INTERVISTA CON ANGELO MICELI,
CAPOGRUPPO DEI DS AL COMUNE DI BENEVENTO

"La scissione del gruppo?
Mancanza di lungimiranza politica"

Fino a venti anni fa, nessuno pensava che il Pci, divenuto Pds, nei primi anni novanta, e infine Ds, avrebbe subito scissioni, prima, e divisioni, poi, al suo interno, al punto che chiunque possa dire oggi ai Ds quello che i comunisti, quali depositari della verità, dicevano ai socialisti, sempre divisi su basi politico-ideologiche, in ragione di scelte riformiste che non riscontravano il consenso di tutti.
La presenza oggi di diversità di vedute, tra i diessini, in un momento in cui il partito si accinge ad avviare il processo di fusione con la Margherita, un partito di diversa matrice culturale, è più che mai comprensibile, così come doveva essere comprensibile il fatto che non tutti i socialisti condividessero la presa di distanza, sul finir degli anni cinquanta, del Psi dal mondo comunista, la partecipazione dei socialisti al governo, che determinò la scissione del Psiup, e la riunificazione con il Psdi, da molti subita.
Quel che però è oggetto di nostra attenzione, sul piano locale, è il modo come, a prescindere da ragioni politiche, e meno che mai ideologiche, certe persone adottano scelte in deroga alla linea che i rispettivi partiti si sono dati.
Questa anomalia, se così la vogliamo chiamare in un momento in cui nei partiti conta più il peso delle persone che la collegialità, è presente soprattutto nel partito dei Ds. Infatti, l’operazione con cui Alfonso Ciervo, eletto sindaco di S.Agata dei Goti da una coalizione di centro sinistra, ha costituito, perché sfiduciato dalla Margherita, una maggioranza con Forza Italia e An, ha avuto quasi l’avallo da parte di dirigenti molto qualificati del partito, secondo cui tale operazione sarebbe servita a prevenire infiltrazioni malavitose.
Ma questi dirigenti si sono guardati bene dal chiedere, almeno ufficialmente, al presidente della Provincia, il diessino non fassiniano Carmine Nardone, di riammettere in giunta Ciervo, sospeso, su richiesta della Margherita, da assessore provinciale, una sorte toccata poi anche al sindaco di Solopaca, l’udeurrino Pompilio Forgione, per essersi reso promotore, alla Comunità montana del Taburno, pure di una maggioranza con Forza Italia e An, relegando all’opposizione Margherita, Ds e Sdi.
Cosi, si assiste all’assurdo che consiglieri forzisti e finiani, mentre appoggiano Ciervo al Comune di S.Agata, nelle Comunità del Taburno, di cui S.Agata fa parte, sono avversari di consiglieri diessini, loro alleati a S.Agata.
Purtroppo, con la caduta delle ideologie, decretata non dai cittadini ma dai media, sono caduti anche i valori della politica.
Si pensi che si è assistito anche al fatto che l’ing. Forgione, artefice di quella maggioranza alla Comunità montana del Taburno, ha preteso di essere riammesso nella giunta di centro sinistra alla Rocca dei Rettori, in quanto, essendosi dimesso da consigliere di quella Comunità montana, sarebbe venuta meno, secondo lui, ma non secondo la Margherita e lo Sdi, la sua doppia personalità politica a livello istituzionale.
I Ds, poi, non si trovano di fronte solo il caso Cervo, che, assieme a quello di Forgione, ha messo in crisi la Provincia. E’ sfuggito dal loro controllo anche il gruppo consiliare al Comune di Benevento. Infatti, due dei sei consiglieri eletti dai Ds, Massimo Ficociello e Renato Lisi, assieme a Rosario Guerra e Antonio Reale, confluiti nei Ds ma eletti rispettivamente in Forza Italia e nell’Udc, hanno dato vita a un gruppo autonomo.
Ne parliamo con il capogruppo dei Ds, Angelo Miceli, un giovane trentenne, praticante legale, da cinque anni iscritto ai Ds, dopo essere stato eletto, nel 2001, consigliere comunale nella lista civica "Democratici per Benevento".

