OSSERVATORIO

Troppe trattative, troppi voltafaccia

In verità non mi è proprio piaciuta la "pre-campagna elettorale", sia quella nazionale che quella provinciale. Al di là dei "Casini", c’è stata molta confusione, troppo protagonismo, troppi voltafaccia, troppe trattative "economiche". Sì, soprattutto queste ultime alla fine sono state "sottaciute" ed erano da "voltastomaco". I radicali dentro il Pd con un tot di candidati ed un tot di milioni di euro, idem per l’Idv. Gli altri fuori guardare le stelle. Idem per il Pdl dove i diniani, i democristiani sono entrati con un tot ristretto di candidati ed un tot ben definito di euro. Chi è rimasto fuori a guardare certamente non le stelle, ma a sperare di raggiungere almeno quell’1% per poter conquistare il "rimborso elettorale". Alla fine non è solo "questione di feeling"… come il ritornello di una famosa canzone, qui invece è solo e semplicemente "soldi, soldi, soldi chi ha tanti soldi vive come un pashà e a piedi caldi se ne sta."
Ed allora va a farsi benedire un referendum che annullava il finanziamento pubblico dei partiti, lo scandalo della prima Repubblica, perpetuato nei decenni in quella definita, a torto, seconda.
Qui resta solo "al popolo sovrano" l’ennesimo indiscutibile gesto dell’ombrello. (PS non credo di essere, in una cattiva accezione dell’aggettivo, "qualunquista").
Passo alla manfrina "provinciale" dove la tiritera è durata mesi (sin da novembre) con i vertici del Pd a voler Umberto presidentissimo, Nardone a dire di no, proponendo Nista e lavorando ad una sua lista personale, complici e "report principeschi" di palazzo Mosti.
Poi le varie assemblee degli elettivi nel Coordinamento, finite sempre nel nulla, poi la riunioni casalinghe dei "referenti", lunghe trattative tra un bicchiere e l’altro, salvo poi a smentire, com’era ovvio, la mattina dopo il tutto.
Alla fine si è trovato non già l’agnello sacrificale, ma il "personaggio" buono ad emergere al di sopra di una "diaspora" che neanche la fusione a freddo di DS e Margherita è riuscita ad appianare.
Da quel miscuglio sono venute fuori tutte quelle incoerenze, dissapori, e gelosie, sorte sin dalla fusione a caldo di "tutto il centrosinistra", sia nell’ultima cordata elettorale per la Rocca, che all’indomani dei risultati per Palazzo Mosti.
Nardone. Il "Presidente" merita un discorso a parte, anche se ha fatto parte di quella cordata che non c’è stata ai "voleri" del duo (non certamente Fasano, era un trio) Pepe-Insogna.
Ma la posizione assunta dal buon "Carmine" non mi è piaciuta. È pur vero che il potere logora come dice Andreotti, è pur vero che andare "in pensione" è un po’ come "morire" (almeno civilmente), ma da qui a "crearsi un erede" (politico), a cercare di perpetuare "il proprio disegno politico-amministrativo" ce ne passa. La politica, e lo ripeterò sino all’inverosimile, non è fatta di uomini, ma di idee che uomini nuovi possono darle. Andare nella stessa direzione, può essere… amicizia… ma non è la politica! (a me…mi piace andare a cercare refrain appropriati nelle canzonette…. danno un senso di realtà anche alla musica).
Appiattirsi su programmi, progetti ed idee non è politica, ma veduta circolare della propria "personalità"; "l’ego sum" in politica non dovrebbe esistere, ma purtroppo è l’invasione. Ma non tanto per l’apporto da dare alla nazione, ma solo per l’apparire.
E la politica ha bisogno di esseri per "l’essere" e non per apparire. Ora come ora occorre realismo, occorrono idee, occorrono fatti e non parole (…non caramelle… il popolo non ne vuole…).
Un appunto alla coalizione "Aniello Cimitile": non è un agnello sacrificale buono per "apparare" dispute. Non può essere usato all’alba di giorni tristi, per far apparire il sole. È uomo e personaggio troppo importante sia dal punto di vista professionale che politico. Non è certamente un "import", ma a lui si deve il decollo dell’UniSannio, alcune eccellenze; credo che abbia "diritto", anche da parte degli avversari, sotto l’aspetto "residenziale", ad essere considerato un cittadino a tutti gli effetti del Sannio e della città in particolare, merita credo "rispetto" reverenziale per quanto dato. Con le "medaglie" delle candidature apposte sul suo petto, avrebbe potuto chiedere (ai suoi DS… al potere) altro e di più che non rimanere a Benevento! Non l’ha fatto, e gliene rendo merito!
Non mi è piaciuta neanche la "disfatta" dell’Udc che fino alla fine dei tempi utili, ha cercato "utile collocazione" rasentando di smentire anche "notevoli dichiarazioni di dissenso da una "alleanza con centrosinistra" della parlamentare nazionale. L’on.le Erminia, punto di riferimento dello scudo crociato, più volte aveva affermato in dichiarazioni rese alla stampa e pubblicate su giornali, radio e siti internet "mai col centrosinistra". Poi il tiritera delle trattative sia a destra che a manca e poi la "partenza" da soli… poi si vedrà.
A destra il Sen Izzo è andato defilato verso la candidatura, anche se poi solo in dirittura d’arrivo ha sciolto la riserva. Anche qui qualche problema di liste, qualche fuoriuscita da FI, non tutto indolore, ma comunque in modo più compassato.
Infine una parola per l’Udeur. C’è da rimanere allibiti sul "crollo del campanile", sull’isolamento di Clemente Mastella, sulle promesse non mantenute da Berlusconi, sulla defaillance dei molti on.li che grazie a quel simbolo avevano ottenuto visibilità.
Non credo sia crollato un mito: spero che come l’araba fenice possa risorgere. Il Mastella ed il mastellismo sono dappertutto, come ho evidenziato in apertura. Ma quello che oggi si definisce con dispregio mastellismo è la punta di una vecchia eredità non solo democristiana, ma dalla classe imperate fino alla soglia degli anni 90, non solo socialista… ma isole… comprese (a buon intenditor…). Un affarismo che impera e sperpera ancora oggi, nonostante… Di Pietro… evangelista.

