e Veltroni è caratterizzata, al di là dei programmi "fotocopia", soprattutto dal tentativo di spazzare via tutte le cosiddette formazioni minori che intralciano il loro disegno di realizzare in Italia il bipartitismo.
Entrambi i leader di PDL e PD (anche le sigle sono incredibilmente simili!) si affannano nel tentativo di convincere gli elettori che ogni consenso non dato a loro è un "voto inutile", anzi dannoso alla stabilità del Paese.
Persino l’ormai ex-presidente di Alleanza Nazionale partecipa al coro dei predicatori del voto utile, dimenticando oltre le sue origini politiche anche il clima discriminatorio di qualche decennio fa, quando l’Italia era governata dai partiti dell’arco costituzionale ed il Msi di Giorgio Almirante e dell’allora imberbe Gianfranco Fini veniva considerato un "rigurgito fascista".
Furono, allora, proprio i democristiani a definire un "voto inutile" quello dato alla fiamma tricolore, destinato -dicevano- a finire nel "frigorifero" della politica, buono tutt’al più ad essere scambiato sottobanco nelle aule parlamentari.
All’epoca Fini non era affatto d’accordo; parlava di una identità da preservare e di una modernità politica e progettuale di cui il Msi era antesignano. Ed oggi, invece, dopo aver fatto tabula rasa di ogni riferimento a quell’identità, sogna di entrare nel partito dei democristiani europei ed addirittura definisce "inutile" il voto dato a quei partiti che non hanno peso politico, come se non spettasse solo agli elettori decidere a chi dare il proprio consenso.
In quegli anni però, nonostante la forte discriminazione, un milione e mezzo circa di italiani se ne fregarono e continuarono a votare per il loro partito di appartenenza.
Ma Fini, si sa, ha la memoria corta.

Achille Biele


IL CINGHIALE INDISCRETO

Gli automobilisti in genere sono tutto un "optional".
Cercano i più moderni strumenti all’atto dell’acquisto di una vettura. Dal satellitare, sia esso navigatore che TV, al cambio automatico, semi o vecchia maniera, la pelle, la cromatura, l’ebano e chi ne ha più ne metta.
Certamente per i guidatori beneventani ci sono anche quelli prêt-à-porter, cioè che si portano dentro, che si usano quando stanno al volante.
Ed allora per loro è optional il semaforo rosso, sono optional le strisce pedonali, dove i poveri appiedati sono quasi sempre costretti a saltelli inimmaginabili, da struzzi, canguri, gamberi e via di quel passo.
Poi sembrano per loro degli optional dipinte male le strisce di tutti i colori. Hanno solo timore di quelle blu che evitano con particolare dovizia ed intelligenza, per poi finire su quelle gialle dei bus, sugli scivoli per le carrozzelle, sulle strisce juventine. Per non parlare poi che sono dei veri e propri optional i cartelli di divieto d’accesso, sensi unici: si pensi per un istante (ma solo per un lasso di tempo determinato dall’ing. Luciano De Crescenzo) all’immissione su Via Annunziata da Piazza IV novembre ad ogni ora del giorno, vigili compresi.
Sì, sono gli optional più usati dai beneventani, sono quelli che alla fine li fanno sentire appagati, che nessun navigatore permetterebbe, che nessun satellite accetterebbe.
Per loro la gioia appagata di usarli al meglio. Si sa non costano nulla, sono intimi e spesso usati dai giovani anche per metterli in mostra.
Tanto poi l’universo è grande ed i vigili navigano per il mondo coi loro prêt-à-porter.
Ma faceva freddo, l’umido si faceva sentire, le gelate intirizzivano le gambe… ma chi me lo fa fare.
Caro Peppino la nostra è una battaglia persa… i nostri prêt-à-porter sono di tutt’altra pasta: sono abiti desueti, obsoleti, utopistici: non a la page.
Il cinghiale stanco

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