Che sbocco pensa che abbia questa scissione del gruppo consiliare dei ds?

"So che c’è stata la volontà, più nel mese scorso, di lavorare intorno alla ricerca dell’unità. Oggi siamo impegnati nell’attività congressuale, per cui è come se fosse sospesa questa situazione di distacco degli autonomi. Stiamo ancora aspettando il percorso futuro, che ora non possiamo certo pronosticare".

Ma Renato Lisi, sul Mattino di qualche settimana fa, diceva che deve valere il dato delle urne ai fini delle attribuzioni dei vertici. Pare si riferisse alle presidenze delle varie commissioni.

"Io penso che, a questo punto, debba svolgersi un interpartitico della coalizione, che il sindaco vorrà sicuramente condividere, per fare chiarezza intorno ai rapporti con il gruppo degli autonomi e agli equilibri che esso ha determinato all’interno del Consiglio comunale".

Ma da che cosa nasce questa eterogeneità del gruppo? Il vostro è un partito post comunista, ai cui uomini si faceva l’analisi del sangue!

"Nel 2001, dopo la candidatura nella lista civica "Democratici per Benevento", ho aderito ai Ds, in considerazione della serietà del partito, sicuramente il più grande della sinistra italiana. L’operazione elettorale, fatta in vista delle ultime elezioni comunali, non è stata gestita bene dopo le elezioni".

Boffa diceva che la lista dei Ds era stata allargata all’esterno del partito, per evitare la presentazione di una lista civica. Dei sei seggi ottenuti dai Ds, c’è qualcuno che, se non candidato nella vostra lista, avrebbe dato vita a una lista civica?

"No, non ho idea, non saprei risponderle. Effettivamente, io mi sono trovato in una lista eterogenea, formata da persone che non avevano fatto parte di organismi dirigenti del partito; però mi era stato detto che si voleva allargare il partito alla società civile. Questo discorso dell’allargamento richiedeva, proprio perché c’erano persone che provenivano da esperienze diverse, una congiunzione più attenta nel gruppo consiliare, per evitare le lacerazioni che poi si sono manifestate".

Inizialmente, addirittura il gruppo diessino aveva espresso due capigruppo: lei e non sappiamo chi altri. Poi c’è stata una ricomposizione…

"…è stato, lo ripeto, un difetto di lungimiranza politica, quello di non considerare soggetti che, diversamente da noi che siamo stati eletti nei Ds, non si sono mai conosciuti in maniera diretta. Quello che è successo dopo, cioè il distacco dei consiglieri Lisi, Guerra e Ficociello è stato un ulteriore "fallimento" di una gestione di consiglieri comunali che provenivano da esperienze diverse".

Ds, margherita e Sdi hanno redatto un documento con cui invitavano il sindaco a prendere in considerazione soltanto la presenza politica in giunta dei partiti che hanno concorso a determinare questa maggioranza. A parte il fatto che anche Lisi e Ficociello hanno contribuito a determinare questa maggioranza, anche se la somma delle loro preferenza totalizzano mezzo quoziente, il vostro invito, pare, é stato accolto dal sindaco. Ma fino a che punto, questi due consiglieri, insieme a Guerra e Reale, possono essere tenuti fuori dalle presidenze e anche dalla giunta, nella misura in cui si sono collocati nello schieramento di maggioranza?

"E’ necessario che su questo si faccia chiarezza all’interno di un tavolo del partito con il sindaco, il quale, comunque, deve trovare un equilibrio rispetto all’esigenza di vedere l’Amministrazione supportata da una maggioranza qualificata all’interno del consiglio stesso".

Finora non è stata messa in discussione la vostra presenza numerica in giunta. Però, alla Provincia, le dimissioni di De Maria dalla Margherita, pare stiano creando un discorso di ridimensionamento del gruppo del fiorellino in giunta.

"Io so dell’incontro avuto dal segretario e dal presidente del partito con il sindaco, nel quale si è sancito, nero su bianco, il discorso relativo al risultato delle elezioni, come premessa per l’affermazione dell’attuale quadro politico".