Geppino Presta

PS: L’ "a me… mi piace" è stato preso in prestito (garantito) da Gigi Projetti.


PENNA GRAFFIANTE

A cura di Antonio Micco

Via Galanti: un vero e proprio papocchio

Bidone in… arrivo

Molti nostri lettori, alcuni dei quali direttamente interessati, ci hanno subissato di e-mail e telefonate per segnalarci il seguente caso che rischia di diventare pericoloso e nello stesso tempo drammatico.
Hanno paura di una colossale truffa perpetrata ai loro danni da parte della CON.Ca s.c.a.r.l. — con la complicità omissiva da parte della Amministrazione comunale.
Ma procediamo con ordine tentando di spiegare nella maniera più semplice possibile quanto è capitato a taluni nostri concittadini che non sanno più a che santo votarsi.
La soc. CON.CA. , con sede in Napoli, ebbe a realizzare cinque edifici per civili abitazioni , di tipo residenziale, per ben 72 alloggi, in via Galanti nel contesto del piano di recupero urbano, secondo quanto disposto e specificato nella delibera di G.M. n. 16 dell’1.3.2000.
Il Comune di Benevento, sotto la cui egida dovevano essere eseguiti i lavori, rilasciò le relative concessioni (permessi a costruire) ragion per cui i cittadini, sicuri e desiderosi di poter finalmente realizzare il loro sogno di avere una casa propria, fecero corsa per partecipare all’acquisto.
Fu così ben presto dato inizio alla costruzione di ben cinque fabbricati.
Naturalmente i prenotatari stipularono con la CON.CA i preliminari di compravendita con la quale la predetta società si impegnava a vendere gli appartamenti fissando il prezzo e le modalità di versamento secondo uno schema preciso e dettagliato, sia con riguardo al prezzo complessivo sia con riguardo ai tempi di consegna e modalità. Insomma tutto sembrava in perfetta regola di tal che i promettenti acquirenti versarono circa 40 milioni loro richiesti.
Le cose però non sono andate così come dovevano andare per gravi responsabilità sia della CON.CA che del Comune di Benevento.
Giova premettere che , ai soli fini speculativi, la società CON.CA. pur di lucrare tra le pieghe della liceità, relativamente ai lotti C-C1-D- anziché realizzare quattro piani per fabbricati, come previsto nella concessione, ne realizzava cinque che naturalmente vendeva agli ignari cittadini dietro lauto pagamento.
Come abbia potuto la CON.CA realizzare tanti appartamenti abusivi in più, pur essendo priva di concessione e soprattutto senza che la Vigilanza Edilizia presso il Comune di Benevento intervenisse tempestivamente e autoritariamente, resta un mistero. Di certo gli appartamenti dei quinti piani furono realizzati anche se non ancora ultimati e i cittadini prenotatari si sentivano protetti.
Poi le cose precipitarono in quanto finalmente l’Amministrazione Comunale, certamente per lo zelo di qualche dipendente, si accorse della illegittimità della realizzazione del piano abusivo per cui dispose la decadenza delle concessioni e la sospensione dei lavori.
Naturalmente scattarono le indagini e le relative cause penali e civili.
A parte la questione penale —che qui interessa relativamente- il Tribunale Amministrativo (TAR) Campania sentenziò la illegittimità della realizzazione del quinto piano con conseguente abbattimento dello stesso.
Ordunque, stando alle cartule processuali, il quinto piano di tutti i fabbricati in questione sono illegittimi perché privi di concessione edilizia e come tali dovranno essere eliminati.
