CALCIO
Il
Benevento è in zona play off
Il Benevento
retrocede in piena bagarre play off. La squadra dopo la sconfitta nella
domenica di recupero della gara della 21°giornata, quella rinviata
per i noti fatti di Catania, entra in piena zona play off, con il Potenza
che lo sopravanza di ben due punti, e si ritrova a quota 43 con Val di
Sangro e Lamezia Terme, con il fiato alle spalle di Monopoli, Andria e
Catanzaro e con il Gela a chiudere a quota 38 il drappello delle possibili
aspiranti ad uno dei quattro posti in palio per lo spareggio promozione.
Cosa stia accadendo al Benevento non è dato sapere. Quello che
è sotto gli occhi hanno tutti è primo un fattore fisico,
il secondo un fattore psicologico. Chi non ha voluto vedere un netto calo
fisico nelle ultime gare evidentemente è rimasto abbagliato ancora
dalla clamorosa rimonta operata sul Sorrento nel corso del caldo inverno.
Forse quellexploit ha annebbiato la vista a qualcuno, ha purtroppo
fatto credere che il più era fatto.
Ma non è stato così ed ora la squadra si ritrova in piena
bagarre, dopo aver sognato la vetta ed illuso di aver compiuto il proprio
compito.
La triste realtà invece porta la squadra a guardarsi dentro, con
un solo punto racimolato contro lAndria laltra domenica, un
punto che se non fosse stato per il tenace Palermo forse non sarebbe neanche
arrivato.
Un calo fisico che si sarebbe potuto evitare subito dopo il campanello
dallarme venuto dalla asfittica trasferta di Melfi. Poi cè
il fattore psicologico. La squadra quando(?) produce azioni importatni
le vede vanificate dalla troppa precipitazione e soprattutto dalla poca
concentrazione degli attaccanti. Agli svarioni di Taua da qualche settimana
ci sono da segnalare quelli di Marasco e Polani e poi ci si è messo
anche Clemente che dopo lavvio strepitoso da giocoliere, è
venuto a mancare al limite dellarea e domenica scorsa anche sottoporta.
Si dirà che gli attaccanti sprecano le poche occasioni da rete
che la squadra costruisce e che il tutto alla fine rientra nella media
delle occasioni sbagliate rispetto al volume di gioco. Ma qui il discorso
regge poco nel complesso generale di una situazione che solo tre settimane
fa sembrava strepitosa e faceva gridare al miracolo.
E successo qualcosa di inspiegabile o imponderabile in questo lasso
di tempo sì da trasformare uno squadrone in una squadretta che
allo stato rischia anche di rimanere fuori dalla zona calda della classifica.
Si dirà che a novembre si era con un piede nei play out, ma quella
era tuttaltra musica stonata.
Il Benevento è quello visto nella rincorsa alla capolista e deve
ricercare quella forza e quella volontà per poter lottare per il
posto al sole, il migliore possibile, per giocarsi tutto a maggio.
Pregi
DENTRO
E FUORI IL S.COLOMBA
A cura di Tonino
Micco
La
squadra cè, mancano i
maroni
Sembra che
il Benevento -e con esso anche mister Simonelli- sia stato capace di prendere
per i fondelli i tifosi.
Dopo aver illuso che laggancio alla vetta era cosa fatta, i giocatori
del Benevento si sono cacati letteralmente sotto e non hanno saputo reagire.
E strano, veramente strano, che la squadra dopo aver inanellato
una lunghissima serie positiva di risultati, nel momento in cui doveva
stringere i denti e far un solo boccone degli avversari abbordabili, abbia
perso la bussola e sia andato in bambola.
E ciò, badate bene, non è la prima volta che succede: era
già capitato a Lanciano, si è ripetuto a Melfi, ora ci apprestiamo
a prenderle forse dal
Rende, dal Celano (pardon volevo dire Milan,
Inter, Juve ecc.).
Ma fateci il piacere! Il problema è serio e non va sottovalutato.
Qui, signori, si parla di palle, di maroni e non daltro.
Se come stanno andando ora le cose, dovessimo arrivare ai play off, chi
ci salverà?
Se la squadra non ha avuto gli attributi durante il campionato -che è
cosa ben divesrsa dalla lotteria dei play off- se non ha nervi saldi,
compattezza, lucidità, consapevolezza dei propri mezzi, chi ci
aiuterà?
Se si continua soprattutto a dire che non bisogna guardare alla classifica,
la risposta è bella e data: non si va da nessuna parte.
Quello che fa rabbia maggiormente è che a Benevento si predica
umiltà, pazienza, elemosina, non si parla mai di vittoria finale,
mentre altrove, e soprattutto nella vicina Avellino la nostra storica
nemica- si dà fiducia alla squadra, la si carica, anche quando
si è trovata a molti punti di distacco dal Ravenna e sopratutto
si è certi che la vittoria arriverà.
A Benevento no: qua è vietato finanche guardare alla classifica.
Da noi si usa giustificare una partita persa con la scarsa concentrazione
della squadra nel momento in cui affronta un avversario più debole.
Insomma qui si predica calma, comprensione, et similia, mentre ad Avellino,
a Sorrento si parla di convinzione dei propri mezzi.
Forse è questione di mentalità. Ma scusateci, non siamo
forse noi i Sanniti che facevano tremare il mondo?
I lupi non li abbiamo presi sempre a calci nel sedere?
Ahi, come sono cambiati i tempi!
Ora che la frittata sembra stata già fatta, ci auguriamo che non
si facciano altre brutte figure anche perché il cammino è
ancora lungo, ma bisogna crederci fermamente. O no?
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