Sì, ma dicevamo che, alla Provincia, le dimissioni di De Maria fanno correre alla Margherita il rischio accennato.

"Non sono al corrente di questi ulteriori sviluppi. Non ho proprio idea di quello che sta succedendo alla Provincia. Le posso dire che a Benevento c’è la volontà di porre la discussione in un tavolo interpartitico, il più allargato possibile".

Nel caso in cui questi quattro consiglieri del gruppo autonomo, non vedendosi riconosciuta la loro appartenenza alla maggioranza, passassero all’opposizione, l’Amministrazione si vedrebbe sorretta da ventidue consiglieri. Non le pare una maggioranza…?

"…sicuramente non ampia".

Si può correre questo rischio?

"Ma bisognerebbe parlare con il sindaco e con tutti i segretari dei partiti che supportano il sindaco. Ecco perché è necessario un tavolo interpartitico, per fare chiarezza sulle dinamiche future".

Il presidente della Provincia, schierato con Angius, ha assunto una posizione contro il napolicentrismo di Bassolino, probabilmente anche per contrastare la corrente di Fassino di cui fa parte Bassolino. Queste prese di posizione hanno una natura congressuale o politica?

"Io penso più politica…"

Allora, lei condivide l’attacco di Nardone contro il napolicentrismo di Bassolino, strumentalizzato anche dal centro destra a Benevento?

"Certamente, condivido tutte le perplessità che ci possono essere rispetto ad una ripartizione dei fondi strategici della comunità europea, ripartizione che penalizza realtà che hanno invece bisogno di adeguata attenzione, probabilmente maggiore di quelle individuate da Bassolino, non presenti nelle aree interne, dove i comuni non superano i 50.000 abitanti, per poter essere destinatari di questi fondi".

Ad esempio, come giudica il taglio operato da Bassolino sui fondi di "Città spettacolo", a vantaggio dell’istituto femminile "Mondragone" di Napoli?

"Non c’è stato un taglio voluto. Probabilmente, la pratica, non bene istruita, ha determinato una piccola decurtazione".

Nardone ha detto che il Prusst è superato dalla legislazione regionale sull’urbanistica. Ora, pero, l’attuale Amministrazione di Palazzo Mosti ha rilanciato il Prusst. Giovanni Zarro, in un’intervista resa a noi, diceva che il Prusst era stato voluto da Viespoli anche per allargare la sfera di influenza di An. In seguito alla designazione, ai vertici del Prusst, di un vostro rappresentante, ritenuto un prezzemolo da Viespoli, come si concilia, sul Prusst, la posizione del vostro gruppo, che, crediamo, è anche quella del partito, con la posizione assunta da Nardone?

"Io sono sicuramente favorevole a una rivisitazione dello strumento di programmazione, che comunque si è posto in maniera progettuale, rispetto ad alcune situazioni che andavano verificate negli anni scorsi,. So che il Prusst sarà posto all’ordine del giorno dei prossimi incontri del partito, perché bisognerà verificare e capire l’utilità di una struttura cosi complessa".

Secondo lei, in che cosa questa Amministrazione è diversa dalla precedente?

"Sicuramente negli uomini, ma non è l’unica differenza. Guardi, c’è una grande voglia di fare. La nostra azione si basa su di una buona progettualità, in termini di pianificazione, che speriamo di portare a termine con la definizione del piano strategico e con la definizione del Puc".

A proposito del Puc (piano urbanistico comunale), il centro destra lamenta il fatto che non se ne discute in consiglio comunale. Ma gli oppositori lamentano anche il fatto che sia stato individuato un tecnico non della statura di Francesco Forte, il luminario di urbanistica individuato invece da loro.

"Siamo sicuramente all’anno zero, rispetto al Puc. Sappiamo quello che era stato fatto con la precedente amministrazione, ma che poi non ha trovato esito favorevole. Ciò richiede una grande determinazione, da parte nostra, per poter approntare il migliore strumento possibile. Naturalmente, il Puc, su cui bisognerà lavorare ancora moltissimo, arriverà in Consiglio quando ci sarà un progetto. Perciò, non condivido la polemica dell’opposizione".