La conseguenza sarebbe o dovrebbe essere che la CON.Ca restituisse il maltolto ai prenotatari e risarcisse i danni.
Ma le cose non stanno così perché allo stato nessuno abbattimento vi è ancora stato e né il Comune si è ancora adoperato ad intervenire con i suoi poteri autoritativi.
La situazione intanto è grave e sta peggiorando ancor di più per quanto veniamo da qui a poco ancora a precisare.
Da fonti ufficiali, come dagli atti di causa, la CON.CA. è una società a responsabilità davvero limitata con un capitale ridicolo e irrisorio —pare di euro.20.000- con un amministratore probabilmente nullatenente e che quindi non ha nulla da temere.
In virtù dell’operato del Comune, la società ha fermato i lavori addossando (sic) tutta la responsabilità del fermo al Comune e addebitando ai prenotatari costi e interessi superiori a quelli pattuiti con i preliminari ed allungando, naturalmente i tempi di consegna ammesso che la consegna vi sarà mai.
Per poter continuare i lavori e completare gli appartamenti da consegnare ( oggi non è dato di sapere quando dovrebbe avvenire) la predetta Società ha "INVITATO CON TANTO DI RICHIESTA SCRITTA" i cittadini ad integrare immediatamente le somme già versate aumentandole di ben euro. 12.000 oltre iva al 4 % nonché di euro. 20.000 circa per ISTAT, maggiori importi acquisizioni aree, quota accatastamento, quote allacci utenze, adeguamento sismico e IVA, pena la perdita del diritto di avere la casa.
Come dire I CIUCCI LITIGANO E COLA CI VA PER SOTTO.
Ci è giunta notizia che non tutti i prenotatari hanno ritenuto di versare le predette somme per timore di un bagno colossale pretendendo prima vederci chiaro.
Ma la situazione di… mia sorella non è buona, per dirla come il nostro Adriano Celentano, anche perché da come la CON.Ca si sta comportando e dall’aria che tira, ci sono le premesse tutte di una vera e propria truffa.
Invero ci è stato riferito, e ci è stata consegnata la relativa documentazione che teniamo a disposizione di chi voglia smentirci, che la CON.CA anziché venire incontro ai prenotatari, sta mettendo in atto una nuova strategia ingannatrice ai limiti della legalità, mettendo in vendita gli appartamenti dei vecchi prenotatari in favore di nuovi e diversi probabili acquirenti, incassando naturalmente ingentissime somme. In pratica si potrebbe ipotizzare una colossale truffa. Naturalmente i malcapitati cittadini si sentono defraudati e raggirati da gente senza scrupoli e perciò sono frastornati e… schifati.
Intanto le Autorità preposte al controllo della legalità farebbero bene ad intervenire quantomeno per far sapere ad eventuali nuovi probabili prenotatari dal desistere da versare soldi a chicchessia per non rischiare di finire come i clienti della Parmalat.
Per non piangere dopo, che si rifletta prima.
Voi direte di chi la colpa?
Noi non aggiungiamo altro, abbiamo ritenuto di riferire i fatti così come accaduti per dovere di cronaca e per dare un contributo ai nostri lettori. Saranno poi le Autorità inquirenti a fare le dovute indagini per stabilire responsabilità sia da parte della CON.CA che da parte del Comune di Benevento che —a pare nostro- non ne è assolutamente scevro od estraneo, quantomeno per mancanza di adeguato controllo.
Cittadini meditate.
Penna Graffiante, dixit.


CONCLUSO IL SEMINARIO DI APERTURA DEL MASTER
DI PRIMO LIVELLO ATTIVATO PRESSO L’ATENEO SANNITA

Università del Sannio, la lotta
alla criminalità prosegue in aula

Un Master che riesca a formare figure professionali da inserire nel mondo della confisca criminale, questo in sintesi il senso dell’istituzione a Benevento presso l’Università del Sannio, del Master universitario di primo livello in "Valorizzazione e gestione dei beni confiscati alla criminalità organizzata". Alla cerimonia di apertura, tenutasi presso l’Aula Ciardiello della Facoltà di Scienze Economiche e Aziendali in via delle Puglie, ha aperto i lavori il coordinatore scientifico del corso post laurea Rosario Santucci, assieme ad Enrico Tedesco, dirigente del settore Rapporti con le Province, Comunità Montane e Consorzi dell’Assessorato alla Sicurezza delle città della Regione Campania.
Il ciclo di studi affronta una tematica centrale degli ultimi anni in Italia, quale il reinserimento nel mercato dei beni sequestrati, facendoli acquisire valore non solo in termini di denaro, ma quanto mai a livello ideologico, rappresentando dei veri e propri punti fermi della lotta ai crimini organizzati. Lo stesso Santucci nel presentare il Master ha affermato: "Il riuso a scopo sociale di beni confiscati riveste tanto un valore simbolico, in quanto determina da parte dei cittadini un senso di riappropriazione della legalità, quanto un valore di investimento istituzionale e produttivo e si innesta nel più ampio processo regionale di riordino e di rilancio delle progettazioni sui temi dello sviluppo, della legalità e dell’aumento della percezione della sicurezza quale volano per la crescita socio-economica del nostro territorio".
I vari seminari previsti dal Master sono finalizzati a facilitare la visione congiunta degli aspetti teorici e di quelli più operativi dei temi manageriali e giuridici trattati in ambito di revisione e sequestro di beni materiali. Interlocutori privilegiati nell’ambito del ciclo di seminari saranno dirigenti della Pubblica amministrazione nazionale e locale, magistrati impegnati nei procedimenti di sequestri e confisca dei beni alla criminalità, rappresentanti di comuni, consorzi, associazioni e cooperative attivi già in modo concreto nell’utilizzo di tali beni. Per questo, il primo seminario ha proposto agli studenti inscritti al Master, una rassegna completa e critica delle iniziative realizzate e in corso di realizzazione da parte della Regione Campania in materia di valorizzazione dei beni confiscati e in particolare, dopo la presentazione dell’impianto normativo e regolamentare di cui la Regione Campania si è dotata negli ultimi anni in materia, Tedesco ha affrontato l’analisi delle criticità riscontrate sul piano del’attuazione della normativa e del coordinamento tra organi istituzionali, oltre che degli importanti risultati conseguiti attraverso l’affiancamento ai Comuni nelle iniziative di riqualificazione e di restituzione alla collettività di beni utilizzati in precedenza nel sistema dell’economia illegale.
"L’attuale assetto normativo -ha dichiarato Tedesco-mostra delle forti criticità: dai tempi lunghi nell’affidamento ai Comuni dei beni confiscati alla criminalità, alla forte ingerenza sul bene, anche se confiscato, da parte delle famiglie camorristiche. Con la legge regionale n.23 del 2003 e con l’istituzione della Fondazione Polis per lo sviluppo di nuove tipologie di intervento per la sicurezza delle città, a completa partecipazione pubblica, la Regione Campania si è fatta carico del sostegno e del recupero attraverso propri fondi di bilancio. Si è così passati da richieste di finanziamento per sette progetti nel 2004 a sedici progetti nel 2006. Nel territorio campano, in particolare, nel 2006 risultano destinati circa 700 beni: 600 affidati ai Comuni e circa 100 lasciati in utilità allo Stato".
Santucci, in conclusione del primo seminario, ha voluto rivolgere un appello agli studenti del Master perché: "si sente la necessità di figure professionali da immettere nel mercato affinché l’esperienza della confisca, affidamento e gestione del bene siano pensati in termini manageriali e quindi produttivi".

Antonino Caffo
antonino.caffo@hotmail.it

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