Il centro destra vi attacca anche sul fatto che, finora, vi siete dati da fare, litigando anche, nell’effettuare le varie nomine, attività che ha richiesto il ricorso anche a consulenze esterne. Quando si parlava della Finanziaria in televisione, il leader della Cisl, Bonanni, vedeva di buon occhio, a sostegno della previdenza e della non introduzione di altri balzelli, un taglio dei trasferimenti ai comuni, sostenendo che i comuni (cene di gala a parte, diremmo noi) non sono parsimoniosi nella spesa, soprattutto nel fare ricorso alle consulenze esterne. Le quali, parliamoci chiaro, possono anche essere espressione di politica clientelare. Lei cosa pensa, in proposito?

"Io sono per l’equilibrio, come migliore misura attuativa delle esigenze del territorio. E’ normale che gli enti locali sono strutture complesse, specialmente un ente come può essere il comune di Benevento, formato da 60.000 persone, dove molte attività devono essere portate avanti da consulenze esterne, nella misura in cui non c’è la possibilità di reperire all’interno dell’ente la competenza specifica, soprattutto in presenza di una pianta organica sottostimata. Per portare avanti un discorso che si rivolga allo sviluppo sostenibile, alle attività produttive, alla riqualificazione urbana, ai tanti settori che fanno parte di un’azione complessa, è necessario reperire competenza esterne, nell’ottica della qualità e della specificità".

Si trattava di nominare, in attesa dell’espletamento del concorso fra un anno, il comandante dei vigili urbani. Tra le persone in lizza, si poteva scegliere benissimo quella dotata di titoli e meriti, per coprire questo incarico, in via provvisoria. Probabilmente, affidando l’incarico al segretario comunale di sovrintendere alla direzione del corpo dei vigili urbani, si è preferito non fare una scelta, che comunque non sarebbe dovuta essere di natura politica, atteso che le reggenze, nella pubblica amministrazione, si individuano in base a titoli di studio, prima di tutto, a meriti e anche ad anzianità nella qualifica più prossima a quella da ricoprire. Lei che ne pensa?

"Da questo punto di vista, non saprei come risponderle. Posso solo ravvisare una piccola anomalia, che è stata quella di delegare il segretario comunale in questa vacatio. La situazione l’ho seguita, ma non ho notizie in tal senso".

Perché si è temporeggiato, secondo lei?

"Forse perché non ci sono state più le condizioni per promuovere un interno, così come si è fatto in tutti gli altri settori".

Per quanto riguarda il traffico, quando corso Vittorio Emanuele aveva il senso unico in salita, vi è stata la protesta dei commercianti di questa strada, in seguito all’introduzione del senso unico in via Posillipo, in direzione di via Torre della catena, perché perdevano una corrente di traffico. Ora, invece, che il senso unico in corso Vittorio Emanuele è scendere, inverso a quello di allora, che valore può avere il ripristino del doppio senso in via Posillipo, la cui nuova corrente di traffico può direzionarsi soltanto su viale principe di Napoli? Ha solo, secondo noi, aumentato la sosta davanti ai semafori che disciplinano il traffico all’incrocio sull’ex ponte Vanvitelli, favorendo, di conseguenza, gli abitanti di corso Dante, che si sono visti alleggerire il traffico su questa arteria.

"Sicuramente, il sistema veicolare è un sistema delicatissimo, in quanto, mentre si va a incidere in un modo, c’è sempre un effetto conseguente che, naturalmente, può destabilizzare l’effetto positivo. L’assessore De Lorenzo, cui va tutta la mia solidarietà, cerca sempre un senso di equilibrio intorno alle decisioni che adotta, consultando le varie categorie, dai residenti ai commercianti".

Giuseppe Di Gioia
pedigio@tele2.it

EDITORIALE , CITTÀ, PROVINCIA, SPORT

Home Page